RAZZA CHE RAMAZZA

RAZZA CHE RAMAZZA

DI EUGENIO BENETAZZO

eugeniobenetazzo.com

Adesso mi è tutto più chiaro. Al momento in cui sto scrivendo mi trovo allo Space Needle di Seattle, ormai saranno più di trenta giorni che sto girovagando per gli States con l'intento di realizzare un videodocumentario sulla crisi finanziaria e quella immobiliare: Boston, New York, Miami, Atlanta, Phoenix, Las Vegas, Los Angeles, Seattle e Chicago. L'economia americana è collassata per motivazioni razziali: il suo destino sembra ormai segnato da un lento ed inesorabile declino economico e sociale. Chi confidava in un miglioramento con l'avvento di Obama, mitizzandolo come il nuovo Kennedy, ha iniziato a ripensarci. L'America di Obama non è l'America di Kennedy: alla metà degli sessanta, la popolazione americana era costituita per circa l'80% da bianchi caucasici (europei ed anglosassoni) e per il il 20% da svariate minoranze etniche (afroamericani, ispanici, orientali). Oggi è tutto cambiato: il 30% sono bianchi caucasici, il 30% sono ispanici, il 30% sono afroamericani ed infine il 10 % sono orientali. L'America come vista nei serial televisivi con i quali siamo cresciuti, da Happy Days a Melrose Place, non esiste più.


Nella foto: una scena del film "Gran Torino"
Questa trasformazione del tessuto sociale ha comportato un lento e progressivo cambiamento negli stili di vita, nella capacità di risparmio, nella responsabilità civica e soprattutto nella stabilità e sicurezza economica. La cosiddetta crisi dei mutui subprime trova fondamento proprio in questa constatazione. Mi permetto di aprire una parentesi per accennare al meccanismo del credit scoring (necessario per comprendere il fenomeno dei subprime): in America ad ogni contribuente viene assegnato un punteggio di affidabilità utilizzando una scala valori che va da un minimo di 300 ad un massimo di 850 punti (è un modello matematico sviluppato da una società quotata al Nyse, Fair Isaac Corp.). All'interno di questo range possiamo individuare tre categorie di soggetti: prime consumer (750-850 punti con excellent credit), midprime consumer (720-750 con good credit) ed infine subprime consumer (660-720 con fair credit). Evito di soffermarmi nelle categorie con il rating inferiore (low and bad credit) per limiti di esposizione. In base alla categoria di appartenenza varia la disponibilità di accesso al credito ed il costo dello stesso. Sostanzialmente il credit scoring è un modello di valutazione che consente di comprendere chi affidare e per quanto, oltre al fatto di selezionare i buoni pagatori da quelli cattivi, il tutto rapportato alla propria posizione debitoria e disponibilità reddituale.



Più carte di credito utilizzate, più fido richiedete, più le rate dei prestiti pregressi pesano in percentuale sul vostro reddito mensile, più ritardi nei pagamenti avete nel vostro track record personale, più il vostro credit scoring tenderà ad essere di basso livello. Sulla base di questo sistema, il 20% della popolazione americana è un soggetto prime, un altro 25% midprime ed infine quasi il 30% è un soggetto subprime. Il livello medio di credit scoring per un cittadino americano si attesta intorno ai 680 punti (subprime). Dal punto di vista statistico, troviamo tra i soggetti fair e low credit, per la stragrande maggioranza, gli appartenenti alle classi sociali legate alle ondate immigratorie degli ultimi decenni (per quello che ho potuto vedere non penso sia casuale).

Ma torniamo a noi. Durante la metà degli anni novanta, con l'intento di mitigare le tensioni e le disparità sociali della popolazione, nella constatazione che solo il 20% degli afroamericani ed il 30% degli ispanici erano proprietari della loro casa, contro il 60% della popolazione bianca, vennero istituite delle piattaforme di ammortizzazione sociale che avrebbero consentito l'acquisto facilitato di un'abitazione a soggetti con capacità di redditto e disponibilità limitate. In buona sostanza il governo federale avrebbe garantito attraverso le varie GSE (Government Sponsored Enterprise come Fannie Mae e Freddie Mac) la remissione dei debiti concessi alle fasce sociali più deboli. Fu così che le banche iniziarono lentamente, ma con le pressioni del governo, a prestare denaro quando qualche anno prima non lo avrebbero mai fatto. La ratio su cui poggiava questa scelta politica era identificata nella volontà di rendere i poveri meno poveri in quanto se “possiedi” un'abitazione puoi pensare di pianificare la tua vita e stabilizzare il tuo nucleo familiare, oltre a questo non dimentichiamo le motivazioni politiche volte a conquistare nuove fasce di elettorato grazie a proposte molto popolari.

