MI DICONO CHE SONO IN PRIMA PAGINA SU “REPUBBLICA”...COME UN MOSTRO ?

MI DICONO CHE SONO IN PRIMA PAGINA SU “REPUBBLICA”...COME UN MOSTRO ?

DI ANTONIO CARACCIOLO

civiumlibertas.blogspot.com

Stavo ancora dormendo ed il telefono continuava a squillare. Ho avuto paura. Temevo per una mia anziana zia, l’unica sorella di mio padre rimasta ancora in vita. Era invece un amico che mi avvisava di aver sentito da una rassegna stampa che sarei finito in prima pagina su Repubblica e forse anche altrove. Io non ne so ancora nulla e non muterò le mie abitudini: non compro giornali all’edicola. Aspettavo ieri per la verità una telefonata da parte di un giornalista di Repubblica che però non vi è stata. Aveva trovato il mio cellulare su facebook (che mi sono affrettato a cancellare) e mi aveva chiamato ed io avevo risposto qualcosa ma senza poter approfondire. Gli ho dato il fisso dichiarandomi disponibile a rispondere a sue domande purché deontologicamente corrette e non mi facesse poi dire il contrario di quel che penso, come è successo un’altra volta con un giornalista, la cui disonestà resta per me esemplare e istruttiva.



Nella foto: Il Prof. Antonio CaraccioloRiguardo ai temi caldi, oggetto di possibile speculazione, preciso per comodità dei pigri o di chi non ha tempo per leggere le migliaia di pagine scritte su questo blog o non vuol

1. Professionalmente parlando non sono uno storico revisionista, etc. etc. Non mi intendo e non mi occupo di camere a gas e cose simili. Naturalmente ho letto e vado leggendo libri a sostegno dell’una e dell’altra posizione. Sarei un timido se dicessi che una qualche opinione non me la vado formando, ma ribadisco che sono io il primo a non dare importanza ad una mia opinione che non è mai diventata posizione sul merito delle questioni. E quindi ben conoscendo la malafede dei miei detrattori rivendico il diritto a non rispondere sulle mie private opinioni, mentre invece mi batto con tutte le mie forze sulla posizione di vuol difendere il sacro principio della libertà di pensiero e di ricerca.

2. La mia posizione come cittadino e come studioso è che debbano avere tutta la loro vigenza costituzionale gli artt. 21 e 33 della costituzione, cioè: libertà di pensiero e libertà di ricerca. Nel mio monitoraggio mi è capitato di imbattermi in un parlamentare che diceva grosso modo “purtro c’è l’art. 21 che...”. Ma mia posizione è: “Per fortuna che c’è ancora l’art. 21...”. Ma la libertà di pensiero è sempre più minacciata ed è di ieri una notizia che mette l’Italia agli ultimi posti nelle difesa di questa libertà che non deve essere confusa con la libertà di stampa.



3. Sono vivamente allarmato di vedere come questi articoli fondamentali per la nostra democrazia vengano sempre più elusi e disattesi. In Torino un docente di liceo è stato sottoposto a visita psichiatrica per aver osato criticare Israele a seguito di una domanda, forse fraudolenta, a lui posta da una sua allieva. In Roma un professore di liceo è stato sospeso a seguito di campagna di stampa abilmente orchestrata. Spedizioni punitive vengono fatte da squadracce che nulla hanno da invidiare ad altre squadracce di triste memoria. E si potrebbe continuare. Di quanto sta succedendo vado a fare monitoraggio ed ho di che essere preoccupato. Sui nostri politici in quanto custodi delle nostre libertà non vi è da fare nessun affidamento. Sono molto più interessati ai loro privilegi, alle loro prebende, che non alle libertà dei cittadini, di cui invece dispongono le potenti lobbies.

4. In paesi di antica civiltà come Germania e Francia si mandano in galera con estrema facilità persone di nulla responsabili che di avere le loro opinioni e le loro tesi, opinabili quanto si vuole, ma certamente non “reati” o “crimini in sé”, come taluni cattivi spiriti da me monitorati vorrebbero e pretenderebbero. Manco i cani stanno più tranquilli: si vada alla storia del cane Adolf narrata da Maurizio Blondet.



5. Io sono sì un docente ricercatore alla Sapienza – sono più fiero e orgoglioso della parte “ricercatore” che non di quella “docente –, ma qui in questa scrivania sono a casa mia. Più avanti a destra vi è una porta blindata che mi dovrebbe proteggere dall’esterno.

