REDDITO DI CITTADINANZA: GUFI E STRIGIFORMI

REDDITO DI CITTADINANZA: GUFI E STRIGIFORMI

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

L’attuale dibattito sul Reddito di cittadinanza (o meglio Reddito minimo garantito) vede schierati diversi strigiformi, che si contendono la presunzione della verità: gufi reali, civette sparvieri e assioli comuni. Naturalmente i gufi reali (nome scientifico Bubo Bubo) emettono il loro verso lugubre e cupo direttamente dagli schermi televisivi, prediligono ambienti freschi e riparati (dal dibattito democratico), e rivestono ruoli istituzionali di prestigio. Le civette sparvieri invece sono quei parolai che frequentano i vari talk show nazionali, scrivono su rotoli di carta igienica, piuttosto nociva però se utilizzata per il suo fine naturale (meglio se usata per accendere il camino), e si occupano di spargere notizie-esca, per distrarre e disinformare il pubblico di massa.

Infine ci sono gli assioli comuni, che frequentano zone piuttosto bazzicate e ricche di piccoli animaletti, roditori e fastidiosi insetti, di cui si nutrono, gufano nel sottobosco della società postmoderna, cafona e disillusa, e non perdono occasione per tuonare giudizi, più o meno oscuri, col loro verso lugubre menagramo. Ecco perché vengono chiamati “uccelli del malaugurio” che portano sfiga.

Naturalmente i gufi reali gufano molto forte. Renzi infatti ha detto a proposito: «Il reddito di cittadinanza come un reddito per tutti, da Agnelli in giù, è una follia. Se invece si parla di una misura contro la povertà stiamo ragionando e siamo disponibili a ragionare con M5S e con gli altri. Se ne parla ovviamente in relazione alla prossima legge di stabilità». L’equivoco nasce dal significato intrinseco delle parole, infatti il reddito di cittadinanza è un sussidio universale su base nazionaleche si dà, semplicemente, a tutti i nati (o i cittadini, o i residenti) di un’area geografica, ma non il Reddito minimo garantito.

Ma anche i gufi sparvieri gufano piuttosto forte, come i parolai del “Foglio”, in un articolo di Luciano Capone, che bla bla bla afferma senza mezzi termini che il RdC sarebbe “irrealizzabile perché non ci sarebbero le coperture”. Al quale la senatrice del M5S Nunzia Catalfo ha replicato, dicendo che “Il reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 stelle non è una misura assistenziale ma collegata al reinserimento nel mondo del lavoro, dunque la proposta prevede un sostegno economico massimo di 780 euro netti al mese per la singola persona, che va ad aumentare in base al numero di componenti del nucleo familiare. Detto sostegno è condizionato al rispetto di obblighi ben precisi.”

Infatti il “reddito di cittadinanza” non è una forma di assistenza sociale passiva, è invece esattamente l’opposto: si tratta di una forma di protezione sociale collegata direttamente al lavoro, che impone obblighi precisi per il beneficiario. Chi riceve il reddito infatti deve:

1) Rendersi disponibile a lavorare e iscriversi presso i Centri per l’Impiego pubblici ovvero gli uffici della pubblica amministrazione che gestiscono il mercato del lavoro a livello locale.

2) Iniziare, quando sia necessario, un percorso di formazione o di riqualificazione nonché iniziare un percorso di ricerca attiva di lavoro, accompagnato dagli operatori dei Servizi per l’impiego. Gli operatori si occuperanno di effettuare uno o più colloqui finalizzati alla certificazione delle competenze acquisite in ambito formale, non formale e informale, oltre che a rilevare gli interessi, le propensioni e le attitudini del beneficiario.

3) Dimostrare di essersi attivato nella ricerca di lavoro, visite periodiche presso i Centri per l’impiego, frequentare corsi di formazione e di riqualificazione coerenti con le attitudini, gli interessi del lavoratore e orientati verso i settori in cui è maggiore la richiesta di lavoro qualificato, anche in base al territorio di appartenenza.

4) Offrire un piccolo contributo a favore della collettività, in funzione delle proprie competenze, in progetti sociali organizzati dal suo Comune non superiore a 8 ore settimanali. I pensionati ed i disabili sono esonerati da questo obbligo.

