NON AVRAI ALTRO JEANS AL DI FUORI DI ME

NON AVRAI ALTRO JEANS AL DI FUORI DI ME

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Che l’Italia sia avviata verso un destino economico di terzomondizzazione è sotto gli occhi di tutti, anche se molti sembrano ancora non volerci credere, altri cercano di minimizzare il problema. Grazie agli ultimi tre governi divenuti tali perché euro/guidati direttamente dalla Troika e artefici di razzie sociali praticate direttamente sulla carne viva dei cittadini, le condizioni del “Bel Paese” sono sempre più drammatiche. Due italiani su tre infatti ritengono che la Ue abbia danneggiato fortemente l’economia italiana (tranne Beppe Severgnini, schierato quasi quotidianamente in assetto di guerra eurista su 8½).

Il tutto è avvenuto grazie al partito più collaborazionista d’Europa, il Pd, che non solo ha concesso la sovranità monetaria ad una banca straniera privata, senza chiedere il consenso agli italiani, ma di conseguenza anche la sovranità economica ed ora è sul punto di cedere anche quella politica, dietro richiesta del Gran Maestro dell’Ordine dei Templari, Mario Draghi (nomen omen).

Come i fascisti di ieri collaboravano con l’alleato nazista per la deportazione dei vagoni stipati di ebrei, che partiti dalla stazione centrale di Milano arrivavano ad Auschwitz, i fascisti di oggi, che hanno votato in massa il Pd alle ultime elezioni europee, hanno dato il loro consenso ai loro politici di riferimento, gerarchi dell’ideologia neoliberista, agguerriti sostenitori dell’euro e dell’Europa, che hanno firmato tutti i trattati (Maastricht 1993 e Lisbona 2007), hanno introdotto il Fiscal Compact e il conseguente Pareggio di bilancio in Costituzione nel 2012, vincoli di austerità che hanno massacrato l’economia italiana e minano alle radici un possibile ripresa economica.

I neofascisti di oggi non si sono accorti di niente? Non hanno capito che il Pd è un partito che collabora con lo straniero? Che sta svendendo l’Italia allo straniero, riducendo sul lastrico migliaia di famiglie, precarizzando a vita il lavoro dei giovani, smantellando i diritti democratici, abbattendo l’art.18 come fosse il grimaldello che servirà a demolire definitivamente lo Statuto dei lavoratori e i Contratti collettivi di lavoro, quando l’Italia è il paese che ha la differenziazione dei contratti atipici più selvaggia d’Europa.

Il Pd si caratterizza infatti come un partito di ispirazione nazionalista, come il Partito Nazionale Fascista (dove la nazione stavolta è l’Europa), autoritario (governa deputati semplicemente nominati, non eletti con le preferenze elettorali, quindi facilmente manipolabili), totalitario (domina tutti i mezzi d’informazione, perché il Pdmenoelle in questo momento è succube del Pdpiùelle). Tale partito, sostenuto dalle forze conservatrici quali Confindustria, (come il Pnf era sostenuto da industriali e agrari) è bensì molto reazionario e populista, e sul piano sociale tende a incrementare la discriminazione della società in classi, anzi sostanzialmente in due sole classi, l’1% di ricchi versus il 99% dei nuovi proletari, dopo aver smantellato la piccola e media borghesia. 

Mentre il Partito Fascista aveva lanciato una violenta offensiva squadrista contro i sindacati e i partiti di ispirazione socialista, causando numerose vittime, nella sostanziale indifferenza delle forze dell'ordine, anche il Pd ha premeditato da anni la strategia della dissoluzione dei sindacati, rendendoli complici del massacro sociale, concordato attraverso la concertazione. Ora i sindacati sono assolutamente impotenti di fronte alla demolizione dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, ultimo baluardo a garanzia della certezza del lavoro, e non avranno dunque alcun potere contro le famigerate controriforme renziane. I sindacati infatti stanno vivendo una crisi storica senza precedenti, incapaci di impedire la dissoluzione della piena occupazione, sicura e indeterminata, inadeguati nel difendere la concezione del lavoro inteso come "diritto" e non come "favore", in questo consiste la gravità storica del momento.

