MI DICONO CHE SONO IN PRIMA PAGINA SU “REPUBBLICA”...COME UN MOSTRO ?

MI DICONO CHE SONO IN PRIMA PAGINA SU “REPUBBLICA”...COME UN MOSTRO ?

DI ANTONIO CARACCIOLO

civiumlibertas.blogspot.com

Stavo ancora dormendo ed il telefono continuava a squillare. Ho avuto paura. Temevo per una mia anziana zia, l’unica sorella di mio padre rimasta ancora in vita. Era invece un amico che mi avvisava di aver sentito da una rassegna stampa che sarei finito in prima pagina su Repubblica e forse anche altrove. Io non ne so ancora nulla e non muterò le mie abitudini: non compro giornali all’edicola. Aspettavo ieri per la verità una telefonata da parte di un giornalista di Repubblica che però non vi è stata. Aveva trovato il mio cellulare su facebook (che mi sono affrettato a cancellare) e mi aveva chiamato ed io avevo risposto qualcosa ma senza poter approfondire. Gli ho dato il fisso dichiarandomi disponibile a rispondere a sue domande purché deontologicamente corrette e non mi facesse poi dire il contrario di quel che penso, come è successo un’altra volta con un giornalista, la cui disonestà resta per me esemplare e istruttiva.



Nella foto: Il Prof. Antonio CaraccioloRiguardo ai temi caldi, oggetto di possibile speculazione, preciso per comodità dei pigri o di chi non ha tempo per leggere le migliaia di pagine scritte su questo blog o non vuol

1. Professionalmente parlando non sono uno storico revisionista, etc. etc. Non mi intendo e non mi occupo di camere a gas e cose simili. Naturalmente ho letto e vado leggendo libri a sostegno dell’una e dell’altra posizione. Sarei un timido se dicessi che una qualche opinione non me la vado formando, ma ribadisco che sono io il primo a non dare importanza ad una mia opinione che non è mai diventata posizione sul merito delle questioni. E quindi ben conoscendo la malafede dei miei detrattori rivendico il diritto a non rispondere sulle mie private opinioni, mentre invece mi batto con tutte le mie forze sulla posizione di vuol difendere il sacro principio della libertà di pensiero e di ricerca.

2. La mia posizione come cittadino e come studioso è che debbano avere tutta la loro vigenza costituzionale gli artt. 21 e 33 della costituzione, cioè: libertà di pensiero e libertà di ricerca. Nel mio monitoraggio mi è capitato di imbattermi in un parlamentare che diceva grosso modo “purtro c’è l’art. 21 che...”. Ma mia posizione è: “Per fortuna che c’è ancora l’art. 21...”. Ma la libertà di pensiero è sempre più minacciata ed è di ieri una notizia che mette l’Italia agli ultimi posti nelle difesa di questa libertà che non deve essere confusa con la libertà di stampa.



3. Sono vivamente allarmato di vedere come questi articoli fondamentali per la nostra democrazia vengano sempre più elusi e disattesi. In Torino un docente di liceo è stato sottoposto a visita psichiatrica per aver osato criticare Israele a seguito di una domanda, forse fraudolenta, a lui posta da una sua allieva. In Roma un professore di liceo è stato sospeso a seguito di campagna di stampa abilmente orchestrata. Spedizioni punitive vengono fatte da squadracce che nulla hanno da invidiare ad altre squadracce di triste memoria. E si potrebbe continuare. Di quanto sta succedendo vado a fare monitoraggio ed ho di che essere preoccupato. Sui nostri politici in quanto custodi delle nostre libertà non vi è da fare nessun affidamento. Sono molto più interessati ai loro privilegi, alle loro prebende, che non alle libertà dei cittadini, di cui invece dispongono le potenti lobbies.

4. In paesi di antica civiltà come Germania e Francia si mandano in galera con estrema facilità persone di nulla responsabili che di avere le loro opinioni e le loro tesi, opinabili quanto si vuole, ma certamente non “reati” o “crimini in sé”, come taluni cattivi spiriti da me monitorati vorrebbero e pretenderebbero. Manco i cani stanno più tranquilli: si vada alla storia del cane Adolf narrata da Maurizio Blondet.



5. Io sono sì un docente ricercatore alla Sapienza – sono più fiero e orgoglioso della parte “ricercatore” che non di quella “docente –, ma qui in questa scrivania sono a casa mia. Più avanti a destra vi è una porta blindata che mi dovrebbe proteggere dall’esterno.

6. Poiché ho imparato a essere sospettoso, dico ai malpensanti che il programma dei miei corsi degli ultimi anni va dalla fine della prima guerra mondiale all’inizio della seconda. Spiego i contenuti del volume di Carl Schmitt, Posizioni e concetti in lotta con Weimar-Ginevra-Versailles 1933-1939, dove di “Olocausto” e simili non si tratta. Sconfinamenti causali riguardano altre opere di Schmitt da me tradotte e prefate, in particolare la Dottrina della costituzione, che è del 1928 e che sarà forse oggetto della mia occupazione didattica nel prossimo semestre. Tra gli ultimi argomenti trattati vi è stata la Tirannia dei valori nelle diverse edizioni apparse in italiano e confrontata con l’originale tedesco.



7. Sono sempre stato assolutamente ligio ai miei doveri universitari: ciò mi si chiede di fare o di non fare io faccio o non faccio, ma ho sempre saputo e sempre mi è stato detto che libertà di pensiero e di ricerca sono valori sacri per ogni studioso, grande o piccolo che sia, ma degno di questo nome. I miei pochi studenti sono liberi di frequentare i miei corsi. Non solo hanno piena libertà di intervenire e contraddirmi, ma sono sollecitati da me a farlo ed insegno loro anche le regole del corretto dibattito scientifico: ad argomento si risponde con argomento. Come “ricercatore” non rigorosamente tenuto alla “docenza” e sulla base dell’intricata normativa che non ha mai veramente disciplinato lo status di ricercatore, posso liberarmi della “docenza”. Per cui vi è una situazione ideale dove docenti e discenti si possono incontrare sulla libera scelta e accettazione reciproca. Un grande filosofo spagnolo, che mi onorava della sua amicizia, soleva dire e scrivere che l’autorità di un docente si basa sulla fiducia dei suoi studenti, non sul registro di classe e sul potere di dare voti. Mi dice un mio amico Avvocato, che ha letto l’articolo e me ne ha dato un parere legale, che vi sarebbe soltanto di censurabile un cero riferimento alla mia attività universitaria. Intuisco la malafede altrui e forse le intenzioni. Io sono fiero di essere un Ricercatore e non mi piace chiamarmi Professore. Ma cionostante ho sempre goduto della stima e dell’affetto dei miei studenti, che non ho mai voluto fossero numerosi. Non avrei potuto curarli. Chi deve capire spero capisca.



