NORD CONTRO SUD: IL BIPARTITISMO DELLA REALTA’

NORD CONTRO SUD: IL BIPARTITISMO DELLA REALTA’

DI MARCO DELLA LUNA

marcodellaluna.info


Il dibattito stimolato sia dal recente libro di Luca Ricolfi Il Sacco del Nord che dalle lotte sui tagli della spesa delle regioni, ha imposto all’attenzione il fatto oggettivo e brutale che Roma toglie al Nord annualmente circa 110 miliardi di euro per sostenere un Sud il quale, invece di svilupparsi grazie a questi donativi, sprofonda sempre più nell’inefficienza, nell’improduttività e nell’illegalità, e ha quindi sempre più bisogno di ricevere soldi dal Nord. Questo salasso toglie però al Nord i soldi per gli investimenti, le infrastrutture, l’innovazione, condannandolo a perdere competitività sul mercato internazionale, quindi, in prospettiva, anche la capacità di mantenere il Sud.


In cambio di questo massiccio salasso di risorse, il Nord riceve dal Sud un’altrettanto massiccio apporto di metodi di potere e gestione meridionali. Metodi estremamente inefficienti in termini di performance per la popolazione, ma estremamente efficienti in quanto alla loro presa su risorse e istituzioni. Il Nord, cioè, in cambio del frutto del suo lavoro, riceve dal Sud proprio ciò che rende il Sud arretrato e inefficiente.


Questa penetrazione è avvenuta e avviene attraverso una parte dei numerosissimi burocrati, funzionari e impiegati di origine e matrice meridionali, ma anche attraverso mafia, ‘ndrangheta e camorra, che si infiltrano nella politica, nell’economia, nella pubblica amministrazione, nel territorio e nel tessuto sociale, nei poteri pubblici, come evidenziato dalla vicenda dell’arresto di 300 ‘ndranghetosi eseguito il 12-13 Luglio. Avviene inoltre attraverso l’azione di un parlamento romano in cui gli eletti dei collegi a controllo mafioso sono quantitativamente determinanti per qualsiasi possibile maggioranza. Il potere delle organizzazioni mafiose è moltiplicato dal fatto che esse intercettano buona parte dei trasferimenti di denaro dal Nord. A buon diritto si può pertanto dire che sta avanzando la meridionalizzazione del Nord, l’assimilazione socio-politica e criminale del Nord al tipo di società del Meridione. Come scrivevo in altro articolo, è fallita la perequazione del Sud al Nord, ma sta riuscendo la riduzione del Nord al livello del Sud.

Questa situazione è oggettivamente una situazione di contrapposizione di interessi tra le regioni spogliate del Nord (soprattutto Lombardia e Veneto) e quelle assistite del Sud (soprattutto Sicilia, Calabria, Campania e Sardegna). Quelle assistite non saprebbero mantenersi senza il fiume di soldi tolti al Nord. Se il Sud spende 6 volte più del Nord per il personale amministrativo (fornendo un servizio peggiore), e se spende 6 volte più del Nord per una protesi ortopedica, è evidente che buona parte del Sud vive di spesa clientelare pagata dai contribuenti del Nord. La riforma del federalismo fiscale, basato sull’adozione dei costi standard, può essere sì votata come legge, ma poi non può essere attuata nella pratica, perché toglierebbe un reddito vitale (sia pur ingiusto e illecito) a troppa gente e a troppe forze, il cui consenso è per giunta indispensabile tanto al PDL, quanto, alternativamente, alle sinistre.

E con tanto arriviamo al dunque di questo articolo:

Il Nord, se resta legato al Sud e alla politica romana, verrà inevitabilmente immiserito, privato dei mezzi per restare competitivo, e finirà assimilato al Sud anche dal punto di vista sociologico e criminologico.

