RIFLESSIONI ATTUALI SU BANCHE E BANCHIERI

RIFLESSIONI ATTUALI SU BANCHE E BANCHIERI

DI IDA MAGLI

web.mclink.it

Ringrazio tutti coloro (e sono molti) che mi hanno scritto compiacendosi della pubblicazione su di quotidiano politico (Il Giornale) del mio articolo sulla questione della sovranità monetaria. Il silenzio da parte di tutti gli organi d’informazione, su un argomento determinante per l’indipendenza politica ed economica della Nazione come questo, è sempre stato così assoluto che l’apparizione di un solo articolo ha suscitato meraviglia e addirittura entusiasmo da parte dei lettori, sia di quelli che ignoravano del tutto il problema, sia e soprattutto di quelli che si battono da anni in questo campo ma che sanno bene che il silenzio dei giornalisti rappresenta la prova sostanziale dell’impossibilità di uscire dalla prigione.

Ebbene io prego tutti di non scrivere a me ma al Direttore Vittorio Feltri; di inondarlo di lettere, o nella rubrica apposita del sito web del Giornale, o in quella del quotidiano a stampa, oppure nelle rubriche riservate ai Lettori di altri organi di informazione perché, senza l’interesse e l’appoggio forte, esplicito, il più numeroso possibile dei Lettori, lo sforzo che è stato fatto per uscire allo scoperto non servirà a nulla. Nessuno ci tornerà più sopra o, diciamo meglio, a nessuno sarà più permesso tornarci sopra. Si tratta di una battaglia davvero all’ultimo sangue, alla quale, però, tutti possono partecipare purché non si lasci spazio al silenzio neanche per un giorno. Banche, Banche, Banche: dobbiamo parlare sempre di Banche.



Faccio un esempio: coloro che abitano a Roma, non si sa per quale misteriosa ragione devono pagare la tassa per i rifiuti attraverso le agenzie della Banca Popolare di Sondrio. Viene logico domandarsi: Sondrio? Perché Sondrio? Il giro di denaro dei contribuenti del Comune di Roma è senza dubbio imponente, ma non sappiamo chi siano coloro che ci guadagnano visto che non conosciamo i nomi degli azionisti della Banca Popolare di Sondrio. Perché mai non dovrebbero essere i cittadini di Roma? Insomma si torna al problema principale: perché le Istituzioni - comunali, provinciali, regionali, nazionali - si servono di banche? E nel caso fosse utile servirsi di banche, perché debbono essere “private”? Perché i cittadini non debbono sapere chi ci guadagna e non essere eventualmente essi stessi a guadagnarci? Perché lo Stato non può possedere una sua banca? (Lo ripetiamo nel caso qualcuno ancora non lo sapesse: la Banca d’Italia non è la “Banca d’Italia” in quanto appartiene ad azionisti privati; dovremmo anzi proporci anche il compito di farle cambiare il nome per non indurre in errore i cittadini). Quello che per ora si può cominciare a fare è mettere in pubblico il nome delle banche di cui si servono gli Amministratori dei Comuni nei quali abitano i lettori di questo sito e di altri siti interessati alla questione monetaria. Certamente saranno molti i cittadini che, come si sorprendono gli abitanti di Roma di dover pagare la tassa per i rifiuti alla Banca di Sondrio, si sorprenderanno delle stranissime scelte, o predilezioni bancarie, dei propri amministratori. E’ probabile che ne vedremo delle belle e che, incrociando i dati, riusciremo forse a capire quali interessi possano avere oltre che Roma a Sondrio anche, chissà, Palermo a Trieste.

Marco della Luna, uno degli autori del bellissimo saggio intitolato “Euroschiavi” (Arianna ed.), si occupa con il suo Centro Studi Monetario proprio di questo tipo di accertamento: chi siano gli azionisti delle Banche. Contiamo sul suo aiuto, anche se la questione principale rimane la mancanza di sovranità monetaria dell’Italia. A dire la verità questa mancanza, naturalmente decisa a suo tempo da “maschi”, appare alle donne addirittura assurda, anzi comica, in quanto nessuno al mondo sa meglio delle donne come la loro minorità sociale, la difficoltà insuperabile a diventare “libere”, quali che fossero i loro meriti e i loro sforzi, ha attraversato pietrificata secoli e secoli solo e soltanto per questo motivo: non avevano denaro proprio e non se lo potevano procurare lavorando (per questo le prostitute si vantavano di essere libere a fronte delle donne “per bene”: guadagnavano dei soldi). Si può chiacchierare oggi quanto si vuole esaltando la dichiarazione dei diritti dell’Uomo, l’uguaglianza di tutti gli individui, quale che sia il sesso, la religione, ecc. ecc., ma è stato il lavoro retribuito, o meglio, è stato soltanto poter possedere in proprio del denaro a rendere le donne libere e indipendenti.



