POPULISMO? IL POPOLO VUOLE LA NARRAZIONE, NON LA VERITA’…

POPULISMO? IL POPOLO VUOLE LA NARRAZIONE, NON LA VERITA’…

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Populismo, questo sconosciuto!! A ognuno il suo populismo. Ingombra l’inconscio collettivo delle folle irrequiete, gratifica le loro sollecitazioni di benefici umanitari, illude le loro nostalgie democratiche, rassicura le loro ansie metropolitane. Insomma non lo si nega a nessuno, soprattutto nel tempo malsano e degradato dell’egemonia dei banksters, dove la democrazia appare sempre più agonizzante e i Parlamenti degli Stati europei si sono svuotati di potere politico rappresentativo.


Il populismo infatti ha assunto diverse facce nell’arco della storia, e mistificando i propri fini e i propri interessi, ha comunque seminato bufale a volontà, camuffando i veri intenti con i falsi ideali proposti e i discorsi retorici ad effetto. Screditato poi, dopo l’ipocrisia del passato fascista, il populismo sta riconquistando terreno presso l’opinione pubblica, disorientata dalla ridondanza di significati privi di alcun senso, mentre i partiti esistenti facilitano questo revisionismo, perché non avendo veri programmi si sono trasformati solo e unicamente in dispositivi elettorali per vincere le elezioni: il loro paradigma dovrebbe essere “overcoming” invece di “planning”.

Gli attuali partiti, di sinistra come di destra, apparati di potere e interesse, hanno sostituito le classi sociali con le categorie borghesi e popolari a-politiche e decontestualizzate: le “donne”, i “giovani”, gli “immigrati”, i “gay”, e via discorrendo. Ai diritti sociali, tutela del benessere moderno, si sono sostituiti i diritti universali ed estetici e l'opera di smantellamento dei miti fondanti della modernità ha prodotto la progressiva compressione del benessere.
Il populismo postmoderno propone accidentalmente i tratti di una narrazione sempre più inquieta e devastante, dove le solide, compatte e stabili narrazioni della modernità si sono frantumate contro il nonsense di un sistema sociale globalizzato, privo di un baricentro definito, e sfilatosi verso una remota periferia a-ideologica, corredata socialmente di favelas agitate e baracche fatiscenti.

Le classi popolari dunque, orfane del “populismo marxista”, rappresentato ora dai fantasmi postmoderni dei partiti della sinistra storica, hanno abbandonato ufficialmente i partiti mainstream e si sono rivolte in maggioranza alle forze populiste (Movimento 5 Stelle prima e Lega Nord poi). Di queste strategie illusionistiche si ciba Matteo Salvini, come di una pozione di mandragola soporifera, che poi riversa sulle masse adoranti, eccitando le loro frustrazioni e incoraggiando le più disparate istanze.

Ma al popolo postmoderno non interessa la “verità” dei fatti né il senso degli eventi, perché vuole ascoltare solo le narrazioni. Però non più le grandi narrazioni della modernità, sistemi filosofici emancipativi, quali Illuminismo, Idealismo, Marxismo, ma favole illusionistiche, emerse direttamente dal nuovo oscuro inconscio collettivo, deriva inquieta e potente del fallimento del sogno modernista. Del resto anche l’allegoria del “mito della caverna” spiega perfettamente come gli uomini vogliano essenzialmente dei racconti e non riconoscano il sapere: preferiscono guardare le ombre che scorrono sulla parete piuttosto che girarsi verso l’abbagliante luce del sole. (Platone, La Repubblica)

Ecco perché sotto il palco leghista del 28 febbraio a Roma, c’era quel popolo ignorato e dimenticato della middle-class globalizzata, che pendeva dalle labbra del suo “guru”. C’erano pescatori, allevatori, operai, commercianti, agricoltori, artigiani, tutte quelle categorie sociali che rappresentano il ceto produttivo dell’Italia. E il “ball boy” del sistema, voce narrante regredita, che mistifica una metamorfosi orfica rispetto alla Prima Lega, diffonde ossessivamente le nuove (e antiche) minacce metropolitane: migranti e clandestini che invadono il paese, offrendo manodopera a basso costo, ingrossando le file della microcriminalità e minando così la serenità sociale; grottesche crociate contro l’Islam, riallineatesi integralmente con l’ordine capitalistico occidentale, unica dimora dei diritti e della ratio; euro killer che massacra l’economia dell’Italia, divenuta il sud Europa (contrappasso dantesco).