Quello che è successo dopo a distanza di anni, dalla Lehman Brothers alla Fannie Mae, ormai fa parte della storia, senza dimenticare anche la complicità o incompetenza della FED. Una politica immigratoria troppo liberale e la mancanza di protezionismo culturale hanno presentato un conto impossibile da pagare per l'America che oggi inizia a comprendere cosa significa aver perso la propria originaria identità etnica. Lo scenario macroeconomico che caratterizza adesso il paese è tutt'altro che confortante e a detta di molti analisti indipendenti americani il peggio deve ancora arrivare. La disoccupazione è ovunque, con disperati (non gli homeless) che chiedono l'elemosina di qualche dollaro e accampamenti di tende sotto i ponti delle freeway nelle grandi città. Obama ha subito una perdita di popolarità devastante, persino le persone di colore che lo hanno votato girano per le città con cartelli appesi al collo con la dicitura “Obama, dovè il mio assegno ? Allora quando arriva il cambiamento ?” In più occasioni mi sono sentito dire che la colpa è riconducibile ad un eccesso di liberalità immigratoria e ad una insensata politica di sostegno alle fasce sociali più deboli, che ha innescato il fenomeno dell'”overbuilding in bad areas”. Si è costruito troppo ovunque in aree residenziali scadenti, prestando parallelamente denaro a chi non lo avrebbe mai meritato in passato.

Troppi messicani ed orientali entrati nel paese, legalmente e clandestinamente, hanno consentito l'abbassamento medio dei salari, mentre le concessioni, i sussidi ed il credito facile ai neri hanno distorto l'economia statunitense, rendendola drogata ed artefatta, portandola a basarsi esclusivamente sul consumismo sfrenato, il ricorso al debito e sulla totale incapacità di risparmio. Non lo avrei potuto immaginare, ma vi è un risentimento ed un odio trasversale tra le varie etnie che popolano il paese che mi ha più volte intimorito: bianchi contro afroamericani, ispanici contro afroamericani, orientali contro ispanici, insomma tutti contro tutti. In più occasioni per le strade di Miami e Chicago ho assistito ad episodi di tensione razziale stile “Gran Torino””. Chi parla con ingenuità evangelica di integrazione razziale per questo paese, probabilmente ha studiato per corrispondenza all'Università per Barbieri di Krusty (noto personaggio della serie televisiva The Simpsons).

I bianchi benestanti che fanno gli executive (dirigenti, funzionari o colletti bianchi ben pagati) si autoghettizzano da soli in quartieri residenziali che assomigliano a paradisi dentro a delle prigioni, con videosorveglianza e servizi di sicurezza privati degni del Pentagono. Di contrasto dai fast food, ai jet market, alle pompe di benzina, a qualsiasi altro retail service a buon mercato, trovate tutte le altre razze che ramazzano i pavimenti, servono ai tavoli, lavano le vostre auto, consegnano pizze a domicilio o guidano i taxi per uno stipendio discutibilmente decoroso. L'America per alcuni aspetti (opportunità di lavoro per i giovani che hanno indiscusse capacità) può sembrare superficialmente un buon paese, ma se ti soffermi ad osservarla con un occhio critico, sotto sotto è un paese marcio e primitivo da far schifo, a me si è rivelato per quello che è realmente ovvero un calderone multirazziale con la maggior parte delle persone (bianchi compresi) che hanno il senso di autocoscienza di uno scarafaggio. L'americano medio (che sia un bianco, cinese, messicano o afroamericano) se ne frega assolutamente dei problemi ambientali del pianeta, della sofferenza inaudita degli animali nei loro allevamenti intensivi, delle carestie in Africa o dei conflitti in Medio Oriente, si interessa solo che possa ingozzarsi di hotdog, bere fiumi di coca cola, guardarsi il superbowl e guidare il suo megatruck dai consumi spropositati. Pur tuttavia, nel lungo termine sono piuttosto dubbioso che si possa riprendere dal processo di imbarbarimento ed impoverimento sociale che lo sta caratterizzando, per quanto potenziale bellico possa vantare, questo non lo sottrarrà dalla sorte che lo attende, prima il collasso economico e dopo quello sociale, scenario confermato anche da molte fonti di informazione indipendente che non si mettono a scimmiottare a turno a seconda della corrente politica che vince le elezioni, tipo la CNN o la FOX.

