
DI ALESSANDRO BERTANTE
nazioneindiana.com
L’occasione è di quelle da non farsi sfuggire. Due biglietti per la faraonica anteprima di Barbarossa, il kolossal padano che narra l’epico scontro fra i comuni lombardi, capitanati da Alberto da Giussano, e l’imperatore tedesco Federico I Hohenstaufen. Tanto più che negli ultimi mesi si è fatto un gran parlare di questo film, fortemente voluto da Umberto Bossi – che grazie alla mitologia di Pontida ha costruito parte della sua fortuna politica – coprodotto da Rai Fiction e Rai Cinema, girato da Renzo Martinelli e costato circa 30 milioni di dollari, una cifra enorme per una produzione italiana.
La sede scelta per l’anteprima è niente meno che il Castello Sforzesco di Milano, addobbato a festa come un panettone medievale. C’è polizia ovunque perché si vocifera che si presenti anche il premier. Con il mio amico scrittore che mi accompagna in questa escursione “lumbard”, noialtri si arriva nello stesso momento di Bobo Maroni.Seguiamo ordinati il codazzo del ministro, passando il ponte levatoio per imbatterci subito nel garrulo Borghezio che intona una marcetta padana, accompagnato da una banda di cornamuse bergamasche. L’inizio sembra molto promettente. Ci mettiamo in un angolo ad osservare questo strano popolo formato da quadri leghisti locali e nazionali, qualche esponente PDL, un buon numero di quella che un tempo era la borghesia milanese colta e che adesso è solo la borghesia milanese stanca, più qualche giornalista di costume. Non intravedo nessun uomo di cinema e neanche una starlet o velina (tira un brutta aria). Andiamo avanti. La sala della proiezione è nello splendido Cortile della Rocchetta e mentre mi compiaccio della magnificenza del posto penso a quanto possa essere costato questo scherzetto al Comune: la cifra come minimo si aggira sulle centinaia di migliaia di euro.
Ma vabbè siamo qui a veder un film e questo dobbiamo fare. Prendiamo posto con un certo anticipo per apprezzare dopo pochi minuti la nostra lungimiranza: infatti rimangono in piedi almeno duecento invitati, come in qualsiasi overbooking di un compagnia low cost. Intanto cominciano a arrivare i pezzi grossi: La Russa, Calderoli, Formigoni, Tremonti, l’applauditissimo Bossi – “grande Umberto” urla il mio vicino di sedia – e perfino Berlusconi con il suo codazzo di guardie del corpo. Passa mezzoretta e il regista sale sul palco. Martinelli è un tipo franco e dall’aria volitiva. Di norma i suoi film non mi piacciono (penso a Vajont, il Mercante di pietre o a Carnera) ma sono venuto al castello per dargli un’altra possibilità. Lui, in modo sbrigativo, ringrazia tutti – compresi gli assenti Rutger Hauer (il Barbarossa) e Cecilia Cassel (l’imperatrice), deliziosa attrice francese impegnata politicamente che dopo aver scoperto in che combriccola si era ficcata si è data alla macchia – per poi chiamare sul palco il sindaco di Milano. E Letizia ci sorprende con il suo entusiasmo: “Milano lotta per la libertà”, urla alla folla che risponde con un applauso mentre lei galvanizzata continua, “Oggi come allora, la libertà è preziosa e dobbiamo donarla ai nostri figli”. Esaurito il secondo applauso, il regista la liquida senza troppe manfrine e comincia i ringraziamenti di rito: la Rai, Rai Cinema, il Ministero dei Beni Culturali, l’assessore Zanello e poi Berlusconi. Curiosamente il pubblico risponde fin troppo tiepido al nome del premier, mentre esulta come allo stadio a quello di Umberto Bossi.
Molto bene, si può cominciare. Ma basta poco: dopo i primi tre minuti di film siamo già convinti di stare sprecando il nostro tempo e i vostri soldi. Barbarossa è un lavoro di una bruttezza imbarazzante. E non solo per le numerose castronate storiche – tipo Alberto da Giussano dodicenne che salva la vita dell’imperatore durante una battuta di caccia – o per la retorica bolsa e ripetitiva, non per il cast raccogliticcio e svogliato o per la sceneggiatura desolante e nemmeno per la mancanza di qualsiasi afflato epico. No, il film è brutto perché il regista non sa girare.
Hanno speso trenta milioni di dollari per un cosiddetto kolossal che sembra una docufiction storica in costume girata per i programmi di Alberto Angela. Dopo due ore di riprese sono convinto di aver vissuto un’esperienza disarmante che la dice lunga sulla strategia culturale della nuova destra italiana.
Se uno dei pericoli di questi anni bui era di assistere alla fine dell’egemonia culturale di sinistra, stiamo tranquilli ancora per un po’ di tempo. Questi rimangono dei perfetti incompetenti.
E non sono il solo a pensarlo. L’applauso finale è debole e stentato, certo obbligato dato il parterre, e mentre ci avviamo al generoso buffet – avanti coi soldi pubblici – le facce sono davvero deluse.
Vedo Maroni rifiutarsi di rispondere alla comprensibile domanda di un giornalista sulla qualità dell’opera. È nervoso. Hanno puntato molto su questo film e lui conosce il suo elettorato. Sa che alla base leghista, che al Nord conta su una massiccia presenza operaia, lo spreco di denaro in periodo di crisi è visto parecchio male. Come racconteranno ai cassintegrati padani che la Lega Nord ha buttato 30 milioni di dollari per una porcheria che nelle sale ci starà neanche un finesettimana? Mentre addento un pezzo di salame, mi sale una dolce euforia.
Non vorrei essere nei loro panni.
Alessandro Bertante
Fonte: www.nazioneindiana.com
Link: http://www.nazioneindiana.com/2009/10/08/nuovo-cinema-paraculo-barbarossa/#more-23550
8.10.2009
[pubblicato su L'Altro del 4 ottobre 2009]
Tao 9 ottobre 2009
OMAGGIO A FEDERICO I DI HOHENSTAUFEN, IL “BARBAROSSA”
DI FRANCO CARDINI
francocardini.net/
Amaro prologo teratologico-cinematografico. Venerdi 2 ottobre 2009, al castello Sforzesco di Milano, una si fa per dire eletta platea si fa per dire onorata dalla presenza del gotha della Dittatura del Berluskariato ha funto da si fa per dire splendida cornice al kolossal diretto dal regista Renzo Martinelli e coprodotto con la RAI (quindi anche col danaro pubblico), Barbarossa. Si è tuttavia segnalata l’assenza, buon per loro, degli indignatissimi Barbapapà, Barbarella e Barbarzò; brillava per assenza anche il celebre “Barbarossa” principe corsaro del Cinquecento, il kapudan pasha Khair ed-Din, contro il quale però il Martinelli ha lanciato una terribile fatwa cinematografica minacciandolo di punirlo girando in odio all’Islam un nuovo film, dedicato all’assedio ottomano di Vienna del 1683. Al peggio, com’è purtroppo noto, non c’è mai fondo.
Intendiamoci: non posso parlare del film in sé, perché non sono un critico cinematografico e perché non l’ho visto. Posso dire qualcosa attraverso quello che ho letto e sentito dai mass media e dai testimoni oculari. Né posso toccare il tema del suo valore artistico, che non sarei comunque in grado di giudicare. Vorrei limitarmi a qualche considerazione storica. CONTINUA [www.francocardini.net]