Ma perché la stampa mainstream ha sbandierato ai quattro venti la manifestazione di Salvini, acclamandone il successo strepitoso (invece piuttosto improbabile date le modeste cifre dei partecipanti), e invece ha taciuto spudoratamente sulla manifestazione milanese contro il Jobs Act e il lavoro gratuito all'Expo, contro Lega, fascisti vari (Casapound) e governo Renzi, che ha visto scendere in piazza tra le 40 e 70 mila persone? Forse perché la Nuova Lega di Salvini non è poi così “nuova”, anzi è piuttosto esattamente funzionale al sistema ?

Già, perché il nuovo giornalismo “postmoderno” si caratterizza per la ridondanza dei significati, che oscurano il senso degli eventi. La “notizia” della postmodernità consiste nella negazione stessa dell’informazione, perché non mira a “informare” sulla “verità” dei fatti, ma li reinterpreta “deformandoli”, proprio per oscurarli completamente (Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti). Un giornalismo che diffonde una rappresentazione virtuale, basata su schemi che non hanno più alcun senso reale, un giornalismo scorretto e disonesto, che non agisce al servizio del lettore, ma è sfacciatamente asservito al potere finanziario, vero e proprio regime euroatlantico autoritario.

Audace e spavaldo inoltre il populismo celodurista di Matteo Salvini, reduce da cerchi d’oro e anelli di diamanti dei vecchi tempi, vate carismatico della Nuova Destra, ma ristrutturatosi attraverso l’affiliazione iniziatica con gli economisti dalla B maiuscola (Bagnai/Borghi), ora è pronto a genuflettersi remissivo agli ordini del leader con l’altra B (Berlusconi).
Interessante anche il “populismo postmoderno” del filosofo Diego Fusaro, che non perde occasione per divulgare dogmi depistanti e confusi al suo pubblico assetato di verità metafisiche: “Personalmente, non sono tra coloro che gridano ossessivamente “fascista!” per delegittimare a priori l’interlocutore (Salvini). Da Socrate ho imparato che si dialoga con tutti, senza esclusioni. Se si rifiuta il dialogo, si ha perso in partenza. Il fascismo è un’esperienza morta e sepolta nel 1945.” Quindi dialogare con tutti, perché se si rifiuta il dialogo si è perso in partenza. Niente fascisti, né razzisti, né gattopardi rigenerati, semplicemente utili idioti del sistema, gatekeepers servili a guardia del cancello del capitale. Poveri leghisti, così ingenui e così generosi !!

Poi viene il “populismo riformista” di Matteo Renzi, satrapo coloniale del Nuovo Ordine Mondiale, capace di realizzare a comando riforme epocali che passeranno alla storia, come lo smantellamento ossessivo di ciò che resta della democrazia e del welfare state: Riforma del Senato (camera privata della sovranità istituzionale e composta da 100 senatori nominati), Jobs Act (precariato a vita), Riforma della Carta fondamentale dello Stato italiano, divenuta obsoleta e superflua per il profitto dei banksters della Troika (40 articoli revisionati); Riforma della legge elettorale “Italicum” (premio di maggioranza iperbolico per chi arriva primo e liste bloccate). E poi ancora in cantiere la Riforma della giustizia e quella della scuola.

Che dire? Ricordo con rabbia il populismo generoso, ingenuo, ma potente di Pier Paolo Pasolini, che immaginava un dialogo sulla tomba di Gramsci (Le ceneri di Gramsci), in uno scenario sociale italiano ormai mutato, attraversato da un marxismo in solitudine, in cui lui sentiva la vertigine dell’abbandono, la tensione del conflitto col Pci, ed esaltava la lotta dalla parte dei deboli e dei poveri, con profondo disgusto per l’ipocrisia del mondo borghese. Nella sua violenta critica contro la mutazione antropologica subita dalla società italiana, in forza del trionfo della tecnica capitalistica, che aveva imposto il centralismo fascista della civiltà dei consumi, potente, suadente, morbido e flessibile, biasimava con rabbia la perfetta sudditanza della pubblica opinione, dove gli individui erano stati degradati a puri atomi interscambiabili, come atomi/oggetti/merce del monoteismo del consumo.

