MISSILI E CAMPANILI

MISSILI E CAMPANILI

DI FRANCO CARDINI

lastampa.it

Non c’è bisogno di aver letto Landscape and Memory (1995) di Simon Schama sulla storia del paesaggio per sapere che ambienti e landscapes si modificano col tempo.



Anche e soprattutto grazie all’opera dell’uomo: e che poco c’è in essi di puramente «naturale», niente di definitivamente «bello». Agli antichi elvezi, probabilmente, le torri e i templi dei romani sulle prime non piacevano affatto; e, agli elvezi romanizzati, non dovevan garbare granché i campanili. Che quindi qualche minareto avrebbe davvero compromesso l’armonioso paesaggio svizzero, con i suoi laghi e i suoi pascoli, è lecito dubitare. Le ragioni del «sì» degli abitanti della felice Confederazione Elvetica al referendum sul bando alla costruzione delle torri da cui si chiamano i musulmani alla preghiera debbono essere anche altre.

«Simboli del potere islamico», è stato detto. Ma quale potere? Un campanile cattolico in Svezia significa forse che quel Paese è passato al papismo?

I templi buddhisti di New York simboleggiano il passaggio degli States alla fede in Gautama Siddharta? E la monumentale sinagoga di Roma significa forse che la Città Eterna è in mano agli ebrei? «Niente minareti se non c’è reciprocità», ha cristianamente sentenziato qualcuno. Ma di quale reciprocità si tratta? Di campanili cristiani molti Paesi musulmani abbondano: dalla Turchia alla Siria alla Giordania all’Egitto all’Algeria; e il fatto che il re dell’Arabia Saudita ne vieti la costruzione autorizza forse moralmente gli svizzeri a negare un minareto a una comunità musulmana fatta di turchi o di maghrebini, che col monarca wahhabita non hanno proprio nulla a che fare?

Ma le moschee sono fonte d’inquinamento fondamentalista, proclama qualcun altro. Dal che s’inferisce che l’unico modo per controllare e contrastare il fondamentalismo sia quello di umiliare molte decine di migliaia di credenti rifiutando loro un simbolo di libertà religiosa. E’ arrivata a questo, la nostra regressione verso l’intolleranza?

Giratela come volete: ma il risultato del referendum svizzero è un altro tassello nell’allarmante puzzle della perdita delle virtù di tolleranza e di ragionevolezza di cui l’Europa e il mondo occidentale stanno dando di questi tempi prove sempre più chiare. E che questa febbre sia grave è prova il contestuale rifiuto, opposto dal medesimo popolo svizzero, all’altro referendum, che gli chiedeva il divieto dell’esportazione di armi e materiale bellico al fine di sostenere lo sforzo internazionale per il disarmo. Qui, di fronte a ovvi motivi di ben concreto interesse economico, il popolo per definizione più pacifico d’Europa - ma anche quello militarmente parlando meglio esercitato - ha rifiutato di arrestare il «commercio di morte». E’ vero, le armi fanno male alla gente. Ma in fondo anche il tabacco e gli alcolici: e allora perché non continuarne produzione e vendita, magari con l’apposizione di qualche scritta d’avvertimento (tipo: «Sparare al prossimo fa male anche a te»)?

C’è del metodo, in questa follia. Curioso che il minareto somigli dannatamente a un missile, o anche a un bel proiettile lucente di fucile. I Mani di Charlton Heston, ex Mosè, ex Ben Hur, che tra 1998 e 2003 fu presidente dell’americana National Rifle Association, ne saranno estasiati. Lo ricordate, senescente eppur fiero della sua armeria simbolo di libertà, nel Bowling for Columbine di Michael Moore? Chi oggi esulta per l’esito del doppio referendum svizzero può prendere il vecchio Charlton a emblema del suo trionfo. A questo punto, per il momento, è arrivata la nostra notte.

Franco Cardini

Fonte: www.lastampa.it

Link: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6680&ID_sezione=&sezione=

30.11.2009

Commenti (45)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 20 caricati
    1. lucamartinelli 30 novembre 2009

      non mi ha propriamente convinto. forse dipende dal fatto che dialogare a distanza rende il dialogo stesso difficile. lei non mette gli ebrei sullo stesso piano dei musulmani: nemmeno io. Tuttavia concordo con il risultato del sondaggio che la UE commissiono' 3 anni fa e che diceva che la maggior parte dei cittadini europei considerava Israele un pericolo per la pace. vede, la storia ci insegna che l'islam ha avuto tempi molto aggressivi come li ha avuti il cristianesimo. nella storia recente non mi pare che l'islam abbia rappresentato un pericolo per l'occidente, semmai il contrario. oppure il dialogo è difficile per un mio limite, che consiste nel fatto che non sono piu' schierato da molto tempo. Mi limiti quindi a trarre conclusioni dai fatti, quelli incontrovertibili e che non hanno bandiera. tutto qui. le auguro buone cose. Luca

