QUEL FENOMENO DI GRILLO: DENTRO O FUORI IL SISTEMA ?

QUEL FENOMENO DI GRILLO: DENTRO O FUORI IL SISTEMA ?

DI VALERIO LO MONACO

ilribelle.com


Occorre dirlo per prima cosa, per evitare qualsiasi ambiguità o fraintendimento: Beppe Grillo non è
bravo, è fenomenale. E non parliamo del comico, che può piacere o meno, ma proprio del politico.
Di più, del lato strategico del politico. Essere riuscito a fare quello che ha fatto e quello che con
molta probabilità riuscirà a fare, all'interno del blocco (finto) democratico e mediatico attuale che è
in regime sul nostro Paese significa avere veramente qualcosa in più.

Grillo è addirittura eccezionale nell'uso della comunicazione e nell'utilizzo dei media, in primo
luogo della televisione, che riesce a piegare alle sue necessità senza frequentarla direttamente ed è
bravissimo dal punto di vista organizzativo. Lui o in ogni caso lo staff che, a tale scopo, ha attorno. E chiariamoci subito anche dal punto di vista della querelle Casaleggio: chiunque egli sia, se
dobbiamo valutare la parte strategica, organizzativa e di marketing, tutto l'eutourage di Grillo può
ragionevolmente dare la paga alla più costosa macchina da guerra elettorale statunitense che si sia
mai vista. E recentemente, in quelle che sono state le elezioni democratiche Usa più costose della
storia di quel Paese, è cosa che deve renderci orgogliosi proprio come italiani. Provasse chiunque
altro, con i mezzi economici e con il materiale umano italiano a realizzare quello che ha fatto
Grillo.


Altra premessa indispensabile: il fenomeno Grillo è oggi quanto di più entusiasmante vi possa
essere nel raccontare i fatti di politica interna del nostro Paese. Come ci ha detto Massimo Fini,
«oggi non parlare di Grillo, per un giornalista, non solo è un errore, ma significa proprio non
saper fare il proprio mestiere».



Detto questo, così come abbiamo fatto sin da quando è nato questo giornale - verificare in archivio,
please - continuiamo a parlarne proprio perché dal punto di vista giornalistico e dei fatti di politica
interna si tratta certamente di una novità assoluta pari, forse, solo a quella di Berlusconi subito dopo
Tangentopoli. Se allora c'era il Cavaliere a correre per convincere gli italiani e oggi, al di là di un
ennesimo fallimento totale della nostra classe politica, c'è una persona come Beppe Grillo e il suo
MoVimento 5 Stelle, vorrà pur dire qualcosa. Anzi, è già più di qualcosa. È molto.


Spezziamo una lancia a favore di Grillo anche, e lo facciamo subito, su uno dei temi di attualità,
inerenti il suo movimento, che la maggior parte dei commentatori e anche purtroppo di alcuni suoi
"attivisti" ha invece inteso nel senso più sbagliato possibile: la presunta poca democrazia esistente
all'interno del suo nuovo partito. Ebbene, la evidente guida autoritaria del MoVimento 5 Stelle da
parte di Beppe Grillo (altro che democrazia, suvvia) è quanto di meglio vi possa essere allo stadio
attuale della cosa. Di più, è quanto di meglio possa sperare anche l'ultimo dei simpatizzanti di
questo nuovo partito: il fatto che sia Grillo a decidere delle cose più rilevanti, lasciando alla base
una ampia libertà di azione su cose di minore conto, come la gestione locale, e invece decidendo in
prima persona sugli aspetti più spinosi e pericolosi di un soggetto in via di formazione come questo,
è il migliore scudo che si possa sperare per chi abbia a cuore le sorti di questa nuova realtà.
Che un movimento del genere, almeno nelle sue fasi iniziali, debba essere condotto con stretta
osservanza gerarchica è il migliore antidoto ai mali di crescita che una cosa del genere porta sempre
con sé. Ad esempio ai facili errori di inesperienza, cui va incontro chiunque, soprattutto in un
mondo di squali politici e mediatici asserviti come il nostro, e ai tentativi di infiltrazione, che da che
mondo è mondo sono una delle tecniche più efficaci per sabotare una cosa del genere. Gli attivisti
di Grillo che gridano alla poca democrazia interna dovrebbero invece baciare la strada dove
cammina il proprio leader. L'eccellenza è nelle minoranze, come è ovvio, non nelle maggioranze. E
non vi può essere, se non a livello locale e in modo diretto, come pure lascia giustamente fare
Grillo, una democrazia totale sulle decisioni più importanti da prendere. Altrimenti vincerebbero i
numeri. E i grandi numeri sono composti da mediocrità.

