POPULISMO? IL POPOLO VUOLE LA NARRAZIONE, NON LA VERITA’…

POPULISMO? IL POPOLO VUOLE LA NARRAZIONE, NON LA VERITA’…

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Populismo, questo sconosciuto!! A ognuno il suo populismo. Ingombra l’inconscio collettivo delle folle irrequiete, gratifica le loro sollecitazioni di benefici umanitari, illude le loro nostalgie democratiche, rassicura le loro ansie metropolitane. Insomma non lo si nega a nessuno, soprattutto nel tempo malsano e degradato dell’egemonia dei banksters, dove la democrazia appare sempre più agonizzante e i Parlamenti degli Stati europei si sono svuotati di potere politico rappresentativo.


Il populismo infatti ha assunto diverse facce nell’arco della storia, e mistificando i propri fini e i propri interessi, ha comunque seminato bufale a volontà, camuffando i veri intenti con i falsi ideali proposti e i discorsi retorici ad effetto. Screditato poi, dopo l’ipocrisia del passato fascista, il populismo sta riconquistando terreno presso l’opinione pubblica, disorientata dalla ridondanza di significati privi di alcun senso, mentre i partiti esistenti facilitano questo revisionismo, perché non avendo veri programmi si sono trasformati solo e unicamente in dispositivi elettorali per vincere le elezioni: il loro paradigma dovrebbe essere “overcoming” invece di “planning”.

Gli attuali partiti, di sinistra come di destra, apparati di potere e interesse, hanno sostituito le classi sociali con le categorie borghesi e popolari a-politiche e decontestualizzate: le “donne”, i “giovani”, gli “immigrati”, i “gay”, e via discorrendo. Ai diritti sociali, tutela del benessere moderno, si sono sostituiti i diritti universali ed estetici e l'opera di smantellamento dei miti fondanti della modernità ha prodotto la progressiva compressione del benessere.
Il populismo postmoderno propone accidentalmente i tratti di una narrazione sempre più inquieta e devastante, dove le solide, compatte e stabili narrazioni della modernità si sono frantumate contro il nonsense di un sistema sociale globalizzato, privo di un baricentro definito, e sfilatosi verso una remota periferia a-ideologica, corredata socialmente di favelas agitate e baracche fatiscenti.

Le classi popolari dunque, orfane del “populismo marxista”, rappresentato ora dai fantasmi postmoderni dei partiti della sinistra storica, hanno abbandonato ufficialmente i partiti mainstream e si sono rivolte in maggioranza alle forze populiste (Movimento 5 Stelle prima e Lega Nord poi). Di queste strategie illusionistiche si ciba Matteo Salvini, come di una pozione di mandragola soporifera, che poi riversa sulle masse adoranti, eccitando le loro frustrazioni e incoraggiando le più disparate istanze.

Ma al popolo postmoderno non interessa la “verità” dei fatti né il senso degli eventi, perché vuole ascoltare solo le narrazioni. Però non più le grandi narrazioni della modernità, sistemi filosofici emancipativi, quali Illuminismo, Idealismo, Marxismo, ma favole illusionistiche, emerse direttamente dal nuovo oscuro inconscio collettivo, deriva inquieta e potente del fallimento del sogno modernista. Del resto anche l’allegoria del “mito della caverna” spiega perfettamente come gli uomini vogliano essenzialmente dei racconti e non riconoscano il sapere: preferiscono guardare le ombre che scorrono sulla parete piuttosto che girarsi verso l’abbagliante luce del sole. (Platone, La Repubblica)

Ecco perché sotto il palco leghista del 28 febbraio a Roma, c’era quel popolo ignorato e dimenticato della middle-class globalizzata, che pendeva dalle labbra del suo “guru”. C’erano pescatori, allevatori, operai, commercianti, agricoltori, artigiani, tutte quelle categorie sociali che rappresentano il ceto produttivo dell’Italia. E il “ball boy” del sistema, voce narrante regredita, che mistifica una metamorfosi orfica rispetto alla Prima Lega, diffonde ossessivamente le nuove (e antiche) minacce metropolitane: migranti e clandestini che invadono il paese, offrendo manodopera a basso costo, ingrossando le file della microcriminalità e minando così la serenità sociale; grottesche crociate contro l’Islam, riallineatesi integralmente con l’ordine capitalistico occidentale, unica dimora dei diritti e della ratio; euro killer che massacra l’economia dell’Italia, divenuta il sud Europa (contrappasso dantesco).