Eugenio Benetazzo

Fonte: www.eugeniobenetazzo.com

Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/razza_che_ramazza.htm

12.01.2010

Commenti (42)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 20 caricati
    1. Truman 13 gennaio 2010

      1) Il modo di vita americano è ampiamente diffuso nel mondo. Qualche idea ce la siamo fatta un po' tutti. Forse è più difficile discutere di paesi remoti, ma sugli USA ci sono ampi spunti comuni.

      2) Ci potrebbero essere abbondanti motivi per cui uno che sta a New York non sia la persona più adeguata a valutare gli USA. Uno potrebbe essere l'esempio del ciclone, chi sta al centro non vede grandi problemi. Un altro è che chi va a vivere a New York la pensa in un modo ben preciso (tipicamente vede gli USA in modo mitico) prima di partire e spesso continua a vivere nel mito anche dopo.

    1. Eli 13 gennaio 2010

      Ed io sono d'accordo con tutti voi! Pensate un po' che in Germania, negli ultimi tempi, il libro più venduto è "Il Capitale", di Karl Marx. Troppo presto è stato messo da parte, ed assimilato coi regimi comunisti, mentre non c'entrava proprio nulla; ed invece il caro vecchi Karl Marx ha condotto un'analisi economica precisa e dettagliata del capitalismo, come nessuno prima o dopo di lui. Forse varrebbe la pena studiarselo un po'.

    1. Eli 13 gennaio 2010

      Tonguessy, tu chiedi quale sia la differenza tra loro e noi. La differenza è solo che noi arriviamo con circa vent'anni di ritardo rispetto a loro, perché in questo paese gli abitanti sono delle scimmiette che devono scimmiottare in tutto gli statunitensi. E poi non dimenticare che siamo una colonia dell'Impero...ed un mercato dei prodotti spesso schifosi di cui c'inondano.
      Apprezo sempre i tuoi commenti. Trovo che tu sia molto preparato ed equilibrato. Saluti cordiali.

    1. nautilus55 13 gennaio 2010

      Concordo con Eli: Benetazzo ha scambiato il mezzo con il fine. Può capitare anche a lui, che è uno dei più bravi in circolazione. Purtroppo, se non si conoscono le basi fondanti del capitalismo (saggio di profitto, ecc), si può cascare in questi errori e scambiare lucciole per lanterne, come gli immigrati come causa del malessere economico americano, dovuto invece al pregresso ed inevitabile crollo dei profitti e della presenza nel commercio mondiale. Saluti a tutti.

    1. JackSaint 13 gennaio 2010

      Vivo a New York da 3 anni.

      Concordo in pieno con tutto quello scritto da Eugenio.

      Ragazzi come fate a postare opinioni su paesi che magari neanche avete visitato?

      Avete tutta la liberta di pensiero che vi pare e potete dire tutto cio' che vi pare ma un minimo di intelligenza nel fare certi commenti su cose che non conosciete non sarebbe male.

      Scusate per l'italiano.

    1. Altrove 13 gennaio 2010

      Cosa dire? svalutazione del costo del lavoro tramite la massiccia immigrazione clandestina, frenata solo in apparenza. I clandestini arrivano nel paese tramite canali preferenziali gestiti dalla mafia spicciola per tornaconto del loro datore di lavoro. Aziende ed imprenditori che prediligono la mano d'opera a basso costo consapevoli di abbassare ulteriormente il salario ed aumentare i propri intrioiti. Il salario diminuisce in modo tale da non poter più competere con i prezzi dei prodotti che egli stesso ha contribuito a creare. Le aziende si lamentano, falliscono. I lavoratori si lamentano, si indebitano. Gli immigrati si lamentano, li prendono a fucilate.
      Ma i maiali continuano ad ingrassare, i cani da guardia continuano a proteggerli e i cavalli a lavorare sempre di più per la stessa paga. C'era qualcuno che non se ne era accorto? mmm, si sa. Nelle orgie al buio non si sa mai cosa ti possono mettere nel sedere, ma te lo devi aspettare, tu sei voluto andarci... Poi se cammini storto il giorno dopo, non venirmi a dire che sei caduto dalle scale... Un saluto a tutti...