6. Poiché ho imparato a essere sospettoso, dico ai malpensanti che il programma dei miei corsi degli ultimi anni va dalla fine della prima guerra mondiale all’inizio della seconda. Spiego i contenuti del volume di Carl Schmitt, Posizioni e concetti in lotta con Weimar-Ginevra-Versailles 1933-1939, dove di “Olocausto” e simili non si tratta. Sconfinamenti causali riguardano altre opere di Schmitt da me tradotte e prefate, in particolare la Dottrina della costituzione, che è del 1928 e che sarà forse oggetto della mia occupazione didattica nel prossimo semestre. Tra gli ultimi argomenti trattati vi è stata la Tirannia dei valori nelle diverse edizioni apparse in italiano e confrontata con l’originale tedesco.



7. Sono sempre stato assolutamente ligio ai miei doveri universitari: ciò mi si chiede di fare o di non fare io faccio o non faccio, ma ho sempre saputo e sempre mi è stato detto che libertà di pensiero e di ricerca sono valori sacri per ogni studioso, grande o piccolo che sia, ma degno di questo nome. I miei pochi studenti sono liberi di frequentare i miei corsi. Non solo hanno piena libertà di intervenire e contraddirmi, ma sono sollecitati da me a farlo ed insegno loro anche le regole del corretto dibattito scientifico: ad argomento si risponde con argomento. Come “ricercatore” non rigorosamente tenuto alla “docenza” e sulla base dell’intricata normativa che non ha mai veramente disciplinato lo status di ricercatore, posso liberarmi della “docenza”. Per cui vi è una situazione ideale dove docenti e discenti si possono incontrare sulla libera scelta e accettazione reciproca. Un grande filosofo spagnolo, che mi onorava della sua amicizia, soleva dire e scrivere che l’autorità di un docente si basa sulla fiducia dei suoi studenti, non sul registro di classe e sul potere di dare voti. Mi dice un mio amico Avvocato, che ha letto l’articolo e me ne ha dato un parere legale, che vi sarebbe soltanto di censurabile un cero riferimento alla mia attività universitaria. Intuisco la malafede altrui e forse le intenzioni. Io sono fiero di essere un Ricercatore e non mi piace chiamarmi Professore. Ma cionostante ho sempre goduto della stima e dell’affetto dei miei studenti, che non ho mai voluto fossero numerosi. Non avrei potuto curarli. Chi deve capire spero capisca.



8. In rete, ho trovato e trovo molte sciocchezze su Carl Schmitt. In ultime dette da un illustre accademico francese. Ho incominciato a farne la critica, ma distratto da altre cose ho poi trascurato un altro mio blog tematico: i Carl Schmitt Studien , dove tratto i temi e la letteratura schmittiana. Trovo però più utile e produttivo verificare la validità delle analisi di Carl Schmitt attraverso l’esame della contemporaneità che non attraverso lo sfoglio e la classificazione di una letteratura, certamente abbondante, ma spesso ripetitiva oltre che strumentalmente denigratoria. Già a suo tempo Carl Schmitt scriveva che la lettura di Bodin e di Hobbes lo aiutavano meglio a comprendere il presente che non gli scrittori contemporanei. Per non parlare poi dei giornalisti o degli ascari assoldati per scopi politici. In America vi è stato un indebito appropriamento del pensiero di Schmitt, che però è il nostro Machiavelli, certamente avente a cuore più di ogni altro la libertà dei nostri popoli d’Europa, da lui già presagita come obiettivo irrangiungibile negli scritti dal 1923 al 1939.

9. A differenza di molti miei colleghi, che ancora diffidano del mezzo, io mi servo di internet, in particolare, di un sistema di oltre 30 blogs fra loro collegati, dove ancora in forma di bozza e di ipotesi traccio pubblicamente le linee dei miei interessi teorici e delle mie ricerche. È come se fosse una bottega di lavoro aperta, dove chi lo desidera può curiosare. Ed è per questa via che sono oggi finito sulla prima pagina di Repubblica. Se si parli bene o male, non so. In pratica, per ogni nuovo interesse anziché pensare alla solita pubblicazione accademica, apro un nuovo blog, cui se del caso seguirà la carta stampata.

