OPERAZIONE “PIOMBO FUSO” SUL VESCOVO WILLIAMSON

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DI ANTONIO CARACCIOLO

civiumlibertas.blogspot


Anche oggi la Fama mi porta notizie che devo spacchettare dalla carta interpretativa in cui sono avvolte. Infatti, le notizie allo stato puro senza nessuna interpretazione e opinione annessa semplicemente non esistono. Ognuno di noi dovrebbe saper reinterpretare ciò che ascolta e apprende. Quando la ricezione è passiva noi siamo alla mercé di chi ci informa. Lo sanno bene i potenti del regime. Ci può andar bene o male, a seconda dei casi. Ma resta a noi decidere se essere consapevoli o inconsapevoli fruitori di notizie portate dalla Fama. Queste mie righe non andranno certo a formare l’editoriale del Corriere, ma sono scritte per un lettore eccezionale: io stesso. Gli altri se vogliono, possono darvi un’occhiata. Ebbene, andiamo al punto odierno.



Ho ascoltato per la solita radio, appena accesa, parte di un ragionamento tortuoso. Ci si richiamava al Concordato fra stato e chiesa del 1929, quello per il quale Mussolini fu detto “uomo della Provvidenza”. A questi successe nel 1984 un altro “uomo” finito pure male: Bettino Craxi, che riformò quanto Mussolini aveva fatto prima di lui. La novità è l’8 per mille. Ma sembrerebbe che questo 8 per mille sia subordinato all’accettazione del Concilio Vaticano II come obbligo contrattuale da parte della stessa chiesa cattolica. Almeno questo lascia intendere la Voce radicale. Non so se le cose stiano davvero così, anzi ne dubito. Ma non mi era mai capitato di pensare una cosa del genere. Pur avendo sempre dato il mio 8 per mille alla Chiesa cattolica, mi sono sempre dichiarato contrario a questo balzello. Il principio era che ogni fedele di qualsiasi religione dovesse contribuire al finanziamento della sua chiesa senza oneri e senza mediazione dello stato. E ciò in ossequio ad altri due principi: “date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio” ed un altro ancora: “libera chiesa in libero stato”. Ma come ti trasforma tutto ciò la perfidia radicale e non solo radicale? Non avevo mai pensato alla possibilità del ricatto e della corruzione.

Nella foto: Mons. Richard Williamson

Se vuoi l’8 per mille – pensano i radicali –, devi applicare la clausola contrattuale del Concilio Vaticano II. E cosa dice secondo costui il Concilio Vaticano II? Banalizzo fino al grottesco volutamente: che l’ebraismo è entrato con prepotenza nel cattolicesimo e che ne debba condizionare lo statuto interno! Se si leggono le dichiarazioni dei vari rabbini sparsi per il mondo, non è difficile ricavarne la netta impressione di qualcuno che pretende, che avanza titolo, che impone. Un non cattolico o un cattolico non praticante ha qui di che temere grandemente. Non svolgo tutte le implicazioni, ma mi mantego sui principi generali, anche perché ho fretta di chiudere. Veniamo al vescovo Williamson, che ha creato un così grande scompiglio da indurre alcuni commentatori a parlare della necessità di un nuovo Concilio Ecumenico. Addirittura si legge che il vescovo di Regensburg vieterebbe a Williamson l’ingresso in cattedrale e in tutti gli edifici della chiesa cattolica. Cosa ne sia della carità cristiana sembra che lo zelante vescovo di Regensburg lo abbia dimenticato, troppo fedele alla nuova “religio” e dimentico della vecchia. Sempre da Regensburg ovvero Ratisbona parte un procedimento penale per il vescovo britannico residente in Argentina.

