Nel cognome del padre

Nel cognome del padre
Copyright Ansa

Di Roberto Pecchioli, ereticamente.net

Ci sono pezzi che si scrivono a futura memoria, per un unico motivo, lasciare una traccia, mostrare nell’epoca del totalitarismo dolce, dell’unanimità gioiosa e zoologica delle magnifiche sorti e progressive, che alcuni strampalati non la pensavano come la massa. La corte costituzionale ha dichiarato illegittime le norme che attribuiscono ai figli il cognome del padre.

I nuovi nati assumeranno quello di entrambi i genitori nell’ordine da essi concordato. I custodi della Carta (da scrivere sacralmente con la maiuscola) bollano come “discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio” la regola in base alla quale veniva imposto il cognome paterno.

Con allegria di naufraghi, il quotidiano di Confindustria rileva che “i giudici passano un colpo di spugna definitivo su una concezione patriarcale della famiglia”. Potremmo discutere sul ruolo improprio che si è attribuita la corte, diventata il megafono non delle norme, ma della loro torsione allo spirito dei tempi. Potremmo divertirci all’ipotesi che tra vent’anni, i neonati Maria e Giovanni (o meglio Kevin e Jessica, nomi ben più à la page) ciascuno con il doppio cognome, avranno un figlio che di cognomi ne esibirà quattro e così via, sino all’ingorgo anagrafico. Potremmo implorare che, tramontata nell’entusiasmo generale la concezione patriarcale (in realtà patrilineare) sia introdotta la genealogia opposta, matrilineare. Sarebbe un epocale cambiamento di visione del mondo, ma risponderebbe al criterio della continuità, della trasmissione, dell’ordinata riproduzione delle generazioni.

Temiamo che sia impossibile anche questo: la nostra è l’era che ha portato a compimento la più irreale delle utopie, quella dell’uguaglianza, o meglio dell’equivalenza. Nella notte della civiltà fattasi civilizzazione terminale, tutto si equivale nel caos in quanto nulla ha valore. I giudici costituzionali, consapevolmente o meno, hanno certificato questo principio, dichiarando discriminatori millenni di storia. Non è più possibile discutere in termini di merito: se il criterio assoluto, totalizzante, il postulato unico (autoevidente per ripetizione assordante da oltre mezzo secolo) è l’uguaglianza, l’omologazione, contrastare la scelta dei giudici non è solo vano, è come tentare di comunicare senza possedere alcun codice comune.

Le reazioni alla sentenza sono state poche, una presa d’atto e via. L ‘opinione pubblica è distratta dalla guerra, dall’epidemia, dalla crisi economica. L’emissione del certificato di morte del padre non interessa. Presto toccherà alla madre, le due figure sono entrambe in crisi. Anche la madre, da prodigiosa donatrice della vita è derubricata a genitore uno (o due, se c’è accordo) o tre, se la gestazione è surrogata (gestazione per altri, ossia utero in affitto, il mercato che entra nelle viscere della vita) fattrice, in attesa di sottrarre la riproduzione dell’animale con pollice opponibile e stazione eretta ai capricci della natura e alla lotteria dell’incontro ovulo –spermatozoo.

L’umanità nova è arrivata al culmine: con l’uccisione legale del padre e il vilipendio del suo cadavere finisce una storia. L’unico commento che ci viene in mente è una citazione di Tocqueville: “se cerco di immaginare il dispotismo moderno, vedo una folla smisurata di esseri simili ed eguali che volteggiano su sé stessi per procurarsi piccoli e meschini piaceri di cui si pasce la loro anima… Al di sopra di questa folla, vedo innalzarsi un immenso potere tutelare, che si occupa da solo di assicurare ai sudditi il benessere e di vegliare sulle loro sorti. È assoluto, minuzioso, metodico, previdente, e persino mite. Assomiglierebbe alla potestà paterna, se avesse per scopo, come quella, di preparare gli uomini alla virilità. “

Povero conte normanno: non aveva previsto che la potestà paterna sarebbe stata calpestata in nome del solo dio rimasto, l’uguaglianza-equivalenza che livella, pialla, cancella e produce consapevolmente una tabula rasa. Quanto alla virilità e alla preparazione all’età adulta, è cancellato anche il mito di Parsifal, che, senza padre, si libera della tutela materna in una difficile opera di maturazione.

Per quanto riguarda l’autodefinito Occidente, il tenace annientamento del ruolo, della figura e della dignità paterna mette fine a una tradizione di almeno trenta secoli. Ricordate l’Iliade, Ettore il combattente valoroso, il padre, il marito, il figlio che si oppone al semidio Achille? Stringe a sé la moglie, combatte pur sapendo che perderà e innalza sopra di sé il figlioletto, a cui augura di diventare più forte e valoroso di lui. E poi Enea, lo sconfitto che lascia la patria per fondare una nuova tradizione e reca con sé i Penati – gli dei della famiglia – si carica sulle spalle il padre Anchise e tiene per mano il figlioletto Ascanio. Una scultura del Bernini e alcuni dipinti di struggente meraviglia hanno reso eterna l’immagine. Tutto finito, in nome della non discriminazione dell’identità del figlio (?).