Per salvarsi, il Nord ha oggettiva necessità di interrompere sia i flussi in uscita di denaro verso Roma e il Sud, che la penetrazione del sistema socio-economico-criminale del Sud nel proprio territorio, nella propria politica, nella propria amministrazione. E di liberarsi, per quanto possibile, della penetrazione già avvenuta, ricercandone le “metastasi”, isolandole, espellendole. Per realizzare ciò, occorrerà che il Nord si doti non solo di strumenti autonomi di allontanamento, ma innanzitutto di efficaci barriere e filtri giuridici contro questa penetrazione, come strumenti di indagine e oneri di certificazione antimafia per concedere o mantenere la residenza, l’elettorato passivo, cariche pubbliche, iscrizione alla Camera di Commercio. Gli organi competenti a queste funzioni di indagine, certificazione, allontanamento dovranno, per ovvie ragioni, essere eletti dalla popolazione regionale e rispondere ad essa, indipendenti da Roma e dalle istituzioni nazionali.

La contrapposizione oggettiva di interessi tra Nord e Sud è il vero fattore dell’attuale crisi di un partito – il PDL – e di un governo – il Berlusconi Quater – che racchiudono in sé e vorrebbero rappresentare due interessi vitali oggettivamente e diametralmente contrapposti: quelli del Nord spoliato, e quelli di un Sud mantenuto grazie a questa spoliazione. Una contraddizione che si presenta anche entro il PD, tra le posizioni di un Cacciari e di altri esponenti settentrionali, che vorrebbero una branca settentrionale del partito autonoma dalla segreteria nazionale; e le posizioni del grosso del partito, legate ai molti iscritti meridionali o che comunque vivono di reddito tolto ad altri. Analogamente, nel PDL Fini e soci difendono gli interessi della parte meno produttiva del paese in sfida alla leadership di Berlusconi.



Non “destra” e “sinistra”, ma semplicemente Nord e Sud: questi sono i due blocchi di interesse effettivi e contrapposti del paese, i due blocchi che si contendono il reddito prodotto (nel senso che uno è abituato a vivere del reddito prodotto dall’altro, e considera ciò un suo diritto). Due blocchi geografici ed economici, anziché due classi sociali o due ideologie filosofiche. Il Nord a stare col Sud ha ormai tutto da perdere e niente da guadagnare. Punto.



E’ allora naturale, che nessun sistema elettorale funzioni bene, che fallisca sia il bipolarismo centrodestra-centrosinistra che il bipartitismo PD-PDL, sia il proporzionale che il maggioritario: sono tutti in contrasto con la realtà di fondo del paese. E’ naturale che Fini faccia la fronda a Berlusconi e Cacciari a Bersani. E’ naturale che l’attuale schieramento politico sia trascinato, gradualmente o bruscamente, a scomporsi, per riaggregarsi intorno a questi due poli, anzi a questi due popoli. Che tenda a dividersi in una coalizione nordista e in una sudista. A un bipolarismo geografico. I grandi partiti nazionali, il PDL e il PD, stanno ormai esaurendo le loro risorse di mediazione tra settentrione e meridione, perché questa mediazione, giustificata dal progetto di perequazione del Sud al Nord, è palesemente fallita e ha prodotto esiti disastrosi, quindi non è più in grado di sostenere un progetto e un partito nazionali unitari. I vincoli di bilancio, l’avanzare della crisi, la recessione, la disoccupazione, i tagli, la perdita di quote di mercato estero, stanno facendo saltare tutti i tradizionali meccanismi di mediazione e compromesso tra quei due poli d’interesse. Meccanismi basati sulle fedeltà ideologiche, su spesa pubblica facile in funzione di collante sociale e nazionale tra le generazioni presenti ma scaricata a debito su quelle venture, su tolleranza all’evasione fiscale e compartecipazione alla spartizione della spesa pubblica.