Di cosa è incolpato quest’uomo? Cosa si vuole da lui? Dove lo si vuol crofiggere? In Germania, la cui legislazione include un monte Golgota per i negatori della Shoa, la nuova “religio” è imposta a chiunque con il carcere duro. Ed è stato subito avviato un procedimento contro il vescovo cattolico. Da un prete ci aspettiamo tutti che parli di cose di fede e di religione. Non andiamo da lui per farci risolvere un’equazione matematica o per avere aiuto nella compilazione del cruciverba. Ma per il resto un prete è come ogni altro uomo: può fare le stesse ed avere comuni interessi in fatto di storia, scienza, letteratura, arte, musica. La Shoa cosa è? Un evento storico assoggettabile ai normali e comuni criteri della ricerca e del metodo storico o è il fatto mitico-fondativo di una nuova religio planetaria? Le parole del papa non lasciano dubbi sul fatto che per il suo Magistero la Shoa sia un evento storico e non una nuova “religio”. Resta tuttavia il nodo del Concilio Vaticano II, ma non sembra che il Vaticano voglia ritirare la sua revoca della scomunica e sarebbe certamente controproducente se ciò avvenisse o anche soltanto lo sembrasse a seguito di pressioni e richieste provenienti dal mondo ebraico. Il monito contro il “negazionismo” e il “riduzionismo” ci sembra poi abbastanza generale tanto da indurre a pensare che possa applicarsi a tutti i casi simili e comparabili, e quindi anche alla Nakba o meglio alla “pulizia etnica” della Palestina che Israele ha sempre negato e continua a negare.

Si fa passare come un’umiliante sconfessione da parte dei confratelli del vescovo Williamson una dichiarazione del tutto pacifica: noi non siamo un’associazione di storici. Ci interessiamo di fede e di religione. Ci dispiace che una semplice affermazione in materia profana da parte di un nostro confratello abbia sollevato tanto clamore, che non è chi non veda quanto sia strumentale. Per questo sconquasso da noi non voluto, ma chiaramente orchestrato dai nostri nemici, noi chiediamo perdono al santo padre. Al nostro confratello abbiamo ordinato di non pronunciarsi più su materie profane, quale la ricerca storica contemporanea, sia essa la Shoa o le origini della prima guerra mondiale, fatto non meno tragico se non altro perché produttivo della seconda guerra mondiale e della stessa Shoa.

Vi sarebbero qui altre considerazioni da fare e altri fatti da interpretare e commentare, ma ci siamo già attardati oltre tempo e rinviamo ad altro momento e occasioni che certamente non mancheranno. Notiamo come lo schieramento mediatico che si è scagliato sul povero vescovo è lo stesso che ha fornito copertura mediatica al genocidio di Gaza. I soggetti gli stessi. Il presidente Gianfranco Fini conferma la sua collocazione pro Israele e pro ebraismo contro la chiesa cattolica ed il cattolicesimo, o meglio pretende che la gerarchia cattolica si adegui secondo le sue autorevoli indicazioni. In pratica si chiede non già una “sconfessione” del vescovo, ma che venga costretto ad un “ritrattazione”, quasi che non si trattasse di una semplice opinione storica, ma di qualcosa di ben più importante del dogma trinitario. Si è tacciati di “antisemitismo” (= reato penale) se si dice che l’ebraismo mira al dominio del mondo, ma qui si pretende di piegare la Chiesa cattolica che sulla carta conta oltre un miliardo di fedeli. Se ai cattolici ci si aggiungono gli islamici – tutti terroristi e alieni da noi occidentali – che sono un altro miliardo e passa, il quadro diventa allarmante.

Antonio Caracciolo

Fonte: http://civiumlibertas.blogspot.com/

Link: http://civiumlibertas.blogspot.com/2009/01/operazione-piombo-fuso-sul-vescovo.html

28.01.2009

Commenti (35)

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    1. eresiarca 29 gennaio 2009

      Esatto, è così.
      È, più precisamente, una parodia del Cristianesimo.

    1. eresiarca 29 gennaio 2009

      Faurisson, anni fa, fece la domanda capitale al *direttore* del Museo di Auschwitz: "Mi mostri il funzionamento di una camera a gas!".
      La risposta fu un imbarazzato silenzio.
      La cosa è di una gravità inaudita. Si monta un affare in cui sarebbero stati sterminati "6 milioni di ebrei" e... l'accusa non produce l'arma del delitto!