Un solo partito, appoggiato dai poteri sovranazionali che contano, sta gestendo il doloroso travaglio di una morente “democrazia liberale” verso una “oligarchia plutocratica”, rappresentata dagli ultimi tre governi e dal prossimo commissariamento della Troika. Un partito che si autodefinisce “democratico”, ma che di democratico non ha più niente, perché asservito direttamente all’interesse delle lobbies finanziarie euro atlantiche e della destra repubblicana Usa.
Il Partito “Democratico” sta infatti progettando tragiche pseudoriforme, che mirano alla costruzione di una società governata da oligarchie finanziarie, che poco si interessano di diritti, redditi, lavoro, cultura, previdenza, benessere sociale. Il nuovo modello economico imposto non mira assolutamente alla realizzazione della crescita economica, ma alla conquista di un bacino socio-economico da sfruttare attraverso tassi, interessi, mutui, balzelli medievali, che ricordano appunto il sistema verticistico feudale, dove un'oligarchia aristocratica guerriera parassitaria governava su tutta la società con l'aiuto del potere finanziario e usuraio.

Una sorta dunque di usurocrazia del potere finanziario, che attraverso l’imposizione di una moneta unica, ha demolito la sovranità monetaria, quella economica, ed ora sta demolendo definitivamente quella politica (Mario Draghi: “Gli stati cedano sovranità”). Ma se l’elettorato piddino, quello che ha creduto per lungo tempo cecamente ai mantra fideistici della propria parte, ha ora disertato le ultime primarie per la regione Emilia Romagna (hanno votato appena 55mila elettori, su circa 75mila iscritti), forse comincia ad avere qualche dubbio sulle numerose bufale che gli ha raccontato il suo partito affaristico liberista, forse comincia a capire che stiamo vivendo una tragedia di portata storica, di cui il Pd è diretto responsabile?

L’elettorato del Pd dunque non sa che il neoliberismo economico autoreferenziale, adottato dall’establishment mainstream europeo e di conseguenza italiano, punta proprio all'eclissi dell'intervento statale, con particolare riguardo alle liberalizzazioni e privatizzazioni (che favorirebbero il capitale privato), e che l’adozione delle politiche di austerity non hanno fatto che peggiorare i conti pubblici, aumentando il debito nazionale e deprimendo il Pil, con l’innesto di una tragica recessione?

Tragicamente miopi o peggio ancora criminose, appaiono infatti le scelte politiche del Pd, che stanno producendo la deindustrializzazione del paese, la strage della piccole e medie imprese (fiore all’occhiello economico dell’Italia fino a 8 anni fa), l'emigrazione all'estero di capitali, imprese e cervelli, la svendita di beni pubblici, gioielli tecnologici di stato come Finmeccanica, Eni, Enel. Ma le colpe attingono profonde radici nel passato. Dopo la fine del sistema di Bretton Woods 1971, Francia e Germania Ovest, iniziarono a spingere per la creazione di un sistema a cambi fissi tra i Paesi del vecchio continente.

“Agli inizi del 1978 inizia ad essere progettato il Sistema Monetario Europeo. All'interno del PCI vi sono posizioni diverse, ma in sostanza il partito esprime ben presto la propria netta adesione ad un sistema europeo che porti a cambi fissi tra le valute. Lo stesso fa la CGIL di Lama, nonostante siano chiare le conseguenze per i lavoratori che tale scelta comporta. Appare da subito chiaro che se un gruppo di Stati rinuncia alla flessibilità del cambio valutario, e quindi alla possibilità di operare svalutazioni/rivalutazioni, senza introdurre meccanismi di riequilibrio fra le economie in surplus e quelle in deficit strutturale, gli oneri dei necessari “aggiustamenti” ricadono tutti sui lavoratori degli Stati più deboli, chiamati ad accettare minori diritti, maggiore fatica e diminuzione del salario, al fine di tentare il recupero della competitività perduta in favore degli Stati più forti (si noti che la “virtù” degli Stati forti consiste molto spesso nella loro maggior capacità, rispetto ai partner più deboli, di mantenere bassa l'inflazione contenendo i salari e comprimendo la domanda interna, esattamente come fa ora la Germania). Tutto ciò era già perfettamente chiaro a tutti i principali attori politici che discutevano l'eventuale adesione dell'Italia allo SME.” (M.Badiale, F.Tringali, “La trappola dell’euro”)

Quindi era perfettamente chiaro da più di 30 anni che il vincolo esterno avrebbe provocato disastri, sia nel PCI che nella CGIL, è inutile che i loro diretti discendenti ora sgranino gli occhi basiti (Landini), facciano i contestatori fuori tempo massimo (Cremaschi), o gli oppositori interni al partito (Fassina). È inutile che fingano “Sturm und Drang” per l’art.18 (tsunami della precarizzazione), per il Jobs Act (controriforma dei mini jobs), per il Tfr in busta paga (risparmi fiscali per lo stato e strage per le Pmi).

