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'MONACO': KILLER ISRAELIANI UMANIZZATI E PALESTINESI DISUMANIZZATI

Coperture e bugie di Spielberg

Chi fa rappresaglia contro chi nel conflitto arabo-israeliano? Questa è la domanda

DI AS’AD ABUKHALIL

Questa pellicola mi ricorda una battuta che il commediografo George Carlin ha usato spesso nelle sue commedie e che fa più o meno così: “Perchè denominiamo i terroristi israeliani ‘commando’, e i commando palestinesi ‘terroristi’?” La sua domanda non ha mai fatto ridere nelle due volte che l’ho visto davanti ad un pubblico, dal vivo.

La tesi di fondo del film di Spielberg è semplice, nonostante le ostentazioni: gli assassini israeliani sono gente coscienziosa ed umanitaria, mentre i palestinesi sono sempre – caschi il mondo – malvagi assassini.
Avete notato come un’opinione isolata, leggermente critica nei confronti del film, espressa da un diplomatico israeliano (Ehud Danoch, console generale di Israele a Los Angeles), ha ottenuto così tanta attenzione da parte della carta stampata in America? Questo ha contribuito a promuovere il film e a dare l’illusione di un approccio “equilibrato” alla materia narrativa, cosa che non merita. Questa supposta opinione critica mi ha ricordato O’Reilly, (1) di come sembri trovare sempre un’e-mail di qualcuno del Montana che gli dice come sia troppo liberale. Ne ha bisogno al fine di mantenere un’immagine che non esiste, proprio come Spielberg ne ha bisogno per mantenere un’immagine che non merita.

Questo film potrebbe essere bollato facilmente come pubblicità pagata da Israele per propagandare il suo apparato letale. Infatti, potrebbe essere un film per reclutare squadroni della morte israeliani. È una celebrazione dell’omicidio israeliano dei palestinesi. Quando gli israeliani uccidono, è sempre morale, sempre rispettoso, “sempre sul bersaglio”. Il 26 dicembre, un altro recensore neocon del NewYork Times pensa che Spielberg non sia stato sufficientemente comprensivo verso gli assassini israeliani.

Mi sono arrabbiato guardandolo; e mi sono arrabbiato ancor di più nell’osservare il pubblico liberale di Berkeley reagire in modo comprensivo al film, fare il tifo per il capo degli assassini israeliani, mentre portava a termine la sua uccisione “civilizzata”. Ho osservato il pubblico liberale di Berkeley fare il tifo per una squadra di killer israeliani, in una storia con vittime palestinesi che erano gente reale, con sangue reale.

Un momento toccante per Spielberg e, presumibilmente, per il pubblico americano è stato quando il capo degli assassini israeliani ha parlato con la sua giovane figlia a New York, dichiarando che gli mancava molto. Oh, si. Quello era il punto in cui il pubblico avrebbe dovuto versare una o due lacrime; in quel punto la musica è diventata particolarmente tenera.

Il film di Spielberg è basato su un libro “non-fiction” del giornalista George Jonas, Vengeance,(2) che ha preso per buono il punto di vista israeliano. Ma nel libro gli assassini israeliani non hanno espresso il rammarico o riflessioni aggiuntive di alcun tipo. Nessuno! Nel libro — ma non nel film — gli assassini, secondo Jonas, non hanno avuto “assolutamente alcuno scrupolo su ciò che stavano facendo”. Hmmm… come ha potuto Spielberg non accorgersene?

Posso ricordare la storia, nei relativi particolari e personaggi. La prima vittima del film è stata Wa’il Zu`aytir, ed io ho conosciuto suo nipote; sono andato a scuola con il figlio di Abu Hasan Salamah (3) — era più giovane; e ho conosciuto la via e il palazzo in cui i tre capi dell’OLP furono massacrati a Beirut. E lasciatemi dire che nessuna delle cinque persone accennate qui ha mai avuto a che fare con Monaco.

Ma perchè questo film, un film di Spielberg, dovrebbe annoiare con i fatti, in particolare se sono fatti scorrere come un’armoniosa narrazione pro-Israele? Questo film è stato ideato per il pubblico di massa che non sa nulla sui fatti del conflitto. Questa è esattamente la ragione per cui funzionerà e veicolerà il suo carico di propaganda.

Monaco non era un’operazione pianificata come è stato spesso sostenuto. Non è stato progettato in anticipo di mesi, come Abu Iyad (4) sostiene in un suo resoconto scritto con Eric Rouleau, My Home, My Land. Abu Iyad per anni ha esagerato le rivendicazioni circa “l’attentamente pianificata” operazione Monaco, e i media dell’OLP mentirono, allora, sui propri uomini che lanciavano granate negli elicotteri, (5) in modo da rendere l’ultima sparatoria più un combattimento vero di quanto in realtà non fosse.

I palestinesi massacrati sotto i bombardamenti dei caccia israeliani nei loro campi profughi chiedevano eroi ed eroismo e l’OLP ha dovuto dargliene un assaggio, benché non fossero eroi legittimi. La polizia tedesca stava allora andando ad eliminare l’OLP, non importa come e non importa quanto i tedeschi mettessero in pericolo le vite degli ostaggi, probabilmente con il benestare israeliano. Un diplomatico della Lega Araba ha rivelato ciò recentemente, quando ha rotto il silenzio in un’intervista su Ziyarah Khassah su Al-Jazeera. Dovrebbe conoscere i fatti: era colui che negoziava con il commando palestinese a Monaco.

Si può discutere se i palestinesi abbiano messo a repentaglio le vite degli ostaggi sequestrandoli, anche senza intenzione di ucciderli. Questo è vero. Ciò è simile ai pericoli morali implicati nel dirottamento: i dirottatori, tutti i dirottatori, sono responsabili e dovrebbero essere giudicati anche responsabili di tutti i pericoli per la vita e la salute delle vittime. Assolutamente vero.

Ma è anche vero che lo “Stato d’Israele” ha preso in ostaggio una nazione e sta mettendo in pericolo le vite di milioni di palestinesi sin dalla nascita dello Stato israeliano stesso. È una questione di chi fa rappresaglie contro chi. Uno dei tanti presupposti sbagliati del film di Spielberg è che Israele si infuriò in modo omicida – soltanto contro “gli assassini” palestinesi – e solo dopo Monaco; Monaco è stato dunque come uno spartiacque.

Non è stato uno spartiacque, tranne che negli opuscoli di propaganda israeliana. Israele ha perpetrato la sua furia omicida contro i palestinesi, principalmente civili, da prima della creazione di Israele. E come potrebbe Spielberg trattare Golda Meir come una celebrità e dimenticarsi di accennare alla sua citazione più memorabile: quella che “il popolo palestinese non esiste”? (6)

Spielberg deve aver dimenticato anche questo, mentre la ritrae come una nonna buona che è stata spinta alla vendetta dai mostri palestinesi. Ancora umanizzazione di Israele e disumanizzazione della Palestina. Ecco perchè il film ha mostrato il capo dell’apparato omicida israeliano insieme alla sua bambina: il pubblico deve vederlo come un essere umano apprensivo.

Non un solo palestinese nel film è sembrato inerme. Tutti erano terroristi ed il loro omicidio ha dovuto essere giustificato, e Spielberg ha reso un grande servizio allo Stato d’Israele, da quel punto di vista. Dovrebbero dare il suo nome a qualche proprietà sottratta ai Palestinesi, in suo onore.

Cosa stavano facendo gli Israeliani prima di Monaco? Prima di Monaco – non dopo – gli Israeliani hanno posto una bomba sotto il sedile dell’artista/scrittore palestinese, Ghassan Kanafani (nella foto sotto) e hanno ucciso la sua nipote quattordicenne. La ragazza non stava organizzando l’attacco di Monaco quando è stata assassinata dagli israeliani; nè lo stava facendo suo zio. Kanafani scriveva sul giornale Al-Hurriyyah.

Israele, prima di Monaco, ha inviato per posta un pacco bomba a Bassam Abu Sharif, giornalista e scrittore, e l’ha lasciato con cicatrici a vita e varie menomazioni fisiche; hanno anche inviato per posta una bomba a Anis Sayigh, intellettuale e ricercatore (7), che non era membro di nessun gruppo. Ma Sayigh era un ricercatore davvero zelante e Israele non lo ha apprezzato.
Abu Sharif non ha mai avuto un ruolo militare. È stato una vittima innocente del killeraggio israeliano. Non ha mai imbracciato un fucile. Lo vedo come un essere umano e non come il personaggio armato e pieno di risentimento che compare nel film di Spielberg; tipico dei film americani dove ci sono gli arabi, gli arabi quando parlano arabo non hanno mai bisogno di sottotitoli. Li abbiamo quando la gente parla in francese e tedesco, ma l’arabo non è importante. Non è importante conoscere che cosa dicano i nativi a buon mercato; dobbiamo soltanto conoscere che cosa dice la gente: europei ed israeliani.