8. In rete, ho trovato e trovo molte sciocchezze su Carl Schmitt. In ultime dette da un illustre accademico francese. Ho incominciato a farne la critica, ma distratto da altre cose ho poi trascurato un altro mio blog tematico: i Carl Schmitt Studien , dove tratto i temi e la letteratura schmittiana. Trovo però più utile e produttivo verificare la validità delle analisi di Carl Schmitt attraverso l’esame della contemporaneità che non attraverso lo sfoglio e la classificazione di una letteratura, certamente abbondante, ma spesso ripetitiva oltre che strumentalmente denigratoria. Già a suo tempo Carl Schmitt scriveva che la lettura di Bodin e di Hobbes lo aiutavano meglio a comprendere il presente che non gli scrittori contemporanei. Per non parlare poi dei giornalisti o degli ascari assoldati per scopi politici. In America vi è stato un indebito appropriamento del pensiero di Schmitt, che però è il nostro Machiavelli, certamente avente a cuore più di ogni altro la libertà dei nostri popoli d’Europa, da lui già presagita come obiettivo irrangiungibile negli scritti dal 1923 al 1939.

9. A differenza di molti miei colleghi, che ancora diffidano del mezzo, io mi servo di internet, in particolare, di un sistema di oltre 30 blogs fra loro collegati, dove ancora in forma di bozza e di ipotesi traccio pubblicamente le linee dei miei interessi teorici e delle mie ricerche. È come se fosse una bottega di lavoro aperta, dove chi lo desidera può curiosare. Ed è per questa via che sono oggi finito sulla prima pagina di Repubblica. Se si parli bene o male, non so. In pratica, per ogni nuovo interesse anziché pensare alla solita pubblicazione accademica, apro un nuovo blog, cui se del caso seguirà la carta stampata.

10. Io sono qui a disposizione di chiunque abbia argomenti da porre. Non considero ricevibili insulti, stupidaggini e tutto ciò che è perdita di tempo. Le critiche sono state da me sempre bene accette, quando però sono critiche. Spesso non lo sono... Sul piano del metodo scientifico e del dibattito franco ed onesto non mi sento inferiore a nessuno. Aspetto.

Antonio Caracciolo

Fonte: http://civiumlibertas.blogspot.com

Link: http://civiumlibertas.blogspot.com/2009/10/mi-dicono-che-sono-in-prima-pagina-si.html

22.10.2009

Commenti (173)

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    1. Tonguessy 24 ottobre 2009

      E' un fatto o no che nella SGM ci furono circa 60 milioni di morti? E' un fatto o no che fu la Germania di Hitler ad invadere prima la Cecoslovacchia, poi la Polonia e infine la Russia? E' un fatto o no che ci furono milioni di internati nei campi di concentramento nazisti? E' un fatto o no che la vita in quei campi era disumana e che vi morirono di stenti milioni di persone?

      CARO RABBINO ABBIA IL CORAGGIO DI RISPONDERE, SE NE HA IL CORAGGIO

    1. Erwin 24 ottobre 2009

      Ripeto : ____a me interessano i FATTI___a Lei le SEGHE MENTALI

    1. Erwin 24 ottobre 2009

      A me interssano i FATTI!__________Le seghe mentali a Lei!

    1. Tonguessy 24 ottobre 2009

      E' peggiore un "falsario di storia" che si inchina davanti a persone mai morte (magari per pura ignoranza, e Shiva mi perdoni se qui difendo i due peggiori papi dell'ultimo secolo) o il "falsario di storia" che volutamente, scientemente ridimensiona il fenomeno sociale che più di ogni altro ha causato morti del secolo scorso?
      Priebke come "karma" degli attentatori di via Rasella è una tesi da "falsario di storia" o una verità che dovremmo caracciolamente tutti noi accettare? E perchè allora Caracciolo non pensa che l'attentato di via Rosella fosse (ardeatine!) il "karma" che giustamente colpì quella compagnia del battaglione Bozen? Chi manipola chi? Chi falsifica cosa?

    1. Tonguessy 24 ottobre 2009

      "Ma stia ben attento......non ho l'abitudine a fare prigionieri!"

      E' una frase che si commenta da sola. Qui siamo d'accordo che la libertà di parola è sacra anche quando le parole offrono tesi molto discutibili e lei paventa uno scontro armato senza prigionieri???? Si chiariscono MOLTE cose sulla sua etica.

      Le ricordo le mie due domande alle quali non ha risposto:
      1-Reputa che la variazione numerica delle vittime della carneficina sia una discriminante sull'orrore nazista che ha sconvolto l'Europa del secolo XX?

      2-Come mai esiste una consolidata prassi di verifica storica (revisionismo) sul nazismo ma non ne esiste nessuna (che io sappia, ma vorrei sbagliarmi) sul più grande genocidio della storia dell'umanità ovvero lo sterminio degli Amerindi (da 50 a 200 milioni dicono le stime)? Già il genocidio degli Armeni ha connotati meno incerti. Quale sarebbe secondo lei il motivo dell'"accanimento" contro i numeri della shoah ed il disinteresse per i numeri molto maggiori del genocidio americano?

      Vuole deportarmi per avere osato rivolgerle queste inopportune domande?
      Ma che dico...mi stavo dimenticando che lei e quelli come lei non fanno prigionieri.

    1. clausneghe 24 ottobre 2009

      Senta Cesare...
      Non ho nè voglia nè tempo per riassumere e spiegare a Lei chi sono o cosa scrivo.
      Se le interessa veramente farsi una idea sul sottoscritto, vada a visitare il mio Blog che peraltro non aggiorno da tempo e legga le pagine,meglio quelle vecchie.
      Digitando clausneghe su Google oppure Negrioli Claudio , come mi chiamo.
      Troverà anche parecchi miei articoli su vari temi, pubblicati dai Siti di contro.i.
      Saluti

    1. Erwin 24 ottobre 2009

      di cesare52 il Venerdì, 23 ottobre @ 21:07:09 CDT

      @erwin. Una cosa ci tenevo ancora ad aggiungere: Lei parla in modo atroce degli scampati ad i lager nazisti. Spero che le sue affermazioni atroci sulle loro testimonianze definite "oloballe" ed altro che per decenza non voglio neanche menzionare siano frutto del calor bianco della polemica (forse anche provocate da me che la sfotto) è troppo consigliare la lettura di Primo Levi "Se questo è un uomo?"? Per quanto mi riguarda io sono qui a chiedere scusa anche per lei a questi uomini e donne con i numeri tatuati sull'avambraccio. Ricordo a me stesso ed a lei cosa disse Adorno "Dopo Aushwitz è indecenta anche una poesia". Per il resto mi asterrò dal rispondere finchè lei è esprime motivazioni naziste. E' inutile. Non c'è la minima base di dialogo possibile enon intendo giocare con lei, che lo fa strumentalmente e con ben altro obiettivo, con i numeri. E poi a lei, vedo, viene la colite.__________RISPOSTA di Erwin___