    1. myone 30 novembre 2009



      Lasciando stare la storia che alla fine e' sempre una puttana e si lascia infinocchiare da chi la racconta, e guardando all' oggi, troviamo una popolazione italiana che nemmeno e' identificata come popolo, se non nel pagare la tasse, guardare la tv, tifare calcio, e sperare in una politica che promette sempre ma non da' mai, oltre che scongiurare che le cose non cambino in peggio come lavoro e sussistenza.

      Oltre a questo, a non sentirci identificati in nulla se non nei discorsi, hanno pure da rendere conto ad integralismi nei due sensi dellla parola, quelli radicali e quelli integrati, che non sono altro che un ulteriore complesso di constatazioni da fare, che tolgono il fiato e che complicano di piu' il semplice dedurre di che sia la NOSTRA di vita, e gli altri se la facciano pure a saca loro se possibilile.

      Rimanendo terra a terra, 1) Prendono posti di lavoro agli italiani e hanno diritti che nemmeno gli italiani hanno in qualita' di disagiati. 2) Esportano valore monetario all' estero. 3) Incrementano gli accessi e i disagi in un paese che senza regole precise e' diventato una bolgia.

      4) Hanno la loro cultura religiosa e pure cultura propia in quanto di un modo, che e' molto diversa dalla nostra come carattere e temperamento. Le nostre finezze per loro sono masturbaizoni.

      == Non parliamo di religione o principi, perche' sono peggio dei motti: quello che e' tuo e' anche mio e quello che e' mio e' mio.

      Di cose ce ne sono tante, e si chiude con il discorso fatto dal capo delle comunita' Svizzere Islamiche: " Il divieto di costruire moschee complica e separa il diologo di integrazione con l' isalm.". Perche' l' islam, non e' un'0 integrazione culturale, quella la fa' la religione, ma e' un' espanzione religiosa_culturale, oltre che mangiare e lavorare meglio, se cosi gli pare a chi emigra.

      Invito sempre tutti i democratici del mondo, qui a casa loro, di intavolare discorsidi vario tipo di ogni cosa, dalla semplice alla complessa_se,plice, come fondamento di religione vivere diritti ecc ecc, a vedere se ne esce e come ne esce, e se ha qualcosa da dire, lo dica sempre dopo. E vale epr tutti gli stranieri, neri, nord' africani.. e piu' ti sposti su algeria e libia e' pure peggio, e pure tante persone dell' est, non t0olgiendo che quelli dell' est hanno pure loro la loro capa tosta e geometrica_racchiusa.
      Provate anziche' bla bla bla, perche' chi fa bla bla bla, e' quello che si confronta con queste realta' solo in un ambito superiore, fra giornalisti e personaggi del mondo diplomatico o di immagine con credenziali.


      Lasciando gli extracomunitari fuori dal (nostro paese), vorrei farvi riflettere che chi non e' o ha un modo intelligente di capire e di adeguarsi, rimane straniero in patria sua a confronto di tante persone che almeno si salvano, e prendono i nomi di terroni, montagnari, leghisti, cafoni, ingnoranti, maleducati, superficiali ecc ecc.

      ..... nel senso che, pure fra vicini di casa, l' integralismo e i confini ci sono sempre stati e di stati in uno stato ce ne sono almeno 100 per ogni abitante maggiorenne.

      E volete pure metterci la variante come moltiplicatore?

      POi i soliti discorsi; uno stato si prenda uno stato del 3 mondo e se lo adotti ed esporti possibilita' e democrazia. Ma vedo che anche li, di clandsestini libanesi e portoghesi ne e' pieno, a partire di chi per primo parla, difende, e fa leggi varie o pretende miracoli sempre dagli altri.



      Ripeto ancora una volta come punto primo, avendolo gia' detto; mia madre ha emigrato in svizzera per lavoro, dove il lavoro prima era di diritto dato agli svizzeri, e poi agli stranieri.

      Mia madre e' partita da qui con domanda e risposta di lavoro, tipo di lavoro e guadagno e tipo di contratto, con un bilgietto fattogli pervenire dai datori di lavoro, trovando sul posto un alloggio che garantiva il privato, il dormire e le vivande.