Ma perché la stampa mainstream ha sbandierato ai quattro venti la manifestazione di Salvini, acclamandone il successo strepitoso (invece piuttosto improbabile date le modeste cifre dei partecipanti), e invece ha taciuto spudoratamente sulla manifestazione milanese contro il Jobs Act e il lavoro gratuito all'Expo, contro Lega, fascisti vari (Casapound) e governo Renzi, che ha visto scendere in piazza tra le 40 e 70 mila persone? Forse perché la Nuova Lega di Salvini non è poi così “nuova”, anzi è piuttosto esattamente funzionale al sistema ?

Già, perché il nuovo giornalismo “postmoderno” si caratterizza per la ridondanza dei significati, che oscurano il senso degli eventi. La “notizia” della postmodernità consiste nella negazione stessa dell’informazione, perché non mira a “informare” sulla “verità” dei fatti, ma li reinterpreta “deformandoli”, proprio per oscurarli completamente (Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti). Un giornalismo che diffonde una rappresentazione virtuale, basata su schemi che non hanno più alcun senso reale, un giornalismo scorretto e disonesto, che non agisce al servizio del lettore, ma è sfacciatamente asservito al potere finanziario, vero e proprio regime euroatlantico autoritario.

Audace e spavaldo inoltre il populismo celodurista di Matteo Salvini, reduce da cerchi d’oro e anelli di diamanti dei vecchi tempi, vate carismatico della Nuova Destra, ma ristrutturatosi attraverso l’affiliazione iniziatica con gli economisti dalla B maiuscola (Bagnai/Borghi), ora è pronto a genuflettersi remissivo agli ordini del leader con l’altra B (Berlusconi).
Interessante anche il “populismo postmoderno” del filosofo Diego Fusaro, che non perde occasione per divulgare dogmi depistanti e confusi al suo pubblico assetato di verità metafisiche: “Personalmente, non sono tra coloro che gridano ossessivamente “fascista!” per delegittimare a priori l’interlocutore (Salvini). Da Socrate ho imparato che si dialoga con tutti, senza esclusioni. Se si rifiuta il dialogo, si ha perso in partenza. Il fascismo è un’esperienza morta e sepolta nel 1945.” Quindi dialogare con tutti, perché se si rifiuta il dialogo si è perso in partenza. Niente fascisti, né razzisti, né gattopardi rigenerati, semplicemente utili idioti del sistema, gatekeepers servili a guardia del cancello del capitale. Poveri leghisti, così ingenui e così generosi !!

Poi viene il “populismo riformista” di Matteo Renzi, satrapo coloniale del Nuovo Ordine Mondiale, capace di realizzare a comando riforme epocali che passeranno alla storia, come lo smantellamento ossessivo di ciò che resta della democrazia e del welfare state: Riforma del Senato (camera privata della sovranità istituzionale e composta da 100 senatori nominati), Jobs Act (precariato a vita), Riforma della Carta fondamentale dello Stato italiano, divenuta obsoleta e superflua per il profitto dei banksters della Troika (40 articoli revisionati); Riforma della legge elettorale “Italicum” (premio di maggioranza iperbolico per chi arriva primo e liste bloccate). E poi ancora in cantiere la Riforma della giustizia e quella della scuola.

Che dire? Ricordo con rabbia il populismo generoso, ingenuo, ma potente di Pier Paolo Pasolini, che immaginava un dialogo sulla tomba di Gramsci (Le ceneri di Gramsci), in uno scenario sociale italiano ormai mutato, attraversato da un marxismo in solitudine, in cui lui sentiva la vertigine dell’abbandono, la tensione del conflitto col Pci, ed esaltava la lotta dalla parte dei deboli e dei poveri, con profondo disgusto per l’ipocrisia del mondo borghese. Nella sua violenta critica contro la mutazione antropologica subita dalla società italiana, in forza del trionfo della tecnica capitalistica, che aveva imposto il centralismo fascista della civiltà dei consumi, potente, suadente, morbido e flessibile, biasimava con rabbia la perfetta sudditanza della pubblica opinione, dove gli individui erano stati degradati a puri atomi interscambiabili, come atomi/oggetti/merce del monoteismo del consumo.