      Tanto per chiarire: pensi per se!____Si faccia i Suoi cazzi!_______Lei MISTIFICA ciò che scrivo!____NON ho niente contro quelle persone che sono sopravvissute e DIGNITOSAMENTE hanno raccontato ciò che hanno passato._____Definisco OLOBALLE ciò che hanno scrittto e detto alcuni SEDICENTI olomiracolosamente scampati alle “GASKAMMERN”_____questo si!_____Quanto a levi primo,ebreo,cosa dovrei leggere ,riguardo al piano di sterminio ed alle GASKAMMERN?____Me lo dica?_____Mi dia delle “dritte” dritte!___Attento fiducioso!____Ma stia ben attento......non ho l'abitudine a fare prigionieri!_____Ne sa già qualcosa!

    1. Erwin 24 ottobre 2009

      Nel tentativo,mio,di restare coi piedi per terra ,quindi al reale, vorrei chiedere al Luigi Frati ,rettore, cosa si dovrebbe andare a vedere a Dachau? Forse la camera a gas che lui ha sicuramente visto,quando aveva 16 anni? Ora il rettore dovrebbe sapere che la situazione attuale di quella "gaskammer" è questa:_______ http://farm4.static.flickr.com/3257/2738025549_0379f9dbb8.jpg________ Mai usata!________ Quindi il corifero rettore ci spieghi che cazzo si deve andare a vedere ,per documentarci sul preteso sterminio ebraico? ....ma si tranquillizzi tale rettore,è in buona compagnia come testimonial del preteso olocausto ebraico:________ 1) Il polacco Woitila ,ad Auschwitz,si è inchinato davanti ad una targa dove era scritto 4.000.000 di morti.Con il suo gesto ha detto al mondo che quella era la VERITA ,davanti alla quale si inchinava'!________ 2) Il successore di Woitila,Ratzinger,ad Auschwitz, si è inchinato davanti ad una targa dove è scritto "circa " 1.500.000 di morti.Con il suo gesto ha detto al mondo che quella era la VERITA ,davanti alla quale si inchinava'!_______ Quindi due illustri precedenti...quindi il rettore è in buona compagnia di sprovveduti,nel migliore dei casi. Di agenti della disinformazione,nel caso di una loro funzione . Di falsari di storia nella peggiore delle ipotesi.

    1. cesare52 23 ottobre 2009

      @1sasso. Grazie della segnalazione. E' una iniziativa opportuna ed intelligente che ho fatto mia, segnalandola anche ad una mia amica. Sono lieto di essere qualche volta d'accordo con lei. Da parte mia ho telefonato a Repubblica per potestare . Quando si fanno le manifestazioni per la libertà di stampa edi espressione queste no devono essee a senso unico. Debbono valere per tutti quindi anche per il nostro prof.Caracciolo. Altrimenti si è strumentali e faziosi. La Sig. ha balbettato che non aveva letto l'articolo

    1. cesare52 23 ottobre 2009

      @erwin. Una cosa ci tenevo ancora ad aggiungere: Lei parla in modo atroce degli scampati ad i lager nazisti. Spero che le sue affermazioni atroci sulle loro testimonianze definite "oloballe" ed altro che per decenza non voglio neanche menzionare siano frutto del calor bianco della polemica (forse anche provocate da me che la sfotto) è troppo consigliare la lettura di Primo Levi "Se questo è un uomo?"? Per quanto mi riguarda io sono qui a chiedere scusa anche per lei a questi uomini e donne con i numeri tatuati sull'avambraccio. Ricordo a me stesso ed a lei cosa disse Adorno "Dopo Aushwitz è indecenta anche una poesia". Per il resto mi asterrò dal rispondere finchè lei è esprime motivazioni naziste. E' inutile. Non c'è la minima base di dialogo possibile enon intendo giocare con lei, che lo fa strumentalmente e con ben altro obiettivo, con i numeri. E poi a lei, vedo, viene la colite.

    1. cesare52 23 ottobre 2009

      @Fernet. Tante volte uno smette di "fumare" ma gli effetti talvolta rimangono. Per il resto io i nazi li scrivo sempre in minuscolo

    1. cesare52 23 ottobre 2009

      @erwin. Non si adiri se mi permetto di informarla che adesso Norimberga è una amena cittadina tedesca e le forche a cui sono stati appesi i gerarchi nazisti, non ci sono più. Neanche le commissioni che lei rammenta. Si faccia coraggio: La Seconda guerra mondiale è finita da un pezzo ed (so di darle un dolore ma qualcuno deve pur comunicarglielo) il Terzo Reich non esiste più. Per quanto riguarda il tentativo di resuscitarlo giocando sui numeri e fidando sulla scomparsa dei documenti ufficiali dopo una guerra distruttiva e qualificando i superstiti dei lager testimoni inaffidabili, poveri vecchi rimbambiti portati di qua e di là, beh temo che anche questa sia una strada senza uscita. Se ne faccia una ragione, il nazismo non esiste più e temo che gli sforzi indefessi di qualcuno di riscuscitarlo siano tempo perso. E ridicoli.

    1. cesare52 23 ottobre 2009

      @Tonguessy. Puntuale, efficace, non sei scaduto nella rissa a suon di parolacce etc come forse qualcuno voleva. Ed i risultati sono che il Sig. Erwin non sa che pesci pigliare. Si arrabbia ma non risponde. Per quanto mi riguarda ho avuto le risposte che volevo. Qualcuno come mirabilmente rilevi te vuole sdoganare un mostro che si è riusciti dopo miloni di morti e di lutti a gettare nelle fogne della Storia. Tonguessy grazie di esistere.

    1. cesare52 23 ottobre 2009

      @c lausneghe. Comunque io non le attribuivo niente il miopost era in replica al sig. Erwin. Principalmente. Ma lui non replica ed al mio post contro i nazi risponde lei, in camicia rossa. E' singolare

    1. cesare52 23 ottobre 2009

      @Eracle. Concordo per una volta con lei. Le dirò di più: ne sono anche fiero. Di che? Di essere antifascista ed antinazista e di considerare i lager nazisti una vergogna dell'umanità come Hiroschima e Nagasaki. Per il resto staremo a vedere. Mi sache ancora per molto non è salutare girare con una bandiera nazista in mano. Anche di questo sono fieo.