Ad ogni diktat di Grillo, ad esempio quello sulla partecipazione televisiva ai talk show, oppure
quello sui requisiti minimi per potersi candidare, i grillini dovrebbero ergere un monumento sulle
colline genovesi e di tutta Italia.


Per dirla in altre parole: in questa fase, se c'è una possibilità di riuscita in una operazione come
questa, ebbene essa non può prescindere dalla gestione verticistica del partito. Chi non lo capisce,
appunto, fa parte di quella massa che andrebbe docilmente a farsi sbranare da chi - Presidente del
Senato stesso, ovvero Schifani, in testa, che ha detto di voler cambiare la legge elettorale per evitare
di far arrivare il partito di Grillo all'80% - ha tutto l'interesse (proprio) a che il tentativo fallisca.

Endorsement per Beppe Grillo? Niente affatto. Perché detto tutto il meglio, in modo convinto, della
sua esperienza, onestà intellettuale vuole che, soprattutto a questo punto, ora che il suo partito punta
(giustamente) al Parlamento, ci si debba interrogare se è adatto a concorrere per la gestione centrale
dello Stato.


E qui arrivano le note dolenti. Non definitive, ma certamente allarmanti.


Intanto, prima considerazione: Grillo ha deciso di combattere il sistema dal suo interno. Essendone
un corpo estraneo, ed esterno, ha comunque deciso di infiltrarsi al suo interno per provare a
cambiarne le regole, invece che puntare a testa bassa a raderlo al suolo. Al di là di come la si pensi,
e in questo caso la nostra opinione è irrilevante, si tratta di una scelta. E questa, con le sue
implicazioni, va valutata.

Scegliere di battersi in questo modo infatti mette in guardia sui possibili problemi. Il primo, quello
di come entrare, pare già ampiamente superato: bontà sua e dei suoi attivisti, e manifesta incapacità
della classe politica attuale, Grillo sta spopolando. Ed è una marea montante. Proveranno in tutti i
modi a evitare il suo ingresso in massa al Parlamento ma non ci riusciranno. Allo stato attuale della
politica interna, appare che ogni mossa tra quelle messe in atto dai pachidermi di un tempo si ritorca
regolarmente contro di essi. Grillo entrerà in Parlamento.

E da lì, come si dovrebbe, il suo partito dovrà cercare nella peggiore delle ipotesi di fare
opposizione strenua ai vecchi partiti, e nella migliore - sperata anche da queste parti - di indirizzare
il Paese verso una nuova politica.




La domanda da porsi, per poter avere una opinione in merito alla scelta di Grillo di combattere il
sistema dall'interno invece di tentare di raderlo al suolo è la seguente: siamo, al momento, in una
situazione dove ancora qualcosa si può salvare oppure no? In altre parole, per cambiare la
situazione, basta ancora cercare di cambiarne le regole oppure siamo nella fase in cui andrebbe del
tutto rovesciato? Perché delle due l'una: se si capisce che qui siamo alla fine di un mondo, di un
modello di sviluppo e di tutti i suoi derivati (pseudo-filosofici, come il mercatismo, economici,
come la finanziariazzazione, etici, come la supremazia dell'individualismo sul comunitarismo,
ecologici, come la cecità del continuare a consumare sino alla fine delle risorse, e morali, come il
continuo sfruttamento dei quattro quinti del territorio e soprattutto delle popolazioni del mondo a
discapito di tutto il resto) allora non ci sono alternative: ciò che c'è va spazzato via con una vera
rivoluzione. Armata e cruenta. Altrimenti, se si pensa di poter cambiare regola per regola,
emendamento per emendamento, una impalcatura che sta crollando nel suo insieme, allora va bene
la scelta fatta dal movimento di Grillo. La nostra opinione è nota ed è inutile ribadirla.

