NORD CONTRO SUD: IL BIPARTITISMO DELLA REALTA’

NORD CONTRO SUD: IL BIPARTITISMO DELLA REALTA’

DI MARCO DELLA LUNA

marcodellaluna.info


Il dibattito stimolato sia dal recente libro di Luca Ricolfi Il Sacco del Nord che dalle lotte sui tagli della spesa delle regioni, ha imposto all’attenzione il fatto oggettivo e brutale che Roma toglie al Nord annualmente circa 110 miliardi di euro per sostenere un Sud il quale, invece di svilupparsi grazie a questi donativi, sprofonda sempre più nell’inefficienza, nell’improduttività e nell’illegalità, e ha quindi sempre più bisogno di ricevere soldi dal Nord. Questo salasso toglie però al Nord i soldi per gli investimenti, le infrastrutture, l’innovazione, condannandolo a perdere competitività sul mercato internazionale, quindi, in prospettiva, anche la capacità di mantenere il Sud.


In cambio di questo massiccio salasso di risorse, il Nord riceve dal Sud un’altrettanto massiccio apporto di metodi di potere e gestione meridionali. Metodi estremamente inefficienti in termini di performance per la popolazione, ma estremamente efficienti in quanto alla loro presa su risorse e istituzioni. Il Nord, cioè, in cambio del frutto del suo lavoro, riceve dal Sud proprio ciò che rende il Sud arretrato e inefficiente.


Questa penetrazione è avvenuta e avviene attraverso una parte dei numerosissimi burocrati, funzionari e impiegati di origine e matrice meridionali, ma anche attraverso mafia, ‘ndrangheta e camorra, che si infiltrano nella politica, nell’economia, nella pubblica amministrazione, nel territorio e nel tessuto sociale, nei poteri pubblici, come evidenziato dalla vicenda dell’arresto di 300 ‘ndranghetosi eseguito il 12-13 Luglio. Avviene inoltre attraverso l’azione di un parlamento romano in cui gli eletti dei collegi a controllo mafioso sono quantitativamente determinanti per qualsiasi possibile maggioranza. Il potere delle organizzazioni mafiose è moltiplicato dal fatto che esse intercettano buona parte dei trasferimenti di denaro dal Nord. A buon diritto si può pertanto dire che sta avanzando la meridionalizzazione del Nord, l’assimilazione socio-politica e criminale del Nord al tipo di società del Meridione. Come scrivevo in altro articolo, è fallita la perequazione del Sud al Nord, ma sta riuscendo la riduzione del Nord al livello del Sud.

Questa situazione è oggettivamente una situazione di contrapposizione di interessi tra le regioni spogliate del Nord (soprattutto Lombardia e Veneto) e quelle assistite del Sud (soprattutto Sicilia, Calabria, Campania e Sardegna). Quelle assistite non saprebbero mantenersi senza il fiume di soldi tolti al Nord. Se il Sud spende 6 volte più del Nord per il personale amministrativo (fornendo un servizio peggiore), e se spende 6 volte più del Nord per una protesi ortopedica, è evidente che buona parte del Sud vive di spesa clientelare pagata dai contribuenti del Nord. La riforma del federalismo fiscale, basato sull’adozione dei costi standard, può essere sì votata come legge, ma poi non può essere attuata nella pratica, perché toglierebbe un reddito vitale (sia pur ingiusto e illecito) a troppa gente e a troppe forze, il cui consenso è per giunta indispensabile tanto al PDL, quanto, alternativamente, alle sinistre.

E con tanto arriviamo al dunque di questo articolo:

Il Nord, se resta legato al Sud e alla politica romana, verrà inevitabilmente immiserito, privato dei mezzi per restare competitivo, e finirà assimilato al Sud anche dal punto di vista sociologico e criminologico.