Quando poi nel 1981 avvenne il “divorzio” fra Tesoro e Banca d'Italia, il fatto privò il nostro Paese della possibilità di finanziarsi il debito e mantenere bassi i tassi d’interesse, consegnandolo totalmente al mercato per cercare finanziamenti.

Insomma i ceti dirigenti italiani ed europei si avviavano sulla strada dell'attacco totale ai lavoratori, ai diritti conquistati, allo stato sociale, al settore pubblico dell'economia. Il PCI e la CGIL si trovarono quindi di fronte ad un bivio storico: difendere gli interessi dei ceti medi e popolari assumendo posizioni nettamente contrarie al processo di unificazione europeo (che vedeva proprio nello SME il suo fulcro), e avviare così uno scontro molto duro (e dagli esiti imprevedibili) con i ceti dominanti, oppure accettare supinamente le scelte dei ceti dominanti stessi, accantonando le condizioni poste al tempo della discussione sull'ingresso dell'Italia nello SME e proponendosi come forze di governo “responsabili” ed “europeiste”. Sappiamo bene quale strada hanno scelto. (M.Badiale, F.Tringali, “La trappola dell’euro”)

Di chi è la colpa? Crisi delle ideologie dunque, o egemonia assoluta dell’unica ideologia neoliberista dominante? Forse l’unica ideologia oggi esistente ha avuto la meglio proprio perché le altre hanno abdicato ai propri valori in nome dell’unico valore ammissibile nella società liquida, cioè il dio denaro. “Non avrai altro jeans al di fuori di me”, diceva un famoso slogan degli anni ’70, rabbiosamente sprezzato da Pier Paolo Pasolini, perché allegoria di un genocidio che stava avvenendo sotto la presbiopia degli italiani, allora sedotti per la prima volta dalla nuova cultura yankee dei Jesus Jeans: la fine della civiltà contadina e l’inizio di una nuova era fascisto consumistica.

Una nuova era che ha segnato il passaggio dal capitalismo della fine del ‘900 al neocapitalismo finanziario e globale dei giorni nostri, in cui è avvenuta una mutazione genetica della specie umana occidentale, e soprattutto della classe dirigente al potere. È nata infatti una nuova specie di casta politica, reversibile, double face, convertibile, cabriolet, buona per tutte le stagioni, destra e sinistra si confondono a tal punto che non sono assolutamente più identificabili.
Per di più si è realizzato anche un processo di spersonalizzazione del capitalismo finanziario, che simile ad una piovra assetata di sangue, come fosse uscito dal più orribile degli horror movie, sta divorando proprio la borghesia, classe sociale che è stata per secoli la sua diretta espressione sociale, favorendo solo la sua versione finanziaria, per cui ci troviamo finanzieri/premier (Monti), come nel medioevo governavano i vescovi/conti. La finanza usuraia, unica ideologia dominante, dopo avere per secoli appoggiato tutti i poteri esistenti e operanti nella società, ha oggi sostituito quei poteri stessi, riducendoli ad effimeri oggetti di vassallaggio (chiesa, politica, borghesia).

Infine dunque anche l’ “homo politicus” contemporaneo ha subito una sorta di metamorfosi, sottoposto a clonazione spersonalizzante, si è mutato in una “nuova forma di vita” docile e camaleontica, liquida e malleabile, arrendevole e conciliante, che ripropone attraverso una sintesi esplosiva l’essenza più profonda del totalitarismo globalizzato. Leitmotiv dunque del nuovo capitalismo finanziario? Dell’epoca più fascistizzata della storia dell’umanità? Dove il fascismo è diventato cibo quotidiano, ideologia partorita dalla stessa cultura occidentale, spalmata quotidianamente sui teleschermi tv, espressione adorante dell’unico slogan tollerabile: “Euro, non avrai altro dio al di fuori di me”.

