PER UNA TEORIA POLITICA DELLA MENTE

DI GIANLUCA FREDA

comedonchisciotte.org

Osservate bene il filmato qui sopra. Si tratta del celebre “test della falsa credenza”, sviluppato negli anni ’70, che rappresenta, a mio avviso, una delle più importanti scoperte mai effettuate riguardo al funzionamento della mente umana, alla funzione del linguaggio e alla possibilità di dare una definizione a ciò che siamo soliti definire, in modo molto generico, “coscienza”.

Lo scopo del test è quello di accertare la capacità di un essere umano di rappresentarsi gli altri individui non come meri riflessi di se stesso, bensì in termini di stati mentali interni (come le convinzioni, le credenze, i valori, ecc.); vale a dire, la capacità di un individuo di riflettere sui propri meccanismi di pensiero e di distinguere tra le proprie credenze, basate sul possesso di dati di un certo tipo, e le credenze altrui, fondate sul possesso di dati diversi.

In parole non povere, ma misere: il test misura la capacità di un individuo di immaginare come pensano gli altri.

Uno dei tanti possibili svolgimenti del test è quello che vedete nel filmato: a un bambino di 4-5 anni viene mostrata una scatola che sembra contenere dei pastelli, ma che in realtà, quando viene aperta, si scopre piena di candele. Al bambino viene poi domandato: “Secondo te, questo orsacchiotto, che non ha mai visto la scatola, che cosa pensa che essa contenga?”. La risposta è quasi sempre: candele. Il bambino non sa ancora distinguere la realtà dai propri processi di pensiero; né è in grado di comprendere che la disponibilità di dati differenti può generare diverse visioni del mondo. Se io adesso so che dentro la scatola ci sono delle candele, perché non dovrebbe saperlo anche l’orsacchiotto? L’orsacchiotto non pensa forse come penso io? Non è forse parte di me?

Se però si ripete il test con bambini al di sopra dei 5 anni, gli esiti sono molto diversi. Alla domanda “secondo te, l’orsacchiotto che cosa pensa che ci sia nella scatola?”, la risposta è: pastelli. Io so che l’orsacchiotto possiede dati fasulli (il rumore che fanno le candele nella scatola, il disegno su di essa), come quelli che io possedevo all’inizio, dunque commetterà lo stesso errore che ho commesso io. Il bambino ha imparato:

1) Che egli è in grado di porre in atto delle procedure interne, chiamate “pensiero”, che sono distinte dalle procedure con cui opera l’ente chiamato “realtà” con cui è solito interagire;

2) Che le dinamiche con cui opera il meccanismo cognitivo del pensiero possono essere oggetto di riflessione ed essere predeterminate;

3) Che al possesso di dati differenti corrispondono meccanismi di pensiero differenti;

4) Che a meccanismi di pensiero differenti corrispondono individui differenti.

E’ la cosiddetta conquista della “metacognizione”, la quale comporta una serie di altre conquiste intellettive: la capacità di vedersi dall’esterno, di studiare le proprie dinamiche cognitive ed emotive, di riconoscersi come ente distinto dalla realtà esterna e – soprattutto – di valutare gli altri individui non solo come entità fisiche esterne ma anche in funzione delle loro interne dinamiche di pensiero. Dopo i 5 anni, il bambino, per qualche motivo, sviluppa dunque ciò che potremmo semplicemente chiamare “coscienza” nonché la capacità di riconoscere tale “coscienza” in altri.

Si badi bene che l’acquisizione di queste qualità è una conquista evolutiva relativamente recente per il genere umano, databile a non più di 4000-5000 anni or sono. Prima di allora, le qualità metacognitive sopra descritte non erano appannaggio dell’intera specie, bensì rare prerogative di alcuni individui intellettivamente più evoluti.

Che cos’è che ha prodotto per la specie umana questo miracoloso salto evolutivo?

Che cos’è che, ancora oggi, lo determina, in ciascun individuo che abbia superato i 4-5 anni di età?

Semplice: è l’evoluzione del linguaggio.

La capacità di prevedere il comportamento di altri individui basandosi su una credenza che si sa essere falsa, richiede uno sviluppo significativo delle facoltà linguistiche: la capacità di parlare di eventi futuri (e dunque di distinguere il futuro dal presente); la capacità di formulare ipotesi; la capacità di definire possibili realtà alternative. Non sono in grado di prevedere che cosa penserà l’orsacchiotto se non possiedo tempi verbali in grado di rendere l’idea di futuro, modi verbali in grado di rendere l’idea di possibilità o di eventualità, strutture sintattiche complesse che mi consentano di collegare tra loro in un unico periodo differenti percezioni della realtà (“io credo che lui pensi…”).

Nessuna idea può acquisire forma senza rivestirsi di linguaggio.

Questo “salto” nelle capacità linguistiche, nei bambini, avviene solitamente intorno ai 4-5 anni; per l’umanità è avvenuto intorno al 3200 a.C., con l’invenzione e la diffusione della scrittura. A ogni arricchimento del linguaggio corrisponde un’espansione delle capacità di pensare il mondo, osservandolo da diversi punti visuali; viceversa, ad ogni impoverimento del linguaggio, corrisponde un’approssimazione tendenziale allo status intellettivo di un bambino di 4 anni, il quale non è in grado di percepire alcun pensiero, alcun sentimento, alcuna realtà, ad esclusione dei suoi personali.

Mi è venuto in mente il “test della falsa credenza” quando ho visto commentare, in diversi forum su internet, i risultati del referendum sul “Brexit”. E’ sconfortante la povertà di linguaggio che porta molti autori e commentatori a valutare le strategie geopolitiche poste in atto con tale operazione come se si trattasse di questioni appartenenti alla propria vita quotidiana; come se i gruppi dominanti statunitensi, che tengono in pugno l’Europa, e i gruppi di inquilini di un condominio pensassero allo stesso modo, vedessero il mondo nello stesso modo, distinguendolo nelle stesse categorie e sub-categorie. Ci si rifiuta di riconoscere a questi gruppi dominanti una complessità di pensiero e una modalità di pianificazione che probabilmente noi uomini comuni non abbiamo ancora neppure il linguaggio adeguato per descrivere. Per fare un banale esempio, il termine “false-flag” è entrato nel mio personale vocabolario non più di una quindicina di anni fa. Prima di allora, non avevo un termine per definire l’atto con cui un gruppo di potere organizza un evento politicamente dirompente (un eccidio, un assalto, una rivoluzione), attribuendone ad altri la responsabilità, allo scopo di perseguire finalità di dominio. Esisteva, è vero, il termine “strage di stato”, che però i mezzi di comunicazione amavano ammantare di nebulosità semantica, senza mai fornirne una definizione cristallina; e che comunque si riferiva ad un atto occasionale, limitato all’ambito stragista e insospettabile, ad esempio, in un contesto insurrezionale, difficilmente richiamato in eventi a carattere internazionale, tendenzialmente connotato da interessi partitici, compiuto da settori “deviati”… niente che potesse ricondurre ad una strategia internazionale consolidata da oltre un secolo dagli stessi gruppi che, in molti casi, tengono oggi le redini della politica globale. Non possedendo il termine “false-flag”, non ero neppure in grado di pensare la modalità operativa standardizzata che esso definisce. Così come è probabile che oggi, per carenza di un linguaggio adeguato, io non sia in grado di pensare molte modalità operative standard dei gruppi dominanti che vediamo porre in opera attraverso ciò che a noi sembra il consueto dispositivo della “democrazia”.

E se non ne sono in grado io, figuriamoci se lo è l’80% degli esseri italici, il cui vocabolario consta di poche centinaia di lemmi.

A proposito della Gran Bretagna, ho sentito dire cose scioccherelle: ad esempio, che sarebbe essa a tenere sotto controllo gli USA, anziché viceversa, poiché la sua ricchezza, la sua finanza e la sua qualità della vita sono mediamente superiori a quelle USA. Sorvolando sul chi controlla chi (che a me sembra, ahimé, anche troppo lampante), il punto è che la logica di un tale ragionamento è degna, appunto, di un bambino in età pre-metacognitiva. Siamo noi persone comuni ad essere ossessionate dalla ricchezza, dalla finanza e dalla qualità della vita; attribuire le stesse ossessioni a personaggi che operano ad un livello sideralmente differente, significa non possedere la capacità di pensare come pensano gli altri, di distinguere le nostre dinamiche di pensiero da quelle di soggetti esterni.