    1. cesare52 23 ottobre 2009

      @clausneghe. Come vede io la appello senza diminuitivi. Potrei naturalmente anche io fare spiritos e chiamarla per esempio "Negus" o "Clusura" etc etc. Naturalmente ho troppa fiducia dei miei argomenti e dei miei ragionamenti per sostituirli con un tono tracotante e con i vezzeggiativi. Detto questo lei non ha la bontà di eccepirmi neanche un mezzo argomento usato, neanche la parvenza di un ragionamento. Lìunico argomento è una sua affermazione autoreferenziale in cui sostiene di essere "dall'altra parte, camicia rossa per intenderci" quindi se io affermo che sono fidanzato con la Bellucci lei dovrebbe credermi e magari congratularsi con me. Prendiamola a ridere e già perchè le ricordo che il segretario nazonale dei giovani del PCDI di DILIBERTO ha dichiarato, per tornare in tema, che lui delle affermazioni di Alemanno no si fida, vuuole i fatti, ci crederà solo quando il nostro prof. cARACCIOLO colpito da un attacco liberticida, sarà fuori dalla università. E sono sicuro che costui, il segr.giovani PDCI se interrogato si sberaccerebbe a dichiararsi con la camicia rossa come lei. Per il resto vedo che lei interviene a difesa di nazisti travestiti da negazionisti. Non mi sorprende spesso sui giornali e sulle tv si vedono e si danno resoconti di manifestazioni in cui neonazisti antisemiti e il resto del PCUS vanno a braccetto e gridano insieme gli stessi slogan. Niente di nuovo. Come il suo post che potrebbe essere scritto indifferentemente da un neonazista o da un antisemita, o da un aderente alla nazione ariana. Io da comunista come sono mi vergognerei anche a pensare certe cose. Come vede io porto ancora argomenti. Potevo imitandola portare solo affermazioni autoreferenziali, categoriche e senza argomenti:per esempio "Oh grullo ma lo vedi in che compagnia stai?"Lo penso ma non lo faccio. Questo le dovevo

    1. cesare52 23 ottobre 2009

      @castigo. Siamo proprio diversi. Io mi vergognerei del post di Hassan se lo avessi scritto io. C'è un qualcosa di malato nel commentare le donne in pantaloni ed ilo mita usato od usabile come giocattolo sessuale. Tu lo difendi, mentre l'autore giustmente non replica. Che debbo dirti ognuno si tenga le sue idee. Non ti dispiacia se ribadisco che quel modo di parlare delle donne anche se totalmente nemiche a me fa ribrezzo. Continuo a sperare che rileggendo con più calma fuori dalla polemica spicciola, quel post faccia schifo anche a te. Hassan mi pare che si sia corretto aspetto anche te.

    1. Franco 23 ottobre 2009

      A chi critica il professore: leggetevi, chi ha finanziato il nazismo, cosa cì faceva: teodor herzel alla corte dei "Romanov" (zar di russia), fine ottocento? si ha la memoria corta oppure non vogliamo sapere???
      I nazisti hanno ucciso solo ebrei??? Perchè si parla solo di loro???
      riflettete, riflettete...
      Saluti

    1. venezia63jr 23 ottobre 2009

      Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine.
      Occhio per occhio dente per dente.
      Tanto va la gatta al lardo finche' ci lascia la zampina.
      Fare i conti senza l'oste.
      Non tirare troppo la cinghia.
      Ride bene chi ride ultimo.
      Ama il tuo prossimo.
      Le bugie hanno le gambe corte.
      La Pubblicita' e' l'anima del commercio.
      e per concludere:a buon intenditore poche parole.

    1. Melkitzedeq 23 ottobre 2009

      Infatti sono d'accordo con quello che dice Freedman visto che e' un testimone diretto:

      Così parlò Benjamin Freedman

      Benjamin Freedman (1890 - 1984)

      Uomo d'affari di successo (era il proprietario della Woodbury Soap Co.), ebreo di New York, patriota americano, Benjamin Freedman - che era stato membro della delegazione americana al Congresso di Versailles nel 1919 - ruppe con l'ebraismo organizzato e i circoli sionisti dopo il 1945, accusandoli di aver favorito la vittoria del comunismo in Russia.
      Da quel momento, dedicò la vita e le sue ragguardevoli fortune (2,5 milioni di dollari di allora) a combattere e denunciare le trame dei suoi correligionari (1).
      Benjamin Freedman tenne, nel 1961, al Willard Hotel di Washington ad un'influente platea, riunita dal giornale americano Common Sense, il seguente discorso.

      «Qui negli Stati Uniti, i sionisti e i loro correligionari hanno il completo controllo del nostro governo.
      Per varie ragioni, troppo numerose e complesse da spiegare qui, i sionisti dominano questi Stati Uniti come i monarchi assoluti di questo Paese.
      Voi direte che è un'accusa troppo generale: lasciate che vi spieghi quel che ci è accaduto mentre noi tutti dormivamo.
      Che cosa accadde?
      La Prima Guerra Mondiale scoppiò nell'estate del 1914.
      Non sono molti a ricordare, qui presenti.
      In quella guerra, Gran Bretagna, Francia e Russia erano da una parte; dalla parte avversa, Germania, Austria-Ungheria e Turchia.
      Entro due anni, la Germania aveva vinto quella guerra.
      Non solo nominalmente, ma effettivamente.
      I sottomarini tedeschi, che stupirono il mondo, avevano fatto piazza pulita di ogni convoglio che traversava l'Atlantico.
      La Gran Bretagna era priva di munizioni per i suoi soldati, e poche riserve alimentari, dopo cui, la prospettiva della fame.
      L'armata francese s'era ammutinata: aveva perso 600 mila giovani nella difesa di Verdun sulla Somme.
      L'armata russa stava disertando in massa, tornavano a casa, non amavano lo Zar e non volevano più morire.
      L'esercito italiano era collassato [a Caporetto].
      Non un colpo era stato sparato su suolo tedesco.
      Non un solo soldato nemico aveva attraversato la frontiera germanica.
      Eppure, in quell'anno [1916] la Germania offrì all'Inghilterra la pace.
      Offriva all'Inghilterra un negoziato di pace su quella base, che i giuristi chiamano dello 'status quo ante'.
      Ciò significa: 'Facciamola finita, e lasciamo tutto com'era prima che la guerra cominciasse'.
      L'Inghilterra, nell'estate del 1916, stava seriamente considerando quest'offerta.
      Non aveva scelta.
      O accettava quest'offerta magnanima, o la prosecuzione della guerra avrebbe visto la sua disfatta.
      In questo frangente, i sionisti tedeschi, che rappresentavano il sionismo dell'Europa Orientale, presero contatto col Gabinetto di Guerra britannico - la faccio breve perché è una lunga storia, ma ho i documenti che provano tutto ciò che dico - e dicono: 'Potete ancora vincere la guerra. Non avete bisogno di cedere. Potete vincere se gli Stati Uniti intervengono al vostro fianco'.
      Gli Stati Uniti non erano in guerra allora».

