NAKBA: UN CRIMINE OSSERVATO, IGNORATO E RICORDATO

NAKBA: UN CRIMINE OSSERVATO, IGNORATO E RICORDATO

DI ILAN PAPPE

countercurrents.org

Il 15 maggio di solito è una miccia che fa scattare un viaggio indietro nel tempo. E per un incomprensibile motivo ognuno di questi viaggi tira fuori un aspetto diverso di Nakba. Quest’anno, più di ogni altra cosa, mi preoccupa la continua apatia e indifferenza dell’elite e dei media politici occidentali alla difficoltà dei palestinesi. Nemmeno l’orrore del campo Yarmuk ha fatto associare, nelle menti dei politici e dei giornalisti, la possibile connessione tra salvare i rifugiati lì e il loro diritto riconosciuto internazionalmente di tornare a casa.

Il trattamento medico di Israele rispetto alla battaglia degli islamici al regime di Assad, rammendandoli e rispedendoli al campo di battaglia è considerato un atto umanitario dallo stato ebreo; il suo straordinario rifiuto, rispetto a tutti gli altri-molto più poveri- vicini della Siria di non accettare nemmeno un rifugiato del marasma siriano è passato inosservato.

È questo esistenzialismo internazionale e questa intenzionale cecità che mi riportano al 1948, nel periodo tra giugno e ottobre di quell’anno. L’11 di giugno fu annunciata, da parte delle Nazioni Unite, una tregua tra le forze sioniste e le unità armate arabe che erano entrate in Palestina l’11 di maggio. Entrambe le parti avevano bisogno di una tregua per riarmarsi, ma mentre gli israeliani ne beneficiarono così non fu per gli arabi, dato che Inghilterra e Francia posero l’embargo agli stati arabi sui rifornimenti navali di armi mentre l’Unione Sovietica e la Repubblica Ceca riarmarono le forze israeliane.

Alla fine della tregua fu evidente che l’iniziativa del tutto araba di recuperare la Palestina era destinata a fallire. La tregua diede la possibilità agli osservatori delle Nazioni Unite di vedere per la prima volta, sotto stretta osservazione, la realtà del territorio sulla scia del piano di pace dell’organizzazione.

Quello che videro fu una pulizia etnica ad alto ingranaggio. La principale preoccupazione del nuovo Israele al momento era di utilizzare la tregua per accelerare la de-arabizzazione della Palestina. Tutto ciò iniziò una volta che le pistole furono messe sotto silenzio e fecero tutto di fronte agli osservatori delle Nazioni Unite.

Entro la seconda settimana di giugno, la Palestina urbanizzata era già stata persa e con lei se ne andarono centinaia di villaggi attorno alle principali città. Città e villaggi furono svuotati allo stesso modo dalle forze israeliane. Le persone furono mandate via, molti di loro prima che le unità arabe entrassero in Palestina, ma case, negozi, scuole, moschee, ospedali erano ancora lì. Una cosa che certo non possono non aver sentito gli osservatori delle Nazioni Unite è il rumore dei trattori che demolivano quegli edifici e il paesaggio circostante, ora che non c’era lo sferragliamento degli spari attorno a loro.

Ciò che essi hanno visto e sentito fu adeguatamente descritto come un’“operazione di pulizia” dalla persona indicata dal nuovo regime della territorio per supervisionare l’intera operazione, il capo della divisione nel Fondo Nazionale Israeliano (JNF), Yosef Weitz. Ha debitamente riportato alla leadership: “Abbiamo iniziato l’operazione di pulizia, rimuovendo le macerie e preparando la terra per la coltivazione e l’insediamento. Alcuni di questi villaggi diventeranno parchi.” Ha orgogliosamente scarabocchiato nel suo diario la sua meraviglia nel rimanere immobile a lato dei trattori che stavano distruggendo i villaggi.

Non si è trattato di un’operazione facile o di breve periodo. Continuò anche quando gli spari ripresero dopo dieci giorni, alla fine della prima tregua, durante la seconda tregua e nelle fasi finali della guerra quando le truppe che venivano da Iraq, Siria e Egitto stavano rientrando- ferite e sconfitte- a casa. La “guerra” nell’autunno del 1948 fu prolungata perché gli abitanti dei villaggi palestinesi, i volontari dal Libano e alcune unità arabe tentarono invano di difendere alcuni villaggi arabi nel nord e nel sud della Palestina.