Lo Stato italiano si ritrova a festeggiare il suo centocinquantenario mentre versa in una condizione di vistoso marasma morale e funzionale, e mentre appare incontrovertibile il fallimento di sessant’anni di politiche di recupero del Sud mediante trasferimenti dal Nord. L’autunno 2010 si prospetta gravido di chiusure di aziende, insolvenze e licenziamenti. In questo scenario, la posizione più drammatica e critica è quella di Silvio Berlusconi, perché non riesce a fare le tanto promesse riforme, essendo costretto sulla difensiva; e ancor più perché da un lato riesce sempre meno a mediare tra Nord e Sud; e dall’altro lato non può schierarsi col Nord, a causa dei suoi troppo profondi legami e impegni con un certo Sud. Né può schierarsi con gli interessi di quel Sud, senza perdere ogni credibilità, carisma e dignità.



Eppure scegliere deve: restare a mezza via a far da bersaglio a magistrati, mass media e finiani, fino al logoramento e allo screditamento totale, e all’abbandono da parte di una Lega Nord tradita sul federalismo, sarebbe irragionevole e indecoroso. Ha un’opzione che lo potrebbe consegnare degnamente alla storia, e al contempo rimpicciolirebbe drasticamente le figure dei suoi antagonisti, Fini e Napolitano in primis: ammettere pubblicamente il fallimento dello Stato unitario italiano, il suo ormai ventennale incessante declino, l’impossibilità di riformarlo, la possibilità per il Nord di avere, nell’indipendenza, un decente futuro europeo, e la sua condanna, diversamente, a un inabissamento verso l’Africa. Mentre il Sud potrà risanarsi solo se sarà costretto a fare i conti con se stesso e le proprie storture, senza che altri paghi per esse, incoraggiandole e perpetuandole. Magari adotti una moneta propria, svalutabile rispetto all’Euro e al Dollaro, così da recuperare concorrenzialità e da rilanciare la sua economia. Berlusconi può rovesciare il tavolo; poi si tiri in disparte e lasci ad altri, a qualcuno che sia veramente competente in macroeconomia, di costituire un nuovo partito del Nord, che confluisca eventualmente con la Lega e si lanci in una campagna a tutto campo, non solo elettorale, per l’indipendenza della Padania.

Questo non è, ovviamente, razzismo. E’ il diritto a non essere spogliati sistematicamente del frutto del proprio lavoro e a non vedersi imposto un modello sociale assolutamente disfunzionale e indesiderabile – quello che The Economist definisce “Bordello”, Saviano “Gomorra” e Bocca “Inferno”. A non essere assimilati a quella cultura e al potere dei suoi uomini. A non essere sottoposti a un parlamento quantitativamente condizionato da politici che sono espressione di quel modello sociale. A respingere la mitologia, ormai ridicola, di un’unità nazionale che non esiste nella realtà, perché è evidente che nel territorio dello Stato italiano si trovano a vivere popoli sociologicamente diversissimi. L’unità nazionale non può essere presupposta e invocata come valore, senza prima aver dimostrato che essa esista nei fatti, nella realtà della popolazione. E i fatti ci dicono che non esiste una nazione italiana, ma popoli e sistemi socio-culturali molto diversi tra loro proprio nelle cose che contano per il funzionamento di un sistema-paese e della stessa legge. E in quanto al giudizio di valore sullo Stato unitario italiano, esso va dato in base ai fatti, ai risultati. E siccome questi sono negativi e involutivi, il giudizio è negativo.



Alcuni mi rimproverano di prendermela col Sud e con Roma, mentre la causa primaria dei mali economici e sociali è nel fatto che il mondo è sottoposto a un cartello bancario privato, monopolista del denaro e del credito, che detiene ed esercita la sovranità economica, produce, a sua convenienza, recessioni, bolle, guerre, disoccupazione, carestie, senza riguardo per la gente.
v

