MANGIAMO ANIMALI MORTI ?

MANGIAMO ANIMALI MORTI ?

DI KEVIN BARRALON

huffingtonpost.fr

La domanda può sembrare assurda. Ovviamente, per essere mangiati, gli animali devono prima essere uccisi. Sappiamo tutti che dietro a una bistecca, c’è un animale morto.
Tuttavia, per la maggior parte del tempo, facciamo dell’animale un elemento estrinseco alla carne.
Ci crea sempre fastidio quando, a tavola, un vegetariano ci ricorda che il cosciotto d’agnello è innanzi tutto una carogna.
Questi moralizzatori!
Così, spesso, abbiamo fatto finta di dimenticare. Dopotutto, bisogna mangiare carne per vivere!
Questo è un alibi.

La necessità della carne, è il nostro pretesto. E poi, se si ammette che la carne non è, come è ovvio, necessaria, si potrà sempre dire che, poiché ci piace mangiarli e li mangiamo, il consumo di animali è giustificato di fatto.
Il mio piacere di mangiare una bistecca vince perché così ho deciso. Gli animali hanno solo bisogno di essere trattati bene. Uccisi con amore.
Come è possibile conciliare l’amore che diciamo di provare per gli animali “domestici” (gatti, cani, ecc), con il massacro a cui partecipiamo dando il nostro denaro a coloro che “uccidono con amore”?
Martin Gibert, che insegna etica e filosofia del diritto, nel suo ultimo saggio di recente pubblicazione, “Voir son steak comme un animal mortVéganisme et psychologie morale” (“Vedere la sua bistecca come un animale morto – Veganismo e psicologia morale”) spiega questa ambiguità inerente alla natura umana attraverso il concetto di “dissonanza cognitiva” che si manifesta, in relazione alla carne, con il seguente sintomo: “noi amiamo gli animali ed amiamo mangiare i loro cadaveri”.

Il cadavere sul mio piatto

L’immagine del cadavere, noi la temiamo; e questo, gli industriali lo hanno compreso perfettamente.
È la ragione per la quale non troveremo mai sulle confezioni di dentifricio la scritta: “Contiene animali morti”; perché, presentati così, molti prodotti sarebbero molto meno vendibili.
Allora, il problema si camuffa.
In effetti, è in circostanze simili che, secondo Martin Gibert, interviene la “percezione morale”.
Ma la percezione morale dei mangiatori di animali è piuttosto “confusa” e infatti potrebbe succedere che un telespettatore che mangia solitamente bistecche, rimanga sconvolto dal fatto che un partecipante ad uno show televisivo uccida un maiale in diretta per nutrirsene definendo questa violenza “non necessaria”, e ignorando il fatto che non lo sia uccidere un animale in generale.
Se uccidere degli animali non è necessario, perché si mangia ancora carne?
La domanda è, secondo Martin Gibert, “Come si fa a non essere vegan?”.
È vero, è difficile rimanere indifferenti alla sofferenza degli animali, dice Gibert, “Chi può vedere senza rabbrividire l’agonia di un bue o di un maiale?”.
Tuttavia, teniamo alla nostra bistecca ed è proprio in questa cornice contraddittoria che bisogna analizzare la psicologia dell’onnivoro.
C’è, nei nostri rapporti agli animali, una continua contraddizione da superare. Possiamo, ad esempio, persuaderci che gli animali non soffrano veramente, o del fatto che abbiamo realmente bisogno delle proteine che, per credenza popolare, si dice siano contenute solo nei prodotti di origine animale ma, quando ci viene dimostrato il contrario, inneschiamo automaticamente un processo di rimozione della colpa.
Sosteniamo in questi casi che “le cose non dipendono da noi” e che, anche se mangiamo animali, non siamo responsabili della loro uccisione.
E, così ci piace dire, in nessun caso, smetteremo di mangiare carne perché sono i vegani che smettono di farlo, e i vegani sono una setta.
Dire questo ci rassicura, perché i vegani costituiscono un campanello d’allame per la nostra “dissonanza cognitiva”.