Il sano, onesto e disperato populismo è quello di Pasolini, quando si rivolge alle “lucciole”, realtà popolari dotate di energia vitale e generosa, non ancora lacerate, violate, bruttate dalla società globalizzata. Ma il populismo di Pasolini era troppo onesto, quindi degno di disprezzo da parte del capitale. Ecco perché la sua fecondità critica fu velocemente rimossa, lordata da una morte ingiuriosa, oscurata da una “damnatio memoriae” degna dei più ripugnanti “profeti”. Lo scrittore regista infatti, pensatore non metabolizzabile, difficilmente ereditabile, maestro di dissidenza del “not politically correct”, era fondamentalmente inattuale, quindi una coltre di oblio sprezzante è scesa su di lui.
"Sine ira ac studio"?

Non possiamo più permettercelo …

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

10.03.2015

Commenti (43)

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    1. Neriana 10 marzo 2015

      Grazie adriano_53 per la bella ... me ne ha ricordata una degli anni 70 di Rodriguez e ti posto qualche sprazzo, è in spagnolo ma si capisce lo stesso : )


      Ha pasado que el llanto se convierte en palabras,
      ha pasado que un hombre se convierte en palabras,
      palabras, palabras, palabras a granel.

      Cuando la muerte sea inalcanzable y rara,
      cuando un mohoso grillete repose en la vitrina,
      que se dé a cada hijo una flor y una bala,
      que se sepa que el mundo va sembrado de vidas.

      Se sabrá que este ir y venir de piedras no se quedó,
      que una lluvia lejana fue a mojar la ciudad.
      Fijaremos con clavos las ventanas, los sueños,
      los pedazos de tierra, la limpieza y el lodo,
      las guitarras, las sillas, las piedras y el amor.

      Porque ha pasado que historia se convierte en palabras,
      ha pasado que el mundo se convierte en palabras,
      ha pasado que todo se convierte en palabras,
      palabras, palabras, palabras a granel.
    1. Georgejefferson 10 marzo 2015

      Il popolo e'... non vuol dire nulla, assoluto miope verso il divenire e doppiamente miope posto l'occultamento delle responsabilita delle classi dirigenti e loro esperimenti. Una credenza simil religiosa che assolutizza il solo parziale stato di cose presenti percepito. Spiega perche una abitudine in se debba essere priva di essenza.

    1. Rosanna 10 marzo 2015

      Bella canzone, grazie

      con un bellissimo il testo,

      l'ho riascoltata volentieri ...

    1. Rosanna 10 marzo 2015

      Grazie Arcadia,

      ci troviamo d'accordo su molti punti, ultimamente ...

    1. Arcadia 10 marzo 2015

      Brava Rosanna, la mia stessa impressione.

    1. adriano_53 10 marzo 2015

      Epitaffio

      Il muro su cui incisero i profeti il loro verbo
      Ѐ crepato all’impuntura
      Sopra gl’attrezzi della morte
      Il chiaror del mattin balugina splendido

      Quando un uomo è affranto
      Con i suoi incubi ed i suoi sogni
      Gli poserà qualcuno in capo la corona d’alloro
      Mentre il silenzio annega le urla?

      La confusione sarà il mio epitaffio
      Quando arranco lungo un sentiero
      scosceso e sterrato
      Se lo imbocchiamo, possiam noi tutti
      sederci alle sue spalle e canzonarlo
      Ma ho timore che domani scoppierò in un pianto
      Sì, ho timore che domani scoppierò in un pianto
      Sì, ho timore che domani scoppierò in un pianto

      Attraverso i ferrei cancelli del fato
      Le semenze del tempo vennero disseminate
      Ed irrigate dalle opere di coloro
      Che comprendono e di coloro che son compresi

      La conoscenza è una mortal compagna
      Quando non v’è alcuno che istituisca leggi
      Il destino dell’umana razza, io ben vedo,
      Ѐ nelle mani degli sciocchi

      Il muro su cui incisero i profeti il loro verbo
      Ѐ crepato all’impuntura
      Sopra gl’attrezzi della morte
      Il chiaror del mattin balugina splendido

      Quando un uomo è affranto
      Con i suoi incubi ed i suoi sogni
      Gli poserà qualcuno in capo la corona d’alloro
      Mentre il silenzio annega le urla?

