OTTOBRE ROSSO: ASPETTANDO IL DEFAULT ?

OTTOBRE ROSSO: ASPETTANDO IL DEFAULT ?

DI EUGENIO BENETAZZO

eugeniobenetazzo.com


Riceviamo ogni giorno bombardanti rassicurazioni da portavoce di organi istituzionali che il peggio sembra sia passato e che per rilanciare l'economia bisogna solo iniziare a spendere e consumare. Tutto questo in evidente contraddizione con quanto si sta paventando invece negli States, innanzi alla più grande crisi occupazionale della loro storia, forse peggiore di quella degli Anni Trenta. Più che affermare che il crollo è terminato mi sento di dire che siamo innanzi ad un rallentamento della caduta. La mia personale view vede infatti un sostanziale miglioramento del climax finanziario a livello interbancario dovuto soprattutto agli interventi di stato ed a un ridimensionamento degli impieghi. Su quest'ultima voce ritengo che abbiano molto da raccontarci tutti i piccoli e medi imprenditori che in questi ultimi mesi oltre ad una contrazione violenta dei loro fatturati, adesso si vedono negato o revocato l'accesso al credito: inutile dire di come tutto questo avrà spiacevoli conseguenze sulla fiscalità diffusa.

Qui sta il vero pericolo in questo momento di mercato ovvero come gestire nei prossimi trimestri il crollo dei fatturati che in prima battuta si riversa in contenziosi occupazionali e sucessivamente va a ledere la vita intrinseca dell'apparato statale. Vedo infatti che nonostante si possano reperire dati agghiaccianti sulla dimensione della crisi, nessuna forza (o forse bisognerebbe dire farsa) politica si sta preooccupando di come gestire o tamponare l'ormai annunciato crollo del gettito fiscale che si sta delineando per l'anno d'imposta 2009.Già alla fine del primo bimestre di quest'anno Bankitalia ha emesso un gravoso monito sulla sensibile contrazione delle entrate, suscitando non poche preoccupazioni su come verranno gestite le minori entrate. A riguardo per ben comprendere i rischi che si stanno delineando per il sistema Italia (al pari di altri paesi occidentali) mi permetto di riassumere la dinamica evolutiva della fiscalità diffusa, in modo da consentire a tutti di voi di percepire la reale dimensione della spesa pubblica italiana.
Dai dati riferiti alla fine del 2008 possiamo ricavare la seguente torta che ripartisce il debito italiano (oltre 1.660 miliardi di euro) in quattro contenitori: 3/4 del debito sono titoli a medio lungo termine (metà dei quali in mano ad investitori non residenti) ed il restante suddiviso in prestiti e debiti a breve termine. Significativo è il contributo della raccolta postale che concorre a finanziare quasi un decimo del debito. Tutto questo montante di debito genera interessi passivi per oltre 80 miliardi di euro, oltre il 5 % del PIL (significa che l'azienda Italia è finanziariamente oppressa e a meno di fenomenali colpi di spugna non vi è possibilità di ripresa, in quanto gli oneri finanziari incidono eccessivamente sulla vita del paese minandone la capacità di ripresa).




Lo stato italiano è un'azienda come tante altre con costi e
ricavi propri: i costi sono le spese necessarie a mantenere la sua
infrastruttura ed a pagare gli stipendi al personale statale, mentre i
ricavi rappresentano le entrate che derivano dall'imposizione fiscale
diretta ed indiretta. Il duplice grafico a torta descrive invece come spende e
come incassa lo stato italiano, suddividendo per aree di spesa e
categorie di entrata.