Insomma il “reddito di cittadinanza” prevede di garantire un sussidio a chi è disoccupato, inoccupato, pensionato o a basso reddito, perché chi è a reddito zero riceve 780 euro al mese, mentre chi ha un reddito basso avrà un’integrazione che gli permetterà di raggiungere la soglia di 780euro. Quindi non sarebbe un vero e proprio “reddito di cittadinanza”, ovvero un sussidio universale individuale, perché se così fosse il costo di una tale operazione sarebbe pari a circa 90 miliardi di euro, invece è un “reddito minimo garantito”, ovvero un sussidio condizionato ad alcuni obblighi come appunto non rifiutare più di 3 offerte di lavoro trovate dai centri per l’impiego, frequentare corsi di formazione e fare lavori socialmente utili per otto ore settimanali.

Il sussidio inoltre non è individuale, ma basato sul nucleo familiare: non vengono dati sussidi fino a 780euro a ognuno, ma vengono ridotti se più aventi diritto fanno parte dello stesso nucleo familiare. In questo modo il costo complessivo stimato sarebbe di 17 miliardi annui, una somma molto più bassa, destinata a una platea di circa 10milioni di persone, circa 3 milioni di nuclei familiari. Il costo della proposta è chiaro: 17 miliardi di euro (2% della spesa pubblica) di cui 15,5 miliardi per il sostegno economico (dato avvalorato dall'ISTAT) e 1,4 miliardi per rafforzare i Centri per l'Impiego, per incrementare il fondo per l'abitazione e per l'aiuto alla creazione di nuove start up innovative. L’Italia per di più ne avrebbe urgente necessità, perché sarebbe tra i Paesi con il più alto tassodi disoccupazione.

Sono state individuate oltre 20 coperture, tutte serie e reali, aggiornate recentemente, tra le quali spiccano le più rappresentative:

1) tagli alle spese militari (acquisto F35)

2) riduzione pensioni d’oro

3) aumento tassazione del gioco d’azzardo

4) 8 per mille non destinato

5) aumento della percentuale del canone annuo a carico concessionari autostradali

6) eliminazione esenzione del pagamento dell'IMU, della TASI e della TARES sugli immobili di proprietà della Chiesa con esclusione dei luoghi di culto.

7) riduzione dell'importo dell'indennità dei parlamentari in misura non superiore a 5.000 euro lordi

8) eliminazione di ogni contributo pubblico all'editoria

9) taglio del finanziamento pubblico ai partiti (non tagliati dai governi Letta-Renzi)

http://beppegrillo.it/marcia_perugia_assisi/coperture.html

Per di più il reddito minimo garantito è già presente in quasi tutta Europa, anche se in forme molto diverse tra loro. Belgio: con il Minimax, una forma di integrazione reddituale legata alla disponibilità del soggetto a lavorare, corrispondente a 644 euro al mese per individuo solo senza reddito, con assegni familiari forniti in aggiunta. Austria: con il Sozialhilfe vengono garantiti aiuti per affitto elettricità e cibo oltre all’assegno monetario che varia da 420 a 542 euro al mese per individuo solo. Germania: con Sozialhilfe previsto per i cittadini dai 16 ai 65 anni, viene garantita un'integrazione al reddito pari a 345 euro per individuo con in più una indennità integrativa per la copertura totale dei costi per l’affitto ed il riscaldamento, senza limiti temporali. Olanda: con il Bijstand oltre all’integrazione reddituale pari a 588 euro per individuo solo senza reddito con ulteriore integrazione di 235 euro da parte delle municipalità per singoli e genitori soli. Sono previsti aiuti per il materiale scolastico il cibo ed i trasporti.

Francia: con Revenue Minimum d’Insertion è previsto un sussidio pari a 441 euro per individuo solo senza reddito. I beneficiari hanno diritto a indennità per la casa e a servizi di copertura sanitaria per malattia e maternità. Danimarca: con il Starthjaelp vi è un sussidio pari a 1.201 euro per individuo solo senza reddito, in più è prevista l’indennità per la casa e la partecipazione in spese di salute fuori dai servizi sanitari gratuiti, farmaci e dentista. Regno Unito: vi sono varie forme di reddito di cittadinanza, ad esempio con l’Income Support vi è un sussidio attivo per i maggiori di 18 anni, che varia dai 330 euro ai 420 euro per individuo solo, in aggiunta l’indennità per la casa, il dentista gratuito, medicinali gratuiti e voucher per acquisto di beni.