Per salvarsi, il Nord ha oggettiva necessità di interrompere sia i flussi in uscita di denaro verso Roma e il Sud, che la penetrazione del sistema socio-economico-criminale del Sud nel proprio territorio, nella propria politica, nella propria amministrazione. E di liberarsi, per quanto possibile, della penetrazione già avvenuta, ricercandone le “metastasi”, isolandole, espellendole. Per realizzare ciò, occorrerà che il Nord si doti non solo di strumenti autonomi di allontanamento, ma innanzitutto di efficaci barriere e filtri giuridici contro questa penetrazione, come strumenti di indagine e oneri di certificazione antimafia per concedere o mantenere la residenza, l’elettorato passivo, cariche pubbliche, iscrizione alla Camera di Commercio. Gli organi competenti a queste funzioni di indagine, certificazione, allontanamento dovranno, per ovvie ragioni, essere eletti dalla popolazione regionale e rispondere ad essa, indipendenti da Roma e dalle istituzioni nazionali.

La contrapposizione oggettiva di interessi tra Nord e Sud è il vero fattore dell’attuale crisi di un partito – il PDL – e di un governo – il Berlusconi Quater – che racchiudono in sé e vorrebbero rappresentare due interessi vitali oggettivamente e diametralmente contrapposti: quelli del Nord spoliato, e quelli di un Sud mantenuto grazie a questa spoliazione. Una contraddizione che si presenta anche entro il PD, tra le posizioni di un Cacciari e di altri esponenti settentrionali, che vorrebbero una branca settentrionale del partito autonoma dalla segreteria nazionale; e le posizioni del grosso del partito, legate ai molti iscritti meridionali o che comunque vivono di reddito tolto ad altri. Analogamente, nel PDL Fini e soci difendono gli interessi della parte meno produttiva del paese in sfida alla leadership di Berlusconi.



Non “destra” e “sinistra”, ma semplicemente Nord e Sud: questi sono i due blocchi di interesse effettivi e contrapposti del paese, i due blocchi che si contendono il reddito prodotto (nel senso che uno è abituato a vivere del reddito prodotto dall’altro, e considera ciò un suo diritto). Due blocchi geografici ed economici, anziché due classi sociali o due ideologie filosofiche. Il Nord a stare col Sud ha ormai tutto da perdere e niente da guadagnare. Punto.



E’ allora naturale, che nessun sistema elettorale funzioni bene, che fallisca sia il bipolarismo centrodestra-centrosinistra che il bipartitismo PD-PDL, sia il proporzionale che il maggioritario: sono tutti in contrasto con la realtà di fondo del paese. E’ naturale che Fini faccia la fronda a Berlusconi e Cacciari a Bersani. E’ naturale che l’attuale schieramento politico sia trascinato, gradualmente o bruscamente, a scomporsi, per riaggregarsi intorno a questi due poli, anzi a questi due popoli. Che tenda a dividersi in una coalizione nordista e in una sudista. A un bipolarismo geografico. I grandi partiti nazionali, il PDL e il PD, stanno ormai esaurendo le loro risorse di mediazione tra settentrione e meridione, perché questa mediazione, giustificata dal progetto di perequazione del Sud al Nord, è palesemente fallita e ha prodotto esiti disastrosi, quindi non è più in grado di sostenere un progetto e un partito nazionali unitari. I vincoli di bilancio, l’avanzare della crisi, la recessione, la disoccupazione, i tagli, la perdita di quote di mercato estero, stanno facendo saltare tutti i tradizionali meccanismi di mediazione e compromesso tra quei due poli d’interesse. Meccanismi basati sulle fedeltà ideologiche, su spesa pubblica facile in funzione di collante sociale e nazionale tra le generazioni presenti ma scaricata a debito su quelle venture, su tolleranza all’evasione fiscale e compartecipazione alla spartizione della spesa pubblica.


