MEGLIO AFFITTARE L'UTERO O LA VAGINA ?

MEGLIO AFFITTARE L'UTERO O LA VAGINA ?

DI ROBERTO QUAGLIA

roberto.info

Ho lottato con me stesso per non dire assolutamente nulla in merito alla grande telenovela nazionale – utero sì, utero no (nel senso dei contratti di locazione uterina agevolata per spermatozoi ed ovuli senza fissa dimora). Alla fine ho dovuto arrendermi e dire la mia anch’io.

Nella stragrande maggioranza delle discussioni in merito il tema è mal posto. Se ne fa una questione morale e sulle questioni morali possiamo stare a cianciare fino alla fine dei tempi.

Il tema invece – come sempre – è innanzitutto capire di cosa stiamo parlando.

In verità non è difficile comprendere che cosa sia l’atto di affittare l’utero di una donna per farvi crescere un bambino proprio. E’ un contratto di prostituzione. A chi se ne fosse dimenticato gioverà ricordare che sesso e procreazione sono categorie di fenomeni attigui, talvolta addirittura correlati, e che l’utero non a caso si trova subito al di là della vagina. Non vorrei qui passare per complottista, ma vi assicuro che non è una coincidenza. C’è una ragione se utero e vagina sono così vicini.

Così come viene definito prostituzione l’atto di affittare una vagina per il proprio piacere, è logico che si debba definire prostituzione anche l’atto di affittare un utero per il proprio piacere. Si tratta ovviamente di un piacere anche nel secondo caso, se pure non di un piacere strettamente genitale. Tuttavia anche il piacere di un orgasmo e quello di avere un figlio se ci si pensa bene sono essenzialmente affini. L’orgasmo è infatti il “premio di riproduzione” della specie, lo zuccherino con cui la natura persegue i suoi misteriosi fini spingendo le creature ad accoppiarsi – per riprodursi. Quando poi ad una coppia in seguito nascesse un figlio, il piacere si eleva ad un ordine superiore. Dal piacere sensoriale estemporaneo dell’orgasmo al piacere esistenziale permanente della maternità/paternità.

Se affittare un utero per ottenerne un bambino permette di raggiungere un piacere di ordine superiore di quello che si ottiene affittando una vagina, questo vuol dire che si tratta di un atto di prostituzione di ordine superiore. Non ci vuole molto a capirlo, d’altra parte basta guardare con spirito critico ad alcuni indicatori inequivocabili: la durata del rapporto è straordinariamente superiore – nove mesi contro una manciata di minuti. Il prezzo della prestazione è anche straordinariamente superiore – decine di migliaia di euro anziché quattro spiccioli. Lo stress fisico ed emotivo patito dalla donna che presta il servizio è anch’esso straordinariamente superiore. Durante una gravidanza il fisico si deforma, il metabolismo cambia e la donna corre anche dei rischi di salute in caso di complicazioni. Il parto è infinitamente più doloroso di qualsiasi rapporto sessuale – anche di sesso estremo! E dopo il parto esiste il trauma della separazione dal figlio, visto che la donna è “programmata” dalla natura ad amare la creatura che da alla luce, ed invece qui se ne deve privare. Insomma, gravidanza e parto lasciano marcate conseguenze permanenti sul fisico e la psiche delle donna, diversamente da un semplice rapporto sessuale. E’ quindi un atto di prostituzione di livello straordinariamente più elevato. L’altissima retribuzione fuga ogni dubbio.

Sia chi per proprio uso affitta da una donna una vagina che chi ne affitta un utero lo fa sulla spinta del proprio istinto di riproduzione. Nel primo caso l’istinto di riproduzione si ferma all’atto estemporaneamente gratificante che per milioni di anni avrebbe volentieri portato al concepimento (prima della recente invenzione degli anticoncezionali), nel secondo caso l’istinto di riproduzione si spinge più a fondo puntando ad una gratificazione meno estemporanea e più duratura – cioè un’effettiva riproduzione.