Dunque queste le informazioni di base perché possa nascere un dibattito serio. Il Ddl del Reddito di cittadinanza verrà approvato? Non credo proprio, nei termini in cui è stato presentato. E allora perché il M5stelle lo ha proposto? Beh si chiama “fare opposizione”, cercare cioè di frenare la dilagante deriva sociale, che sta trasformando l’economia italiana in un paese sempre più sottoposto alla svendita sistematica dei beni pubblici e del welfare (vedi “Buona scuola”), dove molti cittadini italiani si ritrovano disoccupati e disperati, proprio perché il termine “cittadino” ha perso il proprio valore istituzionale (nonostante esista una Costituzione che lo ribadisce con forza in più punti) e non detiene più alcuna sovranità (monetaria, economica, politica), dato che le ha cedute all’Europa della Bce. Restano ancora gli ultimi residui di una fantomatica sovranità politica, che la Costituzione afferma inalienabile, e che Draghi continua a rivendicare, ma la cui indipendenza non durerà ancora molto.

Quindi che il nostro paese sia ormai governato da una vera dittatura finanziaria è un fatto piuttosto evidente, ciò che tuttavia continua a stupire è la disinvoltura con la quale negli anni, organi legislativi palesemente conniventi con gli organismi bancari siano riusciti a violentare i principi fondamentali degli ordinamenti senza incontrare sostanziale resistenza da parte dei giuristi (Corte Costituzionale).

Non è stato solo il ventennio berlusconiano a consegnarci a questa situazione, ma anche un processo di riscossa del capitale che viene da lontano e che ha provocato una redistribuzione verso l’alto della ricchezza nazionale, ha portato alla frantumazione e alla precarizzazione del lavoro (Pacchetto Treu, Legge Biagi e infine Jobs Act), e allo smantellamento dei diritti sociali dei più deboli. La sinistra insomma è rimasta vittima della travolgente mutazione epocale: la frantumazione della sacralità del moderno, schiantata dalla caduta del muro di Berlino, si è perduta nel flusso delle nuove dinamiche tecnologiche, che accelerano i contatti tra i confini del globo ma confondono il senso di vite, professioni, valori.

Però negli ultimi tempi si è verificata una strana invasione nell’areale mediatico: Palo Mieli, un vecchio gufo, favorito da esperienze decennali di mute complete del piumaggio grigiastro e spelacchiato, paroliere di prestigio, ex direttore della Stampa, del Corriere della Sera, e ora presidente di Rcs libri, dopo aver svolazzato a lungo nelle regioni limitrofe al potere, al servizio di quel cerchiobottismo democristiano, così diffuso e così pestilenziale, durante una trasmissione di 8 e mezzo, avrebbe smesso di gufare nei confronti del RdC, anzi addirittura lo avrebbe condiviso. La cosa appare molto bizzarra, ma alla luce degli ultimi sondaggi, che vedono il M5S in costante crescita, dovuta soprattutto a scelte politiche intelligenti (il Direttorio dei 5 giovani più capaci e la Marcia di Perugia), forse i poteri dominanti cercano di arginare in questo modo i dissensi politici, che inesorabilmente, dopo le ultime “Riforme socialmente devastanti”, si fanno sempre più consistenti. O forse stanno proprio meditando di appropriarsi della proposta socialmente allettante e foriera di consensi, per sedare momentaneamente i possibili dissensi sociali e poter così continuare indisturbati nella loro sporca rottamazione del ceto medio italiano.

Per affrontare infatti le sfide della globalizzazione, o meglio dell’imperialismo dominante, il “diritto al lavoro” dovrebbe sostituire il diritto al mercato, e la concezione del lavoro, inteso come diritto / dovere, dovrebbe trovare piena espressione legislativa, dato che costituzionale ce l’ha già. Un sistema dunque intermittente, con una giusta integrazione traservizi di collocamento e misure di sostegno al reddito, che permetta a tutti di esercitare il diritto / dovere di lavorare, e che consenta di avere, nel caso di temporanea disoccupazione, un reddito minimo che garantisca un’esistenza libera e dignitosa.

