NORD CONTRO SUD: IL BIPARTITISMO DELLA REALTA’

NORD CONTRO SUD: IL BIPARTITISMO DELLA REALTA’

DI MARCO DELLA LUNA

marcodellaluna.info


Il dibattito stimolato sia dal recente libro di Luca Ricolfi Il Sacco del Nord che dalle lotte sui tagli della spesa delle regioni, ha imposto all’attenzione il fatto oggettivo e brutale che Roma toglie al Nord annualmente circa 110 miliardi di euro per sostenere un Sud il quale, invece di svilupparsi grazie a questi donativi, sprofonda sempre più nell’inefficienza, nell’improduttività e nell’illegalità, e ha quindi sempre più bisogno di ricevere soldi dal Nord. Questo salasso toglie però al Nord i soldi per gli investimenti, le infrastrutture, l’innovazione, condannandolo a perdere competitività sul mercato internazionale, quindi, in prospettiva, anche la capacità di mantenere il Sud.


In cambio di questo massiccio salasso di risorse, il Nord riceve dal Sud un’altrettanto massiccio apporto di metodi di potere e gestione meridionali. Metodi estremamente inefficienti in termini di performance per la popolazione, ma estremamente efficienti in quanto alla loro presa su risorse e istituzioni. Il Nord, cioè, in cambio del frutto del suo lavoro, riceve dal Sud proprio ciò che rende il Sud arretrato e inefficiente.


Questa penetrazione è avvenuta e avviene attraverso una parte dei numerosissimi burocrati, funzionari e impiegati di origine e matrice meridionali, ma anche attraverso mafia, ‘ndrangheta e camorra, che si infiltrano nella politica, nell’economia, nella pubblica amministrazione, nel territorio e nel tessuto sociale, nei poteri pubblici, come evidenziato dalla vicenda dell’arresto di 300 ‘ndranghetosi eseguito il 12-13 Luglio. Avviene inoltre attraverso l’azione di un parlamento romano in cui gli eletti dei collegi a controllo mafioso sono quantitativamente determinanti per qualsiasi possibile maggioranza. Il potere delle organizzazioni mafiose è moltiplicato dal fatto che esse intercettano buona parte dei trasferimenti di denaro dal Nord. A buon diritto si può pertanto dire che sta avanzando la meridionalizzazione del Nord, l’assimilazione socio-politica e criminale del Nord al tipo di società del Meridione. Come scrivevo in altro articolo, è fallita la perequazione del Sud al Nord, ma sta riuscendo la riduzione del Nord al livello del Sud.

Questa situazione è oggettivamente una situazione di contrapposizione di interessi tra le regioni spogliate del Nord (soprattutto Lombardia e Veneto) e quelle assistite del Sud (soprattutto Sicilia, Calabria, Campania e Sardegna). Quelle assistite non saprebbero mantenersi senza il fiume di soldi tolti al Nord. Se il Sud spende 6 volte più del Nord per il personale amministrativo (fornendo un servizio peggiore), e se spende 6 volte più del Nord per una protesi ortopedica, è evidente che buona parte del Sud vive di spesa clientelare pagata dai contribuenti del Nord. La riforma del federalismo fiscale, basato sull’adozione dei costi standard, può essere sì votata come legge, ma poi non può essere attuata nella pratica, perché toglierebbe un reddito vitale (sia pur ingiusto e illecito) a troppa gente e a troppe forze, il cui consenso è per giunta indispensabile tanto al PDL, quanto, alternativamente, alle sinistre.

E con tanto arriviamo al dunque di questo articolo:

Il Nord, se resta legato al Sud e alla politica romana, verrà inevitabilmente immiserito, privato dei mezzi per restare competitivo, e finirà assimilato al Sud anche dal punto di vista sociologico e criminologico.

Per salvarsi, il Nord ha oggettiva necessità di interrompere sia i flussi in uscita di denaro verso Roma e il Sud, che la penetrazione del sistema socio-economico-criminale del Sud nel proprio territorio, nella propria politica, nella propria amministrazione. E di liberarsi, per quanto possibile, della penetrazione già avvenuta, ricercandone le “metastasi”, isolandole, espellendole. Per realizzare ciò, occorrerà che il Nord si doti non solo di strumenti autonomi di allontanamento, ma innanzitutto di efficaci barriere e filtri giuridici contro questa penetrazione, come strumenti di indagine e oneri di certificazione antimafia per concedere o mantenere la residenza, l’elettorato passivo, cariche pubbliche, iscrizione alla Camera di Commercio. Gli organi competenti a queste funzioni di indagine, certificazione, allontanamento dovranno, per ovvie ragioni, essere eletti dalla popolazione regionale e rispondere ad essa, indipendenti da Roma e dalle istituzioni nazionali.