Notate che Hollywood si ostina a ritrarre gli israeliani come europei: ancora non vogliono accettare il fatto che una metà di tutti gli israeliani provenga da paesi asiatici e africani. Ciò rende più facile il fatto che l’Uomo Bianco si identifichi con loro. Ed esiste un elemento mai accennato sugli attacchi palestinesi: e questo è vero oggi, come nel passato. Non è che i capi palestinesi reclutino o costringano i palestinesi ad attaccare gli israeliani. È il contrario. I palestinesi, gente qualunque, costringono i leader e i comandanti palestinesi a mandarli in missioni militari o suicide contro gli obiettivi israeliani. Monaco è andata esattamente così. I palestinesi, nel campo profughi del Libano, coloro che erano stati addestrati da Fatah e da altri gruppi, stavano facendo pressione per essere mandati in azione. Perché? Nel febbraio dello stesso anno, prima di Monaco, aerei israeliani bombardarono i campi profughi e uccisero gente innocente. Questo è quel che manca nel film. La maggior parte dei palestinesi che sono uccisi dagli israeliani sono inermi e vengono uccisi non da assassini israeliani coscienziosi e sensibili – come sono ritratti oltraggiosamente in questo film – ma da piloti israeliani che bombardano i campi profughi pieni di civili indifesi. I palestinesi che sono bombardati, molto prima di Monaco, sono anziani, donne e bambini nei loro letti. Queste sono le vittime che non vedrete mai in un film di Spielberg.

Israele uccideva i palestinesi, e questo era il contesto prima di Monaco. Allora un piccolo gruppo palestinese ha scelto di cercare vendetta – rappresaglia – ma non erano sicuri del loro obiettivo e questo solo tre mesi prima di Monaco. Una delle poche persone che sapeva di questo era Abu Mazen, l’Abu Mazen che oggi è alla testa dell’autorità fantoccio dei palestinesi. Notate come gli Stati Uniti/Israele perdonano sempre il passato di coloro che si sottomettono ai loro DIKTAT? Guardate come gli stessi hanno perdonato Anwar Sadat per il suo passato nazista. Abu Mazen era il tizio dei soldi e ha dissipato i fondi per Abu Dawud, che ha escogitato l’operazione.

Il pubblico americano, i suoi mass-media e la cultura popolare sono così affascinati dal Mossad, il servizio segreto israeliano, ma l’immagine del Mossad non corrisponde alla sua effettiva realtà. La prova migliore è questo film: si osservi l’ossessione con cui Abu Hasan Salamah è ritratto in veste di “cervello” di Monaco quando non ha avuto niente a che fare con Monaco, assolutamente niente. Dobbiamo riconoscerlo, Abu Hasan era un millantatore e non ha saputo tenere a freno la lingua, prendendosi le colpe, se vogliamo crederlo , per quello che non ha fatto, così come ha preso le distanze dalle “operazioni” fallite che ha ideato, quali, ad esempio, il dirottamento del Sabena nel 1972.

Questo era Abu Hasan: ha vissuto una vita da playboy ed ha goduto un singolare accondiscendente appoggio da parte di Abu Ammar che lo ha trattato come un figlio. Abu Ammar non direbbe mai di no ad Abu Hasan, su niente. Ma Abu Hasan non ha avuto niente a che fare con Monaco e l’apparentemente onnisciente Mossad, non l’ha scoperto. L’ex-direttore della CIA, Stansfield Turner, una volta ha detto che il Mossad è un’organizzazione mediocre, ma intrattiene eccellenti relazioni pubbliche.

Ex uomo della CIA a Beirut, Robert Baer ha detto questo sul Mossad – in un’intervista che ha rilasciato ad Al-Jazeera: “Lasciate che vi dica una cosa, ciò che la gente meno conosce nel Medio Oriente, e sono responsabile delle mie parole fino in fondo, è connesso con l’intelligence israeliana. Dobbiamo riconoscerlo, possono uccidere qualcuno a Parigi o Roma o uccidere la persona sbagliata in Finlandia o dovunque lo facciano. Dobbiamo riconoscerlo, conoscono l’Europa e i palestinesi e conoscono molte cose circa i palestinesi, ma quando si tratta del resto del Medio Oriente, non ho visto nulla che indichi conoscenza di quei paesi.”

Ma questo non può mai essere sostenuto in un paese che desidera esagerare la maestria e la conoscenza di un’agenzia di intelligence per contribuire non soltanto ad alimentare il mito della propaganda israeliana, ma anche per preparare l’opinione pubblica americana a tempi e modi più spietati. Così un numero molto piccolo di persone lo sapeva, e naturalmente Abu Iyad era una di loro. E Abu Iyad è la persona più importante sulla lista, ma il suo nome non era su di essa, solo per mostrarvi quanto – o quanto poco — Israele sapesse. Abu Iyad ha parlato più di quanto fosse necessario non solo perché voleva trasmettere un messaggio al nemico, ma anche perché le guerre delle fazioni e “Abus” all’interno dell’OLP hanno reso necessario un gioco dell’uomo sopra l’uomo e, occasionalmente, dell’esagerazione selvaggia.

E mentre Settembre Nero era un nome sulla carta e non ha avuto un’esistenza organizzativa separata o una struttura, parecchie fazioni hanno usato quel nome per i propri fini. Nessuno ha consultato Abu Iyad sull’uso del nome di Abu Hasan per il fallito dirottamento di Sabena. Abu Dawud è una persona chiave in questa vicenda. Prima accennato in modo fugace, il suo nome è stato aggiunto, dopo il fatto, nei racconti della propaganda israeliana. Abu Dawud è stato arrestato in Francia per un altro motivo nel 1977 ed è stato liberato perché non vi erano prove tedesche o israeliane in merito alla sua partecipazione a Monaco. Ciò ve lo dimostra.

Ora, non darò un racconto dettagliato di Monaco. Personalmente credo più al racconto di Abu Dawud che a quello di Spielberg, una pretenziosa propaganda israeliana, o persino a quello della polizia tedesca. (il racconto di Abu Dawud è stato trovato in Abu Dawud, Filastin: Mina-l-Quds-l-Quds Ila-Muikh (Beirut: Dar An-Nahar, 1999).

La polizia tedesca ha mentito un po’, facendo trapelare alla stampa racconti di fantasia riguardo l’infiltrazione palestinese dei lavoratori nella città olimpica, quando nulla di tutto ciò avvenne realmente. Erano troppo imbarazzati per dire la verità. Similmente, gli israeliani volevano sostenere la versione tedesca, in particolare perché la violenza a Monaco era manna per la propaganda degli israeliani in Occidente, proprio come Monaco -questo non è conosciuto in Occidente- era manna per la propaganda di Fatah in Medio Oriente, per quanto orribile fosse questo per tutti. E in quel senso, i tedeschi, gli israeliani e Abu Iyad (e certamente Abu Hasan) hanno mentito su Monaco, ma non Abu Dawud, a mio parere. Abu Dawud è un leader di secondo piano all’interno dell’OLP, uno di quelli che non sono stati corrotti nel disordinato scenario libanese e che non hanno accolto i soldi del Golfo, che hanno corrotto invece molti capi dell’OLP.

Dawud era il responsabile di Beirut durante la guerra civile libanese, ma il suo nome non compare in alcuna cronaca di guerra perché era troppo di basso profilo, e perché non si mai è vantato. (Non ha mai parlato neanche quando la brutale polizia segreta di Mukhabarat in Giordania lo ha appeso per i piedi per giorni, mentre lo torturava). La gente che lo ha visto in prigione, allora, non lo ha riconosciuto. Ma siate consapevoli di questo: i vostri sicuri alleati “moderati” degli Stati Uniti in Giordania sono abbastanza competenti nelle torture. Sono probabilmente i migliori; stanno aiutando gli Stati Uniti a tal proposito, mentre ne parliamo. La maggior parte dei libanesi neppure ha conosciuto il nome del Dawud. Ma questo spiega anche perchè sia sopravvissuto, a differenza di Abu Hasan Salamah, che ha sposato un’ex Miss Universo libanese, che lo ha presentato alla società borghese libanese. Non potrebbe ottenere abbastanza dalla vita. Ha sviluppato una quotidianità e ha vissuto in uno stravagante appartamento su Madame Curie Street a Beirut e proprio questa quotidianità, che ha acquisito gradualmente (andando in palestra allo stesso orario ogni giorno), lo ha reso un obiettivo facile per gli assassini israeliani.

Abu Hasan poteva ottenere tutti i soldi che voleva per il suo gruppo da Yasser Arafat e stava facendo un buon lavoro nel mantenere non solo buoni rapporti con il CIA ma anche con i gruppi della destra libanesi. È diventato buon amico con alcuni capi della milizia di destra. Si legga il romanzo di Navid Ignatius, Agents of Innocence: è basato su Abu Hasan, anche se l’autore non lo ammette.

È interessante che nel film di Spielberg, l’assassino capo israeliano (che era nel film chiamato “Troy”), sia stato interpretato da un attore che risultasse attraente al pubblico: bello e carismatico. Si dica quel che si vuole su Abu Hasan (e molta gente nella lotta palestinese, come Abu Dawud, non lo ha gradito) ma lui era bello e carismatico anche nella realtà. Ma nel film l’attore che lo ha interpretato non è per niente attraente.

Spielberg non desidera che lo spettatore si identifichi con alcun palestinese nel film. Ha solo voluto identificarsi con gli uomini costosi: gli israeliani. Gli arabi sono peggiori che nel quadro di Renoir, La Moschea, in cui sono una macchia non identificabile. Per Spielberg sono solo uomini armati, senza umanità. Non si suppone che provochino emozioni e non li si vedrà sanguinare e, se lo facessero, avreste dovuto fare il tifo per i loro assassini.

Gli unici di cui dovete sentirvi rammaricati sono gli israeliani che vengono uccisi, compresi gli assassini quando uccidono. La musica romantica che suona quando gli Israeliani muoiono, differisce da quella che suona quando muoiono i palestinesi in “Monaco.” E non ci sono stati ruoli di dialogo per i palestinesi. Perchè annoiare? Basta dar loro una sola battuta e avrete fatto il vostro “obiettivo” dovere.