      «Eravamo nuovi; eravamo giovani; eravamo ricchi; eravamo potenti.
      Essi dissero all'Inghilterra: 'Noi siamo in grado di portare gli Stati Uniti in guerra come vostro alleato, per battersi al vostro fianco, se solo ci promettete la Palestina dopo la guerra'. […].
      Ora, l'Inghilterra aveva tanto diritto di promettere la Palestina ad altri quanto gli Stati Uniti hanno il diritto di promettere il Giappone all'Irlanda.
      E' assolutamente assurdo che la Gran Bretagna, che non aveva mai avuto alcun interesse o collegamento con quella che oggi chiamiamo Palestina, potesse prometterla come moneta in cambio dell'intervento americano.
      Tuttavia, fecero questa promessa, nell'ottobre 1916 [con la Dichiarazione Balfour, ndr.].
      E poco dopo - non so se qualcuno di voi lo ricorda - gli Stati Uniti, che erano quasi totalmente pro-germanici, entrarono in guerra come alleati della Gran Bretagna.
      Dico che gli Stati Uniti erano quasi totalmente filotedeschi perché i giornali qui erano controllati dagli ebrei, dai nostri banchieri ebrei - tutti i mezzi di comunicazione di massa - e gli ebrei erano filotedeschi.
      Perché molti di loro provenivano dalla Germania, e anche volevano vedere la Germania rovesciare lo Zar; non volevano che la Russia vincesse.
      Questi banchieri ebrei tedeschi, come Kuhn Loeb e delle altre banche d'affari negli Stati Uniti, avevano rifiutato di finanziare la Francia o l'Inghilterra anche con un solo dollaro.
      Dicevano: 'Finché l'Inghilterra è alleata alla Russia, nemmeno un centesimo!'.
      Invece finanziavano la Germania; si battevano con la Germania contro la Russia.
      Ora, questi stessi ebrei, quando videro la possibilità di ottenere la Palestina, andarono in Inghilterra e fecero l'accordo che ho detto.
      Tutto cambiò di colpo, come un semaforo che passa dal rosso al verde.
      Dove i giornali erano filotedeschi, […] di colpo, la Germania non era più buona.
      Erano i cattivi.
      Erano gli Unni.
      Sparavano sulle crocerossine.
      Tagliavano le mani ai bambini.
      Poco dopo, mister Wilson [il presidente Woodrow Wilson, ndr.] dichiarava guerra alla Germania.
      I sionisti di Londra avevano spedito telegrammi al giudice Brandeis (2): 'Lavorati il presidente Wilson. Noi abbiamo dall'Inghilterra quello che vogliamo. Ora tu lavorati il presidente Wilson e porta gli USA in guerra'.
      Così entrammo in guerra.
      Non avevamo interessi in gioco.
      Non avevamo ragione di fare questa guerra, più di quanto non ne abbiamo di essere sulla luna stasera, anziché in questa stanza.
      Ci siamo stati trascinati perché i sionisti potessero avere la Palestina.
      Questo non è mai stato detto al popolo americano.
      Appena noi entrammo in guerra, i sionisti andarono dalla Gran Bretagna e dissero: 'Bene, noi abbiamo compiuto la nostra parte del patto. Metteteci qualcosa per iscritto come prova che ci darete la Palestina'.
      Non erano sicuri che la guerra durasse un altro anno o altri dieci.
      Per questo cominciarono a chiedere il conto.
      La ricevuta.
      Che prese la forma di una lettera, elaborata in un linguaggio molto criptico, in modo che il resto del mondo non capisse di che si trattava.
      Questa fu chiamata la Dichiarazione Balfour» (3). […]

      «Da qui cominciano tutti i problemi. […]
      Sapete quello che accadde.
      Quando la guerra finì, la Germania andò alla Conferenza di Pace di Parigi nel 1919 [nella delegazione USA] c'erano 117 ebrei, a rappresentare gli Stati Uniti, capeggiati da Bernard Baruch (4).
      C'ero anch'io, e per questo lo so.
      Che cosa accadde dunque?
      Alla Conferenza di Pace, mentre si tagliava a pezzi la Germania e si spezzettava l'Europa per darne parti a tutte quelle nazioni che reclamavano il diritto a un certo territorio europeo, gli ebrei presenti dissero: 'E la Palestina per noi?', ed esibirono la Dichiarazione Balfour.
      Per la prima volta a conoscenza dei tedeschi.
      Così i tedeschi per la prima volta compresero: 'Ah, era questa la posta! Per questo gli Stati Uniti sono entrati in guerra'.
      Per la prima volta i tedeschi compresero che erano stati disfatti, che subivano le tremende riparazioni che gli erano imposte dai vincitori, perché i sionisti volevano la Palestina ed erano decisi ad averla ad ogni costo.
      Qui è un punto interessante.
      Quando i tedeschi capirono, naturalmente cominciarono a nutrire rancore.
      Fino a quel giorno, gli ebrei non erano mai stati meglio in nessun Paese come in Germania.
      C'era Rathenau là, che era cento volte più importante nell'industria e nella finanza di Bernard Baruch in questo Paese.
      C'era Balin, padrone di due grandi compagnie di navigazione, la North German Lloyd's e la Hamburg-American Lines.
      C'era Bleichroder, che era il banchiere della famiglia Hohenzollern.
      Cerano i Warburg di Amburgo, i grandi banchieri d'affari, i più grandi del mondo.
      Gli ebrei prosperavano davvero in Germania.
      E i tedeschi ebbero la sensazione di essere stati venduti, traditi.
      Fu un tradimento che può essere paragonato a questa situazione ipotetica: immaginate che gli USA siano in guerra con l'URSS.
      E che stiamo vincendo.
      E che proponiamo all'Unione Sovietica: 'Va bene, smettiamola. Ti offriamo la pace'.
      E d'improvviso la Cina Rossa entra in guerra come alleato dell'URSS, e la sua entrata in guerra ci porta alla sconfitta.
      Una sconfitta schiacciante, con riparazioni da pagare tali, che l'immaginazione umana non può comprendere.
      Immaginate che, dopo la sconfitta, scopriamo che sono stati i cinesi nel nostro Paese, i nostri concittadini cinesi, che abbiamo sempre pensato leali cittadini al nostro fianco, a venderci all'URSS, perché sono stati loro a portare in guerra la Cina contro di noi.
      Cosa provereste, allora, in USA, contro i cinesi?
      Non credo che uno solo di loro oserebbe mostrarsi per la strada; non ci sarebbero abbastanza lampioni a cui impiccarli.
      Ebbene: è quello che provarono i tedeschi verso quegli ebrei.
      Erano stati tanto generosi con loro: quando fallì la prima Rivoluzione russa (5) e tutti gli ebrei dovettero fuggire dalla Russia, ripararono in Germania, e la Germania diede loro rifugio.
      Li trattò bene.
      Dopo di che, costoro vendono la Germania per la ragione che vogliono la Palestina come 'focolare ebraico'».