Allo stesso modo, è davvero sconfortante vedere gente che esulta perché “il popolo, col referendum, ha fatto valere le proprie decisioni”. Questo credo sia un punto fondamentale, ma è difficilissimo farlo entrare nella zucca della gente, proprio perché il linguaggio che la maggioranza delle persone è abituata a parlare è dicotomico: cioè prevede la possibilità di scegliere soltanto tra due opzioni predefinite, escludendo qualunque pensiero che, comprendendo l’inutilità di entrambe, si muova alla ricerca di una terza o quarta via. O sei di destra o sei di sinistra. O sei pro-immigrazione o sei razzista. O sei per il “remain” o sei per il “leave”. Pochissimi desiderano capire come funziona realmente il pensiero di chi può pianificare la struttura da imprimere al mondo: la maggior parte delle persone desidera soltanto avere una squadra per cui tifare e per cui suonare il clacson all’impazzata in caso di vittoria. Ero così anch’io, fino a una quindicina d’anni fa, e so cosa si prova, quali pulsioni ti costringono in questa prigione binaria del pensiero. Proverò perciò a scrivere qualche concetto in grassetto sottolineato, così magari, chissà, a qualcuno inizia a squillare un campanello nella cervice.

Allora: il popolo non decide e non conta nulla. Se mai inizierà o tornerà a contare qualcosa, non sarà certamente grazie a strumenti “democratici” come il referendum o le elezioni, che esistono al solo scopo di mantenerlo nell’assoluta impotenza. La democrazia non è la soluzione: è il problema. E’ un insieme di vincoli a carattere normativo e rituale, imposti alla moltitudine attraverso la legislazione e la propaganda, che hanno una duplice funzione: la prima e meno importante, è quella di tenere sotto controllo le masse, conferendo loro un potere che esse credono sovrano, ma che in realtà è puramente liturgico, esatta negazione di qualsiasi potere effettivo sulle dinamiche politiche, interne o – a maggior ragione – internazionali; la seconda e più importante, è quella di fungere da strumento di composizione dei conflitti tra gruppi di potere, diverso dalla guerra aperta: attraverso gli strumenti della cosiddetta “democrazia”, i gruppi di potere hanno nelle mani un mezzo assai versatile per spingere le masse contro i gruppi avversi, per ricattarli, minacciarli, avvertirli oppure, in casi non rari, per pervenire alla stipulazione di una tregua. La democrazia è la struttura attraverso la quale la gente comune diviene l’arma che ciascuna élite punta contro le élite avversarie. La democrazia istituzionalizza e formalizza, rendendolo permanente, il ruolo di “carne da cannone”, già rivestito con successo dalla marmaglia in innumerevoli guerre e rivoluzioni. Nessuna moltitudine sana di mente va incontro, di sua spontanea volontà, alle sbarre di una “democrazia”. Per imporla è infatti necessario un inganno, un atto di forza o più spesso una vera e propria guerra, con stragi, devastazioni, bombardamenti indiscriminati sulla popolazione.

Se si capisce questo concetto, si riesce forse a inquadrare in una prospettiva di maggior realismo la vicenda del referendum britannico.

Tanto per cominciare, la decisione popolare, in sé, come si è visto, non conta un bel niente. Infatti il referendum non è giuridicamente vincolante e la volontà espressa attraverso di esso (con percentuali, peraltro, non esattamente bulgare) potrà tradursi in atto politico solo se il parlamento inglese deciderà di attuarla. E il parlamento inglese, su 650 membri, ne conta 489 (il 75%) che sono favorevoli alla permanenza nella UE. Gli scenari che si prospettano sono dunque soltanto i seguenti:

1) Il referendum è stato promosso da gruppi dirigenti britannici agguerriti e disposti a sfidare poteri soverchianti pur di riprendere, attraverso la riconquista di ampie sfere di autonomia nazionale, una politica di dominio, che la permanenza nell’UE – la quale, non dimentichiamolo, è struttura di controllo di matrice statunitense, affidata alla sorveglianza dei “kapò” tedeschi – non consente. Non nascondo che questa ipotesi rappresenta la mia non tanto segreta speranza. Ma è una speranza resa assai flebile dal pessimismo della ragione. Sapremo presto come stanno le cose. Se la Gran Bretagna volesse fare le cose secondo le regole, l’uscita dall’UE richiederebbe, secondo l’art. 50 del Trattato dell’Unione Europea, una procedura assai complessa che tra accordi e adeguamento delle normative si protrarrebbe per un minimo di 2 anni (ma di fatto molti di più, visto che moltissime norme britanniche, oggi riprese dalle normative europee, dovrebbero essere riscritte). Se vi sono reali intenzioni di staccarsi dall’UE, l’uscita sarà piuttosto rapida e drastica, probabilmente perfezionata in un periodo ben minore dei 2 anni previsti e probabilmente non indolore. L’emergere di un nuovo e determinato gruppo dirigente europeo danneggerebbe gli interessi statunitensi, a partire dal naufragio degli accordi TTIP, spingendo gli ambienti di potere d’oltreoceano a giocare qualunque carta pur di scongiurare tale eventualità: già ieri si iniziava a parlare, in maniera anche piuttosto esplicita, di secessioni della Scozia e dell’Irlanda del Nord, che verrebbero certamente incentivate e finanziate da coloro che desiderano ridurre le élite inglesi a più miti consigli. Un vero gruppo dirigente a carattere nazionalista deve essere pronto ad affrontare questa eventualità, in verità non troppo “eventuale”. Se invece la Gran Bretagna deciderà di seguire la procedura di uscita prevista dal protocollo, allora sapremo che le intenzioni non sono serie. Un distacco protratto per un periodo così prolungato, attraverso un percorso minato di trattative, compromessi, discussioni interminabili, vanificherebbe nei fatti ogni velleità indipendentista, esponendo la Gran Bretagna alle ritorsioni degli avversari. E’ banale dirlo, ma un apparato militare degno di questo nome, prima vince la battaglia, poi intavola trattative col nemico. Se le trattative vengono prima della battaglia, siamo di fronte a un gruppo animato da volontà di compromesso o di tradimento, non da volontà di potenza. Detto in altro modo: se vi è il desiderio di continuare a utilizzare gli strumenti “democratici” come mezzo di composizione dei conflitti tra gruppi di potere, allora siamo di fronte ad un bluff, non ad una vera lotta in grado di mutare la configurazione delle sfere d’influenza.

2) Il referendum è stato promosso dagli attuali gruppi di sub-dominanti britannici, al solo scopo di consolidare la propria posizione (anche a costo di sacrificare una nullità come Cameron) nei confronti di altri gruppi sub-dominanti, di livello nazionale, ma soprattutto internazionale. In particolare, i sub-dominanti inglesi stanno cercando di rafforzarsi nei confronti dei sub-dominanti tedeschi – ai quali gli Stati Uniti hanno affidato fin dall’inizio il compito di tirare le redini di quel lager a cielo aperto che chiamiamo Unione Europea – e magari, col tempo, di sostituirli nel ruolo di “kapò” dell’UE. Per quanto mi dispiaccia dirlo, dai balletti che ho visto finora mi sembra l’ipotesi più verosimile.