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

7.10.2104

Commenti (108)

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    1. GiovanniMayer 7 ottobre 2014

      Aggiungo: perché il marcio nasce proprio dalle fondamenta stesse.

    1. GiovanniMayer 7 ottobre 2014

      Direi che concordo su tutto, ma soprattutto sul fatto che la UE non sia riformabile senza che prima non sia stata disgregata fino alle fondamenta.

    1. GiovanniMayer 7 ottobre 2014

      Allora rispondo qui quello che ho risposto di là:


      Alla fine è un problema di parole.
      Fascismo, capitalismo, neoliberismo, complotto giudoplutomassononsocosa, chiamiamolo un po'come ci pare, chiamiamolo "la cosa", giriamola come vogliamo, ma purtroppo anche quello che dice Georgios è amara realtà.

    1. GiovanniMayer 7 ottobre 2014

      Alla fine è un problema di parole.

      Fascismo, capitalismo, neoliberismo, complotto giudoplutomassononsocosa, chiamiamolo un po'come ci pare, chiamiamolo "la cosa", giriamola come vogliamo, ma purtroppo anche quello che dice Georgios è amara realtà.
    1. GiovanniMayer 7 ottobre 2014

      Su questo ne possiamo discutere in privato (come se non l'avessimo mai fatto) ciò non toglie che hai confuso l'import con l'export e che quindi hai parlato di fantomatiche ed inesistenti lobby dell'import, quando invece ti stavi riferendo alle reali e distruttive lobby dell'export, dette anche neomercantili. Distruttive perché? Perché fanno funzionare bene l'economia di un paese, non necessariamente il popolo, e loro tasche, a scapito della compressione dei consumi interni e dei salari per il proprio popolo oppure dei popoli che importano la loro roba. Come la Germania che è si ricca ma ha devastati l'Europa e ha stipendi stagnanti da più di 3 lustri...come confermi tu.

    1. Laertino 7 ottobre 2014

      Dell'articolo trovo interessante, non tanto l'analisi della natura del PD, quanto il problema di una possibile dittatura futura.

      Non condivido, ma capisco la rabbia dell'autrice verso il PD, un partito che (falsamente), è stato presentato e vissuto come erede del PCI; anche da parte di chi era fortemente critico verso ogni cosa che poteva essere aggettivata come "comunista". Il PD è vissuto come un tradimento, dolorosissimo, verso quelle politiche in difesa dei lavoratori e dei giovani, rappresentate dal PCI.
      Ma questo partito, nato su posizioni radicalmente rivoluzionarie, con la segreteria di Amedeo Bordiga, con il Congresso di Lione, e la segreteria Gramsci, prima e poi, soprattutto, con la segreteria di Palmiro Togliatti, venne a formarsi come partito strategicamente riformista, e strutturalmente stalinista. I successivi segretari togliattiani, fino al socialdemocratico Berlinguer, altro non fecero che accentuare la direzione piccolo borghese del partito, fino a farne una forza anti-rivoluzionaria. Pur restando, nella mente dei militanti e nell'immaginario collettivo, un partito comunista.
      Il PD è l'erede di questo partito fondamentalmente socialdemocratico, è di una parte della DC, quella cosiddetta "di base". Insomma, sommando due negativi, non si può avere che un negativo al quadrato.
      Sul discorso di un possibile regime dittatoriale, bisogna anzitutto dire che quella fascista non è l'unica opzione. Oggi lo strumento del fascismo, meglio ancora del nazifascismo è stato rimesso sul tavolo delle scelte politiche: Non mi riferisco tanto ai Le Pen, o ai Farage (con cui, non dimentichiamo, Grillo ha fatto un accordo politico), perché sono dei fascisti non fascisti: più Bottai che Starace, più orbace che manganello. Mi riferisco ai nazifascisti in Ukraina, che si sono inseriti prepotentemente nel governo e nelle forze armate,
      Chi pensava che il nazifascismo era stato definitivamente sconfitto, si sbagliava: è una carta che può essere sempre giocata dalle potenze anglo/sionista, in piena crisi e in progressivo disfacimento.
      Quello su cui vorrei focalizzare l'attenzione è il sempre più imperante sistema autoritario, mascherato da democrazia: la DEMOCRATURA. Un sistema politico che, salvaguardando una facciata da democrazia rappresentativa, trasforma le sue strutture in senso fortemente autoritario. E non solo in Italia: candidati non scelti dai cittadini ma designati dalle segreterie; un senato eletto da eletti; provincie guidate da designati dei partiti, ecc... Ma anche in Europa, dove un Parlamento eletto dai cittadini è privo di quasi tutti i poteri, concentrati in una commissione composta da gerarchi designati dai governi.
      Dopo lunghi ripensamenti, sono arrivato alla conclusione, che questa UE non è riformabile, non è sostenibile e, come tutte le cose che minacciano di caderci sulla testa, prima di ricostruirla dalle fondamenta, bisogna abbatterla perché completamente marcia. Naturalmente, senza UE delle banche e delle multinazionali, niente Euro neuropatico.
    1. Georgios 7 ottobre 2014