Tanto per iniziare potete notare come le entrate siano
superiori alle uscite di circa 15 miliardi di euro, questo
statisticamente è in linea delle attese in quanto si verifica
regolarmente negli ultimi cinque anni, tuttavia non rappresenta il
bilancio complessivo delle spese ed entrate per lo stato in quanto
dobbiamo aggiungere anche le voci di entrata e spesa delle partite in
conto capitale (come investimenti e contributi alla produzione) che
negli ultimi cinque anni sono state sempre superiori ai 50 miliardi,
portando quindi l'indebitamento netto ad oltre i 40 miliardi (questo
significa che l'azienda Italia ha necessitato negli ultimi cinque
anni di almeno 40 miliardi, 43 per essere precisi nel 2008, al fine di
essere finanziarimente in equilibrio): questa considerazione spiega
perchè il debito pubblico è in continua lievitazione.



Il bilancio dello stato per quel che concerne la fiscalità
diffusa pesa circa la metà del debito pubblico a medio e lungo termine,
con 666 miliardi suddivisi tra imposte dirette, indirette e contributi sociali: questo
fa comprendere l'effettivo carico di oneri a cui sono gravati
contribuenti e mondo imprenditoriale. Particolarmente inquietante
è il peso che ha il welfare italiano sul PIL (ovvero il
pagamento di pensioni sociali, di anzianità e di vecchiaia) che
assorbe quasi il 40 % delle entrate correnti, a dimostrazione di come
ormai il Titanic Italia si stia trasformando sempre più in un
cimitero di elefanti. Curiosità: nella voce altre entrate il peso delle accise sugli
idrocarburi si attesta a 20 miliardi di euro (in linea con la media
degli ultimi cinque anni), mentre raddoppia decisamente il contributo
apportato da lotto e lotterie, passando dai 6 miliardi del 2003 ai 12
del 2008.



La voce di spesa più interessante in termini di analisi per macroaree è
relativa agli stipendi del personale, oltre 170 miliardi, suddivisa in
94 miliardi per il personale delle amministrazioni pubbliche ed in 78
miliardi per gli enti locali e previdenziali (gli impiegati e dirigenti
di INPS & Company costano nemmeno 4 milardi). Focalizzandosi sulle
spese per il personale per tenere in piedi gli apparati ministeriali si
scopre quanto segue (guardate la torta):



Pubblica istruzione, difesa e ministero dell'economia
rappresentano oltre il 70 % della spesa per stipendi all'apparato
statale (fa riferimento al ministero dell'economia per esempio tutto il
corpo della Guardia di Finanza). Da una attenta analisi si palesa come
la voce riferita un tempo alla "sanità" sia del tutto
inconsistente: nella fattispecie il nuovo Ministero della Salute e del
Lavoro risulta semplicemente coordinare e gestire l'Istituto del
Servizio Sanitario Nazionale, il quale eroga prestazioni sul territorio
attraverso enti locali quali le aziende ospedaliere (facenti parte del
bilancio delle amministrazioni locali e non centrali). Pertanto il peso
della cosidetta sanità pubblica (almeno dal punto di vista
dell'onere occupazionale) deve essere estrapolato dai 78 miliardi di
cui si menzionava precedentemente: per ragioni espositive me ne
occuperò in un prossimo redazionale.



Sulla base di quanto sino ad ora esposto proviamo a fare una disamina
sullo scenario dei conti pubblici italiani, se le entrate caleranno in
proporzione al crollo del PIL possiamo stimare un gettito minore di
20/25 miliardi rispetto al 2008, senza considerare che ci sono piccole
e medie imprese che stanno valutando addirittura di chiudere per sempre
la propria attività (a mio avviso stanno percorrendo la strada
migliore). I costi di esercizio dell'azienda Italia purtroppo
sono difficilmente negoziabili, dispetto magari un'azienda
industriale che può chiedere l'intervento della Cassa
Integrazione Guadagni o meglio ancora ridefinire parte dei propri costi
industriali come gli oneri di manodopera. Non è possibile
delocalizzare gli insegnanti delle scuole italiane e nè
diminuire le prestazioni del servizio sanitario o il pattugliamento del
territorio da parte delle forze dell'ordine. Ad ottobre pertanto
bisognerà pensare dove iniziare a tagliare oppure come
raccogliere velocemente 40/50 miliardi di euro, in questo senso abbiamo
in pole position il prossimo condono per il rientro di nuovi capitali
oltre frontiera, il quale se produrrà i risultati finanziari
attesi non farà altro che spostare in avanti il problema.



