NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI

NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI

DI VALERIO VALENTINI

byoblu.com

Ho visto un meraviglioso striscione tra i tanti che stanno sfilando in queste ore nelle piazze italiane, e nelle videogallery dei quotidiani online. Lo reggevano cinque o sei ragazzi, di 16 o 17 anni. Liceali, con ogni probabilità. Dietro lo striscione, una lunghissima fila di studenti. Su quel lenzuolo bianco, con lettere un po’ sbilenche e non molto allineate, c’era scritto uno di quegli slogan che spesso vengono utilizzati durante manifestazioni o cortei, né più bello né più brutto di molti altri simili. Ma che, nonostante l’abuso tipico di ogni slogan, nel momento in cui l’ho visto, mi è sembrato, appunto, meraviglioso: “Non ci avrete mai come volete voi”.Ecco, appunto, come ci vogliono? Io credo che prima di tutto ci vogliono ignoranti. E sappiamo perché. Rassegnati. E sappiamo perché. Disillusi. E anche in questo caso, sappiamo perché. Dunque la manifestazione di oggi, apparentemente, va contro i loro progetti. Ma quello slogan, apparentemente, era un’affermazione coraggiosa e prepotente della volontà di autodeterminare il nostro presente. Apparentemente.



Perché dico apparentemente? Perché secondo me chi detiene il potere, che poi è un agglomerato di poteri transnazionali, oggi ci vuole anche arrabbiati, bruti, violenti. Ci vuole esattamente come oggi stiamo dimostrando di essere. La protesta di piazza, in fondo, agli occhi di chi governa è un atto auspicabile: è una valvola di sfogo, il rientro dei livelli di guardia della frustrazione e dell’indignazione. Il fatto che lo si faccia sfasciando le vetrine di una banca, incendiando un cassonetto oppure organizzando una sassaiola non ha alcuna importanza. Quello che conta è che da domani ce ne torniamo tutti, calmi ed estenuati, alle nostre quotidiane occupazioni, sereni per aver fatto il proprio dovere: aver protestato.

So bene qual è il significato di uno sciopero così imponente come quello di oggi. Aver ribadito, da un lato, la voglia di far sentire la propria voce, l’orgoglio di affermare tutto il significato della propria esistenza non solo di cittadini, ma di individui; in secondo luogo, lo sciopero significa mettere in crisi il sistema produttivo, bloccare le attività commerciali, ridurre i profitti dei padroni. Tutto vero, in teoria. In pratica, negli ultimi anni la voce di chi protesta non solo non viene ascoltata, ma spesso non viene neppure percepita. Essa sprofonda in mezzo alla confusione, alle urla, alle sirene, e nessuno riesce a decifrarla. Ma tutti sanno bene come strumentalizzarla. Quanto poi a mettere in crisi il sistema produttivo, nutro seri dubbi circa la reale efficacia di queste manifestazioni. Domani ci saranno vetrine spaccate da risistemare, sampietrini divelti da reinserire sul selciato dei viali, auto incendiate da ricomprare. Magari il piccolo commerciante o l’operaio subiranno danni gravissimi, ma il “Sistema”, come molti lo chiamano, finirà per guadagnarci. La protesta è, in generale, un atto meraviglioso, ma il modo di esercitarla è ormai fallimentare. Lo abbiamo ereditato dalle generazioni precedenti e lo trasmettiamo a quelle successive, senza rinnovarlo. Come un’abitudine, una tradizione. Credo che non solo tra le dinamiche, ma direi anche tra gli slogan degli scioperanti di fine ottocento cannoneggiati da Bava Beccaris e quelli degli studenti di oggi manganellati dai celerini non ci sia alcuna differenza. E questo è terribile, perché nel frattempo i “Savoia” si sono evoluti.

Ci sono casi, come in Val Susa, dove il sopruso necessita ancora di un avanzamento fisico, fatto di ruspe e di trivelle. E allora ben vengano gli assalti ai cantieri, la costruzione delle baite, i consorzi di valligiani per acquistare i terreni. Ma in tutti gli altri casi, dove l’affermazione del potere non ha nulla di fisico – il Fiscal Compact o il MES non sono, purtroppo, ruspe e trivelle – opporsi fisicamente serve ancora a qualcosa? L’unica utilità è per il Potere, che manda carabinieri e poliziotti a pestare a sangue i ragazzini, in una guerra tra poveri che non ha alcun senso. Perché tanto, alla fine, vince sempre chi si trova in sala regia, a dirigere pattuglie e manifestanti come fossero pedine su un grande gioco dell'oca.

