PERCHE’ M5S O INGROIA O ALTRE “NOVITA’” POLITICHE NON CAMBIERANNO UN BEL NIENTE

PERCHE’ M5S O INGROIA O ALTRE “NOVITA’” POLITICHE NON CAMBIERANNO UN BEL NIENTE

DI TONNOFABIO

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Sono passati più di quattro anni e tante volte avrei voluto scrivere della nostra esperienza ma ho sempre rinunciato forse per cercare di ricacciare indietro l'idea di aver sprecato tempo e risorse, ora con l'imminenza delle elezioni e di questa nuova bolla di illusione generale mi piacerebbe condividere con qualcuno questa per certi versi incredibile cronaca di vita vissuta e le mie elementari riflessioni su quello che è la politica per uomini e donne.

A pensarci adesso nel 2006 le cose non andavano poi tanto male, il lavoro ancora c'era e anzi si discuteva fra noi su come si poteva ridurne l'ingombro per goderci un po' di più la vita o anche “solo” lottare per una società più giusta. Avevamo appena boicottato i mondiali di calcio organizzando pedalate alternative lungo la litoranea ciclabile pesarese alle quali i nostri concittadini si sono guardati bene dal partecipare. Complice anche sicuramente la nostra poco capillare informazione ci ritrovammo in tre in Piazza del Popolo a Pesaro in occasione delle prime due partite della nostra “mafiosa” nazionale dopo di che decidemmo di mollare e di praticare un boicottaggio intimo e personale.

Tre anni prima, nell'agosto 2003, io e mio fratello percorremmo la provincia in bicicletta con le bandiere della pace infilate negli zaini che sventolavano in quell'afa insopportabile........sembrava che dopo il micidiale, terribile 2001 di Genova, delle torri gemelle e della guerra all'Afghanistan le cose potessero cambiare, giravamo silenziosi sotto un sole di fuoco e intorno tantissimi teli multicolori appesi a finestre e balconi ci comunicavano, e venivano ricambiati, il loro inequivocabile messaggio: PACE. Ad agosto 2004 andai in Francia in un paesino sotto il massiccio centrale per un campo di volontariato internazionale con scopo di salvaguardia ambientale: ripulimmo dalle immondizie, costruimmo sentieri, passaggi e rudimentali scalinate lungo l'argine di un fiume completamente abbandonato.......sembrava proprio che le cose potessero migliorare. Nel 2005 aderii con la mia famiglia al GAS (gruppo di acquisto solidale) di Pesaro alla ricerca di una spesa più consapevole, più rispettosa delle elementari regole del vivere civile, di un'alimentazione più sana, di una diversa socialità......ancora pensavo che fosse in atto una profonda trasformazione.

Torniamo al 2006, appena dopo il boicottaggio dei mondiali..... si sentiva parlare di un blog, di meet up che crescevano come funghi, di Beppe Grillo che stava facendo un miracolo: riunire attraverso la rete la voglia di cambiamento e mobilitare attivamente con proposte, raccolte di firme, slogan ad effetto........eh si ….. in quel momento ho sentito in maniera potente che le cose potevano evolvere e che stavolta le avremmo cambiate davvero.

Attraverso un'iniziativa di un comitato cittadino a cui avevo aderito tempo prima mi misi in contatto con il meet up della nostra città e da lì in poi fu un sacro furore rivoluzionario: distribuzione volantini, discussioni fiume sul tema “parlamento pulito”, traffico cittadino, smog, asili, scuole; un fermento mai visto prima stava inondando una seppur piccola parte di quella società apatica, rassegnata con un ipocrita ottimismo di facciata.

Venne il 2007 e arrivò settembre, l'8 settembre del primo, fantasmagorico, pazzesco vday. Ci eravamo spezzati in quattro: eravamo pochi ma organizzammo un evento incredibile: si alternarono dj, un gruppo musicale, alcuni comitati a parlare della loro esperienza, la raccolta di firme andò avanti fino alle tre di notte e lì, lontano dalla mia famiglia che stavo seriamente trascurando, ero convinto che tutto sotto quella spinta incredibile potesse modificarsi. Abbracciammo anche la “repubblica dei cittadini” la lista civica di Oliviero Beha, Elio Veltri ed altri, organizzammo un pullman assieme ad altri meet up marchigiani e a ottobre 2007 eravamo a Roma in piazza Farnese, cercavamo una forza politica alla quale dare i nostri voti che altrimenti si sarebbero persi nell'astensione, in quel pomeriggio sotto la pioggia credevamo che la società potesse avviare un processo di rinnovamento.