La contrapposizione oggettiva di interessi tra Nord e Sud è il vero fattore dell’attuale crisi di un partito – il PDL – e di un governo – il Berlusconi Quater – che racchiudono in sé e vorrebbero rappresentare due interessi vitali oggettivamente e diametralmente contrapposti: quelli del Nord spoliato, e quelli di un Sud mantenuto grazie a questa spoliazione. Una contraddizione che si presenta anche entro il PD, tra le posizioni di un Cacciari e di altri esponenti settentrionali, che vorrebbero una branca settentrionale del partito autonoma dalla segreteria nazionale; e le posizioni del grosso del partito, legate ai molti iscritti meridionali o che comunque vivono di reddito tolto ad altri. Analogamente, nel PDL Fini e soci difendono gli interessi della parte meno produttiva del paese in sfida alla leadership di Berlusconi.



Non “destra” e “sinistra”, ma semplicemente Nord e Sud: questi sono i due blocchi di interesse effettivi e contrapposti del paese, i due blocchi che si contendono il reddito prodotto (nel senso che uno è abituato a vivere del reddito prodotto dall’altro, e considera ciò un suo diritto). Due blocchi geografici ed economici, anziché due classi sociali o due ideologie filosofiche. Il Nord a stare col Sud ha ormai tutto da perdere e niente da guadagnare. Punto.



E’ allora naturale, che nessun sistema elettorale funzioni bene, che fallisca sia il bipolarismo centrodestra-centrosinistra che il bipartitismo PD-PDL, sia il proporzionale che il maggioritario: sono tutti in contrasto con la realtà di fondo del paese. E’ naturale che Fini faccia la fronda a Berlusconi e Cacciari a Bersani. E’ naturale che l’attuale schieramento politico sia trascinato, gradualmente o bruscamente, a scomporsi, per riaggregarsi intorno a questi due poli, anzi a questi due popoli. Che tenda a dividersi in una coalizione nordista e in una sudista. A un bipolarismo geografico. I grandi partiti nazionali, il PDL e il PD, stanno ormai esaurendo le loro risorse di mediazione tra settentrione e meridione, perché questa mediazione, giustificata dal progetto di perequazione del Sud al Nord, è palesemente fallita e ha prodotto esiti disastrosi, quindi non è più in grado di sostenere un progetto e un partito nazionali unitari. I vincoli di bilancio, l’avanzare della crisi, la recessione, la disoccupazione, i tagli, la perdita di quote di mercato estero, stanno facendo saltare tutti i tradizionali meccanismi di mediazione e compromesso tra quei due poli d’interesse. Meccanismi basati sulle fedeltà ideologiche, su spesa pubblica facile in funzione di collante sociale e nazionale tra le generazioni presenti ma scaricata a debito su quelle venture, su tolleranza all’evasione fiscale e compartecipazione alla spartizione della spesa pubblica.


Lo Stato italiano si ritrova a festeggiare il suo centocinquantenario mentre versa in una condizione di vistoso marasma morale e funzionale, e mentre appare incontrovertibile il fallimento di sessant’anni di politiche di recupero del Sud mediante trasferimenti dal Nord. L’autunno 2010 si prospetta gravido di chiusure di aziende, insolvenze e licenziamenti. In questo scenario, la posizione più drammatica e critica è quella di Silvio Berlusconi, perché non riesce a fare le tanto promesse riforme, essendo costretto sulla difensiva; e ancor più perché da un lato riesce sempre meno a mediare tra Nord e Sud; e dall’altro lato non può schierarsi col Nord, a causa dei suoi troppo profondi legami e impegni con un certo Sud. Né può schierarsi con gli interessi di quel Sud, senza perdere ogni credibilità, carisma e dignità.



Eppure scegliere deve: restare a mezza via a far da bersaglio a magistrati, mass media e finiani, fino al logoramento e allo screditamento totale, e all’abbandono da parte di una Lega Nord tradita sul federalismo, sarebbe irragionevole e indecoroso. Ha un’opzione che lo potrebbe consegnare degnamente alla storia, e al contempo rimpicciolirebbe drasticamente le figure dei suoi antagonisti, Fini e Napolitano in primis: ammettere pubblicamente il fallimento dello Stato unitario italiano, il suo ormai ventennale incessante declino, l’impossibilità di riformarlo, la possibilità per il Nord di avere, nell’indipendenza, un decente futuro europeo, e la sua condanna, diversamente, a un inabissamento verso l’Africa. Mentre il Sud potrà risanarsi solo se sarà costretto a fare i conti con se stesso e le proprie storture, senza che altri paghi per esse, incoraggiandole e perpetuandole. Magari adotti una moneta propria, svalutabile rispetto all’Euro e al Dollaro, così da recuperare concorrenzialità e da rilanciare la sua economia. Berlusconi può rovesciare il tavolo; poi si tiri in disparte e lasci ad altri, a qualcuno che sia veramente competente in macroeconomia, di costituire un nuovo partito del Nord, che confluisca eventualmente con la Lega e si lanci in una campagna a tutto campo, non solo elettorale, per l’indipendenza della Padania.