Le uniche area di spesa sulle quali è possibile intervenire
velocemente sono rappresentate dagli oneri sul debito pubblico, che se
fossero semplicemente la metà degli attuali permetterebbero un
avanzo netto annuale di oltre 40 miliardi, significa che ogni anno lo
stato italiano avrebbe 40 miliardi (quasi il 3 % del PIL) da poter
spendere per abbattere ancora il montante di debito residuo oppure per
politiche sociali con interventi a pioggia sul territorio. Considerando
che metà del debito a medio lungo termine è in mano ad
investitori non residenti potrebbe essere proposta una qualche forma di
congelamento degli interessi al fine di limitare l'onere finanziario:
questa affermazione vi potrà sembrare azzardata o ridicola,
tuttavia la matematica ormai non lascia molto all'immaginazione per
quanto abbiamo sin'ora trattato. Ricordo che quando l'Argentina
dichiarò il proprio default (ovvero impugnò il proprio
debito), il rapporto debito/PIL si attestava oltre il 120 per cento ed
i 3/4 del debito erano sottoscritti da investitori esteri. Alla fine
del 2008 il rapporto debito/PIL italiano era al 105 per cento: ora
considerando che al momento in cui scrivo, questi dati riguardavano
più di sei mesi fa, mentre oggi sappiamo che il debito pubblico
italiano si attesta a 1.750 miliardi di euro e le proiezioni sul PIL
italiano parlano di una contrazione superiore al cinque per cento
(visione ottimistica), mi verrebbe da dire che il debito/PIL italiano
per la fine del 2009 potrebbe stimarsi oltre il 115 per cento.



Ognuno di voi pertanto tragga le relative conclusioni: almeno questi
sono dati contabili oggettivi che non possono essere smentiti o
tacciati di catastrofismo. Purtroppo anche per il nostro paese si
delinea sempre più il cosidetto scenario argentino ovvero uno
scenario per il paese con un'economia debole e una moneta troppo forte
che porta alla perdita di competitività e al continuo
ricorso all'indebitamento. Non mi stupirei se venisse
paventata anche una superpatrimoniale improvvisa sui depositi con
prelievi coatti per tamponare il più possibile l'emorragia
finanziaria che si sta delineando per i prossimi semestri (vi ricordo
che già nel 1991 il Governo Amato si inventò il prelievo del 6
per mille su tutti i depositi dalla sera alla mattina).

Altre soluzioni che consentano di risolvere velocemente quanto
sollevato non ne vedo, a meno di iniziare a tassare la prostituzione o
ridefinire la spesa di rappresentanza popolare (dal consigliere
comunale all'europarlamentare passando dal dirigente dell'ASL). Su
queste considerazioni intravedo pertanto un clima politico da
ottobre rosso per il nostro paese con l'attuale governo che potrebbe
esporsi ad una improvvisa destabilizzazione politica a causa della
continua cantilena messa in onda ogni giorno sul tubo catodico
del tutto va bene a fronte di un peggioramento ingestibile dei
conti pubblici. La recente candidatura di Beppe Grillo alla guida
del PD (che mi sento di appoggiare pienamente), qualora lo portasse
alla guida del partito, forse potrebbe dare quella sterzata improvvisa
al timone del Titanic Italia per evitare di colpire l'iceberg che ormai
si è avvistato a prua. E per una volta tanto non ci sarebbe
niente da ridere con un comico alla guida di un movimento popolare che
punta ad un rinnovamento e rinascita nazionale.