Dopo pochi mesi venimmo a sapere che la “repubblica dei cittadini” non esisteva più, qualcuno che aveva registrato il marchio se ne andò scontento e si portò via, insieme al nome della lista, anche molte illusioni.

Il Vday fu un successo e non fu un bene, la prima riunione dopo l'evento fu affollatissima e cominciarono già da quella sera a formarsi fratture che poi in pochi mesi divennero insanabili: c'era chi raccomandava alleanze politiche con la lista civica di turno, chi voleva fondare un'associazione per avere dei contributi, chi in segreto fin dall'inizio aveva considerato quell'esperienza solo come un trampolino verso la “politica seria”. Ma c'era il v2day da organizzare, chiudemmo gli occhi, ci tappammo naso ed orecchi ed arrivò il 25 aprile 2008: una gestione sconsiderata delle risorse del primo vday, visioni troppo ottimistiche e vere e proprie operazioni azzardate fecero da antipasto all'impossibile, incredibile flop dell'evento, il digestivo venne dal cielo sotto forma di pioggerella battente e incessante che mise fine al concerto del gruppo musicale e a tutte le nostre superstiti speranze. In realtà l'obiettivo della raccolta di firme fu raggiunto ma noi eravamo ancora più divisi e la gestione squinternata ci aveva lasciato un pesante passivo. Fine dell'avventura? No, il cambiamento del mondo non può aspettare: andammo avanti, si formarono nel gruppo due correnti (vecchia politica docet), riunioni pazzesche dove ognuno vomitava il peggio di se e poi doveva scegliere da che parte stare, incontri separati e segreti dove regnava solo l'ego e il rancore. Sembravamo proprio, per dirla con le parole di un socio, “una tribù che correva dietro al suo stregone impazzito”. Avremmo dovuto tutti fare un passo indietro per cercare una soluzione per il gruppo ma a giugno 2009 ci sarebbero state le amministrative comunali e bisognava creare una lista: una? Ma perché non farne due o anche tre? Fra i pezzi che avevamo perso per strada e che ora erano con rifondazione comunista, quelli che di nascosto discutevano con il sindaco in persona e che creavano una lista civica insieme a fuoriusciti dal PD, quelli che sarebbero andati con chiunque in cambio di appoggi per eventuali associazioni o enti, quelli che pensavano al partito radicale e quelli che volevano la lista Grillo il gioco andò avanti senza illusioni né entusiasmo fino al mio addio poco prima delle elezioni.

Naturalmente le cose vanno avanti anche senza di noi (per fortuna) e molte di quelle liste hanno fallito e non esistono più ma altre si sono conquistate piccoli spazi ed ora sembra siano la soluzione, a volte mi sorprendo anch'io a sperare ma mi si conceda oggi la licenza di non credere.

Io non credo che le cose possano cambiare.

Perché mai dovremmo sperare che quei meccanismi malati dai quali sono nate anche le più recenti ipotesi politiche possano portare qualcosa di buono?

Perché mai dovremmo convincerci che questo “nuovo che avanza” sia libero da quelle miserie di cui parlo sopra?

Non mi stupisco dei Favia o delle Salsi anzi penso che quando si scoperchierà il pentolone saranno in tanti a chiamarsi così, in tanti che non avranno assolutamente intenzione di rimboccarsi le maniche e tornare a mettersi in gioco nel mondo del lavoro alla fine dei due mandati, in tanti che useranno le varie “nuove liste” solo per interessi privati o affermazione personale (Di Pietro insegna).