      Un certo mondo globale oggi ci fa' pagare di tuto e di piu' a suo di soldi disoccupazione problemi vari compresi gli stranieri, ed andando avanti, la cosa sara' peggiore sopratutto per gli italiani, dove, si da' mangime per una societa' che non esiste e che non dara' mai quello per cui ti aspetti, deteriorando il sociale in modo forte, e parlo di quello italiano. E poi, come tutti gli ipocriti, dobbiamo pure pensare a quello delgi altri, dove, straniero te in patria loro, se non minareti o ti esponi piu' di tanto, non esisti nemmeno piu'.


      Ha detto un marocchino che lavora con mia sorella; siete propio dei colgioni voi italiani, accettate di tutto qui e quando c'e' la legge, nessuno paga. E' per questo che vi violentiamo. Se fate voi qualcosa da noi, ti danno in pasto alla gente che si arrangi e nessuno vede piu' nulla e sa' piu' niente, e se fai altro, vai in galera e ci resti o ti spediscono senza pensarci troppo.

      I minareti, ce li hanno qulli che i minareti ce li hanno dietro..... la nucca e la lingua, solo per fare democrazia, progresso, emancipazione, intelligenza, accettazione e tante balle a questo modo.

      Se non l' hanno avtuto e non l' hanno per i loro prossimi simili, figuriamoci de vero e' che lo sostengono per gli altri, se non solo per tenere l' aria di rimanere sospesi, nel senso di alti.

      Il problema e' si straniero, ma nel senso sopratutto, oltre che materiale, di concetto, ed e' per questo, che il concetto porta a tanti disguidi, errori di valutazione, e tanto altro, perche' il concetto rimane un concetto da bla bla bla, e non e' mai posto come termine..

      Gli islamici nascono come tali e sono islamici oltre tutto e in ogni modo. Conta poco altro, vale quanto tanto per non esserci, ma poi, l' islam rimane islam, anche se per loro e' un islam propio e personale, ma religiosamente in atti e regole, e' globale, e i difettosi sono sempre chi di islam non ne e' parte.


      La lega ha proposto la croce sulla bandiera. E' una cazzata, ma fra cazzate varie, una bella croce ci vorrebbe, almeno, gra incapaci e ipocriti di ogni risma, qualche segno porta a un fondamento come principio e valore. Almeno quello, tolgliamolo dallla merda di ogni fattezza, e teniamolo visibile e in alto.

      ( Se lo si facesse e non ci sarebbe nulla di male, il primo mondo che scanserebbe e darebbe propio fastidio che lo si imponga come immagine, e'propio quello islamico. Poi, tanti se ne fregano e fanno bene, come se ne fregano della loro religione, non mettendosi a culo all' aria 5 volte al giorno verso la mecca, ma almeno si sappia, che cristo ha detto tanto altro, e che i minareti, assieme a corani vari, sono una sottocultura dell' intelligenza, che da noi viveva 2-3 cento anni fa, ma che pure ora e' dentro alla fine, a tanti modi di pensare e di agire degli italiani che vanno a fare la spesa ai supermercati.)

      Poi, tutto il mondo e' paese, e nessuno e' uguale ad un altro.

      Allora finitela con tutte ste stronzate, che ce ne sono di cose da evolvere, a parte l' apparenza "che si siano evolute", perche' sono propio quelle che si pensano che si siano evolute, che sono quelle piu' deleteree per la vita dei primimondiali.

    1. marcello1950 30 novembre 2009

      Ma finiamola di fare quelli che capiscono ed i progresiti a tutti i costi, io sono daccordo con la maggiornaza degli svizzeri, il problema estetico è fondamentale, Se LA COMUNITà ARABA VUOL INTEGRARSI IN EUROPA COME PRIMA COSA DEVE INIZIARE UNA INTEGRAIZONE ESTETICA

      -
      Primo - Io per esempio ripartirei dalla moschea di damasco che fu appunto frutto della prima integrazione tra nomadi del deserto e cultura romano bizantina, pertanto ripartire dalla prima arte araba einterpretata dalla cultura del luogo

      come secondo punto integrazione è anche che gli stessi luoghi siano aree di preghiera sia di christiani che di musulmani per esempio quando gli arabi conquistarono bari e la tennero per 50 anni le chiese erano utilizzate a turno questo è un buon modo di integrazione, ma se vogliono trapiantare un pesso di arabia o di marocco creando delle enclavi arabo mussulmane
      -

      CHE SE NE TORNINO NEI LUOGI DI ORIGINE perchè la loro è occupazione e non integrazione.
    1. myone 30 novembre 2009



      ...............(...).............................. era ora

    1. maristaurru 30 novembre 2009

      Siamo seri e non scherziamo con argomenti che possono incidere sul nostro futuro, che i filosofi non pretendano di imporre i loro teoremi astratti a noi uomini e donne liberi, basta con le ideologie e di pensieri astratti che mi sembra abbiano già fatto tanto male.

