PEGGIO DI VON HAYEK: IL REDDITO DI CITTADINANZA DEL M5S

PEGGIO DI VON HAYEK: IL REDDITO DI CITTADINANZA DEL M5S

DI PAOLO BARNARD

paolobarbard.info

Ho letto solo oggi per intero la proposta di legge del reddito di cittadinanza del M5S. Speravo, mentre scorrevo gli articoli, di aver capito male io, che la stampa nazionale ne avesse dato un quadro distorto, perché da mesi penso che il reddito di cittadinanza del M5S sia una presa in giro immorale ed economicamente pericolosa. Ho letto il testo, tutto. La mia reazione ponderata è stata questa: “Friedrich Von Hayek non ci sarebbe arrivato”.

Ci fu un economista austriaco vissuto nel XX secolo che è passato alla Storia come il pensatore economico più sociopatico (cioè un sadico sociale) mai esistito. Si chiamava Friedrich Von Hayek. Fu colui che prescrisse un reddito minimo di cittadinanza a livello sufficiente affinché “i poveri non raggiungano un grado di disperazione tale da rappresentare un pericolo fisico per le classi ricche”. In altre parole: dategli di che campare solo quel tanto che basta perché non esplodano in furia cieca e ci mozzino la testa mentre sorseggiamo tè al Club o leggiamo gli andamenti di Borsa.

Ho letto la proposta di Beppe Grillo e dei suoi adepti in tutti i suoi 20 articoli: garantire a chi ne ha diritto (e qui è già di per sé una babele) di percepire un reddito non inferiore ai 7.200 euro netti all’anno, affinché non vivano al di sotto di quella soglia. Settemiladuecento, sono 600 euro al mese, ma che non sono soldi dati in aggiunta al salario già esistente di ogni povero. No. Nella gran maggioranza dei casi, a quanto è dato da capire dal nebbiosissimo art. 4, il M5S offre integrazioni del salario già esistente del servo della gleba italiano, fino a raggiungere appunto la gran soglia dei 600 mensili, cioè integrazioni che potrebbero essere di 40 euro al mese, o di 25. Un esempio: se il pensionato Gigi, quello che rovista nell'immondizia dietro casa tua, prende 560 euro di pensione, Grillo gliene dà altri 40! Ah! Che largesse! Che magnificenza! Sui disoccupati, il testo non specifica niente, neppure li cita nel capitolo "Beneficiari e requisiti soggettivi e oggettivi per l’accesso al reddito di cittadinanza". Si presume che i disoccupati ricadano nella 'strepitosa offerta', ma quali categorie non è detto. E anche fosse il caso in cui a un paio di membri di un nucleo familiare arrivano 7.200 euro all'anno, questo reddito rimane sempre ciò che è: un reddito pro-capite Kosovaro, o addirittura cinese, che al singolo non garantirà mai neppure una vita abbozzata. Mi rimane misterioso il perché la premiata think tank M5S non abbia invece pensato a offrire LAVORI A REDDITI PIENI a tutti sti poveracci, invece che spiccioli elemosinati (si legga alla fine). Ma il fatto che sciocca è che...

... in termini relativi - cioè considerando i volumi finanziari del terzo millennio, l’evoluzione del Diritto, e i potenziali macroeconomici odierni rispetto ai tempi di Hayek - questa integrazione ‘compassionevole’ del reddito voluta dal M5S è di gran lunga inferiore a quella proposta dal sadico economista austriaco ai suoi tempi. Complimenti grillini, avete fatto peggio di Hayek.

Se poi avessi voglia di scrivere nel dettaglio la demenzialità di alcuni passaggi della proposta di legge, vi farei ridere nell’amarezza per un anno. Solo per citarne una: questa elemosina MORALMENTE INDECENTE, IMPRODUTTIVA E FONTE D’INFLAZIONE del M5S richiede l’edificazione di una macchina burocratica che si lascia negli scarichi quella di Stalin sette volte. E tutto questo per smollare qualche decina di euro all'anno a disperati denutriti che non si scaldano d'inverno. Questo sì che è il Welfare... Beveridge somaro! perché non ci pensasti?

Capperi, Hayek bruciato sul traguardo da Beppe Grillo. La prossima qual è grillini? Un decreto legge per la soglia minima dei 50 centesimi nel cappello della piccola fiammiferaia quando però l’AUSL ha certificato che è a non più di 60 minuti dalla morte per ipotermia?

(per un’economia scritta da umani per umani e con autorevoli soluzioni macroeconomiche per la crescita del Paese, ma soprattutto per un vero sostegno dei redditi, leggere Mosler Economics MMT: Programma di Piena Occupazione Transitorio)

Paolo Barnard

Fonte: http://paolobarnard.info

Link: http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=872

7.06.2014

Commenti (52)

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    1. cardisem 8 giugno 2014

      Questo di Eshim è un ottimo commento che sottoscrivo. Pessimo invece quello di Simec a cui per errore ho dato il giudizio destinato a Eshin... Io ho dato una interpretazione "filosofica” della giustezza del "reddito di cittadinanza”. Il tema però si presta molto alla polemica, coinvolgendo tutti quelli che sparano addosso il Movimento Cinque Stelle, che ha come primo punto del suo programma proprio il "reddito di cittadinanza”.

    1. tamerlano 8 giugno 2014

      Bravo Eshin, è la definizione corretta di "reddito di cittadinanza", che molti confondono con l'indennità di disoccupazione.


      Io sono convinto che l'introduzione di questa misura, la cui sostenibilità però (ahimè) credo sia subordinata a un cambio radicale di sistema economico e politico, soprattutto se applicata a livello globale, darebbe un colpo mortale al sistema capitalista, in quanto sarebbe riequilibrante dei rapporti di forza sociali, dando la scelta a tutti di poter liberamente accettare o rifiutare un lavoro, avendo una alternativa alla fame e alla miseria, altro che elemosina.
      Tutti potrebbero scegliere se non lavorare, accontentandosi della pura sopravvivenza, oppure unire il reddito di cittadinanza a un reddito da lavoro e assicurarsi una vita più decorosa. Chi l'ha detto che solo la fame spinge la gente a lavorare? Lo si può fare anche per migliorare il proprio tenore di vita e a determinate condizioni, ciò costringerebbe i datori di lavoro ad allargare i cordoni della borsa, altrimenti ci andassero loro a lavorare nelle fabbriche.
      Ripeto, questo potrebbe cambiare i rapporti sociali e senza il bisogno di "dittature del proletariato" varie.
    1. eresiarca 8 giugno 2014

      Guarda caso "il pensatore economico più sociopatico (cioè un sadico sociale) mai esistito" era un J.