Omero ci ha trasmesso un’altra figura di padre, Ulisse, rimpianta nell’assenza e nel desiderio di Telemaco, il figlio che ne aspetta il ritorno per ricomporre in lui la patria, la famiglia, la legge. Oggi la psicologia chiama complesso di Telemaco la perdita del padre, uno dei fenomeni più laceranti delle ultime generazioni. Chi avrà la fortuna di averne uno – diverso dal donatore di sperma prezzolato, triste onanista della riproduzione, o dal casuale artefice di una gravidanza per disattenzione o istinto – avrà solo un pezzo della sua identità. La progressiva espulsione del padre ha eroso anche il senso di responsabilità maschile, ha plasmato un omuncolo senza volontà e senza senso di sé, contento di non avere più doveri, di non rappresentare più la legge, l’esempio, il limite, la guida. Triste destino, simile a quello del toro da monta, che non si accoppia più con una mucca in carne e ossa, ma con un artefatto con pelle bovina e l’odore della femmina, mentre un apposito contenitore conserva il seme. Più tardi, tocca alla mucca, ingravidata da una siringa.

In Svezia, nazione alla quale viene associato l’aggettivo superlativo civilissima, un quarto delle nascite avviene senza l’intervento (non sappiamo esprimerci meglio) di un padre. I fieri vichinghi si recano in centri specializzati e donano – più spesso vendono – il seme. Questa sì che è civiltà, la stessa che considera discriminatorio il cognome del padre. Verissimo: in un contesto siffatto, meglio il silenzio e un codice provvisorio, un chip modificabile a volontà.

L’uomo scompare, accettato solo nella versione omo, e con lui se ne va una civiltà. L’umanità dai molti cognomi non ha e non avrà alcuna identità. Indispettita dal non aver deciso la propria presenza nel mondo – si nasce per iniziativa altrui o perché la natura fa il suo corso – privata della genealogia, si accontenterà di essere un puntino fungibile, un fuoco fatuo nell’immensità. Eviterà a sua volta di avere eredi – chi non ha padri non vuole figli – e finirà con l’accettare la punturina che spegnerà per sempre la luce. Nel breve interludio, via libera a ogni volontà, capriccio, desiderio.

Ci siamo persuasi dell’inutilità di combattere contro una deriva giunta da tempo al punto di non ritorno: non resta che partecipare attivamente al nichilismo e lavorare affinché la dissocietà senza padri e con madri surrogate o tecnologiche finisca il più presto possibile. Confucio invitava a perfezionare le denominazioni, segno di chiarezza. Scegliamo noi stessi il nostro nome e cognome, revocabile a richiesta, con modulo bollato – una tassa in più nell’oceano di gabelle – o meglio ancora, chiediamo, reclamiamo di essere definiti da un codice a barre o QR. Diventeremo inconfondibili, acquisiremo finalmente un’identità diversa da quella imposta dalla natura – o dalla biologia, le denominazioni cambiano – ci emanciperemo dagli ultimi retaggi degli antenati, gli ex genitori e gli ex nonni. Il resto lo fanno già i tatuaggi – autocreazione – e la chirurgia che ci darà l’aspetto voluto. Qualche pillola e modificheremo il colore della pelle, le fattezze e tutto ciò che richiama una filiazione, discriminatoria in sé. Ci sono i belli e i brutti, gli alti e i bassi, e – orrore massimo – maschi e femmine.

Facciamola finita anche con gli obblighi giuridici, le obsolete norme che impongono prestazioni non volute e non negoziabili in termini economici: perché i genitori (1,2,3 ecc.) dovrebbero prendersi cura dei figli? Perché questi dovrebbero onorare il padre e la madre, come prescrive un irritante decalogo di comandamenti (parola orribile che nega libertà e autonomia) e sostenerli nella vecchiaia? Meglio la punturina. Basta però anche con i diritti ereditari: perché il patrimonio (dono del padre, secondo il vecchio significato) dovrebbe passare ai frutti dei suoi lombi, o delle provette? Libero cognome e libero testamento, nessuna successione legittima (cioè giusta, conforme a legge naturale…). Se Babilonia dev’essere, lo sia fino in fondo.

Pochi giorni fa, una città tedesca ha cambiato le regole delle piscine: nessuna discriminazione sul petto. Lo mostrano gli uomini – coloro che tali si sentono – lo possono esibire anche gli altri “generi”. La richiesta non è venuta da libertari o femministe, ma da una giovane che si sente maschio. Viviamo una fase terminale, la transizione da un mondo a un altro, o forse da un mondo al nulla. Non vogliamo più essere chi siamo e ci fa orrore il padre che ce lo ricorda. All’inizio della vita, una madre serve, poi si farà a meno anche di lei. Degli antenati non ci importa nulla, i posteri, se ci saranno, si arrangeranno.

Interrotta la trasmissione, il cui simbolo è la genealogia, la linea familiare, patrilineare o matrilineare, è smarrita l’identità. Saremo ciò che vorremo essere, ossia quello che il potere, la nuova patria potestà, avrà deciso per noi. Pinocchio, il burattino di legno con l’anima, era affascinato dal paese dei balocchi. Il corrispettivo postmoderno, patria comune di milioni di Peter Pan d’ambo i sessi che non crescono mai perché non hanno padri, sono le luci del consumo, della tecnica, dei desideri. L’Omino di Burro si trasforma presto in inflessibile dominatore che ci vende a Mangiafuoco.