La lista dei prigionieri, che i guerriglieri palestinesi hanno presentato alle autorità tedesche per il rilascio, non era composta da “200 prigionieri arabi”, come il film sostiene. Presentava i nomi di 234 prigionieri, arabi e non, compresi giapponesi e tedeschi, ma questo non era nel film.

Il comunicato emesso dai guerriglieri diede il nome all’“operazione” Monaco: “Bir`im ed Ikrit,” i nomi di due villaggi (principalmente cristiani) della Palestina del Nord, la cui gente è stata espulsa dalle forze di occupazione israeliana nel 1948 per “motivi di sicurezza.” Nel 1972, la gente di quei villaggi ha fatto una petizione presso le corti israeliane per ritornare ai loro villaggi natali e queste l’hanno rigettata.

Ma se Spielberg avesse dovuto usare il nome reale del commando palestinese “operazione” a Monaco (“Bir`im ed Ikrit”) avrebbe dovuto riferire al suo pubblico quei particolari pesanti e avrebbe ridotto la celebrazione del letale apparato israeliano.

Ma questo fa sorgere la domanda: perchè il massacro di Monaco è più turpe del bombardamento israeliano genocida dei campi profughi palestinesi di febbraio, prima di Monaco? E perchè le lettere-bomba ai tre scrittori palestinesi non ottengono l’attenzione del mondo? Perchè i liberali americani non l’hanno notato? Potete immaginare che cosa accadrebbe se un palestinese gettasse anche solo una rosa ad uno scrittore israeliano? Potete immaginare l’indignazione della sinistra americana se un Palestinese dovesse solo dire una brutta parola a Amos Oz, per esempio? Quella era la statura dello scrittore Ghassan Kanafani fra i palestinesi.

Non entrerò nei precedenti militari o di intelligence degli ostaggi israeliani, come Abu Dawud fa nelle sue memorie, perché gli aggressori non conoscevano quelle informazioni prima “dell’operazione.” Abu Dawud fornisce molti particolari circa gli ambiti di provenienza militari di alcuni degli ostaggi olimpici, ma non penso che questo sia corretto perché neppure Abu Dawud ha conosciuto quelle informazioni di prima mano. Non entrerò in che cosa sia realmente accaduto all’aeroporto quando gli ostaggi venivano trasferiti dai loro rapitori, perché i rapitori erano responsabili in virtù dell’operazione di sequestro, ma si può argomentare per quanto riguarda la responsabilità reale dell’uccisione degli ostaggi. Abu Dawud cita i giornali israeliani dagli anni ‘90 in cui i redattori hanno sollevato domande circa la responsabilità della polizia tedesca e su come il governo tedesco non abbia mai pubblicato i rapporti di autopsia degli ostaggi. Il governo israeliano inoltre non ha voluto esaminare le pallottole che hanno ucciso gli ostaggi israeliani. Ciò avrebbe risposto alle domande, naturalmente.

Dawud ha messo in risalto che gli aggressori avevano ricevuto istruzioni rigorose di non sparare agli ostaggi. Si nota nella scena nel film, che quando assaltarono il complesso, essi chiaramente cercavano di forzare la porta evitando di sparare, quando invece l’uso delle armi avrebbe potuto ridurre il tempo di ingresso. Dawud sostiene che avevano avuto ordini rigorosi di evitare di usare le granate. Solleva la possibilità che l’elicottero può essere esploso a causa di una pallottola che ha colpito il serbatoio, ma non saprei dire, anche perché non ho mai contato su Spielberg o sul libro su cui ha basato il suo racconto, in quanto ad esattezza storica.

Nella rappresaglia per le atrocità israeliane, i palestinesi sono anche riusciti ad assassinare i capi israeliani dell’intelligence e dei militari ma quelle operazioni non hanno mai ottenuto l’attenzione di Hollywood perché la tendenza nei media americani e nella cultura popolare è che si dovrebbero mostrare i palestinesi solo quando si è sicuri di poter sostenere che stanno uccidendo senza remore i civili, non quando stanno facendo rappresaglie contro il personale militare israeliano.

Non è vero che la risposta israeliana si è limitata all’assassinio degli 11 palestinesi, come indicato nel film: Israele stava anche uccidendo altri palestinesi. La “risposta” israeliana, o iniziativa come dovremmo chiamarla, è stata più massiccia e brutale dell’operazione della squadra segreta.

Tre giorni dopo Monaco, Israele ha ordinato un bombardamento che ha richiesto l’uso di circa 75 velivoli israeliani (il più grande attacco dal 1967). I bombardamenti dei campi profughi in Siria e in Libano hanno provocato l’uccisione di più di 200 civili. E questo non perché gli Israeliani fossero alla ricerca di un accampamento a nord di Sidone, usato per l’addestramento dagli aggressori di Monaco. Quell’accampamento non è neppure stato colpito (un altro segno che gli israeliani non hanno avuto informazioni sui reali colpevoli di Monaco) mentre altri accampamenti con dentro civili furono bombardati. Mentre le uccisioni “di rappresaglia” venivano perpetrate dagli assassini, pieni di sentimento per Spielberg, il bombardamento israeliano dei campi profughi palestinesi continuava senza sosta.

L’omissione più abbagliante nella pellicola, che vi indica anche che la squadra israeliana era non solo selvaggia ma anche ignara dei propri obiettivi, era quanto succedeva il 21 luglio 1973, quando Ali Bushiki, un cameriere marocchino che si stava rilassando con la moglie incinta in una piscina in Norvegia, venne assassinato dalla squadra di killer, cara a Spielberg, soltanto perché Ali somigliava a ciò che la squadra di fuoco pensava fosse Abu Hasan Salamah. La polizia norvegese ha rintracciato ed arrestato gli assassini israeliani, ma tutti sono stati liberati in base ad un accordo segreto con il governo israeliano.

Questi fatti inopportuni e scomodi circa la squadra israeliana di omicidi sono stati omessi da Spielberg. Hanno sparato 14 volte contro Wa’il Zu`yatir, rappresentante dell’OLP a Roma che non sapeva nulla di Monaco ed era un accademico con forti legami con i circoli di sinistra italiani. Con quasi assoluta certezza si può dire che egli non ha mai tenuto una pistola in mano nella sua vita. Zu`ytir era più interessato alla letteratura che agli affari militari, di cui nulla sapeva. Il rappresentante dell’OLP in Francia, Mahmud Hamshari, inoltre, non ha avuto niente a che fare con Monaco; anche se “è stato liquidato.”

Il film, così sembra, trovi di proprio gusto dettagliare la vendetta israeliana del 1973 a Beirut. Spielberg si è davvero divertito a descrivere quell’atto delle squadre d’assalto israeliane. Ma chi erano le tre personalità dell’OLP uccise in quell’attività tanto nobile? E chi si preoccupa dei particolari? Kamal Udwan era il capo di Fatah/OLP responsabile del West Bank e di Gaza. Non soltanto non aveva alcuna responsabilità in Europa, ma si era opposto alle “operazioni” in Europa e perfino a quelle del Settembre Nero. In più, Udwan era uno dei capi più moderati dell’OLP, avendo accettato la soluzione dei due stati nel 1970, primo di qualsiasi suo collega in Fatah. Un’altra vittima, Abu Yusuf An-Najjar, era nell’intelligence in Libano – Libano, non Europa. Mentre Udwan non sapeva nulla di Monaco, Abu Yusuf può averlo saputo ma non ha avuto alcun ruolo. La terza vittima era un altro scrittore palestinese: e gli israeliani non hanno scrupoli ad uccidere poeti, artisti e scrittori palestinesi: Kamal Nasir era un poeta, ed è stato ucciso nel suo letto. Il film non racconta che nel momento in cui i terroristi israeliani finirono la “missione” di rappresaglia, nel mese di aprile del 1973, circa 100 palestinesi e libanesi erano stati assassinati.
Inoltre il rappresentante dell’OLP a Cipro non ha avuto niente a che fare con Monaco; era l’inviato dell’intelligence di Abu Yusuf An-Najjar. E alcuni, segnati sulla lista della squadra omicida israeliana, non solo non erano coinvolti in Settembre Nero, ma non erano neanche membri dell’organizzazione Fatah. Basil Al-Kubaysi era uno studente palestinese che si era appena laureato in scienze politiche. Recentemente ho pranzato con il miglior amico di Basil nell’università di Candada. Kubaysi era nel FPLP e non in Fatah. Lo stesso per Muhammad Budia: era con Wadi` Haddad e non con Settembre Nero.

Ma possiamo stare tranquilli sul fatto che la pellicola sia accurata: Spielberg ha passato il copione a Dennis Ross e al suo ex-capo Bill Clinton per verificare “l’esattezza” dei riferimenti politici e storici al Medio Oriente.

Spielberg ha ritratto il quartiere in cui i capi dell’OLP ed altri sono stati uccisi con tutte le caratteristiche dell’immaginazione orientalista. Le case erano in vecchio stile con gli archi ed il luogo appare protetto come una base militare. In realtà, i capi dell’OLP hanno vissuto in un edificio residenziale civile, nel quartiere più moderno e di classe elevata di Verdun a Beirut. Ma perchè preoccuparsi di questo dettaglio?