    1. eresiarca 29 gennaio 2009

      Williamson ha citato Fred Leutcher.
      In italiano, il suo "rapporto" si può leggere qua:
      http://www.insegnadelveltro.it/catalogo/sfinge/rapporto_leuchter.htm
      Purtroppo il libro è esaurito.
      Comunque, cercando, lo si trova anche in rete, in .pdf.

    1. gelsomino 29 gennaio 2009

      Il problema, chiamiamolo così, non è la cifra, ma il fatto che questi morti ci vengano anche ora rinfacciati, come se tutto il mondo fosse colpevole di quei morti. Mio nonno buonanima nella sua ignoranza diceva sempre:" I dolori sono come i soldi, chi ce li ha se li tiene" Ogni Stato, ogni popolo ha il suo dolore, e non mi sembra giusto farlo pesare ad altri.

    1. reza 29 gennaio 2009

      Naturalmente, per creare un più ampio livello di conoscienza, si può dibattere ogni importante evento storico, ma i gruppi di pressione sionistomassonici hanno reso l'Olocausto ebraico un'eccezione, corrompendo con i dogmi lo spirito critico, anche all'interno dell'occidente democratico e con ciò, limitando lo spazio alla libertà di pensiero e di espressione.

      Approfondire le ricerche sulla storia dell'Olocausto così come avviene per ogni altro fatto storico non è possibile perché se si fa si è "antisemiti" e i sionisti partono con il pregiudizio che chi vuole fare questo lo fa a fin di negare l'olocausto (leggi l'olocausto come lo raccontiamo noi sionisti) perciò, l'olocausto è l'unica dogma, o linea rossa, delle democrazie occidentali, si può parlare di ogni cosa e mettere in dubbio ogni cosa, anche Dio, ma non si può assolutamente fare una ricerca sul'olocausto, al di fuori di ciò che hanno impostato i sionisti.

      Anche sul numero delle vittime dell'olocausto si è fatto una dogma, gli ebrei non-sionisti ritengono che ci sono stati un milione e mezzo di ebrei morti, i sionisti dicono che questi sono 6 milioni!!!

    1. edo 29 gennaio 2009

      CHIEDO AIUTO:
      Alcuni giorni fa ho letto sul corriere un articolo riguardante la principale dichiarazione "incriminata" del vescovo: "le camere a gas non sono esistite", per tutta risposta il giornalista descrive l'atmosfera gotica in cui il vescovo vive.
      Ora, mi chiedo: dove sono i documenti ufficiali, esisterà pure un qualche archivio dei documenti sui lager piuttosto che le deposizioni del processo di norimberga o un dossier della croce rossa, riguardanti l'assodata esistenza delle camere a gas... o no?
      Il dubbio mi viene dall'articolo giornalistico, se l'unico argomento per tacitare chi afferma che le camere a gas non sono esistite, è demonizzarlo... allora è utile approfondire.
      Perciò chiedo un aiuto da parte di chi sia a conoscenza di documenti ufficiali riguardanti tale argomento.
      GRAZIE!

    1. Tao 29 gennaio 2009

      IL SUCCULENTO AFFARE DELL’ANTISEMITISMO

      DI ANTONIO CARACCIOLO

      civiumlibertas.blogspot.