      Riprendo qui un mio commento-risposta precedente:

      La tua osservazione avrebbe (ed in questo tipo di interpretazione ha)
      senso se cercassimo di definire il fascismo in termini della storia
      italiana. Perché e' naturale che quando in Italia si parla di fascismo
      la mente torna al PNF ed al ventennio storico durante il quale governò.

      Ma
      se vieni qui a parlare di fascismo, la gente pensa subito
      all'occupazione nazi-fascista, al regime che seguì la guerra civile e al
      regime dei colonnelli. Tutte situazioni nelle quali nessuno ha cercato
      di teorizzare il fascismo e nelle ultime due lo ha pure presentato come
      soluzione "democratica per la difesa della patria". Per cui la gente qui
      (ma non solo qui) il fascismo lo ha relazionato con un regime duro,
      autarchico, opprimente e reazionario.

      Il "vostro" fascismo
      storico ha trascinato l'Italia in un disastro bellico. Il regime che
      avete (e abbiamo) ora non c'entra storicamente con il fascismo di
      Mussolini ma al disastro ci sta trascinando lo stesso. Ed esercita i
      metodi descritti poc'anzi con due variazioni: La prima e' che lascia
      certi spazi di libertà (in un regime tipo PNF mai avremmo potuto
      scrivere qui articoli e commenti) per ostentare una parvenza democratica
      e perché non e' arrivato ancora a destinazione: la completa privazione
      di ogni tipo di libertà. E la seconda variazione, quella più letale, e'
      quella dell'esproprio delle nostre proprietà di ogni tipo in modo da
      renderci, più che proletari, dei veri e propri schiavi.

      Quindi non solo concordo con la definizione usata nell'articolo ma sento il bisogno di amplificarla: questa e' l'epoca più fascistizzata della storia che non lascia alcun margine di sopravvivenza.
      Se non la si abbatte. Nel fascismo mussoliniano si poteva sopravvivere
      (guerra permettendo) se ci si faceva i fatti propri senza preoccuparsi
      molto delle varie "libertà". Ora non puoi più fare i fatti tuoi.
      Verranno a trovarti loro.

      E allora vedremo tutti il volto del fascismo che più fascismo non si può.

    1. Rosanna 7 ottobre 2014

      Chi dice che le importazioni favoriscono il benessere di uno stato dice una gran cazzata. Un negozio che acquista molto più di quello che vende è destinato a fallire

      Come mai la Germania esporta molto?

    1. Georgios 7 ottobre 2014

      La tua osservazione avrebbe (ed in questo tipo di interpretazione ha) senso se cercassimo di definire il fascismo in termini della storia italiana. Perché e' naturale che quando in Italia si parla di fascismo la mente torna al PNF ed al ventennio storico durante il quale governò.

      Ma se vieni qui a parlare di fascismo, la gente pensa subito all'occupazione nazi-fascista, al regime che seguì la guerra civile e al regime dei colonnelli. Tutte situazioni nelle quali nessuno ha cercato di teorizzare il fascismo e nelle ultime due lo ha pure presentato come soluzione "democratica per la difesa della patria". Per cui la gente qui (ma non solo qui) il fascismo lo ha relazionato con un regime duro, autarchico, opprimente e reazionario.

      Il "vostro" fascismo storico ha trascinato l'Italia in un disastro bellico. Il regime che avete (e abbiamo) ora non c'entra storicamente con il fascismo di Mussolini ma al disastro ci sta trascinando lo stesso. Ed esercita i metodi descritti poc'anzi con due variazioni: La prima e' che lascia certi spazi di libertà (in un regime tipo PNF mai avremmo potuto scrivere qui articoli e commenti) per ostentare una parvenza democratica e perché non e' arrivato ancora a destinazione: la completa privazione di ogni tipo di libertà. E la seconda variazione, quella più letale, e' quella dell'esproprio delle nostre proprietà di ogni tipo in modo da renderci, più che proletari, dei veri e propri schiavi.