Il film “Monaco” non dice come il 16 e 17 Settembre Israele abbia lanciato un’invasione del Libano del Sud, radendo al suolo il campo profughi di Nabatiyyah. I giornali libanesi, di allora, hanno pubblicato in prima pagina un’immagine di un’automobile fatta a pezzi, con sette civili libanesi schiacciati dentro, dopo che un carro armato israeliano l’aveva investita vicino a Jwayya nel Libano del sud. Un fatto troppo sporco, difficile da nascondere, anche per Spielberg. L’automobile si era arrestata al check point israeliano, installato all’entrata al villaggio. Anche quei civili nell’automobile erano stati coinvolti a Monaco?

Mentre il film di Spielberg finisce, appare sullo schermo la frase che Abu Hasan Salamah fu successivamente “assassinato.” Spielberg si è dimenticato di aggiungere che è stato “assassinato” da un’imponente autobomba in una via affollata di Beirut, che ha ucciso e ferito parecchi civili — ma — erano soltanto arabi e la loro anima è troppo a buon mercato perché siano citati.

As’ad AbuKhalil

Fonte: http://angryarab.blogspot.com

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di PG

Note

1) Meglio conosciuto come retorico commentatore di Fox news nella trasmissione The O’reilly factor. Fonte: http://www.answers.com/topic/bill-o-reilly

2) Per il suo Film Steven Spielberg si è basato liberamente sulle memorie di un agente del Mossad, indicato con il nome di Avner, raccolte da George Jonas nel libro Vengeance (Trad. italiana “Vendetta” Rizzoli editore)

3) Ali Hassan Salameh, cameriere marocchino [scambiato perAbu Hassan considerato l’ideatore dell’azione di Monaco], nel luglio del 1973, venne ucciso per sbaglio in Norvegia dagli uomini del Mossad.

4) note biografiche su: www.palestineremembered.com/Jaffa/Jaffa/Story166.html

5) La versione ufficiale racconta che il commando palestinese dopo alcune trattative fu trasferito con tre elicotteri all’aeroporto militare di Fürstenfeldbruck. Sulla pista, era in attesa un aereo della Lufthansa che avrebbe dovuto condurli in Algeria. Ma quando il primo rapitore palestinese entrò nella cabina di pilotaggio dell’aereo, si accorse che a bordo non c’era l’equipaggio. Cominciò allora a gridare ai suoi compagni: “E’ una trappola, non avvicinatevi!”. A questo punto, le teste di cuoio tedesche aprirono il fuoco sul commando palestinese. Due di essi furono colpiti a morte. Un feddayn sarebbe riuscito a lanciare una bomba a mano dentro l’elicottero in cui si trovavano ancora i nove ostaggi.

6) Golda Meir dichiarò al Sunday Times del 15 giugno 1969
«Non esiste un popolo palestinese, non è come se noi fossimo venuti qui a cacciarli e a impossessarci del loro paese. I palestinesi non esistono».

7) note biografiche su: http://student.cs.ucc.ie/cs1064/jabowen/IPSC/php/authors.php?auid=3281

VEDI ANCHE: I DIECI FILM CHE SPIELBERG DEVE ANCORA FARE

Pubblicato da Truman

  • Tao

    Un uomo colto, dolce, laico: la Palestina al meglio. Janet Venn Brown racconta il suo compagno Wael Zuaiter, prima vittima della rappresaglia israeliana messa in film da Spielberg

    «Erano nascosti lì, in quell’albergo, quelli che poi lo hanno ucciso. Da lì controllavano tutte le nostre mosse e vedevano i movimenti di Wael. L’abbiamo saputo dopo dagli atti del processo». Dal balcone della casa Janet indica due piani rialzati, assolutamente in violazione della legge urbanistica, dell’hotel Atlante che sta davanti alla sua piccola ma straordinaria casa dietro Castel Sant’Angelo. La mostruosità limita appena la vista del Cupolone; ma svetta a destra l’osservatorio di Monte Mario. E’ la luce di Roma che rende giustizia e attualità alla storia del palestinese Wael Zuaiter, prima ancora delle parole della donna, piccola, minuta, ormai anziana ma dolce e fortissima che ci parla. E’ Janet Venn Brown, una pittrice australiana che dalla baia di Sidney ha preferito da molti decenni vivere in Italia. Qui ha conosciuto Wael Zuaiter, l’intellettuale che rappresentava Al Fatah, non esisteva ancora nessuna direzione unificata dell’Olp e tantomeno l’Anp. La questione palestinese era vagabonda, proprio come Wael che da Nablus, per studi e lavoro prima e poi per l’occupazione della Cisgiordania da parte dell’esercito israeliano nella guerra dei sei giorni del 1967, aveva vissuto in tutte le capitali arabe, da Amman a Baghdad a Kuwait city. Fino ad arrivare in Germania e all’approdo in Italia, prima a Perugia, poi a Roma. Dove, la sera del 16 ottobre 1972, venne assassinato da agenti isrealiani in un’operazione segreta del Mossad coordinata direttamente dall’allora premier Golda Meir, come rappresaglia mirata per punire i presunti responsabili del sequestro e della strage di Monaco del settembre `72. Wael Zuaiter fu la prima vittima di quella sequenza di morte che vide cadere altri sette esponenti palestinesi in Europa e in Medio Oriente.

    «Il nemico vide in lui un gigante… e non può essere morto, non si possono strappare le radici degli ulivi e delle querce. Egli è vivo nella memoria del suo popolo…»: questo scriveva Yasser Arafat di lui. Coi tempi che corrono in Palestina verrebbe voglia di dire che per lui non può bastare la tomba eretta nel cimitero dei martiri palestinesi di Damasco, verrebbe voglia di sapere davvero se è ricordato nella sua terra, se qualcuno ha fatto tesoro della sua laicità e cultura, della sua particolare modernità. Comunque sia, insieme a tanti che l’hanno conosciuto e stimato, c’è una persona che davvero ama ancora Wael come se fosse vivo e fosse rimasto con lei in quella stanza piccola ma luminosa. E che ci accoglie affettuosa: «Siediti lì in quella poltroncina marrone, Wael diceva che era un posto sereno».

    Piazza Annibaliano

    «Con segnalazione del 17 ottobre 1972 l’Ufficio Politico della Questura di Roma informava la Procura della Repubblica in sede che verso le 22,20 della sera precedente nel cortile dello stabile sito in via Annibaliano n. 4 era stato rinvenuto il corpo esanime di un uomo, subito identificato per il cittadino giordano Zuaiter Wael Adel, traduttore presso l’ambasciata di Libia in Italia. Vicino al cadavere, in prossimità dell’ascensore, gli agenti della Scientifica avevano repertato dodici bossoli di cartucce da pistola cal. 22. Con rapporto in data 19/10/1972 la PG precisava che il giovane – rappresentante del movimento di resistenza palestinese `al-Fatah’ – era stato attinto da colpi di arma da fuoco al capo e alle spalle» (Dagli atti del processo, Corte di Assise Roma, 29 dicembre 1980).
    Il corpo, riverso di lato in una pozza di sangue che si allarga dalla testa, mostra il profilo di Wael, sembra che dorma.

    Casa di Janet

    «Era bello, vero..? Era magro e i suoi occhi… oh, i suoi occhi. Erano la sorpresa di tutti, voglio dire uomini e donne – dice Janet quasi bisbigliando e come se fosse accesa in volto – c’era qui sotto una vicina che appena seppe dell’uccisione salì da me piangendo a consolarmi dicendomi: ma come hanno potuto assassinare un uomo che aveva gli occhi così dolci e che era così gentile. E pensare che era andato via quella sera perché doveva tornare a via Annibaliano, ma era allegro. Avevamo scherzato, io ero mancata per più di un mese perché ero stata in Australia per la mia attività di pittrice. Proprio quella sera Wael rideva di cuore, era contento perché il medico da cui era stato gli aveva detto che stava benone e che avrebbe campato più di cent’anni. E invece dopo un’ora l’hanno ammazzato.
    Era andato via da poco. E risuonò il campanello. Che hai dimenticato, Wael? Invece no, era la polizia. `Venga subito… si vesta… c’è stato un incidente’. Ma già sull’ascensore chiesi agli agenti se l’avevano ucciso. Risposero di sì.
    Era bello Wael. Ho visto il film di Spielberg. E’ un film importante che dice cose nuove. Non dice però che la pratica della rappresaglia non comincia come risposta al sequestro degli agenti di Monaco e alla strage. Ma arriva alle stesse conclusioni mie, alle mie domande di allora. Che senso poteva avere se non quello di alimentare nuovi odi e rappresaglie, l’aver assassinato un uomo colto e buono, che parlava di pace, che viveva immerso nei libri di cui quasi si cibava e che rispettava gli ebrei? E che non aveva nulla a che vedere con l’azione di Settembre nero?

    Wael aveva visto i massacri di Amman del settembre 1970, aveva schivato i proiettili dei fucilieri dell’esercito giordano di re Hussein, aveva visto quel `settembre nero’ ma non aveva mai portato un’arma. Tutti giravano armati in quei giorni di sangue, furono duemila i palestinesi uccisi.
    Lui no. Lavorava giorno e notte su un altro fronte prezioso in quei giorni, come testimoniò il dirigente comunista italiano Romano Ledda: organizzava il rifornimento di pane ai quartieri palestinesi bombardati, rischiando la vita ogni giorno. Ecco. questo era Wael. Quando ci fu Monaco nel settembre 1972 eravamo in questa stanza e mi disse subito: `Noi non siamo questo, non siamo questo’. Quando tutto accadde pensai a quello che Wael aveva fatto negli ultimi tempi. Non mi parlava molto del suo lavoro, ma un giorno mi disse `vedrai, mi uccideranno, sembra incredibile anche a me, ma lo faranno’. Io non capivo, non riuscivo a capire, anche perché mi spiegò che proprio per quel motivo aveva deciso di rimanere a Roma e di non partire più per il Medio Oriente dove avrebbe dovuto andare per lavoro. Si era preparato, per questo aveva voluto distruggeretutte le poesie che aveva scritto, non voleva che venissero pubblicate dopo la sua morte.