Come può, dunque, una Nazione essere “libera” se non è padrona dei soldi con i quali vive? La cosa più grottesca, poi, è la “giustificazione” che viene invocata per tale stato di cose: i politici non saprebbero regolare nel modo giusto il flusso del denaro da immettere nel mercato se fossero liberi di crearlo. Non vogliamo neanche evocare le terribili crisi economiche che si sono succedute nel tempo, provocate con il loro comportamento dagli abilissimi banchieri messi al posto dei politici proprio, a sentir loro, perché questo non accadesse. Rispondere con questa evocazione sarebbe come avallare una tale presa in giro dei cittadini. Nel momento in cui ai politici abbiamo devoluto, in nostra rappresentanza, il potere di fare le leggi, abbiamo devoluto tutto, assolutamente tutto quello che ci riguarda. Ben più che la quantità di denaro necessaria al mercato: il nostro territorio, il rapporto con amici e nemici, guerra, tassazione, diritto, educazione dei nostri figli. La costituzione italiana afferma che la sovranità appartiene al popolo. Quindi anche quella monetaria. Si tratta di studiare un modo per riappropriarsene. Esistono già diverse proposte in proposito. Ritengo che rivolgersi ai magistrati per delle cause singole, come indicato da alcuni studiosi del problema, sia un sistema, per quanto giusto in teoria, troppo lento e poco efficace a livello di consapevolezza collettiva in quanto, anche quando le cause si concludono con una vittoria del cittadino, sussiste pur sempre il silenzio dei mezzi d’informazione che le sprofonda nel nulla.
Io mi auguro che si formi un Partito, nel quale convergano, superando piccole differenze di punti di vista, tutti i movimenti già esistenti, un Partito che si presenti all’opinione pubblica con l’unica etichetta della battaglia contro i Banchieri per riappropriarsi della sovranità monetaria. E’ questo l’unico modo, dato che vi sono obbligati per legge, per costringere i giornalisti a parlarne e per poter discutere apertamente di problemi di cui la maggioranza dei cittadini è all’oscuro. So che è difficile rinunciare a ciò che contraddistingue un gruppo dall’altro, ma nessuna battaglia è “per l’Italia” più di questa. E- ne sono sicura- non soltanto per l’Italia. Diversi paesi (in questi giorni si è spesso alluso alla Grecia, che però, piccola e povera com’è, non ha avuto il coraggio di mettersi contro l’UE) non desiderano altro che avere un buon motivo per rinunciare all’euro e allontanarsi anche così a poco a poco da quel Impero in fallimento che è l’Unione Europea.



Il progetto ultimo dei banchieri - una sola moneta in tutto il mondo, un solo governo in tutto il mondo – è con tutta evidenza un progetto privo di realtà. E’ questo che dobbiamo gridare a viso aperto: i grandi Banchieri che ci guidano sono dei folli giocolieri privi di principio di realtà, pronti a gettare al vento vite, valori, affetti di tutto il pianeta così come ne hanno gettato al vento le ricchezze nell’ultima crisi. I loro sogni di potere globale sono vuoti tanto quanto i “salsicciotti” con i quali hanno riempito le Borse di tutto il mondo. Denunciarli è un dovere assoluto, fermarli è un dovere assoluto.

Ida Magli

Fonte: http://web.mclink.it

Link: http://web.mclink.it/ME3643/Edito10/banche2701.html

27.01.2010

VEDI ANCHE: I PADRONI DEGLI STATI

Commenti (49)

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    1. Truman 1 febbraio 2010

      Esiste un paradosso in Economia, che a me ricorda il paradosso di Olbers in astrofisica. E' il paradosso di Say, più noto nell'economia classica come Legge di Say.


      La semidimenticata legge di Say affermava che in regime di libero scambio le crisi economiche non potevano esistere, perchè il denaro è solo un tramite e i prodotti si pagano con altri prodotti, non con il denaro, il quale rappresenta il valore associato ai prodotti. L'offerta è sempre in grado di creare la propria domanda: ogni venditore è anche compratore. Il rimedio delle crisi non doveva perciò, secondo Say, ricercarsi tanto in misure restrittive dell'importazione, quanto nell'incremento di quelle produzioni che servissero all'esportazione. (Rielaborato da wikipedia).



