Ragionare sulla ragione

Ragionare sulla ragione

Di Ucdp

La culla della ragione occidentale è l'Egitto e la Mesopotamia, dove nasce la geometria. Perché la ragione occidentale, aristotelica, è geometrica, lineare, euclidea. Tra A e B passa una sola retta. C'è una sola verità. Nel cosmo spaziotemporale curvo o ancor più complesso come quello visibile, serve la geometria di Finsler1.

La geometria nasce per gestire lo spazio agricolo, infrastrutturale, urbanistico. Nasce da esigenze pratiche. Evolve in concetti astratti di misura e di rapporti spaziali, che poi sono usati come regola generale pratica. Dal pratico, all'astratto, al pratico, è il percorso del pensiero che sceglie ciò che misura, lo misura con unità di misura convenzionali e calcola il rapporto o ratio, fra misure numeriche. L'origine dell'idea di ragione è quel rapporto fra misure numeriche dello spazio. Idem per misurare la ricchezza, con unità di misura del valore e del debito o il dovuto. Poi toccherà alla misura del tempo. Ma solo quando il tempo sarà denaro.

Il percorso è lo stesso: quello di contare e di calcolare rapporti in base ad astrazioni sulle quali c'è consenso. C'è quindi un ragionare che conta e calcola, con il quale, visti i buoni risultati, si crede di poter gestire tutti i rapporti, fisici ed umani. La geometria infatti permetteva di evitare conflitti, per dividersi il territorio dopo ogni inondazione del Nilo. Questo modo d'intendere il ragionare si affianca ad altri modi di ragionare, adatti a contesti diversi. Anticipo il problema: il successo della ragione che conta e calcola, la fece sembrare esatta, assoluta, vera, definitiva. Invece è approssimata e riguarda situazioni particolari.

Finchè si tratta di misurare un campo da coltivare, o altri spazi ridotti, funziona. Ma se si tratta di misurare distanze oltre l'orizzonte, la traiettoria non è più una linea retta ma una curva. Idem per le distanze fra corpi celesti che sono curvate dalla forza gravitazionale. Nel mondo allargato, affermare che fra A e B passa una sola retta, che sarebbe la misura esatta della distanza, è falso. Nel mondo reale dobbiamo usare geometrie non lineari che permettono di aderire meglio ai rapporti fra i dati. La geometria euclidea funziona in ambiti ristretti. Per allargare la prospettiva e considerare spazi più complessi, servono geometrie e logiche diverse. È di questi giorni la rivalutazione della geometria finsleriana per capire che non c'è bisogno di energia oscura 1.

La ratio latina, o ragione, è il rapporto fra le misure convenzionali della realtà sensibile / astratta / sensibile. Questo è il significato più antico di ragionare. Non è tanto l'inferire, come si dice nel vocabolario, bensì il calcolare il rapporto fra due entità. Per es. il rapporto tra l'economia di sussistenza ed il surplus di prodotto necessario al sovrano. Per tot campi concessi, lo staff regale calcola che al contadino servano 100 sacchi d'orzo per vivere e che per far vivere il palazzo ogni contadino debba produrre il 20% in più di prodotto. Perciò concede al contadino il terreno alla ratio del 20%. Al raccolto il contadino darà 20 sacchi d'orzo al re. Per praticità contabile, tale rapporto fu applicato ad ogni scambio economico con il palazzo. Il tasso del 20%, che è un pizzo necessario alle spese di palazzo, è la ratio, la ragione. Ragionare significa quanto detto.

Il primo riscontro storico della ratio è il tasso fruttifero praticato dagli scribi assiro babilonesi sui prestiti, concessioni, affittanze. Poi, l'evidente potenza del "ragionare" che elabora astrazioni, le conta e calcola la ratio, facendo esplodere i commerci e le civiltà antiche, fece credere alle menti arcaiche che le astrazioni fossero potenze astratte reali; praticamente degli dei. Da soluzione di problemi pratici, a causa dei problemi e delle soluzioni. Cosa fece credere agli antichi che le astrazioni fossero la causa dei fatti e non viceversa? L'abitudine ad avvalersene, oscurando il fatto che le astrazioni fossero un costrutto sociale.

L'acme di tale idolatrìa, durante l'esplosione del capitalismo, fu Hegel. Ma il progresso procede inesorabile. Ragionando sui fatti, si capì che la logica binaria ed autoreferenziale, del mondo e della storia, non reggeva. Non che fosse sbagliata: descrive bene casi particolari. Sbagliata era l'idea che potesse spiegare tutto. Però tale pretesa è così seduttiva, che ancora oggi si fa di tutto per non prenderne atto. Il ragionare, inteso come capacità di stabilire rapporti, ha il suo campo di azione utile. Purtroppo, più si sa, e più si sa di non sapere. Il novero dei fatti in attesa d'una spiegazione, magari in base ad un diverso modo di ragionare, aumenta. Questa ed altre evidenze hanno fatto abbandonare l'idea che le basi delle teorie matematiche fossero auto evidenti e perciò vere. Così Hilbert, ne i Fondamenti della geometria, spiegò la geometria come un sistema ipotetico-deduttivo, nel quale gli assiomi prescelti determinano le inferenza possibili. Quindi, gli assunti di base della ragione occidentale, che sceglie, misura, conta e calcola, sono utili sì, ma mai verità definitive.