    Non credevo che potesse accadere. Ora so che la strategia di uccisioni che il film di Steven Spielberg attribuisce alla preparazione di una lista (la «lista Golda» dal nome del premier israeliano Golda Meier, ndr ) non aveva alcun riferimento specifico ai responsabili del sequestro di Monaco e della strage che ne seguì, la cui responsabilità non è certo palestinese. No, l’iniziativa delle esecuzioni mirate, come dimostrarono a distanza di poco tempo le molte altre uccisioni di rappresentanti di Al-Fatah e di intellettuali palestinesi in Europa e in Medio Oriente, approfittò di Monaco per colpire ed eliminare ogni palestinese che potesse rappresentare la possibilità di un radicamento culturale e politico del movimento di resistenza, per spezzare così tutti i faticosi legami e fili intessuti con le realtà politiche e culturali occidentali e isolare ancora di più quel popolo. Ma una cosa la voglio dire. Nel film di Steven Spielberg Wael è un uomo grasso e greve che emana cose sordide, dal sorriso beota, goloso e pieno di roba da mangiare. Glieli avevo dati io i panini che aveva nel suo eterno sacchetto di plastica che ritrovarono accanto al corpo senza vita con la radiografia del 16 ottobre nella quale il medico certificava la sua salute. Ed era magro e bello».

    Scale di un palazzo romano

    Alcuni giovani italiani e arabi trasportano casse. Portano il peso con attenzione. Ali decide di usare l’ascensore, Wasim fa due piani di scale con uno scatolone in mano, poi rinuncia e continua a caricare l’ascensore. Devono arrivare al quinto piano. Stanno aiutando Wael Zuaiter ad allestire il centro di cultura mediorientale. «Sì, tra gli appartamenti e le abitazioni civili – racconta Janet – avete capito bene. Wael, di ritorno dal Kuwait dove aveva lavorato per molti mesi facendo ogni lavoro possibile, dal traduttore al fattorino, guadagnando bene perché allora il Kuwait era il paese più ricco del Medio Oriente, aveva pensato di spendere tutto quello che aveva guadagnato in libri. Le armi di Wael erano i libri. Tutti i libri del mondo. E li aveva portati in Italia con un trasporto allora costosissimo. Da tutto Dante e Goethe in arabo, a Jean Genet e agli ultimi racconti di Ghassan Kanafani, fino ai raffinati volumi rilegati in pelle delle Mille e una notte – che Wael cominciò anche a tradurre e che non smetteva di leggere ogni giorno, e ogni giorno ci trovava qualcosa di nuovo che lo faceva ridere perché, diceva, `E’ il mio mondo, scopro sempre una novità nel linguaggio e nei fatti che prima non avevo capito’; quando l’hanno ucciso stava tornando a casa per scrivere un saggio proprio sulle Mille e una notte, per dimostrare che nella cultura araba non c’è mai stato odio antiebraico che invece è un contenuto negativo proprio dell’Occidente. Voleva pubblicarlo, questo saggio, anche perché era arrabbiato: aveva scritto un testo che l’Espresso gli aveva chiesto per spiegare le ragioni della lotta palestinese contro l’occupazione israeliana, e l’articolo non usciva mai per evidenti problemi politici. Uscì invece come scoop nei giorni immediatamente successivi all’assassinio di Wael con il titolo `Testamento di un palestinese’.

    Ma parliamo ancora della biblioteca-centro culturale per la quale spendemmo molti soldi anche per le scaffalature. C’erano volumi e volumi su e di Avicenna ad Averroè, centinaia e centinaia di classici, dai mistici agli algoritmi, fino alla musica. Ecco, Wael aveva studiato musica, non so se in Germania, primo paese europeo dove era arrivato dal Medio Oriente, ma sicuramente a Perugia. So per certo che parlava per ore di musica con Bruno Cagli, che ora dirige Santa Cecilia, e con Luigi Pestalozza. Parlavano delle sinfonie di Gustav Mahler, Wael era completamente catturato da quelle arie.

    Quando l’ho conosciuto, nel 1962, mi venne presentato come interprete d’inglese mentre allestivo la mia prima mostra in Italia a via Margutta. Era il mio traduttore e poi mi aiutò a smontare tutti i quadri. La sera tarda ce ne andammo a passeggiare per il Corso e Wael correva di qua e di là cantando a squarciagola in inglese sonetti e canzoni di Shakespeare».

    Via dei Frentani

    Autunno 1969. Nell’ingresso della Federazione romana del Pci stanno arrivando i primi pacchi del bollettino-rivista Palestina. Prima si chiamava Rivoluzione palestinese. Sopra un grande cartello: «I compagni delle sezioni devono ritirarlo e diffonderlo». Per la rivista, diretta da Pietro Petrucci, per il Comitato Palestina, composto prima dai soli comunisti, poi da socialisti e democristiani di sinistra, il ruolo di Wael Zuaiter fu decisivo. Fu lui a curare l’edizione italiana del settimanale di Al Fatah che uscì mensilmente. Fu lui che decise di parlare con tutti i partiti, meno che con i fascisti. Roma aveva scoperto Wael Zuaiter una sera in una sezione fumosa del Pci del centro.

    «Abitavo allora quasi dentro il Ghetto – racconta Janet – c’era stata la guerra dei Sei giorni, era il 1967. Allora cominciò davvero il lavoro politico di Wael che si sentiva a pezzi, sconfitto. Mi disse che doveva andare ad una iniziativa nel ghetto, c’erano per strada i manifesti del Pci che annunciavano Piero Della Seta – poi sarebbe diventato un suo grande amico, come Luciana Castellina – impegnato a parlare del ruolo della pace e di Israele in Medio oriente dopo quella guerra. La guerra nella quale Nablus, la città dove Wael era nato nel 1934, e tutta la Cisgiordania erano state occupate dall’esercito israeliano. Dopo tutti gli interventi e le polemiche interne, lui alzò la mano dal fondo della sala e cominciò a spiegare e a rispondere con chiarezza ai luoghi comuni di molti intervenuti. E ricordo che alla domanda secca e infastidita del tavolo della presidenza: ma, scusi, lei come sa queste cose, Wael rispose sereno e illuminato: `Le so perché sono palestinese’. Insomma il popolo che `non esisteva’ e la cui terra sarebbe stata vuota e pronta da occupare, all’improvviso prese corpo dentro quella stanza. E ricordo che allora Piero Della Seta lo invitò subito al tavolo della presidenza, ma Wael rifiutò. Amava far valere le sue idee, non amava essere presente a tutti i costi o essere protagonista.
    A proposito di protagonista, Wael nel suo vagabondare da un lavoro ad un altro – aveva studiato da ingegnere in Giordania ma aveva lasciato l’università – aveva tentato la carriera cinematografica a Cinecittà tra tante comparse. Per un film avrebbe dovuto dire perfino due battute. `Pronto ciak’, raccontava Wael, e lui rimase zitto; `rifacciamola’, rassicurava il regista che non ricordo chi fosse; `pronto ciak’, niente; terzo ciak, silenzio. Un carriera da attore bruciata. E ridevamo».

    Tommaso Di Francesco
    Fonte: http://www.ilmanifesto.it
    4.02.06

  • giorgiovitali

    TUTTA LA QUESTIONE RICHIEDEREBBE STUDI APPROFONDITI DI PSICOLOGIA SOCIALE. RIASSUMENDO: MENTRE VIENE PREPARATO UN FILM CHE DEVE DEMONIZZARE I PALESTINESI, AFFIDATO AD UN NOTO SIONISTA, anzi, meglio ,sionista teocons, VIENE PREPARATA SULLA STAMPA EUROPEA UNA PROVOCAZIONE ( AMPIAMENTE DIMOSTRATA)NEI CONFRONTI DELL’ ISLAMISMO. UNA FACCENDA PERFETTAMENTE COMPRENSIBILE. Comprensibile anche perche’ di romanzi noir, spionistici, gialli, e film di grande successo, nei quali vengon elencate e dimostrate operazioni di questo calibro, se ne trovano a bizzeffe. Tuttavia, come è possibile constatare alla luce del principio della favola del LUPO e dell’ AGNELLO, la cosiddetta “opinione pubblica” ci cade tranquillamente e con la massima indifferenza si fa MANIPOLARE dai soliti STREGONI. Di stregoni si tratta, infatti. Stregoni di MAGIA NERA. Attenzione! Quindi,ricapitoliamo: 1) FILM che criminalizza i palestinesi e nel contempo giustifica gli assassini ebrei, qualsiasi cosa essi facciano. 2) Operazione tendente a creare uno stato di conflittualità cattolicesimo/ Islam, Europa/Islam, con la rituale MORTE del solito BUONO! ( veramente da manuale!!!!!) 3) Manifestazioni teppistiche allo stadio di Roma che: riducono a teppismo i simboli dell’ estrema destra, riqualificano AN agli occhi dei vecchi missisti, permettono di fare manifestazioni in Campidoglio con i ” reduci” dei lager, rilanciano il movimento creato da Fassino, detto “sinistra per israele”. E siamo agli inizi. GV