Quindi, più villaggi capitarono sotto lo zampino e i trattori del Fondo Nazionale Israeliano. Gli osservatori delle Nazioni Unite hanno riportato abbastanza metodicamente la drammatica trasformazione della Palestina da un paesaggio arabo del mediterraneo orientale in un caleidoscopio di nuove colonie ebree circondate da pini europei ed enormi sistemi idraulici che scaricavano su centinaia di ruscelli che scorrevano tra i villaggi –rovinando un panorama che oggi può solo essere lontanamente ricostruito da diversi angoli intaccati di Galilea e della sponda occidentale.

Nell’inizio dell’ottobre del 1948, gli osservatori delle Nazioni Unite ne avevano avuto abbastanza. Decisero di scrivere un report cumulativo al loro segretario generale. Si può riassumere in questo modo. La politica di Israele, hanno spiegato al loro capo, era fatta dall’“estirpazione degli arabi dai loro villaggi nativi in Palestina con l’uso della forza e della minaccia”. Il tutto fu ripreso abbastanza interamente e fu mandato a tutti i capi delle delegazioni arabe nelle Nazioni Unite. Gli osservatori e i diplomatici arabi tentarono di convincere il segretario delle Nazioni Unite a pubblicare il report ma lo sforzo fu vano.

Ma il report fu menzionato ancora una volta. Il solo diplomatico americano, Mark Ethridge, rappresentante degli Stati Uniti nella Palestine Conciliation Commission PCC (il corpo indicato dalle Nazioni Unite nella risoluzione 194 dell’11 dicembre del 1948 per preparare un piano di pace per la Palestina post Nakba) tentò disperatamente di convincere il mondo che alcuni dei fatti accaduti erano ancora reversibili e uno dei modi per fermare la trasformazione era il rimpatrio dei rifugiati. Quando la PCC giunse alla conferenze di pace a Losanna in Svizzera nel maggio del 1949, lui fu il primo diplomatico americano che indicò chiaramente la politica israeliana come l’ostacolo principale alla pace in Palestina. I leader israeliani erano arroganti, euforici, non intenzionati al compromesso né alla pace, così disse a John Kimchi, il giornalista inglese che lavorava a Tribune al tempo.

Ethridge non mollò facilmente sulla questione del rimpatrio. Aveva alcune idee originali. Pensava che se avessero soddisfatto la sete di territorio israeliana, avrebbero permesso una sorta di normalizzazione nella Palestina post-Mandatory. Ha quindi suggerito che Israele annettesse la striscia di Gaza e che provvedesse ai rifugiati in quella zona, permettendo a loro di tornare alle loro case nei villaggi e nelle città della Palestina. A Ben Gurion piacque l’idea così come alla maggior parte dei ministri. Anche il governo egiziano si schierò a favore. Uno dubiterebbe del fatto che Ben-Gurion aveva permesso ai rifugiati di stare a Gaza, ma naturalmente non c’è più nulla da dire.

Incoraggiato, Ethridge sostenne che ora il suo governo avrebbe convinto gli israeliani a rimpatriare un addizionale e considerevole numero di rifugiati. Israele rifiutò e gli americani denunciarono l’“ostinazione” dei politici israeliani e richiesero che Israele lasciasse tornare molti più ebrei. Gli americani decisero di sospendere gli sforzi di pace a meno che Isreaele non cambiasse idea; difficile da credere oggi giorno.

Il Ministro per gli affari esteri israeliano, Moshe Sharett, era preoccupato circa la pressione americana che era accompagnata da una minaccia di sanzione e suggerì che Israele accettasse 100 mila rifugiati (ma che lasciasse stare la proposta di Gaza). Considerevole rimane il fatto che con il senno di poi i diplomatici americani tipo McGhee dichiarassero entrambe le cifre-250 mila rifugiati a Gaza e 100 mila proposti da Sharett-come insufficienti. McGhee sperava genuinamente che quanti più rifugiati possibili tornassero, dato che egli credeva ancora che la realtà nel territorio fosse reversibile.

Passarono i mesi ed entro la fine del 1959 la pressione americana venne meno. La lobby ebrea, l’irrigidimento della guerra fredda intorno al mondo e un focus delle Nazioni Unite sul destino di Gerusalemme come risultato della ribellione di Israele della sua decisione di internazionalizzare la città erano probabilmente le ragioni principali di questo. Fu soltanto l’Unione Sovietica che continuò a ricordare al mondo attraverso il proprio ambasciatore alle Nazioni Unite, e Israele attraverso una corrispondenza bilaterale, che la nuova realtà sionista creata sul territorio, fosse ancora reversibile. Entro la fine dell’anno, Israele ritrattò anche in merito alla prontezza di rimpatriare 100 mila rifugiati.