Sarebbe così semplice incolpare la politica che corrompe, che mortifica, che ingloba e annichilisce idee, aspirazioni e sogni ma il problema non sta nella politica in se e nemmeno nella scelta che abbiamo fatto di abbassarci a lei. D'accordo, è ipocrita e antiliberale: fa decidere a una maggioranza quello che dovremmo discutere e stabilire tutti e ce lo fa digerire attraverso una propaganda della democrazia falsa e distorta, è responsabile di secoli di convivenza con un'ingannevole idea di società equa ed imparziale, è fonte e causa di un'eternità di istituzioni inique, illiberali e sanguinose ma alla fine non è che un mezzo, uno strumento gestito da persone e che funziona in base a come queste intervengono nei suoi meccanismi.

E' dunque indubbio che dovremo trovare un'alternativa a questo sistema di partiti, a questa democrazia rappresentativa che ormai interpreta solo una squallida commedia del vivere civile e un tentativo si potrebbe fare con la disobbedienza, la ribellione ai dogmi, alle abitudini, ai comportamenti precostituiti, ai preconcetti che ci vengono inculcati sopratutto da questa politica, insomma è dentro di noi che dobbiamo attuare la trasformazione.

Se non cambiamo noi negli atteggiamenti e nelle aspettative nei confronti degli altri e della vita in generale, e non si tratta di luoghi comuni o frasi fatte, tutte le battaglie saranno sempre perse perché combattute contro le fastidiose piccolezze e miserie altrui, simili alle nostre, che detestiamo e osteggiamo nell'illusoria convinzione di migliorarci senza metterci mai in discussione veramente.

Tonnofabio

12.01.2013

Commenti (41)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. tonnofabio 15 gennaio 2013

      Grazie dei consigli, il potere di adesso l'ho già letto ed è sempre sul mio comodino, un nuovo mondo sarà una delle prossime mie letture, vorrei ricambiare consigliandoti Il gesto di Ettore di Luigi Zoja ottimo libro per tutti se poi sei padre lo apprezzerai ancora di più.
      A presto

    1. pasqui 15 gennaio 2013

      Giusto!! Ber cambiare la politica, per cambiare lo stato delle cose, dobbiamo prima cambiare noi. "Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo" Gandhi

    1. Malpelo 14 gennaio 2013

      Concordo pienamente, la nostra societa' ha velocizzato il vivere.
      Vogliamo tutto e maledettamente subito!!

      L'evoluzione terrestre invece (inclusa quella del pensiero umano) avviene lentamente.

      Cio che purtroppo quest'articolo denota (a volte la redazione lascia a desiderare nella scelta degli articoli... va be questo e' un altro discorso) e' una visione servile e pavida del vivere.

      Mi spiace se nel dire cio offendero' i piu suscettibili, ma la visione nichilista del "nulla cambiera'" e' frutto di un incessante indottrinamento religioso che ha portato la societa' italiana a sperare non piu nei propri mezzi, ma nell'aiuto di un onnipotente agente esterno.

      Berlusconi all'epoca lo capi' benissimo, fu proprio per questo che scese il motto "scendo in campo", proprio perche' sapeva che la societa' Italiana (fervidamente religiosa) lo avrebbe atteso come un messia.
      L'unico agente esterno in grado di risolvere i problemi velocemente e brillantemente.

      Sappiamo (ora per esperienza, anche se avremmo potuto risparmiarci lo spettacolo) che i miracoli non esistono, che sono rappresentazioni della realta a cui, per il momento non riusciamo a dare una spiegazione plausibile. Inoltre sappiamo che l'unico modo per credervi e' quello di avere una fede cieca, e certamente cio' non manca ai nostri cari concittadini...

      nell'unirmi al tuo commento ti lascio con una citazione..

      "Mai dubitare che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti possa cambiare il mondo. In realtà è l'unico modo in cui cio è sempre accaduto."
      Margaret Mead

    1. Truman 14 gennaio 2013

      dice robotcoppola: il problema è l'ASSENZA di strategia.

      Credo che ci sia un problema politico più che un problema di assenza di strategia.


      Nel merito, non servono grandi strategie alle masse, sono le elites che hanno bisogno di strategie raffinate, perchè sono in netta minoranza.