Non entrerò qui nel merito dell’annoso dibattito se la prostituzione sia un bene o un male. Se ne discute da migliaia di anni e la gente non si è mai trovata d’accordo a riguardo. E non sarà certo la mia opinione che cambierà le cose, quindi me la terrò per me. Ma trovo tristissimo il fatto che su cinquanta milioni di italiani che oggi appassionatamente si scannano sull’argomento “uteri in affitto”, da quello che essi dicono e scrivono e arrivi alla mia attenzione pare che nessuno riesca neppure ad inquadrare il fenomeno per ciò che esso sia: un atto di prostituzione.

Una volta che abbiamo la corretta chiave di lettura tutto il resto è più facile. Le opinioni che ognuno di noi ha per la prostituzione genitale valgono (o devono valere) anche per la prostituzione uterina. Se non è così finiamo in piena dissonanza cognitiva, l’anticamera dell’infermità mentale. E come le opinioni, anche le regole di comportamento devono essere le stesse, e così le leggi. Se la legge permette la prostituzione genitale, perché non dovrebbe permettere la prostituzione uterina? Se la legge punisce lo sfruttamento della prostituzione genitale, perché non dovrebbe punire lo sfruttamento della prostituzione uterina? Quanta parte dei 150.000 euro che pare costi affittare un utero vengono trattenuti dagli intermediari (agenzie, cliniche, medici, ecc.), in altre parole dai “magnaccia” che mettono in contatto il cliente con la fornitrice del servizio? Ripeto che non sto qui dando alcun giudizio sulla questione, indico solamente un metodo per ragionare in modo sensato. Cioè capire innanzitutto di cosa stiamo parlando – e poi argomentare ed agire di conseguenza. In difetto di ciò ogni parola detta è solo rumore.

E per me con questo si chiude l’argomento “utero in affitto”, mettere in chiaro di cosa si stia effettivamente parlando è più che abbastanza, non sento il bisogno di entrare qui nel merito delle opinioni. Lascio ad altri lo spasso.

Tuttavia, a latere, nel caso specifico che ha scatenato il gran chiacchiericcio nazionale (chiamarla discussione mi pare eccessivo) è emerso anche un altro problema, dovuto al fatto che l’affittuario dell’utero dello scandalo sia un politico di tradizione comunista, Nichi Vendola. E’ un problemuccio di pura indole politica, soprattutto per chi lo abbia votato o comunque si riconosca in quell’area politica. I social networks si sono riempiti di voci che si chiedono se sia “di sinistra” affittarsi a carissimo prezzo un utero per procurarsi un bambino. Curiosamente, molte delle voci che si sono poste l’interrogativo, come Famiglia Cristiana, non sono affatto di sinistra, quindi io mi chiedo perché il problema li tanga. Un vizio comune è lamentarsi delle azioni di politici e di forze politiche che non si è votato. Perché mai si pretende che chi non ci rappresenta faccia proprio quello che vogliamo noi? Mi sembra molto infantile. Ognuno dovrebbe invece concentrare il proprio spirito critico verso chi egli/ella abbia votato e mandato al potere, non solo perché essi e solo essi lo/la rappresentano, ma perché votarli è stata anche una propria responsabilità, e quindi se si comportano male essi hanno sì colpa, ma in seconda battuta – il primo responsabile è l’elettore che con il proprio voto lo ha legittimato (almeno se vogliamo far finta di essere in democrazia).

