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OUT OF THE BLUE

DI GIANLUCA FREDA
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Esistono film dalla visione dei quali si esce più intelligenti. Avatar di James Cameron non è tra questi. Potrei anzi sostenere che Avatar dona allo spettatore di qualunque livello intellettivo una sostanziosa dose omaggio di rimbecillimento supplementare. Una persona di media stupidità lascia il locale barcollando sotto il peso dell’idiozia aggiuntiva accumulata nel corso dello spettacolo e non riesce più a pensare a nulla di intellettualmente rilevante. Cito il mio caso: mentre mi dirigevo verso casa dopo la fine dello spettacolo, ho cercato disperatamente di elucubrare un pensiero critico sulla pellicola, ma mi venivano in mente solo cretinate. Pensavo alle barzellette su Toro Seduto che mi raccontavano da bambino, frasi nominali come “Augh, grande capo bianco” interferivano con le facoltà razionali, canticchiavo canzonette come “blululù-le-mille-bolle-blu” e se mi costringevo a smettere il cervello continuava a salmodiarle da solo e non c’era verso di fermarlo. E’ stato orribile. Giunto a casa esanime, mi sono aggrappato a “La conquista dell’America” di Zvetan Todorov e solo così ho avuto salva la vita. Sconsiglio vivamente la visione del film alle persone già completamente idiote. L’overdose sarebbe loro fatale. Ero andato a vedere Avatar su suggerimento di un collega, il quale mi aveva consigliato di farlo senza aspettarmi nulla di particolare. In questo modo, egli sosteneva, sarei uscito dal cinema piacevolmente sorpreso. Ho seguito alla lettera la parte metodologica della sua raccomandazione, che si è rivelata molto efficace. E’ la parte profetica che necessita di una drastica messa a punto. So che esprimendo queste opinioni impietose mi attirerò accuse di snobismo intellettualoide, nonché l’ira di coloro che mi faranno notare – giustamente – le meraviglie dell’animazione computerizzata, la perfezione delle ricostruzioni paesaggistiche, la sottigliezza delle citazioni fumettistiche e cinematografiche (e meno male che sarei io l’intellettualoide). Tutto vero. Infatti non dico che il film sia brutto. Non dico nemmeno che chi lo ha realizzato sia un completo idiota, tutt’altro. Dico solo che è stato studiato e accuratamente cesellato per rendere idiota chi lo guarda e che ci riesce benissimo.
Sostengo ormai da tempo che l’intero apparato di ciò che chiamiamo informazione, spettacolo, perfino letteratura o arte o scienza nella più recente declinazione estetica di queste categorie, non sia altro che uno strumento di propaganda pervasiva il cui scopo ultimo è quello di ridurre ai minimi termini i nostri modelli interpretativi della realtà, costringendoci a racchiudere il mondo, tutto intero, in uno schema rarefatto e impoverito. Il fine è insomma quello che Orwell aveva ben intuito nella sua descrizione operativa del Newspeak: toglierci il maggior numero possibile degli elementi segnici con cui rappresentiamo il mondo a noi stessi, in modo tale che il mondo, ricco e complesso com’è sempre stato per diritto di nascita, ci escluda con sdegno dalla sua reggia, come da un cocktail party del Bilderberg si escluderebbe un accattone analfabeta con le toppe al culo, lasciandolo fuori al freddo a biascicare da solo le sue incomprensibili e irrilevanti maledizioni. Tutto questo, in gergo filosofico, si potrebbe chiamare “rarefazione delle categorie del pensiero”. Io lo chiamo, più cordialmente, rimbecillimento collettivo mediaticamente indotto. Avatar di James Cameron è uno degli induttori di dabbenaggine percettiva più poderosi che mi sia mai capitato di sperimentare sulla mia pelle. Ed è progettato, con straordinaria intelligenza, per produrre proprio questo effetto.

La realtà che Avatar offre ai nostri occhi è, secondo una consuetudine ormai rodata dai progettisti del pensiero di Hollywood, drasticamente binomiale, dozzinalmente manichea. Il mondo è integralmente suddiviso in distici etici, estetici, ermeneutici, epistemologici, a beneficio di una popolazione che, per la tutela dei privilegi dei suoi mandriani, non dovrà mai imparare a contare oltre il numero due. Ci sono il solito bene e il solito male, nitidamente ritagliati ed isolati in campane di vetro per scongiurarne ogni contaminazione; c’è il buon selvaggio di Montaigne contrapposto allo spietato predatore coloniale di Las Casas; l’uno è blu e l’altro e bianco, per rendere a prova di idiota la loro immediata identificazione visiva (con le videopecore, non si sa mai); ci sono la ripresa dal vivo e quella in digitale, che, a differenza che in altre pellicole, non si amalgamano affatto, sventando così il rischio di attivare inauspicabili connessioni neurali, di maggiore complessità, tra differenti universi stilistici; c’è l’interpretazione letterale e quella banalmente metaforica (un antibellicismo d’accatto che sa di plastica lontano un chilometro), senza che sia possibile nessun altro tipo di lettura a differenti livelli.

Il film ha mandato in sollucchero molte sue vittime che, debitamente rintontite dai suoi ben oliati meccanismi, vi hanno visto una vibrante condanna dell’imperialismo occidentale, particolarmente quello americano. Naturalmente non è così. Il film, al contrario, esalta l’ideologia militarista, camuffandola astutamente sotto le carcasse digitali dei Na’vi, nei quali possiamo continuare a vedere placidamente riflesso il nostro ideale di “guerra giusta”, senza doverci prendere il disturbo di guardarci allo specchio, cosa che ultimamente non facciamo più con piacere. Soprattutto, il film esalta e fornisce nuova linfa alle consunte parole d’ordine su cui si fonda l’asfittica mitologia della globalizzazione, accuratamente elaborata per fungere da propellente ideologico agli affari delle multinazionali. Tutte le chiacchiere sull’”incontro tra culture”, tutte le ciarle sulla “diversità”, tutte le fanfaluche ecologiste sul “pianeta incontaminato” da difendere contro il riscaldamento globale, tutte le miserabili bugie sulla possibilità dei popoli di conquistare un’indipendenza politica prescindendo dal discorso economico, fanno continuamente capolino dal grande schermo e, come la progenie di Alien, si iniettano a sorpresa nel sistema circolatorio di chi si era da esse, con grande fatica, purificato. Il tutto frullato in una repellente salsina di ammiccamenti new age, che è sempre un perfetto composto di amalgama per tenere insieme tutta questa robaccia. Non c’è – inutile dirlo – neanche l’ombra di una raffigurazione realistica delle concrete dinamiche del potere e della guerra; che è per tre quarti diplomazia, covert operations, propaganda, progettazione geostrategica, investimento economico, e solo per un quarto utilizzo della pura forza militare. Nel film, la guerra viene scatenata da un bieco e antipaticissimo colonnello impazzito, perché è così che funziona, no? Un giorno un alto ufficiale dell’esercito impazzisce e, per pura malvagità, fa a pezzi qualche regione del mondo. Ma la responsabilità è solo sua. L’Occidente è fondamentalmente buono e inoffensivo (come l’insopportabile paraplegico guerriero che fa da protagonista) e per merito suo la giustizia, alla fine, trionfa.