Lo Stato italiano si ritrova a festeggiare il suo centocinquantenario mentre versa in una condizione di vistoso marasma morale e funzionale, e mentre appare incontrovertibile il fallimento di sessant’anni di politiche di recupero del Sud mediante trasferimenti dal Nord. L’autunno 2010 si prospetta gravido di chiusure di aziende, insolvenze e licenziamenti. In questo scenario, la posizione più drammatica e critica è quella di Silvio Berlusconi, perché non riesce a fare le tanto promesse riforme, essendo costretto sulla difensiva; e ancor più perché da un lato riesce sempre meno a mediare tra Nord e Sud; e dall’altro lato non può schierarsi col Nord, a causa dei suoi troppo profondi legami e impegni con un certo Sud. Né può schierarsi con gli interessi di quel Sud, senza perdere ogni credibilità, carisma e dignità.



Eppure scegliere deve: restare a mezza via a far da bersaglio a magistrati, mass media e finiani, fino al logoramento e allo screditamento totale, e all’abbandono da parte di una Lega Nord tradita sul federalismo, sarebbe irragionevole e indecoroso. Ha un’opzione che lo potrebbe consegnare degnamente alla storia, e al contempo rimpicciolirebbe drasticamente le figure dei suoi antagonisti, Fini e Napolitano in primis: ammettere pubblicamente il fallimento dello Stato unitario italiano, il suo ormai ventennale incessante declino, l’impossibilità di riformarlo, la possibilità per il Nord di avere, nell’indipendenza, un decente futuro europeo, e la sua condanna, diversamente, a un inabissamento verso l’Africa. Mentre il Sud potrà risanarsi solo se sarà costretto a fare i conti con se stesso e le proprie storture, senza che altri paghi per esse, incoraggiandole e perpetuandole. Magari adotti una moneta propria, svalutabile rispetto all’Euro e al Dollaro, così da recuperare concorrenzialità e da rilanciare la sua economia. Berlusconi può rovesciare il tavolo; poi si tiri in disparte e lasci ad altri, a qualcuno che sia veramente competente in macroeconomia, di costituire un nuovo partito del Nord, che confluisca eventualmente con la Lega e si lanci in una campagna a tutto campo, non solo elettorale, per l’indipendenza della Padania.

Questo non è, ovviamente, razzismo. E’ il diritto a non essere spogliati sistematicamente del frutto del proprio lavoro e a non vedersi imposto un modello sociale assolutamente disfunzionale e indesiderabile – quello che The Economist definisce “Bordello”, Saviano “Gomorra” e Bocca “Inferno”. A non essere assimilati a quella cultura e al potere dei suoi uomini. A non essere sottoposti a un parlamento quantitativamente condizionato da politici che sono espressione di quel modello sociale. A respingere la mitologia, ormai ridicola, di un’unità nazionale che non esiste nella realtà, perché è evidente che nel territorio dello Stato italiano si trovano a vivere popoli sociologicamente diversissimi. L’unità nazionale non può essere presupposta e invocata come valore, senza prima aver dimostrato che essa esista nei fatti, nella realtà della popolazione. E i fatti ci dicono che non esiste una nazione italiana, ma popoli e sistemi socio-culturali molto diversi tra loro proprio nelle cose che contano per il funzionamento di un sistema-paese e della stessa legge. E in quanto al giudizio di valore sullo Stato unitario italiano, esso va dato in base ai fatti, ai risultati. E siccome questi sono negativi e involutivi, il giudizio è negativo.