Ora, il modello ipotetico deduttivo della geometria, ricompare nel modello piramidale della mente umana. La struttura piramidale di pochi assiomi al vertice, ai quali sarebbero letteralmente appese inferenze di rango inferiore, fino ad arrivare alla realtà sensibile, è la stessa logica ipotetico deduttiva della geometria. Ovviamente chi ha ipotizzato il modello della mente umana, lo ha fatto all'interno del modello euclideo. L'equivalenza dei due modelli è tautologica. Ma nella misura in cui si ragioni in modo lineare, il fatto che i due modelli coincidano, permette di fare inferenze illuminanti sul funzionamento della mente umana.

Ora se il modello della mente umana è in scadenza, come è in scadenza da più di un secolo quello della ragione aristotelico euclidea, va da sé che la mente umana non può essere solo euclidea, come anche i filosofi riconoscono da più di un secolo. Perciò nella storia del pensare filosofico si annoverano fasi dette irrazionali o extrarazionali. Che non sono una degenerazione, come voluto da alcuni, ma una necessaria e fruttuosa esplorazione delle altre possibilità esplicative del pensiero umano. Di fronte a questa prospettiva liberatoria ed affascinante, del funzionamento della mente umana, i neuroscienziati sono in grave ritardo. Poverini: i pochi che hanno il coraggio d'ammetterlo, sono ormai fuori dal sacro recinto della Scienzah! Rimane che la ragione occidentale, come la geometria euclidea e non, si basa ancora su ipotesi provvisorie.

Partiamo dalla definizione di ragione data dalla Treccani, tenendo presente che tale inventario è euclideo. Interessano i significati primordiali, perchè lo sviluppo storico delle idee e dei fatti è sempre illuminante. Ragione deriva da ratus, part. pass. di reri «fissato, stabilito», col significato originario di calcolato, contato. Il significato n° 1 è mettere in rapporto i concetti (cioè creare legami logici di equivalenza o di causa effetto); Nel linguaggio filosofico è la facoltà di conoscere mediante il linguaggio, piuttosto che mediante l'intuizione; Secondo Hegel, quel modo di ragionare sarebbe il sapere assoluto, in quanto supera le intuizioni giungendo all'Universale concreto. Qui casca l'asina della modernità, che pensa di toccare il cielo, salendo su sé stessa. Tra i significati c'è la personificazione della dea Ragione, tipica della rivoluzione francese, per sostituire la religione cristiana con la religione illuminista. Qui Hegel rimane in mutande. Comunque il passaggio non è rivoluzionario: è solo un aggiustamento razionale, reso necessario dalla decapitazione del re e di Dio stesso.

Poi ci sono i significati speciali. Al n° 6, nel linguaggio economico-finanziario, la ragione equivale a saggio o tasso d'interesse e di sconto. Pare linguaggio tecnico, ma è storico, perché rimanda al significato più antico. Il significato n° 8: ragione sociale, è il nome commerciale con il quale agisce una società. Riecco il significato antico di conteggio, acconto. Ogni suddito assiro aveva la sua ragione sociale, cioè il suo conto con lo stato, al quale doveva un preciso surplus, eccedente la sua economia di sussistenza.

Il significato n°1 è stato qui integrato da una mia intuizione che non c'è nella Treccani. Ho usato un modello linguistico della mente umana per precisare il rapporto linguistico possibile fra i concetti. In detto modello si fa riferimento a due legami logici: il rapporto di equivalenza complessa ed il rapporto di causa effetto. L'equivalenza complessa mette in rapporto concetti diversi affermandone l'equivalenza. Uno dei due è più astratto dell'altro. L'equivalenza complessa è lo strumento linguistico del percorso di astrarre o indurre. È la base logica della misura del valore astratto, che tanto ossessionò Marx.

Il rapporto causa effetto corrisponde invece al processo inverso, del ragionamento deduttivo vero e proprio. In teoria potrebbe significare anche un rapporto di causa effetto tra qualcosa di concreto con qualcosa di astratto. Ma il senso più comune, se non il solo, è di una causa astratta che produca effetti concreti. È ben difficile trovare un affermazione del tipo: ... e l'uomo creò Dio! Con questa semplificazione e precisazione, ciò che è un inventario di significati eterogenei, diventa un modello più semplice, trasparente e coerente.

Ragionare è dunque partire da premesse astratte, indotte da equivalenze complesse, basate sui fatti, per giungere ad una conclusione, tramite "inferenze", dice la Treccani. Inferire è portare dentro, acquisire. In base al modello linguistico della mente umana, le inferenze fondamentali sono due, e corrispondono al modo induttivo / deduttivo di pensare: equivalenze complesse e rapporti di causa effetto fra i concetti.

Tali rapporti possono essere pensati anche come legami (forti o deboli) fra entità linguistiche che gli umani considerano reali ed operative, più della realtà sensibile. C'è da aggiungere, per considerazioni che farò più avanti, che per tenere insieme la struttura piramidale, caricata nel cervello, serve molta energia. Anche l'intelligenza artificiale consuma tanta energia. Ciò è rilevante quando si consideri la liberazione di energia derivante dal rimaneggiarsi di tali legami (fissione e fusione dei nuclei astratti mentali).