10. Io sono qui a disposizione di chiunque abbia argomenti da porre. Non considero ricevibili insulti, stupidaggini e tutto ciò che è perdita di tempo. Le critiche sono state da me sempre bene accette, quando però sono critiche. Spesso non lo sono... Sul piano del metodo scientifico e del dibattito franco ed onesto non mi sento inferiore a nessuno. Aspetto.

Antonio Caracciolo

Fonte: http://civiumlibertas.blogspot.com

Link: http://civiumlibertas.blogspot.com/2009/10/mi-dicono-che-sono-in-prima-pagina-si.html

22.10.2009

Commenti (173)

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    1. Nellibus1985 22 ottobre 2009

      Personalmente ritengo che nel momento in cui un regime "democratico" si permette di ammanettare le idee non preconfezionate non fa che rinnegare i presupposti stessi su cui si presume che si fondi, mettendo a nudo la sua natura intollerante. Il ricercatore Antonio Caracciolo può pensare esattamente ciò che vuole, senza doverne rispondere in sede giudiziaria. Il fatto è che, ammesso che le notizie riportate dal giornalista di "La Repubblica" corrispondano a realtà, ridimensionare l'enormità della Shoah o comunque negare la volontà di annientamento tedesco nei confronti degli ebrei è qualcosa che non appartiene alla sfera delle opinioni, ma si colloca in un contesto decisamente più serio ed inquietante, quello del pregiudizio, viste anche le nettezza di termini adoperati dal professori nell'argomentare le proprie tesi. Perchè, mi si permetta, affermare che "all'indubbia discriminazione e persecuzione di ebrei, zingari, omosessuali, disadattati, oppositori politici di ogni genere sia seguita in senso proprio anche la volontà di "sterminio" mediante "camere a gas" è cosa su cui io posso sospendere il giudizio in attesa di prove certe o in attesa di un mio personale ed informato convincimento", significa, nella migliore delle ipotesi, ignorare l'esistenza di alcuni documenti storici, come, ad esempio, di due lettere: la prima, datata 31 luglio 1941, nella quale Hermann Goering incaricava Reinhard Heydrich di "approntare una proposta generale per il raggiungimento dell'auspicata soluzione finale"; la seconda, datata 6 novembre 1941, nella quale lo stesso Reinhard Heydrich informava il "Comando Supremo dell'esercito" di avere "il compito di preparare la soluzione finale". Ma non sono solo i documenti a smentire le tesi di Caracciolo; ci sono le testimonianze dei superstiti, c'è l'ottimo libro-intervista in cui la giornalista inglese Gitta Sereny intervista il direttore del campo di sterminio di Treblinka Franz Stangl, ci sono i verbali degli interrogatori a cui fu sottoposto Adolf Eichmann nell'ambito del processo di Gerusalemme del 1961 e tanto altro ancora. Alla luce di tutti questi riscontri, sembra alquanto irragionevole "sospendere il giudizio in attesa di prove certe". Suona più come rampicata di specchi che come argomentazione. L'impressione è rafforzata proseguendo nella lettura dell'articolo di Marco Pasqua, precisamente nei passaggi in cui vengono riportate, virgolettate, la seguenti due dichiarazioni:
      1 - "Le leggi razziali furono cose di 70 anni fa che si collocano in un contesto di 70 anni fa. Molti italiani, la stragrande maggioranza, hanno meno di 70 anni e quasi tutti gli italiani di oggi non hanno nessuna memoria diretta di quegli anni. A trarne profitto sono gli ebrei di età avanzata che sono diventati una sorta di eroi nazionali.
      Vengono portati in giro nei convegni e nelle scuole per raccontare quello che ricordano o pensano di ricordare".
      2 - "Non si parli di giustizia e di giusta condanna, perché io non ne vedo di giustizia. Vedo solo vendetta. Mi chiedo cosa sarebbero gli ebrei romani senza i Priebke. Come potrebbero vivere senza nutrirsi della colpa altrui, o meglio della colpa che loro pensano il mondo intero abbia verso di loro. Su questa base fondano la loro tracotanza, la loro pretesa ad un risarcimento morale e materiale infinito".
      Parlare di "profitto" che avrebbero tratto gli ebrei "di età avanzata" da quell'infamia, sostenendo che "Vengono portati in giro nei convegni e nelle scuole per raccontare quello che ricordano o pensano di ricordare" è del tutto fuori luogo, soprattutto se il pulpito da cui proviene questo "j'accuse" è quello di un cinquantanovenne che a quell'epoca non era nemmeno nato, che si spinge perfino a sbeffeggiare il tutto, chiedendosi "cosa sarebbero gli ebrei romani senza i Priebke. Come potrebbero vivere senza nutrirsi della colpa altrui, o meglio della colpa che loro pensano il mondo intero abbia verso di loro". Ciò che accadde dopo la Shoah non ha niente a che vedere con questa storia. Ci sono elementi sufficienti per affermare che Israele sta portando avanti da sessant'anni una politica a dir poco criminale e che sta ritorcendo su altri le atrocità che molti padri dei suoi attuali cittadini subirono sulla propria pelle. Ciò è senza dubbio vero ma non costituisce un argomento valido a sminuire l'immane tragedia che subì il popolo ebraico dall'avvento del nazismo alla sua caduta. Se c'è stata una vittima (oltre all'impressionante marea di caduti), in questa vergognosa pagina della misera storia umana, questa è la giustizia, ed è questo l'unico punto in cui le mie idee convergono con quelle del ricercatore Caracciolo. Da quel momento in poi si è passati da infamia ad infamia; dalla Shoah a Norimberga; dall'annientamento calcolato di un'etnia all'introduzione della "giustizia dei vincitori"; dalla tragedia delle camere a gas a quella di chi arriva a negarne l'esistenza.