La civilizzazione stremata, gaia e disperata, finisce come le balene spiaggiate, che abbandonano il mare per morire in un elemento che non è il loro. Ma qual è l’elemento di un’umanità senza padri e senza figli? Quale il destino di generazioni senza guida e senza speranza, dagli occhi vuoti, talora bulli dalla violenza insensata, capaci delle gogne social per i coetanei, altre volte fragilissime canne spezzate dal vento? E’ un tempo sterile e non può essere altrimenti: non può desiderare di riprodursi una generazione senza padri e spesso senza madri, a cui viene offerto non un modello di vita, un principio, un obiettivo, ma lo sballo, lo schermo, il ridicolo risarcimento del doppio cognome, la formula orrenda dei genitori numerati, la fluidità di genere, la confusione, l’assenza di identità, spezzettata in mille pezzetti provvisori, revocabili, spacciati per libertà.

A Babilonia, a Sodoma, nel paese dei balocchi, non si educa. Non solo in quanto programmaticamente vietato (discriminazione, imposizione, patriarcato e via mentendo) ma perché educare significa avvicinarsi all’altro, tenerlo per mano, indicare la strada e poi lasciarlo correre. I giuristi che cambiano i cognomi non hanno fatto altro che mettere il timbro, il bollino di conformità a una civilizzazione all’epilogo, o forse hanno redatto un atto di nascita. Una lunghissima, feconda stagione della civiltà si chiude, un’altra, senza padri e in gran parte sterile, inizia. Chi vivrà, vedrà. Siamo grati alla natura – o alla biologia, o all’anagrafe – che non ci farà vedere la generazione dai mille cognomi.

Di Roberto Pecchioli, ereticamente.net

link fonte: https://www.ereticamente.net/2022/05/nel-cognome-del-padre-roberto-pecchioli.html

--

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

Commenti (55)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 55 caricati
    1. natascia 5 maggio 2022

      Questo ulteriore gesto di divisone della famiglia, è l’ennesimo chiodo sulla sua bara. Confido tuttavia nella forza dell’amore che unisce, cura, sostiene sempre. Forza invincibile perché sbrigliata dalla finanza, e dalla sua necessità controllo. Auspico la nascita di un numero infinito bambini non registrati protetti e tutelati da altre comunità in divenire.

    1. BrunoWald 4 maggio 2022

      "Nella notte della civiltà fattasi civilizzazione terminale, tutto si equivale nel caos in quanto nulla ha valore."
      Il "migliore dei mondi possibili" raffigurato in un'unica, artistica pennellata.
      L'odio di questi mentecatti per la figura paterna è di una perfidia illimitata. Ma d'altra parte, una cultura di morte come quella post-moderna non può che odiare la vita stessa nella polarità in cui essa si manifesta: la virilità e la femminilità in quanto tali.
      Non per nulla l'omuncolo asessuato transumano è l'oggetto dei loro sogni bagnati.
      Infatti, dice l'Autore, "viviamo in una fase terminale": la transizione da un mondo al nulla. Qualcosa di analogo alla decomposizione di un cadavere.

    1. Fedeledellacroce 4 maggio 2022

      Ma che gusto ci provate a criticare tutto a priori.
      Mi pare ovvio che il cognome che comprenda madre e padre sia espresso. Risulta piú facile individuare il ceppo familiare.
      Nel paese dove vivo é cosí.
      Mio figlio porta il mio cognome e quello della madre.
      Che c'é di cosí scandaloso?
      O l'articolista vuole insinuare che l'uomo virile e padrone, viene sminuito da tale usanza?
      Oppure é semplice voglia di esprimere dissenso e trovare il pelo nell'uovo a qualsiasi cosa provenga da quel fetido mondo delle leggi e delle regole?
      Penso ci siano battaglie piú importanti da combattere oggi.

    2. BrunoWald 4 maggio 2022

      "Penso ci siano battaglie piú importanti da combattere oggi."
      Indubbiamente.
      Comunque, anche nel paese dove vivo io è così: ma si tratta di antiche tradizioni, associate fra l'altro a culture sostanzialmente patriarcali. In Italia le tradizioni sono diverse. Nei paesi slavi ce ne sono altre ancora, senza che ciò rappresenti un problema per nessuno.
      Il problema sono i servi del NWO inseriti nelle varie istituzioni, che si danno attivamente da fare per accelerare la deriva nichilista a livello globale. Non si crederà mica che questi hijos de gran puta legiferino in buona fede, con qualche fine costruttivo: come nel caso del covid, delle guerre, delle crisi economiche indotte, questi vogliono semplicemente spaccare tutto e renderci sempre più soli, infelici, sradicati, deboli e dipendenti da loro.
      Fra l'altro, non è difficile intuire che assegnare i cognomi dei genitori "nell’ordine da essi concordato" - nell'era di tutti contro tutti - significa aprire un ulteriore squarcio nell'agonizzante istituzione matrimoniale, come se già non esistessero abbastanza problemi nei rapporti tra i sessi. In ogni caso, l'autore non tratta solo dei cognomi ma anche di altre questioni, piuttosto serie.
      Poi, se mi dici che questo mondo è comunque marcio e condannato, e non fa più molta differenza, sono propenso a darti ragione.

    3. Primadellesabbie 5 maggio 2022

      Si e no, c'è tutta una muraglia di piccole cose, apparentemente insignificanti, costruita metodicamente, che impedisce ai più di accedere alla problematica essenziale, e che la nasconde sapientemente.

      Il fatto che questi si agitino implacabilmente imponendo innovazioni apparentemente insignificanti, mentre la società è in avanzato stato d'assedio, è motivo di ulteriore allarme.