Attenzione però: ciò non significa che il risultato del referendum sia, nel complesso, inutile o poco interessante. Il fatto stesso che i sub-dominanti inizino a duellare tra loro, è indice del fatto che siamo in presenza di un indebolimento progressivo dei gruppi dominanti statunitensi, reso più forte dall’incertezza che circonda le prossime elezioni presidenziali. Ci sono altri segnali che indicano la volontà dei gruppi sub-dominanti europei (tedeschi in primis) di prepararsi a scenari in cui il controllo degli USA sul continente europeo vada progressivamente allentandosi. Ad esempio, il fatto che, per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda, la Germania abbia iniziato ad ampliare il proprio esercito regolare. L’incremento di truppe militari sembra voluto e gestito dalla NATO in funzione antirussa, almeno questa è la versione che si sta cercando di far passare. Se anche fosse così, tale rafforzamento militare sta di fatto determinando reazioni preoccupate in Gran Bretagna, la quale sta ovviamente giocando le sue carte per garantirsi spazi di indipendenza e manovra. Non è inoltre una novità il “doppio gioco” dei tedeschi, i quali sostengono, da un lato, le sanzioni contro la Russia, ma dall’altro intavolano con essa trattative che sembrano preludere ad un allentamento della tensione, se non proprio ancora ad una vera partnership commerciale. In questo senso, è perfino possibile – dico “possibile” – che l’idea del “Brexit” sia stata almeno “tollerata” (se non proprio gestita) dagli stessi gruppi dominanti statunitensi, allo scopo di far capire alla Germania che, tenendo il piede in due scarpe, rischia di giocarsi il proprio ruolo di “cocchiere” dell’UE per conto terzi. Ciò non toglie, naturalmente, che gli Stati Uniti abbiano ben fatto capire agli inglesi – attraverso i titoli che avete visto nei giorni scorsi sui loro mezzi di propaganda diffusi in tutta Europa – che un’azione nazionalista britannica, rivolta a proseguire oltre i limiti del mero spauracchio antitedesco, non sarebbe tollerata.

Succo del discorso: il referendum britannico, come qualsiasi altro evento che possieda un ampio rilievo geopolitico, per essere compreso nel suo reale significato deve essere studiato con gli occhi dei gruppi di potere che lo hanno progettato, non con quelli dei pur legittimi desideri di rivalsa popolare. E per comprendere il punto di vista delle élite, è necessario che si inizi a parlare di politica con un linguaggio nuovo, che contempli ad esempio termini come “aree d’influenza”, “flussi di relazione”, “penetrazione politica” (di cui la penetrazione commerciale ed economica è solo un aspetto), “rapporti trasversali” tra gruppi di potere internazionali, che non coincidono necessariamente, anzi, non coincidono quasi mai, coi rapporti tra stati; e chissà quanti altri termini, che definiscono modalità operative a noi sconosciute e che dobbiamo ancora elaborare. Lo stesso concetto di “stato” andrebbe profondamente rivisto: si dovrebbe capire che quando parliamo di Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia, ecc., usiamo questi termini per comodità (un nome a queste entità bisognerà pur darlo, se vogliamo discuterne), ma stiamo in realtà parlando di multiformi articolazioni di gruppi di potere, i quali, pur facendo perno su un certo nucleo d’interessi relativamente stabile nel tempo, si configurano in sistemi di relazioni (accordi, rivalità, associazioni, raggruppamenti, guerre intestine, ecc.) estremamente differenziati e suscettibili di variazioni di fase in fase.

Se invece continueremo a inquadrare il problema coi nostri occhiali e col nostro linguaggio di uomini qualsiasi, non faremo altro che restare bambini, ben al di sotto della soglia della metacognizione. Resteremo privi di una lingua che ci consenta di sviluppare una vera coscienza del meccanismo delle relazioni globali, quindi del tutto impossibilitati ad intervenire su di esso.

Dedico questo articolo a tutti coloro che, ad ogni inutile referendum, ad ogni inutile tornata politica vinta dalla squadra del cuore, sventolano le bandierine del risveglio dei popoli, della riscossa della “gente comune”, del trionfo della “democrazia”; senza neanche capire che stanno adorando esattamente l’orribile divinità a cui vengono quotidianamente sacrificati. La gente comune avrà la sua riscossa quando inizierà a parlare (e quindi a pensare) come parlano (e quindi pensano) i potenti, elaborando un modello politico-teorico che consenta di preventivare le evoluzioni dei rapporti tra gruppi di potere, in modo da poter intervenire, a vari livelli, sui loro sviluppi.

Fino ad allora possiamo continuare a illuderci che le candele siano pastelli e che tutto il mondo sia in grado di realizzare con esse fantasmagorici e arcobalenici arabeschi.

Gianluca Freda

Fonte: www.comedonchisciotte.org

28.06.2016

64 Commenti
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JackPerez
JackPerez
29 Giugno 2016 2:50

Ai tempi – circa 5-6 anni fa – combinavo gli articoli di Freda con quelli del blog Mondart – chissà se qualcuno qui lo conosceva. Quelli del primo erano più legati alla pratica politica, alle guerre, agli attentati, ai false flag; quelli del secondo più psicologici, sociologici, quasi onirici. Unendo i due filoni (e leggendo anche altri autori, ma senza dubbio loro due erano i miei preferiti), riuscii a compiere riflessioni e a scrivere post che mi fecero comprendere il punto centrale della questione qui riportata: le dicotomie sono la ricetta fasulla che il sistema ci presta quotidianamente per fregarci. Nel leggere questo interessante articolo di Freda, ho risentito una certa sensazione del tempo che fu: dovremmo smettere di analizzare i fatti di tutti i giorni per dedicarci esclusivamente allo smontare il meccanismo delle scelte tra due opzioni predefinite e del tifo da stadio su tutte le questioni. Qui Freda lo tratta per poi occuparsi di applicare subito la cosa al caso Brexit ma, secondo me, sarebbe da farci dei veri e propri manifesti, sull’argomento, perché si regge tutto su quello, nella massa. Sul bianco o nero come unica scelta possibile, scelta che rende amici o nemici e che ci fotterà… Leggi tutto »

Holodoc
Holodoc
29 Giugno 2016 6:58

1) su quali basi storico – antropologiche Freda asserisce che la metacognizione è presente nell’uomo solamente da 4-5 mila anni? Perché asserisce che sia legata alla scrittura se compare già in bimbi CHE NON SANNO ANCORA LEGGERE E SCRIVERE? I popoli dell’età del bronzo, capaci di lavorare i metalli, tessere stoffe elaborate, coltivare la terra, erano più stupidi degli odierni bambini di 5 anni solo perché noina vevano al scrittura? Solo gli uomini che usano la scrittura sono intelligenti? Avevano ragione quindi i colonialisti del ‘700 e ‘800 a trattarli al pari di bestie?  2) Freda ci "insegna" che la democrazia non è un modello di governo perfetto, ma non ci dice quale sarebbe migliore! Dai Freda, illuminaci ancora… dicci quale governo vorresti ci fosse. L’anarchia in cui ogni uomo è libero, senza vincoli, di decidere il proprio destino? La dittatura di pochi superuomini (tra i quali si pone, ovviamente) che sappiano cosa è bene e cosa è male per il popolo? Peccato perché lo spunto da cui è partito era interessante. Ovvio che i poteri che ci governano cercano di tenerci in uno stato di ignoranza e di subcoscienza, Occhio però che l’eccesso di affidamento al pensiero e al… Leggi tutto »

gaia
gaia
29 Giugno 2016 8:48

Probabilmente Freda non conosce i Veda che sono stati scritti più di 12.00 anni orsono.

gaia
gaia
29 Giugno 2016 9:02

Dopo aver letto Freda mi piacerebbe condividere con lui la sua considerazione sui nati dall’utero in affitto come Tobia, il più conosciuto, tra questi, da noi italiani perché adottato dal sig. Nicola Vendola.

Fischio
Fischio
29 Giugno 2016 9:25

Come funzionerebbero le cose in un Paese popolato esclusivamente da muti? Mah, chi lo sa…
Comunque, allo stato delle cose esiste una sola coscienza utile per uscire dal pantano, ed è quella di ‘classe’.
Distinguere e combattere la differenziazione sociale inasprita dal capitalismo statunitense attraverso nuovi strati sociali intermedi, uniformando però consumi e modelli culturali. In buona sostanza la questione resta nei secoli la stessa: Capitale-Lavoro!

geopardy
geopardy
29 Giugno 2016 11:10

Anche a me sembra molto riduttivo il collegamento scrittura-linguaggio. Il fatto di combattere contro un nemico, pensando come egli penserebbe, non è una novità e fa parte delle strategie di lotta o guerra da chissà quanto tempo. Il fatto che tutti noi saremmo completamente etero-diretti il Freda lo asserisce da sempre, fa parte integrante, secondo me, dell’impotenza individuale nata dall’organizzazione sociale dell’industrializzazione di massa, che inserisce l’individuo in meccanismi al di fuori del suo diretto controllo e da esso, quindi, il senso d’impotenza, che ha come riflesso mentale individuale il sentirsi schiacciato da forze e da meccanismi, apparentemente complessi,  al di sopra della sua capacità di controllo. Di qui la differente risposta organizzativa del comunismo, volta a ridare l’appropriazione dei mezzi di produzione alle fasce sociali sottomesse al sistema capitalistico, che ha ridato sì una ridistribuzione della ricchezza, ma non il pieno controllo promesso e che ha generato una nuova classe dirigente di tipo dispotico. La facilità con cui licenzia la "democrazia" (la virgoletto perchè non è mai stata un fatto compiuto, ma, come tutte le cose, perfettibile) è sconcertante e alla base non noto alcuna profonda analisi in merito. Per quanto riguarda la questione definita Brexit, dal momento che… Leggi tutto »

totalrec
totalrec
29 Giugno 2016 11:37

Conosco bene il Rgveda, è databile al massimo a 3500-3800 anni fa. Quindi?

