DI LORETTA NAPOLEONI
cadoinpiedi.it
Cosa sono 70 miliardi di euro di fronte a un debito pubblico di quasi 2 mila miliardi? L'unica soluzione è il default programmato e il ritorno alla Lira. Solo così possiamo uscirne
La manovra di Tremonti in realtà serve a ben poco. Prima di tutto perché è troppo piccola, 60/70/80 miliardi di Euro non bastano sicuramente a rassicurare i mercati nei confronti di un debito complessivo italiano di 1.800 miliardi di Euro, il che vuole dire che il debito pubblico dell'Italia è maggiore della somma del debito di tutti gli altri paesi Pigs, quindi parliamo del Portogallo, Grecia, Irlanda e Spagna. In più questa è una manovra che avrà un impatto reale, quindi dal punto di vista proprio delle entrate dello Stato, nel 2013 e nel 2014. Sicuramente troppo lontano. ricordiamoci che l'anno prossimo l'Italia si deve presentare sul mercato dei capitali nuovamente e deve contrarre una serie di contratti, quindi deve vendere una serie di Bot a un mercato che questa settimana gli ha quasi voltato le spalle. E in più abbiamo da luglio fino alla fine dell'anno, altri 80 miliardi di Euro che dobbiamo racimolare su questo stesso mercato.
Questa è una manovra che in un certo senso è stata osannata, proprio perché siamo un po' alla fine della situazione. Qui ci vuole una nuova politica. E quale può essere questa politica? Sicuramente non quella che sta seguendo il governo. Capisco che molti italiani sono preoccupatissimi all'idea di un default, però in realtà questa potrebbe essere la soluzione migliore. Se noi avessimo una classe politica di persone veramente esperte di queste cose, quindi di professionisti, ci avrebbe già pensato e vi spiego perché:
L'Italia è molto diversa dalla Grecia. la Grecia prende soldi in prestito per poter sostenere la propria economia, noi invece prendiamo soldi in prestito regolarmente e semplicemente per pagare gli interessi sul debito, il che vuole dire che un default non avrebbe un impatto sulla crescita economica del paese, noi non dipendiamo dai mercati dei capitali per crescere, noi dipendiamo dai mercati dei capitali per pagare gli interessi. Un default ordinato, ragionato com'è stato fatto per esempio in Islanda potrebbe garantire tutti quanti i Bot acquistati dagli italiani. Quindi dividiamo il debito in due parti che è esattamente quello che hanno fatto gli islandesi, la parte internazionale, la parte sottoscritta dalle banche internazionali, viene messa da parte e viene organizzato per questo un pagamento posticipato che può essere una ristrutturazione del debito.
Per quanto riguarda invece la parte detenuta dai risparmiatori italiani, proprio per non penalizzare gli italiani che hanno sostenuto lo Stato in tutti questi anni, rimane costante, quindi il governo si impegna a onorare quella parte di debito. Dopodiché si torna alla lira o a qualsiasi moneta vogliamo adottare e si produce una svalutazione della moneta, chiaramente sarà una svalutazione molto, molto grande e questo ridarà automaticamente competitività alla nostra economia. Dal punto di vista del commercio internazionale, non cambierà nulla, anzi molto probabilmente i nostri importatori, chi importa dall'Italia, sarà ben contento di pagare meno di quanto paga adesso, quindi le esportazioni italiane avranno sicuramente un effetto benefico. Diversa sarà la situazione delle importazioni. Dobbiamo essere disposti a fare dei sacrifici, ma tanto in ogni caso questi sacrifici li dovremo fare lo stesso, l'obiettivo però è fare dei sacrifici per poter riuscire a uscire da questa situazione, non per poter affondare ulteriormente nella situazione debitoria.
Le critiche a questo tipo di politica drastica sono tutte relazionate a un modo di far politica che è ancora tipico dell'Italia, svalutazione selvaggia, attitudini nei confronti dei mercati internazionali anche queste selvagge etc.. Una decisione di questo tipo, quindi un default ragionato, un default preparato, sicuramente porterebbe a un cambiamento della classe politica, perché questa classe politica una politica di questo tipo non la fa. In Islanda è successo esattamente questo, il governo è stato fatto fuori completamente dalla popolazione e una nuova classe politica, gente che non aveva mai fatto politica fino a ora, è salita al potere e ha organizzato questo tipo di default. I sacrifici sicuramente, le conseguenze di brevissimo periodo di una politica di questo tipo saranno tremende. Noi avremo una contrazione del Pil, ci sarà un aumento della povertà, sarà sempre più difficile riuscire a arrivare una fine del mese. Però questo sarà un periodo limitato, come abbiamo visto addirittura in Argentina dove non c'è stato un default ragionato ma un default improvviso. Nel caso dell'Argentina c'è stata una contrazione del Pil del 20% nel 2002 quindi l'anno dopo del default, dal 2003 in poi l'economia ha ripreso a crescere dal 7,5% e continua a crescere al 7,5%.
Penso che noi dobbiamo prenderci le responsabilità di 50 anni, perché qui non si tratta di 10 anni, qui si tratta di 50 anni di politiche sbagliate e è giunto il momento di prendersi queste responsabilità, pagheremo perché dobbiamo pagare, però che questo pagamento non sia un pagamento che finisce nel tasche delle banche internazionali, che sia invece un pagamento che finisce nelle tasche degli italiani, che dà la possibilità all'economia italiana di riprendersi perché altrimenti così noi nel giro di 6 mesi, 9 mesi, un anno, sicuramente andremo in bancarotta e da allora sarà ancora più difficile riprenderci!
Loretta Napoleoni
Fonte: www.cadoinpiedi.it
Link: http://www.cadoinpiedi.it/2011/07/15/perche_la_manovra_non_ci_salvera.html#anchor
15.07.2011
Truman 16 luglio 2011
@AndrewThunder: un commento spocchioso e inconcludente, fatto da parte di qualcuno che proviene dall'ortodossia economica secondo la quale esistono dei mercati che giudicano i popoli, e gli stress test condotti dal sistema bancario su se stesso sono una cosa seria e non una recita concordata. Beh, l'ortossia economica di chi crede alle fonti ufficiali finora non ha indovinato mai una previsione. A titolo di esempio, Tremonti ha spiegato per anni che l'Italia non aveva problemi, per tutta una serie di motivi (risparmio interno alto, solidità delle banche, etc.) e oggi siamo nei guai.
Vale comunque la pena di discutere sul punto fondamentale: può l'Italia uscire dalla prigione dell'euro?
Il buon senso dice che la possibilità c'è. L'euro è tecnicamente morto, ci sono tensioni fortissime tra i paesi, nessuno rispetta le regole di stabilità che pochi anni fa ci ripetevano come mantra. E la Grecia potrebbe uscire dalla prigione con una rivolta o un golpe. E se non è la Grecia può essere la Spagna o il Portogallo. Che l'uscita dall'euro parta dall'Italia è poco sensato, ma al primo che apre la strada gli altri seguiranno. E quando schiatterà l'euro brinderò a spumante (l'ho messo da parte) e dico "quando", non "se".
Le uniche cose realmente impossibili oggi sono quelle che dicono le cariche istituzionali sui media ufficiali. Per il resto il tempo attuale è rivoluzionario ed ogni possibilità è aperta.