Stabilimenti ebrei e foreste europee furono prontamente piantate sulle centinaia di villaggi nelle zone rurali della Palestina e i bulldozer israeliani demolirono centinaia di case palestinesi nell’area urbana e strapparono l’anima araba della Palestina.

Bohemiens israeliani, yippies e i nuovi disperati arrivati immigrati ebrei “salvarono” alcune di queste case, ci si stabilirono e il loro possesso fu approvato con il senno di poi dal governo. La bellezza delle case e la loro posizione le rese una eccellente manna dal cielo; ricchi israeliani, ONG internazionali e legazioni le scelsero come i loro nuovi quartier generali.

Il saccheggio che iniziò all’alba del giugno del 1948 mosse i rappresentanti della comunità internazionale ma fu ignorato da chi li aveva mandati: dagli editori dei giornali, direttori delle Nazioni Unite e i capi delle organizzazioni internazionali. Il risultato fu un chiaro messaggio di tono internazionale a Israele: la pulizia etnica della Palestina, così illegale, immorale e inumana com’era, sarebbe stata tollerata.

Il messaggio fu ben ricevuto in Israele e subito implementato. La terra del nuovo stato fu dichiarata esclusivamente ebrea, i palestinesi rimasero nella terra messa sotto regole militari che negavano diritto umani e civili, e furono messi in atto piani per prendere quelle parti di Palestina non occupate nel 1948. Quando furono occupate nel 1967, il messaggio internazionale era già stato incorporato nel DNA sionista di Israele: anche se quello che fai è osservato e registrato, quello che importa è come le persone potenti nel mondo reagiscono ai tuoi crimini.

Il solo modo per assicurare che la penna del ricordo sia più forte della spada del colonialismo è sperare in un cambiamento negli equilibri di potere in occidente e nel mondo in generale. Le azioni delle società civili, i politici coscienziosi e l’emergere di nuovo stati non ha ancora cambiato l’equilibrio.

Ma uno può prendere coraggio dai vecchi olivi in Palestina che hanno avuto la meglio ricrescendo nel terreno al di sotto e tra i pini europei; e dai palestinesi che ora, esclusivamente, popolano città ebree costruite sulle macerie dei villaggi in Galilea; e dalla determinazione della gente di Gaza, Bilin a Araqib, e sperare che questo equilibrio possa, un giorno, cambiare per il meglio.

Ilan Pappe
15.05.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GUANDALINA ANZOLIN

Commenti (86)

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    1. Gil_Grissom 25 maggio 2015

      Il mio ruolo e' analogo al suo: esprimere opinioni liberamente in un forum senza offendere nessuno. A meno che lei non creda che le opinioni debbano per forza essere filopalestinesi e che sia impedito ad ogni altra voce di parlare. Le ripeto sono solamente un abitante del nord Italia, senza una goccia di sangue ebreo e cattolico non praticante di religione, voto movimento 5 stelle, sono un impiegato e non sono tesserato per nessun partito, tifo Juventus e sono antifascista e anti-marxista allo stesso modo. Desidera sapere altro?

    1. cardisem 25 maggio 2015

      Testo:
      “Abbiamo iniziato l’operazione di pulizia, rimuovendo le macerie e
      preparando la terra per la coltivazione e l’insediamento. Alcuni di
      questi villaggi diventeranno parchi.” Ha orgogliosamente scarabocchiato
      nel suo diario la sua meraviglia nel rimanere immobile a lato dei
      trattori che stavano distruggendo i villaggi.
      ----

      Commento:
      un chiaro esempio di “superiore moralità israeliana”...

    1. cardisem 25 maggio 2015

      Testo:
      "il rumore dei trattori che demolivano quegli edifici e il paesaggio
      circostante, ora che non c’era lo sferragliamento degli spari attorno a
      loro. "

      -----

      Eloquente!
      Altrove ho letto che nelle rovine venivano messe apposta delle bombe per impedire ai legittimi proprietari (che ancora conservano materialmente e simbolicamente le chiavi di casa con relativi atti di proprietà) di ritornarvi...

      La porcata è tale che si stenta a crederci, ma la forza della propaganda (israeliana) è tale che finiamo per trovare giusto e naturale ciò che non lo è affatto...
      Ne abbiamo sopra un esempio. sul quale mi sono a lungo intrattenuto...

      Per non fare un torto a Pappe, voglio adesso fare un commento del suo testo prima di considerare conclusa la discussione, avendo detto tutto o quasi quel che avevo da dire e non volendo cadere in provocazioni ulteriori, magari difficili da controllare...