Diversamente, il pubblico che si riconosce in Vendola e/o nell’area politica che egli rappresenta, la sinistra, ha maggior titolo di discutere l’aspetto politico del gesto di Vendola, essendoci in ballo l’identità collettiva della sinistra. Tuttavia curiosamente (ma forse non troppo), una parte del popolo di sinistra non sembra trovare problemi ideologici nel gesto di Vendola di affittare un utero (e con esso la donna portatrice di utero) per nove mesi e 150.000 euro. Qualcuno o con la coda di paglia o le idee molto confuse ha tirato in ballo concetti come “il gesto d’amore di crescere un figlio per altri”, dimenticandosi piccoli dettagli come i 150.000 euro sborsati, facendo quindi penosa confusione fra amore e prostituzione. Il che ci lascia col dubbio se sia più incinta la madre degli stupidi o quella degli ipocriti (e se anche in questi caso gli uteri siano in affitto). Preme sottolineare che inoltre qui il tema non è il problema morale utero in affitto sì oppure utero in affitto no, ma se si tratta di un comportamento politicamente compatibile con l’identità “di sinistra”. A giudicare da quel che si legge in giro, parrebbe di sì. Naturalmente ci sono anche voci di sinistra che “dicono qualcosa di sinistra” (volendo citare una celebre battuta di Nanni Moretti), come questo articolo apparso su Megachip che a sua volta ne riporta altri – nel caso vogliate approfondire l’argomento.

Degli altri temi volentieri tirati in ballo in queste occasioni – matrimonio gay, adozione gay ed adozione figliastri (perché mai dovrei dirlo in inglese? bisogna proprio essere scemi…) in unioni gay, eccetera eccetera, io non ho parlato perché esulano dall’argomento precipuo “utero in affitto” e aiutano quindi solo a confondere le idee. I temi di discussione non vanno mescolati, soprattutto a casaccio, altrimenti ogni speranza di capire i fatti del mondo se ne va fatalmente a puttane.

Ad ogni modo, tutte queste discussioni sono destinate all’oblio. Già vent’anni fa i giapponesi hanno inventato una tecnica per l’incubazione artificiale extrauterina (EUFI) testandola sui feti di capra. Prima o poi si arriverà ad una produzione industriale di uteri artificiali ed il fenomeno dell’utero umano in affitto scomparirà. Forse, scomparirà anche il fenomeno della gravidanza intraumana. Quale donna vorrà infatti accettare di deformare il proprio corpo e subire i tormenti del parto quando ci sarà una macchina in grado di sostituirla in questa disagevole incombenza? Nella lista di nozze futura dei vostri figli o nipoti oggi bambini, accanto a lavatrice e lavastoviglie preparatevi a trovare anche l’incubatrice, con obsolescenza programmata garantita dopo il secondo bambino.

Roberto Quaglia

Fonte: http://roberto.info/

Link: http://roberto.info/2016/03/04/meglio-affittare-lutero-o-la-vagina/

3.03.2016

www.robertoquaglia.com
twitter.com/robertoquaglia

Commenti (35)

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    1. sfruc 7 marzo 2016

      Riguardo al finale dell'articolo: ho scritto ormai quasi 30 anni fa un racconto distopico in cui la riproduzione umana era affidata esclusivamente a una macchina utero-cuore-polmone. Soltanto in qualche università, come istruzione su un "reperto storico", venivano tenute delle lezioni in cui gli studenti seduti in un'aula ad anfiteatro assistevano a un parto naturale di qualche donna delle favelas, pagata alla bisogna.

    1. sfruc 7 marzo 2016

      Una nota sulle persone alla Giulia Innocenzi, la tipica esponente del finto progressismo in realtà funzionale al progetto di sopraffazione neoliberista: costoro continuano a prenderci in giro impunemente sostenendo che la maternità surrogata può essere un gratuito atto d'amore.