L'inventario Treccani elenca "altri" modi di ragionare: indurre, dedurre, abdurre, confermare per assurdo. Tuttavia indurre è ipotizzare l'assunto necessario per ragionare, cioè dedurre a partire dall'assunto. Abdurre è variante induttiva, tipica del metodo scientifico. L'ultima è una variante induttiva data come deduzione. Perciò i quattro modi di ragionare si riducono ai primi due, assimilabili ai due tipi di legami logici linguistici. Ragionare per assurdo è molto usato, perché le contraddizioni abbondano. In base all'assioma che la verità è unica (tra A e B passa una sola retta), confutare la contraddizione è un'affermazione di verità. Perché nel sistema euclideo "terzius non datur". Ammettendo altre logiche razionali, il ragionare per assurdo decade. Prende per valido un formalismo logico (negare una negazione). L'inventario Treccani affastella significati che appesantiscono e confondono l'idea di ragione, che invece risulta essere più semplice e "bello".

Detto cosa sia ragionare, va detto ciò che in antico gli era contrapposto, ma è stato rimosso dalla ns cultura. Oggi che la ragione allargata ad altri paradigmi, toglie la ragione euclidea dal suo altarino, è il momento di riprendere in considerazione ciò che fu espunto. Comincia così un breve excursus storico del concetto di Logos, tradotto dai latini come ragione o legge universale. Nel farlo, ritroviamo un percorso di torsione del significato, preludio alla sua espulsione. Come se la Ragione fosse una dea che voglia imporsi come visione del mondo, stravolgendo il significato antagonista. Così da farne una caricatura più facile da demolire. Perciò è necessario recuperare le radici dei concetti per quanto siano "superate". Logos, presunta e falsa radice del ragionare aristotelico occidentale, non è affatto la Ragione, come traducono i latini, creando così una fake.

Nel Vangelo di Giovanni, [In principio era il Logos e il Logos era presso Dio e il Logos era Dio] Logos equivale a Sapienza divina. Sapienza divina, è una personificazione femminile, che indica qualcosa di esterno all'uomo. Molta acqua è passata sotto i ponti. Molto è cambiato nella consapevolezza umana, inaugurando l'idea che sapienza, equivalente di consapevolezza, sia qualcosa di più condiviso dalla materia inorganica e vivente. Allora è più consono alla modernità, tradurre sapienza divina con il termine di consapevolezza del cosmo. Il "con" davanti a "sapere", indica un sapere in qualche modo partecipato da tutto e tutti. Da non confondere con la sfuggente coscienza. La coscienza, individuale e collettiva, è un'isola precaria, in un oceano infinito. Dormendo, la coscienza non c'è. Mentre la consapevolezza c'è sempre. È più coerente riferirsi al Logos degli antichi, col termine equivalente di consapevolezza profonda, in qualche modo partecipata da tutto e tutti. Bisogna però riconoscere agli antichi la maggior sofisticazione della loro cosmologia, composta da sette cieli, di astrazione crescente, fino a Dio. Fra un Dio impensabile ed indicibile, e il mondo, c'era il Logos.

Nella teologia ebraico cristiana primitiva, il Logos è un attributo di Dio, che precede la creazione, e che ci appare come governo dell'universo. Logos è stato tradotto dalla cultura occidentale riduttivamente, quando va bene, come legge universale o naturale, con carattere statico (consono alla visione geometrica euclidea). Perciò è importante attenersi al significato più antico, di sapienza diffusa (che riconosce sé stessa in modo olistico e dinamico), piuttosto che a quello di ragione autoreferenziale, che tende a farsi assoluta, come Dio. In antico Logos è un'entità emanante da Dio, che ordina il cosmo, declinata al femminile come madre divina, che media tra il mondo e Dio. Scartando le proiezioni umane, ed adottando la prospettiva più moderna che c'è, quella quantistica, rimane l'idea di un campo infinito di potenzialità, che crei continuamente il mondo. Tale visione equivale a quella dello sciamanismo antico e moderno, che ha un'antica tradizione empirica. Bisogna però prendere atto che viviamo ancora in un paradigma meccanicistico euclideo, nel quale non c'è posto per qualcosa di astratto che preceda e causi la materia, la vita, la storia. Viviamo schizofrenicamente tra una visione del mondo "razionale", già scaduta da un paio di secoli, ed un paradigma antico, che ritorna con prepotenza in forme evolute, proprio per spiegare, con un ragionare ampliato, i fatti osservabili.

Nelle cosiddette neuroscienze, si vive in una sorta di stallo, riconosciuto per onestà intellettuale anche da neuro scienziati. Da decenni non si fa un solo progresso che risponda alla domanda: come nasce la mente dal cervello? Si finge di essere ad un passo dal capire, per ottenere finanziamenti, ma si brancola nel buio. L'ipotesi che la mente "abiti" altrove e che usi il corpo, non solo il cervello, per crearsi e riconoscersi, è scartata a priori. Ipotesi diversamente razionali in grado di spiegare la fenomenologia del pensiero e della coscienza sono possibili, ma guai a chi osi farlo, nella comunità della religione scientifica aristotelica. Nulla di strano: la razionalità moderna è letteralmente appesa ai suoi presupposti euclidei, che sono irrinunciabili, per il funzionamento del sistema scientifico. Il quale è sì razionale, ma in senso capitalista. Finchè non crolla il paradigma che regge il valore dei soldi, la Scienza può dedicarsi a qualcosa di più remunerativo.