    1. eresiarca 8 giugno 2014

      Sono d'accordo.

    1. Straniero 8 giugno 2014

      stai dicendo una mezza verita': non verranno cacciati quando non servono piu'
      allo scopo ma riassunti dalle aziende in cui lavoravano prima di essere stati
      licenziati.

    1. radisol 8 giugno 2014

      Che il "reddito sociale minimo" sia un palliativo, un "ammortizzatore sociale", così come lo sempre state la cassa integrazione, le pensioni minime, quelle più o meno "farlocche" di invalidità, le paghe ai forestali in certe regioni meridionali ecc. ecc. ... non c'è dubbio ... ed è ovvio che l'ideale sarebbe la piena occupazione ... ecc. ecc. ...


      Ma questo di cui si parla qui è appunto più un "reddito sociale minimo" che non un "reddito di cittadinanza" che invece significa "lavoro o no, vogliamo campare pure noi" ...

      La proposta del M5S, peraltro mutuata se non direttamente copiata da quella elaborata dal centro studi Cestes/Proteo, diretto da Luciano Vasapollo e vicino al sindacato Usb ed alla Rete dei Comunisti, risente di una impostazione "lavorista" e quindi non ha nulla a che spartire col "reddito di cittadinanza" propriamente detto ma appunto prefigura solo un "reddito sociale minimo" tra un ipotetico lavoro ed un altro ... quindi, quantomeno, si dovrebbe cambiare nome alla cosa ...

      Ma qui nè Barnard nè i suoi adepti parlano di questa oggettiva contraddizione tra il nome dato alla proposta e poi la proposta pratica che è invece proprio culturalmente diversa ...

      Qui si mette in discussione tout court proprio il fatto che uno stato possa dare un contributo sociale fisso ai propri cittadini che vivono un profondo disagio sociale dovuto alla crisi ... addirittura poi perchè "crea inflazione" ... cioè con argomentazioni da Confindustria e comunque da neo-liberisti totali ... cioè le stesse motivazioni con le quali si è a suo tempo abolita la scala mobile sugli stipendi e sulle pensioni .... roba proprio da "scuola di Chicago", altro che da scuola keynesiana come pure continua a definirsi Barnard ....

      E ricordo pure che, sia pure in forme diversissime tra loro, redditi di cittadinanza o "sociali minimi" esistono in tutti i paesi della Ue ... tranne che in Italia ed in Grecia ... persino Ungheria e Romania, che pure sono fuori dall'eurozona e che non lo avevano, lo hanno recentemente istituito ...

      Quindi, se indubbiamente la proposta del M5S può suscitare perplessità e presenta pure innegabili contraddizioni di tipo nominale, l'argomento vero affrontato da Barnard mi sembra ben altro ... e cioè la negazione tout court di qualsiasi intervento pubblico di tipo sociale per il sostegno al reddito di chi non ne ha ...

      Complimentoni al "guru" .... tra un pò potrà arruolarsi tranquillamente in Forza Italia o, peggio ancora, tra gli "economisti" che guidarono il regime di Pinochet ...

      E forse un qualche "arruolamento" del genere è proprio quello che cerca ...
    1. dana74 8 giugno 2014

      quanti di voi che sputano sull'ipotesi di reddito di cittadinanza PERCEPISCONO UN REDDITO DA LAVORO? Mai sperimentata la disoccupazione? Mai sperimentato l'assillo delle bollette da pagare? Perché se non lo percepisci un reddito di cittadinanza SEI MENO SCHIAVO DEL REGIME????


      Per sapere. Sarebbe un elemosina ma quando si tratta di dare 33 euro al giorno a tutti purché non ITALIANI IL REGIME lo si applaude.
    1. ericvonmaan 8 giugno 2014

      Le mie sono proposte semplici, attuabili senza rivolgimenti, auspicabilissimi (denaro di stato senza debito, controllo statale dei settori sensibili ecc) ma comunque di difficile attuazione. Intanto facciamo qualcosa che permetta almeno a chi ha un po' di buona volontà di portare a casa lo stipendio, e permetta ai più deboli di vivere serenamente l'ultima parte della vita. Per il resto, sono d'accordo con te in tutto

    1. Detrollatore 8 giugno 2014

      e non ti conviene intanto incassare il reddito minimo e lavorikkiare per arrotondare e pagare l'affitto anziké morire domattina senza nessun reddito e con il proprietario che ti sfratta? In alternativa c'è solo il suicidio all'istante, ma è da c......i no?

    1. Eshin 8 giugno 2014

      Leggi le info/condizioni in altri paesi europei ...( postati sopra)

    1. Noumeno 8 giugno 2014

      qualche mese fa da paragone il nostro disse che per rilanciare l'economia lo stato deve assumere i disoccupati che poi rimetteranno in moto l'economia riattivando i consumi , per poi cacciarli quando non servono piu' allo scopo..praticamente un neoliberismo di stato.

    1. RicardoDenner 8 giugno 2014

      Il reddito senza alloggio non significa nulla se poi dobbiamo pagare 600 euro al mese per un monolocale fetente..


      Reddito per tutti e casa idem..così si ragiona..
      Cioè..quando si fanno proposte fascinatorie..che lo siano fino in fondo..altrimenti il voto non vale la fatica per andare al seggio..
    1. furibondius 8 giugno 2014

      ..ma poi la cosa incredibile è che Barnard in questo suo fanatismo per delle teorie che manco si preoccupa debbano essere collegate a un non so che di reale, dimentica l'aspetto umano che sta dietro una proposta di cambiare. Reddito di cittadinanza è, fino a prova contraria, garanzia che non ci sia gente che muore o soffre di fame.

      Barnard tradisce se stesso citando l'esempio " In altre parole: dategli di che campare solo quel tanto che basta perché non esplodano in furia cieca e ci mozzino la testa mentre sorseggiamo tè al Club o leggiamo gli andamenti di Borsa."
      Usa la prima persona plurale, come se parlasse tra il sé borghese e gli interlocutori anch'essi benestanti e in qualche modo intoccabili......
      Ma se si arriva alla fame, e c'è chi da anni la soffre, altro che al Club, gli affamati potrebbero cominciare a prendersela con chi il reddito garantito ce l'ha, vedi statali, e tanto per fare un'esempio, vota lo status quo (PD)....
    1. Eshin 8 giugno 2014

      Il reddito minimo garantito. Tutto quello che non si è detto.

      di Gianni Perazzoli


      ABSTRACTUno sguardo all'Europa e la lontanza italiana ai modelli di reddito minimo.

