MIGNOTTOPOLI E IMBECILLOPOLI - La questione del culum e del curriculum

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

DI ANTONELLA RANDAZZO

lanuovaenergia.blogspot.com

Oramai per distrarre la gente dalle tragiche questioni finanziarie ed economiche e per svilire le istituzioni politiche sono disposti a tutto.

C’è addirittura la questione diventata pubblica del pericolo di divorzio di Berlusconi. Le domande da rivolgere alla signora Berlusconi sono: Signora Veronica cosa vuole da noi? Perché invece di discutere direttamente con suo marito di quello che non le va del suo comportamento si rivolge alla stampa?

E’ evidente che la signora Veronica, come anche il noto marito, stanno giocando a prenderci per i fondelli, prospettandoci l’idea che debba importarci qualcosa se hanno controversie familiari o se scelgono di separarsi.

La questione assai più grave è che i mass media, non sapendo più come distrarre l’attenzione e stimolare pettegolezzo, dedicano ampio spazio alle invocazioni etiche della signora Veronica, come se questa donna non fosse al corrente delle molteplici azioni criminali del marito.

La signora Berlusconi vorrebbe farci credere che soltanto ora si è accorta che il marito non è propriamente uno stinco di santo. Le ricordiamo signora che suo marito da tempo osanna le autorità statunitensi, rendendosi complice di numerosi massacri che si stanno consumando in molte parti del mondo. Le ricordiamo anche, se lo avesse dimenticato, che ci sono numerosi reati di vario genere, corruzione, collusione con la mafia, ecc. che hanno permesso al suo celebre coniuge di arrivare dov’è arrivato.

Dunque, la storia delle veline, attricette e vallette candidate in Europa e l’ambigua adolescente ammiccante, non sono che segnali della natura irrispettosa delle istituzioni e delittuosa che è propria del soggetto in questione.

Si parla di politica spettacolo ad intendere come ai nostri giorni il settore che dovrebbe proteggere gli equilibri pubblici e tutelare gli interessi di tutti è ormai diventato un circo, in cui conta tutto fuorché la preparazione e la competenza.
E poi competenza su cosa? E’ evidente che oggi i politici sono a servizio del gruppo di potere, e dunque la loro “competenza” si riassume nell’asservimento e nella capacità di ingannare gli elettori.

Com’è risaputo, Berlusconi è il re dello spettacolo godereccio, viscerale, che lascia gli istinti vivi e la sensazione di sollazzo. La sua esperienza egli la riporta nel settore politico, non lesinando vallette e veline dei suoi programmi spazzatura. Ormai è nota la sua intenzione di candidare ben 20 persone, fra ex troniste, presentatrici, attrici e ex gieffine. I suoi criteri, evidentemente, non dovendo contemplare esperienza o preparazione specifica, mettono in primo piano l’avvenenza fisica. Egli è abituato a scegliere con tali criteri, dato che la bella immagine è la caratteristica precipua da considerare per i suoi programmi spazzatura. D’altronde, già da tempo abbiamo potuto appurare che la politica è diventata essa stessa programma-spazzatura, escludendo preparazione, serietà, intelligenza e competenza.

Secondo Berlusconi, le bellezze femminili proposte alle elezioni europee del 6 e 7 giugno sono “volti giovani, facce nuove per rinnovare l'immagine del Pdl e dell'Italia in Europa”. Dunque, l’immagine va rinnovata, e si auspicano facce attraenti e magari anche ammiccanti. Ecco allora aprirsi la strada alla ex letteronza e attricetta di "Carabinieri 7" Barbara Matera, alla rossa ex gieffina Angela Sozio, all’attrice Eleonora Gaggioli o alla ex tronista Camilla Ferranti, celebre anche per aver posato per un calendario.