Il sano, onesto e disperato populismo è quello di Pasolini, quando si rivolge alle “lucciole”, realtà popolari dotate di energia vitale e generosa, non ancora lacerate, violate, bruttate dalla società globalizzata. Ma il populismo di Pasolini era troppo onesto, quindi degno di disprezzo da parte del capitale. Ecco perché la sua fecondità critica fu velocemente rimossa, lordata da una morte ingiuriosa, oscurata da una “damnatio memoriae” degna dei più ripugnanti “profeti”. Lo scrittore regista infatti, pensatore non metabolizzabile, difficilmente ereditabile, maestro di dissidenza del “not politically correct”, era fondamentalmente inattuale, quindi una coltre di oblio sprezzante è scesa su di lui.
"Sine ira ac studio"?

Non possiamo più permettercelo …

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

10.03.2015

Commenti (43)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. Neriana 12 marzo 2015

      Usando il Logos per definire la realtà mi rifaccio a fisico Niels Bohr osservò : “Tutto ciò che chiamiamo reale è fatto di cose che non possono essere considerate come reali . ”


      quindi "“Se la fisica quantistica non vi ancora provocato un forte shock , significa non l'avete capita bene. “
    1. Georgejefferson 11 marzo 2015

      Non vedo il disaccordo Axy, e' ovvio non e' un assoluto, ma lo stesso vale come l'imposizione della minoranza.Il punto e' quello, nessuno ha diritto di universalizzare una ontologia ed imporla agli altri. Allora la differenza sta tra il sentire quali interessi si fanno. Con la scusa che Hitler era stato votato democraticamente, si vuole spesso condizionare l'immaginario collettivo per legittimare scelte di minoranze e loro interessi,come potrebbero essere le tragedie avvenute che citi, alcuni ripristinerebbero volentieri le dittature palesi col consenso di chi dilegga la condivisione. Poi se una volta al potere faranno come altri criminali nel passato, vedi che attaccarsi alla legittimita sia di una che dell'altra non conta nulla, e' strumentale. Quali interessi,di popolo o di elite? Non ho voluto intendere per nulla quello che hai pensato, certo che il popolo puo essere reso imbecille e disumano, e allora e' contro questa egemonia culturale che bisognerebbe scontrarsi, non di sicuro dar credito alla minoranza per principio senza distinguere

    1. Neriana 11 marzo 2015

      Ciao Georgejefferson, scusa se ti rispondo solo ora ma ho visto da poco il tuo post. Ti premetto che non sono cosi "filosofa, ho solo una passione per le parole che a mio avviso nascondono tanti segreti.

      L'esistere significa infatti, essere stabile. ma nelle lingue nordiche prende il significato di "io sono"
      Ecco perchè diventa importante il parametro, esistere nella cornice umana, è un modo stabile di essere e di percepire se stessi e gli altri Se pero' cambi la cornice, e la guardi ad esempio da un punto di vista subatomico , vedi l'uomo come un'energia instabile, non molto differenziata da sasso o da un armadio, parimenti è diverso se guardi l'uomo da un punto di vista chimico. e via via a secondo il punto di vista dell'osservatore. Parimenti, in qualsiasi cornice metti l'uomo è esistente, ma la percezione di quell'esistenza varia, come ne varia l'importanza. Ovviamente siamo umani e quindi abbiamo la visione umana dell'esistere.
      Pero' anche in questo modo cambia la percezione a secondo degli assunti. Da quando il mondo è stato sommerso dal Logos, abbiamo la visione dell'esistere alla Eraclito
      « Nessuna cosa avviene per caso ma tutto secondo logos e necessità. » per cui di conseguenza l'arte della politica e del Governo che si ispira al Logos, che diventa Verbo e quindi dio.