      1. Italiani/europei.

      Quello che sto per raccontare potrebbe suonare a molti incredibile. In Gran Bretagna a partire dai 18 anni chi non ha un lavoro e non ha risparmi per più di 12.775 euro ha diritto all' Income-based Jobseeker's Allowance, a circa 300-350 euro mensili per un periodo di tempo illimitato . A questa cifra si devono aggiungere l'affitto dell'alloggio (Housing Benefit) e tutta una serie di assegni per i figli. In Francia, invece, per avere diritto al Revenu minimum d'insertion (Rmi) bisogna aver compiuto 25 anni (non si applica la condizione dei 25 anni per i disoccupati con figli). Il Rmi prevede (nel 2005) l'integrazione del reddito a 425,40 euro mensili per un disoccupato solo, che diventano 638,10 euro se in coppia (proprio così, laicamente: couple); 765, 72 se la coppia ha un figlio, 893,34 per due figli e 170, 16 euro in più per ogni altro figlio. Una coppia con tre figli arriva quindi ad avere più di 1.150 euro di Revenu minimum d'insertion.
      Nel nostro paese non si è mai saputo bene che cosa sia nella realtà dei paesi europei il reddito minimo. Non siamo consapevoli di rappresentare (in compagnia della Grecia) un'eccezione in Europa. Se ci fosse stata una volontà di occultamento di questa realtà, essa non avrebbe potuto raggiungere meglio il suo obiettivo. Ciò che in Europa è il minimo, la base, il punto di partenza, da noi costituisce l'oggetto di indagini sociologiche: ciò che dovrebbe costituire il punto di partenza di un programma di sinistra (che voglia proporsi almeno di recuperare il tempo perduto) rimane ancora da noi una realtà avvolta nelle ombre di un iperuranio di provincia.
      Il reddito minimo è un sussidio riconosciuto a tutti come diritto soggettivo: ne beneficiano coloro che non hanno un lavoro o hanno un reddito basso. In Germania la riforma restrittiva introdotta nel 2005 indica che tra 16 e i 65 anni si può disporre dell'Arbeitslosengeld II di 345,00 euro al mese. In più i costi dell'affitto e del riscaldamento (Miete und Heizkosten). Riporto un esempio preso direttamente da un fonte ufficiale tedesca. Una famiglia composta da due figlie di 12 e 14 anni, nella quale il padre è disoccupato e la madre ha uno stipendio da un lavoretto part-time di 750 euro lordi e le due figlie 308 euro al mese di Kindergeld (che è un versamento che riguarda i figli), è considerata dalla riforma bisognosa di un incremento di reddito. Fatti i dovuti calcoli, questa famiglia ottiene un'integrazione del salario che la porta a disporre complessivamente di 1665 euro al mese netti .
      Se questi dettagli sono poco noti, più noto è invece il racconto del rovinoso tramonto dello stato sociale europeo. Anche perché legioni di novelli Oswald Spengler, vedendosi troppo stretti nel ruolo di giornalisti, non perdono occasione per dimostrare il loro straordinario orecchio per ogni possibile accenno di Untergang : di declino, di decadenza. Di nuovo però ci si limita a rimanere nel generico, ai grandi scenari, e si trascurano i dettagli. Che però sono interessanti. Ad esempio, dopo la riforma restrittiva del 2005, i disoccupati tedeschi di lungo periodo non hanno più - in aggiunta al normale sussidio - i soldi per i mobili e per i vestiti. Non potranno neanche più usufruire del sussidio all'estero senza una ragione attinente alla ricerca di un lavoro (non possono andare, in altre parole, in vacanza con il sussidio).
      Di qui la domanda spontanea: disoccupazione e precarietà significano la stessa cosa in Francia (o in Portogallo) e in Italia?
      In Italia non solo non c'è niente di simile, ma - fatto questo da non sottovalutare - qui da noi riesce a molti già difficile credere a quanto appena letto. Gli increduli non si rattristino, ci siamo passati tutti: questo è il genere di informazioni più trascurate in assoluto dai nostri media. Così ci riesce difficile credere che in Spagna Zapatero progetti di portare il salario minimo interprofessionale a 600 euro per 14 mensilità, ma non facciamo alcuna difficoltà a credere che da noi si possa lavorare «regolarmente» in un call center per soli 300 euro mensili (o addirittura, come dimostra un'inchiesta del Manifesto, per 100 euro). Come si è potuti arrivare a questo?
      A proposito di telefoni: in Francia, se siete disoccupati, «vous bénéficierez de la réduction sociale téléphonique» . Réduction sociale téléphonique? La «riduzione sociale sul telefono». Cielo! Ma questo, non sfugge a nessuno, che è linguaggio da centro sociale, da no global: possibile che i francesi siano giunti a tanto? Il loro welfare prevede non solo il fatto, ma persino l'espressione «riduzione sociale». Che rozzezza! E pensare che noi li immaginavamo dediti ai profumi e alla moda. La giustificazione addotta è che il disoccupato non deve isolarsi: il telefono gli serve anche per trovare un lavoro. Cari amici francesi, vi prendete troppo sul serio!