    1. cardisem 25 maggio 2015

      Testo:
      «Entrambe le parti avevano bisogno di una tregua per riarmarsi, ma mentre
      gli israeliani ne beneficiarono così non fu per gli arabi, dato che
      Inghilterra e Francia posero l’embargo agli stati arabi sui rifornimenti
      navali di armi mentre l’Unione Sovietica e la Repubblica Ceca
      riarmarono le forze israeliane. »

      Commento:
      una chiara porcata...
      Si ricordi poi che fu il Fascismo a tenere a battesimo la marina da guerra israeliana: un fatto che dimenticano e preferiscono ignorare quegli agitprop sionisti che attaccano Mussolini (vedi sopra).

      Il fatto comunque della Nakba (e della fondazione dello Stato di Israele) non può essere spiegato come un fatto militare, una questione di battaglie e di eserciti...

      Se si ammette (e questo voleva essere ed intende essere l’ONU) che il diritto e la giustizia non sono una creazione della forza bruta, addirittura della “pulizia etnica = genocidio” (Pappe), e della vittoria militare sul campo, allora bisogna smetterla con la storia degli eserciti in campo sulle lande di Palestina nel 1948...

      Non ci interessa, non mi interessa...
      Se vogliamo un mondo basato sulla giustizia, la solidarietà, il principio di umanità, altri sono i discorsi da fare e da tenere.

    1. cardisem 25 maggio 2015

      Testo:
      «L’11 di giugno fu annunciata, da parte delle Nazioni Unite, una tregua
      tra le forze sioniste e le unità armate arabe che erano entrate in
      Palestina l’11 di maggio.»
      ---

      Commento:
      Ci sarebbe da discutere sulla natura e il ruolo dell’ONU.
      Non è cosa diversa da ciò che fu la Società delle Nazioni: un congresso dei vincitori dell’ultima guerra, un congresso dove si fissava lo status quo e la spartizione in aree di influenza fra i vincitori...

      Certamente non rientra nel diritto dell’ONU quello di spartire la Palestina o di sancire una "pulizia etnica”: cosa che l’ONU non ha fatto, se addirittura riconosce ai palestinesi il loro (vero) “diritto al ritorno” di fronte a un mitico "diritto al ritorno” degli immigrati ebrei in Palestina...

      Si noti poi che in assenza di una approvazione del Consiglio di Sicurezza il presunto riconoscimento ONU della nascita dello stato di Israele ha lo stesso valore giuridico delle oltre 80 risoluzioni dell’Assemblea delle NU con cui si condanna Israele: si irride ad esse dicendo che sono mere "raccomandazioni”, senza nessun valore giuridico, ma la propaganda israeliana ben si guarda dal dire che la loro natura giuridica è la stessa di quella "raccomandazione” che è il solo titolo giuridico che Israele vanta per la sua "legittimità”.

      In realtà, Israele nasce come dato di fatto per mera autoproclamazione, cioè per un atto unilaterale, cosa che non si riconosce dopo 70 anni allo Stato di Palestina, che può nascere solo dietro approvazione dello stesso stato di Israele... Un diritto messo sotto i piedi... Inutile starne a parlare...

      È anche vero che i dati di fatto fondano quel principio di effettività in cui consiste il diritto internazionale. Solo che qui questo dato di fatto, la nascita e il mantenimento dello Stato di Israele, è un vulnus permanente di tutto il sistema del diritto internazionale da Westfalia in poi: di questo si doveva parlare (suppongo) nel convegno di Soutampton: Israele ha intuito il pericolo, un pericolo che poteva significare lo smantellamento di tutta la propaganda da 70 anni a questa parte... Non glielo hanno lasciato fare ed hanno usato tutto il loro potere per impedirlo... Stato islamico dell’ISIS e Stato di Israele non sono cose gran che diverse, come ha giustamente notato sopra Neriana, che però forse aveva altri presupposti e intendimenti...

    1. cardisem 25 maggio 2015

      Testo, finora trascurato di Ilan Pappe:
      ---
      È questo esistenzialismo internazionale e questa intenzionale cecità che
      mi riportano al 1948, nel periodo tra giugno e ottobre di quell’anno.
      ----

      Si ponga l’attenzione su "intenzionale cecità”.

      Il dibattito a cui mi sono lasciato andare sopra, forse cadendo in una provocazione, mi ha portato a trascurare il testo di Pappe, dove si dicono cose gravissime...