      Il paradosso di Olbers si interrogava sul perchè il cielo di notte fosse buio. Anche se tutti siamo abituati a vederlo buio, ciò non era coerente con alcuna teoria dell'universo. Per riuscire a giustificare il cielo buio si dovette introdurre il Big bang e l'universo in espansione. L'astrofisica ne fu alquanto sconvolta.



      Il paradosso di Say ha lo stesso potere distruttivo. Postulato in un periodo in cui c'erano barriere commerciali da tutte le parti (1803) esso appariva ragionevole, bisognava liberalizzare. Adesso che abbiamo liberalizzato tutto e facciamo commercio anche dell'aria (le recenti conferenze sul cambiamento climatico tendevano in realtà a monetizzare la purezza dell'aria, in modo da farci business), le crisi economiche si fanno sempre più violente.

      Eppure il discorso di Say era corretto: se il denaro è semplicemente qualcosa di rappresentativo e gli scambi commerciali sono liberi, le crisi economiche devono sparire.

      Siccome le crisi non spariscono, è sbagliato il postulato che il denaro sia rappresentativo del valore degli oggetti. Chiunque abbia esperienza di fenomeni religiosi non ha difficoltà a vedere che il denaro è invece un feticcio, che viene adorato indipendentemente da ciò che con esso si può comprare, e come feticcio viene accumulato.


      Solo postulando il feticismo del denaro si risolve il paradosso di Say.



      Qui non si tratta di credere, come vorrebbe Andrea Mensa, ma di analizzare e osservare la realtà. Il denaro non è un veicolo del valore ma un feticcio, un artefatto umano che diventa oggetto di venerazione.





      P.S.

      Il dubbio

      - Solo gli imbecilli non hanno dubbi!

      - Ne sei sicuro?

      - Ne sono certo!


      (Luciano De Crescenzo)

    1. patmar111 1 febbraio 2010

      Dici bene, ma quando c'è di mezzo il Berlusca, piuttosto che sostenere una battaglia giusta, sono tutti lì a cercare il trucco. Se Ida Magli, bravissima, scrivesse per qualche giornale "progressista", non ci sarebbero dubbi di alcun genere.
      Se un argomento è valido, lo è a prescindere.

    1. icemark 1 febbraio 2010

      Ma la domanda è sempre la stessa: chi sono i banchieri e, soprattutto, chi ce l'ha messi?

    1. nautilus55 31 gennaio 2010

      La sovranità monetaria appartenente al popolo italiano potrebbe non essere quella dello Stato italiano. Prima del 1992 lo era, ma riuscirono in ogni modo a farci precipitare nel baratro.

      Il problema è duplice: vero che la sovranità monetaria appartiene al popolo, ma se lo Stato è occupato da una classe dirigente che fa solo i suoi ineressi, chi sarà a goderne?

      Ancora una volta, il problema è di democrazia.

    1. amensa 31 gennaio 2010

      citazione:"Tale affermazione non solo è priva di giustificazione...."
      forse cosa accaduto nella storia, per te non è una giustificazione, ma allora , cosa lo è.
      se una azione, e ti prego vai a controllare prima di rispondere, come quella di stampar denaro da parte del governo, si è sempre e ripeto dssempre rivelata disastrosa TUTTE le volte che è stata applicata, cos'altro potrebbe giustuificarla ?
      prova tu a dirmi su quale base giustifichi invece il contrario.

    1. amensa 31 gennaio 2010

      ps. forse col termine democrazia tu intendi la possibilità di dare un mandato a qualcuno che non conosci, per permettergli di fare quel che vuole nei prossimi 5 anni, senza render conto ad alccuno del suo operato, imbavagliando la stampa e annegando la volontà di capire della popolazione tra culi, tette e calcio.
      quando la maggior parte dei votanti che grazie al "1 voto a testa" condizionano la vita di tutti, ma non dedicano nemmeno 10 minuti al giorno a cercar di capire con la propria testa quel che sta accadedndo, ma si bevono tutto, proprio tutto quanto viene loro ammansito dalla dea TV, ebbene , io questa non mi sogno nemmeno lontanamente di chiamarla democrazia.
      la chiamo beffa, presa per il culo, e in tanti altri modi anch epeggiori, perchè il primo requisito della democrazia, quella vera, è la partecipazione, la comprensione.
      il resto è solo tanta , tanta merda.