Cenni storici secondo l'inventario Treccani

Eraclito, attribuisce al Logos la capacità di rapportare l'Uno al molteplice. È la Legge che mette in rapporto tutti gli aspetti del mondo. Ad essa dovrebbe conformarsi anche il modo di ragionare degli umani. «Il Logos pur discordando in sé stesso è concorde: armonia contrastante, come quella dell'arco e della lira.» Qui c'è l'idea del ragionare che connette tutto, anche i contrari. Non è un ragionare lineare, binario, bensì olistico. Il ragionare euclideo è tutt'al più ricompreso negli altri modi, come caso particolare, utile solo per certi scopi.

Nel Medioevo la scolastica usò ratio per tradurre dianoia, contrapposta al nous, tradotto come intellectus. L'intelletto (letto dentro) intuisce l'insieme. La ratio, il ragionare dialettico deduttivo, fa un percorso di inferenze logiche, per arrivare a delle conclusioni. Ma ha comunque bisogno dell'insight intellettuale, detto impropriamente "ragionamento induttivo". L'intuire non fa percorsi, è immediato e quindi non è ragionare. L'originario significato di ragione come discorso deduttivo, va riferito alla geometria di Euclide. Partendo da assunti iniziali, giungeva a delle conclusioni. Poi si serviva di quest'ultime, come premesse per ulteriori deduzioni. Ragionare era dunque dedurre inferenze, a partire da Aristotele, che si rifece a Euclide.

Al dedurre razionale e all'indurre intellettuale è stata aggiunto il ragionare adduttivo: «ciò che va dalla migliore informazione disponibile alla migliore spiegazione possibile», tipico del metodo scientifico. Tuttavia l'abduzione contiene l'intuizione intellettuale (un'ipotesi esplicativa da confermare). Ragionare adduttivo è un percorso di scelta delle migliori informazioni, per confermare un'intuizione. Non è puro ragionare. Perfino Einstein riconobbe che il campo da cui nascono le ipotesi è un mistero irrazionale. Ha "ragione" Aristotele a sostenere che l'unica forma di razionalità è quella deduttiva (dall'universale al particolare). Aristotele distingueva ragione da intelletto, perchè il ragionare deduttivo, pur potendo trarre conclusioni coerenti con le premesse, non può garantire la verità dei contenuti. Se il ragionare parte da premesse false, il risultato sarà falso. Aristotele assegnò pertanto all'intelletto la capacità di intuire la verità delle premesse, dalle quali scaturirà la dimostrazione.

L'intelletto intuisce l'essenza universale della realtà, da singoli casi particolari (equivalenza complessa tra i fatti e un'astrazione che li rappresenti). Questo procedere che culmina col momento intuitivo - intellettuale è avviato dall'epagoghé, un processo extra-razionale, che è diverso da "irrazionale": l'intuizione intellettuale era situata da Aristotele ad un livello superiore alla scienza fornita dalla ragione. L'impostazione aristotelica risentiva di Platone, che già aveva parlato di intuizione superiore al ragionamento. Tale superiorità sarà ribadita dal neoplatonismo e dal pensiero di Agostino, che distinse l'intellectus, o capacità di farsi illuminare dalle verità eterne, dalla ratio, o facoltà di discorrere e di applicare i concetti intuiti. Agostino usa i termini di ratio superior ed inferior ma fa opera disinformativa. Camuffò l'intuire come una forma di ragione e dando così la supremazia alla ragione. Non sorprende se, buttata l'agiografia che lo riguarda, si scopre che era un pennivendolo al servizio della ragione calcolatrice. Ricevette soldi ed onori per aver evirato il cristianesimo dalle istanze di riscatto sociale degli oppressi, facendone una istituzione imperiale di ossessionati dalla colpa sessuale, più che dal problema del debito.

Altro intellettuale pennivendolo fu Cicerone, sempre dalla parte ed al servizio della classe patrizia. Fu un méntore dello stoicismo, distorcendone il significato, in favore di un'interpretazione meno radicale, e più gradita alle classi agiate. Nello stoicismo radicale la ragione sembra contrapporsi alle passioni, nell'ambito di una visione del cosmo pervaso dal Logos. Se la ragione contrasta le passioni, si tratta però di due aspetti complementari dell'unico Logos, che consta di un principio attivo (heghemonikòn) e di uno passivo (pàthos). La ragione è dunque in tensione con le passioni, non le sovrasta. Per il ricco e colto Cicerone, la virtù stoica è invece scegliere razionalmente ciò che conviene. Riecco la razio calcolatrice, che smaschera chi egli fosse.

Distinguere tra ragione e intelletto, resterà valido fino al Settecento, in base alla convinzione che la ragione da sola non sia sufficiente: essa garantisce la coerenza interna delle inferenze, non la verità degli assunti. Nell'Umanesimo, Nicola Cusano sostenne che l'intelletto è superiore alla ragione perché a differenza della logica razionale, che è limitata dal principio di non-contraddizione, l'intelletto riesce ad intuire la comune radice di ciò che appare contraddittorio alla ragione, cogliendo unitariamente il molteplice tramite quella "coincidenza degli opposti" che è propria di Dio. E del Logos che ne è l'emanazione, su tutto e tutti.

Con l'età moderna e l'imporsi della ragione capitalista, ad essa si assegna un ruolo egemone nel produrre conoscenza e profitti. Se la scienza è il punto di equilibrio tra utilità e conoscenza, sulla distanza l'utilità prevale sulla conoscenza, e siamo ai giorni nostri. Non dovrebbero essere necessario fare degli esempi, per dimostrare che La Scienzah è il punto d'arrivo della ragione che calcola ... profitti.