Alcuni mi rimproverano di prendermela col Sud e con Roma, mentre la causa primaria dei mali economici e sociali è nel fatto che il mondo è sottoposto a un cartello bancario privato, monopolista del denaro e del credito, che detiene ed esercita la sovranità economica, produce, a sua convenienza, recessioni, bolle, guerre, disoccupazione, carestie, senza riguardo per la gente.
v

A questa obiezione, replico semplicemente che non vi è prospettiva che tale sistema sia sostituto o sostituibile, e che dall’alto lato esso opera da molti decenni, e in tutti questi anni alcuni sistemi-paese, ben amministrati, hanno prosperato; mentre altri, male amministrati, sono rimasti o divenuti poveri. A uno Stato sottoposto al sistema della moneta-debito e del monopolio bancario privato della moneta (come l’Italia e come quasi tutti gli Stati industrializzati), non è possibile impedire le ricorrenti crisi, recessioni, bolle, deflazioni. Può però ridurne i danni ed evitare di essere sopraffatto e colonizzato economicamente dai paesi competitori. Ma per riuscire in ciò, bisogna che sia un sistema-paese efficiente, disciplinato, che confidi nelle regole e le rispetti, che minimizzi gli sprechi, che abbia un sistema giudiziario efficiente e credibile, che non abbia un parlamento condizionato dalla mafia, che abbia invece una classe dirigente, politica e tecnica, capace di lavorare produttivamente e non solo di saccheggiare la spesa pubblica. La Padania può rispondere a tali requisiti. Lo Stato unitario italiano, no.



Marco Della Luna

Fonte: http://marcodellaluna.info

Link: http://marcodellaluna.info/sito/?p=287

15.07.2010

Commenti (59)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 20 caricati
    1. frankleone 10 settembre 2010

      forse, e dico forse, bisognerebbe smettere di sovvenzionare in modo speciale tutte e 5 queste regioni, e fare in modo che la ricchezza prodotta in un territorio vi resti in buona parte. se un territorio produce in buona parte mafiosi e politici corrotti, che si goda quei frutti. ma senza il nostro denaro.

    1. Jasmine 25 luglio 2010

      Altroché se l'ho studiata la storia. Ed è solo sui manuali scolastici che si parla di Regno delle due Sicilie. Solo che, quando il Papa impose come re Carlo d'Angiò, la Sicilia se ne andò per i fatti suoi (vedi Vespri siciliani) e si costituì in Regno di Trinacria. Poi, dopo Federico III, tornò a chiamarsi Regno di Sicilia, avendo come re il re di Spagna e mai, comunque, alcun rapporto con il Reame di Napoli. Di Regno delle due Sicilie se ne parlerà per la prima volta a Vienna, dopo la restaurazione post napoleonica, ma ogni tentativo dei napoletani di annettersi di fatto, oltre che sulla carta, il regno di Sicilia, fu regolarmente sconfitto. Non si iuscì neppure a fare l'unione monetaria. Tant'è che a Napoli, quando arrivò Garibaldi, avevano corso i ducati, mentre in Sicilia vigevano le onze, i tarì, i dinari e i piccioli. E fu estremamente facile per Garibaldi attraversare l'isola perché promise la ricostituzione del Regno di Sicilia, quello che ebbe come Presidente del Regno (carica esistita solo in Sicilia) Ruggero Settimo, l'abolizione dei feudi e la restituzione delle terre ai contadini, nonché la cacciata dei napoletani che, d'altronde, non ebbero bisogno di essere cacciati, ma scapparono come lepri, anche perché si rendevano conto che quella non era la loro terra. Molto diverso, infatti, fu il comportamento delle truppe borboniche al di là del Faro. Il fenomeno del "brigantaggio", come definirono i piemonitesi la resistenza popolare del Sud contro i colonizzatori non interessò la Sicilia. Quindi, parlare di Regno delle due Sicilie è solo la giustificazione che si diedero i Savoia per potersi annettere anche la Sicilia e non mantenere le promesse fatte da Garibaldi.