      Il 99% si può permettere di avere strategie semplici e visibili alla luce del sole:

      - prima di tutto restare uniti, con quelli che hanno gli stessi interessi, il che vuol dire riconoscere che il potere cerca di dividere e cercare convergenza con gli altri più che motivi di dissidio;

      - poi vale sempre il motto strategico dei no-global, pensare globalmente e agire localmente;

      - detto questo bisogna creare reti di informazione poco sensibili al potere del denaro;

      - qui sarà opportuno cominciare a studiare in gruppo, perchè i problemi di oggi sono certamente complessi e le soluzioni pronte di solito sono fregature;

      - a questo punto tutte le tattiche sono buone, anche il voto può avere senso se si vota per un nome decente e non si pensa di risolvere delegando.

      - Chi non ha voglia di fare gruppo si può rivolgere ad un altro modo di fare: se hai un problema di cui nessuno si cura, fai in modo da essere tu il problema (chiaramente ciò comporta dei rischi).

    1. Santos-Dumont 13 gennaio 2013

      Il punto é che gli italiani non decidono un bel nulla, dubito che la normale legislazione sul fallimento [it.wikipedia.org] si applichi nel caso specifico.
      Gli unici a poter decidere di rivedere la questione euro e l'adesione all'Europa, ammesso e non concesso che ne abbiano l'autonomia, sono i nostri democraticamente eletti - ma anche no - "rappresentanti", dato che come minimo non sono vincolati da mandato, e come massimo (?) sono emissari "tecnici" di potentati economici quali il killer Monti.

      In breve: agendo nel contesto democratico, siamo comunque fregati in partenza. A buon intenditor...

    1. nigel 13 gennaio 2013

      La mia paura e' che, nonostante il futuribile e difficile referendum, gli italiani decidano di tenersi l'euro. Una via d'uscita potrebbe essere costituita da un elegante ricatto ( non credo sia il caso di andar troppo per il sottile) : " cari signori, noi faremo default perché non possiamo suicidare un'intera nazione per pagare i vostri interessi. Siamo disponibili a rivedere la nostra posizione se l'aspetto economico sarà drasticamente rivisto, in caso contrario saremo costretti a fallire . È voi fallirete con noi, naturalmente"

    1. affossala 13 gennaio 2013

      la società per avere giustizia non può aspettare che i singoli siano oppressi da sensi di colpa e inizino a cambiare,cioè a essere onesti, ma inizia subuto a mettere al muro su basi etiche i ciolpevoli , perchè la società giudica solo sul foro esterno....
      Solo su basi etiche puo essere messo al muro un colpevole ,mai per ragioni politiche .

    1. Santos-Dumont 13 gennaio 2013

      Ti confesso che, sempre se ci andro' a votare, votero' grillo proprio perche' spero che dia seguito all'intenzione di promuovere un referendum sulla permanenza o meno nell'€ (quasi inutile che aggiunga che io sceglierei per il ritorno alla sovranita' monetaria)

      Purtroppo non si può, a meno di modificare previamente la costituzione:

      Art. 75. (...) Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. (...)
    1. nigel 13 gennaio 2013

      In ogni caso, incrociamo le dita ;-)

    1. Ercole 13 gennaio 2013

      in questa fase storica difficilmente si potra raccogliere tanti soggetti che capiscono la struttura su cui si fonda il capitalismo ,dalla sovrastruttura che rappresentano gli orpelli su cui si fonda il contorno del sistema .E importante cominciare a scindere la quantita ,dalla qualita il mio punto di vista e meglio 10 soggetti organizzati ,e con le idee chiare sul che fare , che 100 soggetti che si muovono in balia degli eventi e che fanno solo confusione ,e non sanno da che parte cominciare!!!!!

    1. Santamonica 13 gennaio 2013

      Va riconosciuto a tonnofabio uno straordinario impegno che non tutti possono vantare. Tuttavia l'idea che tutti cambiamo spontaneamente negli atteggiamenti, prima che venga cambiato il sistema e' davvero un luogo comune. Sono le piccole avanguardie che possono cambiare e costringere il resto del panorama politico a star loro dietro. Mandiamo avanti il m5s con tutti i difetti, il dilettantismo e i protagonismi, lasciamoli abbattere la partitocrazia che ha costruito il debito rubando, associata agli speculatori. Gli altri dovranno imitarli x inseguire il consenso, poi magari emergeranno i contrasti il mov si sfalderà ma a quel punto c'è ne saranno altri da votare, magari strutturati meglio. Si cambia movimento. Ma perché fermare grillo adesso quando un "saltino evolutivo" può farcelo compiere. Per votare Rutelli o Bersani?