Si potrà obiettare che questa banalizzazione ideologica, questa riconversione binaria delle categorie interpretative che ci costringe a sognare in tre dimensioni mentre ci relega al bi o monodimensionale, è propria della narrativa eroica di ogni luogo e di ogni epoca. Il che è anche vero, ma con una importante differenza: l’epica eroica aveva la funzione di costruire un’identità storica e sociale, non di mandarla in cortocircuito. I manicheismi, i miti, le falsificazioni degli eventi passati, servivano all’epica per ripristinare il legame di una società con la sua storia, non per annullare la storia schiacciando la società sulla sola dimensione del presente. L’epica mirava a imporre alla massa i valori (poco importa se autentici o artificialmente cesellati) della casta dominante, non a relativizzare ogni valore per creare il deserto dei punti di riferimento. In poche parole: la narrazione epica tradizionale mirava a costruire o ricostruire una percezione del mondo che tornasse utile, sul lungo periodo, alle categorie sociali dominanti; l’epica digitale di Avatar ha lo scopo dichiarato di distruggere periodicamente, relativizzandolo, ogni schema interpretativo, proiettando l’uomo-massa in una “tabula rasa” di riferimenti culturali da cui gli sarà impossibile nuocere. Cercherò di spiegarmi meglio mettendo in parallelo (mi scuso dell’avventatezza) alcuni aspetti della pellicola di Cameron con alcuni caratteri della medievale “Chanson de Roland”.

La “Chanson” ricostruiva, a circa tre secoli di distanza dalle vicende narrate, un Carlo Magno e una Francia che esistevano solo nella fantasia. Carlo Magno non si era mai curato molto di combattere i musulmani di Spagna, preferendo (come ogni politico di razza) stringere accordi diplomatici; la religione cristiana gli interessava il minimo indispensabile, soprattutto come elemento di legittimazione del proprio potere; e quando il debole, screditato e sfregiato papa Leone III insistette per deporgli di persona la corona sulla testa, lo prese come un insulto (si riteneva già imperatore per diritto di conquista) e fece scrivere al suo cronista, Eginardo, una versione dell’incoronazione molto diversa da quella propagandata dalla Chiesa. Lo scontro di Roncisvalle, che viene celebrato nella Chanson come evento epocale ed eroico, fu in realtà una miserabile scaramuccia tra le truppe franche ed alcuni guerrieri baschi, di nessuna rilevanza strategica. Eccetera eccetera.

Tutta questa poderosa macchina di banalizzazione e falsificazione storica era messa in moto allo scopo di fornire all’Europa un’identità precisa. Un’identità fondata su connotati cristiani, che si delineava per contrapposizione al pericolo musulmano, in un’epoca (quella a cavallo tra XI e XII secolo) in cui la prima crociata rileggeva tutta la storia passata alla luce dei valori religiosi e feudali che si andavano affermando sulla scia delle esigenze politiche. Gli stravolgimenti delle meccaniche del potere compiuti da Avatar hanno, al contrario, lo scopo di privare gli spettatori di ogni concreta identità culturale. L’ideologia appropriativa, colonialista e stragista dell’occidente contemporaneo, l’unica che sia ben conosciuta e riconoscibile dallo spettatore, viene esorcizzata ponendo i suoi propugnatori nella parte dei “cattivi”, in modo che ogni identificazione con ciò che sta alla base della nostra vita sociale sia impossibile. Al suo posto, viene imposta l’immedesimazione forzata con un’ideologia aliena, vagamente naturalista, priva di ogni attinenza con la realtà storica corrente. Laddove la Chanson ricostruiva, attraverso la mitizzazione degli eventi, un contatto tra il presente e il passato, Avatar ignora e spegne la memoria storica, proiettando lo spettatore in una dimensione alternativa, in cui il passato non esiste se non sotto forma di un vago e decontestualizzato sentimento di colpa per i trascorsi e correnti genocidi. Se la Chanson cantava la fierezza e l’orgoglio dell’appartenenza ad una civiltà e ai suoi valori, Avatar propone l’impresentabilità di ogni valore, il rimorso e l’orrore per ciò che siamo stati e continuiamo ad essere, senza proporre peraltro nessun percorso di espiazione. Avatar è un’epica che non ci spiega ciò che siamo, se non per invitarci a fuggire da ciò che siamo, qualunque cosa sia. Ci pone di fronte alla nostra cattiva coscienza per trasformarla in fantasticheria narrativa, non in processo di riflessione, da cui ogni identità scaturisce.
René Girard poneva all’origine delle società umane un assassinio sacrificale attraverso il quale alla vittima sacrificale venivano riconosciuti attributi sacrali affinchè la sua uccisione fungesse da mezzo per sopire la violenza. Ma in Avatar non ci sono vittime sacrificali da erigere a fondamento di una palingenesi sociale. I Na’vi vincono e scacciano gli invasori, esorcizzando la violenza nell’immaginario affinché essa possa proseguire indisturbata nel corpo della nazione.

Nella Chanson, Orlando rappresentava i valori feudali con cui l’uomo dell’XI-XII secolo era a contatto quotidiano: la fedeltà al proprio signore, il coraggio guerriero, la religione, la difesa della sicurezza civica contro le scorribande barbariche. Il film di Cameron propone eroi che rappresentano valori virtuali e artificiali, costringendoci, per poterli condividere, ad una completa alienazione dalla realtà. Gli stessi eroi del film sono virtuali, digitali, antiumani: il processo di astrazione dilania non solo il senso di condivisione di una storia comune, ma anche quello di appartenenza alla medesima specie. L’unica identificazione consentita è, appunto, quella con un “avatar” del genere umano, idealizzato ed estetizzato fino all’irriconoscibilità, all’estraniazione biologica. Lo stesso protagonista del film è privo di un’identificabilità precisa, umano e alieno, disabile ed atletico, militare e antimilitarista, minuscolo e colossale, analogico e digitale, tutto allo stesso tempo. La disarticolazione identitaria che il film sottolinea e contemporaneamente ricerca trova nella straniante figura del soldato pacifista il suo simbolo migliore.  

La Chanson definiva una mappa mentale, sia pur trasfigurata dal mito, della geografia europea: Saragozza, i Pirenei, l’Ebro, la corte di Aquisgrana. In punto di morte, Orlando passa in rassegna le conquiste territoriali compiute a favore del sovrano, con un’elencazione che, pur nella sua natura leggendaria, fornisce all’ascoltatore una mappatura del mondo conosciuto, dotandolo di una precisa identità geografica. Avatar, con i suoi paesaggi alieni digitalizzati, priva lo spettatore di ogni riferimento cardinale e territoriale, lo lascia alla mercé di un ambiente in cui ogni relazione con la spazialità conosciuta è stata stravolta e trasfigurata. Avatar simboleggia ed al tempo stesso incoraggia l’esilio dell’uomo moderno dalla propria storia, dal proprio tempo, dal proprio spazio, dalla propria etica, dalla propria coscienza e dalla propria specie. Non è affatto, come qualcuno ha scritto, un apologo sull’incontro con l’altro da sé. E’ l’”altro da sé” che diviene l’unica dimensione possibile, dove il concetto stesso di “altro” viene annichilito dalla cancellazione di ogni “sé” con cui confrontarsi.