  • avlesbeluskes

    Non ci avevo pensato nemmeno sul tempismo tra l’uscita del film di Steven e le vignette “ardenti”. Potrebbe darsi.
    Quello che manca alla tua analisi e che la rende fallace da quella gamba è che in tal modo non si vede che si vuole anche uno scontro ebraismo/cristianesimo ed ebraismo/islam o perlomeno un suo approfondimento. Sembra che qualcuno abbia già programmato dell’antisemitismo “non ufficiale”, per gestire in vitro forme partitiche che in seguito verranno inoculate nella società. In fin dei conti movimenti e partitini extraparlamentari di destra e sinistra sono stati proprio come una sorta di strumento per “omicidi socialei mirati”, cioè movimenti “mirati” all’infiltrazione nella società al fine del suo controllo capillare, dove i grossi partiti non arrivano. Non ultimi tra questi le formazioni di estrema destra. Chi manovra tali formazioni antisemite sono gli stessi che diffondono il “vittimismo ebraico”: gestiscono il problema e la soluzione.
    Ci si sofferma troppo sulle evidenze più grossolane degli avvenimenti in quanto scavare in profondità porterebbe a pericolosi ripensamenti sulle proprie concezioni del mondo. La condotta di Israele è PLATEALMENTE arrogante e prepotente. Tanto quanto lo fu il boicottaggio alla germania di Hitler, che i sionisti quasi sicuramente fecero in accordo con i nazisti (lasciando alle belle anime nostalgiche la fantasticheria sulla “purezza nazionalsocialista”). Ambedue avevano bisogno della tensione per poter andare al potere. Ambedue avevano bisogno di un nemico: l’altro “se” speculare. Ed ambedue erano pupazzi creati dallo stesso burattinaio, gli “illuminati”. In verità gli Illuminati vogliono che OGNI popolo si senta vittima e giustificato con ritorsioni sul nemico. Questo vale per gli ebrei come per i non ebrei. E la creazione di un clima latente di soppraffazione “giudaica” è fondamentale. Funziona sempre e sempre è stato addottato permettendo ad una minoranza privilegi e spingendola a comportamenti arroganti al fine di provocare determinate risposte psichiche nella massa. Ogni settore sociale cercherà di garantirsi dalle sopraffazioni aderendo al ciarpame ideologico della Confraternita che più gli si confà: comunismo, antisemitismo, cristianesimo, sionismo, fascismo, nazismo ecc., prodotti da “supermercato-esistenziale” per le masse. Le tue parole mi fanno pensare che questo processo sia arrivato a un punto giusto di cottura. La crescita all’interno di ogni cultura di un revanscismo anti qualcosa. Gli ebrei come popolo manipolato psichicamente hanno già sperimentato il Controllo Mentale (e lo stanno sperimentando tuttora in quella specie di campo di concentramento chiamato Israele) ed hanno prodotto come risultato il razzismo sionista alimentato dalle PLATEALI persecuzioni antisemite. Ora tocca, come vedo, a “noi” “cristiani”, perseguitati PLATEALAMENTE dallo strapotere “giudaico”. In fin dei conti la storia si ripete, basta sostituire i nomi, tanto i processi psichici umani sono sempre gli stessi ed i Controllori bene lo sanno, Pavlov docet. Avles.

  • avlesbeluskes

    Ovviamento quando parlo di cristianesimo, ebraismo, islam e i loro scontri non è che auspico una “riappacificazione”, perchè ciò è impossibile: le religioni sono dittature assolutiste ed aventi il fine di schiavizzare l’umanità per antonomasia e mi auguro soltanto la loro DEFINITIVA ESTINZIONE. Ebraismo, cristianesimo e islam (tralascio le altre) non sono altro che le versioni PAGANE del culto babilonese, Tammuz, Nimrod e Semiramide, culti ben presenti e che le accomuna alla “terza religione”, l’esoterismo massonico. A.

  • Ciglio

    il classico filmaccio di propaganda filo-giudaico fatto da un ebreo… mi fa tornare a mente l’altra grande opera propagandistiaca sull’olocausto delle povere vittime ebree (chissà perchè odiate da tutti i popoli della terra in ogni epoca storica!) che tutti gli studenti (soprattutto quelli delle elementari e delle medie… forse più malleabili e facilmente ‘istruibili’!) si dovettero propinare qualche annetto fa: Schindler’s List… su revisionismo.com ne esisteva un’analisi dettagliata tipo quella dell’articolo di questa pagina… peccato che i soliti notiabbiano fatto chiudere il sito…
    piuttosto che dare soldi a questo ciarpame giudaico a ‘sto punto mi guardo qualche film di propaganda americana sulla seconda guerra mondiale… almeno gli yankee nella loro imbecillità fanno quasi ridere… gli ebrei no.

  • eresiarca

    Lettere a Spielberg
    di Roger Dommergue Polacco de Menasce

    5 maggio 1999

    Questa lettera mi è stata mandata da Roger Dommergue Polacco de Menasce, un ebreo francese da me conosciuto tramite un video girato da Ernst Zundel proprio agli inizi del mio interessamento al movimento revisionista. Sfortunatamente il Dr.Dommergue parlava con un accento francese così marcato che non potei comprendere parte del contenuto di quel video, ma ricordo vividamente quanto Zundel, al ritorno dal suo viaggio in Francia, fosse rimasto affascinato dall’onestà e dall’integrità di quell’uomo. Perciò, quando ricevetti questa lettera via posta elettronica, la pescai immediatamente fuori dalla montagna di posta che aspettava di essere letta e cominciai a scorrerla. Credo di non farvi cosa sgradita nel mandarvi questa testimonianza di ciò che io chiamo “Estorsione Olocaustica S.p.A.” l’ho lasciata intatta, per cui vi chiedo di soprassedere agli errori grammaticali e al fatto che il Dr.Dommergue appaia veramente esasperato per la stridente arroganza etnocentrica mostrata dai suoi congeneri ebrei che sfruttano l’Olocausto in maniera così stridula e spietata. Non so se anche altre persone oltre a me abbiano ricevuto una copia di tale lettera. Eccovela di seguito.

    Ingrid Rimland

    ***

    “Caro amico, mi farebbe piacere sentirla di tanto in tanto. Le mando la lettera che ho scritto a Spielberg, assieme ad allegati. La prego di porre attenzione al brano “ammissione di colpevolezza di un rabbino”, sfortunatamente in lingua francese. Vale la pena di tradurla. Se ne ha una traduzione in inglese, La pregherei di inviarmela per posta elettronica. E’ qualcosa di assolutamente tremendo, oltre che affascinante e inaspettata. Toute ma bonne amitié”.

    ***

    Egregio Sig. Spielberg,

    Vorrei che la Sua onestà eguagliasse il Suo grande talento. L’ho vista alla televisione francese, dove Lei ha dichiarato di voler inondare di propaganda olocaustica le scuole tedesche. Lei ha ricordato che i testimoni sono in grado di convincere pienamente, riguardo alla realtà della Shoah (i 6 milioni, le camere a gas). Sento come mio dovere di ebreo e dopo 20 anni di studi sul problema storico dell’olocausto, il richiamare la Sua attenzione sui fatti. I fatti sono alquanto testardi, e visto che nessuno è in grado di negarli, molti della nostra etnia hanno dovuto far sì che disgustosi politici varassero leggi staliniste-orwelliane che proibissero di menzionare qualsiasi cosa concernente il dogma “6 milioni/camere a gas”, portando definitivamente quest’alchimia ad un culto perpetuo. In caso di mancato rispetto del silenzio e dell’adorazione del mito, si viene colpiti da multe, carcere o entrambe le cose. Il professor Faurisson, che ha studiato la materia per 20 anni, è stato praticamente massacrato. Ciò è completamente ridicolo, ma dai la polizia e la giustizia di tutti i paesi in mano al Signor Levi ed egli non sarà più ridicolo: ecco il XX secolo! Tali leggi sono, conformemente, la prova assoluta del falso prima ancora dello studio della sua impossibilità aritmetica e tecnica. No, Signor Spielberg, Lei non troverà UN SOLO testimone che vide 6 milioni di ebrei assassinati. Lei non troverà UN SOLO testimone delle camere a gas al Zyklon-B che, accanto ai forni crematori, avrebbero sterminato da 1000 a 2000 persone alla volta. Legga il mio “La Shoah sherlockholmizzata” qui allegato: è il riassunto di 20 anni di studi sulla materia. Il mito “6 milioni/camere a gas” e un nonsenso aritmetico e tecnico. In verità gli strilli e i piagnistei dello Shoah Business, a 50 anni dalla fine della guerra, sono disgustosi, degradanti : è una disonorevole mancanza di pudore. Nessun popolo nella storia è stato mai visto gemere ancora sulle sue perdite 50 anni dopo una guerra, neanche sulle sue perdite effettive e reali. Anche se i “6 milioni/camere a gas” fossero veri, sarebbe un disonore fare tale chiasso e spremere così tanti soldi ovunque: chi erano gli usurai della Repubblica di Weimar? Lei lo sa altrettanto bene quanto me. Ciò è tanto più vero in quanto sappiamo che 6 000 000 sono una rozza esagerazione e che le “camere a gas” al Zyklon B sono un’impossibilità tecnica. (V. Processo Degesch nel 1949). Nei fatti, 150 000 o 20 000 ebrei morirono nei campi tedeschi di tifo e di fame. Molti altri morirono ma da combattenti contro la Germania, alla quale noi, gli ebrei, avevamo dichiarato guerra nel 1933! (Hitler era allergico all’egemonia dell’oro e del dollaro: così poté dare lavoro a sei milioni di disoccupati, prima della messa in funzione delle industrie belliche tedesche!). Conosce il libro pubblicato in quel periodo e scritto dal nostro congenere Kaufmann: GERMANY MUST PERISH [La Germania deve morire, ndt.]? (1) Sappiamo che 80 000 000 di Goyim vennero massacrati in URSS, sotto un regime politico quasi interamente ebraico, da Marx a Warburg a Kaganovic, Frenkel, Yagoda, i boia di quel regime. Sappiamo che dopo il 1945 i russi e gli americani uccisero e violentarono comunità tedesche in tutta Europa dalla Lituania all’Albania. Sappiamo che 1 500 000 di prigionieri di guerra tedeschi furono fatti morire di fame dopo la guerra (un famoso libro è stato pubblicato qualche anno fa, ma viene ignorato). Troverà assieme a questa lettera anche un testo in francese di un rabbino: “A rabbi pleads guilty” [un rabbino ammette le colpe]: sfortunatamente non sono in possesso né dell’originale in tedesco né della sua traduzione in inglese. Dovrebbe farselo tradurre. Il rabbino condanna il comportamento ebraico in Germania 50 anni prima del nazismo e giustifica l’apparizione di Hitler. Riguardo al male che abbiamo fatto all’umanità assolutamente non redento dai Suoi eccellenti film o dal virtuosismo di un Yehudi Menuhin, o dalla bomba a neutroni di S.T.Cohen, ho scritto un libro ispirandomi da testi scritti da importanti ebrei che si collocano di gran lunga oltre i maggiori testi anti-semiti scritti da Goyim.