      La confusione sarà il mio epitaffio
      Quando arranco lungo un sentiero
      scosceso e sterrato
      Se lo imbocchiamo, possiam noi tutti
      sederci alle sue spalle e canzonarlo
      Ma ho timore che domani scoppierò in un pianto
      Sì, ho timore che domani scoppierò in un pianto
      Sì, ho timore che domani scoppierò in un pianto
      In un pianto! In un pianto!

      Sì, ho timore che domani scoppierò in un pianto
      Sì, ho timore che domani scoppierò in un pianto
      Sì, ho timore che domani scoppierò in un pianto!
      In un pianto!

      Così i King Crimson, In the Court of the Crimson King, nell'ottobre del 1969.

      Riascoltarlo potrebbe servire.




    1. Neriana 10 marzo 2015

      "La domanda che si pone diventa quindi: chi o cosa è in grado di esprimere la potenza necessaria a competere con il Verbo?"


      Io penso che oggi non c'è la forza per competere "narrativamente" col Verbo, e anche qual'ora ci fosse siamo troppo dentro la storia per riuscire a cambiare la Narrazione assumendo altri assiomi : )
      C'è la possibilità individuale, ma per la visione collettiva serve un evento che interrompa il " costumbre".

      Confesso che ho le idee molto chiare,ma non sono in grado di esprimerle. : )



    1. Tao 10 marzo 2015


      E' una questione di artificiosa complessità, dire anche il pensiero economico dominante.Alla fine l'economia dovrebbe essere quella cosa che permetta la vita degli umani, mentre oggisi parla dell'uomo come un fattore dell'economia di cui, si vede, si puo' benissimo fare a meno.

      Non basterebbe scansarsi da questo sistema ? O siamo noi che corriamo come todpi dentro una giostra motivati da una carota che ci fanno vedere, senza piu vedere che la gabbia è aperta e fuori c'è un prato di carote ?

      Neriana

    1. Neriana 10 marzo 2015

      Rosanna,

      il popolo è opportunista, proprio perchè sa che la Verità non c'è. Alla fine si offre al miglior offerente a chi promette piu cose, fossero anche 80 euro, o uno sconto sulle tasse, o un'uscita dall'euro quando e se l'euro è percepito come minaccia al suo benessere. Ma anche se esistesse un popolo con alto senso civico, un popolo con valori profondi, atavici, sublimi...saprebbe che anche questi "valori"non sono la Verità, ma solo una morale....ovvero un abitudine. un vestito culturale, una narrativa, comunque priva d'essenza.Perchè è quell'abito (costumbre/abitutine) che lo fa apparire umano tra umani, quantisticamente parlando...che lo fa esistere.

    1. Rosanna 10 marzo 2015

      Carissimo sfruc,

      ti ringrazio del tuo appunto, cui rispondo molto volentieri, come del resto ho sempre fatto. Non so se hai seguito altri miei articoli, in cui io ho sostenuto sempre la stessa tesi e ho espresso sempre lo stesso giudizio a proposito di Bagnai, che ho seguito per alcuni anni dal suo blog.

      In ordine al problema del rapporto tra Bagnai e la Lega non mi sembra che sia andata come dici tu, e del resto di difensori del "maestro" ne son piene le fosse (detto alla lettera, perché lui i lettori critici li getta veramente nei fossi, con ingiurie e offese, basta seguire per un po' il suo blog per rendersene conto).