Più che un apologo è un epilogo: Avatar ci parla del definitivo trasferimento della cultura occidentale in un paradiso lisergico che rinnega un passato e un presente impossibili da abitare, per i quali ogni schema di rappresentazione è divenuto obsoleto e inadeguato. Ci parla di un futuro uguale al presente, annullando ogni prospettiva di cambiamento, anche sul lungo periodo. E si ha la netta impressione che questo straniamento dalla storia e dalle idee, che rende inattuabile ogni azione per la latitanza di direttrici e punti di riferimento, rappresenti più una finalità premeditata dagli astuti pianificatori hollywoodiani del pensiero che un emblema della nostra condizione mentre affrontiamo il presente declino. Orlando, il coraggioso, il migliore di noi, il paladino della giovinezza dell’ovest, giace nel gelo della sua tomba a Roncisvalle, mentre l’Europa sogna, ormai scialba e impotente, un improbabile riscatto per interposta persona, affidato ad un invincibile ed immaginifico avatar dalla pelle azzurra. Qui finisce la storia che Turoldo mise in poesia.

Gianluca Freda
Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/
Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2010-02-09
9.02.2010

VEDI ANCHE: STUCCHEVOLE, FORSE. MA AVATAR E’ UN FILM PROFONDO

Pubblicato da Davide

  • Fabriizio

    GIANLUCA BIFOLCHI ? Fatti meno canne. Avatar non è male. Come film e come veicolo vettore di valori. Poi Cameron forse non sara’ Allende, ma nessuno pretendeva che lo fosse.

  • nettuno

    Sarà per i più giovani, ma io non vado al cinema. Trovo nella politica di tutti i gioni le trame autentiche della vita. Malaffare , crimini , guerra , terrorismo, religioni di tutti i tipi che vendono speranze, profeti e falsi profeti, falsità e mediatici inganni, promesse elettorali e il grande carnevale , il perenne carnevale della vita che da spazio all’immaginazione. Non mancano anche tramonti sul mare, monti innevati e il mio bicchier di vin rosso … le donne ?. ..si anche…. ma non esageriamo.

  • RicardoDenner

    Il film mi ha fatto pensare..finalmente i valori reali della vita sono stati riconosciuti..se poi il mondo è uno schifo la colpa non è che abbiamo perso le nostre tradizioni ma che non le fondiamo di nuove …
    E il film anche se non è il catechismo da però indicazioni preziose..anche per questo ha successo..la gente sente che è vero..e che noi siamo falsi come Giuda..

  • Rossa_primavera

    Ha perfettamente ragione il bravo,acuto e leggermente prolisso Gianluca
    Bifolchi:spesso incontrano grande successo di pubblico e di critica in questo nostro mondo film che,oltre a presentare effetti speciali notevoli e scene accattivanti,hanno anche la pretesa pseudo intellettuale di lanciare un messaggio semi subliminale che ci dovrebbe invitare ad una profonda riflessione su questioni riguardanti i massimi sistemi.
    Mi vengono in mente a questo proposito anche Titanic e Pearl Harbour che oltre al racconto in se’ avrebbero voluto secondo alcuni proporre delle riflessioni sull’invincibilita’ dell’amore e sulla crudelta’ della guerra,mentre in realta’ il proposito non molto recondito era quello di fare cassetta e denaro,l’unico vero motore e l’unico ideale di questo triste e selvaggio mondo globalizzato.Avatar rientra nello stesso filone,anche se forse e’ realizzato con un pizzico di malizia in piu’ rispetto ai due da me citati.I film di oggi diventano sempre piu’ pieni di bellissimi effett speciali ma,ahime’,sempre piu’ poveri di contenuti e di spunti riflessivi:vedendo Avatar non si puo’ non rimpiangere la grande fantascienza fine anni 60 di Kubrick e del suo monolite nero in 2001 odissea nello spazio,dal quale sono sgorgati dei veri e propri dibattiti e speculazioni del pensiero ancora vivi e validi oggi.Di avatar tra sei mesi da questo punto di vista non restera’ piu’ nulla.

  • Conan

    Appena visto, non mi sono affatto sentito rimbecillito o stranito come l’autore dell’articolo, ho visto un film ben girato, molto hollywoodiano, che molto ha preso in prestito da diverse fonti, come il film “Mission” e la storia delle distruzioni operate dai “Bianchi” in tutte le foreste primarie del pianeta, qualcosa di Asimov (la rete neuronale di Pandora), Matrix, mentre la “cultura” dei Na’vi assomiglia molto alle culture degli aborigeni australiani e dei nativi americani (rispetto della natura e integrazione con essa).
    Non sono perciò daccordo con l’interpretazione data nell’articolo, forse sarà anche stato concepito con lo scopo indicato, ma personalmente ho colto ciò che ho voluto cogliere, ci ho visto l’amore per la natura sopra ogni cosa, contro il profitto che tutto distrugge, tale da spingere un essere umano a rinnegare quasi la propria specie, in nome di elevati valori veramente universali.
    Tenete conto che questi valori fanno già parte del mio modo di vivere e di pensare, il film sotto questo aspetto non mi ha ne tolto ne aggiunto nulla.
    Io, personalmente lo consiglio perché vale il prezzo del biglietto, e si passano due ore e tre quarti circa divertendosi, per quanto riguarda i retropensieri interpretativi, li conosco perchè ci ho a che fare quasi ogni giorno per lavoro e questa volta li lascio agli altri….

  • A_M_Z

    io il film non l’ho visto, ciò non esclude che non lo guarderò in futuro.

    Da quello che ho visto tra trailer e pubblicità è palesemente una “americanata”.

    Punto.

    Non facciamoci troppe seghe.

    James Cameroon ha girato terminetor 1 e 2 che sono capolavori agli occhi di un adolescente degli ’80.
    Con questo film..chissà..
    vedremo..
    sta di fatto che se qualcuno crede che i film ci insegnino qualcosa bah… ha le idee confuse.
    Sono cresciuto con i film di spielberg ma non per questo sono filoamericano..anzi …

    ma sto bifolchi…ha pure pagato il biglietto. Questa è la parte più divertente.

  • RobertoG

    Secondo te Cameron avrebbe fatto questo film pensando a tutto questo? Ma fammi il piacere.

    Mi viene in mente una guida al museo che soffermandosi davanti ad un quadro di Van Gogh (mi si perdoni il paragone tra un genio ed un onesto mestierante) spiegava con dovizia certosina il significato che l’artista aveva nascosto dietro ogni particolare della sua opera, quando è noto che quel grande creava le sue opere di getto spinto dalla sua follia geniale e disperata. Se avesse potuto recarsi in quel museo avrebbe preso quella guida a calci nel sedere.