    Simone Weil ha tratto un tragico riassunto:

    “Gli ebrei, questa manciata di persone sradicate, sono stati la causa dello sradicamento dell’intera umanità”.

    E George Steiner:

    “Per 5000 anni abbiamo parlato troppo: parole di morte per noi e per gli altri”.

    Sappiamo che tutte le città tedesche con più di 100 000 persone vennero distrutte durante l’ultima guerra, con donne e bambini: non vi è che silenzio riguardo questo vero olocausto. Se consideriamo l’andazzo preso dallo Shoah business, ciò che si intende fare in Germania è in verità la maniera più sicura per accumulare un’enorme quantità di anti-ebraismo la cui esplosione sarà unica nella storia. Discrezione e moderazione devono essere il nostro comportamento: tutte le altre cose sono un suicidio. Né il “mondialismo” né leggi orwelliane contro i “crimini di pensiero” possono prevenire l’esplosione di antisemitismo: solo il NOSTRO comportamento può. Ciò che Lei fa e tutto il frignare e il pompare denaro possono soltanto istigarlo. Esso aumenterà oltre ogni proporzione ragionevole, se vi può essere una proporzione ragionevole nell’antisemitismo. So che è praticamente impossibile controllare la nostra propensione alla speculazione e che solo l’abolizione della circoncisione all’ottavo giorno lo potrebbe (il nostro particolarismo deriva dal turbamento dei ventuno giorni della prima pubertà, che inizia precisamente all’ottavo giorno) ma dobbiamo, almeno, cercare di evitare tali gravi errori quale quello che Lei intende compiere in Germania e che sarebbe terrificante. Sono un grande ammiratore dei Suoi film (tranne che di “Schindler’s List”: chieda alla moglie di Schindler riguardo alla vera realtà storica, ma questa è la pecca minore). Spero che Lei esamini attentamente quanto Le ho mandato e rifugga dalla follia della maggioranza dei nostri congeneri. Le risponderò sempre se vorrà avere la lealtà di scrivermi.

    Cordialement à vous.

    Roger Dommergue de Menasce

    ***

    6 marzo 1999

    Ecco di seguito la II parte della lettera di Dommergue a Stephen Spielberg. Ho lasciato intatte le imprecisioni grammaticali e sintattiche perché essi aggiungono un tocco etnico e di genuina rabbia umana al pezzo. Il professore ebreo di lingua francese Dr.Dommergue ha intitolato questa seconda parte della sua lettera “La Shoah sherlockholmizzata”.

    ***

    La Shoah sherlockholmizzata

    1. Abbiamo notizia, nel corso della storia, di un gruppo etnico che non sarebbe felice nell’apprendere che in una guerra finita cinquant’anni prima ha sofferto molte meno perdite di quanto pensava? Lo scopritore di tal genere di buone notizie non sarebbe ricompensato, festeggiato? O verrebbe forse sommerso con pesanti multe, e dovrebbe scampare a tentati omicidi, come nel caso del Professor Faurisson? Un tal genere di reazioni non appartengono forse ad un grave caso di psicopatia?

    2. Gli scheletri viventi che possono essere visti in film come “night and fog” (di Alain Resnais) hanno qualcosa a che fare con le presunte gasazioni? Non sono forse il risultato della fame nei campi causata dal sistematico bombardamento delle città tedesche aventi più di 100 000 abitanti, cosa che provocò gli “olocausti” di centinaia di migliaia di donne e bambini che non vengono mai menzionati?

    3. Dove sarebbero stati i 4 milioni di ebrei (se consideriamo che 2 milioni vennero uccisi sul campo di battaglia), quando è risaputo che un campo non poteva contenere più di 60 000 persone, e che eccetto che ad Auschwitz non vi erano camere a gas al zyklon-B? (E neanche riguardo a presunte gasazioni di massa con alcun altro gas non vi fu mai alcuna prova).

    4. Valgono a qualcosa i testimoni, quando si sa che la tortura era il modo per spremere le prove incolpanti? Tale fu sicuramente il caso del Comandante Hoess le cui ridicole dichiarazioni sono diventate una leggenda. E che cosa mi dice degli oltre 100 testimoni di gasazioni a Dachau, dove è ufficialmente ammesso che non vi furono camere a gas in quel campo?

    5. 130 chili di carbone sono necessari per la cremazione di un corpo morto. Ci viene detto che i tedeschi cremarono 1300 cadaveri al giorno. Gli aerei USA presero centinaia di fotografie di Auschwitz, durante il supposto periodo dell’olocausto. (1943-44). Perché non ne abbiamo nemmeno una in cui si veda una pila gigante di quel necessario carbone? Perché non una singola colonna nera di fumo?

    6. Perché le radio, i film, la stampa, la tivù, continuano giornalmente a infliggerci il mito dei sei milioni/camere a gas, in un eterno frignare e lamentarsi? Perché la lobby ebraica va a caccia, 50 anni dopo la fine della guerra, di nonagenari che cercarono di riscattare la Germania dall’iniquità del trattato di Versailles, dal marcio della Repubblica di Weimar, dal collasso della gioventù tedesca, dalla disoccupazione di 6 milioni di persone che, ritornate a lavorare poterono dare pane ai 21 500 000 persone a loro carico?

    7. Perché l’AMERICAN JEWISH YEAR BOOK, numero 43, a pagina 666, ci informa che nel 1941 vi erano 3 300 000 ebrei nell’Europa occupata? 8. Com’è possibile che le camere a gas potessero trovarsi proprio accanto ai crematori, quando ogni chimico vi può dire che il zyklon-B è altamente infiammabile?

    9. Perché gli storici revisionisti vengono perseguitati quando dimostrano la burla della shoah? Un dialogo scientifico, un confronto forense sono stati chiesti dal 1980 su questioni che sono specificamente aritmetiche e tecniche. Ciò sigillerebbe la verità per sempre. Chiuderebbe definitivamente le bocche. Tale è stato il caso delle fosse di Katyn, di cui si è scoperta la reale paternità (sovietica e non tedesca come affermato per decenni) grazie al revisionismo di Gorbaciov.

    10. Come poteva lo zyklon-B gassare 1000 persone alla volta, quando è risaputo che le camere a gas statunitensi per una persona (al massimo due) condannata a morte, sono di una complessità e di un costo inauditi? Perché, al processo contro la Degesch, che fabbricò il zyklon-B, venne dichiarato nel 1949 che gassare in quelle condizioni era impossibile e impensabile?

    11. Perché l’ingegner Leuchter, che si occupava della manutenzione delle camere a gas statunitensi, diede una solida dimostrazione che non vi furono gassazioni ad Auschwitz? Perché rapporti austriaci e polacchi hanno confermato il rapporto Leuchter? (3) Perché il rapporto Rudolf, che analizza tutti i risultati, è stato proibito? Perché coloro che divulgano il rapporto Rudolf vengono pesantemente condannati dalla legge in diversi paesi europei? E contemporaneamente non ci si occupa minimamente di verificare la qualità e l’accuratezza di tale rapporto.

    12. Perché, per la prima volta nella storia, la tesi con cui si è laureato uno studioso (il signor Roques, tesi sul “rapporto Gerstein”) è stata revocata? E ancora, tale rapporto a sua volta non era stato ammesso al processo di Norimberga! Oltre al conosciuto storico, un ministro socialista, Alain Decaux, affermò sulla stampa che “nessuno poteva accedere al rapporto Gerstein senza dover prima passare per l’eccellente tesi del signor Roques”. Alain Decaux ha scritto: “ho ammirato la perizia e la perfezione di un “cartista” usata dal sig. Roques nella sua tesi di laurea sul rapporto Gerstein”. (dal suo libro: “la guerre absolute”, 1998)

    13. Perché Raymond Aron e Francois Furet hanno affermato ad un seminario alla Sorbona (al quale nessun revisionista è stato invitato) che non vi era la più piccola traccia di un ordine scritto o orale di sterminio degli ebrei?