Cartesio cercò di fondare l'autonomia e la superiorità della ragione. Pare fosse affetto dalla sindrome di Asperger, ma fece di necessità virtù. Elesse la ragione a strumento principale di conoscenza della verità, spostando il focus dal "fine" al "mezzo". Sottolineò l'importanza del metodo da seguire e degli obiettivi da raggiungere: «Volendo ricercare la verità, non si deve scegliere una scienza particolare. Si deve piuttosto pensare soltanto ad aumentare il lume naturale della ragione, perché in ogni circostanza essa indichi alla volontà ciò che va scelto». Come Cicerone, solo che nel suo caso il movente non era il soldo ma un disturbo neurologico che causa anafettività. Poi fu la ragione capitalista a scegliere Cartesio per i suoi scopi.

Hegel concepì la ragione non come strumento ma come entità suprema che si identifica con la verità. Assegnò all'intelletto un ruolo subordinato. Invertendo i ruoli di intelletto e ragione, estremizzò l'operato di Kant, che già ne aveva capovolto le funzioni assegnando all'intelletto la possibilità di conoscere in forma discorsiva, e alla ragione il compito superiore di rendere conto dei limiti della conoscenza umana. Con Hegel la ragione diventa creatrice, attribuendosi il diritto di stabilire cosa è reale e cosa non lo è. «Ciò che è razionale è reale. Ciò che è reale è razionale» sarà la summa del pensiero hegeliano: una realtà esiste solo se soddisfa certi criteri di razionalità, rientrando nella triade dialettica di tesi - antitesi - sintesi tipico del procedimento a spirale con cui la Ragione giunge all'Assoluto. Hegel giudicava irrazionale ogni principio trascendente posto a priori in forma intuitiva, sostenendo che ogni verità dovesse essere giustificata razionalmente prima di essere accettata, tramite la relazione dialettica che essa instaura col suo contrario.

Il flusso logico che collega una tesi ad un'antitesi convalida la tesi iniziale, in una sintesi onnicomprensiva, dando luogo ad una spirale, che si sostiene e si verifica da sola. È il ragionare per assurdo elevato a Verità. Così si abbandona la logica aristotelica che procede in modo lineare, da A verso B. La dialettica hegeliana procede in modo circolare: da B (negazione di A) fa scaturire C (sintesi), che è a sua volta la validazione di A. Questo modo di intendere il ragionare, appeso a sé stesso, fa coincidere lo strumento col fine. La logica di Hegel fu criticata, ma comunque usata da Marx per giustificare la teoria della rivolta di classe, sulla base del presunto procedere dialettico della storia, le cui leggi razionali egli intendeva illustrare. Fare della ragione che calcola i rapporti una Dea assoluta, sarà tuttavia oggetto di numerose critiche a partire dalla seconda metà dell'Ottocento. Nasceranno correnti filosofiche extra razionali, ma anche geometrie extra euclidee. Nietzsche scrisse per metafore perché aveva capito che Dio era morto e con lui anche il ragionare dialettico.

Ci si può esporre all'idea che fosse morta la stessa entità. "Dio è morto e lo abbiamo ucciso noi" equivale a "La Ragione, verità assoluta, unica, eterna, onnipotente, onnisciente, buona e giusta, creatrice e regolatrice del mondo, è morta"? È ciò che sta accadendo oggi. Basta sostituire "ragione civilizzatrice" con "ragione liberista, capitalista, estrattiva, schiavista, razzista etc". A) Dio è morto equivale a B) la ragione capitalista è morta equivale a C) la civiltà occidentale è morta.

A = B = C: Heleg sarà contento? Non penso proprio!

Che la ragione calcolante capitalista sia morta, anche se il funerale non è stato ancora celebrato, per evitare un disastro economico finanziario, traspare ormai da tutti i piani di lettura. Manca di andare fino in fondo a ricomprendere, nella definizione di ragione occidentale, non solo i contenuti filosofici, ma anche quelli più antichi e venali di ratio calcolatrice. Altrove sono giunto alla conclusione che, se il nascere dell'idea del Dio unico, non è successiva a quella di Ratio fruttifera, le è concomitante. Le prove storiche sono numerose. Le prime invocazioni religiose scritte, sono invocazioni al Dio contabile della ragione calcolante, che è poi il Dio del Catechismo che abbiamo tutti immaginato col libro dei peccati, cioè dei debiti. Il Dio contabile e la foglia di fico del Dio amoroso nascono insieme, con un'operazione di fusione concettuale che ho descritto altrove. Oggi muoiono insieme perché aspetti della stessa entità, che ha generato nel bene e nel male, il progresso. Nel momento in cui la ragione moderna sta crollando, si può e si deve iniziare a pensare che il crollo del Dio denaro ed il crollo del Dio etico, cui Nietzsche si riferiva, siano la stesso cosa. il Dio etico e il Dio che conta i debiti, che lo sottende, sono morti e li abbiamo uccisi noi. Che ne sarà del Dio dei filosofi e del Logos, sua emanazione nel mondo? Sono liberi di rientrare nei nostri pensieri con tutto il rimaneggiamento energetico che ne consegue quando un mondo crolla e se ne forma uno più evoluto.