Questo non è, ovviamente, razzismo. E’ il diritto a non essere spogliati sistematicamente del frutto del proprio lavoro e a non vedersi imposto un modello sociale assolutamente disfunzionale e indesiderabile – quello che The Economist definisce “Bordello”, Saviano “Gomorra” e Bocca “Inferno”. A non essere assimilati a quella cultura e al potere dei suoi uomini. A non essere sottoposti a un parlamento quantitativamente condizionato da politici che sono espressione di quel modello sociale. A respingere la mitologia, ormai ridicola, di un’unità nazionale che non esiste nella realtà, perché è evidente che nel territorio dello Stato italiano si trovano a vivere popoli sociologicamente diversissimi. L’unità nazionale non può essere presupposta e invocata come valore, senza prima aver dimostrato che essa esista nei fatti, nella realtà della popolazione. E i fatti ci dicono che non esiste una nazione italiana, ma popoli e sistemi socio-culturali molto diversi tra loro proprio nelle cose che contano per il funzionamento di un sistema-paese e della stessa legge. E in quanto al giudizio di valore sullo Stato unitario italiano, esso va dato in base ai fatti, ai risultati. E siccome questi sono negativi e involutivi, il giudizio è negativo.



Alcuni mi rimproverano di prendermela col Sud e con Roma, mentre la causa primaria dei mali economici e sociali è nel fatto che il mondo è sottoposto a un cartello bancario privato, monopolista del denaro e del credito, che detiene ed esercita la sovranità economica, produce, a sua convenienza, recessioni, bolle, guerre, disoccupazione, carestie, senza riguardo per la gente.
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A questa obiezione, replico semplicemente che non vi è prospettiva che tale sistema sia sostituto o sostituibile, e che dall’alto lato esso opera da molti decenni, e in tutti questi anni alcuni sistemi-paese, ben amministrati, hanno prosperato; mentre altri, male amministrati, sono rimasti o divenuti poveri. A uno Stato sottoposto al sistema della moneta-debito e del monopolio bancario privato della moneta (come l’Italia e come quasi tutti gli Stati industrializzati), non è possibile impedire le ricorrenti crisi, recessioni, bolle, deflazioni. Può però ridurne i danni ed evitare di essere sopraffatto e colonizzato economicamente dai paesi competitori. Ma per riuscire in ciò, bisogna che sia un sistema-paese efficiente, disciplinato, che confidi nelle regole e le rispetti, che minimizzi gli sprechi, che abbia un sistema giudiziario efficiente e credibile, che non abbia un parlamento condizionato dalla mafia, che abbia invece una classe dirigente, politica e tecnica, capace di lavorare produttivamente e non solo di saccheggiare la spesa pubblica. La Padania può rispondere a tali requisiti. Lo Stato unitario italiano, no.



Marco Della Luna

Fonte: http://marcodellaluna.info

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15.07.2010

Commenti (59)

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    1. vic 17 luglio 2010

      Noto la tua predilezione per i paesi "lunghi"!

      ;-)

    1. vic 17 luglio 2010

      Ci sono altre regioni a statuto speciale, anche loro ben sovvenzionate. Pero' i risultati non si vedono.

      Mi piace citare i Sudtirolesi. Il che provoca immancabilmente una reazione.

      E' un modesto test per vedere il livello di tolleranza culturale, diciamo cosi'.

      Non ho mai capito bene se l'italiano medio senta Messner come un concittadino o come un corpo estraneo, solo perche' parla con un accento. Ecche', ovunque si parla con un accento!

      Buona estate, con brezzolina.

      -- PS -- Forse conviene preoccuparsi di piu' delle "sovvenzioni" a fondo perso all'Afghanistan, anch'essa regione a statuto molto ma molto speciale. Garantito che se l'esercito italiano avesse fatto fuori 1000 Sudtirolesi nel modo come ha fatto fuori 1000 Afghani ci sarebbe stata la rivolta!