    4. cedric 5 maggio 2022

      Risulta piú facile individuare il ceppo familiare.

      ripropongo la domanda : ma a che serve individuare il ceppo lineare?

    5. Fedeledellacroce 5 maggio 2022

      A niente.
      Peró la mia compagna é contenta. Per tutto il resto c'é MasterCard
      :-D

    1. fuffolo 4 maggio 2022

      Matrilineari fan festa.

    2. Rnamessaggero 4 maggio 2022

      Natisottocavoli in protesta.

    1. cedric 4 maggio 2022

      L'articolo è accattivante ma traspare qualche residuo clericale

      A Babilonia, a Sodoma, nel paese dei balocchi, non si educa ....

      I preti, e non solo loro, hanno sempre ritenuto disdicevoli i costumi di Babilonia (la grande meretrice!), di Sodoma e del noto paese collodiano. La disputa sul cognome è però basata su una prospettiva distorta, sarebbe bene infatti porsi una diversa domanda
      Ma a che diamine serve un cognome gelosamente tramandato?
      Già ci sono i nomi improbabili ereditati in triste ossequio al nome del venerando nonno o nonna, ma non sarebbe la volta buona di eliminare codesta legacy che impone al neonato le ingombranti decisioni di una famiglia?
      Fino a cinquanta anni fa, in una società ancora pastorale ed agricola, era importante sapere di chi si fosse figlio per avere assegnato un ruolo sociale. Ma serve ancora oggi con la società che finalmente sta tornando alla cultura dei cacciatori pre-agricoli con assoluta parità fra uomo e donna dove contano le abilità e non il sesso?
      Naturalmente è più facile chiosare sui cognomi numerosi come le potenze di due, con cui forse si confronterà l'anagrafe, che prendere in esame l'eliminazione totale del cognome genealogico.

    2. BrunoWald 4 maggio 2022

      "...oggi con la società che finalmente sta tornando alla cultura dei cacciatori pre-agricoli".
      Nossignore. Quello dei cacciatori paleolitici era un mondo integro, primordiale, che racchiudeva in sé energie possenti e pertanto immense potenzialità. L'attuale invece è un mondo esangue, crepuscolare, perennemente in movimento come i vermi su un cadavere, ma privo di energia propria, e pertanto di futuro.
      Prendo comunque atto che sei tra coloro che si rallegrano per la morte della civiltà. Che dire? Buona barbarie a tutti!

    3. cedric 5 maggio 2022

      Assolutamente no!
      Mi rallegro per l'evoluzione verso una civiltà simile a quella dei cacciatori nomadi nella quale vengono privilegiate le doti di leadership, astuzia, strategia e condivisione degli obiettivi comuni senza la minima distinzione di sesso e di età.
      Mi rallegro anche per la morte della attuale civiltà, ancora troppo simile a quella agricola di cento anni fa in cui le donne servivano solo a fare figli da usare come braccianti senza pagarli e figlie da vendere al miglior offerente,
      Fra una compagna di caccia ed una badante con uso di sesso, qual'è la civilità meno barbara?

    4. BrunoWald 5 maggio 2022

      Anzitutto, i cacciatori nomadi non formavano una civiltà ma un insieme di culture, primitive ma ascendenti perché traboccanti di energia, ossia giovani! Il decadente mondo attuale, invece, ha esaurito la forza vitale per cui non può "evolvere" in nessuna direzione, tranne quella dell'entropia. Ma questo vale più che altro per l'Europa, che probabilmente cadrà preda dell'Islam.
      Poi, riecco le tue ossessioni femministe, come se le donne fossero le uniche ad avere sofferto o essere sfruttate. Il vecchio mondo contadino non era certo perfetto, ma non merita nemmeno le tue critiche faziose: la vita era durissima per tutti, come oggi non riusciamo neanche a immaginare.
      Se le donne faticavano e facevano figli , gli uomini spesso crepavano in guerra, altrimenti si spaccavano la schiena in lavori bestiali fino a rovinarsi la salute. Gli uni e le altre al limite della sopravvivenza e della denutrizione. Altro che "badante con uso di sesso"...

    5. cedric 6 maggio 2022

      E rieccoci con lo spauracchio del femminismo.

      E' verissimo che la vita degli agricoltori fosse pessima, ma chi glielo ha fatto fare di mettersi a coltivare campi? Hanno dovuto inventarsi i soldati per difendere il raccolto e i governanti per regolare le proprietà comuni, hanno dovuto costruire strutture gerarchiche per stabilizzare la società. Solo le culture agricole hanno re o oligarchie.

      Oggi con la tecnologia c'è la possibilità di ritornare ad essere culturalmente liberi cacciatori fossanche in un contesto sociale regolamentato.

      L'unica cosa che distingue maschi e femmine è la saldatura pelvica e la presenza di un utero. Per il resto il cervello e la muscolatura sono identiche se li si allena a sufficienza. Certo che stando chiuse in casa di allenamento se ne vede poco.

      Non me ne frega nulla del femminismo, quello che conta sono le abilità sociali: leadership, pianificazione, determinazione, cooperazione, organizzazione. Che le possegga un maschio o una femmina è del tutto irrilevante.

      Purtroppo millenni di preti d'ogni religione sfruttando libracci spacciati per divini hanno impedito non alle femmine ma alle loro doti intellettive e sociali di essere messe a frutto della collettività. Uno spreco imperdonabile.