Rendere la realtà più digeribile

“Dovunque, si creano degli eufemismi per rendere la realtà più digeribile”. Secondo Martin Gibert, riprendendo il termine coniato dalla psicologa americana Melanie Joy, “La maggior parte delle persone sono carniste”.
Dietro a questo neologismo, c’è “l’apparato ideologico che ha per funzione il soffocamento della dissonanza cognitiva”.
Il carnista fa appello a innumerevoli alibi per giustificare delle pratiche e mantiene la posizione che nell’immaginario collettivo è maggioritaria, secondo la quale non c’è niente di male ad abbattere degli animali se tutto questo è visto come naturale e necessario.
Martin Gibert vede il carnismo come una “barriera ideologica che nasconde la realtà dello sfruttamento”.
“L’allevamento industriale riguarda l’82% degli animali in Francia, eppure molto spesso si fa appello, per giustificare la pratica del mangiare animali, ad un ipotetico podere felice in cui gli animali sarebbero trattati bene.
Ma la questione della necessità ritorna costantemente: perché porre fine alla vita di un animale privandolo di tutto ciò che avrebbe potuto vivere quando non è necessario?
Si potrebbe dire, per esempio, che è legittimo uccidere il mio cane in modo “felice e umano” perché io voglio andare in vacanza?
Perché sarebbe legittimo uccidere un maiale solo per mangiare un pezzo di salsiccia?
Sicuramente non è la presunta “carne felice” la risposta a questi dubbi e il presunto concetto di necessità fa acqua da tutte le parti.

Il veganismo come soluzione

Ma il problema della carne va oltre la questione legata all’uccisione e allo sfruttamento degli animali.
Come giustamente ricorda Martin Gibert, anche la questione ambientale deve essere presa sul serio.
Nonostante le ambizioni apparenti dei governi in materia di politica ambientale, il problema dell’influenza degli allevamenti di bestiame sull’ambiente è in gran parte nascosto. Questi sono responsabili del 14,5% delle emissioni di gas a effetto serra, secondo un rapporto della FAO pubblicato nel 2013; più che “tutti i mezzi di trasporto”.
Perché il problema viene ignorato anche da coloro i quali pretendono di definirsi “ambientalisti”?
Come si può giustificare questa disparità tra le nostre convinzioni e le nostre concrete abitudini?
Basta fermarsi a mentire a se stessi.
Se penso che gli animali non devono essere uccisi senza necessità, è perché credo che abbiano un interesse a perseguire la loro esistenza.
Il consumo di carne non è compatibile con la presa in considerazione gli interessi degli animali e dei requisiti ambientali.
L’imperativo è quello di eliminare la carne dalla nostra dieta.

Versione originale:

Kevin Barralon

Fonte:b www.huffingtonpost.fr

Link: http://www.huffingtonpost.fr/kevin-barralon/voir-une-viande-comme-un-animal-mort_b_7550278.html

10.05.2015

Versione italiana:

Fonte: www.veganzetta.org

Link: http://www.veganzetta.org/mangiamo-animali-morti/

22.06.2015

Traduzione a cura di Ada Carcione per Veganzetta

Commenti (62)

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    1. andriun 24 giugno 2015

      obiettivo centrato!


    1. andriun 24 giugno 2015

      Caro xmax certamente non era nel mio intento farla divertire, ma se ciò è avvenuto non mi dispiace affatto. Capisco anche i suoi punti di vista. Esistono degli studi che attribuiscono la nostra esistenza proprio al sole o meglio ai fotoni che questo trasmette. Noi ci nutriamo di fotoni, e rigeneriamo le nostre cellule, attraverso la digestione ovvero cibandoci di alimenti. Però vi sono delle testimonianze che alcuni soggetti di etnia tibetana hanno vissuto di gran lunga oltre i 100 anni senza toccare cibo(suona strano, sarà vero non vero, chi lo sa). Quello che è certo e siamo fatti di acqua e l'acqua come elemento naturale ha una memoria. Intervenire su questo processo di memoria significa accedere al segreto della vita perenne. Ma tornando a noi. Il mango produce frutti e mangiare un frutto non costituisce un problema per la pianta ancor meno se caduto a terra. Ma esistono altri frutti della terra come i tuberi l'insalata e tante altre dove è la pianta stessa a costituire alimento. Poi lei dice di farsi amica una vacca(perchè questo è il vero termine italiano non mucca) non vi sarebbe nulla di male, verrebbe a sfatarsi il mito del gatto come animale domestico per eccellenza: già oggi vi sono persone che fanno amicizia con il maiale, ma lei sa anche che del maiale non si butta nulla, ci sarà una ragione anche di questo. Certo se tornassimo alle origini vivremo certo meglio di oggi, ma si tratta di un ipotesi realizzabile solo attraverso un evento catastrofico di immane dimensioni che riporterebbe la lancetta del tempo nuovamente sullo zero. Un cordiale saluto anche a lei.

    1. SanPap 24 giugno 2015

      dimenticavo: comunque sia gli RFID non me lo lascio mettere ...