      GUARDIAMO IN FACCIA LA REALTA' e mettere Israele sullo stesso piano dell' islam è surreale:

      Israele è uno Stato in un certo senso teocratico in quanto certo la legge civile spesso interagisce con quella religiosa, ma gli Israeliani non si stanno spargendo per il mondo , pretendendo di imporre loro usi e costumi ovunque .

      Sono nata a Roma, ho avuto ed ho amici ebrei ( per questo anche musulmani integrati benissimo, amici carissimi che per primi temono l’eccessiva islamizzazione).
      A Roma vi è una comunità ebraica rispettata e rispettosa dello Stato e delle Istituzioni che da esso derivano, mai vi è stato motivo di conflitto. E tanto basti

      Mentre nell’Islam il teocentrismo è tale che non riesce a concepire lo Stato diviso dalla Religione, Stato e religione sono strettamente intrecciati ed è difficile distinguere tra fede e prassi politica e questo mentre noi in Europa abbiamo invece il concetto dello Stato nazionale e laico. La nazione musulmana coincide in un certo senso con la UMMA: il popolo dei credenti.
      E’ da fessi sottostimare le differenze fondamentali che confliggono grandemente con il nostro modo di vivere con la evoluzione del costume e della società. come sarebbe sciocco atteggiarsi verso l'islam in modo chiuso e retrivo, solo perchè alcuni di loro così ci appaiono, ma dobbiamo essere realisti e non abdicare alle nostre conquiste per fare un piacere a chi vuole abbattere gli stati nazionali per motivi indegni e vergognosi, diciamolo e capiamolo infine!! I Musulmani non sono miei nemici, ma non per questo gli regalo la mia casa o il futuro del mio paese, sarebbe da fessi e da criminali verso i nostri figli, che mi sembra siano già abbastanza avviliti da una classe politica avida, imbelle ed inetta

    1. Tao 30 novembre 2009

      Abbiamo più volte insistito sul fatto che la galassia "occidentalista", nella politica e nei media, è rappresentata da un aggregato di bambini, guitti, sciacquette, maneggioni, corpivendole, casi umani, ignorantelli, pregiudicati, minus habentes, irresponsabili, bulli di periferia, tossicodipendenti, scarti di anticamera, puttanieri, yes men, incompetenti, buoni a nulla e zerbini dominato da individui la cui unica guida sono l'interesse privato e l'impunità. Lo stesso vale per un numero molto alto di formazioni politiche, sì che classificare l'una o l'altra come "peggiore" in base alle asserzioni ed ai comunicati stampa di questo o quel protagonista è impresa sì difficile, ma tutto sommato anche inutile.

      Alla fine del novembre 2009 la Confederazione Elvetica tiene un referendum il cui risultato inibirebbe "la costruzione di nuovi minareti" oltre i quattro già presenti in tutto il paese. Eveline Widmer-Schlump, ministro per la Giustizia, specifica che il risultato "non significa il rifiuto della comunità dei musulmani, della loro religione e della loro cultura", di cui il governo federale si farebbe, al contrario, garante. Il mondo è cambiato anche per la Confederazione, in piena trasformazione dalla condizione di inviolabile cassaforte del mondo a quella di paese come un altro, cui una serie impressionante di rovesci economici e finanziari hanno attirato sospetti, malevolenze ed inchieste giudiziarie internazionali; i partiti populisti mietono milioni di voti tra scontenti ed impauriti che non riconoscono più il paese cui erano abituati e favoriscono, per ovvie ragioni di tornaconto, quella che in Ticino viene definita "una mentalità da Ridotto Nazionale".

      Il punto interessante della questione è che, nello stato che occupa la penisola italiana, gli scaldapoltrone in forza alla Lega Nord hanno invece fatto di tutto per calcare i toni e per trarre il massimo utile da una vittoria non loro. Alcuni politicanti hanno avuto la spudoratezza di proporre in tutta serietà di inserire una croce all'interno di una certa bandiera verde, bianca e rossa a bande verticali di uguali dimensioni.

      L'intento è spregevole da svariati punti di vista.