    6. BrunoWald 7 maggio 2022

      "E’ verissimo che la vita degli agricoltori fosse pessima, ma chi glielo ha fatto fare di mettersi a coltivare campi?"
      Forse il cambio climatico post-glaciale?

      Non darmi retta, sto scherzando, hai ragione tu: avessero avuto te come consigliere, non avrebbero commesso un simile errore!
      E soprattutto non avrebbero affrontato la sfida di sopravvivere in un mondo ostile organizzando la società in base al senso comune, per cui ad esempio chi è più forte taglia la legna, o affronta gli invasori turchi, e chi ha l'utero fa i bambini, e magari anche li alleva.
      Pensa te com'erano stupidi...

    7. cedric 7 maggio 2022

      Gli umani anatomicamente moderni sono sopravvissuti per 200.000 anni fra migrazioni di massa dall'africa, glaciazioni e carestie. Perchè mai intorno al 10000 BEC avrebbero dovuto preoccuparsi di sopravvivere visto che l'ultima glaciazione era finita?
      Nell'america settentrinale la cultura dei cacciatori è durata fino al 1500 EC con l'arrivo degli spagnoli e ed in australia fino al 1700 EC con gli inglesi.
      In effetti varie proposte sul perchè nella mezzaluna fertile siano passati all'agricoltura sono state avanzate, ne stanno ancora discutendo.
      Quello che però è condiviso è che l'organizzazione in ruoli è venuta DOPO il passaggio allì'agricoltura. E' la divisione dei compiti (soldati, sacerdoti, amministratori, lavoranti, fattrici) che è diventata necessaria a quella cultura e non già il contrario.
      Oggi nel mondo occidentale la divisione dei ruoli fra maschili per lavori forti e ruoli femminili per lavori deboli che ha funzionato fino al 1950, semplicemente non è più necessaria e ciascuno puo' scegliersi il ruolo/lavoro che vuole.
      Se qualcuno ambisce a comandare su servi o su concubine puo' sempre andare a vivere nelle vecchie culture agricolo-pastorali. Anche quello è scegliersi un ruolo.

    8. BrunoWald 7 maggio 2022

      Mica male i quesiti che poni...!
      "Ne stanno ancora discutendo"...
      Infatti, diverse scuole storiche e filosofiche non sono riuscite ad andare oltre le congetture e l'ideologia. Rassegnamoci al fatto che molto del nostro passato rimane tuttora un mistero - a parte la mistificazione sistematica operata dal potere politico e culturale.
      È vero che nell'ultimo secolo la tecnologia ha cambiato le carte in tavola, ma non può modificare l'essenza delle cose. Quando affermi dogmaticamente che "l’unica cosa che distingue maschi e femmine è la saldatura pelvica e la presenza di un utero", stai esprimendo una visione pesantemente ideologica, da breviario polcor.
      Nota che non ne faccio assolutamente un giudizio di merito: mi limito a constatare che tra i due sessi esistono differenze essenziali, di natura biologica, fisiologica, e psicologica. E meno male, perché proprio questa polarità rende possibile la danza della vita. La femminilità mi attrae come un magnete: se le donne fossero maschi senza il pisello, opterei per la castità.
      Simpatizzo anch'io per i cacciatori primordiali, invidio la loro autonomia e autosufficienza, e considero una tragedia la fine del loro stile di vita, con l'apparizione di padroni e schiavi. Ma non stiamo affatto tornando a quel mondo: assistiamo all'agonia di una civiltà che, bene o male, è l'unica che abbiamo, e che una volta crollata, coi suoi vaccini e i suoi deliri gender, sarà rimpiazzata dalla sharia o da un termitaio. Sinceramente, non so cosa sia peggio.

    9. BrunoWald 7 maggio 2022

      "Se qualcuno ambisce a comandare su servi o su concubine puo’ sempre andare a vivere nelle vecchie culture agricolo-pastorali."
      Mica vero. Basta che sia nel CdA di Pfizer o di Goldman Sachs.

    1. R66 4 maggio 2022

      Questa è un'ottima notizia invece, è la morte del QRcode!
      Se qualcuno non lo sapesse, il quadratino funge da contenitore di informazioni, questa "scatola" però non è infinita, ha un limite, ossia di 4296 caratteri alfanumerici.
      Così, dopo innumerevoli cognomi sommati, tra qualche centinaia di generazioni, la dittatura sanitaria si sconfiggerà da sola!
      Hip hip urrà!

    2. Rnamessaggero 4 maggio 2022

      Se i caratteri alfanumerici sono 4296, le conbinazioni sono una cifra spaventosa, già ne abbiamo molte con soli 256 caratteri, quelli canonici per scrivere password.

    3. R66 4 maggio 2022

      Il mio messaggio era ironico, comunque sapevo 4296 per 8 bit (all'incirca 34 kbit) che è l'unità di "peso" per un carattere alfanumerico "normale" senza codifiche particolari.
      Il codice QR non è nato per contenere la Divina Commedia o per memorizzare i pixel di una foto di grandi dimensioni, ma per ovviare ai limiti del codice a barre: più informazioni insomma.
      Attualmente svolge egregiamente il suo compito seppur l'uso spesso è ridicolo.
      Per rispondere anche a @Rnamessaggero , le combinazioni sono moltissime, ad una prima ricerca ho trovato 2^23624 che è un numero immenso, infatti nonostante non ci sia un ente unico che li genera, è quasi impossibile crearne casualmente due uguali.