A questa obiezione, replico semplicemente che non vi è prospettiva che tale sistema sia sostituto o sostituibile, e che dall’alto lato esso opera da molti decenni, e in tutti questi anni alcuni sistemi-paese, ben amministrati, hanno prosperato; mentre altri, male amministrati, sono rimasti o divenuti poveri. A uno Stato sottoposto al sistema della moneta-debito e del monopolio bancario privato della moneta (come l’Italia e come quasi tutti gli Stati industrializzati), non è possibile impedire le ricorrenti crisi, recessioni, bolle, deflazioni. Può però ridurne i danni ed evitare di essere sopraffatto e colonizzato economicamente dai paesi competitori. Ma per riuscire in ciò, bisogna che sia un sistema-paese efficiente, disciplinato, che confidi nelle regole e le rispetti, che minimizzi gli sprechi, che abbia un sistema giudiziario efficiente e credibile, che non abbia un parlamento condizionato dalla mafia, che abbia invece una classe dirigente, politica e tecnica, capace di lavorare produttivamente e non solo di saccheggiare la spesa pubblica. La Padania può rispondere a tali requisiti. Lo Stato unitario italiano, no.



Marco Della Luna

Fonte: http://marcodellaluna.info

Link: http://marcodellaluna.info/sito/?p=287

15.07.2010

Commenti (59)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 20 caricati
    1. wiki 18 luglio 2010

      perche casa nostra è il nord italia che potrebbe benissimo ricomprendere anche Toscana, Emilia Romagna Marche e Umbria, per come la vedo io...piuttosto i meridionalisti neo borbonici potrebbero già da subito rifondare il regno delle 2 Sicilie ( magari chiedendosi a vicenda fondi perequativi lagnandosi della propria situazione di miseria per almeno i prossimi 60 anni l'una regione con l'altra, del neo regno borbonico...bella situazione sarebbe..probabilmente perche creata da una bella cultura che accomuna talune fantastiche persone...).

      Qundi io riterrei opportuno piuttosto che tutti i meridionalisti che stanno al nord ritornino al proprio amato regno borbonico...un vero modo dei balocchi...

    1. AlbertoConti 18 luglio 2010

      Se la bussola è "di dare a ciascuno il suo" come mai la Germania è tanto interessata a QUESTA unificazione europea, sotto il segno della BCE? In questo mondo di ladri bisogna almeno distinguere gli uni dagli altri in base alla quantità, come per gli amministratori di condominio: oltre il 10% di tangente sui fornitori sono da considerare ladri, altrimenti è tutto nella "norma". Non vorrei essere frainteso rispetto all'esempio Germania, il più "virtuoso" tra i paesi UE. Ma neppure accetto di chiudere gli occhi selettivamente. Quando arriveremo ad un mondo dove tutte le ricchezze "risparmiate" sono in mano ad Alì Babà ed ai suoi 40 ladroni (ci manca poco ormai), potremo azzardare timidamente l'ipotesi che la proprietà privata è un furto? E che la soluzione al problema passa per una redistribuzione vera accompagnata da un condono universale?

    1. Jasmine 18 luglio 2010

      Analisi eccellente. O quasi. Marco Della Luna, infatti, ha tralasciato di prendere in considerazione un paio di dati non del tutto insignificanti che, praticamente, rendono impossibile la soluzione del problema: l'esistenza di un Pdl, che ha la testa a Milano, ma è di fatto, il partito del Sud, non solo perché prende la maggior parte dei suoi voti al Sud (vedi 61 a 0 della Sicilia), ma, proprio al Sud è collegato con quelle forze, più o meno discutibili, anche dal punto di vista giudiziario, che ne assecondarono la conquista e che proprio nella capitale della Padania hanno costruito la loro base. L'altro dato ignorato è rappresentato dal Vaticano. Marco Della Luna vada a rileggersi il discorso fatto il 20 settembre del 1963 a Sotto il Monte, sulla tomba di Giovanni XXIII, da Paolo Sesto alla sua prima uscita da Roma dopo l'elezione a Papa e poi si rilegga quanto ha scritto e scoprirà di aver detto un cofano di minchiate. Magari fosse così semplice.

    1. Jasmine 18 luglio 2010

      E allora perché non ve ne tornate a casa vostra, là dietro la linea gotica?