      Disgustoso -e dunque profondamente gradito ad un parco sudditi che del fare schifo ha fatto ormai da anni un motivo d'orgoglio- è l'attaccamento ai simboli religiosi cristiani da parte di una formazione politica che riceve praticamente ogni giorno pesantissime critiche dalla gerarchia cattolica a causa della deliberata disumanità delle proprie concezioni di fondo; questo, anche in un periodo in cui essa gerarchia non appare certo orientata al progressismo.



      E' bene ricordare, poi, che fino allo stabile (e ben remunerato) insediamento in quelle sedi istituzionali in cui i suoi esponenti sventolavano corde da impiccagione e che fanno capo ad uno stato che la Lega aveva millantato di voler distruggere, la bandiera in questione era qualcosa da appendere nel cesso, secondo il consiglio che Umberto Bossi in persona diede nel 1997 a Venezia, più che da modificare. Stante la forma mentis dei promotori dell'iniziativa, è probabile che il tipo di croce che meglio li rappresenta sia rappresentato da quella uncinata, appropriatamente definita da Achille Ratti come "croce nemica di quella di Cristo".

      Il quadro è completo se ricordiamo come tutto questo avvenga all'interno di una società profondamente e rapidamente decristianizzata, acquistando vieppiù di assurdo perima ed ancora che di irritante e di ridicolo.



      Niente di grave, comunque; per un "occidentalista" sono tutte questioni di dettaglio. Pelo sullo stomaco e necessità assoluta di un Nemico cui contrapporsi permettono di superare impasse anche più ardue e di mietere voti a valanga, stante la pari -se non peggiore- incompetenza e cattiveria stupida accuratamente coltivate nei sudditi. E' fondamentale distogliere con tutti i mezzi, leciti o meno non è il caso di sottilizzare, l'attenzione dei sudditi da un paese sempre più povero, stupido e cattivo in cui si vive più schifosamente ogni giorno che passa: ben venga qualunque diversivo!

      A suo tempo ci pronunciammo in modo estremamente chiaro circa il ruolo e la dignità che moschea e minareti -non meno di quattro- dovrebbero avere nella città di Firenze: è l'occasione buona per ribadire gli stessi concetti (http://iononstoconoriana.blogspot.com/2009/08/per-una-moschea-firenze-lo-stile-della.html) .

      Fonte: http://iononstoconoriana.blogspot.com

      Link: http://iononstoconoriana.blogspot.com/2009/11/minareti-elvetici-e-marmaglia.html

      30.11.2009

    1. Boero 30 novembre 2009

      Non prendo parte nella diatriba sui minareti,anche perchè un minareto in Svizzera mi sembra una cosa del tutto incongrua.
      Però detesto questo ricordare ossessivo le presunte colpe dell'occidente in qualsiasi diatriba come a chiudere la bocca a chi la pensa diverso evocando gli spettri dello schiavismo negriero.
      Gioverà osservare a chi ha scritto queste riflessioni che la tratta degli schiavi non è stato soltanto un fenomeno verso occidente,ma anche un fenomeno verso oriente,CHE IN OGNI CASO HA SUBITO UN BRUSCO ACCELERAMENTO DALL'ESPANSIONE DELL'ISLAM NEGLI STATI AFRICANI.Numericamente parlando la tratta degli schiavi gestita da arabi non era di sicuro minore di quella gestita dagli occidentali.Faccio queste osservazioni perchè se non si denunciano i crimini poco politically correct ma soltanto ci si autofustiga,si ottiene soltanto una pastosa retorica vuota,che non giova affatto a conciliare con ''l'altro''ma anzi ha un effetto controproducente.
      Questo libro è da leggere:Le altre facce della tratta degli schiavi in un libro quasi bandito

      [Da «il Foglio», 22 novembre 2006]

      Arriva in Italia per il Mulino un volume di Olivier Pétré-Grenouilleau. In Francia fu accusato di revisionismo. L’autore non dà giudizi morali, anche perché viene dalla Bretagna. La sua “colpa” è raccontare le rotte meno battute, non soltanto quelle americane ed europee, ma anche quelle interne all’Africa e dirette a oriente. E in più mette in discussione il peso della triangolazione commerciale del decollo industriale