      Ma questa è una visione occidentale che mette dio come Logos, in funzione di una morale sociale . Per questo detesto i greci ed il Logos, ...e quindi il Verbo inteso come Logos. E forse la diatriba che piu mi piace perchè semplice della codifica del bene del male, è proprio nel mito di Antigone dove si capisce che il bene ed il male è un adattato al Logos e quindi con parametri " secondo necessità "-

      A mio avviso il Logos è un criterio umano che si è allontanato da quello che siamo, frattali del cosmo. Non che non ci debba essere il Logos, ma l'avvento del Logos ha fatto da leva adu n eccesso di presunzione umana,proprio perchè è stato assunto in frattura con un'"essenzacosmica". Ecco perchè le parole non si inventano, ma sono essere stesse frattali,e dunque sempre esiste nell'essenza.
      Come diceva Bernard de Cluny
      stat Roma pristina nomine, nomina nuda tenemus

      Temo pero' che siamo usciti dall'ambito di popolo e populismo, e sicuramente Salvini non si pone il problema delle parole come segni





    1. Rosanna 11 marzo 2015

      Hai detto benissimo Cataldo:

      "Un termine che senza dubbio non ha al momento alcun significato
      confrontabile con il passato è populismo, quello di salvini e renzi non è
      populismo, è semplicemente il frutto di un sistema che si regge su una
      fiction, dove c'è bisogno di caratteri sbozzati all'ingrosso per le
      parti in scena ..."

      Infatti noi assistiamo continuamente ad una rappresentazione scenica del teatrino della politica, dove si fa gossip, pettegolezzo, chiacchiericcio e pornografia del reale, tenendo ben celati quelli che sono i nuclei portanti del sistema e i veri motivi per la risoluzione dei problemi, all'interno di un apparato di propaganda così massificato e invadente che impedisce agli "spettatori" meno forniti di cultura, di capire il senso di tutto ciò che viene trasmesso, a tutte le ore del giorno e della notte, 24 ore su 24.

      Dunque non c'è bisogno di leggere Orwell, basta accendere una tv, sincronizzarsi su di un tg o di un talk show, e il gioco è fatto, siamo in presa diretta con il Grande Fratello. Il "popolo" non riesce a comprendere tutto ciò, anche se ne avverte le incongruenze politiche, che poi ricadono inevitabilmente sulla sua vita: pensioni, stipendi, precariato, welfare state ...

      Ma con il termine "populismo" io ho voluto intendere un complesso atteggiamento che uomini politici e intellettuali tengono quando si rivolgono al popolo, e allora mi sono accorta che pochi di questi "profeti" appaiono onesti, convinti e generosi, ma piuttosto sembrano essere falsi e ipocriti.

      Ecco, solo Pasolini mi è sembrato veramente sincero, tanto che lo ammette lui stesso: "Io, purtroppo, questa gente italiana, l'avevo amata: sia al di fuori degli
      schemi del potere (anzi, in opposizione disperata a essi), sia al di fuori
      degli schemi populisti e umanitari. Si trattava di un amore reale, radicato
      nel mio modo di essere. Ho visto dunque "coi miei sensi" il comportamento
      coatto del potere dei consumi ricreare e deformare la coscienza del popolo
      italiani, fino a una irreversibile degradazione."



    1. Cataldo 11 marzo 2015

      La critica di Rosanna migliora con il tempo, volevo solo aggiungere una considerazione di base.

      Il pensiero politico spesso si articola senza un adeguato inserimento nel contesto tecnologico corrente, si pensa erroneamente che alcuni concetti di base possano restare indenni dall'evolversi delle forme di relazione sociale, che necessariamente invece si adeguano ai paradigmi produttivi imposti dalla tecnologia.
      Oggi la formazione del consenso non può più contare su elementi aggreganti nel percorso di formazione politica, diretta* od indiretta, questi elementi sono stati travolti dalla rivoluzione digitale.

      Le forme attuali di comunicazione interpersonale**sono fortemente vincolate dal solipsismo insito nella fruizione dei contenuti (in)formativi, questa circostanza mina alle fondamenta la possibilità di una "resistenza critica" al mainstream emanato dai media broadcast, per di più questo stato di fatto non è negoziabile in alcun modo, perchè è un portato della struttura stessa della comunicazione digitale; non è in azione solo la volonta delle elite di frantumare tutti i corpi intermedi di erogazione per arrivare alle monadi consumistiche al centro della loro pervasiva trasformazione della società in gregge, ci sono forze più profonde e senza segno che predispongono a questa azione.

      Senza questa premessa risultano incomprensibili altrimenti alcune trasformazioni in atto, e di conseguenza la stessa azione politica di resistenza risulta fiacca.