Qual è l’obiettivo? Costringere alla ritirata un blindato? Ne arriverà un altro. Conquistare una piazza? Verrà liberata. Negli ultimi anni i manifestanti arrivano con i caschi, con le maschere antigas, si dispongono a mo’ di testuggine romana, con materassini o assi di plexiglass. E’ proprio quello che il Palazzo vuole: avere come spalla manifestanti organizzati, minacciosi e armati di tutto punto. Che facciano il maggior numero possibile di danni, che mettano a ferro e fuoco, a soqquadro la città. Che ingaggino tafferugli con le forze dell’ordine usando tecniche da guerriglia urbana. Magari che ci scappi il morto, così che si possa invocare la parola magica, "repressione", e si possano dare ampi poteri alle forze armate, nel consenso generale dell’opinione pubblica, magari dichiarando lo stato d’assedio.

È il caso di ripensare la protesta. Di esprimere la rabbia e l’indignazione in forme diverse, più costruttive, più pericolose per il Potere. Si potrebbe cominciare, ad esempio, ad occupare le sedi locali e nazionali dei giornali e della RAI. Farebbe molto più rumore un TG interrotto dall’arrivo di manifestanti che si impossessano di microfoni e telecamere, che non un liceo autogestito a oltranza dagli studenti che si barricano dentro l’aula magna finché non arriva la Digos a sgomberarli. E poi, visto che tutti la definiscono la dittatura delle banche, si potrebbe provare a colpirla ritirando i soldi dai conti correnti e mettendoli sotto al materasso, almeno finché le banche non torneranno ad assumere il loro ruolo originario, quello vicino ai risparmiatori.

Si potrebbe addirittura tornare a ristrutturare il vecchio casale in campagna, avuto in eredità dal nonno [ndr: ad avercelo!], e coltivare la terra. Oggi raccogliere un pomodoro che si è seminato è qualcosa di infinitamente più rivoluzionario che raccogliere un sasso per tirarlo contro un celerino. O, infine, gli studenti potrebbero ribellarsi a questo potere reagendo nella maniera che è, tra tutte, sicuramente la più pericolosa: studiare. Essere molto più colti e preparati di chi comanda * è l’atto anarco-insurrezionalista più antico ed efficace di sempre.

Valerio Valentini

Fonte: www.byoblu.com

Link: http://www.byoblu.com/post/2012/11/14/Non-ci-avrete-mai-come-volete-voi.aspx

14.11.2012

* http://www.byoblu.com/post/2012/08/29/MATRICOLA-811874.aspx?page=all

Commenti (59)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 19 caricati
    1. fernet 15 novembre 2012

      Le bollette e l'Imu del casale del nonno le paghiamo con i pomodori. Ce l'ha messo nel c...o ben bene il potere.
      Ma non è detto

    1. Affus 15 novembre 2012

      CANCELLARSI DALL' INPS SUBITO SE SEI UN AUTONOMO .

    1. zapper 15 novembre 2012

    1. zapper 15 novembre 2012

      parlando di fatti e non pugnette:

      ieri a Milano il Presidente dell'Ecuador Rafael Correa ha tenuto un lectio magistralis alla uni Bicocca davanti ai rettori delle università lombarde

      http://www.unimib.it

      ha spiegato come NON PAGARE IL DEBITO e investire quelle risorse in infrastrutture, sanità e scuola e degli effetti nefasti di una moneta controllata da "altri"

      http://lacittanuova.milano.corriere.it

      naturalmente non ne ha parlato quasi nessuno, tranne qualche trafiletto

      http://www.ilsole24ore.com

    1. redme 15 novembre 2012

      ..altre forme di lotta più efficaci: smettere di lavarci per appestare l'ambiente e impedire l'aggregazione umana, cospargere le città di bucce di banana, ascoltare a tutto volume Pupo, fare le puzze in ascensore, divulgare la MMT, smettere di seguire il calcio e darsi al curling, fidanzarsi con persone con alitosi, studiare studiare studiare e poi fare il manovale in nero.....se poi urge in voi la violenza rivoluzionaria andare per cicoria in alta quota.

    1. Tonguessy 15 novembre 2012

      E’ proprio quello che il Palazzo vuole: avere come spalla manifestanti organizzati, minacciosi e armati di tutto punto. Che facciano il maggior numero possibile di danni, che mettano a ferro e fuoco, a soqquadro la città.