    1. affossala 13 gennaio 2013

      si tratta di evere le idee chiare sulla funzione della politica , si tratta di tornare all'alfabeto delle elementari e imparare a contare 1, 2, 3, 4, . si tratta di avere prima un' idea di cosa sia la società e poi con quale regole va governta.
      si tratta di non fare ascesi nè meaculpismo sterile se prima non si ha un idea del vivere sociale .

    1. FreeDo 13 gennaio 2013

      Permettimi di dissentire sul vivere la politica come impegno transitorio; in questo ci vedo del dilettantismo e riguardando (la politica) la qualita' della vita di grandi numeri di persone, non la vedo come soluzione all'altezza del compito. Sono invece perfettamente d'accordo che il vero problema sia il ruolo del nostro Paese in un mondo globalizzato, saprattutto considerando la nostra appartenenza alla UE cosi' come e'. Non e' una Europa politica, il potere e',direi, esclusivamente finanziario, siamo come avvolti nelle spire di un serpente boa, e se non ci liberiamo da quella stretta riusciremo, se non a morire, appena a sopravvivere.
      Ti confesso che, sempre se ci andro' a votare, votero' grillo proprio perche' spero che dia seguito all'intenzione di promuovere un referendum sulla permanenza o meno nell'€ (quasi inutile che aggiunga che io sceglierei per il ritorno alla sovranita' monetaria).

    1. RicBo 13 gennaio 2013

      Ercole usa una retorica marxista, ma lo straquoto

    1. nigel 13 gennaio 2013

      L'essere umano (salvo eccezioni, tipo Madre Teresa di Calcutta e pochi altri) nasce "naturalmente" ( cioe' fisiologicamente) egoista. Tende inoltre a perdere il senso dei propri limiti nel momento in cui raggiunge il potere; tanto per fare un esempio, i generali romani vittoriosi, durante il "trionfo" erano seguiti da uno schiavo che aveva il compito di ripetere loro " ricordati che sei solo un mortale" affinché costoro, inorgogliendosi, non fossero colti da delirio di onnipotenza (i romani, grande popolo). Sintetizzando comunque il tuo rispettabile ma opinabile pensiero, abbiamo due concetti entro certi limiti condivisibili, e cioè : "siamo tutti diversi " e " possiamo cambiare". Al riguardo ti dirò , senza scomodare il DNA, che 1) siamo si diversi, ma abbiamo un comun denominatore che, a giudicare dalla storia passata, recente e contemporanea, non è' il massimo dell'etica. Da questo consegue non che la maggioranza non e' composta da individui intrinsecamente nobili, e che questi rappresentano una sparuta minoranza, troppe volte ininfluente 2) Riguardo al "poter cambiare", avrei i miei dubbi anche in considerazione di quanto espresso al punto succitato. Non escludo la possibilità di un cambiamento, ma non credi che questo richieda tempo e sia limitato a chi ha gli strumenti giusti per cambiare? Che cazzo e' il cambiamento? puoi cambiare carattere come si cambia un paio di mutande? Per cambiare sono necessarie: intelligenza e sensibilità, nonche' cultura ed un carattere in grado di condurre l'individuo ad un processo di maturazione e quindi ad una nuova visione del proprio SE' nel contesto sociale. Credi sia possibile in tempi rapidi ?