    1. namincazza 17 luglio 2010

      L'analisi, dal suo punto di vista, è assolutamente corretta. Non come "motivazioni", bensì come risultati. I risultati che elenca sono quelli, anche se un tantino ... gonfiati, sia come numero che nelle generalizzazioni.
      Non è vero che tutto al sud sia mafia o camorra o 'ndrangheta. Ma è vero che il sud, purtroppo, spreca troppo e vive troppo di assistenzialismo.
      Invito a riflettere l'autore dell'articolo su tre aspetti della situazione attuale del sud.
      Primo. Quello finanziario. Il sud aveva grandi e belle banche: Banco di Napoli, Banco di Sicilia, Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania, ecc. Sono state tutte "pappate" da banche del nord, con classiche operazioni mediatico-finanziarie. Prima si sono gonfiati scandali sulla loro "mala-gestione", quindi il loro "valore" è stato fatto scendere a livelli infimi, infine sono state incamerate da banche del nord a costi ridicoli.
      Senza strutture finanziarie autonome e vicine al territorio, qualsiasi possibilità di sviluppo economico è molto molto più difficile. L'autore dell'articolo, esperto di signoraggio, dovrebbe ben conoscere il caso del Nord Dakota.
      O forse dovrebbe anche conoscere la storia dell'euro-aspromonte. Giusto per citare due casi che illustrano aspetti estremi dello stesso problema.
      Secondo. Quello storico. La storia viene sempre scritta dai vincitori. Nel sud si vive la situazione schizofrenica di una "verità" raccontata nei libri di testo, dalle istituzioni statali, dalla televisione, e di una "verità" ben diversa raccontata dalla genete. Nella prima Garibaldi era l'eroe dei due mondi. Nella seconda era un conquistatore alla Cortez. Nella prima l'unità fu fatta coi plebisciti. Nella seconda i plebisciti sono stati una farsa. Nella prima il nord ha sempre aiutato il sud, nella seconda il nord ha sempre depredato il sud delle sue ricchezze, con la complicità di politici del sud corrotti (ovviamente).
      L'autore dell'articolo dovrebbe sapere che per decenni gli investimenti agevolati per il sud, potevano essere fatti solo per attività che già in partenza si sapeva non essere produttive. Il nord è forte economicamente perché ha una marea di industrie meccaniche. La meccanica nel sud è stata vietata per decenni, ad eccezione di qualche cattedrale nel deserto col marchio di grandi industrie del nord.
      Ancora oggi, i meccanismi della 488, premiano chi presenta progetti destinati a non essere competitivi, rispetto a chi vorrebbe realizzare qualcosa di competitivo e duraturo. Ed in ogni caso, circa l'80 per cento dei soldi investiti al sud per progetti di qualsiasi tipo, viene poi speso per acquisire dal nord beni o servizi prodotti al nord.
      Con questa "storia" è ovvio che al sud moltissima gente ha perso la voglia di sognare e di migliorare. Perché farsi un mazzo così, per far star meglio te e la tua famiglia, se vedi che non sono il lavoro, l'idea, il rischio ad essere premiati?
      Terzo aspetto. L'emigrazione. Un vecchio saggio diceva che la ricchezza più grande di una qualsiasi struttura organizzata (famiglia, impresa, scuola, ente, ...) non sono il denaro, o le materie prime, ma è l'intelligenze di chi ci sta dentro. E la seconda ricchezza più grande, è l'intelligente organizzazione delle intelligenze.
      Al sud, a causa dell'emigrazione ormai quasi centenaria, le intelligenze migliori sono andate da qualche altra parte nel mondo. E questa fuga continua ancor oggi.
      E' un salasso del sangue migliore che viene tolto ad un organismo già indebolito da vessazioni e soprusi.
      Conclusioni.
      Certi rimedi suggeriti dall'autore dell'articolo sono a mezza via tra la provocazione e la proposta seria, come il certificato antimafia per ottenere la residenza.
      Posso fare una proposta che è al 99 per cento provocazione, ed all'uno per cento proposta seria?
      Invece dello "scudo fiscale" si faccia uno "scudo mafioso". Mi spiego meglio. Mafia, camorra e 'ndrangheta hanno accumulato patrimoni ingentissimi? Invece di sequestrarli li si faccia tornare nei luoghi di origine, ad una ed una sola condizione: basta con i delitti e le associazioni a delinquere, basta con il pizzo, basta con l'usura, basta con gli inquinamenti politici. Gli ex mafiosi diventino imprenditori alla luce del sole, e lo Stato non gli romperà le scatole.
      So che è ingiusto legalizzare ricchezze ottenute illegalmente. Vorrei solo ricordare che la gran maggioranza delle grandi casate nobiliari vennero create da soggetti che non erano proprio stinchi di santo. Il monarca di turno diede il crisma della "legalità" a tali soggetti.
      E' una provocazione, e come tale sia presa. Ma induca anche a riflettere.
      A volte solo provocando chi hai di fronte, riesci a cavarne qualcosa di buono.
      Di una cosa comunque sono certo. Ha ragione l'autore dell'articolo a suggerire la divisione in tre di questo paese.
      Se il sud fosse autonomo in tutto e per tutto, potrebbe innanzi tutto dar la prima "sola" al nord con il debito pubblico. Il sud dovrebbe accollarsi la sua quota di debito pubblico dell'Italia unità? Ok. Ma il sud è povero. E quel debito non potrebbe onorarlo. Seconda "sola" al nord? Dazio su tutte le merci importate dal nord al sud. Se al sud si importa più di quanto si esporta (questa è la tesi di fondo dell'autore dell'articolo) il sud ne avrebbe solo da guadagnare.
      Terza "sola" al nord? Certificato "antiterrone" per tutti quelli del nord che vogliono farsi la vacanza al sud.
      Quarta "sola"? Le ricchezze minerarie e del suolo del sud, dovrebbero appartenere alle genti del sud.
      Un'ultima annotazione. Il fratello gemello di quel vecchio saggio, diceva "è la geografia a fare la storia".
      Se il sud si separasse, e utilizzasse le sue migliori intelligenze, in meno di vent'anni diventerebbe il nord dell'Africa. Il sud dello stivale è il centro del Mediterraneo. Vi pare poco come posizione strategica da monetizzare?
      Tu, Stato ricco del nord, vuoi la base navale a Napoli e a Palermo? Paghi ed ottieni.
      Tu, Stato ricco del nord, vuoi la base aerea in Puglia e Sicilia? Paghi ed ottieni.
      Tu, Stato ricco del nord, vuoi l'energia elettrica del sud? Paghi ed ottieni.
      E l'elenco potrebbe continuare.
      Noi, al sud, abbiamo ricchezze che al nord nemmeno v'immaginate. Purtroppo le nostre intelligenze o sono mute o sono altrove.
      E' solo questo a fottere il sud. Oltre a politici che hanno una sola logica: "l'assalto alla diligenza".
      Se l'assalto alla diligenza finisse, e se le intelligenze del sud potessero esprimersi,
      questo sarebbe il posto più bello del mondo.