Il problema non è tanto se queste donne non hanno trovato un posto nei programmi Fininvest e dunque vengono mandate altrove, oppure se si tratta di ex amanti da “ricompensare”. Agire in modo così spudorato, mostrando che i parlamenti sono svuotati di ogni contenuto, significa sancire il fatto che essi servono da paravento al potere per mostrare che c’è la “democrazia”, in un contesto in cui a prevalere non è la volontà dei popoli ma la prepotenza e la criminalità di pochi.
Non è soltanto una questione morale o familiare, ma una questione di dignità delle istituzioni e di serietà necessaria a rendere possibile un futuro accettabile per tutti noi.

Candidare persone sulla base del fatto che sono giovani e piacenti significa palesare la grossa truffa ai nostri danni: il cosiddetto sistema democratico non è altro che un insieme di maschere-fantocci che devono apparire accettabili, attraenti o seduttivi. Tanto il loro compito non sarà certo quello indicato ufficialmente. Di fatto essi non avranno alcun potere che non quello di asservimento al sistema, e reciteranno il loro ruolo all’interno del teatrino manovrato da chi non appare.
L’idea di scegliere vallette, presentatrici o attrici sembra “naturale” in un contesto in cui non serve altro che l’immagine o proprio la capacità di recitare. Peraltro, non è certo da oggi che Berlusconi candida persone incompetenti ma di bella presenza o con cui ha intrattenuto rapporti non chiari. Abbiamo il noto esempio di Mara Carfagna, che di certo non ha mai brillato per le sue doti politiche.

Le candidate di Silvio Berlusconi, come altri candidati, non sono altro che rosse, bionde o giocolieri appartenenti allo stesso circo. Il circo della dittatura mondiale. Uno spettacolo che mette in scena la nostra schiavitù, intesa come gabbia di precarietà, controllo, inganno, stress, nevrosi e crisi.

La domanda è: a cosa servono i Parlamenti nel sistema attuale?

Semplicemente a creare un gruppo di persone che, in quanto elette dal popolo possano rappresentare la "prova" dell’esistenza della “democrazia”.

Ma chi sceglie i candidati e cosa di fatto fanno i parlamentari?

Il Parlamento europeo dovrebbe rappresentare i popoli europei, ma i suoi componenti vengono eletti ovunque con le stesse regole, ovvero attraverso partiti che scelgono i candidati.

Nei secoli passati i popoli avevano consapevolezza del fatto di essere colonizzati o oppressi, oggi invece credono di essere in democrazia, e quando molte persone hanno la sventura di cadere in miseria o di dover chiudere i battenti della propria ditta credono che la colpa sia della fantomatica “crisi” e che nessuno in particolare sia responsabile della rovina.

Convinto di contare qualcosa, ma destinato a soccombere in un modo o nell’altro, il cittadino europeo assume le caratteristiche descritte dallo scrittore Giuseppe Capograssi, che nei suoi saggi, già negli anni Cinquanta, descriveva la sudditanza con cui vengono trattati gli individui:

"L'uomo è forza vuota, che non vale se non in quanto è addetta allo scopo che questo o quel gruppo dominante ha imposto alla società. (...) Dato che l'individuo non ha valore per sè, ma il solo valore umano che ha consiste nel suo conformarsi allo scopo per così dire ufficiale del gruppo, la soppressione di colui che non si conforma rientra per la più ovvia delle deduzioni nella sfera del lecito, se del caso nella sfera del doveroso e dell'obbligatorio.