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

23.05.2015

Commenti (64)

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    1. Rosanna 23 maggio 2015

      Scusa, ma a questo punto e in seguito alla risposta di alvise, mi è tornato alla mente quel memorabile discorso che Piero Calamandrei fece sulla Costituzione agli studenti di Milano, ricordando anche che "L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro":

      La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va
      avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e
      non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il
      combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà
      di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una
      delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla
      politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo.

      «La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.

      È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono… Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…




    1. alvise 23 maggio 2015

      "Ma perché un'esistenza libera e dignitosa si ottiene con un reddito minimo o l'ufficio di collocamento?"

      Perchè la libertà di un popolo è fondato principalmente sul denaro, l'economia stessa non è una locuzione sterile, ma è fondata concretamente sul denaro. Quindi il RdC o RmC, serve a dare dignità a chi si sente schiavo dei poteri forti. Dignità perchè il denaro ci rende dignitosi, questo è il modello concettuale che tutti hanno. Il denaro rende forti, non solo la verità. Quindi con la dignità conquistata col RdC, si accompagna una modesta ripresa economica perchè i consumi riprenderebbero, anche se sono d'accordo con chi dice che non basta il RdC per risollevare il paese. Io dico, intanto iniziamo con questo, poi.....

      Non so se ti ho risposto con coerenza al tuo interrogativo.

    1. gaia 23 maggio 2015

      La sua affermazione mi ha reso afasica nel senso: è come avessi parlato io.

    1. gaia 23 maggio 2015

      Sig.ra Rosanna,

      chi equivoca sul significato della locuzione RDC sono i suoi mentori non certo la sottoscritta che li assimila a degli, politicamente, incapaci.

      Addirittura con Beppe Grillo ne avevamo parlato in tempi non sospetti anche con la presenza del defunto prof. Auriti, ci sono decine di testimoni che lo possono confermare. In quell'occasione discutevamo di antropocrazia, in questo progetto è contenuto il concetto di RDC, ora sostituito con reddito d'esistenza proprio per smarcarlo dalla confusione volutamente ingenerata dalle guide del M5s ed altri.

      Comunque rimango a disposizione per altre ed eventuali.

    1. iVi 23 maggio 2015

      Bisogna mandare via i milioni di delinquenti stranieri giunti clandestini, kienge la kongoloide per per prima.


      la disoccupazione si azzera e il r.d.c. nn servirebbe più.



      Si può fare, la Svizzera lo fece con 500.000 italiani nel 1967, quindi facciamolo.

    1. gaia 23 maggio 2015

      Soffrendo di vertigini, sig.ra Rosanna, mi è impossibile frequentare le sue altezze, conseguentemente non rilevo le attinenze e similitudini dei mie commenti sul RDC con i strigiformi. Se me le può evidenziare gliene sarò sentitamente grata.

    1. Rosanna 23 maggio 2015

      Viene da piangere sì, certo, anch'io credevo che mai mi sarebbe capitato d assistere a tale massacro dei diritti democratici e della serenità sociale, però se rivediamo la storia degli ultimi secoli, non credi che noi siamo stati esseri privilegiati rispetto alle generazioni passate, per molti motivi?

      Non credi che valga la pena lottare fino in fondo, per recuperare tutto ciò che è possibile recuperare? Certo lo stai facendo col dissenso totale,

      però io ho poca fiducia nel potere del non-voto, perché se alle elezioni del 2013 avesse vinto con cifre considerevoli il M5S, credo che la storia italiana sarebbe stata diversa.


    1. Rosanna 23 maggio 2015

      gimo, se la tua domanda è di ordine filosofico, bisognerebbe scrivere un trattatello motivazionale per rispondere ...

      diversamente forse io non l'ho capita, a meno che tu non voglia trasferirti alle isole Fiji ...

    1. gimo 23 maggio 2015

      Comincio dalla fine : "Per affrontare infatti le sfide della globalizzazione, o meglio dell’imperialismo dominante, il “diritto al lavoro” dovrebbe sostituire il diritto al mercato, e la concezione del lavoro, inteso come diritto / dovere, dovrebbe trovare piena espressione legislativa, dato che costituzionale ce l’ha già. Un sistema dunque intermittente, con una giusta integrazione traservizi di collocamento e misure di sostegno al reddito, che permetta a tutti di esercitare il diritto / dovere di lavorare, e che consenta di avere, nel caso di temporanea disoccupazione, un reddito minimo che garantisca un’esistenza libera e dignitosa."