    1. marco63 22 ottobre 2009

      Esprimo tutta la mia solidarietà insieme alla mia ammirazione al Prof. Caracciolo.
      Quanto al servo dei Giudei Alemanno non posso esprimere giudizi perchè sarei bannato !!!!

    1. lino-rossi 22 ottobre 2009

      complimenti vivissimi al Professor Antonio Caracciolo.

    1. lino-rossi 22 ottobre 2009

      premesso che sono atti criminali ed inqualificabili i semplici fatti di:

      a) strappare delle persone dalle loro case per sbatterle in un campo di concentramento,

      b) ammazzare anche una sola persona, per qualsiasi motivo,



      e che quindi la censura del nazismo non è in discussione,



      non si può tuttavia non osservare che una verità storica imposta a suon di provvedimenti di legge è assai probabile che non sia vera fino in fondo.



      se si dice 6.000.000 si dice la verità legalizzata!

      se si dice 5.999.999 presumo che sia ancora verità legalizzata!

      se si dive 4.500.000 si va in galera o si dice la verità?

      se si dice 3.000.000 si va in galera o si dice la verità?

      e se si dice 800.000 ?



      è grottesco tutto ciò, quando il crimine nazista è stato IN OGNI CASO spaventoso!

    1. airperri 22 ottobre 2009

      Ognuno e' libero di esprimere le proprie idee.. Quindi, anche se in accordo o disaccordo, il prof. Caracciolo puo' dire quello che vuole.
      Il problema e' che appena si nomina Israele tutti stanno pronti a crocifiggerti se quello che dici non e' in linea col pensiero LORO.

      Solidarieta' al libero pensiero e ai Palestinesi.

      L'unica cosa buona che ha Israele per me sono le donne e qualche insalata.

    1. ottavino 22 ottobre 2009

      Sì, tutta la mia solidarietà....ma ma tanto il culo glielo fanno lo stesso....

    1. Erwin 22 ottobre 2009

      IMPORTANTISSIMO è che UFFICIALMENTE il Revisionismo entri (con le vesti di un Professore) in una Università,adottando la metodologia classica della ricerca storica,libera da condizionamenti di Stato o LOBBY,esente dagli influssi dei sacerdoti della holocaustica religio !
      Ancora più importante è che il Caracciolo rompa l'olo-omologata "classe " dei docenti !
      Col suo gesto IMPONE agli olosalariati un tema che si è sempre accuratamente evitato.

      La goccia scava la roccia!

      Credo che ogni uomo libero dovrebbe mandare un messaggio di slidarietà al prof Caracciolo.
      Non fosse altro che per l'estremo coraggio civile/FISICO dimostrato.

    1. marimari 22 ottobre 2009

      perché? spiega

    1. ottavino 22 ottobre 2009

      La Repubblica, i media in genere....che cosa tremenda che sono....come si stava bene quando si comunicava con i segnali di fumo!

    1. 21 22 ottobre 2009

      L'art. 21 della nostra Costituzione parla da sé... e per fortuna c'è, garante dell'espressione per gli esseri liberi di pensiero, come il sig. Caracciolo.