      «Ora Nahum Sokolow, e tutti i grandi nomi del sionismo, nel 1919 fino al 1923 scrivevano proprio questo: che il rancore contro gli ebrei in Germania era dovuto al fatto che sapevano che la loro grande disfatta era stata provocata dall'interferenza ebraica, che aveva trascinato nella guerra gli USA. Gli ebrei stessi lo ammettevano.
      […]
      Tanto più che la Grande Guerra era stata scatenata contro la Germania senza una ragione, una responsabilità tedesca.
      Non erano colpevoli di nulla, tranne che di avere successo.
      Avevano costruito una grande nazione.
      Avevano una rete commerciale mondiale.
      Dovete ricordare che la Germania al tempo della Rivoluzione francese consisteva di 300 piccole città-stato, principati, ducati e così via.
      E fra l'epoca di Napoleone e quella di Bismarck, quelle 300 microscopiche entità politiche separate si unificarono in uno Stato.
      Ed entro 50 anni la Germania era divenuta una potenza mondiale.
      La sua marina rivaleggiava con quella dell'Impero britannico, vendeva i suoi prodotti in tutto il mondo, poteva competere con chiunque, la sua produzione industriale era la migliore.
      Come risultato, che cosa accadde?
      Inghilterra, Francia e Russia si coalizzarono per stroncare la Germania […].
      Quando la Germania capì che gli ebrei erano i responsabili della sua sconfitta, naturalmente nutrì rancore.
      Ma a nessun ebreo fu torto un capello in quanto ebreo.
      Il professor Tansill, della Georgetown University, che ha avuto accesso a tutti i documenti riservati del Dipartimento di Stato, ne cita uno scritto da Hugo Schoenfeldt, un ebreo che Cordell Hull inviò in Europa nel 1933 per investigare sui cosiddetti campi di prigionia politica, e riferì al Dipartimento di Stato USA di avere trovato i detenuti in condizioni molto buone.
      Solo erano pieni di comunisti.
      E una quantità erano ebrei, perché a quel tempo il 98% dei comunisti in Europa erano ebrei.
      Qui, occorre qualche spiegazione storica,
      Nel 1918-19 i comunisti presero il potere in Baviera per qualche giorno, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht ed altri, tutti ebrei.
      Infatti a guerra finita il Kaiser scappò in Olanda perché i comunisti stavano per impadronirsi della Germania e lui aveva paura di fare la fine dello Zar.
      Una volta schiacciata la minaccia comunista, gli ebrei ancora lavorarono […] erano 460 mila ebrei fra 80 milioni di tedeschi, l'1,5% della popolazione, eppure controllavano la stampa, e controllavano l'economia perché avevano valuta estera e quando il marchio svalutò comprarono tutto per un pezzo di pane».

      «Gli ebrei tengono nascosto questo, non vogliono che il mondo comprenda che avevano tradito la Germania e i tedeschi se lo ricordavano.
      I tedeschi presero misure contro gli ebrei.
      Li discriminarono dovunque possibile.
      Allo stesso modo noi tratteremmo i cinesi, i negri, i cattolici, o chiunque in questo Paese che ci avesse venduto al nemico e portato alla sconfitta.
      Ad un certo punto gli ebrei del mondo convocarono una conferenza ad Amsterdam.
      E qui, venuti da ogni parte del mondo nel luglio 1933, intimarono alla Germania: 'Mandate via Hitler, rimettete ogni ebreo nella posizione che aveva, sia comunista o no. Non potete trattarci in questo modo. Noi, gli ebrei del mondo, lanciamo un ultimatum contro di voi'.
      Potete immaginare come reagirono i tedeschi.
      Nel 1933, quando la Germania rifiutò di cedere alla conferenza mondiale ebraica di Amsterdam, Samuel Untermeyer, che era il capo della delegazione americana e presidente della conferenza, tornò in USA, andò agli studios della Columbia Broadcasting System (CBS) e tenne un discorso radiofonico in cui in sostanza diceva: 'Gli ebrei del mondo dichiarano ora la Guerra Santa contro la Germania. Siamo ora impegnati in un conflitto sacro contro i tedeschi. Li piegheremo con la fame. Useremo contro di essi il boicottaggio mondiale. Così li distruggeremo, perché la loro economia dipende dalle esportazioni' (6).

      Daily Express del 24 Marzo 1933

      ( cliccare sulla foto x ingrandirla )

      E di fatto i due terzi del rifornimento alimentare tedesco dovevano essere importati, e per importarlo dovevano vendere, esportare, i loro prodotti industriali.
      All'interno, producevano solo abbastanza cibo per un terzo della popolazione.
      Ora in quella dichiarazione, che io ho qui e che fu pubblicata sul New York Times del 7 agosto 1933, Samuel Untermeyer dichiarò audacemente che 'questo boicottaggio economico è il nostro mezzo di autodifesa. Il presidente Roosevelt ha propugnato la sua adozione nella Nation Recovery Administration', che, qualcuno di voi ricorderà, imponeva il boicottaggio contro qualunque Paese non obbedisse alle regole del New Deal, e che poi fu dichiarato incostituzionale dalla Corte Suprema. Tuttavia, gli ebrei del mondo intero boicottarono la Germania, e il boicottaggio fu così efficace che non potevi più trovare nulla nel mondo con la scritta 'Made in Germany'.
      Un dirigente della Woolworth Co. mi raccontò allora che avevano dovuto buttare via milioni di dollari di vasellame tedesco; perché i negozi erano boicottati se vi si trovava un piatto con la scritta 'Made in Germany'; vi formavano davanti dei picchetti con cartelli che dicevano 'Hitler assassino' e così via.
      In un magazzino Macy, di proprietà di una famiglia ebraica, una donna trovò calze con la scritta 'Made in Germany'.
      Vidi io stesso il boicottaggio di Macy's, con centinaia di persone ammassate all'entrata con cartelli che dicevano 'Assassini', 'Hitleriani', eccetera».