      La Fama questa mattina mi coglie in un momento in cui ho poco voglia di scrivere, ma nell’interesse della Verità sento che è bene non interrompere una certa continuità di riflessioni sollecitate dal clamore suscitato intorno ad una dichiarazione del vescovo Williamson, che non avrebbe avuta tanta eco se non vi fossero dietro gli interessi di chi è padrone dei media. Anche qui viene da pensare ad una lettura maledetta e sconsacrata di un testo innominabile scritto circa 100 anni fa: l’importanza del possesso dei grandi mezzi di comunicazione. Ne stiamo sperimentando sulla nostra pelle e sui nostri cervelli la veridicità. E già! La Verità è una dea che si nasconde e che deve essere disvelata: Aleteia. L’etimologia del nome greco è un’autentica goduria per i cultori heideggeriani di filosofia. Ma qui basta limitarsi ad osservare i balletti della stampa su carta e sulle loro titolazioni e sulla loro impaginazione. Il modo in cui una notizia viene gridata un giorno ed il giorno dopo viene retrocessa da altre notizie gridati. Il grande evento del giorno prima viene cancellato o ridimensionato dall’evento del giorno dopo, ma intanto le cancellerie o gli orchestratori incassano i proventi dell’operazione.

      Mi concentro sulla distinzione fra antigiudaismo e antisemitismo. Quest’ultimo termine ha ormai acquisito una tale dilatazione semantica da renderlo praticamente privo di senso compiuto anche se non per questo privo di pericolosità allo stesso modo in cui in epoche buie bastava un nonnulla per incriminare un ignaro cittadino di stregoneria e negromanzia. Antonio Polito, uomo di sicura e certificata fede sionista, ha tuttavia messo in guardia i suoi compagni circa l’inefficacia politica di un uso del termine antisemita dove tutto è antisemitismo e di conseguenza nulla è più antisemitismo. Invece, il nemico deve essere sempre determinabile per poterlo meglio combattere e vessare. Ma quale potrebbe essere un significato determinabile del concetto di antisemita?

      Se ebrei siamo o dovremmo essere tutti – come pretende il ministro Andrea Ronchi –, allora deve trattarsi di un’accezione costituzionalmente condivisa e condivisibile, salvo a non dover essere costretti per legge alla circoncisione ed a una conversione forzata di massa come ahimé nella storia si sono avute. Dopo sessant’anni di retorica dei diritti umani a nessun individuo sulla terra possono venire inflitte sofferenze come la tortura, la discriminazione, la negazione della libertà di parola e di pensiero, ecc. Intendiamo non le si possono infliggere in un senso tutto formale e legale. Di fatto gli uomini della terra continuano a soffrire, ma la loro sofferenza è chiamata con altro nome: tutto qui il trucco per poter continuare a fare quel che si è sempre fatto, chiamando ad esempio “difesa” una bieca e manifesta aggressione genocida come a Gaza agli inizi di quest’anno. La lista è lunga ed è anche ampiamente disattesa proprio da quelli che se ne fanno i principali sbandieratori: la nostra è l’epoca d’oro dell’Ipocrisia. Non ve ne è mai stata tanta e mai il suo dominio è stato così totale. Se dunque “antisemita” significa violazione dei “diritti umani”, non vi è nessuno sano di mente che si possa professare antisemita, cioè violatore e negatore dei suoi stessi diritti.

      Ahimé! Sento che il mio testo si sta dilatando e devo affrettarmi ad una chiusura magari sintetica ed interlocutoria del ragionamento. Semiti in senso proprio sono i palestinesi ed antisemiti sono gli israeliani che li stanno sterminando. Agli israeliani si devono poi aggiungere i loro complici mediatici. Sono stato il solo credo ad aver riportato il qualificato giudizio di Ilan Pappe sull’esternazione del nostro Supremo Garante che risponde al nome del Presidente Napolitano, che nessuno vuole qui oltraggiare. Ma dovrebbe essere lui stesso a doverci assicurare il diritto costituzionale di poter riflettere e pensare su ciò che lui stesso dice. Ebbene, non io, ma lo storico israeliano ed ebreo Ilan Pappe risponde a domanda dicendo che si è antisemiti se non si è antisionisti. Se Giorgio Napolitano volesse invitare al Quirinale potrebbe ottenere ulteriori delucidazioni da Ilan Pappe magari in contraddittorio con gli Altissimi Consulenti della stessa Presidenza.