L'individuo essendo forza vuota o disponibile può essere formato e plasmato come si vuole; dipende dal gruppo dominante formarlo secondo il tipo che è conforme allo scopo. (...) Il segreto è di non lasciarlo vivere come egli vuole, secondo le naturali e profonde intuizioni e direzioni della sua natura: porre ostacolo proprio a questa natura e al suo sviluppo: E perciò: impedirgli di pensare in modo autonomo (cioè di pensare), suggerirgli persuasioni giudizi visioni della vita, con le ripetizioni meccaniche e interminabili delle stesse frasi, con suggestioni visive, con gli esaurimenti dei lunghi lavori in comune, con la tecnica molteplice della paura, con la creazione di un ambiente sociale organizzato al fine dello stordimento e del rumore, con una vita portata violentemente sulla piazza affollata, con una lotta strenua e costante contro la solitudine. Poiché pensare è affermare la verità, si impedisce il pensiero sopprimendo la verità come valore, (...) Si cerca di abolire il pensiero abolendo il suo oggetto."(1)

I Parlamenti servono a sancire questa sudditanza, dandole il volto della “democrazia”. Infatti, all’interno di essi operano gruppi politici controllati dalle stesse persone che controllano i partiti e le altre istituzioni pubbliche. La beghe di cui si riempiono i telegiornali sono la facciata di un pluralismo che non esiste più. Di fatto, quelle stesse persone che si criticano a vicenda in ordine allo schieramento politico, sono tutte concordi nel sostenere il potere dell’unico gruppo imperante: quello che controlla la vita economica e finanziaria, garantendosi il potere politico e mediatico per autoproteggersi e per accrescere il controllo sui popoli.

Tutti oramai si accorgono che i politici non sono a servizio del popolo, eppure molti continuano a pensare che il sistema politico attuale sia garante della democrazia. In realtà è evidente che serve a garantire potere e controllo al gruppo egemone. Ad esempio, le autorità lamentano mancanza di denaro quando si esigono più servizi per le famiglie o scuole migliori, ma sono pronte a foraggiare le banche con cifre ragguardevoli quando appare la "crisi".

Pochi si chiedono come mai per le banche o per ricapitalizzare le società privatizzate portate allo sfacelo i soldi ci sono e per i servizi pubblici no.

In conclusione, non lasciamoci distrarre o abbattere dal circo messo in scena per svilire l’informazione e la politica, ma facciamo in modo che tutta questa spazzatura possa essere gettata via quanto prima. Comportiamoci in modo tale da non sostenere un sistema che si trascina attraverso l’ignoranza e la superficialità di chi persiste nell’inconsapevolezza. Tale inconsapevolezza risulta nel tempo sempre più perniciosa, poiché, com’è evidente, il sistema, per sopravvivere, punta ad un sempre maggiore degrado morale, civile e politico.

Antonella Randazzo

Fonte: http://lanuovaenergia.blogspot.com/

Link: http://lanuovaenergia.blogspot.com/2009/05/mignottopoli-e-imbecillopoli-la.html

7.05.2009




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NOTE

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Commenti (53)

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    1. Eli 8 maggio 2009

      Straquoto! Se meno gente andasse a votare, se l'astensionismo passasse dal 20% al 40%, che strizzone per questa classe politica cialtrona e criminale!

    1. uzzo 8 maggio 2009

      quoto

    1. Lestaat 8 maggio 2009

      Il problema è che in fondo, ma molto infondo al nostro cuore, tutti sappiamo bene cosa ci vorrebbe e cosa dovremmo fare, ma nessuno di noi ha il coraggio di farlo.

    1. cloroalclero 8 maggio 2009

      Grande Antonella. E' riuscita a demistificare il lato solo apparentemente gossip della questione, ricavando da questa storia di papponi una fenomenologia del potere realistica, storicamente veritiera e profonda. Mi inchiano a tanto ingegno...

    1. Affus 8 maggio 2009

      qué horas? Berlusconi es un italiano inteligente que entiende que este pueblo es el sexo esclavo, como él, y debe tenerse por una falda!
      Toda esta filosofía y la teología que la construcción creció por encima de él, sólo muestra la ignorancia del escritor.