Ma torniamo a Grillo e al suo ingresso al Parlamento, per la politica nazionale.

La politica, anzi, il Politico - e la P maiuscola in questo caso è d'obbligo - implica l'avere in mente
un obiettivo. Che a livello nazionale non può essere solo di gestione della cosa pubblica. La
diciamo semplice: implica avere una visione del mondo, una volontà e quindi una capacità
strategica e tattica per individuare la direzione da prendere e dunque percorrere le tappe necessarie
per raggiungerla.


Qui, il partito di Grillo, appare del tutto impreparato. Il cardine della sua nascita, crescita e attività è
stato quello doppio della correttezza morale (nessun condannato in Parlamento, nessuna corruzione,
buona gestione della cosa pubblica) e dello spazzare via le vecchie, logore, corrotte, nauseabonde e
incapaci classi politiche precedenti. Questo è il suo piano. E non è affatto poco, anzi. Basterebbe
questo per votarlo? Può darsi. A guardare intorno, infatti, non si vede (quasi) altro. Cosa diversa
sarebbe se si riuscisse, una volta nella vita, a vedere messe d'accordo le ali estreme extra
parlamentari, a sfondo unanime sociale, ma aspettare tale evento equivale, ormai lo si può dire, a
condannarsi a non vederlo mai. Per ora invece questo offre il convento: il vecchio, e quando
diciamo vecchio includiamo anche tutti i matteorenzi dell'ultima ora, beninteso, oppure il nuovo e -
per ora - il diverso: Grillo.




Ma politica di Stato è cosa differente rispetto alle battaglie sul territorio, nello specifico e nel
particulare caso per caso. È cosa molto differente dalla gestione comunale, provinciale o regionale.
È, appunto, affare di Stato. Di uno Stato che oggi è insito in un Continente indefinito come l'Europa
- o definito solo finanziariamente da chi ne è a capo - e soprattutto in un mondo dal quale non può
prescindere. A livello di Stato, di Nazione, non conta nulla decidere come gestire un semaforo
comunale, conta come rapportarsi alla realtà globale nella quale si agisce, conta se accettare od
ostare a pressioni che arrivano da fuori. Conta avere, appunto, una idea di nazione e di mondo, e
sinteticamente rispondere alle domande ulteriori, strategiche, "superiori", relative ai temi di fondo
(e fondanti) di qualunque soggetto nazionale all'interno di questo mondo. Sono domande che
abbiamo posto a Beppe Grillo, indirettamente, visto che direttamente non se le lascia porre, più e
più volte, proprio da questo giornale e alle quali Grillo non ha mai risposto. Sovranità, moneta,
modello di sistema, rapporti con l'Europa, con la finanza e insomma non sono una novità per chi ci
legge da tempo.


Grillo non ha risposto perché forse non ne ha idea. Diciamo forse, perché in un angolino della
nostra coscienza c'è invece la speranza che abbia le idee chiare su questi punti cardine, e che magari
aspetti ancora per tirarle fuori. Di certo, però, non le ha il suo partito. Il MoVimento 5 Stelle - e
questo Grillo lo sa benissimo, ne siamo certi - è del tutto privo di quella cultura politica e filosofica
che è invece necessaria a un partito che si proponga di guidare una nazione.



Tempo addietro Grillo aveva chiamato a sé, quanto meno come testimonianza, intellettuali di varia
natura, ma tutti dotati dell'eccellenza di pensiero all'interno dei propri campi di indagine. Maurizio
Pallante, Giulietto Chiesa, Massimo Fini, tra gli altri. E anche quel genio di Bergonzoni. Voleva
significare la volontà di coagulare attorno al movimento, e poi farli diventare pensiero portante, la
decrescita, la geopolitica verso est e non verso gli Usa, il ritorno dell'uomo al centro rispetto
all'economia e il ritorno dell'arte e dell'eccellenza vissuti per quello che dovrebbero essere? Forse.
All'epoca forse significava questo. Ma poi, in tal senso, non vi è stato più nulla. E per ora -
sottolineiamo, con un velo di speranza, per ora - è così. Il che è terribile, perché se l'unica forza che appare davvero in grado di scardinare il vecchio e putrido esistente politico del nostro Paese va all'arrembaggio e riesce ad abbordare e a sconfiggerlo, ma arriva sul cassero senza le capacità giuste per poter governare la nave, e facile auspicare che stiamo andando incontro all'ennesima delusione.