      «Va notato che fino a quel momento in Germania non era stato torto un capello sulla testa di un ebreo.
      Non c'era persecuzione, né fame, né assassini, nulla.
      Ma naturalmente, adesso i tedeschi cominciarono a dire: 'Chi sono questi che ci boicottano, e mettono alla disoccupazione la nostra gente e paralizzano le nostre industrie?'.
      Così cominciarono a dipingere svastiche sulle vetrine dei negozi di proprietà degli ebrei […]
      Ma solo nel 1938, quando un giovane ebreo polacco entrò nell'ambasciata tedesca a Parigi e sparò a un funzionario tedesco, solo allora i tedeschi cominciarono ad essere duri con gli ebrei in Germania.
      Allora li vediamo spaccare le vetrine e fare pestaggi per a strada.
      Io non amo usare la parola 'antisemitismo' perché non ha senso, ma siccome ha un senso per voi, dovrò usarla.
      La sola ragione del risentimento tedesco contro gli ebrei era dovuta al fatto che essi furono i responsabili della Prima Guerra mondiale e del boicottaggio mondiale.
      In definitiva furono responsabili anche della Seconda Guerra mondiale, perché una volta sfuggite le cose dal controllo, fu assolutamente necessario che gli ebrei e la Germania si battessero in una guerra per questione di sopravvivenza.
      Nel frattempo io ho vissuto in Germania, e so che i tedeschi avevano deciso che l'Europa sarebbe stata comunista o 'cristiana': non c'è via di mezzo.
      E i tedeschi decisero che avrebbero fatto di tutto per mantenerla 'cristiana'.
      Nel novembre 1933 gli Stati Uniti riconobbero l'Unione Sovietica.
      L'URSS stava diventando molto potente, e la Germania comprese che 'presto toccherà a noi, se non saremo forti».
      E' la stessa cosa che diciamo noi, oggi, in questo Paese.
      Il nostro governo spende 83-84 miliardi di dollari per la difesa.
      Difesa contro chi?
      Contro 40 mila piccoli ebrei a Mosca che hanno preso il potere in Russia, e con le loro azioni tortuose, in molti altri Paesi del mondo.[…]
      Che cosa ci aspetta?»

      «Se scateniamo una guerra mondiale che può sboccare in una guerra atomica, l'umanità è finita.
      Perché una simile guerra può avvenire?
      Il fatto è che il sipario sta di nuovo salendo.
      Il primo atto fu la Grande Guerra, l'atto secondo la Seconda guerra mondiale, l'atto terzo sarà la Terza guerra mondiale.
      I sionisti e i loro correligionari dovunque vivano, sono determinati ad usare di nuovo gli Stati Uniti perché possano occupare permanentemente la Palestina come loro base per un governo mondiale.
      Questo è vero come è vero che sono di fronte a voi.
      Non solo io ho letto questo, ma anche voi lo avete letto, ed è noto a tutto il mondo. […]
      Io avevo una idea precisa di quello che stava accadendo: ero l'ufficiale di Henry Morgenthau Sr. nella campagna del 1912 in cui il presidente [Woodrow] Wilson fu eletto.
      Ero l'uomo di fiducia di Henry Morgenthau Sr., che presiedeva la Commissione Finanze, ed io ero il collegamento tra lui e Rollo Wells, il tesoriere.
      In quelle riunioni il presidente Wilson era a capo della tavola, e c'erano tutti gli altri, e io li ho sentiti ficcare nel cervello del presidente Wilson la tassa progressiva sul reddito e quel che poi divenne la Federal Reserve, e li ho sentiti indottrinarlo sul movimento sionista.
      Il giudice Brandeis e il presidente Wilson erano vicini come due dita della mano.
      Il presidente Wilson era incompetente come un bambino.
      Fu così che ci trascinarono nella Prima guerra mondiale, mentre tutti noi dormivamo. […]

      «Quali sono i fatti a proposito degli ebrei?
      Li chiamo ebrei perché così sono conosciuti, ma io non li chiamo ebrei.
      Io mi riferisco ad essi come ai 'cosiddetti ebrei', perché so chi sono.
      Gli ebrei dell'Europa orientale, che formano il 92% della popolazione mondiale di queste genti che chiamano se stesse 'ebrei', erano originariamente Kazari.
      Una razza mongolica, turco-finnica.
      Erano una tribù guerriera che viveva nel cuore dell'Asia.
      Ed erano tali attaccabrighe che gli asiatici li spinsero fuori dall'Asia, nell'Europa orientale.
      Lì crearono un grande regno Kazaro di 800 mila miglia quadrate.
      A quel tempo [verso l'800 dopo Cristo, ndr] non esistevano gli USA, né molte nazioni europee […]. Erano adoratori del fallo, che è una porcheria, e non entro in dettagli.
      Ma era questa la loro religione, come era anche la religione di molti altri pagani e barbari.
      Il re Kazaro finì per disgustarsi della degenerazione del proprio regno, sì che decise di adottare una fede monoteistica - il cristianesimo, l'Islam, o quello che oggi è noto come ebraismo, che è in realtà talmudismo.
      Gettando un dado, egli scelse l'ebraismo, e questa diventò la religione di Stato.
      Egli mandò inviati alle scuole talmudiche di Pambedita e Sura e ne riportò migliaia di rabbini, aprì sinagoghe e scuole, e il suo popolo diventò quelli che chiamiamo 'ebrei orientali'.
      Non c'era uno di loro che avesse mai messo piede in Terra Santa.
      Nessuno!
      Eppure sono loro che vengono a chiedere ai cristiani di aiutarli nelle loro insurrezioni in Palestina dicendo: 'Aiutate a rimpatriare il Popolo Eletto da Dio nella sua Terra Promessa, la loro patria ancestrale, è il vostro compito come cristiani… voi venerate un ebreo [Gesù] e noi siamo ebrei!'.
      Ma sono pagani Kazari che si sono convertiti.
      E' ridicolo chiamarli 'popolo della Terra Santa', come sarebbe chiamare 53 milioni di cinesi musulmani 'Arabi'.
      Ora, immaginate quei cinesi musulmani a 2.000 miglia dalla Mecca, se si volessero chiamare 'arabi' e tornare in Arabia.
      Diremmo che sono pazzi.
      Ora, vedete com'è sciocco che le grandi nazioni cristiane del mondo dicano: 'Usiamo il nostro potere e prestigio per rimpatriare il Popolo Eletto da Dio nella sua patria ancestrale'.