      Comunque quel suo astio camuffato da goliardia all'amatriciana, non riesce a celare ai più navigati analisti (non so quanti anni tu abbia), che la sua formazione "de sinistra" lui l'abbia ampiamente tradita, perché in occasione delle ultime europee ha ripetutamente consigliato di votare la Lega, non solo, ma ha anche ripetutamente elogiato sul suo blog personaggi a dir poco ripugnanti (dal punto di vista politico), quali: Giuliano Ferrara, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Giorgio La Malfa, Mario Giordano ... insomma tutti diretti responsabili del disastro in cui ci troviamo. Complimenti, bella idea!

      Quindi se Borghi è stato da sempre in stretti rapporti con la Lega, Bagnai è ancora più riprovevole, perché se sinceramente di provenienza di sinistra, come mai si è messo in diretto contrasto con quella sinistra sovranista che ha da sempre sostenuto il ritorno alla sovranità monetaria? come Sollevazione?

      http://sollevazione.blogspot.it/2015/03/caro-alberto-di-mimmo-porcaro.html

      Non solo, ma i suoi continui messaggi molto astiosi, anche contro il M5S che si è da SEMPRE dichiarato contro l'europa, i trattati, l'euro (arrivando anche a indire un referendum, AL MOMENTO POLITICO GIUSTO, diversamente non sarebbe stato capito (vedi come è difficile parlare agli italiani di un problema oscurato appositamente dal potere), fa pensare piuttosto ad un progetto politico ben preciso, da parte del Bagnai, cavalcare cioè la destra per ricevere benefici politici ben precisi nel dopo euro.

      Altri economisti di cultura di sinistra sono stati al loro posto, vedi Nino Galloni. Ecco a differenza di Bagnai poi, dal mio
      modesto parere, io rispondo, mentre lui offende quelli che cercano di
      controbattere anche con rispetto e buon senso.

    1. Oxymen 10 marzo 2015

      Rimango poco interessato alle diatribe puramente economiche come a quelle puramente politiche, perchè falliscono di osservare il contesto, che è primariamente culturale, cioè antropologico. A chi giova una discussione asettica sulle cifre del disaggregato contabile che omette, giocoforza, di valutare gli attori ed il ruolo che tali attori hanno nel piano macroscopico?
      Narrazioni dettagliatissime quanto parziali, questa è la realtà degli specialisti, con vista da falco in un occhio e l'altro maldestramente trafitto come nel famoso quadro di Mantegna. Il cecchino è sempre lo stesso, quello che non solo obnubila i pifferai ma anche sensibilizza le percezioni uditive dei lemmings che si caparbiamente ricercano il suicidio di massa marciando al suono del pifferaio orbo.

    1. Oxymen 10 marzo 2015

      Avevo intuito una spiegazione del genere. La domanda che si pone diventa quindi: chi o cosa è in grado di esprimere la potenza necessaria a competere con il Verbo? A questo punto tutta la questione diventa un vaglio delle forze in campo. Il concetto stesso di "condizione umana" è frutto di una narrazione teleguidata, quindi discutere sul suo profilo ed etimo significa ridisegnare i parametri stessi della narrazione imperante. Non se ne viene fuori....

    1. sfruc 10 marzo 2015

      Un unico appunto alla Spadini: non puoi fare di tutte l'erbe un fascio tra Borghi e Bagnai. Il primo - che pur argomenta in modo assai condivisibile e convincente sulla trappola dell'Euro - è un liberista dichiarato; il secondo nient'affatto. Per nulla.

      Borghi ha deciso di appoggiare Salvini perché riteneva necessaria una discesa in campo (un'opinione "opinabile" come ogni opinione) e perché riteneva che costui fosse l'unico a puntare forte sulle tematiche dell'Euro (Grillo era ancora ondivago in merito, all'epoca di tale discesa); ma per Borghi non c'è una differenza culturale di fondo con l'intrinseco liberismo della destra, c'è piuttosto una consonanza ove si escluda certo becerume. Bagnai no. Non ha cultura e appartenenza liberista, al contrario, né ha manifestato atti d'adesione partitica. Bagnai ha sempre parlato con tutti (dal Manifesto a SEL a Casa Pound) si è sempre confrontato con tutti coloro che gli hanno chiesto un confronto ma non si è mai schierato con una fazione politica - tantomeno la Lega, da cui lo divide peraltro la sua formazione ed estraziione di sinistra. Bagnai non si è schierato per un partito bensì solo CONTRO il partito unico (e trasversale) dell'Euro, da lui ribattezzato PUDE.
      Screditare così Bagnai - e comunque ascrivergli delle false attribuzioni - non mi pare affatto corretto e contribuisce invece ad affievolire un dibattito del tutto cruciale. E ciò a prescindere dall'essere o meno d'accordo con le (ben argomentate) tesi di Bagnai.
    1. Rosanna 10 marzo 2015