    Il fatto è che i critici essendo per definizione persone che non sono capaci di far niente se non appunto criticare quello che fanno gli altri devono giustificare la loro esistenza inventandosi un mucchio di fregnacce che poi legittimano e rafforzano con un linguaggio forbito e dotto.

    Detto questo che la produzione hollywoddiana, nel suo insieme, oltre a far soldi sia concepita anche per rafforzare la propaganda imperiale è indubbio ma rovesciare tutte queste responsabilità sulla favoletta di Avatar mi sembra una contorsione mentale davvero fuori luogo.

  • castigo

    bifolchi:

    Il film ha mandato in sollucchero molte sue vittime che, debitamente rintontite dai suoi ben oliati meccanismi, vi hanno visto una vibrante condanna dell’imperialismo occidentale, particolarmente quello americano. Naturalmente non è così. Il film, al contrario, esalta l’ideologia militarista, camuffandola astutamente sotto le carcasse digitali dei Na’vi, nei quali possiamo continuare a vedere placidamente riflesso il nostro ideale di “guerra giusta”, senza doverci prendere il disturbo di guardarci allo specchio, cosa che ultimamente non facciamo più con piacere.

    quattro poveracci con le pezze al culo (un po’ come i talebani) che si difendono contro un esercito tecnologicamente avanzatissimo sarebbero un’esaltazione dell’ideologia militarista…… interessante……. sicuro di aver visto lo stesso film che ho visto io??

    Soprattutto, il film esalta e fornisce nuova linfa alle consunte parole d’ordine su cui si fonda l’asfittica mitologia della globalizzazione, accuratamente elaborata per fungere da propellente ideologico agli affari delle multinazionali.

    altro interessante punto di vista.
    un film dove si descrive la distruzione della natura, e non solo, per il puro e semplice profitto, sarebbe un propellente ideologico agli affari delle multinazionali….. davvero intrigante……

    Tutte le chiacchiere sull’”incontro tra culture”, tutte le ciarle sulla “diversità”, tutte le fanfaluche ecologiste sul “pianeta incontaminato” da difendere contro il riscaldamento globale

    ora si spiega tutto!!
    hai sbagliato sala e sei andato a vedere il film di al gore….. quella sì, fantascienza pura…..

    tutte le miserabili bugie sulla possibilità dei popoli di conquistare un’indipendenza politica prescindendo dal discorso economico, fanno continuamente capolino dal grande schermo e, come la progenie di Alien, si iniettano a sorpresa nel sistema circolatorio di chi si era da esse, con grande fatica, purificato. Il tutto frullato in una repellente salsina di ammiccamenti new age, che è sempre un perfetto composto di amalgama per tenere insieme tutta questa robaccia.
    Non c’è – inutile dirlo – neanche l’ombra di una raffigurazione realistica delle concrete dinamiche del potere e della guerra; che è per tre quarti diplomazia, covert operations, propaganda, progettazione geostrategica, investimento economico, e solo per un quarto utilizzo della pura forza militare.

    a dire il vero gli ingredienti da te menzionati ci sono tutti:
    diplomazia: la dottoressa che contatta i nativi;
    i “servizi”: un infiltrato nel programma “diplomatico” che trasferisce informazioni riservate ai militari;
    propaganda: le scuole impiantate per diffondere la cultura umana oltre alla lingua;
    la progettazione: l’insieme delle strategie di penetrazione all’interno del territorio, nonché le strutture preparate per sfruttare le risorse del pianeta e che fungono anche da base di partenza per le azioni militari;
    investimento: se non ci sono investimenti dietro un’operazione del genere….
    forza militare: per l’appunto, questa viene usata solo nell’ultima parte del film.
    insisto: sei sicuro di aver visto avatar????

    Nel film, la guerra viene scatenata da un bieco e antipaticissimo colonnello impazzito, perché è così che funziona, no? Un giorno un alto ufficiale dell’esercito impazzisce e, per pura malvagità, fa a pezzi qualche regione del mondo.

    assolutamente no.
    nel film la guerra la scatena il civile, quando lascia andare le briglie che trattengono il colonnello, il solito utile idiota in mano al potere economico.

    Ma la responsabilità è solo sua. L’Occidente è fondamentalmente buono e inoffensivo (come l’insopportabile paraplegico guerriero che fa da protagonista) e per merito suo la giustizia, alla fine, trionfa.

    l’occidente non è affatto buono, considerando che è solo una minoranza quella che prende le parti dei nativi…..

    devo essere sincero?? a me il quoziente di idiozia si è improvvisamente alzato quando ho finito, a stento, di leggere questo “articolo”……

  • sandman972

    Quoto al 100%…questo o non ha capito niente del film o “deve” schierarsi contro le produzioni hollywoodiane costi quel che costi…risultato, un articolo campato per aria.

  • nessundorma

    Film Antimperialista.
    Contro gli invasori imperialisti, tutti i popoli di Pandora, che fino a prima si erano combattuti, si uniscono e sconfiggono l’invasore cattivo e tecnologico e ben armato.
    Se si sostituiscono le parole imperialisti e Pandora si trova la chiave del film.
    Gli effetti speciali e il 3D sono l’esca per diffondere il messaggio il più possibile, specialmente nei giovanissimi.
    Chi sparla su Avatar è dalla parte degli imperialisti e vuole mantenerci nel matrix di baciami, baciami ancora e … il seguito ovviamente sarà … scop….
    Ovviamente chi vuole mantenerci ‘stupidi’ usa il sesso come esca!!!!!!

  • buran

    Ti ammiro per il tempo che hai perso a rispondere punto per punto a questo qui.

  • Zret

    Ma il buon selvaggio non era di Rousseau?

  • vic

    In quanto a film di fantascienza, Solaris di Tarkowski sara’ stato pesantuccio da vedere, ma resta un capolavoro della fantascienza. Molto piu’ capolavoro del pur sempre magistrale Kubrik. Non per nulla entrambi i registi si appoggiarono a scrittori di fantascienza dal talento strabordante.

    Holliwood e’ un’industria. Questo genere di film non viene prodotto a caso. Il fatto che non ci sia piu’ sceneggiatura USA senza una guerra dentro, senza un’esplosione, neanche quello e’ casuale. Fu cosi’ che quando successe l’11 settembre rimasi ammutolito ma non sorpreso. Faceva parte della cultura USA, un avvenimento simile. Era quasi scontato che dovesse accadere. Dietro c’era una regia degna di Holliwood, lo capisce perfino un ragazzino afghano senza gambe. E’ grandissima fantascienza la versione che furono i fantomatici piloti dilettanti dal passaporto arabo che supera le dimensioni spaziotemporali in fiamme. Percio’ concordo con un commentatore precedente: la realta’ e’ molto piu’ fantascientifica della fantascienza. Andate a leggere cosa racconta quel tale che s’e’ studiato 1300 casi di morte apparente. Altro che Avatar in 3D!