      Un termine che senza dubbio non ha al momento alcun significato confrontabile con il passato è populismo, quello di salvini e renzi non è populismo, è semplicemente il frutto di un sistema che si regge su una fiction, dove c'è bisogno di caratteri sbozzati all'ingrosso per le parti in scena, come per altro hai ben scritto nell'articolo, il rapporto dell'informazione con i fatti è quindi quello di crearli, una mitopoiesi all'ingrosso, dove non c'è bisogno nemmeno di una contestualizzazione storica o ideologica, in quanto i destinatari che la ricevono nella stragrande maggioranza dei casi non hanno più la possibilità materiale di elaborali in senso critico.

      Per questo dobbiamo difendere i corpi di aggregazione residui, e svilupparli, un luogo come Donchisciotte, ad esempio, puo svolgere un ruolo solo parziale mancando della fisicità indispensabile per un supporto concreto alla formazione del senso critico, specie per i più giovani, però è già qualcosa, poiche porta ad un confronto che aiuta anche quando se ne è meno consapevoli.

      *ad iniziare dai partiti politici, che hanno perso ogni momento di dibattito e formazione interna
      **oltre all'assorbimento del tempo libero in pratiche direttamente o
      indirettamente onanistiche, sia a fruizione singola che collettiva, togliendo ossigeno al confronto tra i cittadini





    1. Oxymen 11 marzo 2015

      No GJ, se ho ben capito il tuo ragionamento non sono d'accordo. Tieni presente che tra i portatori di "ontologie altre" ben figurano presenze molto marginalizzate come i pazzi. E l'antipsichiatria si è storicamente incaricata di difenderle quelle "onotologie altre" a dispetto del "presupposto della condivisione a maggioranza". La pazzia è secondo alcune narrazioni un dono, ed una maledizione da estirpare secondo altre. L'idea di "normalità collettiva" troppo spesso collide con la libertà individuale, compressa entro limiti fissati da specifiche narrazioni che della "normalità" fanno una questione centrale. Aktion T4 fu il progetto nazista di sterminio dei malati di mente, giusto per ricordare fatti troppo spesso dimenticati e legati alla "normalizzazione" ovvero alla "condivisione a maggioranza". La condivisione alle volte si presta a pessime interpretazioni.

    1. Rosanna 11 marzo 2015

      Hai detto bene gimo,

      "L'analfabeta puro ha perso la cultura popolare in
      cambio della cultura mass-mediatica che ha sedotto anche la borghesia
      mediamente colta."

      Infatti come diceva Pasolini, in un suo famoso articolo "delle lucciole":

      Dopo la scomparsa delle lucciole


      I "valori" nazionalizzati
      e quindi falsificati del vecchio universo agricolo e paleocapitalistico,
      di colpo non contano più. Chiesa, patria, famiglia, obbedienza,
      ordine, risparmio, moralità non contano più. E non servono
      neanche più in quanto falsi. Essi sopravvivono nel clerico-fascismo
      emarginato (anche il MSI in sostanza li ripudia). A sostituirli sono i
      "valori" di un nuovo tipo di civiltà, totalmente "altra" rispetto
      alla civiltà contadina e paleoindustriale. Questa esperienza è
      stata fatta già da altri Stati. Ma in Italia essa è del tutto
      particolare, perché si tratta della prima "unificazione" reale subita
      dal nostro paese; mentre negli altri paesi essa si sovrappone con una certa
      logica alla unificazione monarchica e alla ulteriore unificazione della
      rivoluzione borghese e industriale. Il trauma italiano del contatto tra
      l'"arcaicità" pluralistica e il livellamento industriale ha forse
      un solo precedente: la Germania prima di Hitler. Anche qui i valori delle
      diverse culture particolaristiche sono stati distrutti dalla violenta omologazione
      dell'industrializzazione: con la conseguente formazione di quelle enormi
      masse, non più antiche (contadine, artigiane) e non ancor moderne
      (borghesi), che hanno costituito il selvaggio, aberrante, imponderabile
      corpo delle truppe naziste.