    1. Tonguessy 17 luglio 2010

      Vero: loro si possono permettere qualsiasi spesa, cosa a noi abitanti di regioni "normali" vietate.

    1. anonimomatremendo 17 luglio 2010

      Le sa,le sa queste cose.Sta solo raccattando voti.Che miseria.Mi viene il sospetto che CDC pubblichi certi articoli solo per esporre certi personaggi al pubblico ludibrio.Era meglio La Corrida.Adios.

    1. dana74 17 luglio 2010

      il nord saccheggiò il sud?
      beh il sud (tramite la criminalità s'intende) ha avuto 60 anni per risucchiarsi le tasse pagate dal nord.

      Ho carissimi amici del sud che confermano che la le tasse, i bollettini non sanno manco cosa siano.

      Andate alla posta con un bollettino che sò dell'F24, o dei contributi...sperimentate voi stessi

    1. Tonguessy 17 luglio 2010

      Roma toglie al Nord annualmente circa 110 miliardi di euro per sostenere un Sud....Questo salasso toglie.. al Nord i soldi per gli investimenti, le infrastrutture, l’innovazione


      E gia': Marchionne infatti ha deciso di delocalizzare la produzione in Polonia e Serbia proprio a causa delle tangenti che deve mensilmente corrispondere alla mafia, mica a causa dei salari cosi' diversi tra Italia (1200E) Polonia (750E) e Serbia (300E). Tutta colpa del sud. D'altronde da un berluscone come Della Luna che vogliamo pretendere? La logica non puo' che essere quella di un legittimamente impedito.

      Mi chiedo piuttosto per quale motivo CDC insista nel pubblicare stronz..e di questa caratura. Ci provate gusto ad aizzare sudisti e pensatori indipendenti? Gradirei un commento della redazione che non fosse: pubblichiamo pensieri diversi, perche' e' acclarato che non e' cosi'.

    1. Tonguessy 17 luglio 2010

      Si: arridatece er puzzone e che sia di ispirazione al nuovo Reich! Invece di esibire la mascella quadrata il nostro attuale condottiero (dux) esibisce uno sconfortante sorriso ma per il resto e' esattamente uguale, come istrionismo e senile passione per le donne.