      Chiaramente l’uso corrente del termine “antisemita” ha una valenza politica escogitata per reprimere ogni forma di dissenso. Il fascismo, il nazismo, il bolscevismo non avrebbero saputo essere così raffinati ed efficaci. Se invece riconduciamo il termine antisemitismo, che peraltro compare nel vocabolario assai di recente, nell’alveo della storia bimillenaria del cristianesimo allora il concetto è meglio enucleabile come antiebraismo o antigiudaismo. Qui la questione si complica e le distinzioni concettuali non sono adatti ai flussi grossolani della comunicazione mediatica. Da un punt di vista concettuale è come se si pretendesse di dipingere un quadro di raffaello con i pennelli dell’imbianchino. E non cambia la cosa quando a usare il pennello (dell’imbianchino) sono i grandi Opinionisti del regime e le Penne accademiche imprestate al sistema mediatico.


      Che Cristo sia stato crocifisso sul Golgota e che sia stato messo in croce per volontà dei Giudei è un dato di fede e di storia che nessun Concilio Vaticano II potrà mai riformare o alterare, a meno che... di non voler consegnare Cristo stesso per una seconda volta in mano agli Giudei. Che poi ovviamente la dottrina cristiana del perdono abbia così gran braccia da poter perdonare perfino il proprio carnefice è una peculiarità che risponde al fascino e alla forza di attrazione che la religione del Cristo Redentore ha finora esercitato. Ma negare ogni evidenza di Verità è quella che nel linguaggio evangelico penso si chiami opera del Maligno. Una cosa che non ho letto sui giornali ma che apprendo dalla Fama orale è che i seminari dei cosiddetti tradizionalisti si vanno riempiendo mentre si vanno svuotando quelli dei conciliaristi V.II° Addirittura il papa uscito dal Concilio Vaticano II sarebbe considerato papa solo materialiter e non formaliter. Insomma un “antipapa”.

      Concludo per adesso dicendo che sul Concilio Vaticano II sono entrati gli interessi ebraici. Attraverso la “nostra aetate” il cattolicesimo è stato subordinato all’ebraismo. A questo punto di fronte ad un Giuliano Ferrara che si professa “ateo devoto” e pretende di dettare la linea al papa, o anche un Magdi Cristiano Allam che si converte al cattolicesimo giusto per insegnare il catechismo, io mi ricordo di essere stato battezzato e perfino cresimato. A prescindere dalla natura e dalle caratteristiche della mia fede religiosa, maturata attraverso la lunga frequentazione della filosofia, io sento di avere titolo giuridico a dire la mia all’interno di una “società visibile” a cui verso perfino del vile ed ignobile denaro, autentico sterco del demonio, attraverso il mio otto per mille. E dico che non è accettabile in nessun modo che le faccende della chiesa cattolica sia governate e determinate dall’ebraismo. Come “battezzato” cattolico non mi spaventa per nulla l’interruzione di qualsiasi rapporto fra ebraismo e cattolicesimo. Anzi lo ritengo auspicabile in quanto ritengo assolutamente inconciliabili ebraismo e cristianesimo, come hanno dimostrato duemila anni di storia. Benedetto sia il nome del vescovo Williamson, se il clamore suscitato intorno a lui consentirà ad un solo cattolico in più di percepire meglio il nuovo attacco giudaico al Cristo. Nella teologia e nella simbologia cattolica ricorre spesso la figura dell’Anticristo, una figura diabolica capace di insinuarsi in ogni dove e di assumere ogni forma. Chi può e vuole intendere, intenda!

      Antonio Caracciolo

      Fonte: http://civiumlibertas.blogspot.com

      Link: http://civiumlibertas.blogspot.com/2009/01/il-succulento-affare-dellantisemitismo.html

      29.01.2009

    1. reza 29 gennaio 2009

      la dichiarazione del vescovo Williamson non avrebbe avuta tanta eco se non vi fossero dietro gli interessi di quelli che sono i padroni dei media, gli stessi che hanno manipolato l'opinione pubblica sui crimini israeliani a Gaza di questi giorni, gli stessi che giustificano i crimini israeliani da 60 anni.