(GF)
totalrec
totalrec
29 Giugno 2016 12:20

"I popoli dell’età del bronzo, capaci di lavorare i metalli, tessere stoffe elaborate, coltivare la terra, erano più stupidi degli odierni bambini di 5 anni solo perché noina vevano al scrittura?   Non possedevano né "coscienza", né capacità di metacognizione. "Essere stupidi" è altro concetto, su cui sarebbe preferibile non inoltrarsi.     Solo gli uomini che usano la scrittura sono intelligenti? Avevano ragione quindi i colonialisti del ‘700 e ‘800 a trattarli al pari di bestie?"   Il punto non è se avessero ragione o torto. Il punto è che tra chi possiede un linguaggio complesso (quindi un’idea multiforme della realtà) e chi possiede un linguaggio primitivo (quindi un’idea elementare della realtà), il ruolo della bestia spetta sempre al secondo dei due. Si tratta solo di capire che ruolo lei desideri esercitare.    "Dai Freda, illuminaci ancora… dicci quale governo vorresti ci fosse."   Se proprio mi si costringe ad esprimere un pio desiderio, assai prematuro e non realizzabile in tempi brevi, allora dico che vorrei avere lo stesso tipo di organizzazione politica che abbiamo adesso (cioè l’affidamento di ogni prerogativa ad un’élite di potere estremamente ristretta e con enormi competenze gestionali), ma con due notevoli differenze:   1)… Leggi tutto »

dainroad
dainroad
29 Giugno 2016 12:28

Video interessante non tanto per le candele al posto delle matite quanto per il fatto che si dia libertà di pensiero ad un pupazzo. Nella realtà l’orsacchiotto non pensa nulla non essendo un essere vivente.

Metafore  finalizzate a vedere "attraverso" una realtà che sovente ne nasconde un’altra e che quindi realtà non è: una sorta di scatole cinesi ad apertura criptata.
Belle riflessioni in fondo riassumibili in un solo termine : energia. Un grande accumulo di energie, tensioni umane che in questi anni si stanno forzatamente accumulando senza averne sfogo. Un forte, DISEQUILIBRIO; chiamatelo immigrazione, disoccupazione, povertà, perdita di dignità. Nel momento in cui tutto questo viene pilotato esternamente con secondi o terzi fini il rischio assoluto è di trovarsi un giorno tutte queste "energie" ritorcersi inaspettatamente contro, la storia ne è testimone !
totalrec
totalrec
29 Giugno 2016 12:32

"Nella realtà l’orsacchiotto non pensa nulla non essendo un essere vivente."


Vero, infatti il "test della falsa credenza", nelle sue modalità più recenti, è stato modificato ponendo un altro bambino al posto dell’orsacchiotto.
(GF)
Georgejefferson
Georgejefferson
29 Giugno 2016 12:53

A allora lo hai capito dopo di aver scelto la visione mondo di destra (fatta da mille sfumature, e’ bene ricordarlo). Meglio tardi che mai, perche sai, questa narrazione si ripete da un bordello di anni (quella elitista) ed e’ facilmente smontabile nelle sue enormi semplificazioni del reale, solo che non servono le bandierine dei tifosi, ma il ragionamento, e ci vuole del tempo. Di sicuro l’ingenuo non la notera la parzialissima posizione elitaria ed escludente, perche la retorica intellettuale di destra, e’ fatta apposta per l’ingenuo che non sviluppa giudizio critico.

La critica all’elitismo di destra, non e’ nel confutare l’acqua calda, che si vanta di aver "scoperto", ma di darla come stato di natura, e quindi di prevederne il futuro come statico e mai trasformabile.E’ questa l’ideologia di fondo, non lo sapevi total? Per quello sono utilissimi alla causa degli oppressori, sono come il prete demoralizzato che fa la comunione e accarezza le lacrime del disperato cianciando di destino

natascia
natascia
29 Giugno 2016 14:04

Bene, e grazie per le sue aperture. Temo  comunque che la geografia e il controllo del territorio restino dei punti fermi. Non necessariamente di privata proprietà. Non a caso alla penetrazione fallica si stanno predisponendo vari tipi di fecondazione artificiale. E lo studio della penetrazione politica altro non è che la nuova colonizzazione volta alla eliminazione di ogni virus   di incertezza o ribellione. Così, giusto per non avere più nessun vincolo umano, che so di rispetto per le diversità, o rispetto personale o generazionale o familiare.  Non si tratta di illusioni, si tratta di serietà, non si tratta di forma, ma di contenuto.   

geopardy
geopardy
29 Giugno 2016 14:15

Saranno pure scritti 3800 anni fa, ma si rifanno alla tradizione orale e dei simbolismi precedente.

La nascita della coscienza non è assolutamente imputabile  al linguaggio scritto.
Questa è una tale castroneria che non varrebbe neanche la pena di commentare. 
geopardy
geopardy
29 Giugno 2016 14:16

Concordo.

zufus
zufus
29 Giugno 2016 14:24

Comunque la si pensi, ogni articolo di Freda è un arricchimento per chi lo legge. 

totalrec
totalrec
29 Giugno 2016 14:30

"allora lo hai capito dopo di aver scelto la visione mondo di destra (fatta da mille sfumature, e’ bene ricordarlo)".



Appunto, esistono mille sfumature, anzi milioni, le quali per me corrispondono a milioni di diverse visioni del mondo. Comprimere il tutto all’interno di due soli termini – oltretutto ambigui e eteroindotti – come "destra" e "sinistra" è un delitto contro il linguaggio, cioè un’autocastrazione della capacità di pensiero.
(GF) 
totalrec
totalrec
29 Giugno 2016 14:48

"La nascita della coscienza non è assolutamente imputabile  al linguaggio scritto." La nascita della coscienza corrisponde ad un ampliamento delle prerogative mentali (la capacità di riflettere sui propri meccanismi di pensiero e su quelli altrui, comprendendone la disparità), il quale, per i motivi esposti nell’articolo, è inscindibile da un corrispettivo ampliamento delle capacità di linguaggio. Vero è che la scrittura è solo una delle possibili modalità di ampliamento del linguaggio, ma – per motivi che mi sembra perfino superfluo riferire – essa costituisce un ampliamento di proporzioni colossali. Consente infatti di catalogare in un unico punto milioni di lemmi differenti, di raccoglierne di nuovi, di avere sempre interi compendi linguistici a portata di mano, di combinare tra loro i simboli grafici in modi che col semplice segno fonetico non sarebbero stati pensabili, di studiare il fenomeno stesso della lingua, ricavandone per deduzione le regole di base. La scrittura è di fatto la creazione di un veicolo del significato totalmente nuovo, diverso dal veicolo fonetico, quindi la costituzione di un linguaggio ex novo. Dire che non abbia nulla a che fare con lo sviluppo della coscienza mi sembra, questo sì, una castroneria. Le sembra un caso che, anche nei bambini, il… Leggi tutto »

makkia
makkia
29 Giugno 2016 15:32

Parbleu!
In verità Mondart è diventato via via meno pindarico (nel senso buono) e più concreto.
Chiuso il discorso con la massoneria e le raffinate analisi elicoidali, diceva che, potenti che siano, Essi hanno paura di qualcosa.
Paura di essere "scoperti" e ritrovarsi 0.01% contro un 99% incazzato e con l’1% che si caga sotto perché presagisce la punizione da infliggere ai complici dello 0.01%
Diceva anche che alcuni sfuggono al meccanismo (lui suggeriva Chavez, La Presidenta argentina e Putin) e capeggiano nei fatti una rivolta organizzata, pur se continuano a usare i vecchi arnesi della politica, delle elezioni, della democrazia, del supporto popolare.

makkia
makkia
29 Giugno 2016 15:44

a patto che abbia alla base una cittadinanza
istruita, consapevole, attiva, ecc.”. Sono cazzate. Se il popolo fosse
istruito, consapevole e attivo, non sarebbe più popolo, ma élite.