    1. mat612000 8 maggio 2009

      Oppure cambiare canale.
      Su RAI Storia trasmettono dei documetari e delle inchieste RAI di qualche secolo orsono che sono un vero e proprio atto d'accusa contro l'attuale dilagante servilismo della classe giornalistica.
      Si vedono cose tipo:
      - giornalisti che fanno domande scomode;
      - giornalisti che vanno sul luogo della notizia e intervistano i diretti protagonisti del fatto;
      - giornalisti che dicono cose spiacevoli e raccontano notizie scomode...
      Roba da non credere!
      Ed eravamo in tempi di regime democristiano...

    1. mazzi 8 maggio 2009

      MA... mi sembra invece che la politica spettacolo abbia azzeccato il cavallo vincente.

      Ne stanno facendo una soap opera coi fiocchi. Gli italiani ne andranno matti.

    1. DANI 8 maggio 2009

      DALLA DEMOCRAZIA VERA E PROPRIA SIAMO PASSATI ALLO STATO PATRIMONIALE, DOVE L'ESSERE UMANO VIENE MERCIFICATO, SENZA LA MINIMA CONSIDERAZIONE DELLE SUE COMPETENZE E CAPACITÀ PROFESSIONALI E PERSONALI.
      A SINISTRA NON È DIVERSO, PURTROPPO!

    1. guru2012 8 maggio 2009

      Non credo esista il problema da te trattato, con tanto di cifre e percentuali. Le "donne" occidentali stanno facendo il loro percorso e spesso hanno difficoltà di accesso alla politica, per il fatto che tra le tante cose che fanno, gli capita, a volte, di mettere al mondo dei figli.

      Quando la scienza le avrà liberate da questo impegnativo compito, vedrai che le cose cambieranno.

      Non credo che la presenza femminile nella politica, sia di per sè un valore, tant'è vero che, a oggi, le donne viste in azione si comportano esattamente come gli uomini.

      E poi, per restare in tema con il post, mi risulta che gran parte dell'elettorato del berlusca sia costituito da rappresentanti del gentil sesso.

    1. Galileo 8 maggio 2009

      Ci vorrebbe uno sciopero “GENERALE" della TV. Bisognerebbe riuscire la prossima volta, che va a Porta a Porta il berluska, convincere tutto il mondo a spegnere la tv. Non credo sia così difficilie spegnera la TV per due ore?

    1. Marcusdardi 8 maggio 2009

      Sottoscrivo dalla prima all'ultima parola, il quadro è descritto alla perfezione. Speriamo che sempre più persone si risveglino allontanandosi da questo circo.
      Marcusdardi

    1. radisol 8 maggio 2009

      No, non credo che la vicenda ed il clamore da questa suscitato sia un "arma di distrazione di massa" nè mi interessa il fatto che donna Veronica sia mossa da questioni "interessate" ( eredità dei figli ecc.).

      Dalle dichiarazioni di donna Veronica esce fuori un quadro del Berlusca e della sua corte che in gran parte del mondo avrebbe già portato a dimissioni o impeachment ....

      Qui da noi invece no ....evidentemente siamo ormai assuefatti ad ogni cosa ... e credo ci sia molto da riflettere ....

      Il fatto stesso che su questo ed altri siti vi siano "antiberlusconiani di razza"che su questa vicenda tendono più ad impallinare Veronica che non il marito ... la dice lunga rispetto al bordo di quale baratro sul quale siamo comodamente e stupidamente seduti ....

    1. nessuno 8 maggio 2009

      Da questo articolo è partito tutto:

      Fonte: articolo [tinyurl.com]

      Non si può rilanciare uno stereotipo femminile mortificante
      Donne in politica:
      il "velinismo" non serve
      di Sofia Ventura Se oggi ancora si dibatte sul tema del rapporto tra donne e politica, è perché la presenza femminile all’interno dei luoghi della politica, dai partiti alle istituzioni locali e nazionali, è così platealmente scarsa da non poter essere non percepita come un problema. Recentemente, il segretario generale del Consiglio d’Europa, Terry Davis, ha denunciato, sulla base di un rapporto del settembre 2008 della commissione per le Pari opportunità, l’inadeguatezza della rappresentanza femminile, giudicata tanto ingiusta quanto inefficiente: «Privarsi del contributo determinante della donna nella vita pubblica, quindi della sua intelligenza e sensibilità, pregiudica lo sviluppo economico e sociale del paese. Ecco perché, nell’interesse della democrazia e del progresso, dobbiamo impegnarci perché le donne abbiano maggiore potere decisionale, sia nei parlamenti che nei governi».

