Perché perdiamo? Autocritica sovranista.

di Matteo Brandi

Le Elezioni Amministrative 2021 ci hanno schiaffato in faccia una verità che il nostro mondo, quello sovranista e anti-sistema, fatica a vedere: stiamo perdendo. L’analisi dei risultati elettorali deve essere scevra di simpatie e tifoserie, dunque non può che risultare spietata. Ma è l’unico modo che abbiamo per capire cosa fare e cosa non fare per migliorarci. Prendiamo in considerazione Milano e Roma.

MILANO
A Milano, la lista civica di Gianluigi Paragone si attesta su un deludente 3% (2,99% per l’esattezza) e rimane fuori dal consiglio comunale per 48 voti. Tenendo in considerazione l’esposizione mediatica di Paragone e le aspettative su una piazza ben conosciuta dal giornalista stesso, il risultato è basso, molto basso. Ho già espresso le mie perplessità sul progetto Italexit con Paragone, privo a mio avviso di struttura partitica e proiezione politica nonostante la passione dei suoi attivisti, dunque non ritornerò sull’argomento. Mi limito a dire che, al pari di tante altre forze sovraniste, anche Paragone ha finito per appiattirsi comunicativamente sull’argomento “vaccini e green pass”, dimenticando la principale battaglia: quella contro l’UE e la moneta unica. Inoltre, una forza politica votata (almeno a parole) al recupero della sovranità italiana non dovrebbe, in tutta franchezza, presentarsi in lista con una forza secessionista come Grande Nord

ROMA
Nella Capitale, abbiamo due risultati da analizzare: quello di 3V e quello di Riconquistare l’Italia.

Il primo movimento è nato nel 2019 attorno alla tematica dei vaccini ed ha portato in piazza San Giovanni molte persone, contrarie all’obbligo vaccinale e all’imposizione del lasciapassare verde. Sarò sincero: a prescindere da come la si pensi sull’argomento in questione, il problema è che quest’ultimo non può costituire un perno attorno al quale costruire un partito. La dittatura sanitaria in corso non è la causa, bensì l’effetto di un sistema e di una precisa idea di mondo. Certo, in 3V si parla anche di sovranità monetaria e critica al neoliberismo, ma si tratta di aggiunte successive al cuore del movimento, che rimane la diatriba sui vaccini. Chi vota 3V lo fa principalmente perché sensibile a tale tema, il resto risulta secondario, pur essendo in realtà decisivo. A Roma i 3V capitanati da Luca Teodori hanno un peso complessivo dello 0,64%, un risultato vicino a quello registrato a Napoli (0,52%), Torino (0,53%) e Milano (0,45%).

Riconquistare l’Italia dell’ottimo Gilberto Trombetta raggiunge una percentuale ancora più bassa: 0,15%. I militanti di RI si sono fatti in quattro, partorendo anche l’idea geniale dei sesterzi come valuta complementare, stampati e distribuiti alle persone durante la campagna elettorale. Il risultato non è comunque incoraggiante, anzi. Riconquistare l’Italia, al pari del predecessore FSI (Fronte Sovranista Italiano), ha una solida struttura di partito e un buon programma, ma paga l’essersi affacciato timidamente e troppo tardi nell’agone comunicativo. Infine, l’approccio millenaristico non aiuta: va bene non voler fare le cose di fretta, però lanciare la palla troppo avanti confidando in un futuro roseo per il proprio partito sa tanto di utopia autoassolutrice, specie dopo anni di risultati scarni. E lo dico, anche qui, col massimo rispetto per chi milita in questa formazione, una delle più serie di tutto il panorama.

Insomma, la situazione è questa: pochi voti, scarsa incidenza, nessuno scossone. Il nostro è un mondo che fatica a crescere ed è spesso rinchiuso in se stesso, cronicamente incapace di quel salto in avanti che lo porterebbe a ben altri traguardi.

È vero, i dati ci dicono che sempre più italiani non si sentono rappresentati dalle grandi forze in gioco (record negativo di affluenza alle comunali: 54,69%), ma ciò non significa che questi voti confluiscano automaticamente in nuove sigle. Specie se queste non riescono a trasmettere autorevolezza e forza, non riescono a trovare modi per rendersi più visibili e desiderabili, non maturano una reale identità di pensiero. In molti hanno creduto che il tradimento storico del M5S o la falsa opposizione del centro-destra portassero milioni di italiani a mettere una X sui partiti anti-sistema. Non è stato così.

I numeri che registriamo sul web, fatti di visualizzazioni, like e condivisioni, non equivalgono ad un vero peso elettorale. Le piazze in cui spesso ci ritroviamo sono eccessivamente eterogenee e non riescono, al giorno d’oggi, ad esprimere un peso sociale di rilievo. La lotta al Green Pass, per quanto sacrosanta, èun collante debole e legato ad un problema immediato, non una visione politica e culturale che possa fare da fondamenta per la costruzione di qualcosa di più grande, granitico e duraturo. Sulla questione mi esprimerò a breve in maniera più approfondita e, spero, risolutiva.

Per ora mi limito a dire questo: ancora una volta, stiamo combattendo su un terreno scelto dal nostro nemico. Ancora una volta stiamo cercando di fermare un proiettile, invece che la pistola. Ancora una volta ci ritroviamo indietro di parecchie mosse rispetto a chi è già proiettato in avanti di 30 anni. Noi abbiamo questa proiezione o stiamo vivendo esclusivamente il presente?

Serve altro. Serve osare molto di più. Serve più ambizione, più progettualità, più differenziazione. Occorre puntare alla crescita con ferocia e metodo, smettendola di far finta di essere stupiti dai nostri miseri risultati. Crogiolarsi su dei numeri bassissimi, magari accusando di ignoranza gli elettori italiani, è sciocco ed inutile. Prendiamo atto di questo: finora abbiamo sbagliato tutto.

E togliamoci dalla testa che la soluzione sia unire partiti e sigle diverse. È vero, molte cose accomunano questi gruppi di persone, ma altrettante le dividono. Manca inoltre la cosa più importante: una chiara ed univoca visione di futuro per l’Italia, declinata in un programma a 360° e in un’ideologia riconoscibile. La stessa uscita dalla UE e dall’Euro viene ancora vista da molti di noi come un punto di arrivo, mentre invece deve essere considerata, perseguita e comunicata come un punto di partenza. Cosa vogliamo fare dopo? Se non possiamo rispondere all’unisono e con fermezza a questa domanda, possiamo pensare di impensierire chi ha già bene in mente come plasmare il mondo nei prossimi decenni?

Forse non è il momento di creare miscugli senza senso, forse occorre marciare in direzioni diverse per coprire più terreno possibile e poi agire insieme. Come fanno i nostri avversari, da sempre: marciano divisi e colpiscono uniti.

Milioni di italiani ed intere fasce della popolazione attendono da tempo una nuova strada. Quella strada possiamo crearla noi, ne sono convinto. Ma per riuscirci, in questo momento, necessitiamo di un personale Grande Reset.

Matteo Brandi

 

FONTE: https://sfero.me/article/perch-perdiamo-autocritica-sovranista

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