Diciamolo chiaramente: al MoVimento 5 Stelle manca la classe dirigente, perché mancano le idee
da "dirigere", perché, in definitiva, manca il pensiero intellettuale da far diventare Politico. E sino a
che non si doterà di questo, potrà sì governare bene a livello locale, e potrà probabilmente arrivare
anche a governare a livello centrale. Ma senza una Politica da attuare. E gli esiti, in tal senso, sono
facilmente immaginabili.



Votare oggi per Grillo equivale dunque ad aver scelto di combattere il sistema dal suo interno.
Equivale certamente alla volontà di spazzare via la vecchia politica del nostro Paese - il che è già
molto, lo ribadiamo - ma riguardo ai grandi temi della nostra epoca, equivale anche a firmare a
Grillo e al suo partito una fiducia in bianco. A votare un programma politico che sui temi veramente
importanti non esiste. Che è tutto da scrivere. Il che si potrebbe anche accettare, beninteso, ma
sarebbe necessario almeno sapere attorno a quali pensieri, a quale visione del mondo (più
semplicemente: a quali testi, a quali autori, a quali intellettuali) si andrà a cercare di formularlo.
Perché se ci si deve affidare alle federichesalsi che abbiamo visto in televisione e poi a indispettirsi presuntuosamente per essere state richiamate giustamente all'ordine, ebbene decidere di votarlo o no, il partito di Grillo, a livello di elezioni Politiche, non sembra neanche una domanda da porsi.

Valerio Lo Monaco

www.ilribelle.com

novembre 2012

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Commenti (63)

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    1. sandman972 22 novembre 2012

      Si, e il bello è che invece stiamo tutti a discutere del sesso degli angeli: se il movimento parla di tutti gli argomenti che ci interessano, se sia democratico, se Grillo ha la figlia cocainomane, se casaleggio è imparentato con i rettiliani.



      Tanti voli pidarici e nessuno che faccia il ragionamento più pratico e terra terra, ovvero che 1) non andare a votare fa il LORO gioco 2) ora come ora se vai a votare puoi darlo solo al M5S, perchè forse c'è della merda anche in quello, ma il resto è tutta merda DI SICURO.

      A me sembra di una facilità estrema, ma evidentemente non è cosi.

    1. MrStewie 22 novembre 2012

      Era d'accordo con l'articolo, e sono ancora più d'accordo con quanto dici. Non vorrei citare troppo Mondart, ma è incredibilmente curiosa la coincidenza fra gli opposti. Facendo un passo indietro, ormai è chiaro come il binomio sinistra-destra fosse teso a squalificare l'autorità parlamentare, affinchè il giochino del terzo risolvesse il dilemma: il tecnico. Oggi- mi ripeto- è incredibilmente curioso notare che a constrapporsi al tecnico di cui prima (strumento di controllo dall'alto di una oligarchia) un movimento popolare che si intende dal basso: l'esatto opposto. La tempistica con cui con anni di anticipo il M5S si è formato, ben prima che ci chiedessimo chi diavolo fosse Monti, è strabiliante. Se questo fosse il caso, è chiaro che il M5S diventa semplicemente "funzionale" a qualcosa. Il qualcosa è il terzo soggetto che risolve il contrasto finanza-popolo (ammesso che questo sia il binomio esatto!).

    1. Mondart 22 novembre 2012

      Scusate se anche qui torno a fare l' esempio del Trentino: il Trentino ha sì una sua "autonomia AMMINISTRATIVA" ( e praticamente anche "monetaria", nel senso che gode del "giusto" quantitativo di circolante interno, mentre a noi ne viene lasciato meno della metà ), ma non ha autonomia di poter politicamente interferire con le scelte "italiche".


      Da come si stanno pian piano prospettando le cose, par di capire che UNO SCHEMA ANALOGO guiderà la costruzione dell' "Europa dei Popoli" ( vs. Europa dei Banchieri ). Per questo non si toccano argomenti che competeranno alla SOVRANITA' EUROPEA, e non a quella interna che sarà appunto di tipo prevalentemente "amministrativo" ( ossia esattamente il rapporto intercorrente oggi tra Trentino e Italia ).