    4. Rnamessaggero 4 maggio 2022

      Bravo, ottimo intervento, adesso però ti prenderà di mira @cedric ;-)

    1. Bertozzi 4 maggio 2022

      Bella istanza questa del doppio cognome, se ne sentiva veramente l'esigenza. Il casino aumenta vertiginosamente se a questo aggiungiamo pure quelli che dopo percorso spirituale o nuovo battesimo da santone cambiano nome e si fanno chiamare con dei fonemi indiani privi di vocali tipo jivatbna nath suth e mi piacerebbe sapere pure come si chiameranno i figli nati in Italia degli immigrati per esempio srilankesi un mio ex collega si chiama sui documenti Anton Sumith Vernakulasurya Chaminda Pereyra Fernando e sua moglie qualcosa di simile, come si chiamerà sui documenti la figlia che lui ha voluto chiamare molto occidentalmente Michelle Anne o qualcosa di simile?

    2. danone 4 maggio 2022

      Proprio oggi ho saputo che il sindaco di Rimini si chiama Jamil Sadegholvaad, sarà del pd anche se non vuoi, e non chiedermi da quale mix di materie prime esce.
      Niente di personale non lo conosco, ma sicuramente se è stato eletto sindaco conoscerà a mena dito i problemi veri del territorio, la memoria storica e le tradizioni locali.
      Sicuramente dai.

    1. Rnamessaggero 4 maggio 2022

      Quando il gioco si fa duro, gli uomini duri iniziano a giocare ( John Belushi ), francamente non me ne può fregar di meno, l' entità bambino resta tale anche se il cognome glielo regala il primo che passa per strada e per legge. Stupisce solo vedere i veri uomini scorticarsi le dita sulla tastiera per delle menate da femminuccia. Mancano veri uomini e già dalle reazioni se ne nota la mancanza, agli uomini hanno tolto il privilegio di essere qualcosa anche se non lo sono, chi è qualcosa, di un cognome, importa una cippa.

    2. LuxIgnis 4 maggio 2022

      Eh già. Qui mi pare che si discuta del sesso degli angeli. Ecchissene, sempre un angelo è.
      Poi personalmente avrei preferito il cognome di mia madre, più bello e portatrice di valori più consoni alla mia natura rispetto a quella di mio padre. Magari chiederò di cambiarlo... quando avrò la possibilità di sparire dalla circolazione.
      Comunque non mancano solo veri uomini mancano anche vere donne. In poche parole manca l'uomo.

    3. IlContadino 4 maggio 2022

      Te la fai facile!
      Ieri per radio ho sentito di un nuovo nascituro figlio di Cesare Coglio e Sara Nazzo, povero piccolo;-)

    4. LuxIgnis 4 maggio 2022

      E il Felice Mastronzo come lo metti?!

    5. Rnamessaggero 4 maggio 2022

      Hai scatenato un putiferio, adesso dobbiamo stabilire se la colpa è dell' uomo Coglio che ha scelto una donna Nazzo o viceversa.
      Le spese le fa sempre l' innocente, il mondo si mantiene stabile ai prebiblici, questo dà sicurezza, prevedibile come la nudità di Cicciolina artista cinematografica.

    6. omega 4 maggio 2022

      Si può ovviare mettendo prima quello di Sara Nazzo. Così farebbe Nazzo Coglio.

    1. Nestor Halak 4 maggio 2022

      La corte costituzionale si occupa di cognomi e giudica discriminatorio che il figlio abbia quello del padre in un paese nel quale occorre un permesso governativo per lavorare, sempre che il lavoro lo trovi, e si obbligano i cittadini, come già successe ai detenuti di Auschitz, a trattamenti medici forzati e pericolosi.
      Prestazioni, direi, all'altezza della presidenza Amato.
      Ricorda un aneddoto di due studenti che chiedono un autografo a Garcia Marquez e questi gli chiede:
      "Cosa studiate ragazzi?"
      "Diritto."
      "In questo paese?"

    2. buddyboy 4 maggio 2022

      Non è forse la squallida evidente conferma di quanto proposto negli ultimi anni? Discussione infinita e pubblica, con gran cassa mediatica, sui diritti civili, e nel contempo, con sotterfugio, una continua erosione e sottrazione dei diritti sociali acquisiti. Nel mentre aspettiamo la pronuncia della corte, sulla legittimità dell'obbligo vaccinale..

    3. omega 4 maggio 2022

      Si stanno conculcando non solo i diritti sociali, ma anche quelli di autentica libertà, in nome di un libertinaggio nichilista che assume sempre più venature neonaziste. La Corte Scostituzionale ha sancito una metamorfosi sia civile che culturale che potrebbe essere irreversibile.

    1. Primadellesabbie 4 maggio 2022

      Non mi riesce ancora di cogliere l'episodio archetipale di questa rivoluzione, chi o cosa ci sia all'origine di questa nuova strada: un ordine impartito da qualche Davos, magari diffuso grazie a un'eggregora che va ingigantendosi sotto i nostri occhi, o una vendetta degli oggetti, degli strumenti che, frutto della tecnologia, tendono a compensare le manchevolezze, le differenze, per renderci equivalenti o, più banalmente la vittoria scontata di una burocrazia asfissiante.

      In sostanza è l'abolizione della femminilità*, rifiutata attivamente da una parte crescente delle donne, che si certifica.

      *Persino I gay hanno smesso di scimiottare le femmine e seguono un loro modello indefinito.