    1. alverman 22 ottobre 2009

      Bè, se si guarda solo il cognome di questo articolista ci si fà già un'idea di cotanto livore...

    1. Tao 22 ottobre 2009

      Antonio Caracciolo è docente di Filosofia del diritto
      Alemanno: "Accertamenti anche sull'iscrizione a Forza Italia"


      LO SCANDALO DEL PROF NEGAZONISTA. IL RETTORE: "VADA A DACHAU"

      La Sapienza annuncia provvedimenti dopo l'articolo di Repubblica
      La Comunità ebraica: "Solo in Italia personaggi del genere non vengono puniti"



      di MARCO PASQUA

      repubblica.it/

      ROMA - Dalla comunità ebraica romana al rettore, sono durissime le reazioni alle tesi negazioniste del ricercatore Antonio Caracciolo, docente di filosofia del diritto alla Sapienza di Roma. Il rettore della Sapienza Luigi Frati, invita "il professore ad andare a Dachau". La Comunità ebraica romana preannuncia un'iniziativa legale: "Ci sono molti "signor nessuno" - dice il presidente, Riccardo Pacifici, parlando da Israele - che pensano di aver una ribalta e una notorietà cercando di sorprendere o di stupire. Questi signori devono sapere che i tempi dell'indignazione della protesta non hanno più senso. L'Italia. l'Europa le Nazioni Unite hanno fatto propria la lezione della Shoah a tal punto che il 27 gennaio, Giornata della Memoria è celebrata ovunque. Questi "signori" in alcuni paesi europei, purtroppo ancora non in Italia, sono perseguiti dalla legge per le tesi che sostengono. Ed è per questo che, come abbiamo fatto con altri, adiremo le vie legali".



      Il sindaco, Gianni Alemanno, che domenica volerà ad Auschwitz nell'ambito dell'iniziativa del Viaggio della Memoria, chiede che si prendano provvedimenti: "Mi attiverò con il rettore - ha spiegato - affinché il professore venga sospeso. Chiederò ovviamente accertamenti. Ho letto che è anche iscritto a un club di Forza Italia. Faremo verifiche anche in questo senso". Per Alemanno il professore "o è in malafede o non ha nessun fondamento culturale". Gli risponde subito Frati, che preannuncia provvedimenti: "Ringrazio il sindaco per la sollecitudine in questa circostanza. Ci stiamo attivando per valutare un provvedimento disciplinare nei confronti di Caracciolo".



      Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, si dice certo che "sarà l'università stessa a reagire": "Le notizie apparse oggi su Repubblica sono la drammatica conferma di quello che diciamo da tempo: la nostra missione è evitare che la memoria diventi storia e che si perda la forza che deve avere la comprensione dei fatti storici. La cosa che più mi preoccupa è che ci sono tanti casi di negazionismi non affermati con questa spudoratezza ma che vivono nell'ambiguità di posizioni di non coerenza, che sono anche peggiori di chi si assume la responsabilità di dirlo".



      Tra quanti chiedono l'allontanamento del docente, Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci, e il presidente del consiglio comunale di Roma, Marco Pomarici, secondo il quale "non è tollerabile che determinate affermazioni circolino liberamente nella più grande Università europea, per di più, in un corso dove si insegna la filosofia del Diritto. Simili teorie possono generare odio e recrudescenze di antisemitismo è di tutta evidenza quindi che Caracciolo non è adatto all'insegnamento e va allontanato".



      L'importanza dell'educazione e della formazione dei giovani viene, invece, sottolineata dall'assessore capitolino alla Cultura, Umberto Croppi: "È necessario coltivare e approfondire il tema della memoria e la scuola riveste un ruolo fondamentale. Serve una presenza pedagogica su questo punto". Il sito "Informazione Corretta", che già seguiva i blog del docente, commenta: "In altri paesi sarebbe già stato condannato da un tribunale, in Italia no. La legge c'è, è la Mancino, ma non è mai stata applicata. Finirà a tarallucci e vino anche questa volta".