      In questo senso fu proprio Luigi XVI a volere le proteste di piazza che portarono alla sua decapitazione. Non fa una piega, non fa. Pare che vicino a piazza Syntagma diano la benzina gratis per farsi le molotov: è proprio quello che il Palazzo vuole, no?

      Altra perla:

      raccogliere un pomodoro che si è seminato è qualcosa di infinitamente più rivoluzionario che raccogliere un sasso per tirarlo contro un celerino


      Rivoluzionario come sono, anch'io raccolgo i pomodori che ho coltivato. Oggi, purtroppo, non ci sono più pomodori perchè (forse Valentini non se n'è accorto) è quasi inverno. E in inverno non ci sono pomodori da raccogliere. Forse è per questo che si raccolgono sassi?
      Siamo arrivati a giustificare le mattanze di Bolzaneto e Diaz nel nome del biologico?

    1. Kvas 15 novembre 2012

      Il semplice fatto che una cosa così semplice e ovvia come descrive questo articolo non si applichi è la dimostrazione pratica del successo del sistema

    1. haward 15 novembre 2012

      Non mi riferisco al movimento no global, entità super infiltrata e facente parte integrante del "sistema", ma al molto più vasto contesto culturale ed intellettuale che esisteva in quegli anni. Ti ricordo, ad esempio, che una grande parte del mondo cattolico, ora totalmente assente, allora si era schierata, con il cardinale Tettamanzi in testa.

    1. Primadellesabbie 15 novembre 2012

      Si può provare ad usare la forza degli altri, come in alcune arti marziali. Denaro e burocrazia. Fare una meticolosa attenzione a come si usa il denaro disponibile, spendere il meno possibile e solo in modo "politico". Smettere di accettare qualsiasi imposizione burocratica, ad esempio rifiutarsi di compilare la improponibile dichiarazione dei redditi o di farsela compilare da commercialisti o affini, esigerne una versione talmente semplificata che chiunque possa compilare in pochi minuti e senza studiare per questo. Esigere dalle Municipalizzate di poter onorare le bollette senza pagare per questo ed attendere istruzioni. Rifiutarsi di fornire dati personali ad ogni pié sospinto e via di questo passo. Qualcosa di simile a quello che hanno fatto a Napoli con le immondizie ma meno puzzolente e più efficace.

      Per essere un Popolo, come i francesi, ci vuole del tempo e bisogna vivere grandi esperienze comuni senza essere diretti da: Savoia, carbonari, interventisti, fascisti, DC, tenutari di tv, Paesi Stranieri. Non é facile.

    1. terzaposizione 15 novembre 2012

      " la morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario :
      - per eseguire un arresto regolare
      - per impedire l'evasione di una persona regolarmente detenuta
      - per reprimere. in modo CONFORME alla LEGGE, una sommossa/insurrezione
      Trattato Lisboa

      inoltre la Clausola di Solidarietà prevede che ogni Nazione Europea sia tenuta a partecipare ad azioni di polizia militare ( EUROGENDFOR ) in contrasto ad Azioni Terroristiche in altri Paesi UE.

      Chi sceglie la Piazza sia consapevole che essere pacifico non sarà un'attenuante.

    1. Jor-el 15 novembre 2012

      Non sono d'accordo. Il movimento noglobal degli Anni Novanta era troppo minoritario e, soprattutto, era sostanzialmente un movimento di opinione, privo di obiettivi pratici e credibili su cui aggregare un movimento davvero vasto e capace di uscire dal recinto che il potere ha assegnato ai rimasugli delle passate esperienze di lotta (centri sociali ecc). Genova fu una trappola, una trappola in cui, purtroppo, il movimento noglobal è stato obbligato a cadere dalle sue stesse contraddizioni. Oggi la situazione è diversa. Ci sarebbero gli obiettivi, ma non c'è nessun movimento generale all'orizzonte. Soltanto tante, variegate e isolate esperienze di resistenza che non riescono a ritrovarsi su un terreno comune.

    1. Jor-el 15 novembre 2012

      Secondo me ci vogliono entrambe le cose. Boicottaggio economico e disobbedienza civile non bastano, occorre anche un movimento di protesta che rompa il silenzio mediatico. E, soprattutto, riconoscere e smascherare i nemici, uno alla volta. A cominciare da quella task force neoliberista che da anni è incuneata come un cancro nel corpo vivo di quello che dovrebbe essere il movimento dei lavoratori: il Pd.