    2. sbregaverse 4 maggio 2022

      Ma dai il domani sarà : appena si raggiunge l'età della ragione,sei anni,ognuno si potrà dare il nome che più gli aggrada.Certo anche chi si trascina un nome che non ama da sempre, lo potrà cambiare in ogni momento e più volte nel corso della vita. IO per me sono indeciso tra L'INFINITO di Leopardi, tutta la lirica non c'è limite al numero dei lemmi, e SVENTRAPAPERE.

    3. Primadellesabbie 4 maggio 2022

      Chissà quali poemi si potranno comporre con tre o più vocaboli.

      (Verrà facilmente surclassata la scarsa fantasia del nobile Tacò che scelse per la figlia uno sbiadito 'Nada').

    4. Bertozzi 4 maggio 2022

      Stavolta dici bene, prova ne è che negli show televisivi - vedi i David di Donatello di ieri - non c'è più conduttore e valletta ma conduttore e trans vestito da donna. Siamo tornati al teatro dove solo gli uomini potevano esibirsi, e tutto questo per salvaguardare i diritti delle minoranze, donne comprese. Chiamare una donna 'femmina' ci farebbe correre il rischio di passare per sessisti quando invece è uno dei migliori complimenti che si possa fare, insieme a 'maschio' per gli uomini. Quindi invece di dire 'come sei femmina' dovremmo dire 'come sei niente'... Così le donne femministe e i gay saranno finalmente contenti.

    5. danone 4 maggio 2022

      Caro Prima per me è una forma di certificazione sociale, come il credito sociale, ma agente sulla psiche, invece che sulla disponibilità monetaria.
      Il sistema non vuole solo omologare per meglio controllare, ma vuole proprio garantirsi in futuro di essere l'unico, con le sue regole, a poter instillare, e poi a certificare, le identificazioni delle persone, vuole essere l'unico a fornire gli strumenti cognitivi alle persone per definirsi con se stesse.
      Chi sono io?
      A questa domanda le persone devono rispondersi con una identificazione-identità fornita dal sistema, non da un Dio, da una storia familiare, personale, unica, da una tradizione religiosa, da una filosofia o quant'altro che sia fuori dalla linee guida e dalle etichette che usa il sistema.
      Se nel futuro le identificazioni della gente provengono solo dal sistema, non più dagli ambiti prettamente familiari, privati, locali, tradizionali, etc, è come fosse una certificazione sociale per poter usufruire del sociale.
      Chi non veicola e non si omologa alle identificazioni sociali fornite a tutti dal sistema, non può godere dei diritti sociali, poichè non può dare agli altri ed all'autorità, le garanzie sufficienti di buona socialità, così come un prodotto alimentare, che non abbia fatto la trafila dei controlli e delle certificazioni sanitarie, non può avere l'autorizzazione per essere messo in commercio in mezzo agli altri prodotti, tutti certificati pure loro.

    6. Primadellesabbie 4 maggio 2022

      Questa che descrivi è senz'altro una pista da seguire, affine a quella che definisco come vittoria di una burocrazia drogata dalle possibilità offerte dal digitale.

      Non so se capiti solo a me di aver a che fare con una dissociazione, parlando di questioni di principio tutti, con pochi distinguo, si dichiarano per le differenze (e non solo maschio femmina), se invece poni un problema pratico la faccenda cambia, vince l'uguaglianza.

    7. Rnamessaggero 4 maggio 2022

      Ognuno libero di pensarla come vuole ma tutti uguali nel diritto di poter pensare.

    8. LuxIgnis 4 maggio 2022

      A questa domanda le persone devono rispondersi con una identificazione-identità fornita dal sistema, non da un Dio, da una storia familiare, personale, unica, da una tradizione religiosa, da una filosofia o quant’altro che sia fuori dalla linee guida e dalle etichette che usa il sistema.

      Tutte queste categorie fanno tutte parte di un sistema ad eccezione del personale.
      Perché è il personale che da un'identità valida, non il sistema qualunque esso sia (stato, Dio, religione, famiglia, filosofia).
      Ognuno di questi sistemi è ampiamente opinabile e ha i suoi pregi e difetti insiti. Non è che la famiglia sia tutte ste rose e fiori, ci sono molte ma molte spine dentro.
      Anche il personale se vogliamo ha i suoi pregi e difetti ma con una differenza sostanziale: è una scelta che proviene dall'interno e non dall'esterno. Non è imposta.
      Non è un caso che nelle popolazioni native spesso il nome che si portava veniva scelto dall'individuo o al limite suggerito dalla comunità intera a seconda delle caratteristiche peculiari dello stesso.
      Non è nemmeno un caso che chi fa un percorso spirituale di un certo livello cambia il suo nome sempre secondo le caratteristiche che crede o vuole esprimere.
      D'altronde usiamo tutti un nickname qui. Avrà un significato o è scelto a caso?

      Comunque questa sentenza indica una possibilità di scelta, non è assolutamente un obbligo di nessun genere. Chi vuole può scegliere più strade da seguire per il nome del figlio.
      E dove c'è una scelta c'è un principio di libertà. Dove non c'è ci sono solo catene.
      Mi piacerebbe chiaramente che questo principio venisse applicato a questioni più serie di questa, cosa che raramente viene fatta. Evidentemente la libertà fa molta paura. Sia per i sistemi sia per gli individui.