    1. amensa 31 gennaio 2010

      la scarsa fantasia che vi porta a dire che l'unica via di uscita sia quella di dare la "stampante" in mano al governo, non vi permette ne di vedere il vero problema, e quindi tantomeno di formulare una soluzione razionale.
      di comportamenti scorretti da parte delle banche da quando è caduto il divieto alle banche commerciali di speculare con i soldi dei clienti, ce ne sono a bizzeffe, ma è su quelli che il governo DEVE intervenire vietandoli, come è stato dal '38 al '98.
      non è spostando la "stampante dalla banca centrale al governo che risolvi il problema del costo del denaro , sai ? ma ancorando i tassi massimi praticati dalle banche commerciali al prime rate, e questo lo puoi fare per legge. perchè non lo fanno ? forse per lasciar montare questa stupida campagna di disinformazione e portarci poi definitivamente al disastro ?
      ma ci vuol proprio tanto a capire che dare l'opportunità al maggior debitore di stampare denaro vuol dire finire come a Waimar ?
      hai voglia di andare a comprare i francobolli da 1.000.000.000.000.000.000 di lire con la cariola?
      di norme e regole per tagliare le unghie ai banchieri, te ne potrei suggerire qualche decina e a costo 0 per il governo, perchè non lo fanno ???
      e aspettano invece che la folla ignorante, sobillata da spregevoli arruffapopoli si scaglino contro l'unico baluardo esistente contro le gestioni economiche disastrose.
      devi chiarirti se reputi giusto o no che uno stato spenda solo quanto riesce a ricavare dalle tasse.
      se pensi che questo assioma sia sbagliato, il nostro confronto finisce qui, se pensi che sia giusto, quello che sta avvenendo è una deriva populistica di infimo ordine.
      decidi tu.

    1. amensa 31 gennaio 2010

      se vuoi conoscere il completo svolgimento dei fatti ti basta un buon testo di storia economica.
      se ti basta la logica, pensa solo che un governo ricerca il consenso, soprattutto oggi che la funzione di "guida" si è persa dietro ai sondaggi.
      adesso prova tu a dirmi cosa farebbe un qualsiasi governo che avesse le uscite inferioriu alle entrate:
      preferirebbe stampare denaro, senza dire e chiedere nulla a nessuno, oppure riscuotere più tasse?
      stampare e mettere in circolazione denaro, a parità di ricchezza disponibile, a casa mia, vuol dire solo svalutare la moneta. con buona pace dei risparmi faticosamente messi da parte dai più operosi.
      è questo che vuoi ?
      se è questo dillo apertamente, così almeno ci intendiamo.
      e questo è ciò che è SEMPRE e ripeto SEMPRE accaduto tutte le volte che i governi hanno preso in proprio la gestione monetaria.
      è questo che vuoi >>>????

    1. donparecido 31 gennaio 2010

      "Conclusioni Ogni volta che il governo si è arrogato il potere di stampare cartamoneta a corso legale (e forzoso) si è assistito sempre a disastri inflazionistici".

      Tale affermazione non solo è priva di giustificazione, ma lascia intravedere la posizione pregiudiziale da parte del nostro amico Amensa.
      Amensa racconta di effetti inflazionistici senza descriverne le cause, in se il racconto è privo di informazioni a chi intende capire l'argomento.

      L'inflazione, cioè l'emissione di nuova moneta nel mercato, non genera automaticamente un aumento dei prezzi, se essa avviene in corrispondenza di un aumento della produttività che la società riesce ad esprimere.

      Il punto fondamentale secondo me (e secondo i sostenitori della moneta di stato) è che finché le decisioni e le modalità di emissione di moneta restano nelle mani di organismi sovranazionali quali le banche centrali, la gestione di uno strumento così importante per la nostra società sarà sempre finalizzato al controllo delle masse da parte di pochi potenti.

      In questo senso le masse sono "schiave delle banche" perché, se ci pensate, lo scambio di cartamoneta con beni e servizi è il metodo moderno che, sostituendo la vecchia schiavitù, costringe gli uomini a mettersi al servizio di altri uomini.

      E' questo pensiero cosciente che accomuna le menti lucide.