      Il che può certamente accadere come evento ECCEZIONALE, nel caso di una donna che decida per esempio di accogliere nel suo grembo l'ovulo fecondato di sua sorella, cui era stato asportato l'utero - conosco personalmente un caso del genere. Ma si tratta dei rarissimi casi in cui tra i genitori del nascituro e la prestatrice d'utero c'è un rapporto affettivo fortissimo, che peraltro continuerà nel tempo e di cui il bambino sarà parte (nel caso che citavo, il bambino ha sempre frequentato la zia come una seconda madre e, arrivato a un'età ragionevole, è stato informato del fatto che la zia fosse davvero una "seconda madre" gestatoria).
      Ma che ciò possa avvenire davvero, gratuitamente, anche quando qualche generosissima anima pia riceve una email dall'altro lato del mondo in cui una coppia SCONOSCIUTA (etero o omo non fa differenza) le chiede di stare 9 mesi a vivere problemi e rischi, di sopportare l'abbandono del figlio cresciuto in grembo etc etc., tutto questo è talmente poco credibile da sfiorare la barzelletta. Ma chi può crederla questa balla? Esclusi i rarissimi casi di cui sopra, chi mai lo farebbe se non (disperatamente) per soldi? Voi le vedete queste samaritane che sfornano un bambino l'anno solo per accontentare generosamente - come atto d'amore gratuito - tutti i milioni di sconosciutissime coppie sterili del mondo?
      Giulia Innocenzi, invece di prenderci per idioti, abbia il coraggio di parlare di mercimonio e di proporre alla collettività la legalizzazione di questo mercimonio, accanto agli altri già legali.
      Ma perché permettiamo a questi mentitori insolenti di continuare a prenderci in giro senza che nessuno risponda loro a brutto muso: ci hai preso tutti per scemi? Pulisciti la bocca prima di parlare d'amore, visto che sei una mentitrice seriale, e smettila di fare la mammola per menarci per naso (o più giù).
      In conclusione: state attenti a chi usa la parola amore nei dibattiti (invece che nell'alcova) perché sicuramente è un mascalzone.

    1. sfruc 7 marzo 2016

      C'è da aggiungere solo un PICCOLO dettaglio alla logica di Quaglia: mentre nella prostituzione "classica" (vaginale) le conseguenze del "contratto" ricadono solo sui due contraenti, la locatrice e il locatario, in quella uterina si crea un tertium quid, il bambino, che verrà deprivato delle attenzioni neonatali dell'essere con cui, quando le era in grembo, ha stabilito il rapporto originario della sua vita, il cui imprinting - e gli studi in tal senso sono ormai numerosissimi - è alla base della sua cosiddetta "fiducia originaria" o primordiale; egli inoltre, in seguito, non avrà mai un rapporto reale e, di norma, neppure conoscerà mai chi l'ha portato in grembo nonché, nel caso di compravendita anche dell'ovulo, chi è la sua madre genetica.

      Su quest'ultimo vulnus ha ben argomentato Crepet (con cui mai avrei pensato di poter concordare) quando parla degli adolescenti in caccia dei loro genitori naturali, per ricostruire le loro radici di vita. C'è ampia letteratura in proposito, riguardante i bambini adottati.
      D'accordo, questo vulnus lo patiscono anche gli orfani - io ne so qualcosa, avendo perso mio padre da piccolo - ma quelli come me non sono stati proditoriamente programmati commercialmente come "merci (biologicamente) orfane", lo sono bensì diventati nello svolgimento della vita senza che nessuno decidesse a priori per loro (salvo il buon Dio, se davvero esiste) una ferita che - lo confermo per esperienza personale - non è rimarginabile.
      Qui mi pare che si usi la logica causidica senza conoscere i fatti. E dimenticando dettagli MOLTO importanti.

      La scelta di fondo è tra le due seguenti proposizioni: "i bambini hanno diritto all'accudimento massimo possibile, mentre per gli adulti quello di fare dei figli non è un diritto bensì una possibilità (se c'è) che comporta molti obblighi e (si spera) talune o molte soddisfazioni"; oppure, al contrario: "ognuno ha il diritto di comprare quello che vuole, qualsiasi giocattolo - senziente o meno - per il suo proprio piacere, purché abbia abbastanza soldi per farlo".
      Le comunità si riconoscono nelle scelte di fondo condivise. Su quella di cui sopra, io non ho dubbi. Il compagno Vendola ha applicato una forma di classismo e di sfruttamento economico (Ariaudo ha giustamente parlato di "sfruttamento di classe") tipicamente riferibile alla mercificazione fintamente edonistica - in realtà, appunto, sfruttatoria - tipica dell'ideologia neoliberista. Ma che il "narratore pugliese" fosse un venduto al neoliberismo del PD (di cui è stato la stampella per incamerare il premio del Porcellum) io non avevo dubbi sin dall'inizio - almeno io - e dunque ora non mi stupisco né scandalizzo.