      E si badi: Pappe rispetto a Atzmon è una persona assai "moderata”. Egli resta un "israeliano” che magari vorrebbe convivere in condizioni di eguaglianza con i palestinesi (Stato Unico, giacché due stati non sono possibili). Atzmon invece ha lasciato Israele (dove pure è nato) dicendo che quella terra appartiene UNICAMENTE ai palestinesi... A suo modo anche Avraham Burg ha lasciato Israele, optando per il passaporto francese: gli israeliani hanno tutti o quasi un doppio passaporto: quale migliore dimostrazione della loro natura di "invasori”?

      Ancora Atzmon: il sionismo è una forma di "primatismo razziale a carattere globale”. Significa che il "potere” del sionismo non è in Israele, ma... in... Italia (e il Tizio con cui ho a lungo dibattuto sopra mi sembra un chiaro agente di questo potere).

      La “cecità”, dunque, è perfettamente spiegabile con il controllo pressoché assoluto dei media da parte di Israele, con una ingerenza nel sistema normativo (leggi ad hoc che favoriscono il mantenimento e la crescita di un simile potere), con l’occupazione militare vera e propria (130 basi americane solo in Italia)...

      Insomma, questa “cecità” non è di natura "morale”, ma è il risultato di una ben precisa articolazione di un potere tentacolare...

      Pappe stesso non si spinge troppo oltre per squarciare questa “cecità”.

      Che io sappia non si è mai incontrato con Gilad Atzmon, pur vivendo entrambi in Inghilterra.

    1. cardisem 25 maggio 2015

      Testo:
      ---
      E per un incomprensibile motivo ognuno di questi viaggi tira fuori un aspetto diverso di Nakba.
      -------

      Si gli aspetti sono davvero tanti...

      La gravità (sotto tutti gli aspetti) della «Nakba» (uso le virgolette) supera di gran lunga qulla dell’«Olocausto» (uso pure le virgolette) di cui l’«Occidente» ha però inteso farne una «Industria» (Finkelstein) direi non solo sotto l’aspetto economico quanto soprattutto “ideologico”...

      Il discorso sarebbe alquanto complesso e la “consecutio temporum” ancora più complessa e intricata ma facile da intendere che la si abbraccia in un solo colpo d’occhio...

    1. cardisem 25 maggio 2015

      Non capisco il tuo ruolo...

      Io comunque qui NON sto dando una lettura "politica teologica” di quanto è successo e succede in Palestina. È un discorso che si può anche fare, ma farlo ora e qui, è fuorviante e diversivo...
      Non mi è per nulla ignoto il ruolo del cristiano sionismo e la posizione di un giudaismo minoritario come quello di Neturei Karta...

      Io qui sto dando una impostazione geopolitica, giuridica, etica, storica... La teologia politica per adesso preferisco lasciarla da parte e certamente non è trattata qui da Ilan Pappe, al cui commento dovremmo limitarci.

    1. cardisem 25 maggio 2015

      Anche questi argomenti tipici dell’Hasbara: li ho sentiti almeno una dozzina di volte. Divertente il tuo ragionamento: mi hai aggredito, non ti lamentare se poi hai perso...
      Trovo oziose le cronache di guerra del 1948: possono essere interessanti, ma non è questa la sede... E comunque le tue ricostruzioni sono "false”, per quanto mi è dato sapere e non intendo specializzarmi oltre nella storia militare dell’aggressione alla Palestina e delle fasi della sua occupazione e pulizia etnica...

      Neppure tu puoi negare l’evidenza di una immigrazione (da Balfour in poi massicciamente) che si traduce giorno dopo giorno in esproprio, occupazione, espulsione... Nella più assoluta violenza, frode, uccisione di massa, pulizia etnica che secondo la normativa Onu citata da Pappe equivale a... genocidio...

      E tu mi parli di eserciti come se fossimo a una partita di calcio... Gli istriani... Ma per favore... Siccome a quelli hanno dato un calcio nel sedere, noi abbiamo il diritto di dare due calci nel sedere ai palestinesi... I fatti storici hanno ognuno la loro individualità e singolarità e non sono comparabili allo stesso modo in cui non esistono due individui perfettamente eguali l’uno all’altro.

      Ed in ogni caso io non voglio qui parlare di Istria, Sudeti... ma solo di Palestina e di nient’altro: di questo qui si parla, su quella terra desolata sono volti i miei occhi, quando e se deciderò di guardare altrove, sarò io deciderlo e non tu...

      Ancora una volta mi confermi non mio giudizio: non hai argomenti originali e personali, ma usi solo i cliché dell’Hasbara e della propaganda israeliana, una propaganda che per continuare ad opprimere i palestinesi, per riuscire a terminare la "pulizia etnica = genocidio” ha un disperato bisogno di guadagnarsi dalla sua le opinioni pubbliche (e soprattutto i loro governi) europei e italiana in particolare... E tu qui giochi il ruolo che mi posso immaginare con o senza consecutio temporum...