Ehm, ma non suggerivi di evitare il manicheismo? Ci sarà bene una differenza tra popolo bue e un popolo orgoglioso di sé stesso e della propria nazione, con livelli di istruzione più alti che alterino in meglio la capacità media di rapporto con la realtà.
Anche la tua ipotetica élite illuminata (senza virgolette) farebbe molto bene a concentrarsi sull’istruzione del popolo, e non per il suo benessere spirituale, ma per dotarlo di anticorpi alle immancabili contro-riforme delle elite concorrenti straniere o interne.

Georgejefferson
Georgejefferson
29 Giugno 2016 16:09

Giusto, infatti avro modo di argomentare meglio, cominciando dalla dicitura "popolo" al singolare (che non conta niente e "coglione", nella novella romanzata), che invece comprende innumerevoli varianti ma che alla destra piace omologare in una sola entita’ come aiuto alla sua narrazione favolistica

AlbertoConti
AlbertoConti
29 Giugno 2016 16:36

Sono in tanti a denigrare la democrazia come metodo di governo fasullo, di copertura per poteri nascosti.
Sta di fatto che dopo l’epoca del "Principe" è arrivata l’epoca dei "poteri forti", cioè quelli più danarosi, che di nobiltà non hanno più nulla (essendo composti da ladri e delinquenti), e perciò devono necessariamente nascondersi per non perdere il consenso sul loro governo, esercitato per "induzione" di massa dei loro stessi intendimenti. Da qui l’inganno mediatico e il totale degrado della politica.
E’ ovvio che allo stato dell’arte la democrazia sia puramente utopica, ma è altrettanto ovvio che l’epoca della fiducia cieca negli illuminati elitari, al vertice della piramide, non sarà mai più proponibile. Perciò ben venga l’utopia, e speriamo che prevalga sui fondamentalismi religiosi, ultimo baluardo dell’ancien regime.

I cosiddetti "mercati", cioè le borse, sono attualmente il banco di prova delle teorie sovraesposte, dal momento che affidano la loro logica binaria (buy/sell) alla comprensione di cosa stiano pensando gli altri players. E i risultati si vedono, più che cicli bolla/crisi non sanno esprimere, sono cioè motori d’instabilità irrazionale, del tutto antieconomica ed antisistemica. Ma per fortuna si mangia ancora tutti i giorni per necessità fisiologica.

polm
polm
29 Giugno 2016 17:00

Mi sono fermato alla parte sulla "nascita" della coscienza (dovuta al linguaggio e alla scrittura) intorno al 3200 a.c., perché è un argomento che mi interessa… e devo dire che con queste affermazioni GF rivoluziona le conoscenze in campo antropologico, sull’evoluzione della mente, umana e animale, e sull’evoluzione del linguaggio.

ottavino
ottavino
29 Giugno 2016 17:35

Magari è tutto vero, ma per quanto mi riguarda trovo tremendamente noiosi tutti questi accadimenti.

Ci sono conflitti tra élites diverse? Che si scontrino! Che si massacrino!!
questo lento stillicidio, queste guerre sotterranee, questo non arrivare mai al dunque, non permette l’emergere di chiare polarità.
Noi abbiamo terribilmente bisogno di fare, anche se fare significasse tirarsi delle atomiche. 
Pensieri, parole… Non servono…
siamo una società materialista, non un luogo di filosofi… Qui si capisce solo le bombe….
gaia
gaia
29 Giugno 2016 17:55

Sono abituata a ragionare e quando mi assalgono dei dubbi ricorro ad un mediatore culturale come può essere l’enciclopedia Treccani che sostiene che i Veda siano una manifestazione degli Arii che risale al 2200 a.c:, credere che tutto d’un botto si siano scritte migliaia di pagine mi sembra ingenuo, forse l’amanuense che li ha vergati era la prima incarnazione di mago Zurlì. 

gaia
gaia
29 Giugno 2016 18:15

L’altro giorno ero in auto e ad un bivio sono stata tamponata perché ero indecisa se girare a destra od a sinistra pensando all’articolo di G. Freda che avrei letto alcuni giorni dopo su CdC. Infatti il Nostro sostiene che tra destra e sinistra ci sono infinite possibilità.

Mi vedo costretta a caricarlo del malus assicurativo.

Però per onestà intellettuale devo ammettere di essere d’accordo sulla locuzione seguente: "Il punto è che tra chi possiede un linguaggio complesso (quindi un’idea multiforme della realtà) e chi possiede un linguaggio primitivo (quindi un’idea elementare della realtà), il ruolo della bestia spetta sempre al secondo dei due."

Supponiamo il caso che il primo fosse un nanerottolo mentre il secondo un redivivo P. Carnera, la vedrei dura.

gaia
gaia
29 Giugno 2016 18:24

Sono d’accordo.

Confesso!! E’ Stimolante.!

gaia
gaia
29 Giugno 2016 18:27

Non sono d’accordo che siano tutti nascosti i poteri, infatti in forum alla sezione segnalazioni ho pubblicato delle foto e dei nomi.

gaia
gaia
29 Giugno 2016 18:29

Se compulsa la Treccani.it che ho già citato anticipa la data al 2200 a.C. quindi 4200 anni orsono.

gaia
gaia
29 Giugno 2016 18:31

Qui si capiscono solo le bombe perché è un linguaggio per intellettuali.

adestil
adestil
29 Giugno 2016 18:36

freda,come altri commentatori,fanno finta di non sapere..di non conoscere.. si evocano misteriosi ed inconoscibili sistemi di controllo e di linguaggio.. mentre sono semplici e chiari.. è il controllo simbolico..ossia il controllo sulla parte archetipica e profonda della mente ,la parte (totalmente) inconscia (ossia che agisce in barba ai controlli razionali ossia la  paura,istinti primordiali,sessualità ,cibo,sopravvivenza etc.. posti nella parte bassa del cervello) che si puà situare nella parte più profonda ed animale del cervello l’amigdala o quella subconscia(che interagisce in maniera nascosta con la parte razionale) che si può situare nel cervello più antico ed animale ossia  da poco poi ci sono anche conferme scientifiche nel coinvolgimento del subtalamo(parte antica del cervello e profonda grande come una lenticchia e che abbiamo in comune con uccelli ,rane,moscerini) che si attiva nelle scelte binarie/dicotomiche e conflittuali nonchè quelle compulsive e morali (ovviamente quindi più complessa di quella presente negli animali)che poi sono le questioni che i media asserviti ogni giorno ci sottopongono,non solo al momento del voto o del referendum (il calcio ad esempio altro non è che una ripetizione di questo schema di dicotomizzazione dell’approccio che poi viene esteso a tutto,un modo che sin da piccoli abitua il cervello umano a… Leggi tutto »

ottavino
ottavino
29 Giugno 2016 18:36

Ma l’intellettuale va benissimo. Non c’è niente di male nell’intellettuale. A patto che le parole, i pensieri si tramutino in pratiche.

Al contrario, assistiamo in società, alla saga delle chiacchiere….
totalrec
totalrec
29 Giugno 2016 18:44

Non rivoluziono un bel nulla. Julian Jaynes aveva elaborato queste teorie già negli anni ’60. Lui addirittura sosteneva che la coscienza umana avesse non più di 3000 anni; io ho preferito essere più prudente e datarla ad almeno 4000-5000 anni fa, proprio in corrispondenza con lo sviluppo dei primi testi scritti in sanscrito. Ma è probabile che abbia più ragione lui…

(GF)
totalrec
totalrec
29 Giugno 2016 18:55

Questo "parbleu" incipitale lo ricordo bene… 🙂

(GF)
gaia
gaia
29 Giugno 2016 18:58

Il mio intervento era ironico!