    Se il messaggio del film e’ vuoto ed insulso, beh sara’ lo specchio dei valori USA, cioe’ occidentali, cioe’ nostri. La tanto declamata cultura che vogliono esportare con la tanto declamata guerra. Forse ci stanno preparando subliminalmente al prossimo passo del complesso militar-industrial-segreto: le armi spaziali e la bioteconologia aliena alienante. Ce ne vorranno di film come Avatar per finanziare simili cosucce sulla nostra pelle. Anche la triade militar-industrial-segreta sembra essere giunta al capolinea, perlomeno finanziario e di idee: siamo alla fase vacua. La conquista del vuoto.

    Voltiam pagina, va’, e torniamo al nostro orticello.
    A proposito: su bittorrent si trova ancora l’Odissea prodotta dalla RAI nel 1968-9.
    Il ritmo sara’ lento, gli effetti saranno poco speciali, ma la storia se non altro ha uno spessore. Fa bene ricordarci che siamo tutti un po’ Greci. Peccato che abbiano tagliato l’introduzione col vecchio Ungaretti che legge l’Odissea! Sembrava l’Avatar di Omero, altro che Cameron e gli occhialini 3D!

  • castigo

    buran:

    Ti ammiro per il tempo che hai perso a rispondere punto per punto a questo qui.

    grazie, ma mi sentivo obbligato a farlo.
    sai, magari qualcuno pensa pure che possa avere ragione.
    e poi è inutile cercare significati nascosti, riuscendo pure a distorcerli: è la solita vecchia e scontatissima storia di indiani e cowboys con storia d’amore a contorno, resa in chiave ultramoderna, con in più una vagonata di effetti speciali spettacolari, che se li avesse avuti John Ford……

  • Diapason

    …E’ comunque una opinione.
    Alcune righe sono condivisibili, ma sono troppo poche per farmi dichiarare d’accordo.
    A volte si ha la necessità di estremizzare le proprie opinioni, da tendenti al criticismo a estremamente critiche, per avere un buon spunto di scrittura: concepito quello schema e autoconvintosi della sua validità, la penna va poi da sola.
    Siccome del film ne hanno parlato, tutto sommato bene, in tanti, per farsi notare può tornare utile manifestare la propria contrarietà in maniera estrema.

    …Ma non è detto che un punto di vista sia buono solo perché stride ferocemente con queli degli altri.

    La Chanson de Roland come prisma di osservazione?
    Che coraggio!
    …O è incoscenza?

    Molto meglio l’articolo di George Monbiot, raggiungibile al link in basso, “VEDI ANCHE”.

  • A_M_Z

    Gli effetti speciali attuali coprono le carenze della regia e degli attori.
    Con un regista e due attori buoni si può girare un bel film anche senza scenario.
    Comunque complimenti per la pazienza con il bifolchi.

  • stefanodandrea

    Tratto da Sergio Quinzio, Religione e futuro, 1962, parte seconda: frammenti di religione: “23 Una volta, per commuovere, bastavano tre uomini in mezzo a una piazza, che recitavano per l’ennesima volta una vicenda semplice e nota a tutti, da guardarsi stando sulla punta dei piedi. Oggi non bastano più nemmeno le gigantesche macchine per commuovere che costano miliardi, con le loro enormi e coloratissime figure sempre diverse, con le valanghe di parole e di suoni moltiplicati in tutte le direzioni, verso le quali si è sospinti con l’aiuto del sollecitamento sessuale e del brivido, e che si guardano stando comodamente semisdraiati nella penombra.

    E’ invecchiato l’uomo, che ha perduto l’infantile mobilità, la giovanile capacità di ridere e di piangere, di sognare, di entusiasmarsi. Una lenta atrofia ci ha fatto scendere via via a tipi di spettacolo intimamente sempre più depotenziati, in cui sempre maggiore è stata la parte non sostanziale da aggiungere per forzare l’attenzione e la commozione. Dal teatro […] al cinema […], allo spettacolo a domicilio, che vanta in prima linea tra le sue benemerenze la comodità. E’ l’atrofia della capacità mitica, della potenza cioè ad attingere per occasione e per suggestioni un’altra realtà, ad uscire dal banale quotidiano.

  • stefanodandrea

    Segnalo un’altra recensione, molto severa, di Massimo Mazzucco, che si può leggere in questo link: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3479

  • Eli

    Sì. E’ una topica.

  • Chromo

    Sembra che qualcuno ti abbia puntato la pistola alla tempia per andarlo a vedere..per questo c’è ancora il libero arbitrio sai?!
    La storia in sè per sè è abbastanza banale e prevedibile… i suoi punti di forza sono gli effetti CG 3D, e questa è una cosa che sanno tutti prima di andarlo a vedere.
    Per cui, se ti aspettavi un film intelligente dovevi andare a guardare altro.
    Quindi… consapevole di ciò…non vedo perchè farci tutte queste polemiche.
    Se non per aumentare ancor di più l’aura di importanza al film…

  • SempreIo

    C’è chi ha bisogno di affossare gli altri – “le videopecore” e le persone di “media stupidità” – per emergere (e sentirsi superiore?).
    Contento lui.
    Per il nostro intellettuale, il linguaggio usato forse è troppo banale ed esplicito a tal punto da non riuscire a comprenderlo.

    castigo, poco sopra, ha già detto tutto, ma vi segnalo un’altra critica al film, equilibrata e con spunti originali:

    Avatar, New Age e Neospiritualismo
    https://comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=22207 [comedonchisciotte.org]

  • Sokratico

    è ovvio che il film sia ben fatto. Serve allo scopo…che è far spendere.


    Ma vorrei vedere un po’ di spirito nitzscheano, ogni tanto, almeno in chi pretende di “avere opinioni”.
    Un prodotto, qualunque esso sia, che piace a milioni di persone è un prodotto che:
    1- è stato progettato per piacere. Dunque è, per definizione, inautentico.
    2- ricade in logiche di potere e di propaganda. Se sembra contestazione, è ovviamente perchè alla gente PIACE sentirsi un po’ rivoluzionari, tornando da una seratina consumista e conformista (dai,dopo il film non ve la siete presa una birretta?)