      2. Un ritardo surreale.

      Agli increduli si prepara però un nuovo colpo. Non è da oggi o solo da ieri che il reddito minimo garantito è una realtà per la Gran Bretagna, la Germania e i Paesi scandinavi. Basti dire che Eric Hobsbawm sostiene nel Secolo breve che il reddito minimo avrebbe avuto un ruolo nel rendere i soldati inglesi più attaccati alla loro patria e dunque anche più combattivi.
      In forza di questa lunga tradizione, inoltre, e a dispetto del luogo comune del tramonto del welfare europeo, già nel lontano 24 giugno 1992 l'«Europa» aveva invitato gli Stati membri ad adottare il reddito minimo nei loro sistemi di welfare. Ma la questione, in Italia, non è mai assurta veramente alla dignità del pubblico dibattito. Questo fatto suscita stupore nello stupore. Una cosa infatti è nominare di sfuggita il reddito minimo d'inserimento, un'altra è spiegare bene che cosa è in Europa il reddito minimo d'inserimento. La raccomandazione 92/441 Cee sulla Garanzia minima di risorse impegnava già nel 1992 tutti gli stati membri ad adottare delle misure di garanzia di reddito come un elemento qualificante del modello di Europa sociale. Si apprende così che non c'è dunque solo Maastricht (e i fondi europei gestiti a pioggia). Ma vai a saperlo! Un'accelerazione di questa politica di sicurezza c'è stata nel 2000 con il vertice di Lisbona e di Nizza. Tanto per capire: anche il Portogallo e la Spagna hanno seguito la direttiva, mentre inadempienti sono rimaste l'Italia e la Grecia. E questo nonostante il fatto che, secondo un'indagine del Censis, ben il 93% degli italiani si dichiara favorevole ad «attivare un meccanismo di integrazione del reddito per disoccupati e percettori di bassi redditi» .
      Molti non sanno che in Italia si è sperimentato una specie di reddito minimo d'inserimento in pochi comuni del Nord e in alcune zone della Campania. La sperimentazione ha avuto inizio con il governo Prodi, ed è stata interrotta dal governo Berlusconi. Solo in alcune zone della Campania è stata proseguita da Bassolino con i mezzi della Regione . Ma insomma, piccoli passi.
      La Francia è arrivata molto in ritardo al reddito minimo rispetto all'Inghilterra o alla Germania: lo ha adottato "solo" a partire dal 1 dicembre 1988. Mitterand in persona ha presentato solennemente alla nazione francese l'adozione del Revenu minimum d'insertion social con una manifestazione alla Sorbonne, ad indicare il coinvolgimento del mondo intellettuale nella conquista di questo istituto . Da noi, quasi vent'anni dopo, se ne parla ancora tra addetti ai lavori. Un'inchiesta approfondita di carattere sociologico dovrebbe far luce sulle ragioni della perplessità italiana verso il reddito minimo. È possibile stilare una specie di casistica delle reazioni e delle obiezioni ricorrenti in Italia una volta che si sia posti di fronte a questa realtà. Dopo la meraviglia (la meraviglia davanti a una realtà condivisa da milioni di persone oltre le Alpi), la tendenza di solito è quella di ridurre l'ignoto al noto. Questa attitudine spontanea suggerisce sistematicamente di attribuire all'Italia una serie di difetti e problemi strutturali che renderebbero da noi impossibile qualcosa come il Rmi. Non ce lo meritiamo! Chi andrebbe più a lavorare? Oppure: aumenterebbe il lavoro nero! Ci dovrà pure essere, si pensa, una qualche Ragione Fondamentale che spieghi perché non si è adottato anche da noi il reddito minimo. È in sé, infatti, talmente poco credibile che possa non essere stata tenuta nel debito conto l'esperienza che hanno fatto gli altri paesi europei di problemi come la disoccupazione e la precarietà - che da noi sono gravissimi - che è comprensibile che si cerchi una Giustificazione.
      Eppure, l'esperienza più che decennale degli altri paesi rimane come imbrigliata tra le vette alpine, e non riesce ad arrivare fin qui. Quello che si dice è poco, non ha colore né concretezza. L'idea che filtra da noi è che si tratti di misure dirette a contrastare la povertà, l'esclusione sociale. E qui immaginiamo, credo, delle situazioni limite: barboni, senza tetto. Per qualche oscura ragione non si distingue con chiarezza che il carattere universalistico di questi sussidi si rivolge per principio a tutti. Ma in Italia sembra quasi che solo con la giustificazione del soccorso dei poveri si possa accettare l'idea del reddito minimo. Le ragioni sono invece più complesse. Il reddito minimo è una delle ragioni che emancipa molto presto i figli dalle loro famiglie in molti paesi europei. I figli della mia padrona di casa in Inghilterra se ne andarono di casa raggiunti i 18 anni con il loro bravo reddito minimo. E la madre non se la passava affatto male: aveva un bel lavoro e una bella casa in uno dei migliori quartieri di Bristol. Certo, è vero, i suoi figli erano "poveri", come sono "poveri" però la maggioranza dei diciottenni. Basterebbe riflettere sul fatto che hanno diritto al reddito minimo, in Gran Bretagna - come già detto - coloro che, oltre a non avere un lavoro, non superano i 12.775 euro di risparmi per capire che la parola "povertà" è equivoca. In Germania, come in Svezia, il 50% di coloro che ricevono il reddito minimo sono giovani sotto i 21 anni .
      Una delle ragioni della freddezza italiana verso il reddito minimo è l'idea (diciamolo, detestabile e ridicola) che l'assistenza debba provenire dalla famiglia. In Inghilterra, invece, oltre al Child Benefit, «which is paid to parents», esiste l'Education Maintenance Allowance, il cui aspetto affascinante è di non essere un sussidio versato ai genitori ma ai figli, «direct into the students own bank account», nel loro conto bancario . In ogni caso, però, pur con tutta la nostra dedizione alla famiglia, noi spendiamo la metà di quanto spendono gli altri per la famiglia. In Francia le coppie (che lavorino o meno) con almeno due figli hanno diritto alle Allocations familiales: 115 euro al mese; con tre figli gli euro diventano 262 e se i figli sono più di tre a questa cifra vanno aggiunti 147 euro (per ogni figlio in più). Per quanto tempo? Fino al compimento del ventesimo anno di età. Come si ottiene il sussidio? Non occorre fare domande. Viene versato automaticamente. La Prestation d'accueil du jeune enfant (Paje) è invece un aiuto pensato per ogni nato, ma anche per ogni bimbo adottato o «accolto in vista dell'adozione»: varia da 138 a 211 euro. Per la baby sitter sono previsti altri soldi. Poi c'è la Allocation de rentrée scolaire: è concessa a chi non supera un certo reddito (16.726 euro l'anno per un figlio; 20.586 euro per due figli; 24.446 per tre figli). Ammonta a 257, 61 euro ed è versata a fine agosto per tutti i ragazzi che vanno a scuola. Serve per comprare libri, colori e quaderni. Anche per quanto riguarda l'affitto in Francia la condizione per usufruire dei contributi è che l'appartamento sia «decente e abbia una superficie minima, proporzionata al numero degli occupanti». Mancando queste condizioni, il disoccupato o chi ha un reddito basso, perde il diritto alla sovvenzione. Se poi si decide di ristrutturare il proprio alloggio, sia che si sia proprietari sia che si sia inquilini, si ha diritto al Prêt à l'amélioration de l'habitat, un prestito statale.
      Persino con Margaret Thatcher al governo, il reddito minimo funzionava senza problemi. Questo lascia capire quanto bisogno abbiamo noi di "cose di sinistra", se persino al tempo della Thatcher - almeno rispetto a queste questioni - gli inglesi stavano meglio di noi oggi. Non so quanti tra noi si rendano conto del fatto che la nostra situazione è imparagonabile a quella inglese, o francese, tedesca ... perché è tra le peggiori in Europa: lo dice Eurostat. Da noi si trovano insieme questi fattori: maggior divario tra i redditi, maggior numero di disoccupati e precari, assenza totale di reddito minimo, affitti delle case alle stelle. Alla mancanza di un confronto positivo con gli altri sistemi europei ha contribuito anche un limite ideologico della sinistra italiana che si è trasformato in un limite cognitivo. La sinistra non poteva registrare dei fatti positivi in sistemi di cui si pensava comunque come alternativa. Ulteriore conseguenza è che, all'interno di queste analisi e delle relative categorie, tutte le vacche sono diventate nere: e si è persa l'individualità, l'assoluta specificità, del caso italiano.

