Di Tiziano Tanari per ComeDonChisciotte.org
Donald Trump: “Voglio che gli Stati Uniti diventino la capitale cripto del mondo e una super potenza mondiale di bitcoin”. Sorprendente dichiarazione del neoeletto presidente americano che, con le sue affermazioni, pone alla nostra attenzione un soggetto monetario di recente creazione, il Bitcoin, la più famosa fra le criptovalute, in una nuova veste, quella di riserva di valore al pari e più del dollaro; l’idea di crearne grandi scorte da parte della FED gli conferisce un’importanza strategica complementare e superiore addirittura alla moneta nazionale statunitense. Questa visione lascia alquanto perplessi per i motivi che cercheremo di analizzare nel presente articolo.
MONETA FIAT
Prima di valutare l’impatto sui mercati monetari di questa nuova prospettiva di utilizzo delle criptovalute da parte delle Banche Centrali, è necessario evidenziare le caratteristiche che delineano la natura e la funzione della moneta, prima fra tutte la “moneta fiat”, moneta fiduciaria a corso legale emessa dalle Banche Centrali e utilizzata dagli Stati come valuta nazionale. Una caratteristica fondamentale, la cui importanza pare che, ancora oggi, non sia colta appieno, è rappresentata dall’assenza di un legame con un valore sottostante, come ad esempio l’oro ai tempi del Gold Standard. La mancanza di un collegamento diretto con beni materiali, quindi, gli conferisce la possibilità di creazione illimitata senza vincoli oggettivi. Da questo possiamo dedurre che uno Stato dotato di una moneta sovrana avrà tutte le risorse finanziarie necessarie per le proprie esigenze di spesa pubblica. Quando sentiamo parlare di conti pubblici da tenere sotto controllo, di pareggio di bilancio, di tasse che servono a finanziare la spesa corrente e di avanzi pubblici, ci stanno clamorosamente truffando. È importante sottolineare il ruolo della moneta fiat sovrana che ha una relazione diretta e indissolubile con il livello dell’economia del proprio Paese: ciò che le dà valore è la capacità del Paese medesimo di produrre beni e servizi, ovvero quella che viene definita “ricchezza reale” alla quale deve corrispondere una proporzionale “ricchezza finanziaria”. Mantenere questo rapporto equilibrato fra le due grandezze è il compito della politica monetaria e fiscale dello Stato. Ricordiamo che i beni reali possono scarseggiare per mancanza di materie prime, tecnologie adeguate, mano d’opera qualificata, ma i “soldi” non possono mancare; limitare e imporre tagli alla spesa pubblica è un crimine verso l’intera nazione. La prima considerazione da evidenziare è questa: ma se uno Stato può creare tutta la moneta necessaria per sostenere la propria economia, a che cosa le può servire un’altra moneta il cui valore, fra l’altro, non è neanche in grado di controllare?
CRIPTOVALUTE-BITCOIN
Le criptovalute sono monete digitali la cui creazione e relativi scambi avvengono su una piattaforma chiamata Blockchain che permette transazioni dirette, trasparenti e sicure fra i vari utenti in una rete decentralizzata, ovvero senza un organismo superiore che la coordina e la regola; in sostanza è fuori dal controllo di qualsiasi istituzione bancaria o statale. C’è chi ipotizza la possibile esistenza di una struttura anonima che abbia comunque accesso ai meccanismi di controllo della rete ma non essendoci elementi oggettivi per sostenere questa tesi, rimane solo un’ipotesi, anche se plausibile.
Nell’universo delle criptovalute, la più famosa e consolidata sul mercato è il Bitcoin, moneta digitale creata nel 2009 con un valore iniziale di pochi centesimi di dollaro, e che, dopo anni di scambi, ha raggiunto la cifra stratosferica, ad oggi, di 100.000 $ per 1 Bitcoin. Il valore che si è costituito seguendo la legge della domanda e dell’offerta, lo ha caratterizzato come un prodotto finanziario essenzialmente ed esclusivamente speculativo.
In questi anni abbiamo assistito a grandi fluttuazioni del Bitcoin, e anche a diverse truffe, in quanto il settore presuppone una conoscenza tecnica specifica di alto livello senza la quale è facile correre il rischio di grosse perdite.
Detto questo possiamo evidenziare una caratteristica comune che comune non è: sia le criptovalute che le monete di stato possono essere utilizzate per le normali funzioni di acquisti e vendite ma, mentre le prime hanno una caratteristica di estrema volatilità, anche nel breve termine, e quindi con una possibile e repentina variazione del loro valore, che generalmente tende ad aumentare, le seconde hanno un valore stabile. E'chiaro che chiunque debba fare una spesa, utilizzerà la moneta di stato in quanto la criptovaluta, in questo caso il Bitcoin, verrà valutato come una potenziale fonte di guadagno per la possibile crescita del suo valore e quindi si preferirà mantenerla in portafoglio.