Eugenio Benetazzo

Fonte: www.eugeniobenetazzo.com

Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/ottobre_rosso.htm

15.07.2009

Commenti (38)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 18 caricati
    1. albertgast 15 luglio 2009

      Condivido in pieno. Aggiungerei che questo governo ha cominciato male, accollando alla comunità il grosso debito Alitalia (che non è nemmeno servito ad avere una compagnia decente), continuando con la non stabilizzazione dei precari (che ha fatto diminuire un pil in discesa), con tagli indiscriminati in settori vitali (e non mirati come buon senso avrebbe voluto), non ha diminuito la pressione fiscale (anzi è + 0,7), non ha eliminato le provincie, per non parlare della promessa di abolire il bollo auto. Avrebbe almeno potuto detassare le tredicesime, invece ha preferito detassare gli staordinari (che nessuno o quasi fa più) o gli utili reinvestiti (avercene di utili!). Ma qualcuno si ricorda di come avevano cominciato? Ricordate la Robin Hood Tax? Doveva colpire i banchieri, ed invece siamo stati noi, con le nostre tasse a tenerli a galla, sennò sarebbero tutti affondati. Ricordate Tremonti dire prima che la crisi era solo americana e che non ci avrebbe neanche sfiorato, poi che la crisi era solo finanziaria ma gli italiani non ci avrebbero rimesso nemmeno un euro (addio alle mie Lehman Br....mannaggia a lui!), poi che non era tanto grave, poi che eravamo i migliori a fronteggiarla.....già già, basta guardare i nostri conti! C'è davvero poco da essere ottimisti, se ci va bene, ma proprio bene bene, ci salveremo grazie agli evasori, ai truffatori e alle mafie. Che bel quadretto! Caro Benetazzo, pure io uscite ne vedo poche, soprattutto con queste mezze calzette che ci governano e che, quando fanno qualcosa, la fanno sbagliata. Non so perchè, ma in questi giorni mi viene spesso in mente un libro sulla vita di Jim Morrison: "Nessuno Uscirà Vivo di Qui".

    1. albertgast 15 luglio 2009

      Quindi assisteremo ad una guerra fra poveri? Mentre quelli che i soldi ce li hanno, perchè se li sono fatti spremendoci come limoni, se ne andranno nei loro paradisi fiscali a goderseli? Mamma mia che bella prospettiva! Ma forse stavolta Tremonti ci cartolarizzerà tutti e chissà chi ci comprerà a noi, che siamo pieni di problemi. In fondo i probabili acquirenti sono solo 2 o 3. Peccato che siano l'uno peggio dell'altro.

    1. marcello1950 15 luglio 2009

      Purtroppo rosacroce se la tua è una fede non posso convinerti,

      comunque puoi aver ragione in quanto ci sono molti che stanno pensando ad un fallimento generale come soluzione, e se anche tremonti appartiene a questa cosca è sicuro che falliremo

      e per intanto stanno facendo fallire un sacco di piccole e medie imprese ma daltronde se gli Italiano hanno prodotto questo sistema politico a cominciare dal consenso bulgaro dato a Berlusconi anche se tremonti sta strozzando l'economia per continuare con i comunisti che disprezzano operai e artigiani per finire con la lobby che gira attorne alle banche e alla chiesa .....
      bisogna dire che per scegliersi questa classe dirigentegli italini sono guidati da una fede CIECA
      Ma sono guidati dalla fede invece che dagli interessi e con le fette di salame sugli occhi si andrà tutti nel burrone .
      i soldi per allestire un esercito che spari sulla folla li hanno già stanziati un miliardo di Euro.
      persone ben introdotte e di altissimo livello hanno cercato di far cambiare politica al governo ma non c'è stato niete da fare. esiste un blocco di potere che non si capisce quali interessi difenda che vuole questa politica di austerità, il capofila è chiaramente Tremonti, ma penso che neanche berlusconi sia convinto di questa politica suicida del tanto peggio tanto meglio. per fare un esempio la danimarca ha investito 590 miliardi di _euro per salvare le sue banche ed ha un pil di soli 300 miliardi, noi non stiamo investendo niente per salvare il tessuto di imprese più importante d'Europa; è semplicemente un suicidio collettivo.