    1. AlbertoConti 17 luglio 2010

      C’è una strana reticenza in questa rappresentazione di realtà: il mancato richiamo alla criminalità dell’imprenditoria del nord, che supera, se non altro in quantità di “risultati economici”, quella delle mafie storiche meridionali, che proprio per questo motivo hanno trovato terreno fertile per fare il “salto di qualità”, sia geografico, invadendo in prima persona il nord, sia economico, riciclando denaro sporco in imprese “rispettabili” all’apparenza quanto significative nella sostanza. Questo è un fenomeno tutto italiano (strana forma di unificazione e omogenizzazione) ben rappresentato e assecondato dall’ascesa del novello Cesare, ex-delfino di Craxi. Altro che “rovesciare il tavolo” per “consegnarsi degnamente alla storia”, sempre che per “degnamente” non s’intenda un’eredità di macerie morali e materiali ben più pesante di quanto non si sarebbero prodotte in sua assenza, da far impallidire il confronto col ventennio mussoliniano, guerra a parte, che in fondo ha lasciato anche qualcosa di buono, politicamente capitalizzato da Fini. E per restare nel solco delle analogie storiche col nostro recente passato sarebbe interessante confrontare questa mutazione degenerativa del capitalismo nostrano con quello nella Germania riunificata, locomotiva dell’europa dell’euro stranamente al traino delle sue periferie più deboli (vedi le variazioni nei flussi di import-export anche nell’area euro). Eppure Della Luna dovrebbe ben conoscere le politiche deflazionistiche finalizzate alla concentrazione dei capitali ed i loro principali protagonisti, in tutto l’occidente, scoprendo che il nord ed il sud si stanno progressivamente separando all’interno stesso delle singole società che popolano le regioni geografiche più ricche. O in forma di “parabola” dovrebbe guardare alla trave nel proprio occhio più che alle pagliuzze nell’occhio del vicino. Un buon motivo per affrontare questo incubo della truffa economica generalizzata unendosi a livello di massa dal basso, cioè l’opposto di quanto prospettato.

    1. snypex 17 luglio 2010


      Mi sta proprio simpatico DELLA LUNA, non ricorda le cause che hanno portato al REGNO D'ITALIA. Quando fu ideato ed eseguito per fott*** il Sud, hanno messo anima e corpo, ma soprattutto soldi (di carta, mica erano fessi, Camillo Benso docet - prima di essere statista era banchiere, come Ciampi... vedi come si ripete la storia, andrebbe abolita!)...


      dicevo: ... adesso che il Sud e' ridotto ad una vecchia bagascia (tenuta sul marciapiede a battere da 150 anni) si lamentano che debbono mantenerla (ci sarebbe da creparsi dalle risate se non fosse che questo sud lo paghiamo noi meridionali ... ci dovremmo decidere a chiedere il risarcimento dei danni ... Napoli all'epoca era una capitale europea, adesso e' ridotta ad una ...).



      L'AVETE VOLUTO IL SUD, ADESSO VE LO TENETE SINO ALLA MORTE!



      Sradicare il malaffare politico-mafioso-finanziario e' solo alla portata dei banchieri che possono decidere se un ramo della loro attivita' non e' piu' funzionale al loro profitto.



      Gli appelli alla popolazione suonano come i richiami alle pecore che per definizione non possono capire, altrimenti che pecore sono.



      Personalmente penso a minimizzare i danni che questo sistema esercita sulla mia famiglia.

      In sintesi: caro DELLA LUNA mi stai proprio simpatico, quando insisti sullo sfruttamento del sud sul nord, pensa a BOSSI che ... per fott*** il nord si e' arruolato col cavaliere, e questa cosa mi fa veramente crepare dalle risate, perche' penso a quanto sono furbi quelli che lo vanno a votare, nonostante tutto.



      BISOGNA CERCARE LE CAUSE ALLA RADICE, per eliminare la malattia e ristabilire lo stato di salute NON BASTA CURARE I SINTOMI.

    1. ulrichrudel 17 luglio 2010

      L' avvocato Marco della. Luna con questo articolo si è meritato un posto al prossimo parlamento ,nazionale oder regionale ,insieme al suo concittadino Boni nelle liste della Lega Nord.
      L'avevo ascoltato a sprazzi,purtroppo, sulle onde di RPL ,in settimana.Parlava sicuramente del "signoraggio bancario" cosa che decisamente maneggia meglio.Si vede che il defunto professore Auriti Giacinto a fatto scuola a tanti. Su RPL ai suoi tempi avevo ascoltato interventi di Maurizio Blondet e di Paolo Barnard.
      Nell'ultimo anno RPL mi lascia perplesso per le ospitate e l'ascolto distrattamente.
      Riguardo alla divisione della nazione Italia in tre staterelli ,bene.Cioè male,nel libro "Massonerie e sette segrete" queste sono opportunità che i grandi boss degli ILLUMINATI hanno già previsto per dominare il mondo . Nulla di nuovo sotto il sole ,2000 anni fa era la strategia romana "" Divide e domina".
      Ultimamente,i giornali riportavano la notizia che il fatturato delle varie mafie nazionali è di 150 miliardi di EURI,!! Indovinate dove vengono investite dietro i saggi consigli dei vari colletti bianchi ? Ma al Nord,si capisce,quindi molti lavorano grazie a loro.
      Io consiglerei a chi voglia dare dei consigli su come raddrizzare i problemi del Sud di fare un lungo soggiorno da quelle parti,toccare con mano anche la disperazione.