    1. Lif-EuroHolocaust 13 gennaio 2010

      Quando si parla di (falsa) società multietnicista, escono fuori i benpensanti della controinformazione.

      Posto qui parte del commento di Vlad, dal mio blog, su questo articolo di Benetazzo. Sinteticamente spiega perché anche l'immigrazione di massa è parte del problema, così come la società multietnicista:

      Il punto di vista di Benetazzo è per un verso poco accorto e per un altro assolutamente preciso. E' poco accorto in quanto l'economia USA perde forza anche per l'errata idea di portare guerre continue in giro per il mondo, mentre, allo stesso tempo, diverse aziende hanno delocalizzato altrove i propri impianti. Conseguenza è un inevitabile impoverimento della nazione, con sempre minori possibilità di crescita economica interna per i cittadini.

      Ma, una volta che viene specificato quanto appena detto, Benetazzo coglie nel segno per il restante versante. La progressiva dismissione dell'economia reale, con la delocalizzazione, viene portata a termine in due maniere, strettamente legate: aumento indiscriminato dell'immigrazione regolare o irregolare, diminuzione conseguente di stipendi e salari e politiche e scelte socio-economiche inclusive dispendiose.

      Il quadro, si può bene capire, è stato poi importato: pensate all'Italia, dove oltre alle delocalizzazioni, ci sono state le svendite statali degli anni 90. La diminuzione degli stipendi e l'aumento del lavoro flessibile sono stati conseguenza di tali smantellamenti, secondo una logica di "dismissione delle strutture" --> "taglio dei salari e dei posti di lavoro". Se si eliminano le strutture, ossia le aziende, inevitabilmente vengono a mancare i polmoni che danno l'ossigeno necessario alla società, ossia che fanno circolare il denaro. Impoverito il mercato del lavoro (non ridotto, ma proprio impoverito), diventa necessario allora creare un bacino di lavoratori meno esigente, al fine di tenere in piedi quel che rimane. Ecco il perché dell'aumento progressivo di immigrati negli ultimi 10 anni in Italia e negli ultimi 25 negli USA. Dato, poi, questo afflusso, ecco palesarsi la necessità di spese, in realtà insostenibili, oppure di concessioni eccessive (vi ricordo l'esempio spagnolo, con mutui fin troppo facili) [1] al fine di dare la parvenza di una possibilità di inclusione, per gli stranieri, in società, in realtà, in via di o in pericolo di disgregazione. Quale ironia! Società che non riescono più ad essere coese o, peggio ancora, persino impossibilitate ad esserlo, che pretendono di poter includere il resto del pianeta!

      [1] http://euro-holocaust.splinder.com/post/18759777/Il+proverbio+dice+che...+non+c

    1. Nellibus1985 13 gennaio 2010

      Benetazzo ha ragione, ma non fa cenno ad un altro fatto, secondo me generatore di tutto questo processo di "immigrazione controllata" (cosa che, in ogni caso, ha fatto altre volte). Non possiamo porre freni all'immigrazione perchè gli immigrati accettano impieghi peggiori e retribuzionu più basse rispetto a noi prosperi occidentali. Non possiamo semplicemente perchè abbiamo beneficiato dello sfruttamento di milioni di persone, perpetrato dalle nostre imprese che si sono trasferite in Asia o in Africa per usufrure dell'immensa offerta di manodopera a bassissimo costo. Abbiamo accettato per decenni questo stato di cose e ora ci lamentiamo perchè i nostri salari sono bassi? Abbiamo attinto a piene mani dai fiumi di abbondanza che sapevamo benissimo esser dovuti al più selvaggio sfuttamento di popolazioni residenti dall'altra parte del mondo. Proporre misure contenitive all'immigrazione allo scopo di tutelare i lavoratori ignorando ciò che è stato fatto e si continua a fare in mezzo mondo dai nostri cari imprenditori mi pare un tantinino ipocrita, caro Benetazzo. Sono i frutti avvelenati della globalizzazione. Saluti.

    1. renatino 13 gennaio 2010

      "un calderone multirazziale con la maggior parte delle persone (bianchi compresi) che hanno il senso di autocoscienza di uno scarafaggio."

      Questo pezzo potrebbe andare bene anche per il resto del mondo; italia compresa!