      Ma ancor prima che un problema di impoverimento della qualità democratica di un paese, a nostro avviso quello della limitata presenza delle donne nello spazio politico e in particolare nelle posizioni «che contano» costituisce un problema di diritti individuali: se nella popolazione complessiva vi è circa un cinquanta per cento di donne, il fatto che in molti paesi questa percentuale crolli verticalmente se si analizzano le assemblee elettive e gli esecutivi significa inequivocabilmente che esiste una discriminazione, a meno che non si voglia sostenere che esistano una inadeguatezza o un disinteresse «genetici» delle donne rispetto alla politica.

      I meccanismi della discriminazione operano in diversi ambiti, dalla cultura del paese alla struttura familiare e sociale e sono tanto più efficaci quanto meno il sistema del welfare va in aiuto alla donna rispetto all’esercizio dei suoi compiti più «tradizionali». Ma accanto a questi meccanismi di discriminazione che condizionano la presenza femminile in ogni ambito pubblico e lavorativo, ve ne sono altri, più prettamente politici, riconducibili alle «resistenze» opposte dagli insider, che in quasi tutti i paesi europei, fatta eccezione per le democrazie scandinave, sono in larga misura maschi. Resistenze che potranno essere più o meno efficaci a seconda dei meccanismi di cooptazione e di scelta dei rappresentanti che operano all’interno del sistema politico; a questo proposito è stato osservato come un sistema elettorale proporzionale sia tendenzialmente più favorevole alle donne rispetto a un sistema maggioritario con collegi uninominali, ma anche come, al tempo stesso, un sistema proporzionale con liste chiuse, ponendo totalmente nelle mani dei vertici dei partiti la scelta dei candidati, possa costituire un efficacissimo strumento di limitazione della rappresentanza femminile.

      L’Italia, nel suo comportamento poco virtuoso – anche se dei piccoli passi avanti sono stati fatti – è certamene in buona compagnia. Con la sua bassa percentuale di donne elette alla Camera dei deputati (21,3%) supera la Francia (18,5%), che ha però più senatrici, e il Regno Unito (19,7%), anche se è nettamente distanziata da altri paesi come il Portogallo (28,3%), la Germania (31,6%), l’Austria (32,2 %), il Belgio (34,7%), la Spagna (35,1%), i Paesi Bassi (36,7%) e tutti i paesi scandinavi (dal 36,9% della Danimarca al 47,3% della Svezia). Ma se si guarda alla partecipazione agli esecutivi, l’Italia, insieme a Grecia e Portogallo, fa una ben magra figura anche rispetto a Francia e Regno Unito e soprattutto conferma la tradizione di attribuire alle poche donne ministro ministeri di scarsa rilevanza, solitamente senza portafoglio, oppure ministeri tradizionalmenti "femminili", come l’istruzione. Donne a capo di ministeri come quelli degli interni, dell’economia, del lavoro, della difesa, sono una realtà in paesi geograficamente e culturalmente vicini a noi come la Francia e la Spagna, ma solo un’illusione in Italia, dove naturalmente non è nemmeno pensabile avere una donna a Palazzo Chigi.