      «C'è una menzogna peggiore di questa?
      Perché loro controllano giornali e riviste, la televisione, l'editoria, e perché abbiamo ministri dal pulpito e politici dalla tribuna che dicono le stesse cose, non è strano che crediate in questa menzogna.
      Credereste che il bianco è nero se ve lo ripetessero tanto spesso.
      Questa menzogna è il fondamento di tutte le sciagure che sono cadute sul mondo.
      Sapete cosa fanno gli ebrei nel giorno dell'Espiazione, che voi credete sia loro tanto sacro?
      Non ve lo dico per sentito dire…
      Quando, il giorno dell'Espiazione, si entra in una sinagoga, ci si alza in piedi per la primissima preghiera che si recita.
      Si ripete tre volte, è chiamata 'Kol Nidre'.
      Con questa preghiera, fai un patto con Dio Onnipotente che ogni giuramento, voto o patto che farai nei prossimi dodici mesi sia vuoto e nullo (7).
      Il giuramento non sia un giuramento, il voto non sia un voto, il patto non sia un patto.
      Non abbiano forza.
      E inoltre, insegna il Talmud, ogni volta che fai un giuramento, un voto o un patto, ricordati del Kol Nidre che recitasti nel giorno dell'Espiazione, e sarai esentato dal dovere di adempierli.
      Come potete fidarvi della loro lealtà?
      Potete fidarvi come si fidarono i tedeschi nel 1916.

      Finiremo per subire lo stesso destino che la Germania ha sofferto, e per gli stessi motivi».

      E' la profezia di Benjamin Freedman. Ci riguarda.

      Maurizio Blondet

      Note

      1) Freedman fondò tra l'altro la «Lega per la pace con giustizia in Palestina», e collaborò con l'americano «Istituto per la revisione storica», il centro promotore di tutto ciò che viene chiamato «revisionismo storico». E' scomparso nel 1984.

      2) Louis Dembitz Brandeis, influentissimo giudice della Corte Suprema, acceso sionista, fu il consigliere molto ascoltato di W. Wilson. Brandeis apparteneva alla setta ebraica aberrante fondata nella Polonia del '700 da Jacob Frank: essa predicava che la salvezza si consegue attraverso il peccato. Confronta il mio «Cronache dell'Anticristo».

      3) Il 2 novembre 1917 il ministro degli Esteri britannico, lord Arthur Balfour, scrisse a Lord Rotschild una lettera in cui dichiarava: «Il governo di Sua Maestà vede con favore la nascita in Palestina di un focolare nazionale per le genti ebraiche, e userà tutta la sua buona volontà per facilitare il raggiungimento di questo obbiettivo. Si intende che nulla dovrà essere fatto per pregiudicare i diritti civili e religiosi delle esistenti popolazioni non ebraiche in Palestina». Era la «Dichiarazione Balfour», che decretava di fatto la nascita dello Stato d'Israele. Lord Balfour, spiritista e massone, fondatore della Loggia «Quatuor Coronati» (la Loggia-madre di tutte le Massonerie di obbedienza «scozzese») credeva fra l'altro che agevolare il ritorno degli ebrei in Palestina avrebbe accelerato il secondo avvento di Cristo. Il punto è che la terra che Sua Maestà prometteva agli ebrei non era sotto dominio britannico, ma parte dell'impero Ottomano. Per dare attuazione al «focolare ebraico», il governo britannico non esitò a distogliere centinaia di migliaia di soldati dal pericolante fronte europeo, per spedirli alla conquista di Gerusalemme.

      4) Bernard Baruch (1876-1964), potente finanziere ebreo, nato in Texas, fu il consigliere privato di sei presidenti, da Woodrow Wilson (1916) a D. Eisenhower (1950). Nella prima come nella seconda guerra mondiale, Baruch promosse la creazione del War Industry Board, l'organo di pianificazione centralizzata della produzione bellica. Di fatto, fu una sorta di «governo segreto» degli Stati Uniti, che praticò ampiamente i metodi del socialismo, compreso il controllo della stampa e il sistema di razionamento alimentare. Dopo la seconda guerra mondiale Baruch e i banchieri ebrei americani gestirono i fondi del Piano Marshall. Ne affidarono la distribuzione a Jean Monnet, loro fiduciario. Secondo le istruzioni ricevute, per dare i fondi, Monnet esigeva la cessione da parte degli Stati europei di sostanziali porzioni di sovranità: così fu creata la Comunità Europea.

      5) Si tratta della «rivoluzione dekabrista» del 1905, in realtà un putsch di giovani ufficiali zaristi, tutti ebrei. La comunità ebraica russa la sostenne, e i suoi figli vi parteciparono con inaudita violenza. Futuri capi della successiva rivoluzione bolscevica, come Trotsky e Parvus, furono l'anima dei dekabristi, e dovettero riparare all'estero dopo il fallimento.

      6) Freedman allude qui al vero e proprio rito magico di maledizione, detto Cherem o scomunica maggiore, celebrato al Madison Square Garden il 6 settembre 1933. «Furono ritualmente accesi due ceri neri e si soffiò tre volte nello shofar [il corno di ariete], mentre il rabbino B.A. Mendelson pronunciava la formula di scomunica» contro la Germania. Samuel Untermeyer, membro del B'nai B'rith, ripeterà il 5 gennaio 1935 la dichiarazione di embargo totale contro le merci tedesche «a nome di tutti gli ebrei, framassoni e cristiani» (Jewish Daily Bulletin, New York,6 gennaio 1935).
      7) E' la preghiera centrale dello Yom Kippur. Eccone la formula: «Di tutti i voti, le rinunce, i giuramenti, gli anatemi oppure promesse, ammende o delle espressioni attraverso cui facciamo voti, confermiamo, ci impegniamo o promettiamo di qui fino all'avvento del prossimo giorno dell'Espiazione, noi ci pentiamo, in modo che siano tutti sciolti, rimessi e condonati, nulli, senza validità e inesistenti. I nostri voti non sono voti, le nostre rinunce non sono rinunce, e i nostri giuramenti non sono giuramenti». Secondo il rabbino Jacob Taubes, con questa formula il popolo eletto si scioglie dalla comunità del resto del genere umano - dalle sue leggi, dalle sue lealtà alle istituzioni e allo Stato - per dedicarsi solo a Dio. In realtà, il Kol Nidre fonda l'antinomismo radicale della religione ebraica: il «popolo di Dio» non è tenuto ad obbedire ad alcuna norma.
      Per Taubes, il popolo ebraico è dunque il popolo dissolutore, il contrario del «kathecon» (Ciò che trattiene l'Anticristo, in San Paolo, ossia il diritto naturale adottato da Roma) (Jacob Taubes, «La Teologia Politica di San Paolo», Adelphi, pagina 71).

      Da: http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2512&...

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