    1. wiki 17 luglio 2010

      notando che è ancora in uso il lagnarsi degli eventuali torti subiti da sud da parte dei cattivoni del nord ( un nome per tutti : i Savoia...manco che fossero rappresentativi del nord...), suggerirei a gran parte dei cittadini de nord che ne avessero il tempo...di fare delle ricerche neanche troppo impegnative sui torti subiti dalle regioni del nord con una pessima ed iniqua ripartizione della spesa dello stato, in gran parte finanziata dalle regioni del nord...
      Se ha senso lamentasi di eventuali torti subiti più di 150 anni fa, direi che a maggior ragione il Nord Italia ha ragione di lamentarsi della profondamente iniqua ripartizione della spesa pubblica da esso finanziata in modo preponderante, negli ultimi 60 anni !

      Per cui...10, 100, 1000 Della Lunadi questo tipo...e 10.000 Luca Ricolfi !!!

      Ottimo scrittore Ricolfi da quel poco che so...

    1. Rossa_primavera 17 luglio 2010

      E quando mai il sud accetterebbe un'ipotesi di secessione consensuale?sarebbe la sua fine e la sua rovina,finirebbe la pioggia di sussidi e di denaro che quotidianamente da nord viaggia verso sud.

    1. Rossa_primavera 17 luglio 2010

      Quello che dici dei serbi e' vero:ricordiamo pero' anche che essi durante
      la guerra nei balcani si sono macchiati di numerosi crimini nei confronti
      di uomini,donne e bambini musulmani:anche questo non si puo' dire perche' in Italia fa notizia solo se i musulmani vengono uccisi dagli
      yankees o dai "sionisti".

    1. Rossa_primavera 17 luglio 2010

      Come sempre l'analisi del bravo Marco Della Luna si rivela precisa,puntuale e incontrovertibile:alcune frasi poi sono delle pietre preziose incastonate in un gioiello di articolo.
      "Molti iscritti meridionali che vivono del reddito tolto ad altri",
      "Il nord a stare col sud ha ormai tutto da perdere e niente da guadagnare"
      "Ammettere pubblicamente il fallimento dello stato italiano"
      Queste tre frasi mi sembra rispecchino fedelmente il succo dell'articolo
      che e' anche un capolavoro per il coraggio di dire delle cose veramente
      scomode e antipatiche,benche' vere,in una societa' dove appena si chiede un minimo di equita' fiscale e di dare a ciascuno il suo si viene
      additati come razzisti o come ignoranti.Ancora complimenti al signor
      Della Luna e ai gestori del sito che ospitano ormai in pianta stebile i suoi
      sagaci commenti.

    1. Tonguessy 17 luglio 2010

      il problema sono e restano gli ITALIANI


      Problema facilmente risolvibile allora: basta togliere gli italiani e metterci degli americani (ad es.) che la secessione l'hanno gia' secolarizzata, no? O forse e' preferibile metterci dei marocchini, che almeno sono gia' piu' credibili come capro espiatorio?

    1. anacrona 17 luglio 2010

      finalmente uno che la dice giusta ca**o !!!

    1. anacrona 17 luglio 2010

      Grand VIC dagliele di santa ragione ... Qui in romagna quel che fece il Duce non lo hanno ripetuto in 70 anni

    1. amensa 17 luglio 2010

      il problema non è l'Italia, unita, divisa, federale, o come cazzola volete....
      il problema sono e restano gli ITALIANI.
      e poi dove farebbe la divisione ? l'emilia al nord o al sud ? e la toscana ?
      e tutti gli ex meridionali di seconda, terza e a volte quarta generazione, dove li mette ?
      e se gli imprenditori (lasciamo perdere sul cosa succederebbe loro in un paese civile) senza più la malavita organizzata a tenergli bordone, che fine farebbero ?
      abbiamo , o almeno dei sognatori, hanno pensato che unendoci all'europa, saremmo cambiati.... siamo noi che stiamo cambiando l'europa, e la trasciniamo verso il marocco.
      caro della luna, è facile cercare capri espiatori, l'importante che siano lontani da chi parla, vero ?