    14. Perché non si fa mai menzione della pianificazione dello sterminio dei tedeschi espressa nel libro di un ebreo, Kaufmann (“Germany must perish”), tramite sterilizzazione dei maschi tedeschi? E’ un dettaglio senza dubbio così piccolo?

    15. Perché il zyklon-B, usato per scopi igienici dai tedeschi sin dal 1920, poté essere usato nei campi di concentramento per altri scopi che non fossero la disinfestazione e la protezione contro il tifo? Perché grandi quantità di zyklon-B poterono essere trovate in campi dove è ufficiale che non vi fu alcuna gassazione???

    16. Perché essi insistono tediosamente sui “sei milioni/camere-a-gas” e mai sugli 80 milioni di Goyim sterminati nell’URSS da un regime politico interamente ebraico, i cui boia portavano i nomi di Kaganovic, Yagoda, Frenkel, Firine, Jejoff, Ourenski, Rappaport, e di altri cinquanta ebrei?

    17. Perché, durante il processo Zundel in Canada, i famosi ebrei sostenitori dello sterminazionismo si infamarono da soli parlando di “licenza poetica” nelle loro rivendicazioni olocaustiche, e non tornarono mai più quando convocati dai giudici?

    18. Perché la legge Fabius-Gayssot? (il cui istitutore è l’uomo dello scandalo del sangue contaminato, assieme ad un altro, un comunista giustificatore di un regime responsabile di 200 000 000 di cadaveri).

    19. Non è la prova suprema del falso? Non è la prova del nove? Non abbiamo alcuna necessità di leggi stalino-orwelliane “che mettano in prigione qualcuno per le sue opinioni” (reato di pensiero in “1984”) come affermato da Toubon, prima che divenisse ministro della giustizia in Francia, per stabilire la verità. Tale legge è anti-costituzionale, anti-democratica, contro i diritti degli uomini. Fatti, prove, pro e contro, è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Il professor Faurisson supplicò la concessione di un forum, aperto anche ad un numero illimitato di contradditori: non l’ottenne mai. L’Abbé Pierre lo chiese: essi finsero di concederlo ma rifiutarono quasi immediatamente. Il forum venne tenuto alla televisione di Lugano. Fu un completo successo per i revisionisti e venne replicato due volte. Nessuno ne ha notizia poiché i media agli ordini della lobby ebraica non muovono un mignolo se non autorizzati.

    20. Come mai quando un professore dichiara che l’olocausto è una stoltezza aritmetica e tecnica, egli viene immediatamente destituito?! Ciò, per la prima volta nella storia, istituisce il concetto dissennato di un dogma religioso nella storiografia, e chi non lo adori perennemente, è condannato ad essere colpito dal fulmine inquisitorio di uno stato secolare.

    21. Perché l’EXPRESS, famoso giornale francese, nel gennaio del 1995, ha affermato che la camera a gas mostrata per decenni ad Auschwitz I, fu ricostruita dopo la guerra, e che tutto ciò che la concerne è falso?

    22. Vi fu veramente un olocausto di 60 milioni di persone in una guerra dichiarata nel 1933 dagli ebrei a Hitler. Hitler aveva dato pane a 6 milioni di disoccupati, aveva buttato fuori la dittatura del dollaro e il totalitarismo ebraico che inquina l’uomo e il pianeta e che è chiamato, con una mistificazione semantica, “democrazia”. Solo due partiti sono rimasti: la giudeopatia totalitaria, che stermina l’uomo e il pianeta e il nazionalismo per i Goyim non ancora infettati dall’influenza ebraica capitalistico-marxista. In “Marianne” Jean Francois Kahn esprime rabbia contro i burocrati del Congresso Mondiale Ebraico sulla spoliazione delle proprietà ebraiche, congresso che si concluse il 3 marzo 1998 a Washington. Egli scrive: “Essi hanno ridotto la Shoah ad un mercato finanziario. Così la tipica vittima della barbarie nazista, l’archetipo del più tremendo genocidio di quest’epoca, non è lo sfruttato operaio di Cracovia, l’umile artigiano di Lodz, il piccolo impiegato di Kiev, il modesto ciabattino di rue des Rosiers, o lo sconosciuto artigiano di Riga, ma il miliardario cosmopolita che collezionava Rembrandt e Rubens, dormiva su sacchi d’oro e firmava qua e là comode polizze d’assicurazione, che mandava i figli in USA per avviarli ad una carriera brillante. Questa potente lobby di oligarchi americani non si vergogna a ridurre l’olocausto ad uno Shoah-business.” Se Faurisson avesse scritto ciò che ha scritto J.F.Kahn, avrebbe un processo in più sulle spalle! Non vi è ombra di dubbio!

    R. Dommergue Polacco de Ménasce
    (un ebreo che si oppone fortemente alla giudeopatia totalitaria)

    Note

    (1) Ancora acquistabile in America; lo si può leggere in originale inglese su internet all’indirizzo http://www.codoh.com/germany/GERPERISH.HTML .

    (2) Si veda in italiano : Victor Zaslavsky, Il massacro di Katyn. Il crimine e la menzogna, Ideazione Editrice, Roma 1998, acquistabile in qualunque libreria.

    (3) Per il pubblico italiano si veda: Il rapporto Leuchter, Ed. All’insegna del veltro, Parma.

  • Zret

    Uscirei dallo schema Palestinesi vs Ebrei (?)e viceversa, poiché essi sono i burattini o meglio le oche sgozzate e cucinate dai cuochi e i cuochi sono… Vedi avlesbeluskes, con cui ancora una volta concordo. Le chiese sono state create per inebetire: si consideri l’attualità.

  • avlesbeluskes

    Grazie, Zret. Io li comprendo quando odiano i “giudei”, anch’io dopo l’11 settembre mi sono detto: “ma diokristo! allora aveva ragione Adolf! non vedi? arroganti e propotenti!”. Purtroppo il sistema limbico delle emozioni è il primo a soccombere alla raffinatissima strategia psicopolitica degli Illuminati. Basta mettere uno disgraziato di stronzo che sia ebreo in cima alla FED, far massacrare senza motivo qualche decina di innocenti palestinesi et….voilà, il gioco è fatto.
    Poi, dopo aver messo in moto il sistema limbico, risulta moolto difficile fermarlo. Siamo fatti così e forse ha ragione David Icke, perchè scommetto che è vero che migliaia di anni fa CI HANNO FATTO COSI’.
    Tornando al paradigma “Greenspan”, nessuno si domanderà quale sia il suo reale potere. Ciò che importa è alimentare i circuiti psichici stabilizzati dalla propaganda nazionalsocialista attualmente in corso. Pensate dia i numeri? No ragazzi. Avete mai visto i documentari su rai 3 su Adolf Rotschild & Company? La cosa mi insospettì quando sentii da uno di provata fede rifondarola ed antinazifascista, parlare del documentario della sera prima (quello che ogni tanto ripetono, con il preludio dell’Olandese Volante mentre le SS marciano: ditemi se non è studiato….)
    con gli occhi lustri e lo sguardo nel vuoto come se fosse al suo primo giuramento davanti al fiurer a norimberga nel ’34. In realtà quei documentari si sviluppano su due piani contradditori e lo possono fare perchè i burattinai sono AL DI SOPRA DEL EBRAISMO E DELL’ANTISEMITISMO: semplicemente conoscono il funzionamento di quell’idiotissimo animale chiamato (con ironia, ovvio) Homo “sapiens”.
    Dunque il messaggio RAZIONALE è: “nazismo esere bruto, via, cativo, sciò!”. Questo serve per passare senza problemi la dogana dei nostri lobi frontali. Poi arriva il secondo messaggio in antitesi: beh, non occorre che lo spieghi, è pura apologia Adolfiana che costituisce il messaggio IRRAZIONALE.
    Non meravigliatevi, è sempre stato così, e per questo io mi sono convinto già da me senza prima leggere David Icke che l’uomo è così idiota nel non accorgersi di queste cose che non può altro che essere che un idiotissimo pollo uscito da qualche laboratorio alieno migliaia di anni fa. Per il resto io penso che siamo GIA’ sotto gli alieni, solo che non sono appunto così scemi da mostrarsi come idiotissimi umani seguaci di ideologie altrettanto idiote fanno nel mostrarsi con puzzolentissimi gagliardetti all’avversario. Ovvio, siamo noi gli idioti e loro i furbi. Veramente. Avles.

  • avlesbeluskes

    Sono convintissimo che vi sia una sinergia tra la politica arrogante e propotente per non dire genocida dello stato israeliano, con una accorta politica di diffusione dell’antisemitismo. Non per niente la parola d’ordine framassonica è: Ordine dal Caos.

    Fase uno. Prima ti fanno sentire impotente e soggiogato.
    Fase due. Ti incoraggiano ad odiare i pupazzi che usano per soggiogarti.
    Fase tre. Quando sei cucinato a dovere ti mollano il guinzaglio e ti lasciano azzannarli.

    A loro volta gli azzannati ripeteranno verso gli azzannatori le fasi uno, due e tre.

    Un ciclo continuo. Che prevede loro agenti sguinzagliati anche nei siti di controinformazione. Che entrano in azione al momento giusto. Come questo, che precede di un paio di giorni le olimpiadi, ricorrenze molto alettanti per “strani terroristi”….

    Avles

  • Zret

    Avlesbeluskes, grazie della tua lucidità, che i lettori apprendano dalle tue analisi. Già, anche prima di Icke alcuni avevano capito, poi la catalisi. “Essi vivono”.