    1. AlbertoConti 31 gennaio 2010

      "Dare la “stampante” in mano allo stato è , e sempre sarà, come dare la chiave del pollaio alla volpe." ....... Questa è ideologia preistorica nella scala dei tempi dell'era tecnologica. Stiamo assistendo alla prova dei fatti, al crollo imminente dell'impero USA per il motivo opposto, per le politiche monetarie della FED nel paese più muscoloso del mondo, finanziariamente e militarmente, esempio estremo dell'ideologia privatistica e della deregulation finanziaria portata al parossismo, e si parla ancora di "Stato volpe", ovvero ladro! Con tutto il rispetto, è vero che lo stato è ladro nella misura in cui non è lo stato di tutti i cittadini ma è lo stato elitario contro tutti gli altri cittadini. Questa cancerogena metamorfosi dello Stato in regime di democrazia formale è resa possibile unicamente dal "banchismo" in senso privatistico, che concentra ricchezza e potere ai vertici della piramide sociale, quella stessa struttura reale che nega la democrazia nei fatti, nega il principio libertario "una testa un voto", realizzando al contrario lo schiavismo di massa e l'ingiustizia sociale. Quando lo Stato non rappresenta più i cittadini ma li opprime con tutti i mezzi economici e "legali" promuovendo la sperequazione delle ricchezze allora sì, quella frase è vera, ma perchè lo Stato è diventato la volpe, rappresenta la volpe elitaria del capitale concentrato. Democrazia repubblicana dovrebbe essere il contrario, la Res Publica, di tutti i cittadini, che non vogliono guerre e privilegi, ma giustizia sociale, nella buona e nella cattiva sorte.
      Sostenere il contrario vuol dire sostenere lo status quo, ovvero l'insostenibile, non solo per logica di pensiero, ma per legge naturale, per compatibilità ecologica. Il problema c'è, la soluzione è avanti, non indietro.

    1. mikaela 30 gennaio 2010

      Sono pienamente convinta d'appoggiare l'idea di Ida Magli, non importa quale giornale ne parli l'importante e' che se ne parli, purtroppo per tanti anche se l'idea e' ottima, e' pur 'sempre partita dal Giornale di Feltri che appartiene a Berlusconi quindi la cosa lascia tutti scettici. Come ho detto( riferendomi alla metafora del tirchio)alcuni pur di dissociarsi dall'editore si tirerebbero la zappa sui piedi, dimenticando che la Magli e' una giornalista di rispetto e sta' facendo grande pressione sull'editore (per questo ha chiesto il nostro aiuto) affinche' possa continuare il discorso iniziato.

      Ps. non dimenticare di scrivere a Feltri.

    1. EasyGoing 30 gennaio 2010

      Volevo dire che hai raggione, solo in pochi appoggeranno l'idea di Ida Magli solo per una questione di appartenenza ad altra parrocchia.

    1. amensa 30 gennaio 2010

      vi riporto 3 esempi di stati che hanno stampato denaro.... leggete e meditate!
      La rivoluzione americana

      Il comportamento dei neonati Stati Uniti d'America durante la guerra di indipendenza illustra perfettamente ciò che i governi sono tentati di fare quando possono emettere moneta a piacimento.

      Come fa notare (1) lo storico William Graham Sumner, mentre nel maggio del 1775 stava approntando i preparativi per la guerra contro la Gran Bretagna, il Congresso fu messo di fronte al dilemma di come finanziare e rifornire l'esercito che l'avrebbe combattuta.

      L'idea di ricorrere alla tassazione dei cittadini delle ex-colonie non fu presa nemmeno in considerazione e si decise invece di ricorrere alla stampa di una moneta di carta, il Continental dollar, e di immetterla sul mercato, con la promessa di accettarlo in pagamento per eventuali tasse future.

      Quello era anche il metodo scelto dal Congresso per “stabilizzare” la quantità di banconote in circolazione. Si chiedeva infatti ai singoli stati di ricorrere alla tassazione ...

      ... per “ritirare dal mercato” quei certificati e dar modo così al Congresso di stamparne altri senza che questi si deprezzassero eccessivamente.

      La cosa non funzionò.

      Gli Stati, infatti, si guardarono bene dall'imporre nuove tasse (dopotutto erano una delle ragioni della guerra!) e così i certificati rimasero in circolazione, deprezzandosi nei confronti dei “dollari di metallo” ogni giorno di più. Vennero tentati provvedimenti “dirigisti” per cercare di mantenere artificialmente alto il potere d'acquisto del Continental: venne dichiarato “nemico del paese” chi rifiutava quelle banconote come pagamento oppure chi le accettava ma con sovrapprezzo rispetto alla moneta metallica, vennero istituiti dei calmieri dei prezzi ma ovviamente fu tutto inutile.

      I prezzi continuarono a salire ed il tentativo di “controllare i prezzi dei beni” non fece altro che farli sparire dal mercato. Quel cibo però serviva per mantenere i soldati, pagati con i Continental, e vennero quindi fatte approvare apposite leggi che consentissero ai militari di confiscare ciò che serviva loro e “lasciare in garanzia” certificati di debito dello Stato.