    1. Zret 17 luglio 2010

      Siamo ancora a queste contrapposizioni fittizie ed artificiose.

      La preistoria è più attuale!

    1. LeoneVerde 17 luglio 2010

      E' un pò semplicistico pensare di poter dividere geograficamente interessi che sono ormai intrecciati e tengono legati il Nord al Sud. La mafia è più al Nord che al Sud, e l'onestà della maggior parte dei meridionali è tradita da una classe politica che preferisce mantenere il clientelismo. Ma è innegabile che sarebbe magnifico! Non penso al federalismo, ma proprio alla completa distruzione della Repubblica Italiana, per fondare 2 o più stati sovrani, monetariamente, politicamente, moralmente, fatti da politici non di "professione" ma di "passione": giovani, informati, di talento e con le palle come due paracarri. Ci sono queste persone, è che bisogna avere il coraggio di lanciarsi nel vuoto, lasciar perdere le raccomandazioni di madri e padri che non hanno mai capito quanto sono diventati servi del potere per avere la sicurezza economica (solo per loro, tra l'altro, con un egoismo sfacciato e mai visto nella storia), mandiamoli a fanculo, che se lo meritano! Pensiamo ai nostri nonni, agli ideali della Resistenza. Non abbiamo niente da perdere, il problema è che non riusciamo a vedere un futuro diverso. E' tutto qui il motivo del perchè non reagiamo, del perchè siamo bloccati. Non sappiamo più immaginare e creare la nostra realtà. Invece dobbiamo cominciare. Non possiamo usare un sistema che non funziona, non lo cambiamo dall'interno! L'attuale sistema politico è fatto apposta per far cadere i bene intenzionati. Buttiamo giù idee su come vorremmo vivere, su cosa è per noi importante e come realizzarlo. Facciamo lavorare creatività e immaginazione. Un nuovo modo è possibile, sicuramente. Non credo che soccomberremo contro i colossi economici, il Sud ha un potenziale enorme e il Nord potrebbe così salvare l'industria, prima che affondi definitivamente. Intanto potremmo toglierci dal maledetto Trattato di Lisbona e dallo schifo della Comunità Europea, in quanto il soggetto firmatario non esisterebbe più. Non ci sarebbero leggi folli per l'agricoltura e potremmo ripartire a ricostruire proprio il settore primario che è fondamentale! addio quote latte e campi di mais piantati solo per prendere i soldi dall'Europa. Si potrebbe incentivare la conversione di latifondi e campi a perdere in colture per l'alimentazione umana come grano, orzo, riso, segale etc...dare contributi per l'occupazione ai giovani che vogliono dedicarsi all'agricoltura soprattutto biologica, perchè no? meno soldi alla Monsanto. Sarebbe possibile con l'aiuto del nuovo stato, che in quanto sovrano, potrebbe decidere di spendere i soldi dove vuole. Togliendo inoltre tutte le spese militari e le missioni all'estero. Dobbiamo smetterla di pensare che fare il soldato sia un lavoro. Portiamo la democrazia, quella vera, a casa nostra. Detassiamo le imprese che riportano in patria la produzione, introduciamo dazi alle merci cinesi. Il manifesto economico di Benetazzo è pieno di idee a cui attingere per un'economia più saggia. La cieca avidità dei nostri padri va sostituita con un profondo senso di responsabilità sociale, concretezza e ferrea volontà contro tutto e tutti, a sostegno dei veri valori umani. Il problema dell'esistenza o meno del signoraggio che importanza può avere se facciamo tabula rasa e ripartiamo da capo, con regole chiare e una moneta sovrana? Il porsi a confronto con la realtà monetaria esistente, alla fine sarebbe reciproco...cosa potrebbe venirne fuori? Se non riusciamo a pensare un futuro diverso, quel futuro non ci sarà mai. E dobbiamo essere noi, oggi, adesso, a pensarlo.