    1. haward 15 novembre 2012

      Ricordo a tutti cosa è accaduto a Genova nel 2001. Molte persone, in tutto il mondo, avevano capito quale fosse il vero volto della globalizzazione. Ecco, allora, l'arma vincente: spostare l'attenzione dal piano dei contenuti e delle idee a quello dell'ordine pubblico e della violenza. Risultato: fine, prematura, di quell'esperienza. Non ricadiamo nello stesso errore, e, sopratutto, non lasciamoci manovrare da chi è in grado di organizzare spettacoli di tutti i tipi in cui ti ritrovi ad interpretare un determinato ruolo pensando di recitarne un altro. Io, purtroppo, non ho la soluzione. Però credo che la condizione preliminare sia quella di mantenere, per quanto si possa in momenti difficile come questi, la necessaria lucidità.

    1. Giancarlo54 15 novembre 2012

      Da qualche parte bisognerà pur cominciare o no? Valentini non mi convince per niente, al momento non vedo altra via di uscita che la protesta di piazza. Solo da li può nascere qualche cosa.

    1. Jor-el 15 novembre 2012

      Io ci andrei piano a decretare che "le proteste di piazza fanno il gioco dei padroni". Lo fanno quando restano "dimostrazioni" e non cambiano nulla nei rapporti quotidiani fra dominati e dominanti. Quando, invece, la protesta di piazza diventa un momento di unificazione fra i tanti movimenti particolari che reagiscono alla crisi e danno loro modo di diventare un movimento generale capace di interloquire con la maggioranza della popolazione e, soprattutto, a sedimenatare organizzazione, cioè a costituire forme di contropotere nel territorio (e qui ci può entrare anche il discorso dei casolari, delle forme di consumo alternativo ecc) che diventino centri di ulteriore aggregazione e di unità contro il nemico comune, quando la protesta di piazza diventa una pratica costante, quotidiana, che esprime la realtà di un movimento vasto e organizzato con alle spalle una rete capillare di solidarietà di classe, allora il gioco smette di essere un gioco. Bisogna aver chiara, però, una cosa: che ci si arrivi in modo pacifico o meno, alla fine, di fronte a l'avvio di un processo insurrezionale, il potere mostrerà sempre il suo vero volto assassino. La rivoluzione non è un pranzo di gala.

    1. Aironeblu 15 novembre 2012

      Tutto da condividere, la protesta di piazza, se non ha la dimensione di una rivoluzione collettiva, è facilmente sopita o strumentalizzata. Se la nostra società civile è attaccata dai poteri della finanza mondialista l'unica soluzione plausibile è indirizzare gli sforzi contro tali poteri, con mezzi non violenti (ci si farebbe solo male per niente, loro sono molto più violenti), ma che siano in grado di colpire, come il boicottaggio economico, e la disobbedienza civile. Se gli togli il nutrimento, qualsiasi parassita prima o poi muore.

    1. Aironeblu 15 novembre 2012

      Condivido, la cosa migliore da fare è incrociare le braccia a oltranza.

    1. peronospora 14 novembre 2012

      straultramegaquoto

    1. Highlangher 14 novembre 2012

      Sono assolutamente d'accordo con Valentini. Le proteste di piazza fanno il gioco dei padroni. Ma per la parte pratica mi sembra che siamo ancora lontani dal fattibile. Prima di occupare una sede tv ci penserei un momento. Vengono fuori una valanga di reati che ti fanno passare la voglia. Ottimo il boicottaggio delle banche, ma anche quello incide in modo marginale sui profitti di questi mostri. Bella utopia poi tornare alla terra. Presuppone avercela, appunto, e trovare chi la coltiva. Mio nonno diceva, la terra e' bassa. Provare per credere. Una soluzione efficace sarebbe uno sciopero generale pacifico a oltranza. Dopo una settimana di camion fermi e negozi vuoti qualunque governo si siede a trattare. Vedi Francia che per molto meno blocca tutto. Ma loro sono un popolo, antipatico fin che si vuole, ma unito. Noi siamo sessanta milioni di individualisti menefreghisti. Basta che non tocchi a me, poi chissenefrega. Se non cambia questa mentalità, non si va da nessuna parte. Studiare dice Valentini, si giusto, per poi emigrare, unica alternativa per chi ha del sale in zucca. Auguri.

Visualizzati 19 di 59 commenti approvati.