    3- produce normalità, cioè omogeneità.


    cos’è la normalità? leggetevi un articolo su Micheal Foucault: http://damianorama.wordpress.com/2008/05/14/il-controllo-sociale-parte-prima-la-normalita-e-la-normalizzazione/

  • gripepuerca

    E’ un buon punto di partenza, a mio umile avviso, per una lettura del film. Su alcune cose sono pienamente d’acordo, su altre meno – e vivaddio!- ma non è questo il punto. La sensazione personale è che tu non abbia voluto (o non abbia avuto il coraggio) di proseguire nell’analisi, lasciandola per così dire a metà: punto di partenza, precisamente, ma non di più.
    Il film più costoso della storia -e verosimilmente quello che diventerà il più visto- non può non contenere una serie di dettami ben precisi da un punto di vista propagandistico. Al di là di quello che si può banalmente pensare, il sistema corporatocratico non si muove (leggi: investe) solo per soldi. A fronte di uno sforzo così importante, il rientro deve essere anche ideologico. Deve. Magari seminale, incoscio, surrettizio, magari ancora più delle altre volte (quelle a cui giustamente accenni tu parlando di epica cinematografica), ma deve esserci. Esimersi dal cercarlo, io credo, può essere un passo falso.
    Un paio di indizi solamente per te e per chi legge; o meglio, domande. Parli di tabula rasa (disarticolazione identitaria, esilio dell’uomo dalla propria narrazione storica ed etica, mancanza di percorsi di espiazione, annichilimento della dimensione del sè etc.). Perfetto: credo che il punto sia proprio questo. Ma perchè? Se si propone una tabula rasa, è per poterci disegnare sopra qualcosa ex novo. Ma cosa?
    In secondo luogo: a ragione citi Girard e la sua antropologia del capro espiatorio. Ebbene c’è un animale sacrificale in questo film la cui presenza è superliminale, e per ciò stesso forse più difficile da individuare. Ma c’è. Qual’è?
    Ora, se qualcuno avesse voglia di comporre le mie due domande in un discorso articolato e approfondito a sufficienza, vedrebbe che questo va ad intercettare delle traiettorie teoriche molto specifiche, che stanno prendendo piede in maniera molto massiccia negli ultimi -diciamo- vent’anni.
    Traiettorie teoriche che secondo il mio punto di vista identificherebbero almeno approssimativamente la complessa morfologia che quello che io chiamo ‘nouveau regime’ (altri chiamano NWO o Elites Globaliste) vuole dare al mondo che verrà nei prossimi decenni.

  • Fabriizio

    REDAZIONE … ma perchè prima avete firmato l’articolo con lo pseudonimo GIANLUCA BIFOLCHI, e solo dopo avete sostituito il nome dell’autore vero, ossia con GIANLUCA FREDA ? Comunque, sea lo que sea, il buon Gianluca Freda, di cui sono un estimatore sopratutto per le traduzioni di Gilad Atzmon, questa volta ha peccato di pressapochismo massimalista (a mio parere, gli capita spesso).

  • Santos-Dumont

    Complimenti a Freda per l’analisi, molto interessante il parallelismo con la Chanson de Roland. C’è un solo aspetto che avrebbe forse meritato un maggior approfondimento, ossia l’evidente concezione panteista dell’universo che traspare in vari momenti del film. A cominiciare dal grande albero della vita che racchiude al suo interno tutto l’aldilà dei pandoriani, Eywa e anime comprese. Alcuni conoscenti protestanti, secondo me, non hanno portato i figli a vedere il film per la “confusione” che concetti come “backup dell’anima” o “divinità che vive NEL pianeta” avrebbero ingenerato nei frugoletti (concetti, ovviamente, frutto di satanica ispirazione… Gliel’avrà detto il loro pastore cinque minuti prima di riscuotere la decima ROTFL)

    P.S. A proposito di narcosi indotta dai media… Com’è che il primo commento rinomina Freda BIFOLCHI, e gli altri seguono a ruota? Potenza della parola scritta? LOL

  • castigo

    mazzucco ha proprio esagerato.
    è un film, per me dev’essere divertimento.
    e mi sono divertito.
    se volevo qualcosa di diverso entravo in un cinema d’essai ad assistere ad un paio di proiezioni che so, di eisenstein??
    ma già ci pensa la realtà a deprimermi, quindi non penso sia il caso di insistere…..

  • Santos-Dumont

    Ovviamente non sapevo che il refuso originale fosse della redazione.

  • castigo

    Santos-Dumont:

    P.S. A proposito di narcosi indotta dai media… Com’è che il primo commento rinomina Freda BIFOLCHI, e gli altri seguono a ruota? Potenza della parola scritta? LOL

    si vede che sei arrivato tardi.
    in origine l’autore, in testa all’articolo, era tal gianluca bifolchi.
    considerando che non sono ancora dotato di capacità paranormali, mi è sembrato giusto rivolgermi a lui.

  • epicureo99

    Sapete cosa?

    Io mi sono riufiutato di vederlo, come del resto qualsiasi film holliwoodiano dai tempi di godzilla, però leggerne le critiche, favorevoli e contrarie, mi da abbastanza gusto.
    Solo in questo caso perchè uno dei più pubblicizzati

    La cosa che mi colpisce di più è che, pur non avendo visto il film, queste critiche mi sembra già di averle lette:

    Chi è a favore tira fuori gli effetti speciali e il messaggio buonista

    Chi è contrario si rifà sulla vuotezza dei contenuti e l’alienazione dello spettatore.

    Semplicemente la solita vecchia storia.

    Qualcuno citava titanic e pearl arbour…..non ho visto nessuno dei due film ma credo che sia lo stesso caso di titanic: una grande produzione che ha successo prima che il film venga visto (sarò un bastian contrario però i successi annunciati non mi sono mai stati simpatici…)
    Il caso di pearl arbour lo credo un attimino diverso in quanto in questo caso c’è anche la volontà di voler riscrivere la storia contando che fra qualche generazione la gente non leggerà e si informerà a dovere ma guardando il film avrà una buona visione d’insieme rapida e non saprà mai cosa in verità successe a pearl arbour.

    In più quando ho visto l’articolo nell home page ho pensato “ancora???” e difatti mi trovo a dover quotare chi ha detto che fra sei mesi di avatar nessuno sentirà più parlare perchè le discussioni saranno già tutte incentrate nel prossimo successo annunciato dai meravigliosi effetti speciali ma privo di contenuti che io non vedrò

    E la storia ricomincia……

  • rectotal

    Non è una topica. Due secoli prima dell’Emile di Rousseau, il mito del buon selvaggio era già stato coniato nei Saggi di Montaigne, da cui Rosseau lo riprese (v. Montaigne, Saggi, cap. XXXI, Libro I, “Dei cannibali”).

  • Santos-Dumont

    Si, tra l’altro il commento immediatamente precedente non c’era ancora quando ho iniziato a scrivere il mio, avrebbe chiarito l’arcano.
    Ma cosa combina la redazione, come si fa a confondere Freda con Bifolchi? LOL

  • Stevin

    Pensa alla salute … l’ho visto coi miei figli (in 3D) e abbiamo passato tre ore stupende. Molto spettacolare.
    Per vedere un film d’animazione possiamo anche staccare il cervello e rilassarci, ciò che è inaccettabile è staccare il cervello guardando i telegiornali.
    Ma dimmi una cosa: che cazzo ti aspettavi?

  • anonimomatremendo

    Colpito e affondato.

  • anonimomatremendo

    questo mi pare molto piu´interessante :

    http://www.survival.it/notizie/5533

  • wolf

    Evidentemente, distinguere fra “gianluca bifolchi” e “gianluca freda”… sembra per molti dei commentatori qui sopra impresa troppo complicata per le loro facoltà intellettive.
    Non meraviglia perciò la pochezza dei commenti stessi ad un’analisi che invece è profonda e attenta.

    Avatar è un film per imbecilli, si. Nel senso che tende a creare imbecillità funzionale al sistema.