    1. giovannimarc 25 luglio 2010

      purtroppo i torti di 150 anni fa sono gli stessi di oggi si continua a gestire il sud con gli stessi criteri, si inglobano istituti bancari meridionali speculando su vere o presunte inefficienze,al contempo si salvano banche vicine alla lega con denaro pubblico quindi anche degli italiani del sud.Vorrei precisare poi che Marche e Umbria non hanno mai fatto parte della padania,che peraltro non è mai esistita,erano infatti Stato Pontificio.Mi sono scoperto non solo Neoborbonico anche Papista.
      Il luogo comune è ormai supinamente accettato per pigrizia mentale o malafede
      fa comodo incolpare una parte del paese dell'inadeguatezza culturale ed economica che credo sia comune,questo è un paese ad economia assistita in modo mafioso al nord quanto al sud.Si è di nuovo scelto che a pagare il prezzo maggiore della crisi siano i rovinati tanto si sa che "la rovina ai rovinati non gli fa niente",salvo che alcuni rovinati si sono rotti le palle di essere anche vilipesi.

    1. giovannimarc 25 luglio 2010

      I Savoia e il massacro del Sud
      Antonio Ciano ed. Grandmelò.

      Il sud ,come lo hanno creato, ora gli pesa. 3000 anni di storia, cultura ,arte,la prima ferrovia ,Napoli capitale europea e tanto altro opera di un popolo di scansafatiche illetterati e geneticamente portati al crimine. Un'analisi se non dettata dall'ignoranza sicuramente dalla malafede

    1. Lowspirit 21 luglio 2010

      da noi in puglia di solito si rilasciano gli scontrini fiscali e si dice che durante il periodo estivo, i finanzieri facciano dei controlli , in borghese, alle persone che escono dai negozi comprando qualcosa

    1. Lowspirit 21 luglio 2010

      da noi in puglia di solito si rilasciano gli scontrini fiscali e si dice che durante il periodo estivo, i finanzieri facciano dei controlli , in borghese, alle persone che escono dai negozi comprando qualcosa

    1. Lowspirit 21 luglio 2010

      Abbi almeno il buon gusto di leggere cosa dicono i Neoborbonici.
      Loro non sopportano che la storia del Regno non venga infamata com'è avvenuto da 150 anni a questa parte e che non vengano infamati quei sovrani chehanno regnato su quel paese che all'epoca era la terza potenza industriale d'europa, e quindi del mondo (all'epoca gli USA erano ancora indietro)
      Inoltre i Neoborbonici non ce l'hanno con i cittadini del nord, anche perchè cose che furono create dalla massoneria non possono essere facilmente comprese

    1. Lowspirit 21 luglio 2010

      Hai mai studiato la storia (non quella dei libri scolastici, s'intende)? Il Regno delle 2 Sicilie è durato 500 anni.
      La patania
      (l'ho scritto così perchè non vorrei che vi offendeste, dato che "padania" deriva da padus cioè Po in latino dei romani, vi dà fastidio la parola romani vero?)
      non è mai esistita

    1. Lowspirit 21 luglio 2010

      è vero il contrario, il ladro di cavalli francese (nato a nizza) al soldo di sua maestà britannica sbarco a Quarto con 1000 mercenari e grazie all'esercito piemontese savoiardo s'impossessò del Regno delle 2 Sicilie (passando prima per il banco di Napoli)

    1. Lowspirit 21 luglio 2010

      è vero il contrario, il ladro di cavalli francese (nato a nizza) al soldo di sua maestà britannica sbarco a Marsala con 1000 mercenari e grazie all'esercito piemontese savoiardo s'impossessò del Regno delle 2 Sicilie (passando prima per il banco di Napoli)

    1. Lowspirit 21 luglio 2010

      quando mai il nord accetterebbe la secessione consensuale?
      starebbero ad un passo dalla grecia, con i debiti da restituire alla germania , al FMI, ecc.
      Noi al Sud dovremo accontentarci di uscire dall'euro e magari cooperare con i paesi del mediterraneo, fare affari con l'iran, la turchia e quindi con venezuela, russia, ecc.