      Ma perché un'esistenza libera e dignitosa si ottiene con un reddito minimo o l'ufficio di collocamento?


    1. Rosanna 23 maggio 2015

      Sono d'accordo con te su molte cose che dici, come spesso accade, ma vorrei rispondere ad alcune tue giuste osservazioni. Non so se hai letto il bellissmo articolo che è presente sul forum, di Slavoj Zizek sulla Corea postmoderna, dove lui dice:

      "In Europa, la modernizzazione è avvenuta in un arco temporale di secoli, e dunque è stato possibile adattarsi alla stessa, ammorbidire il suo impatto dirompente, attraverso il Kulturarbeit, vale a dire la formazione di nuove narrazioni e miti sociali; in altri contesti invece – in modo esemplare nelle società musulmane – l’impatto della modernizzazione è stato diretto, senza schermi o differimenti, determinando il collasso del loro universo simbolico: queste società hanno perso il loro fondamento (simbolico) senza avere il tempo di stabilire un nuovo equilibrio (simbolico). Non stupisce allora che, in alcuni casi, sia stato necessario levare lo scudo del “fondamentalismo”, la riaffermazione psicotico-delirante- incestuosa della religione quale accesso diretto al Reale divino; il che ha prodotto effetti disastrosi, in particolare la rivincita dell’oscena divinità superegotica che esige tributi di sangue.

      "Il dominio del Super-io è uno degli aspetti che accomuna la permissività postmoderna e il nuovo fondamentalismo. Ciò che li distingue è il luogo del godimento: nel primo caso, a dover godere siamo noi; nel fondamentalismo, a godere è Dio."

      Dovendo cercare una motivazione profonda del pensiero, dunque io trovo che il dominio del Super-Io, l'edonismo travolgente, la società dello spettacolo, la postmodernità, il camouflage dei valori, insomma tutto ciò abbia mutato il pensiero dell'occidente e anche della sinistra in modo particolare, che ha perso la propria identità, si è divisa in mille rivoli, correnti e partitini, trasformando spesso le proprie rivendicazioni sociali in tutt'altro e ... come dici tu

      "si è adoperata in maniera deliberata affinché tale mutazione avesse le conseguenze più drammatiche per la sua base di consenso, andando così a fiancheggiare quello che un tempo essa definiva il nemico di classe."

      Sui corsi di formazione certo il problema è piuttosto complesso e può offrire possibili disfunzioni organizzative, sul fatto invece che gli imprenditori potrebbero approfittare per imporre condizioni di lavoro persino peggiori invece non credo che ci possa essere un effetto diretto e immediato di questo tipo, dato che la flessibilità dei contratti a termine è dovuta alle normative esistenti, già di per sé schizofreniche e criminali, e non necessariamente provocate dal RdC.

    1. Teopratico 23 maggio 2015

      Giusto, giustissimo il RdC nella situazione catastrofica in cui ci hanno ridotto. Mi viene da piangere a pensarci, viene da piangere anche se non ci si pensa, basta aprire gli occhi e vedere le nostre città, le nostre strade, le nostre residue attività accanto a cineserie e negozi inutili, deleteri. Basta osservarli gli italiani incastrati nelle automobili, attaccati ai loro quattro spicci rimasti, senza più una idea in testa per il futuro, per il lavoro, ognuno occupato a cavarsela a suo modo prima di venire schiacciati come scarafaggi dal grande piede della finanza a cui la nostra politica ha spalancato le porte di casa. Ecco io piango a vedere una nazione con le nostre capacità imprenditoriali, mentali e creative regredire alla condizione di colonia imperiale vera e propria.

      Ben venga questi RdC, ma che senso ha stare ad elemosinarlo ad una politica che ha spalancato porte e finestre alla finanza più spietata? Se ne parla, ma il tempo passa intanto e mi chiedo seriamente quanto abbia senso un'opposizione parlamentare, lo stesso voto democratico legittimerebbe solamente questa politica deleteria tanto che andrebbe rifiutato, utilizzato all'inverso con una astensione di massa. Non servirebbe a nulla come segnale, come ultimo gesto dei condannati a morte? Beh almeno non farebbe perdere tempo, nemmeno per recarsi al seggio.