      3. Differenza tra indennità e reddito minimo d'inserzione sociale.

      Per non incorrere in equivoci e nelle trappole del gioco delle tre carte occorre distinguere indennità di disoccupazione e reddito minimo. Per il nostro discorso non interessa l'indennità di disoccupazione a favore di chi aveva un lavoro e lo ha perso, che esiste anche in Italia, ed è finanziata dai contribuiti sociali. Interessa, invece, il reddito minimo d'inserzione, che è finanziato nei paesi europei dalla fiscalità generale, e che in Italia non esiste.
      La differenza è enorme. L'indennità di disoccupazione è un'assicurazione. Sicché, è vero che è prevista anche in Italia, ma attenzione: solo i lavoratori più «tipici» se la possono permettere, perché solo questi versano i contributi necessari. I precari, i lavoratori cosiddetti «atipici», coloro che ne avrebbero dunque più bisogno, non hanno, invece, alcuna indennità. Inoltre, l'indennità di disoccupazione dura (solo da pochissimo) un anno, dopo di che buona fortuna. Al contrario in Europa, il reddito minimo copre sia chi non ha ancora un lavoro sia chi ha perso il lavoro e non ha diritto all'indennità o perché l'ha esaurita o perché non ha versato i contributi. Nel Regno Unito la distinzione è chiara già nei nomi delle due diverse prestazioni: Contribution-based Jobseeker's Allowance per l'indennità di disoccupazione e Income-based Jobseeker's Allowance per reddito minimo garantito. Per la stessa ragione esiste l'Income support che è previsto, però, per chi lavora meno di 16 ore a settimana . Queste forme di sostegno del reddito, naturalmente, sono illimitate nel tempo.
      Per avere l'indennità di disoccupazione in Italia occorrono almeno due anni di contributi, oppure 52 contributi settimanali negli ultimi due anni. In Francia per aver diritto all'indennità è necessario aver lavorato almeno 6 degli ultimi 22 mesi. L'ammontare dell'indennità viene stabilito con una media della retribuzione degli ultimi 12 mesi, secondo un sistema che salvaguarda i redditi più bassi. La durata dell'indennità varia da un minimo di 7 mesi ad un massimo di 60. A ciò si aggiungono circa 10 euro fissi al giorno, in determinate circostanze.
      In Germania l'indennità di disoccupazione si chiama Arbeitslosenhilfe. Viene calcolata in base al netto dell'ultimo stipendio (il 60% e con figli il 67%), e non è una voce soggetta a tassazione. Fino al 2002 si aveva diritto alla sovvenzione dell'Arbeitslosenhilfe anche con un'occupazione di sole 12 ore alla settimana. Sarà sopravvissuta alla riforma restrittiva questa opportunità? Diciamo che per noi cambia veramente poco. La durata dell'indennità di disoccupazione varia dai 6 ai 32 mesi (per chi ha 57anni). Ma a partire dal 31.01 06 si porterà a 12 mesi con un massimo di 18 mesi per chi ha più di 55 anni. Dopo questi 12 mesi gli Arbeitslosen tedeschi dovranno accontentarsi dell' Arbeitslosengeld II che di fatto è illimitata. Naturalmente, queste leggi si applicano anche agli stranieri che risiedono in Germania con regolare permesso di soggiorno. I siti ufficiali hanno immancabilmente apprestato delle spiegazioni per loro, traducendo la normativa in chiari punti in italiano, arabo, turco .
      Un altro capitolo importante riguarda le condizione per ricevere il reddito minimo. Il disoccupato è aiutato a condizione che voglia lavorare in futuro. Ora c'è un problema che noi non ci poniamo. In Europa succede che il disoccupato possa ricevere delle offerte di lavoro addirittura dall'ufficio di collocamento. Non deve sfuggire un fatto essenziale: in queste nazioni imprevedibili e bizzarre, gli uffici di collocamento sono molto efficienti.
      Ora la cosa essenziale è notare che il lavoro in ogni caso deve essere conforme alle qualifiche del lavoratore e può essere rifiutato senza perdere i vari sussidi qualora non rispondesse a queste qualifiche e se non rientrasse in determinati requisiti che sono definiti per legge. Ad esempio, se è troppo lontano dal proprio luogo di residenza. In Danimarca, a proposito di modello nordico, i disoccupati di lungo periodo hanno l'obbligo accettare il lavoro che l'ufficio di collocamento trova per loro, pena la progressiva diminuzione del sussidio.