    1. lucamartinelli 13 gennaio 2010

      bene, quanto scrive Benetazzo è estremamente concreto. le civilta' (si fa per dire) nascono, crescono e finiscono. é la storia che insegna. e finiscono come stiamo vedendo soprattutto dove la democrazia è finta. gli Usa sono uno degli esempi di finta democrazia. noi ne siamo un altro. interessante notare, come altri amici hanno fatto, che il cliche' è uguale nel cosiddetto mondo occidentale, segno di un gruppo di potere unico. Leggere il libro di D. Estulin "il gruppo Bilderberg" è illuminante. saluti a tutti

    1. Tetris1917 13 gennaio 2010

      Pillole di Marx (tratte da Salario prezzo e profitto) fondamentali:

      “Comperando la forza-lavoro dell'operaio e pagandone il valore, il capitalista, come qualsiasi altro compratore, ha acquistato il diritto di consumare o di usare la merce ch'egli ha comperato. Si consuma o si usa la forza-lavoro di un uomo facendolo lavorare, allo stesso modo che si consuma o si usa una macchina mettendola in movimento. Comperando il valore giornaliero o settimanale della forza-lavoro dell'operaio, il capitalista ha dunque acquistato il diritto di fare uso della forza-lavoro, cioè di farla lavorare, per tutto il giorno o per tutta la settimana”

      E ancora:

      “La tendenza continua del capitale è di prolungarla fino al suo estremo limite fisico, perché nella stessa misura aumentano il pluslavoro e quindi il profitto che ne deriva. Più il capitale riesce ad allungare la giornata di lavoro, più grande è la quantità di lavoro altrui di cui esso si appropria.”


      Infine

      “L’operaio cerca di conservare la massa del suo salario lavorando di più, sia lavorando più ore, sia producendo di più nella stessa ora. Spinto dal bisogno egli rende ancora più gravi gli effetti malefici della divisione del lavoro. Il risultato è il seguente: più egli lavora, meno salario riceve, e ciò per la semplice ragione che nella stessa misura in cui egli fa concorrenza ai suoi compagni di lavoro, egli si fa di questi compagni di lavoro altrettanti concorrenti, che si offrono alle stesse cattive condizioni alle quali egli si offre, perchè in ultima analisi, egli fa concorrenza a se stesso, a se stesso in quanto membro della classe operaia.”

    1. Tetris1917 13 gennaio 2010

      concordo con Eli. La questione della razza e' un tipico argomento borghese. E' un argomento che la classe dominante ha fatto importare e diventare propria alla classe subalterna. Ossia indigeni sfruttati + immigrati sfruttati, da parte degli immigrati sfruttatori + dagli indigeni sfruttatori.

    1. DaniB 13 gennaio 2010

      puoi anche aver ragione, ma la colpa resta semmai di chi ha pianificato ed orchestrato i fenomeni migratori. Articoli come questi, a mio avviso un po' ambigui, rischiano invece di dipingere uno scenario in cui la colpa dell'abbassamento dei salari sembra essere tutta sulle spalle del messicano o del filippino che, guarda te, hanno provato a farsi una vita laddove poteva essercene la possibilità, invece, colpa loro, di restare a nel proprio stato a morir di fame.

    1. materialeresistente 13 gennaio 2010

      In effetti l'articolo non né capo né coda.
      Perché non se la prende con quelli che tengono bassi i salari e sfruttano le persone (immigrati ed altri)
      Che l'ex padrone della INNSE (leghista) si preoccupava che fossero italiani gli operai per trattarli meglio? O lo fa Marchionne?
      Il lavoratore per questo sistema è un fattore della produzione, un costo. E come tale lo trattano, non gli frega una cippa della vita della gente a chi alimenta questo sistema.
      Quindi ci sarebbe da scendere dai tetti ed unirsi a chi si ribella come a Rosarno, perché gli interessi sono gli stessi.

    1. AlbertoConti 13 gennaio 2010

      Concordo con le critiche a questo articolo. Non dimentichiamo che Benettazzo è veneto, e la cultura leghista non perdona!

      Vediamo però la parziale verità che contiene. Per me è la dimostrazione dello stesso fenomeno di casa nostra, la sperequazione interna è lo specchio della sperequazione esterna attuata tramite geopolitiche criminali. E come meravigliarsi di questo stato di fatto, se la causa è unica? Attenzione però a non cadere nell'illusione manichea, perchè la responsabilità è polverizzata, è forse l'unica cosa che fa veramente dell'occidente un'unica grande "Public Company".

      Caro Benettazzo, conosci te stesso!

    1. Tonguessy 13 gennaio 2010

      "Gli statunitensi sono fatti così, affetti un malcelato senso di superiorità di diretta derivazione britannica".