      In parallelo continuavano a circolare dollari metallici e quindi osservando il rapporto di cambio tra le banconote governative e le monete metalliche possiamo stimare l'inflazione monetaria.

      Alla fine della guerra quel pezzo di carta emesso dallo Stato non valeva più nulla tanto che fu coniato il modo di dire “not worth a Continental” (non vale un Continental) per indicare un oggetto di scarsissimo valore.

      In tantissimi furono rovinati ma non tutti i contemporanei giudicarono l'operazione come un disastro. Per Benjamin Franklin, anzi, il Continental fu una “macchina meravigliosa” che pagò e tenne rifornito l'esercito, si pagò da solo attraverso il suo deprezzamento e funzionò come una tassa equa.

      Per lo Stato, certamente, funzionò bene, ma per i cittadini americani?

      La rivoluzione francese
      A pochi anni di distanza, nel vecchio continente, si stava consumando la Grande Rivoluzione che ci ha tramandato i valori della libertà, uguaglianza e fraternità, accompagnati però dal Terrore di Stato e dalla moneta di carta straccia per eccellenza: l'assegnato.

      Le necessità della macchina statale erano sempre le stesse: la Francia rivoluzionaria era assediata e bisognava difenderla, pagare i soldati e rifornirli. In più, questa volta, vi erano da finanziare grandiosi progetti pubblici e sussidi sul pane per tenere buono il burrascoso popolo parigino.

      Si stamparono 400 milioni di assegnati nel 1790, poi altri 800, in un'escalation che portò, nel 1795, alla stampa di 33 miliardi di assegnati per coprire le spese statali. A quel punto l'assegnato aveva un potere d'acquisto che era solo più un seicentesimo di quello iniziale per cui si pensò di cambiare.

      Si introdusse un'altra moneta, il mandato, che nominalmente valeva 30 assegnati, e si ripartì con la spinta inflazionistica: nel giro di pochi mesi, da febbraio ad agosto del 1796, la nuova moneta era già scesa al 3% del suo valore iniziale.

      Ci pensò Napoleone Bonaparte a reinstaurare il sistema monetario metallico, intuendo che fosse più popolare e più saggio per lui depredare le nazioni conquistate invece dei suoi concittadini.

      Lincoln, i background-color: #FFFF80;">Greenbacks e la guerra civile

      Il campione indiscusso (con John Kennedy) dei sostenitori della moneta di Stato rimane però Abramo Lincoln con i suoi background-color: #FFFF80;">Greenbacks.

      Anche qui, nulla di nuovo sotto il sole: una guerra (stavolta civile) da combattere e la necessità di integrare le maggiori entrate garantite dalle nuove tasse e tariffe imposte, con ulteriore liquidità senza ricorrere a prestiti che avrebbero avuto condizioni molto svantaggiose.

      Invece di “andare per strada a chiedere prestiti,” tuonavano voci dai banchi del Congresso, “preferiamo affermare la dignità ed il potere del Governo di emettere le proprie banconote.”

      E così fu, dal febbraio 1862.

      150 milioni di banconote di valore legale per il pagamento di tutti i debiti privati, delle tasse e per l'acquisto di terra e... di titoli di stato.

      Le conseguenze furono quelle che ogni economista si aspetterebbe, portando alla scomparsa dalla circolazione delle monete metalliche, al deprezzamento dei background-color: #FFFF80;">Greenbacks e quindi, nel luglio dello stesso anno, ad una nuova emissione governativa: altri 150 milioni.

      Alla fine della guerra erano stati stampati più di 400 milioni di background-color: #FFFF80;">Greenbacks ed il cambio con il dollaro (metallico) era sceso dalla parità al 39%.

      Conclusioni

      Ogni volta che il governo si è arrogato il potere di stampare cartamoneta a corso legale (e forzoso) si è assistito sempre a disastri inflazionistici il cui effetto netto è stato redistribuire il reddito da chi veniva aveva un salario fisso e veniva pagato in moneta deprezzata a chi invece era il beneficiario delle commesse statali o poteva effettuare vantaggiose speculazioni.

      Siete ancora pronti ad affidare al governo la stampante?