      Marco Pasqua

      Fonte: www.repubblica.it/

      Link: http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/prof-olocausto/reazioni-prof-nega/reazioni-prof-nega.html

      22.10.2009

    1. Tao 22 ottobre 2009

      Roma, il ricercatore di filosofia del diritto scrive sul suo blog
      ripreso dall'estrema destra. "Priebke? Solo una vendetta"



      “LO STERMINIO DEGLI EBREI E’ UNA LEGGENDA” PROF NEGAZIONISTA SHOCK ALLA SAPIENZA

      DI MARCO PASQUA

      repubblica.it

      Definisce l'Olocausto una "leggenda" sulla quale esistono "solo verità ufficiali non soggette a verifica storica e contraddittorio". Una "leggenda" usata "per colpevolizzare moralmente i popoli vinti". Anche le camere a gas, "ammesso e non concesso che queste siano mai veramente esistite", sono una delle tante verità "da verificare".



      Come "i sei milioni di morti nei campi di concentramento". È la Storia reinterpretata secondo i folli principi del negazionismo, e che sembra trovare terreno fertile nel pensiero e nei blog gestiti da Antonio Caracciolo, un ricercatore 59enne di filosofia del diritto dell'università La Sapienza. Secondo il sito ufficiale del dipartimento di teoria dello Stato è ricercatore, anche se lui dice di essere "professore aggregato".



      Sentito telefonicamente Caracciolo non smentisce la propria difesa del negazionismo, anzi, ne fa una questione di principio affermando "il diritto dei negazionisti di poter esprimere le loro idee, senza finire in carcere". C'è da chiedersi, allora, se tra i suoi studenti o le persone che lo leggono qualcuno si sia mai ribellato. "Ho subito minacce, ricevuto insulti, ma non mi interessa. Vado avanti: sono pronto a discuterne con chiunque". E continua: "A chi mi dice che sono antisemita rispondo così: non ho mai capito il significato di questa parola". Lo scorso anno accademico, Caracciolo ha tenuto un corso di filosofia del diritto, nell'ambito del corso di laurea di II livello in Studi Europei. Oltre a salire in cattedra nel più grande ateneo d'Europa, si vanta di gestire ben 33 blog e si definisce coordinatore provinciale dei club di Forza Italia a Seminara (Reggio Calabria), avendone fondato uno nel 2003.

      Sono due, in particolare, i siti sui quali questo ricercatore spiega perché si debba dare credito alle tesi negazioniste. In "Club Tiberino", parla a più riprese della Shoah, in paginate virtuali di offese alla memoria degli ebrei morti nei campi di concentramento. Pagine regolarmente citate e riprese dai siti della destra estrema. A proposito della Shoah, è disposto ad ammettere che "vi sia controversia storica sul numero dei morti di Auschwitz. Che siano sei milioni nessuno sembra più voglia seriamente sostenerlo. Che poi all'indubbia discriminazione e persecuzione di ebrei, zingari, omosessuali, disadattati, oppositori politici di ogni genere sia seguita in senso proprio anche la volontà di "sterminio" mediante "camere a gas" è cosa su cui io posso sospendere il giudizio in attesa di prove certe o in attesa di un mio personale ed informato convincimento".




      Scende in campo, a più riprese, in difesa del negazionista Robert Faurisson, che nel maggio del 2007 suscitò proteste e sdegno perché invitato a tenere una lezione presso l'università di Teramo. E nell'ambito di questa Storia liberamente reinterpretata, viene fornita anche una lettura delle leggi razziali, condita di elementi antisemiti: "Le leggi razziali furono cose di 70 anni fa che si collocano in un contesto di 70 anni fa. Molti italiani, la stragrande maggioranza, hanno meno di 70 anni e quasi tutti gli italiani di oggi non hanno nessuna memoria diretta di quegli anni. A trarne profitto sono gli ebrei di età avanzata che sono diventati una sorta di eroi nazionali.



      Vengono portati in giro nei convegni e nelle scuole per raccontare quello che ricordano o pensano di ricordare". Sempre secondo Caracciolo, gli ebrei trarrebbero profitto dalla figura di Erich Priebke, ex ufficiale delle SS, condannato all'ergastolo per l'eccidio delle Fosse Ardeatine: "Non si parli di giustizia e di giusta condanna, perché io non ne vedo di giustizia. Vedo solo vendetta. Mi chiedo cosa sarebbero gli ebrei romani senza i Priebke. Come potrebbero vivere senza nutrirsi della colpa altrui, o meglio della colpa che loro pensano il mondo intero abbia verso di loro. Su questa base fondano la loro tracotanza, la loro pretesa ad un risarcimento morale e materiale infinito".



      Marco Pasqua

      Fonte: www.repubblica.it

      Link: http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/prof-olocausto/prof-olocausto/prof-olocausto.html

      22.10.2009

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