      In alcuni paesi europei sono state adottate misure di discriminazione positiva per far fronte alla scarsa presenza femminile nelle istituzioni politiche, anche se vi sono esempi, come quello spagnolo, che mostrano che è possibile ottenere risultati soddisfacenti anche senza costrizioni legali: qui è grazie all’autonoma iniziativa dei due maggiori partiti che le donne hanno potuto ottenere spazi e ruoli significativi. La scarsa sensibilità mostrata fino ad oggi dai politici italiani ci fa dubitare che qualcosa di simile a ciò che è accaduto in Spagna si possa verificare anche da noi. Dopo le limitate misure adottate a livello locale e per la Camera dei Deputati nel 1993 e poi bocciate dalla Corte costituzionale due anni dopo e la riforma costituzionale approvata nel 2003 per assicurare la parità di accesso alle cariche elettive, nel 2005, l’allora ministro delle Pari opportunità Stefania Prestigiacomo tentò di introdurre le cosiddette "quote rosa" nella nuova legge elettorale, incontrando la strenua opposizione di molti politici maschi dei due schieramenti, che mostrarono in quell’occasione uno strenuo attaccamento al fortino dei loro privilegi. Da allora la questione è uscita dall’agenda politica. Ci chiediamo se una così palese violazione, certo non operata per vie legali, ma attraverso meccanismi sociali e comportamenti della classe politica, di un diritto politico essenziale possa essere a lungo tollerata. Forse un partito che oggi è al governo e si fa chiamare Popolo della libertà dovrebbe interrogarsi seriamente.

      Se il problema della carente presenza femminile nei luoghi della politica tocca molte democrazie, anche se nel caso italiano si presenta in modo particolarmente acuto, vi è una specificità tutta nostrana che aggrava ancor di più la situazione. Ci riferiamo alla pratica di cooptazione di giovani, talvolta giovanissime, signore di indubbia avvenenza ma con un background che difficilmente può giustificare la loro presenza in un’assemblea elettiva come la Camera dei deputati o anche in ruoli di maggiore responsabilità. Che nella politica italiana vi sia la necessità di dare spazio a una nuova generazione non vi è dubbio, ma è questo, ci chiediamo, il modo?

      Come ha scritto Ritanna Armeni sul Riformista, siamo di fronte ad un modo di fare politica «con il corpo delle donne». Che l’immagine nella politica contemporanea sia divenuta un elemento cruciale è ormai un dato acquisito e questo vale sia per gli uomini, sia per le donne. Ma qui siamo di fronte ad un altro fenomeno. Qui non siamo di fronte all’utilizzo da parte del singolo politico che mira ad attrarre consenso, dell’immagine intesa in senso ampio, comprendente quindi la capacità di trasmettere fiducia, senso di sicurezza, tratti del carattere come l’onestà o la fermezza, o un più generale fascino. Qui assistiamo ad una dirigenza di partito che fa uso dei bei volti e dei bei corpi di persone che con la politica non hanno molto a che fare, allo scopo di proiettare una (falsa) immagine di freschezza e rinnovamento. Questo uso strumentale del corpo femminile, al quale naturalmente le protagoniste si prestano con estrema disinvoltura, denota uno scarso rispetto da un lato per quanti, uomini e donne, hanno conquistato uno spazio con le proprie capacità e il proprio lavoro, dall’altro per le istituzioni e per la sovranità popolare che le legittima.

      Al tempo stesso, esso rischia di far fare un pericoloso passo indietro alla cultura politica del nostro paese. Secondo l’Eurobarometro 2008, l’Italia, insieme all’Austria e al Portogallo, è il paese europeo nel quale i cittadini si sentirebbero meno «a proprio agio» con una donna posta a ricoprire la più alta carica del paese. Il fenomeno del "velinismo" in politica, ancorché circoscritto, non aiuta certo a modernizzare una cultura ancora in parte diffidente verso il ruolo delle donne in politica e a promuovere la pari dignità dei sessi in ogni ambito della vita pubblica, piuttosto rilancia uno stereotipo femminile mortificante, accuratamente coltivato dalla nostra televisione (che è, a questo proposito, un unicum nel contesto europeo-occidentale) e drammaticamente diseducativo per le nuove generazioni.

      Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi, le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse.

      27 aprile 2009

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