    1. nigel 13 gennaio 2013

      Le tue osservazioni sono legittime, perché è' chiaro che l'impegno politico può essere in contrasto con un'attività come la tua. Ma i mali del nostro Paese, oltre che dalle congiure sovranazionali, derivano proprio dall'inamovibilita dei politici. Ogni decisione viene presa, se riletti bene, proprio per conservare il ruolo politico acquisito. È questo e' un cancro mortale per una Nazione: nasce una categoria di nuovi Feudatari, "La Casta", che tende non al bene comune, ma alla propria sopravvivenza. In fondo, il messaggio veramente rivoluzionario di Grillo-Casaleggio e' proprio questo: quello di vivere la politica come periodo di impegno transitorio della propria vita, non come ruolo da ricoprire stabilmente. Il cittadino eletto, oltre ad essere in contatto continuo con le istanze della collettività ( non dei suoi elettori, della collettività tutta) può di fatto avvalersi di quelli che chiamerei i "politici ombra": gli staf ministeriali composti da funzionari in grado di tradurre in Norme e provvedimenti i desiderata del ministro eletto (come del resto e' sempre stato). È' altrettanto chiaro che la partita non potrà giocarsi sugli inceneritori, le piste ciclabili e la raccolta differenziata: il vero bubbone e' la collocazione di un Paese che NON PUÒ PAGARE 70 MILIARDI/ANNO DI INTERESSI (senza calcolare i miliardi derivanti dalla restituzione del debito) SENZA MORIRE.

    1. robotcoppola 13 gennaio 2013

      Gli obiettivi alti si possono anche porre, il problema è l'ASSENZA di strategia.



      Questi FILOSOFI/CRITICI scrivono/parlano/frignano senza impostare una benché minima strategia per conseguire gli obiettivi che si pongono.



      Una volta creata la strategia occorre essere OTTIMI tattici e sfruttare quello che abbiamo ;)

    1. yago 13 gennaio 2013

      allora, che fare? Ai primi del secolo scorso il "maledetto toscano" Domenico Giuliotti augurava all'Italia - dove i mali di adesso ancora non c'erano, ma i loro segni incipienti già si profilavano all'orizzonte - un tiranno. Che in effetti venne, ma non riuscì a sistemare i vecchi guai e ne combinò di nuovi. Forte di questa esperienza, non augurerò al mio paese il trauma fortissimo e salutare che potrebbe farlo rinsavire. Vorrei però tanto che ciascuno di noi decidesse che così non si può più andare avanti e da domani, pacatamente e serenamente, decidesse di cambiar vita: così, come qualcuno riesce a fare quando capisce ch'è sul serio arrivata l'ora di mettersi drasticamente a dieta. Sogno per il mio paese, e gli auguro, una collettiva sferzata di amor proprio, di rispetto per se stessi e per gli altri, di senso della cosa pubblica, di assunzione di responsabilità: da subito. Smetter di evadere le tasse, di sporcare per terra, di accapigliarsi allo stadio, di accettar supinamente le porcherie propinate dalla Tv-spazzatura, di far debiti per motivi spesso futili, di abbandonarsi ai consumi facili, di sprecar ricchezza e poi pianger miseria, di pagar pizzi alla malavita e di chieder favori alla malapolitica. Ricominciare a vivere da cittadini coscienti, a pagar correttamente le tasse, a studiare, a informarci; recuperiamo quello che una volta si chiamava senso dello stato. Certo, temo che non succederà. Ma allora bisogna solo aspettarci il peggio.
      Franco Cardini

    1. robotcoppola 13 gennaio 2013

      Ok. Ora prova a dire come la combatteresti te, nel contesto in cui ci troviamo.



      Ovviamente non darmi risposte vaghe :)

    1. BaronCorvo 13 gennaio 2013

      Ed è il contrario ovviamente.
      Marx diceva che i rapporti di produzione sono le fondamenta e la cultura, il modo di stare insieme, la religione etc etc sono sovrastrutture.
      Bè, è il contrario; le fondamenta sono rappresentate dal senso di appartenenza che è la capacità di interpretare il mondo secondo delle categorie comuni.

      La gente non lo capisce, un certo popolo lo ha capito e adesso stiamo tutti appresso a quel popolo che detta le regole

      Il senso di appartenenza è ciò che lega assieme ossia ri-lega i membri di una società gacendone un gruppo forte e unito. Religione deriva appunto da re-ligio ossia ri-lego ed è nient'altro che lìipostatizzazione del senso di appartenenza.

      L'unica speranza è imparare a parlare, scambiarsi le opinioni, condividere punti di vista "autonomi" e indipendenti.

      Personalmente credo che questo discorso non lo capisca quasi nessuno ma forse l'emergenza sveglierà qualche ingegno.

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