Ma se mi son sempre dichiarata contadina non vorrà credere che parteggi per gl’intellettuali?

Prima il pragmatismo!

Quando mi siedo a tavola sul piatto ci pongo delle tagliatelle stese a mano e non parole, e lei?

gaia
gaia
29 Giugno 2016 19:04

Il suo intervento è ingeneroso, almeno nei miei confronti, avevo tentato d’inserire l’argomento ma Freda ha glissato.

adestil
adestil
29 Giugno 2016 19:04

ma appunto Freda,come altri commentatori,fa finta di non sapere,che nessuna elite può controllarci senza la nostra complicità… dovrebbe indagare questo più che ipotizzare incredibili sistemi e linguaggi di controllo che mai conosceremo.. ”nosce te ipsum” è l’unico vero sistema e l’unico vero linguaggio.. e le elite conoscono bene gli schermi mentali(conscio,subconscio,inconscio)e quelli vanno a toccare… ma prima di tutto bisogna volerlo.. complicità che è fatta di non voler avere responsabilità vere sul nostro destino e quindi deleghiamo(penso alla vaccinazione dei neonati,lo scrivono anche i produttori stessi nel foglietto illustrativo che hanno effetti devastanti,non vi è alcuna evidenza di aumento di quelle malattie laddove non si vaccinano,eppure i genitori continuano a portare al patibolo i proprii figli,patibolo che solo raramente diventa morte o paralisi,quasi sempre induce malattie croniche che vanno da allergie,a debolezza del sistema immunitario che renderà a vita necessario un ricorso massiccio ai farmaci i più comuni,ed anche un ritardo mentale soft ,che rende più congeniale il controllo mentale da adulti) cosi’ come si delega,e non è un caso,ma è sintomatico, col voto(la democrazia è rappresentativa ossia una delega,in bianco,a rappresentanti che firmano cambiali a nostro nome,il cosiddetto debito pubblico,che ci opprime e che ci rende schiavi) d’altronde di… Leggi tutto »

adestil
adestil
29 Giugno 2016 19:19

alzi la mano chi se la sente di con consegnare i proprii pargoli a medici che ti fanno firmare il consenso informato sui vaccini(solo da 2anni da quando le case produttrici dei farmaci hanno scritto nei foglietti illustrativi che tali farmaci possono provocare morte,sids,paralisi,autismo,sclerosi ,multipla,in modo che nessuno potrà più denunciarli come avvenuto per miliardi di euro in UK,Francia etc..e qualcosa in Italia;difatto scaricando tutta la responsabilità sul medico vaccinatore che invece fino a 2 anni fa poteva pararsi dicendo che la colpa è del vaccino e che lui non c’entrava ma ora che è scritto nel foglietto ,lui è consapevole e quindi si para facendo firmare il consenso sia a moglie che marito o con delega firmata) nessuno o pochissimi! Qui c’entra l’archetipo antichissimo dell’isolamento che nell’antichità primitiva significava morire di fame o morire preda di qualche animale feroce.. invece quando l’uomo si associò divenne lui predatore e assicurò la sua e sopravvivenza della prole.. ecco perchè l’uomo agisce in gregge(come diceva Mussolini che ben conosceva le folle ”il popolo è pecora ed va guidato”) ma dimentica il gregge che viene portato alla tosa.. dimentica il gregge che viene portato al macello… il non rimanere isolati è un istinto… Leggi tutto »

adestil
adestil
29 Giugno 2016 19:33

penso alla moda del conto corrente e delle carte di credito più ne avevi/hai più è simbolo di ricchezza.. e cmq anche chi ha capito che non è cosi’ non ci rinuncia.. ed è ben più grave.. infatti chi non ha capito o non vuol capire come funzionano carte di credito conti correnti ,banche è in parte perdonabile ma chi l’ha capito e continua ad usarle e quindi a legittimarli e dargli linfa vitale,come lo si fa a perdonare? Capisco chi deve avere un conto corrente per ricevere più di 1000euro ma oggi che il pagamento massimo è a 3000euro,che senso ha avere il conto corrente o le carte di credito? Possibile che per una discutibile comodità di non pagare col contante(in italia è di fatto più comodo pagare in contanti!) si alimenta un mostro che ci divora tutti? Questo vezzo del conto corrente e delle carte di credito è iniziato a punto dopo che si era creato nell’inconscio collettivo il simbolo della ricchezza associato all’uso di carte e conti mentre associato al simbolo dell’arretratezza e della provincialità (e vecchiezza)l’uso del contante(magari arrotolato come i poveretti che risparmiavano una vita ) ecco quindi di nuovo che il simbolo (enfatizzano dai… Leggi tutto »

venezia63jr
venezia63jr
29 Giugno 2016 19:58

Il cristianesimo o le religioni a lui simili hanno scardinato nella mente della gente
le classi di apppartenza, la verita’ e’ tutti non siamo uguali.
A volte i film vi informano ma voi guardate l’effettto speciale, esistono i famosi
think tank, contenitori di pensiero, in queste scatole finiscono le analisi fatte
da ricercatori, gli si da un problema e loro danno i possibili sviluppi, ogni squadra
lavora solo su una parte del problema posto, come una piramide, ad ogni
livello viene esaminato o scartato quello che non e’ geniale, quando tutte le
informazioni sono state eleborate vengono consegnate al vertice e il vertice
ha la possibilita’ di aggiungere o migliorare la tesi.
Dire che oggi ci troviamo in questo momento storico solo perche’ ci ha condotto madre
natura non e’ sbagliato, come non e’ sbagliato credere che ci vogliono gli uomini
adatti per arrivare dove siamo, io la chiamo evoluziione, cattiva o buona non sta a
noi decidere adesso.

Holodoc
Holodoc
29 Giugno 2016 20:48

La metacognizione, la capacità di riflettere sul proprio e altru pensiero, per la filosofie orientali è la causa di ogni sofferenza. Se non ci preoccupassimo di quello che pensano gli altri non esisterebbe invidia e odio.

La nostra intelligenza ci ha permesso di piegare il mondo alle nostre necessità, ma ci è costato la perdita della felicità.
 Anche la Bibbia ne parla:  Dio dona ad Adamo ed Eva il linguaggio, la capacità di dare i nomi alle cose e agli animali. Questa capacità li porta a giudicare ciò che è bene e ciò che è male, a vergognarsi di quello che sono, a non accettare più il loro ruolo naturale che diventa sofferenza (partorirai con dolore – lavorerai con sudore). La nostra intelligenza, che ci allontana dalla natura, è la causa di ogni sofferenza.
polm
polm
29 Giugno 2016 21:36

E quindi se lo sosteneva Julian Jaynes, che, se non erro, ci ha scritto UN libro, deve essere così.

A proposito di quel libro ecco una considerazione di Richard Dawkins:

…È uno di quei libri che non si sa se considerare un ammasso di
sciocchezze o un’opera assolutamente geniale, ma che certo non è una via
di mezzo. Forse è un ammasso di sciocchezze, ma non voglio
sbilanciarmi…

È soltanto un commento e non dimostra nulla, se non il fatto che al di fuori di Julian Jaynes c’era una comunità scientifica molto scettica riguardo alla sua intuizione (perché è di questo che stiamo parlando, non di una teoria scientifica).

oriundo2006
oriundo2006
29 Giugno 2016 21:40

Bellissimo articolo. Non vorrei però che adottare il linguaggio delle elites significhi esporsi a ragionare col medesimo strumento, ovvero con il disprezzo verso il genere umano…però è utile a differenziare cio’ che siamo da cio’ che gli ALTRI PENSANO CHE DOBBIAMO ESSERE ( l’ ‘io’ come riflesso dell’altrui pensiero…e come sedimentazione sociale della nostra identità falsificata: Laing ). Insomma, il potere deforma sia chi lo detiene sia chi è subordinato ad esso.