    1. cardisem 25 maggio 2015

      Dalla fine: io non ho detto che "rappresento”. Tu che sai di consecutio temporum sai cosa significa "rappresentanza”? Conosci la differenza fra "rappresentanza politica" e "rappresentanza degli interessi”? Il senso di termini come "delega”, “mandante”, "mandatario” e simili...
      Visto che tu, non io, avevi la curiosità di sapere quale fosse il senso del "noi” da me usato, ho voluto spiegarti che ho assunto il punti di vista di un lettore abituale di CDC, che conosce per i loro commenti anche altri lettori abituali di CDC, assumendo un punto di vista non uti singulus ma uti universus: a te che sai di latino non devo spiegarti la differenza...

      Ma anche che tu tenti sempre di offendere dandomi del "presuntuoso”... E che vuol dire? Io "presuntuoso”? Tu che sei un raffinato linguista spiega il senso logico ed etimologico del termine...

      Non lo farai, perché anche qui si riconoscono le regole di ingaggio dell’Hasbara: provocare la rissa, offendere, far perdere le staffe, gridare all’antisemitismo, associandolo all’antisionismo e a qualsiasi critica si osi fare al Santo Israele, il più "etico" stato del mondo, basato sulla "pulizia etnica"...

      Visto che commentiamo un articolo di Ilan Pappe, voglio sperare, per essere seri, che tu ti sia letto almeno la sua "Pulizia etnica della Palestina”, ma anche gli altri libri e interviste fra cui quella dove si dice che la "pulizia etnica” non si è fermata al 1948 ma continua ancora oggi?

      Ma di fronte a un giudizio globale su ciò che è avvenuto nel 1948 ci interessano davvero le dislocazioni degli eserciti del 1948? I loro equipaggiamenti, l’uso truffaldino della tregua, la corruzione e il tradimento del re giordano, la famosa mai avvenuta emissione radiofonica con cui si sarebbe invitati gli arabi ad abbandonare le loro case, per poi non poterci più ritornare... Tutti questi sono "dettagli” di cui la propaganda si serve ampiamente, ma la cui inconsistenza e pretestuosità saltano subito agli occhi di ogni persona appena un poco fornita di buon senso e di umana pietà...

      Il fatto enormemente grave, che supera l’evento specifico, è la distruzione nel 1948 di ogni principio di giustizia internazionale: venne allora meno tutto il diritto internazionale europeo costruito dal 1648 in poi.... Di queste cose, di Israele nel diritto internazionale, si voleva discutere in un convegno scientifico a Soutampton (vedi blog di Atzmon: consiglio la redazione di tradurre qualcosa sull’evento che non mi pare sia stato coperto in lingua italiana), ma guarda caso la stessa Lobby di cui fai chiaramente parte è riuscita ad impedire lo svolgimento di un convegno scientifico non in Israele, ma in Inghilterra (!!!), figuriamosi in Italia... E dunque si deve valutare il potere "sionista” non sulla pelle dei "palestinesi”, ma sulla nostra pelle di inglesi, francesi, tedeschi... italiani.

      E tu che sei qui, ci sei dunque a caso? Cosa ti spinge a stare dalla parte di Israele e non dei palestinesi, che sono chiaramente la Vittima?

    1. cardisem 25 maggio 2015

      Sciocchezze assolute che non sono “critiche” (= argomentazioni logiche e razionali con impiego di ipotesi, tesi, dimostrazioni, secondo un modo di procedere euclideo, o anche dialettico hegeliano...): si tratta soltanto di moduli propagandistici diffusi dall’Hasbara e consegnati alle migliaia di blogger reclutati allo scopo, o ai giornalisti messi a busta paga...

      No, non ci siamo!
      Ed ancora una volta: come sei arrivato a queste conclusioni? Con quali processi logici? Con quali fonti? documenti? evidenze?

    1. cardisem 25 maggio 2015

      Ma quale film hai visto... L’invasione sionista inizia nel 1882, almeno... Un film per dare la sensazione del movimento è una successione di 23 fotogrammi al secondo... Non si può prendere il fotogramma che si vuole e far iniziare da lì il film... che inizia appunto nel 1882... ed anche le vicende del 1948 non sono come tu dici... Ti risulta che gli “israeliani”, come tu dici, venivano dal mare? E chi ha dato loro il permesso di sbarcare?