      Il "recupero di sovranità" verterà quindi in questo contesto verso un recupero di potere economico e sociale e strutturale interno, ma non potrà certo interferire con scelte di "politica estera", che rimarranno competenza Europea: chi crede ad un recupero "pieno" di sovranità nazionali si illude, in quanto la direzione tracciata, e ormai di fatto conseguita, è altra ed ormai "politicamente irreversibile" ( come si è premurato di rendere pubblico lo stesso Monti in non so quale congresso internazionale ).

      Siamo NEL sistema dunque ( sia con Grillo che col -penso complementare- Barnard ), ma non è detto che ciò sia per forza da vedere in modo DISTOPICO: ED E' PROPRIO QUESTA TENDENZA A "TOGLIERE STRUTTURA" SENZA VOLER PER FORZA "SOSTITUIRLA" a farmi nutrire un leggero ottimismo ( visto, come sto imparando il politichese ?! ) sulla volontà della direzione intrapresa, che par di capire dovrebbe effettivamente andare in una direzione popolare, e ad una redistribuzione ampia e di base dei poteri "interni".

      Torniamo al Trentino ( il cui modello penso si avvicini molto a quello che sarà la futura costruzione "interna" degli Stati Europei ): qual'è il suo "baco nella mela" attuale ? La "maldistribuzione" della sorprendente potenzialità economica ivi lasciata, dovuta proprio a "sovrabbondanza" ( e non carenza !) di struttura. Una struttura che finisce per essere nepotista, corruttibile, insomma per inficiare, favorendo fazioncine e potentati locali, il gettito delle sovvenmzioni che così cadono "a macchia di leopardo" invece che "a pioggia" ... Un Grillo porterebbe quindi il Trentino a poter più pienamente e propriamente utilizzare la potenzialità monetaria messagli a disposizione ...

      Ed ecco che tutto torna, se guardato in questa ottica, a costruire quella perfetta coerenza ( anche se non del tutto dichiarata ) degli obiettivi che si stanno a mio vedere in comune accordo perseguendo di "ricostruzione sistemica" dove un Grillo, come sopra, potrebbe portare l' Italia a poter meglio e più pienamente sfruttare la potenzialità economica che le verrebbe fornita da un Barnard. Tutto quadra, in una perfetta ottica di unificazione prettamente "massonica" ( e anche questa non è detto sia da vedere solo in senso distopico ).

    1. Mondart 22 novembre 2012

      Scusa Freda se anche qui torno a fare l' esempio del Trentino: il Trentino ha sì una sua "autonomia AMMINISTRATIVA" ( e praticamente anche "monetaria", nel senso che gode del "giusto" quantitativo di circolante interno, mentre a noi ne viene lasciato meno della metà ), ma non ha autonomia di poter politicamente interferire con le scelte "italiche".


      Da come si stanno pian piano prospettando le cose, par di capire che UNO SCHEMA ANALOGO guiderà la costruzione dell' "Europa dei Popoli" ( vs. Europa dei Banchieri ). Per questo non si toccano argomenti che competeranno alla SOVRANITA' EUROPEA, e non a quella interna che sarà appunto di tipo prevalentemente "amministrativo" ( ossia esattamente il rapporto intercorrente oggi tra Trentino e Italia ).

      Il "recupero di sovranità" verterà quindi in questo contesto verso un recupero di potere economico e sociale e strutturale interno, ma non potrà certo interferire con scelte di "politica estera", che rimarranno competenza Europea: chi crede ad un recupero "pieno" di sovranità nazionali si illude, in quanto la direzione tracciata, e ormai di fatto conseguita, è altra ed ormai "politicamente irreversibile" ( come si è premurato di rendere pubblico lo stesso Monti in non so quale congresso internazionale ).

      Siamo NEL sistema dunque ( sia con Grillo che col -penso complementare- Barnard ), ma non è detto che ciò sia per forza da vedere in modo DISTOPICO: ED E' PROPRIO QUESTA TENDENZA A "TOGLIERE STRUTTURA" SENZA VOLER PER FORZA "SOSTITUIRLA" a farmi nutrire un leggero ottimismo ( visto, come sto imparando il politichese ?! ) sulla volontà della direzione intrapresa, che par di capire dovrebbe effettivamente andare in una direzione popolare, e ad una redistribuzione ampia e di base dei poteri "interni".