Quanto alla nascita della coscienza non bisogna pensare sia coeva alla scrittura: i più grandi testi sanscriti sono stati recitati per millenni prima di essere ‘fissati’ nello scritto ( poi rivisto da Panini: v. il Tilak per ragguagli sulla dimora antichissima degli uomini e sulla tradizione orale della lingua ). Le forme più arcaiche di grammatica ( ad esempio il duale ) sono presenti solo nel remoto passato per poi andare desuete successivamente: forse che la caduta del caso duale rappresenti l’evoluzione che lei tratteggia così bene ? Finora non ho trovato elementi a conferma ma lo ritengo probabile…saluti
Holodoc
Holodoc
29 Giugno 2016 22:20

I popoli dell’età del bronzo, capaci di lavorare i metalli, tessere stoffe elaborate, coltivare la terra, erano più stupidi degli odierni bambini di 5 anni solo perché noina vevano al scrittura?  Non possedevano né "coscienza", né capacità di metacognizione. "Essere stupidi" è altro concetto, su cui sarebbe preferibile non inoltrarsi.   Dato che gli uomini dell’età del bronzo, nostri diretti antenati, erano biologicamente identici a noi, ma non avevano la "coscienza", se  ne deduce che nella tua visione tale coscienza è frutto solo dell’educazione. Non so te, ma io non sono mai andato a scuola di coscienza. Tu devi essere stato molto fortunato dato che solo a te l’hanno insegnata! Solo gli uomini che usano la scrittura sono intelligenti? Avevano ragione quindi i colonialisti del ‘700 e ‘800 a trattarli al pari di bestie?" Il punto non è se avessero ragione o torto. Il punto è che tra chi possiede un linguaggio complesso (quindi un’idea multiforme della realtà) e chi possiede un linguaggio primitivo (quindi un’idea elementare della realtà), il ruolo della bestia spetta sempre al secondo dei due. Si tratta solo di capire che ruolo lei desideri esercitare.  Quindi noi italiani abbiamo una visione della realtà più completa degli… Leggi tutto »

totalrec
totalrec
29 Giugno 2016 22:39

"È soltanto un commento e non dimostra nulla, se non il fatto che al di fuori di Julian Jaynes c’era una comunità scientifica molto scettica riguardo alla sua intuizione"


Rispetto a qualunque "verità scientifica" affermata esiste – o dovrebbe assolutamente esistere – una comunità scientifica molto scettica, considerato che la ricerca incessante di nuove prospettive dovrebbe costituire la quintessenza del pensiero scientifico. Purtroppo pare che da qualche tempo la quintessenza del pensiero scientifico sia invece la ricerca di dogmi intangibili e lo sfottò verso chi cerca di guardare oltre. 

Sia come sia, io condivido le idee di Julian Jaynes, con i distinguo che ho già detto, ed è anche da esse che ho tratto ispirazione per questo articolo. La cosiddetta "comunità scientifica", di cui ben conosco il modo di pensare e di ricercare,  la lascio volentieri alle sue cure.
(GF) 
totalrec
totalrec
29 Giugno 2016 22:56

"Dato che gli uomini dell’età del bronzo, nostri diretti antenati, erano biologicamente identici a noi, ma non avevano la "coscienza", se  ne deduce che nella tua visione tale coscienza è frutto solo dell’educazione." Mai detto niente di neppur vagamente simile. Sono responsabile di ciò che dico, non di ciò che capisce lei. "Quindi noi italiani abbiamo una visione della realtà più completa degli inglesi dato che il nostro linguaggio è più complesso. […] Strano che, a differenza di quello che sostieni tu, SIANO I LINGUAGGI PIU’ ANTICHI AD ESSERE PIU’ COMPLESSI!" Che vuol dire "più complessi"? La complessità di un linguaggio si misura sulla sua capacità di comunicare idee complesse, non sulla "difficoltà" di apprendere la sua grammatica. I linguaggi attuali sono strutturati per comunicare con maggior flessibilità e chiarezza idee più numerose e molto più sofisticate. Sono i linguaggi attuali ad essere, sul piano linguistico, infinitamente più complessi di quelli antichi. Per dirne soltanto una, lei provi a misurare una distanza planetaria o stellare con la numerazione greca o latina antica e poi mi dica che cosa si prova. Se lei ha difficoltà con lo studio delle lingue antiche, questo è un problema suo, non una qualità intrinseca degli idiomi.… Leggi tutto »

Truman
Staff CDC
29 Giugno 2016 23:45

L’articolo fila, ma c’è almeno un punto che mi convince poco: l’idea che la capacità di capire il punto di vista dell’altro sia nata con la scrittura è abbastanza discutibile. La codiddetta “teoria della mente” io la conosco come una delle tipiche fasi dello sviluppo del bambino, ed è difficile pensare che sia una cosa recente. Eppure già al tempo dei nostri nonni la maggioranza delle persone erano analfabete. Quindi: a) è una capacità che si è manifestata nelle masse solo di recente, con l’alfabetizzazione di massa, oppure b) è una capacità che si è diffusa da 5000 anni fa, con l’invenzione della scrittura. Vale forse la pena di ricordare che ancora al tempo di Platone la scrittura era una tecnica recente, poco diffusa, che veniva guardata con sospetto. Eppure la filosofia greca antica già raggiungeva vette mai più superate, pur con un uso molto limitato della scrittura. Personalmente tendo a pensare che buona parte dei meccanismi che oggi realizziamo con la scrittura fossero realizzati già da almeno 10 mila anni fa tramite il mito. A quell’epoca il mito era il principale mezzo di comunicazione di massa, consentiva di trasmettere conoscenza nel tempo e nello spazio, con modeste alterazioni; consentiva… Leggi tutto »

Holodoc
Holodoc
30 Giugno 2016 0:44

Che il sistema di calcolo di greci e romani, fondatori della nostra tanto declamata civiltà occidentale, facesse schifo è cosa palese.

Infatti è stato soppiantato velocemente dal sistema usato dagli arabi, i quali a loro volta lo avevano appreso dagli indiani vedici. Sono stati loro, ad esempio, ad inventare lo zero!
Se non lo sapesse gli indiani vedici possedevano un sistema matematico molto complesso ed avanzato.
Non lo insegnano nelle scuole? Probabilmente le famose élite non gradiscono che si sappia!
Le suggerisco qualche spunto di approfondimento:
(l’ultimo link mostra che gli antichi indiani conoscevano già la velocità della luce)
Buonanotte
neroscuro2014
neroscuro2014
30 Giugno 2016 0:52

Sulla nobiltà ce ne sarebbero di cose da dire: un corso di storia non particolarmente approfondito può bastare a permetterti di classificare direttamente o indirettamente ogni "nobile", ogni "principe", ogni alto prelato  nella categoria dei criminali. Gente che si è fatta strada con la forza, la violenza, il sopruso, il furto, l’inganno, la corruzione e la collusione con altri come loro e che alla fine si è pure inventata di essere migliore degli altri per via della nascita e di avere ricevuto un’investitura divina. Non è moralismo da "uomo moderno" il mio, è un giudizio che sarebbe ed è magari scaturito perfino al tempo in cui questi "nobili" hanno vissuto e operato. Di tutto il discorso di Freda infatti non mi convince la soluzione che offre, semplicemente perché elenca tutti i difetti della democrazia, ma omette quelli delle altre forme di governo. Se ci fosse un dispotismo, sarei più libero di pensare e di agire, sarei più felice e sereno, o rischierei ugualmente di essere trascinato in conflitti disastrosi, sfruttato fino all’osso e inquisito per quel che penso? Avrei un’istruzione decente o finirei per essere allevato nell’ignoranza o rieducato in qualche lager fino a quando i miei pensieri non siano… Leggi tutto »

RicardoDenner
RicardoDenner
30 Giugno 2016 1:14

Il potere ama gli intellettuali ..le discussioni e la filosofia..perché è sicuro che una mente complessa e dubitante non sarà ostacolo al proprio dominio..