      Corrige: Baselardo e non basilardo

    1. SanPap 24 giugno 2015

      Mettiamola così sono un discreto arciere (arco giapponese e arco comunardo, simile a quello inglese ma più corto 7 palmi, utilizzato in Italia all'epoca dei comuni), e me la cavicchio con spada ad una mano + basilardo, spada ad una mano e mezza + bastarda. Arruolato ?

    1. Teopratico 24 giugno 2015

      Concordo con quasi tutti i commenti e premetto che mangio poca carne e meno che mai quella da supermercato. Potrei cominciare dalla stupidità del titolo di questo articolo, mangiare animali morti... Come potremmo ingurgitarli vivi? Non siamo mica rettili... Questi sono segnali ( come i bimbi che oggi rifiutano la pappa schifati) della società consumistica. Questi piccoli borghesi dovrebbero ritirarsi tutti in un eremo, conoscere e raccogliere e coltivare piante e meditare invece di partecipare al gran banchetto con la coscienza pulita dal sangue del peccato. Allora, e solo allora capirebbero che se vogliono percorrere centinaia di chilometri a piedi le loro riserve vegetali risulterebbero insufficienti per esempio. Chiedetelo alla moltitudine di ominidi morti di stento prim a dell'invenzione della lancia e dell'arco, della scoperta del fuoco etc. Bacche, radici e rare carcasse mangiavano, si potrebbe addirittura ipotizzare che allo sviluppo cerebrale dell'homo sapiens abbia contribuito una dieta carnivora altamente proteica. Ma è tutto lo sviluppo tecnologico, agricolo e preindustriale a basarsi sull'allevamento, il consumo( in parte minore) e lo sfruttamento degli animali. Come si pongono i vegani su questo punto? Anch'io disdegno l'uso smodato degli idrocarburi per esempio, ma sono ben cosciente di quanto sia prezioso il petrolio e proprio per quello non andrebbe sprecato. Non è vero rispetto quello che hanno gli animalosti verso gli animali, altrimenti cani in città non ce ne sarebbero quasi. Il vero rispetto, una religione proprio, per gli animali io l'ho percepita nei miei nonni che appartenevano ad una società rurale. Pastori, allevatori che vivevano in simbiosi con le bestie, ci dormivano assieme e per la loro lontananza, per non potersi più occupare di loro, ne sono morti. Non mangiavano quasi mai carne, troppo preziosa, e quando capitava era sempre festa e ringraziavano mille volte Dio per quei bocconi. Infine una dieta vegana per un bambino penso che sia addirittura pericolosa.

      PS- Sembra che i soldati romani tradizionalmente disdegnassero un rancio carnivoro tanto da attivare animose proteste quando capitava.

      PS- Un bell'elogio romantico della dieta vegetariana lo si può leggere nelle Metamorfosi di Ovidio.

    1. FlavioBosio 24 giugno 2015

      Allora vede che non ha capito una cippa...


      Il fotone non è una particella ma un onda particella, e se uno non capisce il dualismo "onda particella" non capisce che uccidere milioni di persone per loro è cosa buona e giusta, così riducono alla fonte la produzione di CO2 e l'effetto serra, nonché il consumo di carne e relativa flatulenza..

      Un ritocchino alle equazioni di Maxwell e ci infiliamo pure la flatulenza..
    1. FlavioBosio 24 giugno 2015

      Chapeau!

      E qui partono due domande fondamentali...


      Ma in paradiso c'è il WiFi?

      E all'inferno?


    1. sm 24 giugno 2015

      Umani sgozzati, lapidati, massacrati.
      Chi non ha compassione per gli altri
      esseri non puo' pretendere che l'esistenza ne abbia nei loro confronti.

    1. xmas 24 giugno 2015

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      Caro andriun, il suo divertente intervento è riuscito a riportarmi a scrivere su CDC, cosa che non facevo da almeno 2 anni.


      Risponderò ad ogni punto da Lei proposto. Il mio intento non è contrappormi a un suo punto di vista, non c'è bisogno di contrapporsi, ognuno ha il suo tempo, e il diritto di scegliere la strada che preferisce; possibilmente con rispetto degli altri se opta per “l'amore”, o senza particolari limiti, se opta per “il rimanere distaccato”.

      Il mio intento è solo mostrarle che c'è almeno un'altra una forma di pensare, “non ortodossa” (ma non per questo “sbagliata”) per ciascuno dei punti da Lei toccati.


      C'è la possibilità che alcune cose che scriverò non siano comprese, ma non importa.