    1. Rosanna 23 maggio 2015

      Anch'io ho spesso la tua stessa impressione, però poi vedo che i vertici e il "direttorio" del movimento, oltre che naturalmente a tanti altri, hanno le idee chiare e spingono per il recupero di ogni tipo di sovranità, a partire da quella monetaria ...

      Alessandro Di Battista

      La battaglia del futuro? Sudditi o Sovrani!
      Mettiamocelo bene in testa. La battaglia che parte oggi e che caratterizzerà i prossimi anni non è più quella tra destra e sinistra, categorie senza alcun senso che ci hanno bruciato il cervello.

      La battaglia è tra chi vuole riprendersi la sovranità, sia essa monetaria, alimentare ed energetica e quelli che vogliono continuare a cederla agli organismi internazionali. Alla NATO, alla BCE (Banca Centrale Europea) al FMI (Fondo Monetario Internazionale).

      Il TTIP (Trattato di libero commercio USA-UE) è un modo per cedere sovranità e diventare ancora più sudditi!

      Chi non capisce questo è fuori dalla Storia. Ne ho parlato in aula, in un'aula staccata dalla realtà, un'aula che pensa al petrolio, al cemento, alle discariche quando la nostra ricchezza è la sovranità!


    1. clack 23 maggio 2015

      Finalmente un po' di chiarezza su un provvedimento che rappresenta prima di tutto un discrimine tra chi conserva un ideale solidaristico e di equità sociale e chi al di là del ruolo, delle convinzioni e della collocazione politica che pretende di avere ha ceduto alle sirene del darwinismo sociale e per questo va cercando pretesti oggi inverosimili alla ricerca di alternative che sa perfettamente che nelle condizioni attuali non sono percorribili, oppure avrebbero costi, queste si, esorbitanti.

      Il bello è che pretendono pure di essere la vera sinistra e stigmatizzano ipocritamente i propositori dell'RdC definendoli di destra, populisti ecc.
      Costoro saranno pure di sinistra, ma di quella specie particolarissima definibile al caviale o da salotto. Il cui scopo primario è il dimostrare le proprie ascendenze nella Maria Antonietta che ai poveri sprovvisti di denaro per il pane consigliava di mangiare brioches.
      In quest'area si colloca anche quella frangia di sovranisti che tiene soprattutto a essere identificata d'élite e gode oggi di una certa popolarità. Essa per i propri scopi, oramai evidenti, si impegna soprattutto a far si che i suoi seguaci considerino fine supremo quello che in realtà non è altro che un mero strumento. E quindi si adopera in sostanza ai fini del mantenimento dell'ordine sociale causato dalla moneta unica.

      Per quanto le cose che dice Rosanna mi trovino spesso d'accordo, restano alcuni elementi irrisolti.
      Il primo riguarda il ruolo della sinistra, che non è rimasta vittima della travolgente mutazione epocale, ma si è adoperata in maniera deliberata affinché tale mutazione avesse le conseguenze più drammatiche per la sua base di consenso, andando così a fiancheggiare quello che un tempo essa definiva il nemico di classe.

      Il secondo è che ogniqualvolta si parla di tale provvedimento, andrebbe detto a caratteri cubitali che, in merito alle coperture necessarie, il denaro dell'RdC una volta distribuito agli aventi diritto NON FINISCE IN UN BUCO NERO E TANTO MENO SI SMATERIALIZZA.

      Viene bensì speso per una percentuale vicinissima alla sua totalità. E quindi contribuisce a rilanciare la domanda aggregata, causa prima della crisi. Da cui nuova occupazione, maggiore circolazione della moneta, maggiore gettito fiscale. In una parola, rilancio dell'economia.
      L'RdC, quale spesa pubblica dello Stato, funziona da moltiplicatore keynesiano. Solo molto più efficace proprio perché la distribuzione di tale spesa avviene a livello popolare. Quindi presso una platea che dovendolo utilizzare per le spese vive di sopravvivenza, lo rimette in circolo nella sua totalità e nel circuito dell'economia reale.
      In maniera del tutto diversa a quanto avviene con la spesa pubblica di tipo tradizionale, che favorisce soprattutto le clientele e i comitati di affari che si trovano nella posizione giusta per intercettarla, le quali tendono più che altro ad accumularla capitalisticamente e a reinvestirla sui mercati finanziari, senza beneficio o quasi per l'economia reale.