      In Italia sta succedendo
      qualcosa di simile: e con ancora maggiore violenza, poiché l'industrializzazione
      degli anni Settanta costituisce una "mutazione" decisiva anche rispetto
      a quella tedesca di cinquant'anni fa. Non siamo più di fronte, come
      tutti ormai sanno, a "tempi nuovi", ma a una nuova epoca della storia umana,
      di quella storia umana le cui scadenze sono millenaristiche. Era impossibile
      che gli italiani reagissero peggio di così a tale trauma storico.
      Essi sono diventati in pochi anni (specie nel centro-sud) un popolo degenerato,
      ridicolo, mostruoso, criminale. Basta soltanto uscire per strada per capirlo.
      Ma, naturalmente, per capire i cambiamenti della gente, bisogna amarla.
      Io, purtroppo, questa gente italiana, l'avevo amata: sia al di fuori degli
      schemi del potere (anzi, in opposizione disperata a essi), sia al di fuori
      degli schemi populisti e umanitari.

      Si trattava di un amore reale, radicato
      nel mio modo di essere. Ho visto dunque "coi miei sensi" il comportamento
      coatto del potere dei consumi ricreare e deformare la coscienza del popolo
      italiani, fino a una irreversibile degradazione. Cosa che non era accaduta
      durante il fascismo fascista, periodo in cui il comportamento era completamente
      dissociato dalla coscienza. Vanamente il potere "totalitario" iterava e
      reiterava le sue imposizioni comportamentistiche: la coscienza non ne era
      implicata. I "modelli" fascisti non erano che maschere, da mettere e levare.
      Quando il fascismo fascista è caduto, tutto è tornato come
      prima.

      http://www.pasolini.net/saggistica_scritticorsari_lucciole.htm

    1. Georgejefferson 11 marzo 2015

      Perdona il mio carattere a volte troppo irruente, non e' mia intenzione mancarti di rispetto.

    1. Georgejefferson 11 marzo 2015

      Un parametro di valore è un criterio dici Neriana, e non esiste una definizione assoluta di esistenza, diciamo pure una "prova" ne visibile ne sensibile condivisa a maggioranza, o universale. Quindi il senso del vero riguardo all'esistere o meno e' arbitrario per definizione. Il punto dell'osservatore che nota in se' una manifestazione e' appunto suo, soggettivo. Legittimo e rispettabilissimo, ma non quando si arroga il diritto di definirlo come universale facendosi portatore delle altrui percezioni, o "visioni manifeste". Non dico che sia il tuo caso, ci mancherebbe.


      Neriana ha scritto:

      "Anche il bene ed il male non sono valori assoluti ma convenzioni necessarie allo sviluppo sociale su cui si fondano le civilizzazioni"


      Assolutamente d'accordo, anche se se quel "su cui si fondano" e' un assoluto errato che andrebbe scritto come "su cui si cerca di fondarsi" che e' ben diverso e non naturalizza in senso destinale l'assunto.

      Appunto per questo motivo esse (le concezioni condivise di bene e male") non sono per nulla "non reali" ma realissime prese di posizione che dimostrano l'esistenza della volontà eventuale, non di meno del credo religioso non meglio specificato di "essenza".

      Sai perchè si dice spesso che le parole non sono invenzioni? Perchè la concezione che pensa il senso della parola "invenzione" e' di aggettivo negativo (ed e' altrettanta costruzione umana arbitraria) mentre in se e' neutro. Dipende quale e a quale scopo. Lo stesso senso di significato di "concetto" e' invenzione umana, altrimenti devi dimostrarlo che e' dono di una non meglio specificata essenza.

      La perdita del significato o dell'essenza ha allontanato dalla condivisione...dipende quale significato e sopratutto quella condivisione storica (o eden presunto perduto) quanto era arbitrario e deciso dalle elite in funzione dei loro stessi interessi ideali e di fede.

      Premettendo che sono per lo piu agnostico, ma non prevenuto. Rinnovo le domande di cui sopra, che sono molto terra a terra e per niente difficili Neriana:

      Chi lo ha deciso e a quale titolo, che il parametro di valore che definisce l'esistenza, sia una ipotesi astratta (tutta umana a mio avviso) che scarta il costrutto umano per principio?

      E sopratutto, che con pretesa simil religiosa, pretenderebbe di esulare dai principi di giudizio del bene e del male, possibili di condivisione?

    1. gimo 11 marzo 2015

      Si. Concordo.


      L'analfabetismo è purezza e nn è assenza di cultura.