    1. Lowspirit 21 luglio 2010

      perchè non ve ne siete rimasti a casa vostra?
      se stavate ancora aldilà della linea gotica, adesso avreste solo la nebbia e i l solito debito pubblico dei paesi dell'europa

    1. wiki 20 luglio 2010

      SAREBBE UN SOGNO SE GLI SPRECHI DELLO STATO FOSSERO TUTTI QUA? E SOPRATTUTTO UN A TANTUM COME QUESTI...

    1. Truman 20 luglio 2010

      Dice Robecchi:




      ...supremo senso della legalità del ministro Maroni, lo sappiamo certificato da ogni telegiornale del regime. Dunque ci rivolgiamo a lui per denunciare un furto grave. Ci hanno già rubato quattro miliardi in sanzioni europee, un altro ce lo ruberanno a breve. Fa un bel gruzzoletto: un quinto della manovra di Tremonti. E questo perché una cricca politica di nome Lega Nord si ostina a difendere alcuni fuorilegge che non vogliono pagare le multe sulle quote latte. Per difendere pochi dei suoi, la Lega e l'amico Tremonti (con apposito emendamento inserito nella manovra) non esitano a penalizzare gli onesti e far spendere miliardi a tutti. Questo si chiama furto. Coraggio, ministro, aspettiamo la retata di questi parassiti padani che campano a spese dello Stato.

    1. Truman 20 luglio 2010

      Proveniente dal sud, mi trovavo per qualche giorno a Bergamo (Padania, credo) e compravo il latte nel negozietto in centro. Mai una volta che mi rilasciasse la ricevuta. Ero abbastanza perplesso, perchè nel sud la ricevuta me la facevano.


      Ancora più strano, la caserma della guardia di Finanza era a pochi metri di distanza, proprio di fronte.

    1. Jasmine 19 luglio 2010

      Giusto. I mille, infatti, partirono da Marsala e sbarcarono a Quarto. E in men che non si dica s'impossessarono della Padania.

    1. cyrano-65 18 luglio 2010

      Fatto l'esperimento (non c'era bisogno, lo sapevo già, visto che io pago le tasse). Conoscono l'F24 perfettamente sia alla banca che alla posta. E si fa anche on line.

    1. cyrano-65 18 luglio 2010

      Il Paese è lungo, e anche dividendolo, a meno che la Padania indipendente non esca anche dalla UE sempre lungo resta. Fuori dalla UE la "ricca" Padania conterebbe come il due di picche (la "grande" tecnologia fa ridere perfino i Cinesi e l'incapacità organizzativa degli Italiani del Nord - se non supportati da fiumi di denaro - è famosa in tutto il mondo, se non ci credete confrontate la grande e costosa Malpensa col piccolo ed efficientissimo aereoporto di Catania). Resterebbe anche il problema di gestire da fuori della UE tutti gli investimenti al sud. Ah, dimenticavo e lo ripeto: mafia e corruzione sarebbero ancora là indisturbate a mangiare sulla testa di tutti. Non vedo concretezza, solo becere sciocchezze.

    1. wiki 18 luglio 2010

      per come la vedo io sti neo borbonici con il loro neo regno borbonico non sono un'errore, per me sarebbero un occasione da non perdere...loro non sopportano i cittadini ( a loro dire) prepotenti ed egoisti (????) del nord qui al nord si è in gran parte stufi di finanziarli a fondo perduto...che fondino subito il loro regno borbonico magari alleandosi con la Libia di Gheddaffi...

    1. Jasmine 18 luglio 2010

      Ed è proprio qui l'errore che stiamo tutti scontando. Il regno delle due Sicilie nella realtà non è mai esistito, se non sulla carta. E il regno di Napoli si è liquefatto come un panetto di burro al sole d'agosto quando i napoletani hanno cercato di annettersi la Sicilia. Lo hanno poi fatto bergamaschi e bresciani, alleandosi con la malavita locale, attraverso cui continuano a mantenere il controllo del territorio.

Visualizzati 20 di 59 commenti approvati.