      “ma dico io, anche supponendo di non cibarsi più di carne animale, poi bisogna pensare al pesce che contengono i famigerati omega3 ...”


      pensi che la prima volta che sentii parlare di questi “omega 3” fu a metà degli anni novanta; prima … il buio più completo (nonostante già all'epoca fossi un lettore accanito, definibile di cultura medio-alta). Le racconterò, perché me lo ricordo come se fosse ieri, in quale situazione feci la mia conoscenza con i “miracolosi” omega 3: stavo guardando un vecchio enorme (cubico) televisore, quando apparse la pubblicità di un tizio pelato, insieme a dei bimbi vestiti da animali che reclamizzavano il latte di una nota impresa di Parma (un impresa già decotta quando fu collocata sul mercato azionario dalle principali banche italiane alla fine degli anni ottanta, in completa malafede … ma questa è un 'altra storia). Bene a ridosso di poco tempo da questo spot, i supermercati si riempirono di prodotti di questa azienda, che portavano la dicitura “+ omega 3”, … l'azienda in questione fece un bel botto una decade dopo, ma la scritta “omega 3” sui prodotti di supermercato … rimase.


      “… e non solo, bisogna pensare a come impiegare tutte quelle persone che vi lavorano indotto compreso”


      Ci sono diverse possibili osservazioni a questa Sua affermazione: la mia favorita potrebbe essere “É proprio necessario lavorare ? (taglio, dicendo subito che non sono ricco ...)”

      Aneddoti legati a questa mia osservazione sono: quello dell'uccello cresciuto in cattività dentro una gabbia che al momento di trovarsi fuori, rimane completamente spaesato, senza sapere dove andare … o quello dello schiavo cresciuto nella piantagione che è disperato perché essendo stato liberato, non ha la più pallida idea di cosa deve fare …

      Ma come ci sono degli inguaribili schiavi che vogliono continuare a esserlo, mi mantengo su questo livello di più facile comprensione. Un paese dove non c'è lavoro, è un paese dove tutto va bene e non ci sono problemi. (Mi sforzo di trovarne uno in questa epoca, con questa caratteristica ma non ci riesco). Quindi un paese che ha molti problemi, ha per forza di cose molta necessità di lavoratori per risolvere i problemi … quindi in questa epoca – il lavoro non manca – al limite manca la volontà e/o i mezzi per pagare codesto lavoro; ma come il denaro non cresce sugli alberi … il problema è, semmai, con chi si arroga il diritto di emetterlo e di decidere chi debba essere “premiato” o “penalizzato”; ma qui stiamo sconfinando in altri argomenti.


      “poi bisogna pensare a come nutrire senza rimetterci e quindi fallire, tutti gli animali da fattoria”


      Fino a 150 anni fa c'era un numero di animali enormemente superiore a quello attuale sul pianeta.

      Nessuno è mai fallito nel mantenerli, perché loro stessi si mantenevano.

      Spazio ne esiste ancora molto (gli essere umani sono stati “concentrati” nelle città, l'indice di urbanizzazione è del 60-65%, in forte aumento), e una buona parte è usato per produrre cibo artificiale (OGM) per le bestie d'allevamento … il cane che si morde la coda.


      “Dove li portiamo in gita turistica o in qualche parte desolata del mondo oppure li lasciamo liberi che vaghino per le strade?”


      Le due risposte che da, le trovo eccellenti e entrambe validissime.

      Una volta gli animali girovagano liberi, … perché erano nati liberi, come dovremmo esserlo noi, quindi potrebbero tornare a fare ciò che facevano beatamente negli ultimi migliaia di anni.

      Come pure, già che chi ha veramente bisogno di aiuto, non sono loro, ma siamo noi. Potremmo anche fare da accompagnatori, in modo da ricevere tutti gli effetti benefici che la simbiosi con gli animali, porta alla salute dell'uomo. Con tutti i malati di mente in circolazione (indotti e/o creati dal sistema), quale migliore rimedio avere una amica mucca. Lo so che sarebbe difficile farle salire le scale fino al 10o piano per farla stare nell'appartamento di 55 m2, ma la soluzione potrebbe essere di non vivere al 10o piano in un appartamento di 55m2.


      “Ma poi alle piante non ci pensate? Se fossimo tutti vegetariani quante coltivazioni intensive verrebbero prodotte?”