    Cameron ha pensato solo ed esclusivamente al suo sogno ipertecnologico-digitale 3d. A confezionare l’insulsa storia ci hanno pensato gli strateghi di marketing e comunicazione di hollywwod, che quando si tratta di elaborare strategie di mercato basati su metafore politico-sociali non sono secondi a nessuno.
    ..
    C’è una metafora semplificativa che rende il film una favola lontana, quando invece la sopraffazione di una civiltà più potente su altre è cosa di tutti i giorni sul nostro martoriato pianeta.

    Il punto è si viene portati a parteggiare per la civiltà aliena, che appare chiaramente migliore della nostra, in base a valori quali il vivere in armonia con ciò che ci circonda. E i cattivi che non comprendono quanto gli spilungoni blu siano meglio di noi sotto tutti i punti di vista, sono così stupidi da non avere alcuna giustificazione.

    Il problema è che il messaggio che passa, in questo modo, è che il rispetto per il diverso è ammissibile laddove il diverso si dimostra essere migliore di noi, in una scala di valori che comunque è fottutamente e pervicacemente nostra.
    Resta esclusa, per convenzione, la possibilità di rispetto per il diverso non compreso, ovvero i cui valori non siano sovrapponibili ai nostri, sia pure alternativi a quelli del dominio del profitto.

    E così è difficile identificare nei marines che per conto di società private stanno lì a derubare un pianeta che contiene un certo minerale di enorme valore la metafora dei marines che sono in afghanistan o in irak per prendersi il petrolio.
    Perchè quelli, afghani o irakeni, sono terroristi e portatori di una civiltà retrogada, da cui nulla possiamo imparare. Non hanno nemmeno il diritto a ribellarsi dei selvaggi blu.

    E’ difficile pensare che la semplice resistenza con archi e frecce del popolo di pandora alla sopraffazione venga poi disegnata come atti di terrorismo ingiustificabile ogni giorno sui media, quando il riferimento non è più un lontano pianeta nel lontano futuro ma il fottuto presente.

    Insomma… si parla di una favola… ma il film si guarda bene dallo spingere a fondo l’acceleratore sul piano della metafora.
    La gente esce di là convinta che gli esseri umani, genericamente, siano cattivi, (difficile da negare, anche se pieni di ottimismo) ma che esistano anche i buoni. E i buoni alla fine vincano.
    Che i militari siano cattivi, ma siano anche così stupidi che in fondo i loro giochi sono trasparenti e sia facile sconfiggerli.

    Per cui il messaggio è a dir poco edulcorato e Avatar è un’astuta operazione commerciale, che sfrutta il senso di inquietudine che attanaglia l’occidente in questi tempi di crisi ponendo ben attenzione a non far riflettere su nulla, dandosi una verniciatina di ambientalismo e tolleranza falsi quanto irrealistici.

    Eh sì.
    Forse qualcosa abbiamo sbagliato. Un tantinello.
    E a hollywood piace soffiare sul fuoco dell’inquietudine, tirandoci su soldi.
    E niente altro.

    I ribelli sono belli e romantici nelle favole.
    Nella realtà si chiamano terroristi e sono brutti, stupidi, cattivi, immorali e le favole con la realtà non c’entrano niente.

  • anonimomatremendo

    I ribelli sono belli e romantici nelle favole.
    Nella realtà si chiamano terroristi e sono brutti, stupidi, cattivi, immorali e le favole con la realtà non c’entrano niente.

    Ma i bolscevichi (eccetto Stalin) ad esempio mica erano brutti,stupidi,cattivi e immorali…anzi.

    Comunque…cosa centrino i talebani con una sana ribellione non si sa.Per quale arzigogolato motivo degli oscurantisti misogeni dovrebbero essere presi a modello?Se voi fate il tifo per i talebani mi sa che siete al di sotto della massa che tanto criticate.State sottozero.

  • Floh

    Trasmette valori?
    trasmette che anche se le cose stanno andando male (malissimo) ci sarà sempre qualcuno che si prenderà la briga di tirrti fuori dalla merda e che le cose alla fine andranno bene, se questo è propedeutico, beh, io sono bugs bunny…

  • snakolas

    personalmente penso che dovremmo soffermarci esclusivamente sull’effetto che ha avuto questo film sui telecaproni,ovvero una visione alternativa del colonialismo americano.per la prima volta ho visto gente anti-americanizzarsi davanti ai miei occhi.non so se il tuo sia più occhi da lince o un innato senso critico…

  • Andrea3018

    Ma daiiii!!!!!!!Che esagerazione!!!!!!!!!E’ un semplice film , non un documentario di attualita’.Ho 17 anni e ho visto il film qualche giorno fa’ e non mi sembra di aver assorbito chissa’ quali idee anti-storicistiche che mi fanno dimenticare tutto ciò che ho studiato.Anzi , mi ha fatto riflettere sul fatto che anche le cose piu’ semplici possono rendere felici.Mi son appena registrato , e questo e’ il mio primo commento.Sarei contento se qualcuno mi rispondesse 🙂 grazie.

  • stefanodandrea

    I Talebani sono grandi perché sparavano alle televisioni. Perché sono guerrieri che non si arrendono e che combattono per la loro terra e i loro ideali. Dovrebbe essere chiaro anche ad un incapace di intendere e di volere che gente di quel tipo è centocinquanta miliardi di volte superiore, da tutti i punti di vista, ad altra gente che si crede superiore ai talebani ma non è disposta a rischiare nemmeno un unghia per raggiungere un qualsiasi obiettivo. Se poi gli ocurantisti siano i talebani o i presuntuosi e impotenti mediaecapitaleemodaedebitoeconsumo dipendenti occidentali è tutto da verificare.

  • anonimomatremendo

    Lo sono entrambi.Ma questo non vuol dire tifare per l ´uno o per l´ altro.

  • stonehenge

    Questo è un film intelligentissimo…in ottica David Icke.

  • vic

    Finalmente il nostro ascensore ad acqua ci ha elevato al settimo piano del museo della settima arte nella settima strada. Scegliamo una guida francese per sentirci piu’ vicini all’Europa. Sentiamo cosa ci racconta.