      4. Assenza dal dibattito pubblico.

      Lo si è detto, stupisce che una questione di grande rilevanza, come è, senza dubbio, quella del reddito minimo, non sia già da tempo un tema di pubblico dibattito e di pubblico dominio, ma rimanga un argomento confinato alle analisi sociologiche. Stupisce che la frase "il mercato del lavoro richiede oggi flessibilità" non si completi automaticamente con "e un reddito minimo garantito, come in tutti gli altri paesi europei". Insomma, è un fatto politicamente rilevante che in Italia non sia abbia una rappresentazione adeguata di che cosa sia il reddito minimo in Europa. C'è poco da girarci intorno. È solo colpa dei mezzi di comunicazione di massa? Da quando, vent'anni fa, feci esperienza diretta di queste cose vivendo in Inghilterra, ho avuto sempre l'impressione che in Italia si vivesse chiusi in una sorta di realtà parallela incomunicante con il mondo circostante. Curiosamente, sappiamo tutto delle bizzarrie della monarchia inglese, grazie ai "gustosi" servizi dei tg nazionali: caccia alla volpe, monellate dei principotti, matrimoni e tradimenti, diari e scandali. Non interessa invece il fatto che, mentre disoccupazione e precarietà in Italia sono prive di una reale copertura che non sia la famiglia, in Inghilterra chi non lavora, chi ha un reddito basso, o anche solo un diciottenne con la chitarra in mano, viene spesato anche dell'affitto della casa.
      Eppure, ben lungi dall'essere una fantasia di utopisti, il reddito minimo funziona piuttosto bene in Europa: tant'è vero che il problema della disoccupazione non è più, in queste remote nations of the world, quello dell'indigenza, ma quello di ridurre il rischio (comunque molto limitato) costituito dalla cosiddetta "trappola assistenziale" che spinge alcune persone a rimanere nell'assistenza piuttosto che a lavorare. Molti studi hanno però dimostrato l'ovvio, e cioè che in linea di massima rimangono nell'assistenza coloro che avrebbero avuto comunque bisogno di assistenza .
      Ma il vero vantaggio del reddito minimo è che permette di ridurre il condizionamento della disoccupazione nella scelta del proprio futuro lavorativo. Il reddito minimo permette di guardare al lavoro sotto una prospettiva che è più legata alla scelta, che non alla necessità. Il problema del lavoro tende - in linea di massima - a riguardare più il ruolo sociale, l'aspirazione individuale che non la ricerca del pane quotidiano. Non è detto che una persona debba voler far il cameriere o l'operaio, a vita fino alla pensione. Una maggior mobilità unita a garanzie sicure può essere, almeno per qualcuno, un'occasione di migliorare la propria posizione. In Italia invece il mezzo (il lavoro) diventa il fine. Ed ecco la paradossale locuzione dei cosiddetti lavori "socialmente utili" oppure le più banali assunzioni clientelari. Il lavoro tende a confondersi con il welfare. È un errore dunque minimizzare l'assenza tutta italiana del reddito minimo come una banale diversità di interpretazione dello stato sociale. Questa mancanza sembra rivelare qualcosa di più importante, qualcosa che affonda le radici nell'impianto sociale e politico del nostro paese, ne rispecchia il carattere autoritario e clientelare, lontano da un modello anche solo "liberale".
      L'introduzione del reddito minimo non si scontra con insormontabili limiti economici. Lo dimostra il fatto che molti paesi lo adottano. Per certi versi (e sorvolando sulle differenze sul modo di intenderlo) il reddito minimo mette d'accordo economisti molto diversi tra loro. L'economista neoliberista e premio Nobel Milton Friedman ha sostenuto con forza negli Usa, oltre alla celebre «riduzione delle tasse», anche l'opportunità dell'introduzione del reddito minimo, portando dalla sua parte molti economisti. Dall'altra parte, però, sostenitore del reddito minimo è stato anche l'economista neokeynesiano, anch'egli premio Nobel, James Tobin. In Italia Tito Boeri è spesso intervenuto a sostegno dell'introduzione del reddito minimo nel nostro paese. Da un punto di vista filosofico Antonio Negri nel suo Impero ha sostenuto la fondatezza del reddito garantito in senso universale basandosi però ancora su un'idea di retribuzione (per un lavoro svolto ma non riconosciuto). Per il filosofo ed economista Philippe van Parijs (belga ma attualmente professore ad Harvard) e per il nutrito gruppo di economisti e intellettuali di ogni nazione europea riuniti nel BIEN, si dovrebbe andare addirittura oltre gli attuali sussidi di disoccupazione . Il Basic income, da riconoscersi a tutti, ricchi e poveri, occupati e disoccupati, vale semplicemente come principio di garanzia di libertà - della libertà di passare il tempo a fare il surf sulla spiaggia di Malibù come della libertà di lavorare. Per quanto possa sembrare strano, secondo van Parijs, questa soluzione costerebbe addirittura meno dell'attuale sussidio di disoccupazione ed eviterebbe il rischio della cosiddetta «trappola assistenziale», perché lavorare non significherebbe rinunciare al sussidio . La proposta del Basic income non può apparire nella sua giusta luce se non si tiene presente la realtà dei sussidi di disoccupazione in Europa. Il Basic income è per certi versi figlio dei sussidi di disoccupazione, ne rappresenta l'evoluzione, la radicalizzazione del principio. Si pensi per esempio al fatto che in Austria il reddito minimo è considerato chiaramente un diritto soggettivo . Naturalmente il dibattito teorico sul reddito minimo è molto ampio e complesso (ma qui non è questo che interessa): un altro punto di vista sulla questione è, ad esempio, quello di André Gorz .