      PS: particolarmente indicativo è il fatto che, secondo quanto si mormora, costui abbia scelto di comprare l'ovulo da una signora californiana - si presume bella, bionda, con un buon QI e con gli occhi azzurri - mentre l'utero è stato invece locato da una donna indonesiana, si presume in grave difficoltà economica. Perché non il contrario, di grazia?
      Vendere un ovulo non comporta alcun rischio né costo - salvo quelli interiori, da cui la bella californiana è magari immune - mentre sviluppare una gravidanza è ben diversa cosa.
      Ma comunque il problema fondamentale resta sempre il tertium quid, che andrebbe tutelato. A meno che la nostra comunità non decida di convenire che no, la tutela dei bambini (in quanto indifesi) non è più un nostro principio fondativo, come invece è stato finora. In fondo, Idi Amin Dada li mangiava, cosa sarà mai infligger loro quel vulnus, al confronto?
    1. AlbaKan 6 marzo 2016

      La scienza ha il compito disinteressato dì rintracciare rapporti nuovi tra le energie, tra le cose. Fallisce solo quando diventa ciarlataneria. Gli uomini si servono dei ritrovati per straziare e uccidere invece che per difendersi dal male e dalle cieche forze naturali? Entra in gioco una volontà che è estranea alla scienza, che non è disinteressata, ma dipende intrinsecamente dalla società, dalla forma di società in cui si vive. Il ritrovato scientifico segue la sorte comune di tutti i prodotti umani in regime capitalistico; diventa merce, oggetto di scambio e quindi viene rivolto ai fini prevalentemente propri del regime, a straziare e distruggere.(...)Il dottor Voronof ha già annunziato la possibilità dell'innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all'attività esploratrice dell'iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l'organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l'eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch'essi, prodotto genuino dell'azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce.
      La vita, tutta la vita, non solo l'attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell'attività, si distacca dall'anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno.

      Antonio Gramsci, Sotto la Mole, Avanti 6 giugno 1918

    1. Aironeblu 6 marzo 2016

      Mi sembra il commento più intelligente di tutti.

      Al di là della ragionevolezza della questione proposta da Quaglia, che difficilmente sbaglia nella sua equiparazione della prostituzione vaginale a quella uterina, il fatto vero e concreto su cui bisogna riflettere è che siamo ormai arrivati alla mercificazione legalizzata della vita umana, prima ancora della sua nascita. Negli USA è legale vendere figli per 150.000 euro e in Italia è legale che una coppia di finocchi li possa comprare, per di più dall'alto di una poltrona istituzionale.
    1. ottavino 5 marzo 2016

      Anch'io. Un abbraccio.

    1. Denisio 5 marzo 2016

      Nell'ordine dato della dimensione umana locale l'egocentrismo individualista di una persona o di qualche persona può far male ma non ha potere di distruzione totale, semmai aiuta chi sta intorno a riflettere. Qualsiasi individuo può essere efficace in infiniti modi per un altro essere, la vita e la cultura insegnano come fare a distinguere e trattare varie situazioni. Vivere per conoscere e conoscere per vivere. Qui abbiamo fatto un salto notevole rispetto alla "libera" mercificazione dei corpi dei più svantaggiati economicamente che viene permessa dall'alto come una qualsiasi transizione economica. Schiavismo altro che prostituzione....Maggiore è il divario economico, maggiore il campo d'azione del potere costituito. Ora ti saluto, ho trovato interessante scambiare un parere con te. Ciao.

    1. Hito 5 marzo 2016

      E menomale che l'autore ha inquadrato bene il problema catalogandolo come prostituzione -.- Secondo me la cosa non va affatto vista dal punto di vista degli adulti, ti vuoi prostituire? Ok, fallo... Vuoi vendere l'utero, le ovaie, un rene e quant'altro? OK, fallo... Vuoi vendere un bambino? Assolutamente no perchè non è lui a decidere! E' così difficile da capire che non si può mercanteggiare la vita altrui?