    1. Barambano 17 luglio 2010

      La verità finale però nessuno la può dirla a livello istituzionale: che non bisognava fare l'unità d'Italia a causa delle troppe differenze di vario genere tra i vari territori.
      Questa mancata presa di coscineza è la base dell'irrisolvibilità dei problemi italiani.

    1. backtime 17 luglio 2010

      A me sembra tanto invece, che il Sig. Dalla Luna sulla luna ci viva, quel tanto che, non riesca poi a vedere come la politica nel suo insieme, formata da soggetti che provengono dagli opposti lati d'Italia, banchettano si al centro di quella che poi definiscono Roma ladrona, ma portano in ambedue i casi, porzioni del porco allevato in casa e si nota bene che a questi banchetti, come nessuno schifi ciò che porta l'altro, infatti come nel sud i politici portano mafia, camorra e andrangheta, ed i politici del nord non disdegnino di farci affari, mettendo sul piatto la loro Compagni delle Opere che in nulla si discosta per fare affari, a quello che le sue antagonista fanno al sud, senza annoverare la mafia brianzola o quella veneta.



      Questo già indicadi per se, che non sono le regioni a mettere in scacco la Nazione, ma bensì i loro rappresentanti, per per nulla onesti, sono la croce di tutti coloro che in cabina mettono sui loro nomi la croce decisiva.



      Da notare che sia la Camorra, la Mafia, l'Andrangheta e la Compagnia delle Opere hanno tutti come riferimento il Divino, forse è abolendo la testa che sta nella Religione che si potrà finalmente tagliare le gambe a tutto il resto?

    1. GiuseppeManeggio 17 luglio 2010

      Ridateci Mussolini e vediamo se mafia, corruzione e Stato unitario non sarebbero capaci di stravolgere questo sistema incacrenito italiano!!
      Della Luna è un proto leghista che scrive analisi veritiere ma che non mette a fuoco le corrette soluzioni. La padania non sarebbe in grado di competere da sola nel mercato mondialista assieme a colossi come Cina, USA e India. Ergo il problema è dell'italiano non del nord contro il sud. I padani saranno sempre meno diligenti dei tedeschi e degli svizzeri a al loro confronto risulterebbero sempre i terrono d'Europa.
      Della Luna scrivi di questioni monetarie che è meglio.

    1. frankleone 17 luglio 2010

      tu che parli dei sudtirolesi, lo sai che nelle provincie autonome di bolzano e trento la loro alta qualità di vita gliela paghiamo noi coglioni che abitiamo nelle 15 regioni a statuto ordinario?!

    1. cyrano-65 17 luglio 2010

      La cosa che più mi dà fastidio nella vita sono le affermazioni sciocche e non circostanziate. Da cosa vengono quei 110 miliardi che costituirebbero l'emorraggia di denaro dal Nord verso il sud? Non saranno in gran parte le pensioni di anzianità e di vecchiaia di milioni di Meridionali che avendo lavorato al nord per tutta la vita se ne tornano al paesello da vecchi? E UN LORO DIRITTO VIVERE DOVE VOGLIONO! E quante sono le pigioni di studenti meridionali che frequentano le università del Nord (molto ben foraggiate) che entrano completamente in nero nelle tasche dei settentrionali? E quali sono le imprese che forniscono servizi e beni alle amministrazioni a costi differenti al nord e al sud? Non saranno in gran parte basate al Nord e magari con gli stabilimenti al sud? Già perchè la ERG ad esempio ha fior di raffinerie al Sud, delle quali non si parla se non per dire che inquinano, mentre nessuno ricorda che il 60 per cento del greggio raffinato in Italia si lavora in Sicilia e viene poi fatturato e paga le tasse al nord, come nessuno ricorda che l'Isola, che paga l'energia elettrica più cara d'Italia (ma se per questo anche i carburanti sono i più cari) esporta energia elettrica verso tutto il continente. E quanti sono i costi dei personale che viene invece formato al sud e poi porta al nord la propria capacità lavorativa per potere vivere? E chi ha sostenuto i costi di crescere, istruire, formare queste persone? E i costi gonfiati delle gestioni ospedaliere, da quante imprese ANCHE settentrionali sono gonfiati? O le forniture avvengono da fonti differenti?
      Sinceramente sono stufo di leggere queste cose sensazionalistiche, non documentate seriamente, incentrate solo sull'economia e non sull'analisi delle realtà e soprattutto STRABICHE. E guardiamolo questo Nord sfruttato e impoverito! Al nord, è noto e si è detto di recente, sono MONUMENTALI le infiltrazioni mafiose nell'imprenditoria, con pagamento di pizzo, riciclaggio, traffico di droga, appalti truccati e compagnia fottendo. Ogni tre per due finiscono sui giornali per storie di corruzione e poi però il rumore di fondo è tutto contro il sud. La verità è che la criminalità organizzata c'è al Nord e al Sud nella stessa misura e che con il federalismo sarà con ogni probabilità più difficile combatterla sia al nord che al sud perchè ci sarà la moltiplicazione dei centri di potere.
      Al sud, quanto meno, ci sono stati Placido Rizzotto, Falcone, Borsellino, Antonio Livatino, Ninni Cassarà e tanti altri che si sono fatti ammazzare per difendere la legalità. Dove sono di fronte a queste persone i settentrionali? a cercare i residui della cocaina nelle acque del Lambro? La lega ha persino un sindacato, che non mi pare brilli per combattività contro il malaffare. Ora, l'operazione che si sta compiendo è sempre la stessa: distogliere dal problema vero (corruzione e crimine organizzato, identici e collegati in una rete fortissima in tutto il paese) per trovare un grosso e facile bersaglio da incolpare (tutto il sud). Fatto il federalismo, o anche l'indipendenza della Padania, questi problemi resteranno identici a prima e assolutamente non intaccati, i corrotti ai loro posti, tutto come prima. Quanto al Sud che non legge, rimando ad una graziosa chiave di lettura: il "tutto cambi perchè nulla cambi" scritto nel "Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa. Per quanto mi riguarda, se le cose continuano di questo passo forse mi converrà emigrare in Argentina o in Cile.