      In effetti molti pensano che tale debordante senso di superiorità sia da imputare alla mentalità protestante, la stessa che vuole responsabilizzare all'ennesima potenza il singolo: se ce la fai sei figo, se non ce la fai sei uno stronzo ed E' COLPA TUA.

      Ma i dati dicono cose un po' diverse: i SUV rappresentano circa il 30% delle macchine circolanti in Italia e l'incessante sgomitare e sgambettare è diventato l'italico sport nazionale. Certo, grazie anche alle leggi ad personam e alla pletora di manifestazioni di "palese superiorità" che condiscono le azioni quotidiane della nostra classe politica e imprenditoriale.

      Insomma: dove sta la differenza tra loro e noi?

    1. glomer 13 gennaio 2010

      l'Italia infatti è solo all'inizio...i bianchi caucasici del ns paese sarebbero i politici assieme ai loro parenti amici per caso?? :-)))

    1. Tonguessy 13 gennaio 2010

      Forse ci siamo capiti male. Non dico cose diverse dalle tue. Nell'articolo si dice che anche un certo capitalismo -chiamiamolo fordiano-(quello che tiene alle persone che lo coltivano in patria e non è interessato a coltivarlo all'estero per i danni evidenti che questo comporta in casa) ha una posizione a favore dei lavoratori. Invece un altro capitalismo più moderno ed aggressivo di matrice finanziaria ha il massimo interesse a delocalizzare, a precarizzare, e creare lavori sottopagati.

      Non si tratta di fare i buonisti, ma di calcolare bene costi e benefici della nazione invece che dei soliti squali. Vedi il mio intervento sull'articolo di Orso poco sotto.

    1. Eli 13 gennaio 2010

      Dopo aver ricevuto delusioni da Paolo Barnard e Massimo Fini, ed averli eliminati dalle mie letture, spero che Eugenio Benetazzo non faccia la stessa fine. Dunque il problema economico e la crisi del capitalismo sono stati causati dall'immigrazione incontrollata, secondo il nostro Harry Potter dell'economia. E dalla scarsa propensione al risparmio degli ispanici e degli orientali. Questo significa confondere gli effetti con le cause. I salari sempre più bassi sono determinati da politiche dettate dal capitalismo da rapina e dalle delocalizzazioni, dalle ricette della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (associazioni massoniche come l'ONU, il WWF e l'OMS). La feroce voracità del capitalismo non è mai stata così attiva. Per aumentare i guadagni occorre ridurre i costi della manodopera, e per farlo niente di meglio dell'insicurezza lavorativa, largamente applicata. A scusante di Benetazzo occorre dire che è molto giovane, e dunque non ha grosse esperienze e conoscenze del pregresso. Ma si rassicuri: anche quando la popolazione era costituita dall'80% di WASP (White Anglo-Saxon Protestant), all'americano medio non gliene fregava nulla delle stragi per fame nel mondo, delle guerre diffuse dai suoi ineffabili presidenti, e la sua occupazione principale era ingurgitare chili di bistecche e patatine fritte col ketchup, innaffiate da litri di coca cola, dopo aver raggiunto l'ennesimo centro commerciale con una potente vettura che turboaspira ettolitri di benzina. Gli statunitensi sono fatti così, affetti un malcelato senso di superiorità di diretta derivazione britannica, mantenuti ignoranti da un sistema che li vuole privi di cultura per spremerli e sfruttarli meglio, arroganti e supponenti nei confronti i chi è diverso ed a volte migliore di loro.
      Prima di cancellarlo dalle mie letture do ad Harry Potter Benetazzo un'altra possibilità, perché per altre cose è molto dotato.
      Ma per favore elimini quel tono razzista dai suoi articoli. E si legga qualche libro di Noah Chomsky, Gore Vidal, Norman Mailer. E Jeremy Rifkin, che per giunta è anche un economista.

    1. Cornelia 13 gennaio 2010

      Eh no, è proprio il contrario Tonguessy. Qui non si tratta di fare i buonisti: gli immigrati si sono fatti entrare apposta per poter abbassare i salari di tutti. E' avvenuto ovunque, qui da noi come in USA.
      E ora si paga il prezzo di un'intera nazione impoverita da queste dissennate politiche di sfruttamento, con in sovrappiù l'inevitabile odio razziale. Succede anche da noi, bis.

Visualizzati 20 di 42 commenti approvati.