    1. amensa 30 gennaio 2010

      Egregia redazione di Comedonchisciotte

      Vi ho appena mandato un mio scritto, ma ritengo esso molto meno importante di questo, perché sono veramente disgustato dal continuare a leggere post come l’ultimo di IDA MAGLI.
      La sua ignoranza della storia, unita ad una forse inconsapevole ignoranza economica, riescono a farle partorire scritti tipo le sue riflessione su banche e banchieri.
      Innanzitutto facesse un minimo di ricerca su cosa accadde quando tutte , e ripeto tutte le volte in cui il governo generò denaro suo, ovvero si impadronì della famosa “stampante”, dall’Olanda alla Gran Bretagna alla Germania agli Stati Uniti, penso che sarebbe molto meno ansiosa di propagandare l’appropriazione da parte dello stato del controllo monetario.
      Faccia un minimo di ricerca, prima di scrivere, e si accorgerà di quali disastri economici seguirono tali decisioni.
      La proprietà delle banche è un’altra delle perle di ignoranza di fatti molto più recenti:
      non erano forse le tre maggiori banche di interesse nazionale, di proprietà dell’IRI?
      E di chi era l’IRI ? si è dovuto fare i salti mortali, combattere lobbies e politici parassiti ad esse attaccati per privatizzarle ( o almeno far finta di), e adesso, dopo pochi anni vorremmo ricominciare ?
      Ma la storia non insegna proprio nulla ? o vogliamo continuare a ripetere gli stessi errori ?
      Ora, datemi pure dell’amico delle banche, anche se in effetti ne sono il più accanito nemico, ma voglio farvi un semplice ragionamento, per il quale non occorrono conoscenze economiche approfondite, ma solo un minimo di logica.
      E basta pensare a chi conviene svalutare il denaro, per capire.

      Ai risparmiatori, coloro che non spendono oggi parte delle loro disponibilità per qualsiasi ragione lo facciano, rinunciano ad avere qualcosa oggi in vista di poterlo avere un domani.
      Ovvio che se il loro capitale domani varrà in termini reali meno di oggi, ci avranno rimesso.

      Il sistema bancario. esso crea dal nulla il denaro (banca centrale, banche commerciali), e lo impresta. riscuote un interesse ed esige la restituzione del capitale alla scadenza. Quindi cancella il debito.
      Non gli era costato nulla quando l'ha creato, e quando lo annulla, ovviamente non ci rimette nulla. Esso agisce cioè solo e soltanto in termini monetari, pertanto che la moneta valga di più o di meno a lui non importa nulla.

      A chi invece giova senz'altro è lo stato, grande debitore, come d'altronde a tutti i debitori.
      Avere denaro oggi col quale compro tot e restituirlo domani quando vale un tot minore, è in effetti un affare. È vero che c'è di mezzo l''interesse pagato su quel debito, ma se la svalutazione è pari o superiore all'interesse, ci guadagna senz'altro.

      Ve lo immaginate che convenienza avrebbe lo Stato a svalutare ? Stampare denaro e distribuirlo a destra e a manca, accontentando ogni richiesta (che pacchia per i politici) alla faccia di chi invece risparmia ! che importanza avrebbe per i governanti di oggi, se domani quel denaro non valesse più nulla ? affari dei prossimi governanti vero ? e non anche del popolo ?

      Dare la “stampante” in mano allo stato è , e sempre sarà, come dare la chiave del pollaio alla volpe.
      Ci vuole una bella faccia tosta per asserire che sarebbe meglio.

      Il denaro, che si voglia o no crederlo è solo e unicamente un veicolo del valore.
      Ne è anche unità di misura e soprattutto riserva di valore.
      Ma riserva di valore, sono e molto più del denaro, molti altri beni, ma nessuno si sogna di dire che essi dovrebbero esser proprietà dello Stato. Abitazioni, automobili, azioni, ecc…. sono tutte “riserve di valore”, basta che proviate a venderle per rendervene conto.
      Se il denaro è un mezzo, è come molti altri mezzi dei quali si paga l’uso, ma dei quali la proprietà lascia completamente indifferenti.
      Quando prendete un taxi, chiedete chi è il proprietario (stato, comune, compagnia dei taxi, taxista, ecc…) oppure chiedete quanto vi costerà la corsa ?
      Analogamente provate tutti a domandarvi se è più utile cambiare la proprietà del denaro, oppure la logica con la quale CI VIENE FATTO PAGARE.
      Io sono ultrasicuro che è quest’ultima la cosa importante, ma della quale nessuno ne vuole discutere.
      Vogliamo portare la discussione su ciò che è importante invece di continuare a farci seghe mentali ?
      Mensa Andrea

    1. amensa 30 gennaio 2010

      .... e a questa banda di delinquenti perchè non dare anche la possibilità di stampare moneta ? waimar dovrebbe insegnare qualcosa , ma lo fa solo a chi capisce.
      bravo comunque, finalmente uno sveglio che sa vedere, oltre che guardare!!!!