      E se gli attuali “migranti” di Lampedusa decidessero non solo di entrare in Italia senza essere stati "invitati”, ma anche poi (divenuti un numero sufficiente) di espellere gli italiani dai loro paesi e dalle loro case?

      È quel che si è verificato in Palestina attraverso una immigrazione sostenuta prima dall’Impero britannico e poi da quello americano...

      È talmente ovvio che sono un troll sionista può negare questa evidenza... che più evidenza non si può (se ti piace la consecutio temporum? dove hai studiato il latino? Se mai lo hai studiato...)

    1. cardisem 25 maggio 2015

      Bravo, l’equidistanza per negare la realtà dell’aggressione unilaterale da parte di Israele... Visto che siamo in calce a un articolo di Ilan Pappe, è proprio lui che nega e respinge il termine “conflitto” per esprimere il concetto della “guerra iraeliana-arabo”--- Il termine “conflitto” fa pensare a una "dualità”, dove si possono assumere posizioni come la tua: entrambi le parti hanno una parte di torto... Non vi sono due parti... Vi è soltanto la unilateralità di una aggressione che inizia il suo percorso storico addirittura nel 1882, quando sbarcavano i primi sionisti, suscitando la reazione e il rifiuto degli “ebrei autoctoni” che nel 1861 costituivano appena il 3,5 per cento della popolazione complessiva, secondo un dato che si legge in rete e che è assai facile da verificare...

      Di grazia, e quali sarebbe i “tanti crimini” che compiono i palestinesi?
      Visto che ormai la cultura omosessuale è assai diffusa, i loro crimini sarebbero quelli di non offrire contenti il loro didietro agli invasori venuti dal mare?
      Io non vede nessun “crimine” da parte di chi esercita il suo legittimo diritto a resistere all’invasione e all’occupazione...
      Il tuo è uno degli argomenti tipici dell’Hasbara, ma tu non vuole indicare le tue regole di ingaggio...
      Ho letto che è stato redatto un apposito manuale, una specie di prontuare con l’indicazione dei temi che ogni volta si devono introdurre...

      Non è così?
      E se non è così, almeno usa un poco di originalità, con tutta la consecutio temporum che vuoi...Sapresti dirmi in questa espressione qual è il nominativo e quale il genitivo? E poi il caso, il genere e la declinazione dei due termini? Per sapere se davvero conosci il latino?... Sai non ti insulto (farei il tuo gioco), ma non mi fido per nulla... E penso di potertelo dire in faccia (senza offesa) che di te non mi fido proprio... Ovviamente, hai tutta la facoltà di farmi ricredere dalle mie convinzioni ed io sono pronto ad ascoltare con infinita pazienza, dedicandoti tutto il tempo che desideri...

    1. cardisem 25 maggio 2015

      Mi confermi nella mia ipotesi:
      tu sei di quelle migliaia di... reclutati dalle Ambasciate israeliane...
      La tua replica la considero diversiva: non valgono le battute per confutarla...

      Invece molto mi interesserebbero i vostri organigrammi, la struttura, i finanziamenti...

      Cosa è che ti spinge ad essere così apertamente... diciamo... filoisraeliano?
      O non sei filo-israeliano? E allora cosa sei? Non mi sembra molto chiara la tua posizione...

      Domanda rivelatrice:
      I palestinesi cacciati nel 1948 hanno o non hanno il "diritto al ritorno”, riconosciuto dall’ONU, mentre un simile diritto non è mai stato riconosciuto a cittadini polacchi e dell’Europa orientale che sotto il mandato britannico sono andati a milioni per occupare terre altrui?

    1. cardisem 25 maggio 2015

      Siamo fuori tema. Il permesso di esprimerti non devo concedertelo io: te lo prendi senza chiedere permesso a nessuno... Io posso solo valutare le tue provocazioni e i tuoi insulti... Quello che tu credi o non credi, è affar tuo... Io valuto solo i tuoi tentativi, patetici, di prendere per i fondelli chi sta sprecando il suo tempo prezioso ad osservare un animale da laboratorio, ossia presumibilmente un esemplare di quelle migliaia di troll reclutati dalle ambasciate israeliani: che ci siano, è certo; chi essi siano, non è dato saperlo, ma lo si può solo presumere ed arguire dal costrutto interno delle argomentazioni... Io penso di trovarmi davanti a uno di questi casi... Naturalmente, non ne ho le prove e tu puoi smentire... Ma se è così, per me il confronto diventa interessante solo se tu dici: lo sono e faccio questo perché... Le sciocchezze che tu dici NON sono per me di nessun interesse e non offrono materia per nessuna seria discussione...