Una supernova psicosociale

Altrove ho sviluppato l'intuizione intellettuale che scindere o fondere i legami strutturali che legano i nuclei astratti della ns mente, associata al ns corpo, come il software all'hardware, sviluppi energia psicosociale. Se fondere e scindere legami fisici richiede e genera energia, lo stesso accade per i legami logici che tengono in rapporto strutturale i concetti della mente umana. Si pensi all'energia che si libera dallo scindere o fondere concetti come: «io ti amo». Gli esempi possibili sono tanti. Più li cerchi e più ne trovi.

Tra gli altri la necessità di inventare un Dio degli eserciti o un Dio etico o un Dio dei debiti o un Dio denaro per formare, trattenere insieme e motivare un popolo. Si pensi alle guerre che bisogna inventare per tenere insieme una civiltà già morta della cui morte non si voglia prendere atto. I legami linguistico concettuali sono tenuti insieme da energia vera. La loro rottura libera un'energia potente e reale, che si automantiene. Come quella nucleare.

Di Ucdp

22.01.2026

NOTE

  1. https://scenarieconomici.it/addio-energia-oscura-una-nuova-geometria-dello-spaziotempo-potrebbe-spiegare-perche-luniverso-accelera/

Commenti (12)

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    1. akel 26 gennaio 2026

      Mi riesce veramente difficile capire come qualcuno possa pensare di parlare di un concetto partindo dal concetto stesso ma in questo caso vedo che scrivere «Ragionare sulla ragione» serve soprattutto per garantire all’autore la possibilità di presentare di forma acritica, come se fosse una specie di proprietà naturale, lo spazio semantico in cui è possibile la «ragione».
      Si offre una «solida base» affermando che esiste «il significato più antico di ragionare». Ma se i due concetti (significato e ragionare) hanno bisogno l’uno dell’altro per esistere (o forse è possibile l’astratto senza astrarre, e/o viceversa?) quello che rimane come più antico significato di ragione è una strana assenza, un vuto che la ragione non può spiegare.
      O forse l’autore sa spiegare come la ragione (quindi un significato) si formi prima della presenza di significati, e/o come i significati siano possibili prima di una «ragione»?
      A rispetto del logos molto più interessante è l’interpretazione di Heidegger per il quale il logos non «è la Legge che mette in rapporto tutti gli aspetti del mondo» ma partindo dal suo significato originale di «far apparire» fa del logos lo strumento attraverso il quale è disvelato quello che si manifesta.
      La verità è per gli antichi greci «Quello che si mostra»: ἀλήθεια è il fiorire del fiore, quindi l’apparire dell’essere e il logos quello che manifesta, rende visibile l’essere.
      Heidegger traduce logos come «Versammlung» che significa «raccolta», « riunione» che veramente non ha niente a che vedere con «legge». Oltrettutto non mi sembra sia possibile incontrare nei frammenti di Eraclito un concetto che possa essere tradotto con una qualche coerenza con quello che intendiamo oggi noi con «legge».
      Dove l'autore ha incontrato in Eraclito il concetto di «legge»?
      Grazie per l’attenzione.

    1. fiurdesoca 25 gennaio 2026

      Riconosco che la mia base culturale mi impedisce di cogliere appieno i termini dell’articolo.
      Dirò cosa ho capito sperando che l’autore voglia darmi conferma o smentita.
      Secondo l’autore la ragione è un metro troppo impreciso per misurare tutta la realtà.
      C’è qualcosa di oltre che chiamerei intuito che si colloca in una “dimensione” oltre la ragione.
      È quel qualcosa che agisce quando cerchiamo una soluzione ad un problema che all’improvviso senza ragionare ci da la soluzione.
      Questa “dimensione” nella nostra cultura non è valutata portando ad un modo di pensare di un certo tipo. Si potrebbe dire che è il limite del computer su l’uomo l’incapacità del computer di poter andare in sintonia con questa “dimensione”.
      La dinamica di questo modo di pensare, solo razionale, porta una serie di conseguenza che tutti in questo periodo stiamo vivendo.
      Secondo l’autore alla fine ci sarà un brusco cambio di prospettiva che riequilibrierà tutto dato l’energia non andrà persa.
      Avrò colto il senso dell’articolo?

    2. ric 25 gennaio 2026

      la ragione intesa come regola predefinita non esiste.

      ogni governo o epoca ne definisce i confini non determinati dai popoli

    3. oriundo2006 28 gennaio 2026

      L'unica regola è il principio di non-contraddizione.

      Questo fonda la logica, almeno quella antica, materia che dovrebbe essere insegnata a scuola come obbligatoria, in quanto 'ponte' tra materie scientifiche ed umanistiche.

      Questo principio vale infatti in ogni aspetto dell'umana esperienza, anche ad esempio nel diritto internazionale.

      Questo è fondato su di una regola 'aurea': 'pacta sunt servanda'. E perchè lo sono ?
      Perchè altrimenti tu, sottoscrivendo un patto e non rispettandolo, cadi in contraddizione con te stesso, con le tue precedenti volizioni. Dunque sei inaffidabile e pertanto la tua parola è zero.

      Gli esempi sono molti ed è inutile continuare se non per riaffermare ancora una volta che oggi siamo circondati da ignoranti delle basi stesse del pensiero e dunque dell' umana convivenza.

      La 'razionalità' è solo l' 'Adaequatio rei et intellectus', cioè l'adeguatezza del pensiero alla realtà dopo aver validato il principio di non contraddizione, ovvero non aver detto fesserie.