    1. epicureo99 15 luglio 2009

      Di fatto, come sostengo da tempo, la legalizzazione di droghe, almeno le leggere, e prostituzione toglierebbe un velo ipocrita sulla nostra società, rappresenterebbe una grande entrata per le casse statali prelevata direttamente dalle casse della malavita, restituirebbe diritti e dignità a molta gente, avrebbe sicuramente più potere di tenere i due fenomeni sotto controllo.

      Purtroppo ci sono Fini e quel maledetto velo ipocrita che copre tutto il resto.

    1. maristaurru 15 luglio 2009

      Penso che quelli cadranno sempre in piedi, riusciranno a spremerci fin l'ultima stilla di sangue, i pensionati al minimo o poco più, i piccoli artigiani verranno spogliati più di quanto sin ora abbiano criminalmente fatto, per permettere a una banda di parassiti di continuare a spolpare le spoglie delle ricchezze da altri prodotte. Tra alti lamenti e vittimismi , al massimo si ridimensioneranno un poco.. forse

    1. rosacroce 15 luglio 2009

      quanto ti piace arrampicarti su per gli specchi.
      peccato che cadi sempre.
      la soluzione è la dichiarazione di fallimento .
      e non rimborsare più i titoli del debito.
      vedi argentina.
      dopo di chè o rivoluziOne o GUERRA

    1. rosacroce 15 luglio 2009

      quello che bolle in pentola ,con buone pace del popolino che non vorrebbe,è il fallimento dello stato italiano come degli stati uniti e della gran bretagna ,come descritto e profetizzato da europe 2020 .
      presto ne vedremo delle belle sopratutto per la cricca di impiegati e dipendenti pubblici e pensionati nullafacenti,e mantenuti a gratis dai debiti dello stato da almeno 30 anni.

    1. gonzibus 15 luglio 2009

      tassare la prostituzione e legalizzarla??? ci sto XD!!!!

    1. LucaV 15 luglio 2009

      Ah beh se è Beppe Grillo il salvatore che fa sterzare la nave...preparate i salvagenti, anzi i gommoni.

      Preparatevi sta per arrivare la terza fase del Crack, Up, Boom.
      L'ultima bolla, quella che hanno gonfiato per anni e anni, la supergarantita.

    1. maristaurru 15 luglio 2009

      Visto il lento conformarsi nel tempo di Benettazzo che ora ci fornisce i dati del Padrone, la Banca d'Italia, ad occhio e croce direi che bolle in pentola una bella patrimoniale, quindi si è facili profeti a prevedere altre scosse con l'aiuto del popolo bue che dimentica presto, ed ecco un bel cambio di guardia: via il Centro destra, e avanti i sinistri o quel che ne resta e nella sbornia della vittoria .. le banche che qua in Italia tengono si e no gli spiccioli faranno fare come fece il buon Amato : Zac il 6 per mille di notte come i ladri, ma non sui capitali che quelli si spostano con un clik.. bensì sui depositi postali dei pensionati, sui libretti dei bambini, sui risparmi delle pecore italiane.. I giochi non cambiano e purtroppo anche le pecore non cambiano, i piccoli saranno fregati una altra volta, traditi e derubati, insomma, dicesi in.. lati

    1. lino-rossi 15 luglio 2009

      si potrebbe provare con le varie ministre. magari il berlusca quelle le sta a sentire!

    1. buzz 15 luglio 2009

      beh no :-))) per quello si sono già venduto tutto.

      finiranno con l'acqua e probabilmente con le risorse naturali turisticamente sfruttabili.
      già alcuni anni fa provarono a lanciare l'idea di vendere montagne e parchi naturali....

      questo non servirà ad evitare il default, ma sarà uno dei modi con cui cercheranno di spostarlo in avanti....