      La distuzione delle culture ci ha regalato l'analfabetismo di ritorno (difrerenza che fai bene a sottolineare) peggiore e ben piu pericoloso. L'analfabeta moderno nn sa di esserlo.

      L'analfabeta puro ha perso la cultura popolare in cambio della cultura mass-mediatica che ha sedotto anche la borghesia mediamente colta.

      In questa purea informe vediamo la Santanche che dibatte con un filososo e un operaio metalmeccanico che dibatte con l'economista. E pure vediamo il populismo di Renzi che fa presa sul pescatore e sul professor universitario.

      La cultura profonda è riservata solo ai futuri lader per la creazione di una elite piu ristretta, che ha la "conoscenza".


    1. Georgejefferson 11 marzo 2015

      90 min. di applausi

    1. Georgejefferson 11 marzo 2015

      Va bene Oxy, ma le "altre ontologie" vanno dimostrate,e l'unico modo e' di sentirle collettivamente col presupposto della condivisione a maggioranza. E' l'unica legittimità di principio valida, altrimenti diventa "arbitrio di minoranza" mascherato da verità assoluta.


      Attenzione che io non dico che il principio di condivisione a maggioranza sia la dimostrazione di "altre antologie" in senso assoluto,e' lo stesso principio arbitrario o costrutto umano. Ma non per questo e' meno valido di quello espresso dalle minoranze che si pongono in alto a loro insindacabile giudizio. D'accordissimo sull'ultimo assunto del modo di produzione e morale imposta capitalista.

      Ora rispondo a Neriana.
    1. Oxymen 11 marzo 2015

      Nel mio vocabolario il Verbo non è competizione ma comunicazione e l'Uomo è destinato a navigare nella Storia, non a combatterla.

    1. Oxymen 11 marzo 2015

      Hai ragione. Voglio solo sottolineare che analfabetismo non fa rima con cretinismo (semmai fu Marx a parlare di cretinismo parlamentare, intendendo certi processi di acculturamento assolutamente nefandi per i popoli). Viceversa la persona che Josè Saramago (Nobel per la letteratura) stimò maggiormente fu il nonno analfabeta.
      Pasolini non ce l'aveva contro l'analfabetismo, quanto contro l'appiattimento culturale. Una cultura analfabeta non è una cultura "inferiore" come ci dimostra Saramago. E' una cultura che conosce perfettamente i criteri su cui si basa un tipo di esistenza, e li usa proficuamente. Sono i parvenu alfabetizzati che spaventano con la loro arrogante saccenza e le loro torri di avorio, incapaci di vedere una spanna oltre al proprio naso.
      Il peggio rimane l'analfabetismo di ritorno dei parvenu, cioè gente che non ha alcun concetto di cosa sia il proprio ruolo ed il rispetto che tale ruolo merita, e si arroga il diritto di posizionarsi su livelli che non li riguardano solo perchè hanno ricevuto da qualche parte un attestato di benemerenza, stilato da altri parvenu altolocati in un gioco infinito di scatole cinesi.
      La mossa maggiormente ricercata oggi è farsi approvare da qualche parvenu di ritorno per iniziare la scalata sociale. A queste cose il nonno di Saramago si disinteressò per tutta la vita, preferendo coltivare il proprio orto a quasiasi attestato di vanagloria. Di questo il Nobel Saramago si innamorò. E verso la fine della propria esistenza si dimostrò altrettanto caparbio nello schernire i parvenu di qualasiasi ordine e grado.

    1. Oxymen 11 marzo 2015

      Mi permetto di intervenire: il "costrutto umano" è in sè sinonimo di "ipotesi astratta", proprio perchè (ci informa la Treccani) indica una "costruzione..o concetto sostanziale di un discorso, ovvero senso, significato, validità e valore"
      http://www.treccani.it/vocabolario/costrutto_%28Sinonimi-e-Contrari%29/

      Quindi il costrutto umano è da ascrivere all'interno del Logos, non appartiene ad altre ontologie.
      La risposta quindi va ricercata all'interno del Logos stesso, di com'è strutturato e di quali valori veicoli. Sì, sono tutte invenzioni umane tese a dimostrare la validità di certi valori o la negatività di altri. Questo è il dato di base. Il passo successivo è capire come costrutti umani diversi operino diversamente all'interno delle società perchè richiamano valori comportamentali che creano relazioni specifiche. Nelle chefferie ad esempio si manifesta la presenza di un costrutto verticistico ma ancora ben bilanciato con le esigenze della popolazione. Il moderno capitalismo, al contrario, manifesta un accentramento del potere e del denaro sempre maggiore con disuguagliaze sempre più evidenti, conseguenza di un costrutto teso a minimizzare l'importanza dei popoli e a massimizzare quella dei vertici.