Finché la coscienza è considerata analisi di oggetti è sicuro che si perderà in disquisizioni..ma se diventa autocoscienza..allora sono guai.. perché l’autocoscienza è impermeabile alle teorie..ma si basa sulla propria immediata e indubitabile percezione..e chi si percepisce non potrà essere mai condizionato a credere nel linguaggio ma solo all’Essere..
Quello che manca al mondo moderno è il ritorno all’autocoscienza..e da lì ..valutare serenamente gli accadimenti essendo sicuri che guerre ..persecuzioni e bulimie di possesso saranno eccezioni di individui mutilati di questa capacità..
Non c’è altra strada alla sopravvivenza..che viene messa in dubbio proprio perché questa autocoscienza manca..e sembra difficile che possa affermarsi nel mondo della politica..
  

 
totalrec
totalrec
30 Giugno 2016 2:05

"Le suggerisco qualche spunto di approfondimento"



Grazie, ma tengo ogni anno lezioni sui Veda, sull’importanza dello zero e del calcolo posizionale. La maggiore o minore complessità del sanscrito, comunque, rientra molto male nel nostro discorso, trattandosi di una lingua d’élite, nata per sancire la superiorità della casta sacerdotale dei brahmani, pochissimo parlata e quasi esclusivamente scritta (la lingua d’uso comune era il "pracrito", che era molto diverso). Difficile paragonarlo ad altre lingue di derivazione indoeuropea utilizzate nel parlato quotidiano.  Anche così, comunque, non mi pare si possa negare che, attraverso la formalizzazione  delle regole del sanscrito da parte di Panini, le potenzialità di pensiero abbiano compiuto un balzo colossale. Il fatto stesso che il sanscrito fosse una lingua adibita in origine esclusivamente alla stesura di testi filosofici e religiosi, ci dice quanto la scrittura sia stata indispensabile per lo sviluppo delle capacità di astrazione, per la descrizione di realtà immateriali, per l’evoluzione del pensiero.
(GF)   
Tanita
Tanita
30 Giugno 2016 5:54

Ci sarebbe tanto da dire e anche da controbattere. Tenendo conto di tutte le ragionevoli spiegazioni e dei lunghi e complessi ragionamenti, di tutte le possibilitá e delle alternative piú ellaborate – sempre difficili da verificare in campo empirico – preferisco restare "piú vicino ai marciapiedi, dov’é vero quel che vedi". Scelgo di lasciarmi andare… Vediamo: Per me quelli dell’élite non sono né superiori né piú intelligenti e tantomeno, piú versati nelle scienze. Anzi, sono piuttosto elementari. Loro vogliono tutto (tutta la ricchezza, tutto il potere), e per ottenerlo sono capaci di qualsiasi cosa: distruggere paesi, torturare, strappare, rompere, ingannare (SEMPRE), mentire (SEMPRE), falsificare, sacrificare chi sia necessario (anche qualcuno dei propri se occorre), tornare inabitabili vaste regioni del Pianeta… Insomma, si trovano anni luce dello sviluppare una coscienza, fosse pure primitiva. E’ proprio perché la maggior parte degli esseri umani sarebbe incapace – ne sono convinta – di comportamenti di questo genere, assolutamente forsennati, il piú delle volte (quasi sempre) riescono nei loro obiettivi irrazionali. Sono cosí diabolici e bestiali che il comune delle persone non riesce a coglierli nella loro profondamente oscura dimensione. Il comune dei mortali fa fatica a scendere ai loro inferni.Infatti, ¿dove vanno, questi dell’élite?… Leggi tutto »

AlbertoConti
AlbertoConti
30 Giugno 2016 8:44

Anch’io sostengo la democrazia, come T.I.N.A.

AlbertoConti
AlbertoConti
30 Giugno 2016 8:46

Sono "mediaticamente" nascosti, e questo basta, secondo la teoria della rappresentazione di realtà descritta da Freda.

AlbertoConti
AlbertoConti
30 Giugno 2016 8:52

Il guaio è che questi neanderthal sono piuttosto rappresentativi delle masse.
Sono le masse che li producono o sono loro che producono certe masse? Comunque si risponda il risultato non cambia, se l’animo umano non si evolve, sfruttando le potenzialità di cui siamo dotati, resteremo nella barbarie.

Comunque non siamo tutti uguali, ci sono popoli che leggono e popoli da stadio.

Georgejefferson
Georgejefferson
30 Giugno 2016 10:50

Un bellissimo commento.

GioCo
GioCo
30 Giugno 2016 15:16

Gen.le prof. Freda,come sempre leggo volentieri, come sempre trovo i suoi articoli stimolanti, come sempre mi riduco a dover criticare l’impostazione, generalmente costruita su buone premesse, discrete conseguenze e pessime conclusioni, più che altro perché le premesse sono inserite in un contesto di studi molto più articolato, tipo in medicina se dico che "il ginocchio è una articolazione facente parte dello scheletro del corpo" (buona premessa) e poi che "è essenziale per correre" (discreta conseguenza) mi riesce difficile dire che quindi "il ginocchio è il corpo", perchè oltre ogni evidenza sto confondendo una parte con il tutto. La sua è di certo una "confusione" più perdonabile, nel senso che infiniti ricercatori di intelligenza fine sono stati ingannati da (e poi hanno sostenuto con vigore l’inganno) risultati solidi di scoperte che in qualche misura hanno rivoluzionato il mondo, tanto più se si ragiona in termini sociali e culturali, dove il terreno dei ragionamenti tende ad essere più simile a un pantano. Siamo rimasti legati a Le Bon e putroppo siamo andati poco oltre, quindi il suo commento di fatto ne sposa i principi (che per riassumere ci dicono che "il popolo è Bue") e non fa che applicarli cercando risposte tra… Leggi tutto »

totalrec
totalrec
30 Giugno 2016 19:17

"Sono certo che "la coscienza" è un tema fertile che rimarrà ancora a lungo terreno speculativo per teorici e filosofi."



Sono d’accordo. Mi rendo perfettamente conto di quanto sia difficile dare una definizione, anche soltanto approssimativa, di ciò che intendiamo per "coscienza". Mi limito a pensare (e a dire) che qualunque cosa sia la "coscienza", essa è strettamente legata al linguaggio. Lo dico sulla base di mie personali osservazioni sul comportamento dei bambini, non solo in base a (pur illuminanti) letture compiute. Se riuscissimo a capire che cos’è il linguaggio e da dove esso provenga, avremmo probabilmente qualche dato in più per comprendere la natura della coscienza.
(GF)
gaia
gaia
30 Giugno 2016 19:26

Sono per l’antropocrazia.

gaia
gaia
1 Luglio 2016 7:27

Dal Vangelo di Giovanni primi versetti: "In principio era il verbo…".

Truman
Staff CDC
1 Luglio 2016 14:09

In principio c’era il Logos. I traduttori che dovevano rendere la
parola greca logos avrebbero potuto usare la parola più adeguata
"discorso", oppure il termine più semplice e comprensibile alle masse di
"parola".
Preferirono questa traduzione ellittica, sfuggente, forse anche
scorretta, "verbo".
Perchè logos non è semplicemente discorso, ma è
un principio ordinatore della realtà. Se non faccio confusione, la parola
italiana "logica" deriva da logos.
I traduttori percepirono questo
potere creativo ma anche esplosivo del linguaggio, del discorso. C’era l’idea
sottostante che le parole possono creare mondi e possono anche distruggerli. Non
era il caso di dirlo troppo chiaramente alle masse, "verbo" andava bene per dar
loro un orientamento ed allo stesso tempo sviarle. Un detournement che
Debord avrebbe apprezzato.
C’è molta sapienza in questo comunicare qualcosa
lasciando comunque il fedele con un po’ di confusione. Il potere millenario
della Chiesa consiste anche in questi dettagli.

gaia
gaia
1 Luglio 2016 20:01

Dico e non dico, anche questa è politica.

Giovina
Giovina
1 Luglio 2016 21:46

Credo invece che per questa epoca il termine "Verbo" sia quanto di più adatto per esprimere L’Essere e il Vivente, la "dynamis" dello Spirito creatore e del Dio che si incarna e muore, e che col Suo sacrificio rende fertile la Terra, possibilitata alla resurrezione. Perche’ oggi il termine "parola" ha perduto ogni forza e significato, la parola e’ mera dialettica (iniziale minuscola non casuale) e molto spesso non-sense, o strumentalizzazione di pensieri, propri e altrui.

Il Logos divino poi non e’ da confondere col Logos umano. L’uomo sì, puo’ "elevarsi", allora e’ simile a Dio.
gaia
gaia
2 Luglio 2016 9:04

Le tavole con i 10 comandamenti con cui Mosè è sceso dal monte non erano forse scritte?