    1. Ricky 17 luglio 2010

      Mi sa che presto vedremo Della Luna nelle liste elettorali della Lega.
      Meglio per tutti, ci risparmieremo (spero) queste tirate secessioniste costruite su basi di argilla.

    1. antsr 17 luglio 2010

      d'accordissimo firmo in pieno tutto quello che hai scritto e si potrebbero aggiungere tanti altri dati e storie come quelli di svariati miliardi della cassa per il mezzogiorno andati al nord da parte di imprenditori "onesti" che dopo aver percepito soldi e che soldi hanno chiuso licenziando i lavoratori. Qui non c'è solo l'Erg, ma anche l'Eni che produce per il nord e oltre. Si lascia una devastazione sul territorio, chi li pagherà? Ecco che spuntano aziende con personale altamente professionalizzato dal nord per il lavoro delle bonifiche, fare altri affari, di cui il sud vede una limitata e precaria occupazione ed ancora si potrebbe continuare. Se parliamo poi dei politici al nord molti vengono fuori corrotti... di centri di clientele (comunione e liberazione) lo stesso, ma è colpa della mafia tutto questo?. C'è il fatto che scorrendo tanti soldi al nord ci si accorge della trave nell'occhio e si vedano solo le altre e grandi travi di altri, mettendosi pomposamente in alto sapendo di avere la ragione innanzitutto. Un Berlusconi non è uscito dal sud, ma dal ricco nord e sono stati i politici del nord ad aiutarlo, oltre alla mafia, certamente.

    1. Tonguessy 17 luglio 2010

      Se parli di sovvenzionamenti che servono a poco mettici tutte le spese militari allora. E le spese di 'rappresentanza' come congressi inutili, consulenze dannose, auto blu con escort a seguito, rifinanziamento delle banche, fringe benefits di ogni ordine e grado, e via dicendo. Vero che alcune regioni sono a statuto speciale ma solo poche possono vantare 'risultati che si vedono'. Resta da capire in base a quale principio le altre regioni, pure abitate da italiani, non possano godere di simili privilegi. L'analisi (e la critica) era partita da questa constatazione.

    1. vic 17 luglio 2010

      Oh certo il sud aveva grandi e belli banchieri, di successo.

      Sindona per esempio.

      Poi il nord per invidia ci mise un contrappeso: Calvi.

      Adesso riposano in pace, uno dopo aver sorseggiato un buon caffe', l'altro dopo aver scorto lo scorrere del Tamigi da posizione assai privilegiata.

      Entrambi godono dell'indulgenza plenaria, beati loro.

    1. vic 17 luglio 2010

      Chi bombardo' la Serbia? D'Alema!


      Inoltre quei salari miserrimi non riflettono la disperazione di intere famiglie. Piu' di duecentomila vivevano della fabbrica di auto di Kragujevac.

      Cosa si direbbe se a qualcuno all'estero saltasse in mente di bombardare a zero Pomigliano, eh? E poi magari tornarci dopo qualche annetto per reinstaurarvi una nuova fabbrica con meno impieghi ed un quarto del salario. Questo ha fatto l'Italia alla Serbia!

      La Serbia e' un paese che durante la truce avanzata nazista ha lasciato sul terreno molta ma molta piu' gente degli italici, che con le loro suola di cartone seguivano gli ordini del mascelluto. Il movimento partigiano a confronto della resistenza Serba fa ridere.

      Ma questo non si puo' dire.

    1. vic 17 luglio 2010

      Con un'ineziale differenza: il mascelluto aveva accanto un'amante che stravedeva per lui fino al sacrificio della vita. Dopo essersi elusa assai ai media di allora. Altri tempi.

      Claretta, quella fine penzoloni all'ingiu' non la meritavi proprio. Cosa si dovrebbe fare alle escort di oggi, a confronto, scorticarle forse?

      Sempre in attesa che salti fuori l'introvabile carteggio duce-Churchill.
      Sarebbe una piacevole lettura estiva.

      ;-)

Visualizzati 20 di 59 commenti approvati.