      Milano. Per il Mulino esce in italiano “La tratta degli schiavi” di Olivier Pétré- Grenouilleau. In Francia il libro ha suscitato polemiche. Christiane Toubira-Delannon, una bella rappresentante della Guyana, nel 1998 aveva presentato all’Assemblea nazionale un progetto di legge che intendeva riconoscere la schiavitù e la tratta degli schiavi come crimine contro l’umanità e imponeva che fosse ricordata e condannata nei manuali scolastici di storia. Il progetto Toubira è diventato legge nel 2001. Da quel momento sarebbe stato reato non solo affermare il contrario, ma anche omettere di menzionare il principio nei libri di storia. Quando l’anno scorso uscì in Francia il libro di Pétré-Grenouilleau, i parlamentari delle poche terre non metropolitane che la Francia possiede ancora, querelarono l’autore sulla base della legge. L’autore, professore di Storia all’Università della Bretagna-sud, con sede a Lorient (e anche all’Institutute universitaire de France a Parigi), non si sognava di esprimere giudizi morali sulla tratta. Poiché il porto più importante francese da cui in maggior numero partivano le navi negriere era Nantes e poiché la società della Bretagna meridionale era stata coinvolta in modo profondo nel traffico, il professore si era dedicato per anni a uno studio minuzioso degli archivi pubblici e, soprattutto, privati che riguardavano il fenomeno. Nel corso degli anni aveva pubblicato una serie di lavori su aspetti particolari del fenomeno, poi era arrivato il momento di un libro che considerasse gli effetti della tratta non solo sullo sviluppo economico e sociale della sua regione, ma da un punto di vista globale. Questo significava esaminare la realtà della schiavitù e della tratta non solo nel triangolo atlantico, Europa, Americhe e costa dell’Africa, ma anche all’interno dell’Africa e soprattutto verso oriente, dove nella tratta era coinvolta la società islamica. Immediatamente i parlamentari delle poche terre non metropolitane che la Francia possiede ancora hanno accusato Pétré-Grenuoilleau di revisionismo storico, di voler trasformare le vittime in carnefici di se stesse, con il corollario specioso di riaprire con il suo lavoro le porte all’antisemitismo in Francia. Il revisionismo nei confronti della tratta, argomentavano, non sarebbe stato che il cavallo di Troia per il revisionismo nei confronti dell’Olocausto. Gli storici ovviamente non si sono rassegnati all’ingerenza della politica e dell’ideologia allo stato puro nel loro lavoro. Un loro comitato, detto dei seicento, per il numero degli aderenti, ha affermato che il compito di uno storico non è quello di esprimere giudizi morali sugli avvenimenti di cui si occupa, ma soltanto di esaminare con scrupolo i documenti e interpretarli e ordinarli secondo criteri il più possibile oggettivi. Esattamente quello che Pétré-Grenoulleau aveva fatto. Alla fine i parlamentari d’Oltremare hanno ritirato la querela. La polemica non si è tuttavia sopita. I detrattori hanno continuato a definire Pétré un neo-storico, accusandolo con quel prefisso “neo” insieme di revisionismo e di scarsa esperienza professionale.

      Per quanto riguarda il coinvolgimento attivo degli islamici e degli africani nella tratta, l’accusa di revisionismo è del tutto ingiustificata. Anzi, da questo punto di vista il libro di Pétré, che non riferisce studi di prima mano, non dà quanto promette. La presenza attiva degli islamici nel commercio è ben nota e ben presente, almeno sottotraccia, nella cultura occidentale. Le società islamiche riprendono e sviluppano, senza cesure, un traffico che fin dall’antichità riforniva di materiale umano il nord Africa e il vicino oriente. La cultura europea ha registrato quel fenomeno più dal punto di vista del costume che da quello economico. Il mercato degli schiavi, occasione per gli artisti europei di fantasie morbose, fu uno dei temi preferiti degli orientalisti, che nell’Europa di fine Ottocento esprimevano con quei mezzi il desiderio d’evasione dai rigidi precetti morali occidentali. La figura dell’eunuco nero, onnipresente negli harem ottomani, implicava un incessante traffico di bambini neri che sulle coste del Mediterraneo venivano sottoposti a primitive pratiche di evirazione. Il costo elevato di un eunuco dipendeva dalla quantità di bambini che non sopravvivevano all’operazione. La pratica durò fino alla caduta dell’impero ottomano, quindi fin dentro i primi due decenni del progressivo XIX secolo. Ma il fiorire di mercati come Zanzibar permette di sospettare che la tratta islamica degli schiavi neri avesse ben altre dimensioni. L’incidenza degli schiavi nell’economia agricola dell’impero ottomano doveva essere molto più rilevante di quanto i documenti finora esaminati lasciano supporre.