      5. L'etica protestante e lo spirito del welfare.

      L'idea dominante da noi è che in tema di welfare nessuno possa fare miracoli, con l'eccezione di alcuni paesi alieni, come la Danimarca, la Svezia, la Norvegia. Così, paradossalmente, l'esperienza scandinava ha avuto da noi l'effetto di nascondere tutto quello che avveniva nel resto d' Europa. Gli scandinavi fanno miracoli, il resto del mondo è invece come noi. Proprio l'eccezionalità ha finito per suggerire che non sono paesi il cui esempio possa essere seguito. Sì è vero, hanno tante belle cose : ma sono pochi, hanno più risorse, sono protestanti e via discorrendo. Si tratta, come ricorda ad esempio Michele Salvati (MicroMega, 1/05 p. 48), di «paesi piccoli, socialmente molto omogenei, di cultura protestante, e con sindacati e partiti molto robusti, esempio di un modello 'neo-corporativo', (e dunque di élite colluse e autoreferenziali) di cui i politologi fecero un gran parlare alcuni anni addietro». Capisco il senso. Tuttavia, per autoreferenzialità neocorporative e collusioni partitiche noi non siamo da meno a nessuno, anche senza il welfare dei danesi. Il problema è che, indipendentemente dalla risposta che si possa dare al ruolo del protestantesimo nell'efficienza dello stato sociale, ad essere più avanti di noi non sono solo gli alieni scandinavi. L'Argomento demografico («sono pochi, dunque ricchi»); l'Argomento antropologico («i nordici sono rigidi, onesti e democratici per natura»); l'Argomento svizzero o elvetico («sono paesi chiusi che consumano in beata e piccina autarchia, misteriose risorse di cui solo loro dispongono») crollano di fronte alla Francia, alla Germania, alla Gran Bretagna, alla Spagna, al Portogallo, all'Austria. Crollano di fronte alle raccomandazioni inascoltate dell'Unione Europea. Anche l'Argomento autodenigratorio, semplice variante dell'Argomento antropologico («figurarsi in Italia che cosa succederebbe con il reddito minimo, nessuno lavorerebbe più o tutti lavorerebbero al nero»), vacilla se si considera che il reddito minimo è molto più trasparente delle pensioni di invalidità. E caso mai il discorso va rovesciato: proprio in un paese dove, come si dice, «la mafia trova lavoro», sarebbe opportuno asciugare il disagio sociale. Proprio in un paese disinibito al voto clientelare, sarebbe opportuno, contro le soluzioni discrezionali, fissare come diritto soggettivo il reddito minimo. Del resto è un discorso vecchio come il cucco. Il reddito minimo renderebbe gli individui meno dipendenti e più liberi: più liberi anche dai condizionamenti prodotti dalle nostre élite autoreferenziali a caccia di clientele e collusioni. Tra l'Eccezione nordica e l'Italia c'è un terreno intermedio: ed è a questo terreno intermedio che fa riferimento Jeremy Rifkin a proposito del Sogno europeo.
      Nonostante si sia disposti a credere il contrario, l'Italia spende meno degli altri paesi in welfare. Non sempre i sistemi dei diversi paesi sono comparabili, ma un'idea generale i numeri la danno comunque. Secondo Eurostat l'Italia è tra i paesi Ue che dedicano meno risorse alla protezione sociale. In media, nel 2001 i Quindici dedicavano il 26,5% del proprio prodotto interno lordo (Pil) alle spese per la protezione sociale; percentuale che in Italia scende al 24,5% (undicesimo posto nell'Ue a 15). Il livello massimo si registra in Svezia (30,3%) ed il minimo in Irlanda (14,6%). L'Italia è in assoluto il paese che dedica la maggior parte delle risorse destinate alla protezione sociale alle pensioni (62,2% contro il 46,5% della media europea), ed è invece nelle ultime posizioni per la percentuale di risorse assegnate alle famiglie (4,1% contro 8%), ai disoccupati (1,6% contro 6,3%) e alle due funzioni alloggio ed esclusione sociale (complessivamente, 0,3% contro 3,6%).
      Quante volte si è chiacchierato del problema del costo degli alloggi? Qui veramente i numeri parlano da soli. L'Italia spende un ridicolo 0,1%, mentre la Francia spende il 3,1% e l'Inghilterra il 5,5. Potrebbe far riflettere che a Portici c'è una densità di 13.322 abitanti per chilometro quadrato mentre a Hong Kong è di 6.314 . Proviamo a indovinare dov'è il problema?
      Una società più giusta funziona anche meglio. Non è meno competitiva, ma più competitiva. Più giustizia (meglio che la Giustizia) coincide con più libertà. Lo dimostra anche il reddito minimo. In Europa chi non lavora temporaneamente può permettersi di aspettare, di cercare, di studiare e alla fine di trovare un lavoro più gratificante di quello che ha perduto. Il reddito minimo prefigura in questi paesi un rapporto con il lavoro diverso da quello a cui siamo stati abituati. La precarietà diventa anche un modo per guardarsi intorno e per scegliere. È una realtà della quale potrei portare molti esempi di amici e amiche francesi o inglesi ... C'è chi con il reddito minimo ha potuto investire del tempo per la preparazione del concorso per insegnare nella scuola; chi ha potuto affrontare le incertezze della precarietà che comporta la carriera accademica. «Le Rmi» non ha permesso un periodo di vita nel lusso, ha però concesso loro il lusso di scegliere la propria vita. Al contrario, potrei fare il caso di una giovane studiosa italiana di manoscritti medievali, molto promettente, che oggi lavora come vigile urbano. A 28 anni, Guido partì per l'Inghilterra con alle spalle un corso di laurea in lettere non terminato e davanti il modesto progetto di imparare l'inglese per poi, forse, tornare in Italia. A 28 anni le opportunità gli sembravano (a torto) ristrettissime. Dopo aver studiato l'inglese in un bel college, pagando una quota ridotta del 75% in quanto disoccupato, si iscrisse all'università di Bristol. Gli riuscì poi di fare quello che in Italia non era riuscito a fare: laurearsi. E non solo. Lo lasciai che studiava l'inglese, lo ritrovai 15 anni dopo che insegnava all'università.

      http://www.bin-italia.org/article.php?id=1449

      [www.bin-italia.org]

    1. Eshin 8 giugno 2014

      Il reddito minimo garantito

      Il reddito minimo garantito è una forma di sostegno economico alla persona, che consiste nell'erogazione di un reddito di valore unico nei confronti di tutti i cittadini di un paese, indipendentemente dal loro reddito da lavoro, patrimonio o status professionale. Il fine è quello di consentire a ciascuno di soddisfare i propri bisogni di base (quali mangiare, avere una casa, vestirsi ed acquisire determinati beni culturali di base) e permettere così agli individui di gestire la propria vita più liberamente.

      Caratteristiche tipiche del reddito minimo garantito sono quelle di essere:

      • inalienabile e incondizionato: al contrario, ad esempio, dell'indennità di disoccupazione, che è condizionata alla ricerca di un lavoro;
      • cumulabile con un reddito da lavoro;
      • corrisposto alle persone fisiche e non alla famiglia, così da promuovere l'autonomia dell'elemento più debole della famiglia, anziché il benessere della famiglia intesa come entità indivisibile.

      Sinonimi sono: reddito minimo, reddito di cittadinanza, reddito sociale garantito, reddito universale, reddito minimo di esistenza.

      La situazione in Europa

      In Europa, solo Italia e Grecia non hanno mai introdotto, finora, il reddito minimo garantito, nonostante le ripetute prese di posizione del Parlamento europeo a favore di provvedimenti analoghi. Ecco come funziona nei principali paesi.

      • Francia - Si chiama "Revenu minimum d'insertion" (Rmi) e consiste in un'integrazione del reddito di circa 425 euro mensili a persona di età minima 25 anni. Il contributo non è fisso, perché sale nel caso di coppie e figli a carico.
      • Germania - Si chiama "Arbeitslosengeld" e garantisce ai disoccupati, oltre ad un reddito minimo garantito mensile di 345 euro, anche le spese per l'affitto e il riscaldamento. È richiesta un'età compresa tra 16 e 65 anni.
      • Regno Unito - Si chiama "Income-based Jobseeker's Allowance" e garantisce un reddito mensile di 300 euro a tempo illimitato, con l'aggiunta di sussidi specifici per i figli. È richiesta un'età minima di 18 anni e massimo dell'età pensionabile, di essere alla ricerca attiva di un lavoro, di essere disoccupati o lavorare mediamente per un massimo di 16 ore settimanali, variabile in base al reddito percepito.
      • Norvegia - Si chiama "Stonad til livsopphold" ed è la forma più radicale: una sorta di "reddito minimo di esistenza" di circa 500 euro mensili, erogato senza particolari restrizioni e senza limiti di età.
    1. Eshin 8 giugno 2014

      Il reddito minimo garantito

      Il reddito minimo garantito è una forma di sostegno economico alla persona, che consiste nell'erogazione di un reddito di valore unico nei confronti di tutti i cittadini di un paese, indipendentemente dal loro reddito da lavoro, patrimonio o status professionale. Il fine è quello di consentire a ciascuno di soddisfare i propri bisogni di base (quali mangiare, avere una casa, vestirsi ed acquisire determinati beni culturali di base) e permettere così agli individui di gestire la propria vita più liberamente.