      Torniamo al Trentino ( il cui modello penso si avvicini molto a quello che sarà la futura costruzione "interna" degli Stati Europei ): qual'è il suo "baco nella mela" attuale ? La "maldistribuzione" della sorprendente potenzialità economica ivi lasciata, dovuta proprio a "sovrabbondanza" ( e non carenza !) di struttura. Una struttura che finisce per essere nepotista, corruttibile, insomma per inficiare, favorendo fazioncine e potentati locali, il gettito delle sovvenmzioni che così cadono "a macchia di leopardo" invece che "a pioggia" ... Un Grillo porterebbe quindi il Trentino a poter più pienamente e propriamente utilizzare la potenzialità monetaria messagli a disposizione ...

      Ed ecco che tutto torna, se guardato in questa ottica, a costruire quella perfetta coerenza ( anche se non del tutto dichiarata ) degli obiettivi che si stanno a mio vedere in comune accordo perseguendo di "ricostruzione sistemica" dove un Grillo, come sopra, potrebbe portare l' Italia a poter meglio e più pienamente sfruttare la potenzialità economica che le verrebbe fornita da un Barnard. Tutto quadra, in una perfetta ottica di unificazione prettamente "massonica" ( e anche questa non è detto sia da vedere solo in senso distopico ).

    1. albsorio 22 novembre 2012

      Concetti impolverati

    1. albsorio 22 novembre 2012

      P.S. per accendere il candelotto basta andare a votare TUTTI, ovviamente M5S, agli indecisi e a chi ripugna questo sistema "democratico" chiedo cosa hanno da perdere? Un po di tempo e una ics su un foglio di carta! Se poi faranno male anche questi, bhe, potrai sempre dire di averci provato.

    1. Aironeblu 21 novembre 2012

      Io veramente su tutti questi temi tanto cari qui sul forum, ho sentito parole ben chiare e prese di posizione ben forti da parte di Grillo. Che poi parli con intelligenza piuttosto che partire a testa bassa, dimostra una certa lungimiranza, la sola che può portare a realizzare obbiettivi tanto impegnativi.

    1. Aironeblu 21 novembre 2012

      Assalto ai padroni, tu e chi? In tutto quello che scrivi dimostri che senza padroni non conceposci nemmeno la possivilità di esistere!

    1. Aironeblu 21 novembre 2012

      Ragionamento assolutamente coretto: il non-voto è un voto al sistema, anche se nella scheda scrivi vaffanculo. E l'unica alternativa possibile oggi, Beppe Grillo, è l'unica forza di una certa consistenza che da 20 anni è impegnata per una rivoluzione democratica che parte dalla coscienza dei cittadini.

    1. Aironeblu 21 novembre 2012

      Mi fa piacere, credo che siano le conclusioni a cui bene o male arrivi chiunque si prenda qualche ora, peraltro poacevolmente scorrevole, di tempo per ascoltare Beppe Grillo e riflettere sugli argomenti sollevati, che sono veramente qualcosa di nuovo, rivoluzionario, ma soprattutto intelligente. Poi, come tutti, anche lui ogni tanto mostra qualche limite, ma rispetto ai discorsi della vecchia dỉigenza politica ed economica, siamo avanti di millenni.

    1. alvise 21 novembre 2012

      Non conosco tutti i papabili del 5 stelle, ma una persona si, che sarà sicuramente nello staff politico del 5S, è una brava, secondo me, economista, ascoltata, letta, e conosciuta personalmente, è la Loretta Napoleoni. Forse non sarà la Krugman italiana, ma la sua materia la conosce bene. Sicuramente non meno di Giannino ed altri cialtroni che stanno per entrare in politica. Quindi un politico capace, che conosce bene la City Inglese, cosa non da poco per futuri rapporti, e quindi sarebbe un ministro ideale per un dicastero così importante per la crescita del paese. Ma forse tu non sei d'accordo su quanto dico.

    1. Ercole 21 novembre 2012

      carlo marx e il nostro candidato, ma non viene presentato su nessuna lista........da sempre si e battuto contro il parlamentarismo borghese,sono 150 anni ... ce lo diceva che sarebbe finita male ,ed aveva visto giusto, che ne pensate......