      Quindi non solo concordo con la definizione usata nell'articolo ma sento il bisogno di amplificarla: questa e' l'epoca più fascistizzata della storia che non lascia alcun margine di sopravvivenza. Se non la si abbatte. Nel fascismo mussoliniano si poteva sopravvivere (guerra permettendo) se ci si faceva i fatti propri senza preoccuparsi molto delle varie "libertà". Ora non puoi più fare i fatti tuoi. Verranno a trovarti loro.

      E allora vedremo tutti il volto del fascismo che più fascismo non si può.

    1. MarioG 7 ottobre 2014

      Non so se e' la prima, ma certamente alimentano la crisi, se servono semplicemente a rimpiazzare la produzione interna. Mi riferisco alla produzione di beni industriali, ma anche agricoli e alimentari. La causa prima, cio' che ha reso possibile tale inversione di tendenza va forse ulteriormente chiarita

    1. GiovanniMayer 7 ottobre 2014

      Aggiungo: non c'è una lobby in Italia che dica "importiamo il più pissibile i prodotti delle multinazionali estere (non citarmi Barnard perché non è una lobby e non dice così), ce n'è semmai una che dice "esportiamo il pii possibile i nostri prodotti all'estero" come ce ne sono all'estero che dicono "esportiamo i nostri prodotti in Italia"



    1. GiovanniMayer 7 ottobre 2014

      Scusa ma se le multinazionali sono straniere esportano in Italia.

      L'Italia importa dall'estero i prodotti delle multinazionali straniere.

    1. GiovanniMayer 7 ottobre 2014

      Il PD che, per quanto si provi a difenderlo (non qui, certo), è un partito di estrema destra finanziaria, è un cancro da estirpare. Purtroppo il lavoro più duro, quasi impossibile, andrebbe fatto su coloro ai quali il partito è stato rubato sotto il naso senza che neanche se ne accorgessero, mi riferisco a quelli che tutt'oggi (e me ne dispiace perché ne ho dei bei ricordi d'infanzia) fanno frittelle alle feste dell'unità con la maglietta rossa con disegnata la falce e martello. Provate a parlarci, riescono a difendere l'indifendibile a tal punto da voler far passare Renzi per comunista che sta facendo l'interesse del popolo...

    1. Rosanna 7 ottobre 2014

      Prima legge dell'economia o legge della domanda e dell'offerta: le multinazionali straniere importano in Italia, vero?

      Queste importazioni hanno rappresentato la prima causa della crisi.
    1. MarioG 7 ottobre 2014

      Ma anche il comunismo, nel senso del socialismo reale e' senz'altro totalitario (e non vedo come possa non dirsi pure autoritario). Ma ognuno obietterebbe che ci sono delle differenze fra i tre soggetti... Questo dimostra quanto intendevo poco fa...

    1. Hamelin 7 ottobre 2014

      Purtroppo non comprendi che un aspetto di un fenomeno non puo' essere identificato con l'intera e totale complessità del fenomeno stesso .

      Anche il Comunismo era un autoritarismo totalitario ...

      Credi quindi che si possa dire che Fascismo e Comunismo siano stati la stessa cosa solamente perchè hanno avuto un elemento in comune ?

      Spero proprio di no...


    1. GiovanniMayer 7 ottobre 2014

      Vuoi dire esportare?

    1. GiovanniMayer 7 ottobre 2014

      Il centro-destra si comporta da centro-destra quindi, per uno di centro-destra non è una schifezza.

      Il centro-sinistra si comporta da centro-destra quindi, per uno di centro-destra non è una schifezza.
      Quale dei due dovrebbe fare più schifo a uno di centro-sinistra?...per non parlare di uno di sinistra!
    1. Rosanna 7 ottobre 2014

      Dove ho parlato di nazional socialismo?

    1. GiovanniMayer 7 ottobre 2014

      Mio nonno, buonanima, nato e cresciuto in una realtà à la "novecento" e poi deportato in Germania l'8 settembre mentre stava andando in montagna, si sta rivoltando nella tomba...

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