    1. albertgast 15 luglio 2009

      Cioè ricominciare con le cartolarizzazioni di Tremonti? Quelle che alla fine non hanno prodotto nessun vantaggio, se non temporaneo, ma ci sono costate a NOI TUTTI quasi 2 miliardi di euro????? Grande!

    1. idea3online 15 luglio 2009

      Ho letto l'articolo a metà, anche Benetazzo ha strizzato l'occhio alla politica:
      Concludo con una scrittura biblica:
      Ecclesiaste 1:15-18
      Ciò che è storto non si può raddrizzare
      e quel che manca non si può contare.
      Pensavo e dicevo fra me: «Ecco, io ho avuto una sapienza superiore e più vasta di quella che ebbero quanti regnarono prima di me in Gerusalemme. La mia mente ha curato molto la sapienza e la scienza». Ho deciso allora di conoscere la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia, e ho compreso che anche questo è un inseguire il vento, perché
      molta sapienza, molto affanno;
      chi accresce il sapere, aumenta il dolore.

      Benetazzo è stato tanto bravo perchè è rimasto indipendente ma dopo questo articolo forse mi devo ricredere......

    1. robyfoto 15 luglio 2009

      Eugeni Benetazzo come al solito analisi chiara e idee messe sul tavolo senza presunzione!
      Per i commentatori: Benetazzo lo sa meglio di noi che il sistema bancario è pura mafia, però forse comprende che non si possono prendere decisioni da guerra civile...il vero trucco dei moderni dittatori rispetto a quelli più antichi è che hanno attacato i loro tornaconti a quelli della gente comune e quindi anche se scendessimo in piazza coi forconi per distruggere le banche e riprendere la sovranità sulla moneta troveremmo amici parenti e innocenti dall'altra parte della barricata convinti che noi siamo pazzi reazionari...che macello...
      Sulla candidatura di Grillo ho timore che Barnard possa avere ragione ma al momento è l'unico che sta facendo qualcosa di forte...noi siam buoni solo a leggere...

    1. buzz 15 luglio 2009

      La risposta è "privatizzare". Ovvero si venderanno tutto quello che è possibile vendere.

    1. marcello1950 15 luglio 2009

      L'Idea di congelare gli interessi NON E' PRATICABILE finchè si deve continuare a chiedere soldi al mercato per il rinnovo dei titoli in scadenza,

      A quel punto sarebbe preferibile il consolidamento del debito, UNA IDEA che però IO non condivido a meno che non sia all'interno di un progetto più coplessivo di uscita dal debito senza danno, anzi, facendo guadagnare molto agli attuali possessori dei titoli;
      -

      - Sarebbe una tragedia nazionale se venissero vendute le ultime ricchezze nazionali per eliminare il debito come alcune proposte al vaglio del governo compresa la Alvi-Tremonti sarebbe l'ultimo furto e la rinuncia definitiva all'indipendenza e all'esistenza dell'Italia come nazione. -
      'Unica possibilità di uscire dal debito per l'Italia non può che passare attraverso la TRASFORMAZIONE DEL DEBITO IN CAPITALE, proposta che è stata teorizzata dall'economista Arabo Nassim Nicholas Taleb l'autore del cigno nero, tra le dieci regole per uscire dalla crisi, metodo normalmente utilizzato dalle imprese vedi Fiat, c'è un modo per applicarlo agli Stati, non so il metodo di trasformazione ipotizzato da Taleb, ma realizzarlo è più semplice di quanto sembri e passa per un programma di grandi investimenti.

    1. nessuno 15 luglio 2009

      Una piccola anzi piccolissima soddisfazione da questa crisi l'avremo che spariranno questi post dell'assurdo

      Mai uno che dica aboliamo questo sistema bancario, anzi cita come fonte bankitalia!!!!!!

      Ovvero la succursale italiana di goldman sachs

Visualizzati 18 di 38 commenti approvati.