      Anche qui, sul blog, in difetto di argomentazioni valide logicamente, certuni si gettano nei famosi 'argumenta ad hominem', che non fondano la logica ma la retorica o meglio l' insulto e la caciara, appunto materie in cui l'ignorante eccelle incontrastato.

      Non faccio nomi ma mi avete capito.

    4. ric 28 gennaio 2026

      troppo difficile per me trovare agomenti per risponderti..
      Ma ti chiedo , cosa trovi di logico nella violenza della natura? La stessa che ci accompagna fin da Adamo fino a Trump o al massacro dei Palestinesi accompaganto dal silenzio del mondo intero ? Ma cosa sarebbe la logica senza un pensiero superiore che ne traccia il percorso da seguire pedestremente .?

      Io conosco solo l' analisi logica retaggio del latino di quando si studiava alle scuole medie , mi ha dato una traccia per le analisi, ma poi il mondo umano segue una logica di comodo che varia in ogni occasione necessaria. per farla passare per veritieri tutti i comportamenti. Cosa c'e' di logico in una gazzella che cerca di fuggire e dal leone che la vuole sbranare ? Boh...

    5. absitiniuriaverbis 29 gennaio 2026

      Boh! La gazzella ed il leone...bella domanda la tua!
      Ritengo che la natura sia ciò che è. mentre la logica (la nostra logica) sia uno dei molti linguaggio per cercare di decifrarla e di decifrarci.

      La natura sembra seguire in generale regole coerenti e matematicamente descrivibili, ma non è detto che queste coincidano con la nostra logica formale o il nostro senso comune. Il fatto che possiamo comprenderla parzialmente attraverso la logica è sia una grande fortuna per la scienza, sia un mistero filosofico ancora aperto.

      La risposta, quindi, potrebbe risiedere nel fatto che siamo noi stessi parte di quella natura e il nostro pensiero si è evoluto per interagire con essa.

    6. oriundo2006 29 gennaio 2026

      L' ultima parte la sottoscrivo in pieno. Più aggiungo un 'quid' di altro: è il lascito di Adamo, che ha fondato l'accesso alle verità 'superiori', tra cui quelle spirituali ed attraverso queste la comprensione del meccanismo della Natura.
      Noi siamo l' unico 'animale' che oltre a 'vivere' nella natura possiamo 'capirla', o almeno ci sforziamo di farlo.
      Ovvero elaboriamo una 'civiltà' con le sue 'risposte'' scientifiche' sempre perfettibili, al Tutto che ci circonda.
      E' la dimensione della Vita 'totale': 'esse est pércipi atque intelligere'.
      Qui sul blog l'argomento sta giustamente andando in tendenza con diversi post.
      Segnala una necessità: elaborare un 'intelligere' nuovo per riuscire a rispondere alla sfida che è stata lanciata al genere umano: stiamo andando oltre la Natura senza una guida certa.
      Le risposte che le religioni hanno dato nel passato sono troppo lontane ai problemi di oggi. Inutile chiosarne le indicazioni. Paiono davvero superate se non ridicole.
      In questi casi decisivi, il Signore del Tutto manda un Avatar sulla Terra: non c'è dubbio alcuno su questo, che sia o meno indice dell' Apocalisse.
      Io preferisco ancora pensare ad una 'Guida dei Perplessi', come diceva Maimonide alla sua epoca ma credo davvero che l'Ora sia giunta: i Segni ci sono.
      Non bisogna però sprofondare nell'angoscia o nel nichilismo ma parlarne in tutti i termini in cui possiamo.
      Perchè ?
      Oltre ad essere giustamente 'perplessi', siamo anche su di un punto di rottura tremendo rispetto al passato naturale stesso della nostra specie, che si 'creda' o meno.
      Suscitare un dibattito è quanto di più giusto e doveroso si possa fare.
      Grazie dunque alla Redazione, come sempre.

    7. absitiniuriaverbis 29 gennaio 2026

      Il tuo 'quid' apre una dimensione affatto trascurabile che magari sarà (dovrà) essere affrontata in un futuro che ritengo non lontano.
      In particolare il tuo ' stuamo andando oltre la natura senza una guida certa' mi riporta ad appunti presi tempo addietro in proposito che riassumo e condivido:

      1. Il superamento dei limiti naturali (oltre la Natura)Questa parte evoca il cuore della modernità: il dominio umano sulla natura attraverso la tecnica, la scienza e la ragione. Significa:·
      = Progresso scientifico e tecnologico: Manipoliamo il DNA, impartiamo il clima, creiamo intelligenze artificiali. Abbiamo superato i limiti che per millenni ci hanno definito.·
      = Rottura dell'ordine naturale: Ci allontaniamo da uno stato considerato "naturale" o armonico, sia in senso ecologico che filosofico. Viviamo in ambienti artificiali, relazioni mediate, corpi potenziati.·
      = Ambizione prometeica: La frase ha un sapore rinascimentale o illuminista, che celebra la capacità umana di forzare i confini imposti dalla natura. Ricorda il mito di Icaro o il Faust di Goethe.