    9. LuxIgnis 4 maggio 2022

      Perfetto. Io la esprimo così:
      Ognuno è libero di interpretare la vita come meglio crede con l'unico limite di non impedire mai questa libertà agli altri.
      Ma è praticamente la stessa cosa.

    10. Rnamessaggero 4 maggio 2022

      Bellissima puntualizzazione, mette in evidenza che molti uomini non sono all' altezza, dialettica logica emozionale ecc. della donna che si prende cura di loro e hanno una paura fottuta di perdere il cognome, infatti e di fatto, parliamo di scelta e opzione da scegliere, a tali parole, scegliere ? Casca il mondo cadono le stelle e tutti gli uomini senza balle.

    11. Rnamessaggero 4 maggio 2022

      Ognuno libero di dichiarare guerra a chi vuole ma poi ci va lui/Lei a farla ?

    12. LuxIgnis 4 maggio 2022

      Esatto!
      E l'altro è libero di dargliene di santa ragione.

    13. Primadellesabbie 4 maggio 2022

      Si giusto, ma quando tutti reagiscono pensando allo stesso modo credo sia legittimo farsi qualche domanda a proposito della libertà.

    14. Rnamessaggero 4 maggio 2022

      Fuori dubbio, in questa condizione però è già tardi mi verrebbe da dire.

    1. IlContadino 4 maggio 2022

      In quattro e quattr'otto ho assistito al decadimento di un modello sociale, il mio, quello in cui sono cresciuto, l'unico che conoscevo. Un mondo collassato a colpi di menzogne. Uomini, donne e bambini mascherati, muti, zitti e mosca, obbedienti a qualsivoglia angheria, umiliazione, sopruso. Certo ne sono rimasto un tantino destabilizzato, credo mi ci vorrà un po' per comprendere questo passaggio, se mai ci riuscirò, però di certo non me ne faccio un cruccio. Se il mondo ha deciso di darsi una stiracchiata non posso che fare da testimone silenzioso. Un cognome, due cognomi, mascherina, bombe, siero, codice di qui, social di là, lucina rossa ingresso vietato, bambino senza padre, sperma anonimo, una sega a metà, un mondo che vive nel mezzo del guado, eppure, incredibile a dirsi, si incontrano ancora persone vere, autentiche, uomini e donne che val la pena, pochi esemplari in verità, ma sufficienti per rimanere in contatto con le bellezze del creato. Spero che i miei figli diventino uomini che val la pena, saprò di aver lasciato una piccola traccia di qualcosa di buono. Poi finisce che il grande sposerà la Contessa Serbelloni Mazzanti vien dal mare, il piccolo diventerà Megadirettore Galattico Duca Conte Maria Rita Vittorio Balabam gran figl di putt lup mannar gran farabutt, e allora mi lascerò morire senza averci capito nulla, qui giace il contadino, senza cognome, ma con un sorriso:-)

    2. LuxIgnis 4 maggio 2022

      Esiste sempre l'Amore. Tutto il resto è noia.

    3. Rnamessaggero 4 maggio 2022

      O immagine e somiglianza con dio, Amore appunto.

    4. LuxIgnis 4 maggio 2022

      Separatezza contro unione. Siamo sempre lì.

    5. JHON 4 maggio 2022

      Ottimo commento Contadino, ne deduco che potremmo essere coetanei (anni 50) e buona conoscenza di un mondo che fu e fino a poco tempo fa ha sorretto tutta quanta l'impalcatura e la narrativa tradizionale. Cominciammo col divorzio, a dare un primo scossone alla famiglia, prima di questa scossa per la verità, erano sorte le cosiddette femministe che sfilando nelle piazze gridavano: " l'utero è mio e lo gestisco io", tant'è vero che da quella gestione già privatistica, della cosa più bella del mondo, poterono spaziare a piacimento con più partner possibili. Fratelli e fratellastri, e la famiglia tradizionale sempre meno richiesta. Forse, in quei momenti, i possessori della tradizione, avrebbero dovuto cominciare a indignarsi. Ma no dai sono soltanto i tempi moderni, non farci caso!
      Poi arrivò la convivenza prematrimoniale, perché il mito della verginità era crollato poco prima con l'avvento delle droghe, sono solo spinelli, dai. Il patriarcato uscito dalla guerra si è adeguatamente condizionato alle nuove mode e ha ceduto nel tempo tutti i suoi poteri ( a volte ignobili e ricattatori) tipo: " non fa per te", L'è un balabiott ecc.. Per arrivare infine ai giorni nostri, con la parità di genere, possono decidere di dichiararsi machi e femmine a secondo se gli gira storta, ma per i nostalgici come noi oramai ridotte a icone Cristiane da snobbare, non ci resta che rassegnarci a subire i cambiamenti oramai sempre più devastanti, che hanno ridotto la famiglia come una vettura del tram. Per consolarmi e ricordarmi chi sono, quel 2 per 3 mi ritiro nelle mie "segrete" e mi gusto tutto d'un fiato L'Albero degli zoccoli. Chi si accontenta.....

    1. indipendente 4 maggio 2022

      Non capisco il problema. In Spagna, ad esempio, non è sempre stato così?

    2. omega 4 maggio 2022

      No.

    1. sbregaverse 4 maggio 2022

      Biologia e natura non centrano nulla .
      È L'ANAGRAFE BELLEZZA !
      Robertone sempre sul pezzo...ALZO ZERO A MITRAGLIA.

Visualizzati 55 di 55 commenti approvati.