L'elevata volatilità delle criptovalute, peraltro, non consente sicuramente il corretto svolgimento della funzione di “unità di conto”: i prezzi delle principali criptovalute sono soggetti a fluttuazioni molto ampie, anche all'interno di una stessa giornata, quindi è altamente inefficiente, per non dire impossibile, prezzare beni e servizi in unità di criptovalute
Con queste caratteristiche, come possiamo considerare il Bitcoin una possibile riserva di valore per uno Stato? Uno stato che, ricordiamo, si può finanziare senza limiti oggettivi con una propria valuta, che bisogno può avere di crearsi una riserva in Bitcoin? Che interesse può avere un Paese come gli USA, con il dollaro, la più importante moneta di riserva mondiale, detenere una riserva di Bitcoin? Che senso ha l’affermazione del Presidente Trump che un tale “tesoretto” potrebbe anche servire per contenere e/o ridurre il debito pubblico? C’è da chiedersi se pensa di non avere dollari sufficienti!!
Ci sono molti altri aspetti che andrebbero trattati approfonditamente: la prima e più importante sarebbe l’impossibilità del Governo di controllare la politica monetaria nel proprio Paese qualora la criptovaluta diventasse strumento effettivo per lo scambio di beni e servizi; per quanto riguarda gli investitori privati si correrebbe, prima o poi, il rischio, sicuramente probabile, di eventuali bolle speculative che potrebbero far saltare i risparmi a milioni di persone.
Una moneta virtuale creata dal nulla, in un sistema, ad oggi, completamente deregolamentato, dove è richiesta un’altissima professionalità e conoscenza dei suoi meccanismi di funzionamento, senza nessun organismo istituzionale di riferimento che possa sopperire ai rischi della volatilità e garantire sicurezza nel mercato delle monete digitali, viene da pensare che il mondo delle criptovalute siano niente di più che un’alternativa al gioco d’azzardo dei casinò come, del resto, lo sono molte altre operazioni di borsa.
Una considerazione a parte merita il confronto con la creazione, sempre più probabile, di monete digitali da parte delle Banche Centrali, le cosiddette CBDC (Central Bank Digital Currency) erroneamente, a parere di chi scrive, considerate da molti come alternativa e concorrenti delle attuali criptovalute. Le CBDC costituirebbero nulla più che una nuova forma di emissione monetaria della stessa valuta di Stato che, in quanto tale, dovrebbe mantenere un valore stabile e quindi non potrebbe essere considerato uno prodotto finanziario speculativo. È importante evidenziare le sue caratteristiche che ne fanno uno strumento rivoluzionario capace di bypassare le banche nel pagamento diretto fra due o più utenti, senza cioè passare da un server centrale ma soprattutto sarebbe una moneta “programmabile”; questa funzione le permetterebbe di interagire in modo diretto con gli utenti creando linee guida che, qualora non fossero rispettate, in automatico verrebbero attivate procedure predefinite. Questa caratteristica fornirebbe un formidabile strumento di controllo e di gestione di possibili azioni restrittive o punitive che andrebbero a ledere le libertà fondamentali dei cittadini, soprattutto se, in aggiunta, venisse eliminato il contante. È anche per questo motivo che molti ritengono le criptovalute uno strumento di libertà in quanto la rete decentralizzata non sarebbe soggetta a nessun tipo di controllo. Lascia comunque perplessi ritenere che lo stesso sistema che vuole creare le CBDC, la cui funzione principale sarebbe il controllo totale della rete dei pagamenti, permetta anche di mantenere uno strumento, le criptovalute appunto, con le quali avrebbero la possibilità di aggirare lo stesso sistema.
In conclusione, sorprende e preoccupa l’ignoranza di personaggi politici che, pur avendo un grande peso sugli andamenti dei mercati finanziari e sull’ economia globale, non abbiano la minima conoscenza del reale funzionamento dei sistemi monetari e permettano alla finanza speculativa di ammaliarci con una propaganda orientata solo ed esclusivamente ai propri interessi. Ma, cosa ancora più preoccupante, pensano di istituire monete digitali che possono mettere in serio rischio la libertà dei loro cittadini. Con queste premesse ci auguriamo che la politica possa arricchirsi, al più presto, di nuove competenze e di una nuova etica rivolta in primis al bene dei Popoli e meno all’interesse illegittimo e criminogeno degli avventurieri e speculatori globali.
NOTE
https://www.adnkronos.com/economia/criptovaluta-rally-bitcoin-trump-oggi_7br6M1x6BXIdhLoxpNk91d
https://www.consob.it/web/investor-education/criptovalute
https://www.ilsole24ore.com/art/trump-studia-sua-stablecoin-arriva-concorrente-dollaro-AG1dDVJB
mago 17 dicembre 2024
Stavo uscendo da una brutta storia con il fisco,allora se dovevi operare dovevi aprire un conto in Francia ,il tutto rigorosamente in inglese.siamo pur sempre per fatto generazionale persone che hanno investito in BOT o magari azioni sicure e fatto i cassetisti per farla breve per non avere altri fastidi ho lasciato perdere.sono del parere che questa è una operazione creata ad hoc per invogliare le persone a passare al digitale per chiudere il cerchio,non si spiegherebbe il fatto che tutte le banche centrali e istituti di vigilanza tipo sec abbiano chiuso non uno ma due occhi su questo fenomeno,certo chi è saluto sul carro ha fatto il botto.