    1. mat612000 29 gennaio 2009

      Per completezza il sig. Caracciolo avrebbe dovuto riportare le dichiarazioni del semisconosciuto monsignore.
      Il lettore avrebbe da esse potuto dedurre che esse, molto più che quelle di chi afferma lo sterminio nei termini tradizionali e accettati, sono basate su poco più che nulla.
      Da tale banale e ovvia constatazione (dell'inconsistenza delle argomantazioni del monsignore in questione) sarebbe sorta spontanea la domanda cui prodest?
      O anche più semplicemente perchè?
      Perchè negare lo sterminio o ridurlo a 200.000 o 300.000 morti?
      Si inserisce tale affermazione nell'ambito di una seria ricerca storiografica basata su fonti credibili e verificabili?
      No.
      Il semisconosciuto monsignore è uso a trattare con metodo scientifico argomenti storici?
      No.
      Allora perchè?

    1. reza 29 gennaio 2009

      L'autore fa una domanda molto precisa;

      "è accettabile che le faccende della chiesa cattolica e della cristianità che riguardano oltre un miliardo di anime, e quelle dell'Islam che riguardano un altro miliardo di persone, siano cosi sfacciatamente governate e determinate dall’ebraismo?"

      Naturalmente 'uso che fa l'ebraismo (o se vogliamo il sionismo) dell'olocausto nei termini di genocido dei musulmani pretendendo il silenzio dei cristiani o anche la loro complicità, è la questione principale su cui riflettere.

    1. Franky_Ramone 29 gennaio 2009

      Ormai penso che sia abbastanza chiaro che ci troviamo di fronte ad un problema del tipo: 'due pesi, due misure'. Quello che mi stupisce è che nessuno sembra volersi destare dal torpore

    1. gelsomino 29 gennaio 2009

      Abbiamo visto che il giorno della memoria non è servito ad impedire altre guerre e altre stragi, perchè dunque celebrarne sempre la ricorrenza?

    1. markoid 29 gennaio 2009

      Ho letto su La Stampa il testo dell' intervista al Vescovo Williamson.
      Premetto che non sono cattolico e penso che le camere a gas abbiano ucciso. 2 Domande:
      1- se si accetta che la storia venga scritta dai vincitori, perchè in questo
      caso non si accettano ricostruzioni diverse ?
      2- ha senso il reato di negazione dell' olocausto? Se si , perchè non esiste
      anche la negazione del genocidio verso i nativi americani ? O delle fosse
      ardeatine ? O dei gulag ?
      Propongo una risposta per entrambe : si vogliono indicare i campi di sterminio nazisti come il maggior delitto mai commesso.

      Magari sarà anche vero, ma le reazioni smisurate mi lasciano sempre
      perplesso.

    1. Papaloukas 29 gennaio 2009

      Noto da qualche giorno che le cronache riportano con enfasi, sopratutto nei giornali conservatori, di persone che evidenziano tesi di negazionismo.
      Siamo in un momento storico in cui Israele e tutto il sionismo in generale, stanno sul cazzo a molti ed anche a me peraltro.
      Bene; siamo antisemiti?
      Ma quello che volevo evidenziare è il fatto che un vescovo sconosciuto e di cui non si sentiva la mancanza dica una scemenza, con tutti i servi di giornale ad evidenziarlo.
      A chi giova tutto ciò?
      Necessità di immagine da riguadagnare dopo la strage degli innocenti?

    1. reza 29 gennaio 2009

      Cosa copre questo stato di fatto per cui la Shoa non può essere considerato un evento storico, grande e grave quanto vogliamo, ma sempre un evento storico e per questo, assoggettabile ai normali e comuni criteri della ricerca e del metodo storico , e quale è l'elemento principale su cui si basa il ricatto sionista al mondo che vuole con la forza e terrorismo puro e crudo che la Shoa sia il fatto mitico-fondativo di una nuova religio planetaria?

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