    1. uomospeciale 5 marzo 2016

      dieci e lode.

      quoto parola per parola tutto ciò che ha detto....
      comprese le sue conclusioni,che
      avevo immaginato sin da quando ho sentito parlare,per la primissima volta,
      (quasi trent'anni fa)della possibilità di creare un utero artificiale.

      all'obsolescenza programmata non avevo pensato,devo ammetterlo:
      ma è ragionevole,giusta e perfino logica conclusione che gli stati "spingeranno"
      sempre di più in direzione della maternita artificiale,con la scusa della tutela della salute delle donne....
      con il gradevole effetto collaterale di "scoraggiare" grandemente
      la sovrappopolazione:
      una volta che le donne avranno ottenuto l'indipendenza...
      anche dai figli (oltre che dagli uomini)
      non ci penseranno nemmeno a tornare al parto naturale,
      (tranne qualche fanatica retrograda)
      e a quel punto si fa presto a permettere solo il tasso di ricambio generazionale...



    1. ottavino 5 marzo 2016

      "Qual è quella linea di demarcazione che glielo impedisce veramente?"


      Il fatto che lui ha un ordine, lui possiede l'ordine, perciò non ha bisogno di nessuno che glielo dia. È filosoficamente autosufficiente. Ha già trovato quello che gli serve. Non è ingannabile dalla scienza e dai suoi nuovi ritrovati. Sa che il suo bene più prezioso è essere parte di un tutto.
      L'anarchico rimane centrato su se stesso. Invece dovrebbe spostare il suo baricentro. Bisogna capire molto bene di non essere al centro del mondo.
    1. Denisio 5 marzo 2016

      E' il concetto stesso che il singolo o un gruppo limitato debba o possa assumere il potere e il controllo rispetto alla società che porta al delirio.
      Basterebbe accettare che l'uomo non è in grado di farlo perchè il creato non gli compete (e non è ancora dimostrato il contrario) e che può solo limitarsi alla cura del proprio orticello per la vita fisica e materiale e allo sviluppo delle sue grandi capacità nella vita sociale. Questi semplici concetti sono invertiti ossia l'uomo sfida il creato e dissolve il rapporto sociale in un individualismo diffuso e quindi tutto va a puttane. E' già dimostrato che se vuole, l'uomo può distruggere se stesso e il suo ambiente, qual'è quella linea di demarcazione che glielo impedisce veramente? anche questo può solo ipotizzarlo e non avendo certezze riguardo ai campi sui quali va a sperimentare, i campi della genetica, i campi della fisica non può pretendere di controllare tutti i risvolti che ne derivano. Il concetto di potere su territori e persone sempre più vasti è costretto a nascondersi perchè sta infrangendo le regole del vivere. E' questo l'argomento di discussione principale.

    1. Fischio 5 marzo 2016

      A fronte di una tecnologia sempre più spesso scriteriata lo scenario ci presenta una società oscurantista e reazionaria...

    1. ottavino 5 marzo 2016

      Il singolo non ha potere rispetto alla grande "società", alla modernità, al capitale.

      L'anarchia può darglielo questo potere? Oppure lo getta nel caos?
    1. AlbertoConti 5 marzo 2016

      Tra l'altro ci toglierebbe anche la soddisfazione di apostrofare un qualsiasi stronzo con la famosa espressione "figlio di puttana"

      Ah, Ah, Ah ....

    1. AlbertoConti 5 marzo 2016

      "Piacerebbe molto avere la possibilità di uno sviluppo fetale in vitro"

      A chi (oltre a GioCo)? A me di certo NO!

    1. Denisio 5 marzo 2016

      Sarà che non sento il bisogno di un controllo "superiore", anzi lo reputo la prova evidente del fatto che l'umanità è oggi schiavitù rispetto al potere, con tutta la degenerazione che esso comporta. Altra prova sarebbe che l'anarchia è la parola che il potere instaurato annovera tra le peggiori. Infatti la usa impropriamente e il senso comune la scaccia. Anarchia è il ritorno della forza di gravità sui propri piedi.
      L'opposto è il governo mondiale, ovvero la follia più insulsa dalla notte dei tempi.
      Più il potere si allontana dai propri piedi (e dalle proprie capacità) più diventa deletereo e distruttivo.