      Ma più del traffico di schiavi verso l’oriente i rappresentanti oltremarini dell’Assemblea nazionale hanno considerato offensiva e falsa l’affermazione che voleva lo schiavismo e la tratta endemici e fiorenti presso le popolazioni dell’Africa subsahariana. Nonostante i buoni sentimenti e il senso di colpa, chiunque si sia occupato di storia dell’Africa sa che il mercato interno degli schiavi era una prerogativa che gli africani riservavano gelosamente a se stessi. I capitani delle navi negriere non potevano che chiedere il permesso di fare sosta in un comptoir, pagavano per l’acqua e il cibo, si sottomettevano all’arbitrio dei piccoli sovrani della costa e barattavano gli schiavi con fucili, barre di ferro e tele di cotone. A procurare gli schiavi a stabilirne il prezzo a giudicare delle controversie secondo le loro consuetudini erano i potentati locali. Non c’è dubbio invece che l’importazione di armi da fuoco cambiò in modo drammatico gli equilibri tribali e facilitò ai detentori di fucili le razzie di uomini presso le popolazioni meno armate.

      Se revisione c’è nel libro di Pétré, questa riguarda l’incidenza del commercio triangolare (le navi partivano dai porti europei carichi di prodotti industriali di qualità modesta, li scambiavano con schiavi che rivendevano cari sui mercati americani, caricavano prodotti coloniali che sul luogo costavano poco mentre in Europa diventavano preziosi) sullo sviluppo industriale in Europa. Presso la storiografia tradizionale è articolo di fede che il commercio triangolare sia stato un fattore determinante del decollo industriale. Le puntigliose ricerche di Pétré negli archivi familiari tendono a dimostrare che almeno per la Francia la redditività della tratta sarebbe stata molto inferiore di quanto si è affermato sinora su basi ideologiche e congetturali.

    1. Totila 30 novembre 2009

      Che mi ricordo in PERSIA/IRAN c'era l'integralismo di Aura Mazda i cristiani le chiese le hanno costruite in seguito alla conquista Araba .

    1. Totila 30 novembre 2009

      Concordo con Lucamartinelli

    1. Totila 30 novembre 2009

      Io ci ho provato ,in Tunisia nel 2003 . Non mi è successo assolutamente niente .

    1. thomasmalory2008 30 novembre 2009

      In Iran i Cristiani e le loro chiese esistono da prima che il profeta portasse la nuova fede .

    1. lucamartinelli 30 novembre 2009

      permettete una piccola precisazione: per quanto ricordi dai pochi viaggi che ho fatto non esiste un paese cosiddetto islamico che non abbia chiese cristiane o sinagoghe ebraiche.persino nel paese islamico che ci dicono essere la tana del diavolo, l'Iran, ci sono chiese cristiane e financo sinagoghe. l'unica eccezione è rappresentata dall'Arabia Saudita. Li' non ci sono chiese o templi o sinagoghe di nessuno. é tuttavia interessante conoscere il perche': Il territorio dell'Arabia è considerato dall'Islam territorio sacro. Quindi non c'è trippa per nessun gatto. non vi nascondo che la spiegazione per me è totalmente convincente: nessuno si sognerebbe di chiedere al Vaticano, territori sacro per la cristianita', di autorizzare la costruzione di moschee o di sinagoghe, magari in nome della reciprocita'. saluti a tutti

    1. lucamartinelli 30 novembre 2009

      non capisco cosa significhi affermare che "nell'Islam stato e religione coincidono". mi sembra che anche nell'ebraismo sia la stessa cosa, eppure nessuno si sogna di impedire agli ebrei di costruire le loro sinagoghe. intendo dire che se c'è un qualche motivo va ricercato altrove. anzi non vorrei che, vista l'aria che tira, i miei vicini svizzeri (abito a Como) si siano comportati come i leghisti da noi. se si tenesse un referendum nella mia citta' state certi che la maggioranza sarebbe per riaprire i campi di sterminio per infilarci i musulmani. il dott. Goebbels si sta fregando le mani nella tomba: lui credeva nella propaganda.....a tanto siamo giunti grazie alla propaganda. il potere ha SEMPRE bisogno di creare un nemico. dopo la caduta del comunismo ecco i musulmani cattivi cattivi. buona serata

    1. lucamartinelli 30 novembre 2009

      ok, amico, ben detto. quello che fai osservare dimostra che non siamo certo i migliori del mondo. essere migliori dipende da un processo personale di presa di coscienza e di consapevolezza e anche di onesta' intellettuale, non certo dall'appartenere a una nazione o ad un continente. saluti