    1. marcello1950 30 gennaio 2010

      Malgrado le orazioni pro domo Berlusconi, e malgrado che sia scontato su certi argomenti ottenere il plauso dei circoli controinformativi MI ASSOCIO ALL'APPELLO visto che non è così sicuro riuscire a fermarli malgrado è ormai evidente a moltissimi il rischio sistemico di governi mondiali e monete uniche mondiali (ma purtroppo lor signori a cominciare dai nostri TPS and companies pur di comandare non gli importerebbe un gran che di sepellire i due terzi dell'umanità)

    1. Allarmerosso 30 gennaio 2010

      ma quindi io adesso non capisco ... interessa ridare la sovranità monetaria allo stato o no ???

      perchè qui non si capisce allora cosa interessa veramente a tutti quelli che parlano di signoraggio .. nonc apisco se di colpo mi ritrovo io nel sito sbagliato o se è sempre lo stesso ...

    1. Allarmerosso 30 gennaio 2010

      chee ? ?

    1. AlbertoConti 30 gennaio 2010

      bollettino di guerra - Riassunto della situazione italiana.

      I partiti non rappresentano più i cittadini. I deputati non rappresentano più il popolo italiano, ma sono al servizio di chi li ha nominati.
      Le risorse pubbliche sono diventate private attraverso cessioni o con la concessione dello sfruttamento delle autostrade, dell'acqua, dello smaltimento rifiuti.
      La produzione è in caduta libera insieme all'occupazione. La Fiat chiude le fabbriche. La multinazionale Alcoa lascia l'Italia. Un numero sterminato di aziende è fallita come Phonemedia, 7.000 dipendenti, o sta licenziando come Italtel.
      Il debito pubblico è fuori controllo, non è un modo di dire, nel 2009 ci siamo indebitati di 140 miliardi di euro in più. Siamo arrivati a 1.800 miliardi di debito, nel 2010 raggiungeremo i 2.000 e pagheremo circa 80 miliardi di interessi.
      Non esportiamo più, ma le importazioni sono stabili. In un anno il saldo verso l'estero è peggiorato di circa un miliardo e mezzo di euro.
      Non esiste un piano industriale per il futuro, per recuperare competitività. Progettiamo grandi opere per trasportare merci che non produciamo. La Tav, il Ponte di Messina, l'Alta Velocità sono business per chi li realizza, ma all'Italia non servono, drenano decine di miliardi di euro dal bilancio dello Stato che potrebbero essere investiti nell'innovazione.
      Gli italiani hanno le tasse più alte d'Europa, ma stipendi inferiori del 32% alla media di quelli europei.
      Tremonti ha applicato l'aliquota del 5% ai capitali occultati al Fisco, di origine mafiosa, derivanti da traffici illegali o di evasori totali. I contribuenti onesti che lavorano per il fisco almeno sei mesi all'anno non hanno gradito, dopo questo esempio se possono diventeranno evasori.
      Il Governo non pensa al Paese, è impegnato a varare leggi su leggi per la riforma della giustizia per evitare la galera a Berlusconi. La nostra immagine internazionale è distrutta, dopo lo psiconano è l'ora dei replicanti, da Bertolaso ad Haiti a Frattini ad Hammamet.
      La moralità pubblica è ai livelli di Bokassa e di Idi Amin, con il ladro Bottino Craxi portato a modello di uomo di Stato.
      L'informazione è scomparsa, una volta era semilibera, oggi si è dissolta. Per informarsi è rimasta la Rete, contro cui ogni mese c'è una nuova legge, e la televisione svizzera nel Nord Italia.
      Il territorio è cementificato anno dopo anno e le splendide 100 città d'Italia trasformate in camere a gas. parcheggi e centri commerciali.
      Le Università italiane, che hanno primeggiato per secoli, sono scomparse dalle classifiche internazionali.
      Il notro futuro sono centrali nucleari, inceneritori, bretelle, autostrade, rigassificatori e parcheggi. Non dobbiamo dare la colpa a nessuno se non a noi stessi. ....... A MAGGIOR RAGIONE DOBBIAMO COMINCIARE A PARLARE DELLE BANCHE !!!

    1. AlbertoConti 30 gennaio 2010

      E allora? Posso anche essere d'accordo con te su tutto, e poi? Facciamo come Prodi: noi ferrrrmi! Io non scriverei una virgola a un verme come feltri, potrei anche capire che la verità è pericolosa in queste condizioni, potrei farmi una ragione su tutto. E allora? ..... parliamone, se no che ci stiamo a fare al mondo!

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