    1. wiki 17 luglio 2010

      condivisibile gran parte dell'analisi esposta nell'articolo.

    1. vic 17 luglio 2010

      Unita' nella diversita'.

      Dovrebbe essere lo slogan dell'Europa Unita ideale.
      Come pure di quasi ogni stato, perche' gli stati senza minoranze culturali sono ben rari.

      La soluzione ovvia parrebbe il modello confederale. Purtroppo e' un modello che funziona solo in circostanze particolarmente favorevoli, sintetizzabili in alcuni requisiti fondamentali:
      - una cultura federale solida, in pratica radicata storicamente
      - tante buone amministrazioni, che si traducono in debito pubblico solo per grandi infrastrutture, non per l'amministrazione corrente.
      - un sistema fortemente controllato democraticamente, fatto di pesi e contrappesi
      - nessuna mentalita' di stampo mafioso
      - nessuna mentalita' centralista
      - nessuna mentalita' da furbastri
      - mentalita' fortemente multiculturale
      - possibilmente sovranita' monetaria
      - possibilmente una mentalita' restia ad avventure militari all'estero

      Molti paesi hanno tentato di strutturarsi in modo federale senza riuscirci.
      Altri, ad esempio la ex-Yugoslavia, ci sono riusciti temporaneamente, grazie alle contingenze storiche.
      Altri come la Germania e la Spagna, sembrano riuscirci, grazie al metodo dell'adelante con juicio.
      Altri ancora non ci riusciranno mai, perche' non avranno mai i requisiti fondamentali.

      Sui requisiti della Padania nutro fortissimi dubbi, ne e' testimonianza evidente la recente megaretata nel nord contro la 'ndrangheta, che e' solo una delle tante manifestazioni mafiose. Se i governanti la mentalita' di tipo mafioso ce l'hanno nel sangue, c'e' ben poco da fare, manca la cultura di base. Ci vuole un radicale cambiamento (in meglio, e' possibile?) e ringiovanimento della classe politica.

      Forse gli unici ad avere i requisisti sono i sudtirolesi, e' cio' che balza all'occhio scorrendo i vari indici sulla qualita' dell'amministrazione, della vita e dell'ambiente.

      Unita' nazionale non e' necessariamente da intendere come unita' culturale.
      Chi dice che le scuole devono essere uniformi, ad esempio? L'hanno capito perfino in Spagna che non va'.

      Inoltre oggi ci sono enormi palle al piede per qualunque stato: l'UE, la Nato, le agenzie mondiali, le multinazionali con le loro mentalita' volte solo al profitto, incuranti nel modo piu' assoluto del benessere della popolazione, ed infine i club finazisti, quelli che sono in grado di ricattare in perfetto stile mafioso continenti interi.

      Come si dice in Padania: l'e' grisa, grisa l'e'.

    1. andyconti 16 luglio 2010

      Quello che blocca l'Italia non e' solo la questione meridionale ma in generale il dover pagare l'errore di aver realizzato l'unificazione nel Risorgimento, mentre come paese degli Staterelli stavano tutti meglio, il Sud come il Nord. Che al Sud leggano meno e abbiano una mentalita' piu' assistenzialista e passiva nei confronti della mafia non e' una gran giustificazione per un Nord che comunque non brilla per i suoi comportamenti. Invece di accusarsi a vicenda bisognerebbe semplicemente fare come la Cecoslovacchia e separarsi consensualmente, ma ogni regione per conto suo, poi pero' migliorare davvero, non continuare con gli stessi difetti a dimensione regionale.

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