    1. yiliek 21 novembre 2012

      Domanda: che ne pensate del Movimento libera Italia di Bruno Poggi come alternativa del m5s o come suo concorritore in parlamento per liberare un po di culi molli da quelle sedie?

    1. albsorio 21 novembre 2012

      " C'è stata in mezzo la DC, una specie di CL ma molto più "onesta", con leader del calibro di Fanfani e Moro."---- mi sembra che manchi qualche nome... meglio dimenticarli :-) , Fanfani bho se lo dici tu, io ho seri dubbi.

    1. Ercole 21 novembre 2012

      chi lotta puo anche perdere , chi non lotta ha gia perso....

    1. Ercole 21 novembre 2012

      chi lotta puo anche perdere , chi non lotta ha gia perso....

    1. totalrec 21 novembre 2012

      sostituire la classe dirigente in blocco (con giovani sicuramente per la maggior parte in buona fede e onesti), spostando l'attenzione dalle scelte politiche, al sistema di rappresentanza


      E' appunto questo il motivo per cui il M5S è inutile, nella migliore delle ipotesi, o perfino dannoso, nella peggiore.


      Sono proprio le scelte politiche e gli uomini in grado di compierle che ci mancano da vent'anni. E' questo il motivo per cui siamo ridotti alla canna del gas. Non ci manca certo la "rappresentanza". Essa è sempre quella scelta dall'elite politica dominante. E l'elite politica dominante, nei paesi privi di una classe dirigente autoctona, è quella dei grandi centri di potere internazionali (Stati Uniti e Germania, nel nostro caso). Non so in che lingua ripeterlo: non ci serve né pulizia, né "persone oneste", né raffinati sistemi di rappresentanza. Ci serve una classe politica/dirigente nazionale degna di questo nome, in grado di contrastare i gruppi politici esteri che attualmente ci tengono in pugno, e quindi fornita di una solida base teorica per agire in questa direzione. Proprio ciò che i bimbiminchia di Grillo, con le loro frasi fatte e i loro programmini ricopiati dai biscotti della fortuna, dolosamente o no, stanno facendo di tutto per dissolvere in via definitiva.


      (GF)

    1. AlbertoConti 21 novembre 2012

      Se ci fosse un livello di maturità culturale e politica in Italia sufficiente a riempire di contenuti la democrazia diretta e partecipata, ci sarebbero partiti democratici (di fatto, non di nome e basta) che non hanno bisogno di leader, perché avrebbero la forza di autodisciplinarsi. Siamo all'opposto, ignari, ineducati al ragionamento, inconsapevoli, egocentrici, individualisti, litigiosi e incoerenti. Un non-popolo così ha creato Mussolini, che gli è andato bene per vent'anni, come più tardi Berlusconi, con la differenza che il primo pensava a loro, il secondo solo a se stesso e ai suoi amichetti. C'è stata in mezzo la DC, una specie di CL ma molto più "onesta", con leader del calibro di Fanfani e Moro. Insomma, popolo bue con i leader che si merita, o meglio che si può permettere nelle sue reali condizioni. Il M5S segue questo sogno, ma lasciato a se stesso non durerebbe un mese, perchè la materia prima è ancora grezza, la cultura non è acqua e non si fa in una breve stagione di spettacoli esilaranti. Per fortuna che Grillo c'è, una tabula-rasa politica ma un capo-comico con le palle, sue o di controfigure non importa. E' il massimo che si possa sperare in questa fase di transizione. Comunque molto meglio della Lega di Bossi, che invece una linea politica ce l'aveva nel dopo-tangentopoli1, una linea politica che più di m... non si può, anch'essa intrisa di ignoranza ma con velleità "idealistiche". Il rischio di fungere da innoqua falsa valvola di sfogo oggi c'è, come allora, ma anche come nella rivoluzione francese se è per questo. Diciamo che abbiamo una chanches, di crescere una buona volta, forse l'ultima occasione concessa dalla storia.

    1. nigel 21 novembre 2012

      C'e qualcosa (che non sia la morte) di cui si possa essere matematicamente sicuri ?

    1. nigel 21 novembre 2012

      Ogni opinione e' rispettabile. Personalmente non la condivido

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