      Ecco perché i paesi che non riconoscono l'RdC, Grecia e Italia, sono i più in crisi di tutta l'area UE.
      Proprio questo è il vero motivo di chi con le scuse più varie si oppone al riconoscimento dell'RdC: il suo obiettivo è lo smantellamento totale e definitivo di questo paese, inteso come democrazia a sovranità popolare.

      Il terzo riguarda i corsi di formazione. Che vanno benissimo, ma riguardo ai quali va chiarito un particolare: chi paga le spese di trasferimento e partecipazione dell'avente diritto all'RdC, RMG o come lo si voglia chiamare?
      Magari per chi vive in grandi città il problema non si pone. Ma per chi vive in aree decentrate e non servite da mezzi pubblici, a decine di chilometri dal capoluogo più vicino, dove probabilmente si terranno i corsi, parteciparvi può avere costi insostenibili, che andrebbero a rappresentare una percentuale maggioritaria dell'importo mensile percepito mediante RdC.

      Infine, vorrei far presente che qualsiasi clausola di idoneità ha per conseguenza il neutralizzare le prerogative dell'RdC quale strumento di ripristino delle garanzie di fatto a livello democratico e costituzionale. L'obbligo di accettare qualunque lavoro, ad esempio, verrebbe inevitabilmente strumentalizzato dalle classi padronali che si coalizzerebbero per imporre condizioni di lavoro persino peggiori a quelle in cui ci si ritrova nelle condizioni di percettore dell'RdC, trasformando un provvedimento mediante il quale si intende rafforzare i criteri minimi di equità sociale in uno strumento di ricatto efficacissimo a loro esclusivo favore.

    1. polidoro 23 maggio 2015

      Grazie ! [tra le mille cose che non so questa c'era]

    1. SanPap 23 maggio 2015

      scusami mi sono dimenticato un chiarimento

      per raggiunti limiti di età evito accuratamente di pronunciarmi sulla necessità o meno di ricorrere alla piazza, non amo "gli armiamoci e partite": non potendo partire non incito nessuno a scendere in piazza a farsi bastonare per difendere i miei interessi; quindi ben vengano i tentativi "di contenere le disfunzioni del sistema ..."

    1. mincuo 23 maggio 2015

      Circonvenzione di incapaci. Come quasi tutto quello che hanno fatto bere negli ultimi 30 anni alle persone. Che infatti stanno sempre peggio.

    1. SanPap 23 maggio 2015

      certo che si

      occorre però ampliare il dibattito, non discutere solo di coperture; occorre creare i posti di lavoro da proporre e occorre capire quali siano i corsi di supporto a tali corsi


    1. SanPap 23 maggio 2015

      e non solo: i versamenti INPS delle pertite IVA non sono conteggiati come i versamenti INPS di un contratto a termine o a tempo indeterminato, ma come un vitalizio; ma la durata della speranza di vita su cui calcola il vitalizio è di 120 anni !! ossia una partita IVA avrà riavuto dall'INPS tutto quello che ha versato, senza contare gli interessi, al compimento del 120° anno; se la speranza di vita ISTAT è di circa 85 anni, vuol dire che l'INPS si appropria di 120 - 85 = 35 anni di pensione di una partita IVA; l'INPS paga vitalizzi a chi non ha fatto i versamenti, e ruba a chi i versamenti li ha fatti.

    1. Albertof 23 maggio 2015

      ... capisco perfettamente a cosa alludi Rosanna ma, sinceramente, credo che a questo punto si debbano prendere delle decisioni ben precise e sposare una causa (quella dell'uscita dall'euro) senza troppi ripensamenti. Ho sentito attivisti del M5S in merito al "referendum no euro" ma ho avuto la "sensazione" che neppure loro siano molto convinti e non diano informazione corrette e/o quantomeno sufficienti.

    1. Rosanna 23 maggio 2015

      La tua proposta equivarrebbe alla realizzazione della piena occupazione, però purtroppo in politica accade che ci si debba adattare ad un contesto stabilito, e i piani di lavoro garantiti della MMT richiederebbero la modifica di buona parte di un sistema economico, che non mi sembra in questo momento assolutamente flessibile e riformabile ...


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