      @Neriana,

      mi congratulo con il tuo ottimismo, però tu dici che "Il popolo non vuole la Verità perchè sa che la Verità non c'è", se posso obiettare, sono molto dubbiosa al riguardo, soprattutto sul fatto che il popolo possa capire il senso profondo degli eventi storici. Ti faccio un esempio: da un mio conoscente, che mi aveva chiesto una profonda documentazione sulla situazione politico-economica dell'Europa attuale, dopo avergli fornito quello che lui mi aveva richiesto, mi sono sentita rispondere che buona parte di quei documenti rappresentavano posizioni complottiste e sostenevano tesi da fantapolitica.

      Dunque mi verrebbbe da dire, non solo che il popolo molto spesso non cspisce nulla di quello che avviene veramente nei retroscena del potere, ma che ascolta unicamente le solite "narrazioni", fornitegli dalla cultura da cui è stato allevato, cioè sempre quella dominante.

      Un bel libro al riguardo:
      George Lakoff, Non pensare all'elefante !

    1. Neriana 10 marzo 2015

      Per patto narrativo intendo un cambiamento degli assiomi che oggi condizionano il modo di percepire la condizione umana e di conseguenza la politica e l'economia e che ancora ruotano attorno a quell'Axis "Verbo".

    1. Rosanna 10 marzo 2015

      @Georgejefferson,

      Beh, su questo aveva ragione Céline: chi ha sempre la parola “popolo” o “democrazia” in bocca, in realtà disprezza sia il ”popolo", che la "democrazia". E' vero dunque che il "popolo" è una composizione spesso disomogenea di fatta di valori, istanze e culture diverse, è vero che non è composto unicamente dai ceti sociali produttivi, ma ci sono anche altri ceti non produttivi, ma ugualmente dotati di una loro propria dignità sociale, che però nell'attuale sistema neoliberista, gestito dagli interessi della classe egemone dei banksters, diventano ceti parassitari e "socialmente inutili", consumatori difettosi (direbbe Bauman), incapaci di rispettare il mantra dominante "consumo ergo sum".

      Quindi non capisco per quale motivo il tuo commento sia così inquieto e dubbioso sul senso dell'affermazione di Marx:

      Cit. " La cultura dominante e' quella della classe dominante ".

    1. Rosanna 10 marzo 2015

      @Oxymen ,

      perfettamente d'accordo
      con quanto dici, aggiungerei che le dispute economiche su
      Comedonchisciotte , che occupano pagine e pagine di commenti, a volte
      interessanti, a volte capziosi, a volte addirittura vagamente offensivi,
      celano una verità di fondo: cui prodest?

      Sull'interesse, ok,
      niente da obiettare, serve a capire la situazione attuale, serve a fare
      "narrazione" analitica delle profonde cause della crisi; sulle dispute
      verbali anche accese, ben vengano, possono servire a chiarire, anche se
      spesso dettate da narcisismo arrogante (del tipo, io so tutto e so anche
      che tu non sai un ca...); sull'offensività di alcuni commenti poi, si
      dovrebbe riflettere su quanto siamo capaci di interagire con gli altri,
      nel pieno rispetto della dialettica democratica, per il pieno gusto
      della conversazione colta, e non perché vogliamo a tutti i costi avere
      ragione. Ragione di che poi ? Ma soprattutto ragione perché?

      Forse che queste ulteriori "narrazioni" avranno la meglio sul pensiero economico dominante?
      Forse che in tal modo riusciremo ad evitare l'intralcio di "una cultura dominante della classe egemone che diventa la cultura dominante del popolo"?