    1. ottavino 5 marzo 2016

      Concordo su tutto meno che con "anarchicamente".

      In realtà siamo parte di un ordine più vasto e la goduria più sublime è cercare di conoscere l'ordine che ci sostiene. Quindi attenzione all'anarchia....
      Per me il primo lemma è toglierci di mezzo da questa concezione "igienica", "scientifica" della vita, da questa paranoia per la sicurezza, dalle leggi che obbligano a "indossare le cinture", dalla mediocrità obbligatoria....
    1. Denisio 5 marzo 2016

      Buoni o cattivi la questione è che siamo parte di un sistema che non permette alcune cose che sono necessarie all'essere umano per sviluppare una coscienza sana.
      La maggiorparte delle nefandezze di questa società è data dal fatto che la gente è sgomenta per il 90% del suo tempo. Una persona costretta a lavorare in un ufficio ogni giorno magari subendo vessazioni, costretta a mangiare cibo insalubre è OVVIO che sviluppa pensieri malsani e che poi creda di sentirsi in diritto di fare quel cazzo che gli pare con i fottuti soldi che gli danno.
      Il contadino che vive a contatto con la terra e che impara a conoscere piante animali e per estensione anche i lati buoni e cattivi della natura, si ingegna per risolvere ogni giorno un problema diverso difficilmente avrà bisogno di un prete, di un psichiatra, di un medico etc....o di seguire qualche teoria su come prevalere rispetto agli altri etc...etc...

      Sono solo due esempi dei tanti che si potrebbero fare per dimostrare che anche l'articolo 1 della costituzione italiana andrebbe abolito ed è il seme da cui si sono diramate le ideologie che giustificano cose inaudite. Se la fatica quotidiana fosse finalizzata a trovare il modo per liberare tempo dalle incombenze per dedicarlo all'arte, allo sport, alla ricerca automaticamente l'essere umano avrebbe uno svluppo psico-fisico più sano ed escluderebbe a priori molti dei ragionamenti che imperano oggi sui mezzi di comunicazione.

      Utero in affitto? matrimonio gay? appartenenza ad un ceto sociale? appartenenza ad un'ideologia politica? sono problemi da psicopatici costretti a vivere una vita da psicopatici. In ultima analisi la ragione (malata) che pretende di cercare e trovare la logica per definire lemmi e legiferare su argomenti che pretendo di plasmare l'umanità a piacimento proponendo soluzioni a problemi che essa stessa ha creato, dimostra di essere solo una psicopatologia grave e diffusa dalla quale si può uscire solo smettendo di partecipare in massa a questo "stile di vita" e ricominciando tutto da capo... anarchicamente.

      Il primo lemma sarebbe momentaneamente quello di liberare maggior tempo possibile da incombenze. L'uomo ha bisogno di ritrovare se stesso e per farlo non può continuare a fare quello che lo ha portato in questa angosciosa e triste situazione.



    1. natascia 5 marzo 2016

      Questo articolo espone un nuovo teorema matematico di cui indico solo i 2 postulati ed l'enunciato. La dimostrazione è inutile.


      Postulato 1. U e C non sono prostituibili.
      Postulato 2. Qualora esistano degli orifizi con essi comunicanti( V & A), essi sono diaframmi corruttibili.

      Enunciato: la corruttibilità dei diaframmi non rende prostituibile U & C ma ne distrugge la qualità e i frutti.

      Legenda.
      U=utero
      C=cervello
      V=vagina
      A=ano
    1. ottavino 4 marzo 2016

      Proprio così.

      Mi veniva anche da aggiungere che i "cattivi" in questa storia sono Vendola e il suo compagno. Il ruolo della venditrice d'utero è secondario.
      Ma la più cattiva di tutti è colei che agisce indisturbata nell'ombra: la scienza! È lei la gran puttanona che, a pagamento, permette agli umani ogni nefandezza.

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