    V: Buongiorno, son qui per dare un’occhiatina a questo mondo di celluloide.
    guida Resnais: E’ un piacere mostrarle qualcosina. Prego venga.
    V: Che aggeggio curioso, posso toccarlo?
    gR: Prego, faccia pure. Lo tenga per la cordicella, poi lo fa girare ed osserva attraverso le fessure.
    V: Sembra un cartone animato. Si muove proprio.
    gR: Puo’ costruirsene uno anche a casa adesso che conosce il principio.
    V: Oh, che fa quello?
    gR: E’ l’arroseur arrose’. Un classico del cinema.
    V: Toh, un treno! Sembra quasi uscire dallo schermo!
    gR: Il grande Lumière ha inventato quasi tutto del cinema.
    V: Ho chiesto in strada, ma qui in America non lo conosce nessuno questo Lumière. Mi affrono d’accendere la sigaretta quando dico Lumière!
    gR (sospira): Confondono feu con lumière, non mi sorprende affatto. Eh, purtroppo sono allergici a quel che viene da fuori. Per questo ho accettato di far da guida. Nel mio piccolo porto una ventatina d’aria Europea.
    V: Bella questa scena portuale!
    gR: Chissa’ che fatica a piazzare il cavalletto con tuttto l’anbarandan della cinepresa!
    V: Con tutti quei cavalli in giro, un cavalletto passa inosservato.
    gR: Sembra di essere su un altro pianeta vero?
    V; E’ come fare un viaggio nel tempo, indietro a fine 1800.
    gR: Lumière curava molto la posizione della cinepresa. Era molto abile anche ad istruire le comparse. Gli diceva: non devi superare questa linea, sii naturale.
    V: Ehy, questa e’ una ripresa in movimento, accipicchia!
    gR (ride): Se dovessi raccontarle tutto quel che invento’ Lumiére dovrebbe passare la notte qui.
    V: Sa una cosa?
    gR: Cosa? Dica!
    V: Fanno un gran cancan col cinema 3D. Pero’ c’e’ un non so che di antiquato nel 3D, cosa sara’?
    gR (ci pensa, poi esclama): Forse e’ a causa del punto fisso!
    V: Quale punto fisso? Si muove tutto nel 3D, anzi gira perfino la testa.
    gR: Il suo punto fisso!
    V: Il sesso?
    gR: No, il punto di vista!
    V: E’ fisso?
    gR: Nel 3D e’ congelato, come se il regista le avesse bloccato la testa in una morsa micidiale.
    V: Ecco che tutto si spiega! Non ci sono mai civette in sala quando proiettano un 3D!
    gR: Cosa centrano le civette?
    V: Hanno quel buffo movimento della testa quando osservano con attenzione. Nel 3D si sentono smarrite, impietrite! Percio’ lo evitano.
    gR: E’ la cristallizzazione cinematografica
    V: Me ne parlera’ alla prossima occasione, mi si stanno cristallizzando le ginocchia, meglio che scappi a sgranchirmi un po’.
    gR: Mi saluti l’Europa!
    V: Grazie dell’intervista. Au revoir.
    gR: A’ la prochaine, my friend.

  • wolf

    Il problema non è quanto siano distanti dalla nostra cultura e diversi da noi per decidere se siano degni o meno di essere salvati. Il problema è che sono a casa loro e che ci piaccia o meno hanno il diritto di essere quello che loro preferiscono essere. Punto. Se non ti piacciono non andarci.

    Se poi mascheri l’intento di andargli a rubare le loro risorse con l’esportazione della democrazia e la chiami guerra giusta e/o civilizzazione, qualsiasi sia il tuo “colore” politico, non cambia la sostanza: stai semplicemente facendo una guerra di conquista e di predazione.

  • stefanodandrea

    approvo

  • patmar111

    Esatto: è un semplice film. Una favola e come in tutte le favole i ruoli sono quelli: il buono, il cattivo, il pazzo, lo stupido ecc.. Forse si sta un po’ esagerando nel voler trovare ad ogni costo dei reconditi significati in tutto. Penso che Cameron abbia pensato più ad un tornaconto economico e professionale che a lasciare il segno nella storia del cinema dal punto di vista dei contenuti.
    Il film piace, è fatto bene, incassa paccate di soldi, magari vincerà degli Oscar……..scopo raggiunto. Punto.

  • ostix

    Il cinema è morto!
    Evviva il cinema!
    Andiamo tutti al Luna Park! che tanto è uguale…

  • ADANOS

    Bah, forse nessuno ha capito che in raltà gli avatar sono questi nostri corpi che ci consentono di sperimentare la fisicità e di camminare sulla Terra che sarebbe quindi Pandora.
    L’unica differenza è che qui l’atmosfera non è tossica per gli stolti farabutti prevaricatori, oppure forse lo è anche, ma pure loro hanno appositi avatar che gli consentono di stare qua e fare i loro porci comodi.
    Tutta la storia la potevano fare usando gli ometti della playmobil o dei lego, forse cosi il film lo vedevano in quattro gatti, ma almeno non disratti dagli effetti speciali avebbrerò capito il senso del film.
    Naturalmente questo è il mio punto di vista.

  • ostix

    Meglio il Luna park…

  • anonimomatremendo

    Primo IO non vado e non sono andato a invadere nessuno e secondo sta cosa del relativismo culturale é un´idea tipicamente post-moderna,eurocentrica,occidentale.Nessun regime oppressore dovrebbe essere libero di fare ció che vuole nel suo paese,e nemmeno negli altri,certo.Infatti IO mica ho detto di approvare l´ invasione USA.Spero sia chiaro adesso.

  • silvio

    Avatar non è un granché non c’è dubbio, ma dire che fa parte di un complesso sistema di propaganda è… PROPAGANDA. Non propone nulla, se non, forse, un vago desiderio di feudalesimo (PROPAGANDA, non glielo vorrei dire, ma siamo nel 3000 a momenti), denuncia un’anonima paura di dissolversi nell’anonimato (PROPAGANDA, non glielo vorrei dire, ma un giorno ci si dissolverà tutti), non propone alcuna soluzione ma critica molto per proporre poco (PROPAGANDA,parla di paradisi lisergici, di ecologia, di tecnologia, di letteratura epica e medievale come se ne sapesse veramente qualcosa), non consente quindi un pensiero critico reale (PROPAGANDA), infarcisce il tutto di dettagli di poco conto e di dubbia attendibilità (PROPAGANDA). I dettagli fanno comodo perché conferiscono un’aria da intellettuale e quindi di superiorità, e inoltre il lettore, spesso poco invogliato a verificare l’effettiva validità del singolo dettaglio, non vi si sofferma conferendo involontariamente autorità all’autore, che, se ne merita, ne merita ben poca. Del resto dimostra un eccesso di superficialità per essere un intellettuale, e lo fa per giunta all’inizio, così da mostrare il livello di cultura da contrapporre alla carenza di Avatar (canta canzonette come “blululù-le-mille-bolle-blu” e altre azioni degne dei socratici). Avatar non è un bel film e non lo difenderò, ma almeno ha degli ottimi effetti speciali all’avanguardia, Gianluca Freda e il suo articolo, oltre alla PROPAGANDA D’AVANGUARDIA, che hanno da proporre?

  • wolf

    a) guarda che sei tu che hai risposto a me.
    da nessuna parte io ho scritto che “anonimomatremendo” va a invadere qualcuno, mi pare.
    b) in nome del non relativismo culturale quindi, di conseguenza, tu ammetti che qualcuno possa arrogarsi il diritto di decidere cosa sia bene e cosa sia male per qualcun altro. andare a casa sua e spiegargli come si fa. e se non vuole starti a sentire via giù mazzate affinché intenda.
    quello che abbiamo fatto vediamo un pò… in sudamerica? in america del nord? in africa? che abbiamo tentato di fare in … india? cina? isolette atlantiche e del pacifico varie?
    peraltro: si fosse almeno da esempio di vivere felice. si fosse almeno da esempio di serenità e gioia.