      Non stai facendo altro che insultare, offendere, provocare...
      Non mi pare di aver fatto io nulla di simile...
      Mi limito a criticare in modo assoluto la tua inconsistenza argomentativa...
      Insomma mi mantengo sul piano della critica, cosa che è appunto la ragion costitutiva di un Forum, dove non si insulta, non si offende, non si provoca, ma si usano argomenti logici e controargomenti...
      Oggetto dell’articolo è la "pulizia etnica” e tu mi parli di "negazionismo” dicendo che... ma che c’entra? Se mai qui si tratta solo di un ben più grave "negazionismo”: quello della "pulizia etnica”, che dunque tu non negheresti?
      E allora dimmi come la giustifichi?
      Che senso ha la critica con la quale hai esordito? Ossia: sempre dare addosso agli israeliani, poveretti, mentre nulla si dice contro i palestinesi, che non sono stinchi di santo... Ma che argomenti sono? ... Si comprendono solo con l’ipotesi da me fatta: che tu sia stato mandato per intervenire contro un tizio di nome Ilan Pappe e contro quelli che lo leggono...

    1. cardisem 25 maggio 2015

      Procedi sempre per insulti... Poi tiri in campo soggetti terzi ed estranei (Casapund, centri sociali...). Si direbbe che dipinto il diavolo, ti aspetti che l’interlocutore se metta dalla parte del "diavolo", e poi di nuovo a gridare: eccolo, vedete: sta dalla parte del “diavolo”... E suvvia diccelo (noi = lettori abituali di questo Forum) chi ti manda e quali sono le tue regole di ingaggio... Il mio italiano? Credi forsi di ferirmi nel mio amor proprio? Anche questa una tecnica abituale della propaganda israeliana: scendere sul personale, per tentare di ferire la sensibilità personale... A furia di osservarvi ormai sono diventato esperto delle vostre tecniche... Perché questa discussione qui cos' libera non la fai su Right Reporters? Tu vieni da lì, con ogni verosimiglianza: ma lì avrei io potuto confutarti come posso fare qui?... Ridi, ridi, che ti fa bene... sempre che tu sia un “umano”, e non un programma soft con risposte tipiche ad argomenti tipici...

    1. cardisem 25 maggio 2015

      Testo:
      «Il trattamento medico di Israele rispetto alla battaglia degli islamici
      al regime di Assad, rammendandoli e rispedendoli al campo di battaglia è
      considerato un atto umanitario dallo stato ebreo; il suo straordinario
      rifiuto, rispetto a tutti gli altri-molto più poveri- vicini della Siria
      di non accettare nemmeno un rifugiato del marasma siriano è passato
      inosservato. »
      ---

      Riflessione, se ho capito:

      Perché Israele non accoglie esso i profughi siriani, iracheni, curdi, afghani...?
      Perché li dobbiamo accogliere noi, e non loro che sono molto più vicini?
      Non so se ho capito il brano:
      si direbbe che Israele che negli ospedali israeliani vengono curati i feriti dell’ISIS per poi venire nuovamente spediti in battaglia contro Assad...

      È così? Ho capito bene?

    1. Gil_Grissom 25 maggio 2015

      Giusta osservazione

    1. Neriana 25 maggio 2015

      Non esiste piu la Palestina da tempo immemore. D'altra parte il Dio Geloso dice nel deuteronomio incita ad uccidere tutti ed a distruggere le Nazioni


      Quando il Signore, tuo Dio, avrà distrutto le nazioni delle quali egli ti dà la terra e tu prenderai il loro posto e abiterai nelle loro città e nelle loro case, 2ti sceglierai tre città, nella terra della quale il Signore, tuo Dio, ti dà il possesso. 3Preparerai strade e dividerai in tre parti l’area della terra che il Signore, tuo Dio, ti dà in eredità, perché ogni omicida si possa rifugiare in quella città.

      Ergo ti che staimo parlando, della grande Israele che è il mondo occidentale, e del monoteismo che impera tra cristianisti ebrei e islamici ?
    1. Gil_Grissom 24 maggio 2015

      Il mio commento sul reato d'opinione era rivolto ad un'altra persona ben piu' civile, educata ed istruita di lei: il mio davanti al negazionismo non e' orrore ed ho anche scritto che sono contro il reato d'opinione, che tra l'altro fornisce un validissimo argomento ai negazionisti: ho solo detto che secondo me l'Olocausto e' esistito e che le prove a suo favore sono per me decisamente piu' credibili di quelle dei negazionisti. Tutto qui. Sempre ammesso che lei mi conceda il permesso di esprimermi.

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