    1. ranxerox 30 novembre 2009

      Gli svizzeri sono diversi da noi. Della loro furbizia fanno uso collettivo, noi individuale.Partendo da qui possono storicamente avere l'esercito mercenario più richiesto(vedi vaticano) e definirsi pacifisti, essere intolleranti con le minoranze deboli(chi ricorda il razzismo verso gli italiani negli anni 60?) e dirsi multietnici perchè parlano quattro lingue(ma ne usano una sola, quella del profitto), insomma possono pisciarsi addosso e dire di essere sudati. Noi no, perchè loro sono "svizzeri" e noi "italiani". Un abrazo

    1. mendi 30 novembre 2009

      Secondo me stavolta il prof. Cardini non ha capito una mazza!

    1. Firenze137 30 novembre 2009

      Abbiamo tutti appreso la notizia del referendum in Svizzera dalla RAI - TV che ha anche aggiunto il dato della notevole affluenza.

      La democrazia vuole che sia la volontà del popolo sovrano a decidere. Io non ho particolari preferenze o simpatie per la Svizzera, ma credo che occorre rispettare la volontà del popolo che si esprime attraverso gli "strumenti" messi a disposizione per esprimere la propria volontà.

      A questo proposito cito l'esempio della cittadina di Zermatt. Sono a conoscenza diretta - ho parlato con l'ufficio mobilità della cittadina - che i cittadini di Zermatt ( non molto distante da noi.. circa 100 Km in linea d'aria da Milano..) hanno manifestato la propria volontà per poter avere una cittadina priva di inquinamento e quindi di avere una mobilità a ZEV ( Zero emissioni !!)
      Tutti veicoli elettrici per gente che studia, lavora e accoglie i turisti. Checchè ne dicano i nostri politici la soluzione contro l'inquinamento quindi esiste ed i cittadini di Zermatt hanno deciso oltre 20 anni fa !, senza intromissioni nè lobbistiche nè politiche.

      Lo stesso non accade qui in Italia ( vedi le morti a Miano per inquinamento..) e - sempre per esperienza mia diretta - anche qui a Firenze dove io sono andato personamente a proporre il modello di Zermatt da inserire come "punto programmatico" ( con tanto di foto che ho consegnato a Renzi...) ai vari candidati a Sindaco.. appunto Renzi, Galli, Razzanelli ecc.). Sono tutti .."fuggiti" ! .. davanti al "terrore" di promuovere un modello di moblilità "controcorrente" e quindi che avrebbe dato noia ai vari comitati lobbistici. L'informazione non lascia passare niente che non sia "in linea" con questa follia pura e quindi il popolo sovrano che decide liberamente è davvero cosa rara.

      Quindi con tutto il rispetto per il Prof. Cardini che ha tutti i diritti di "commentare" scelte di altri, ma io direi che occorre riconoscere il valore di "macchine" isituzionali che - a quanto mi risulta ma mi posso sbagliare - dimostrano di funzionare. Ciao

    1. Davide71 30 novembre 2009

      Ciao a tutti:
      siamo proprio patetici.
      In Italia NESSUNO autorizzerebbe MAI la costruzione di un minareto in un paese che non fosse una metropoli.
      E poi guardiamo gli elvetici.
      Ma chi vogliamo prendere per il culo?
      I musulmani lo sanno che il nostro laicismo e il nostro liberalismo sono solo una facciata, e comunque loro non ce l'hanno mai avuto perché non ci hanno mai creduto.
      Perciò noi italiani che ci mettiamo ad accusare gli elvetici di islamofobia facciamo proprio ridere.
      In ogni caso provate ad andare in un paese islamico a mettee una statua della madonna leggermente più grande del normale e vedete un po' cosa succede...

    1. Nellibus1985 30 novembre 2009

      Appoggio in pieno la tesi sostenuta da Franco Cardini.

    1. thomasmalory2008 30 novembre 2009

      I minareti non rovinano il paesaggio .
      Infatti in Bosnia stanno benissimo intonati coi laghetti e i pascoli
      Ma a noi piace che in questo mondo ci sia una Bosnia con le sue tre religioni , ma anche una Svizzera con le chiesette cattoliche tra le montagne .
      E poi ci piace che ci sia un Libano con le sue varietà , una Svezia con le sue chiesette Luterane e un Arabia con le sue moschee e neanche una chiesa cattolica
      Ci piace che ci sia un po’ di tutto insomma
      Visto che i veri pluralisti siamo noi ?

Visualizzati 20 di 45 commenti approvati.