      2. La mancanza di una bussola (senza una guida certa) Questa seconda parte introduce il dramma e l'angoscia del nostro tempo. Andare "oltre" è una cosa, ma farlo senza direzione è tutt'altro.·
      =Crisi dei riferimenti tradizionali: Le grandi narrazioni che ci guidavano (religione, ideologie, tradizioni) sono in crisi o relativizzate. Non ci sono più mappe certe per orientarci in questo nuovo territorio "oltre natura".·
      = Disorientamento etico: La tecnica avanza più velocemente della nostra capacità di comprenderne le implicazioni. Con quali principi guidare la bioetica, l'IA, la geo-ingegneria?·
      = Condizione postmoderna: Viviamo in un mondo frammentato, senza un centro o una verità assoluta. La "guida certa" è sostituita da opinioni temporanee, algoritmi e una sensazione diffusa di smarrimento.

      3. Il contrasto drammatico e il monito. La potenza della frase sta nel contrasto tra i due elementi:·
      = Potere senza saggezza: Abbiamo un potere smisurato (andare oltre la Natura) ma non abbiamo la saggezza o i valori universali per gestirlo (senza guida). È una ricetta potenzialmente pericolosa, che evoca scenari di hybris e catastrofe.·
      = Un viaggio nell'ignoto: L'immagine è quella di un viaggiatore che ha varcato i confini delle mappe conosciute, ma ha perso la stella polare. C'è eccitazione, ma anche paura e responsabilità.

      Riferimenti culturali:·
      Dante ("ché perdersi è in questa selva è cosa facile") per il senso di smarrimento.· Leopardi ("Il naufragar m'è dolce in questo mare") per la fascinazione verso l'infinito e l'ignoto.·
      . La critica alla tecnocrazia di filosofi come Heidegger, Anders o Jonas, che vedono nell'azione tecnologica senza una guida etica il pericolo supremo.
      · Il mito del Progresso e la sua crisi nella contemporaneità.

      In conclusione, ritengo che la tua frase catturi egregiamente la paradossale condizione dell'uomo contemporaneo: mai stato così potente nel trasformare il mondo e sé stesso, e mai stato così perplesso sul perché, verso dove e con quali limiti farlo.
      È un'affermazione che può essere letta come una diagnosi allarmante del nostro tempo o come una sfida a trovare nuove guide (etiche, filosofiche, politiche) per un'umanità che ormai gioca con forze un tempo ritenute divine.

    1. maghi 25 gennaio 2026

      mio nonno diceva che bisogna vivere con filosofia, cioè seguire, amare il sapere, la conoscenza. In effetti senza di lui, sarei stato come i miei coetanei, ossia un bruto costretto a correre dietro a millanta bandiere, come le anime dell'anti inferno dantesco. Invece l'amore della conoscenza, che lui mi ha infuso, ha aperto in me l'amore per lo studio, che unito alle capacità matematiche mie proprie, mi ha permesso di vivere una vita coi piedi per terra. Senza voli pindarici non si precipita mai disastrosamente. Scarto perciò la maggior parte dell'articolo, tranne alcuni ragionamenti di Hegel, Kant, Marx e Cicerone, che usò la facciata dello stoicismo per trasformarsi in un sofista a tutti gli effetti, minando le fondamenta della repubblica romana, causandone la morte, la trasformazione in impero, che gli sopravvisse pochi secoli, mentre quello orientale durò mille anni in più, perchè gli imperatori orientali capirono che i principi fondanti della repubblica romana, difesi da Catilina, erano gli unici, che potevano garantire la resilienza di una nazione. La scienza vera è quella che deriva dal metodo scientifico a base euclidea del mio antico corregionale Galileo Galilei. Tutto il resto è noia, come cantava Califano, ma non nel senso moderno di mancanza di stimoli, ma in quello antico: "L'etimologia di "noia" deriva dal latino tardo "in odium" (in odio), passato attraverso il provenzale "enueg/enoja", e originariamente indicava un forte sentimento di avversione o disgusto". Bisogna quindi detestare ogni trappola messa su intorno a noi per poter condurre una vita decente, che deve essere basata su insegnamenti di vario genere, spirituali, filosofici, morali, economici, sociali dalla provata valenza sperimentale. Costruirsi intorno un mondo ideale pieno di sogni e ragionamenti assurdi, conduce solo alla follia.

    2. maghi 25 gennaio 2026

      purtroppo il metodo scientifico è appellativa di poche menti. e si vede. Basta che gli occhi di uno che usa questo metodo, girino per questo mondo. Il mondo va ed è sempre andato come doveva andare, perchè la ratio vera, alias metodo scientifico, conta pochissimi adepti.

    1. absitiniuriaverbis 25 gennaio 2026

      Ma che ora è al Polo Nord of al Polo Sud?

      Questo è quello che la lettura del difficile (per me) articolo mi ha ricordato.

      Da quel poco che ho capito, la ragione non può essere oggigiorno un surplus, un extra, un pizzo dovuto ai burattinai di turno.

      La ragione deve funzionare come un paracadute aperto e sapendo, assumendo che non è né può essere universale.
      La mancanza di ragionevolezza porta solo all'uso della forza e chi vince detta le condizioni ragionevoli o meno.

    2. ric 25 gennaio 2026

      un piccolo paese Ateniese , imploro' gli Spartani di risparmiarli dalle loro scorribanbe ma di usare la ragione, adducendo che essendo un piccolo e insignifinate paese davano fastidio a nessuno , Gli Spartani risposero :

      perche' mai dovremmo usare la ragione quando abbiamo la forza ?

      e Trump ha capito immediatamente il messaggio .

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