      Magari !! Invece ci dobbiamo accontentare, da ingenui esponenti della "micro-cultura", di dibattere,
      controbattere, litigare ... ma a decidere saranno comunque unicamente
      gli esponenti della "macro-cultura". Insomma ti ricordi "i capponi di
      Renzo", che si spennavano tra di loro?

    1. Oxymen 10 marzo 2015

      Sull'ultima frase potrei essere d'accordo se solo tu mi spiegassi in cosa consiste il "patto narrativo".
      Sul resto ci sarebbero molte cose da dire, il discorso che hai intavolato è denso ed interessante.
      In primis dubito che il popolo sappia distinguere tra Verità (maiuscola, per cairtà) e dialettica populista, dato che il Potere (anche qui maiuscolo, per carità) fa di tutto per confondere le idee ed educare all'indifferenziazione delle due cose. Dopo secoli di speculazioni sul Verbo (sempre maiuscolo, per carità) la narrazione si è spostata (grazie all'impeto borghese) dal divino all'umano. Questo nel Rinascimento, che segna una irrimediabile cesura tra le due distinte narrazioni a tutto favore dell'umano. Certo, il verbo (uso il minuscolo per convenienza) stigmatizza la narrazione distribuendo significati e significanti tra erogatori me fruitori della semantica. Ma il verbo stesso viene modificato nell'uso e per finalità che anche tu sottolinei quando dici che " l'idea di cambiamento è , ancora una volta, la narrazione". Affondando però nelle sabbie mobili dell'unica narrazione (o Verbo) che ad alcuni piace, ovvero nell'azione salvifica dell'Eroe che si fa immolare nel nome e per conto dell'Umanità intera. E' una narrazione, questa, che insiste ad esistere nonostante le Rivoluzioni fatte non da singoli Eroi ma da masse di diseredati, e che attraversa i secoli con nomi diversi ma con finalità narrative identiche: togliere ai popoli il diritto e dovere di autoderminarsi il proprio destino e delegare tale compito alla buona volontà dell'Eroe di turno. Peccato che la postmodernità ci abbia consegnato eroi malconci e dubbiosi, recalcitranti e deboli, confusi e cialtroni. Meglio non fare troppo affidamento a questi Salvatori emaciati alla Monti, eletti tali per giunta non dal furor del popolo ma dalla protervia del Potere.

    1. Neriana 10 marzo 2015

      Il popolo non vuole la Verità perchè sa che la Verità non c'è, proprio perchè la Verità non puo' esistere al netto delle sovrastrutture culturali e di percezione.


      In principio era il Verbo , il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio
      e quindi tutta la civiltà occidentale e non si erge sulla narrazione. Non a caso è San Cristoforo ( il Dio cinocefalo, Anubi) che porta la Buona Novella....ovvero la continuità narrativa di un potere che si fondava su una saga e che andava perpetuata attraverso una congiunzione la nuova novella, piu adatta ad un pubblico europeo , piu comprensibile.

      E' il Verbo che tiene in piedi una moneta fiat, il nulla che diventa valore spendibile, debito e credito.Ancora oggi ci basiamo sulla percezione dell'economia. Tutti sappiamo che stiamo scambiando i tessuti del Re Nudo....ovvero il nulla, ma il Verbo materializza il nulla.

      Anche la ribellione, o l'idea di cambiamento è , ancora una volta, la narrazione...il cercare il Salvatore, il Messia, il Rivoluzionario che ci porti la lieta novella del cambiamento,,,e non basta sapere che come sempre, si resterà delusi , traditi pur sapendo che il tradimento era già insito nella novella.

      E' giunta l'ora dii cambiare non la novella, ma il patto narrativo.
    1. KATANGA 10 marzo 2015

      qui in spagna..

      il "partido popular"o PP, al governo, usa la parola populismo a mo' di insulto contro PODEMOS il nuovo partito che sta spopolando nelle classi medio-basse ed annuncia, a un mese scarso dalle elezioni regionali, l'abbassamento dell'iva sugli spettacoli e l'intrattenimento dal 21% al 10% a due anni dall'averlo alzato dall'8% al 21% e averlo decimato.

      definizione da manuale di populismo

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