      Caratteristiche tipiche del reddito minimo garantito sono quelle di essere:

      • inalienabile e incondizionato: al contrario, ad esempio, dell'indennità di disoccupazione, che è condizionata alla ricerca di un lavoro;
      • cumulabile con un reddito da lavoro;
      • corrisposto alle persone fisiche e non alla famiglia, così da promuovere l'autonomia dell'elemento più debole della famiglia, anziché il benessere della famiglia intesa come entità indivisibile.

      Sinonimi sono: reddito minimo, reddito di cittadinanza, reddito sociale garantito, reddito universale, reddito minimo di esistenza.

      La situazione in Europa

      In Europa, solo Italia e Grecia non hanno mai introdotto, finora, il reddito minimo garantito, nonostante le ripetute prese di posizione del Parlamento europeo a favore di provvedimenti analoghi. Ecco come funziona nei principali paesi.

      • Francia - Si chiama "Revenu minimum d'insertion" (Rmi) e consiste in un'integrazione del reddito di circa 425 euro mensili a persona di età minima 25 anni. Il contributo non è fisso, perché sale nel caso di coppie e figli a carico.
      • Germania - Si chiama "Arbeitslosengeld" e garantisce ai disoccupati, oltre ad un reddito minimo garantito mensile di 345 euro, anche le spese per l'affitto e il riscaldamento. È richiesta un'età compresa tra 16 e 65 anni.
      • Regno Unito - Si chiama "Income-based Jobseeker's Allowance" e garantisce un reddito mensile di 300 euro a tempo illimitato, con l'aggiunta di sussidi specifici per i figli. È richiesta un'età minima di 18 anni e massimo dell'età pensionabile, di essere alla ricerca attiva di un lavoro, di essere disoccupati o lavorare mediamente per un massimo di 16 ore settimanali, variabile in base al reddito percepito.
      • Norvegia - Si chiama "Stonad til livsopphold" ed è la forma più radicale: una sorta di "reddito minimo di esistenza" di circa 500 euro mensili, erogato senza particolari restrizioni e senza limiti di età.
    1. cardisem 8 giugno 2014

      P.S. 2 - Per come lo abbiamo inteso il "reddito di cittadinanza”, io e un mio amico (non del Movimento, ma cultore del pensiero greco), non si tratta in alcun modo di "assistenzialismo”, sul quale "parassiti” come vengono intesi da un noto giornalista, i napoletani si abbonerebbero a vita... No! Non sarebbe assolutamente un modo per non lavorare, a vita... Non sarebbe una forma di "pensione” (che qualcuno qui vuole migliorare e indica come unica soluzione)... No! Non è neppure una "supplica” che l’afflitto rivolge al Sistema...

      È innanzitutto una forma di autotutela della stessa Polis, che muore come Polis se lascia i suoi "cittadini” in una deplorevole "indigenza” che depotenzia le loro virtù civiche e li espone alla "corruzione” e al "tradimento”...

      Mi chiedo quale differenza se non quantitativa vi sia tra il milione di euro dato a un Governatore e gli 80 euro promessi da Renzi a chi li avrebbe votati...

      Chi ha accettato gli 80 euro anziché un milione ha detto che è in vendita per solo 80 euro... una "puttana” pretende e ottene di più...

      Con questi cittadini in vendita per 80 euro non credo che si possa costruire una qualsiasi forma di solida vita associata... In effetti, non sono "cittadini”, ma "consumatori” nel senso di von Hayer, che forse non ha nessun concetto di "cittadino”, forse questo termine non esiste neppure nel suo vocabolario...

      "Cittadino”: che roba è?

    1. furibondius 8 giugno 2014

      ma il problema è che non c'è più un importo di reddito che possa bastare, quello che una volta uno stato forte ti garantiva gratuitamente, ora lo devi pagare, anche l'aria che respiri. Effetto privatizzazione. Ben vengano forme di liberalizzazione ma.......

      Lo stato-pubblico e non privato come è diventato-deve tornare ad essere il proprietario di acqua, energia, moneta e delle stesse tasse che sottrae al cittadino, stato che non è più autorizzato a spendere come vuole, perché soggiace ad input esterni, europa ecc.
      E ancora più importante lo stato deve essere coordinatore rispetto alle esigenze di lavoro che cambiano continuamente. Se aspettiamo che il lavOro si autoregoli con i lavoretti ecc. per tre persone che risolveranno il problema ve ne saranno cinque che faranno la fame. Siamo milioni, miliardi.........

    1. Ghibli 8 giugno 2014

      Caro Sig. Barnard, l'unico vero motivo per cui, ogni tanto, ho ancora perso del tempo per leggere i suoi articoli, è che l'ho sempre considerata in buona fede, ma sta volta ha perso anche quella. Affermare che qualche decina di euro all'anno possano essere fonte d'inflazione è, oltre che incongruente con tutti i suoi ragionamenti, veramente tendenzioso.
      Ci sono due possibilità, o c'è qualcuno che la paga per dire certe amenità e quando smetterà di farlo probabilmente cambierà scuola di pensiero, oppure è tutto frutto suo ed allora non ci sarà rimedio.

    1. cardisem 8 giugno 2014

      P.S. - Non sono uno specialista di von Hayek, autore peraltro assai interessante, ma contesto la citazione che ne fa Barnard. Se come dice lui, il reddito di cittadinanza concepito da von Hayek, aveva il senso di impedire che orde di affamati invadessero la tavola imbandita degli abbienti, e poi magari per astio li sgozzassero pure, non è certo questo il senso e la finalità del "reddito di cittadinanza” targato Cinque Stelle.

      Se mai, la principale finalità potrebbe essere quella di impedire i suicidi dei "disperati", con biglietti di scusa per aver fatto scappare qualche lacrima alla Boldrini, in prima fila ai funerali dei Suicidi d’Italia...

      Il "reddito di cittadinanza” per come da me inteso parte da una concezione alta della nozione di "cittadino” (e concetti connessi di "patria”, diritti e doveri politici, con l’economia all’ultimo posto e non al primo come è invece in autori come von Hayek) e mira a rendere il cittadino "sovrano” e simile a Dio, senza doversi preoccupare se la sorte lo fa nascere ricco o povero, perché nello stato nascono tutti "ricchi” e la loro principale "dignità” discende dalla loro relazione con la "polis”: di fedeltà o di tradimento...

      Non pretendo certo che queste mie idealità da "adepto" vengano scritte nella legge, ma è chiaro il senso di chi avendo un "reddito” oggi assicurato, possa domani ricoprire all’interno della società civile e politica tutti i ruoli che le sue personali capacità (già acquisite o da acquisire) potranno consentirgli, senza che vi si frappongano ostacoli di nessun genere...

      Quindi, direi sbagliata e diffamatoria la citazione di von Hayek....

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