    1. gimo 11 marzo 2015

      Bel post ricco di comenti di livello.


      Purtroppo io soo grezzo e ignorante e dove qualcuno vede populismo, verbo o Verbo, narrazione etc io ci vedo solo una sporca becera violenta propaganda di regime rivolta a un massa ignorante, sottoscolarizzata, non acculturata che dal mio punto di vista però, è sempre esistita.
      Al tempo di Pasolini l'analfabetismo era la regola.
      E lo è anche adesso. Non fatevi ingannare dal fatto che la gente sa scrivere e leggere, l'analfabetismo è mutato e con lui è cambiata la narrazione che ora si rivolge a una massa piu grande e neo-analfabetaun po piu sofisticata, con bisogni diversi e aspettative diverse.

      L'agricoltore e l'operaio di oggi non hanno le stesse esigenze del contadino o dell'artigiano del '66 nè le stesse aspettative. Per cui la propaganda o narrazione (se quest'ultima parola vi piace di piu.....nella narrazione) ha aggiustato il tiro per rivolgersi all'ex classe media retrocessa a popolo e al popolo promosso a classe media, in realt una unica classe medio-popolare, se mi passate la citazione Prolet ovvero "tutti gli altri" ripetto alla classe dominante che ha accelerato bruscamente assottigliando il gruppo e facendo il vuoto dietro di se.
    1. Neriana 11 marzo 2015

      Forse non ho capito la sua domanda. Un parametro di valore è appunto un parametro, o meglio un criterio .In se,ad oggi non esiste una definizione assoluta di esistenza ,ma penso che l'esistenza è cio'che dal nostro punto di ossservatori, è cio'che si manifesta o meglio il modo di decodificare cio' che è per noi manifesto. In questo anche il bene ed il male non sono valori assoluti ma convenzioni necessarie allo sviluppo sociale sucui si fondano le civilizzazioni.

      Le parole sono bellissime perchè non sono "invenzioni", per dire cose , ma sono concetti. Oggi tricottando troppo le parole si è perso spesso il concetto,o, se vuole,l'essenza.La perdita del significato o dell'essenza ha allontanato dalla condivisione.


    1. Georgejefferson 10 marzo 2015

      Chi lo ha deciso e a quale titolo, che il parametro di valore che definisce l'esistenza, sia una ipotesi astratta (tutta umana a mio avviso) che scarta il costrutto umano per principio?

      E sopratutto, che con pretesa simil religiosa, pretenderebbe di esulare dai principi di giudizio del bene e del male, possibili di condivisione?

      Le parole umane sono invenzioni, lo stesso principio di "maschera" e' una invenzione umana non dissimile dal principio di essenza, e servono per costruire il senso condiviso.Rispondi alle domande sopra.

    1. Truman 10 marzo 2015

      Si, ricordo, anche se la traduzione mi lascia qualche dubbio. Il ritornello l'avrei tradotto con qualcosa del tipo "Temo che domani piangerò" oppure "Temo che domani passerò il tempo a piangere".

      Bello però "il destino della razza umana nelle mani di Renzi e Obama".

    1. Neriana 10 marzo 2015

      A volte le parole spiegano molto. Abitudine contiene la parola abito, ma si capisce meglio in spagnolo dove abitudine si dice Costumbre ( costume ) , un'equivalente è morale che significa abitudine, amorale è percio' senza abitudine . L'abito non è mai un essenza, ma una copertura che foggia, ovvero che dà forma. Ma cosa piu curiosa è il significato di persona. che deriva dal latino ; Per ( attraverso) e sonar ( risuonare), e persona era il nome della maschera che indossavamo gli attori per diventare personaggio. Per cui l'abitudine è modo di interpretare la vita, un patto narrativo per esistere con gli assiomi che abbiamo.

      Il popolo, percio' è quello che ha uno spropositato numero di neuroni a specchio..

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