      Non sono un pollice verde, ne un agricoltore, come non lo è la maggior parte delle persone in questa epoca al punto di essere ignoranti totali in materia. Le voglio però portare ad esempio ciò che mi è successo alcuni anni or sono. Avevo affittato una casetta, fuori città, dove vivevo: 200 m2 di giardino più 75m2 di casa. C'erano 2 alberi di mango adulti, ognuno alto un 5-6 metri, con un diametro (non di tronco) di chioma di 8-10 metri. La prima volta che fecero frutto (dopo che affittai la casa) mi coprirono 80m2 di giardino di frutti; dopo aver fatto 3 pentolate enormi di marmellata, dolce di mango, torta di mango, ero invaso dai manghi. Decidi allora di “pulire” il giardino raccogliendo tutti i manghi, quasi tutti in perfette condizioni, maturi, meravigliosi, dolcissimi, che erano caduti per terra, nell'ultima settima. Dopo un pomeriggio di lavoro (all'epoca odiavo il giardinaggio e ancora meno raccattare frutta), riempii 8 sacchi neri (della spazzatura) da 200 litri ciascuno. Ripeto 8 sacchi neri da 200 litri ciascuno di mangiare “gratis”. Un mango pesa circa 100-150 grammi (ci sono pure quelli da 1 chilo, ma è un'altra qualità), con 3 manghi avevo pranzato. Dentro ogni sacco ci saranno stati 300-400 manghi. Il frigo, le credenze, le pentole erano già pieni di manghi. Che fare ? Scelsi i migliori di un sacco e li misi sul muretto sulla strada per chi li volesse prendere (ho sempre odiato vedere il cibo sprecato). Il giorno dopo erano tutti li.

      Nel pomeriggio ci fu una guerra di manghi tra bambini, con i miei manghi come munizioni, non era esattamente l'uso proprio, ma almeno qualcuno si era divertito.

      Effettivamente nell'urbanizzazione dove abitavo c'erano alberi di manghi e banani dappertutto, e il mio problema era lo stesso di tutti.

      Dettaglio: ciò che raccolsi in quella giornata era solo ciò che era caduto fino a quel giorno. In cima alle 2 chiome c'erano appesi ancora una quantità almeno 3-4 volte superiore.

      Se poi pensa che il mango butta circa 3-4 volte in un anno. Con 2 alberi di mango, pensi quanto cibo … solo a vederlo si ha un'idea chiara.

      Questa è la natura. L'uomo concentrato nella città, non ha la più pallida idea di cosa sia.


      A proposito, gli altri 7 sacchi pieni di manghi, marcirono lì, erano troppo pesanti per essere trasportati (e comunque si sarebbero rotti); fu l'ultima volta che raccolsi i manghi caduti … passai a calpestarli come se fossero erba …


      Alla luce di questo mio racconto penso proprio che non ci sia alcuna necessità di culture intensive; la natura è esplosiva già per quello che è, e il nostro pianeta potrebbe dar da mangiare ad altri 7 pianeti … (vegetali ovviamente).


      “Quando assaggia una foglia di insalata non pensa che anche quella pianta avrebbe lo stesso diritto riservato agli animali?”


      Devo dedurre che la frutta sia “masochista”. Perché farsi dolce, zuccherina, dissetante, sapendo che esseri umani o in mancanza animali sono inevitabilmente attratti a mangiarla ? Eppure abbiamo, dai documentari, al chiara nozione che i vegetali arrivano ad essere repellenti, se è messa in gioco la loro sopravvivenza.

      In fondo quando mangiavo quei manghi, della storia precedente, non è che per farlo abbattevo l'albero (tutt'altro, mi regalava l'ombra), quindi non ammazzavo la pianta.

      I vegetali hanno un grosso problema … non hanno le gambe.

      Ed è giustamente per una questione di sopravvivenza che si fanno teneri, gustosi etc.

      Suppongo che, se con fare predatore, si avvicina ad un melo, e stacca con violenza alcune mele, scappa via, e se le mangia, … il più felice di tutti sarà proprio quel melo.


      "Ma allora perchè continuiamo a cibarci, non sarebbe meglio che morissimo tutti, magari di fame, così queste altre creature del pianeta, potrebbero vivere in santa pace?"


      Comunque può darsi, se proprio vogliamo credere che sia bene neanche sfiorare un altro essere vivente, che non ci sia neanche bisogno di mangiare … Potremmo stare lì fermi, baciati dal sole, a contemplare ciò che ci circonda, senza mangiare, per non recare offesa a nessun essere vivente, in attesa della morte. Può darsi che la morte per fame, neanche arrivi … Perché fu scritto che “non di solo cibo, vive l'uomo” ...

      Può darsi che basti guardare il sole.

      Chissà che un giorno, renderemo tristi i meli del pianeta smettendo di mangiare le loro mele …


      "Allora avanti il primo. Vuole essere lei per caso?"


      Ci vuole molto coraggio a essere primi …


      Un cordiale abbraccio

    1. Fedeledellacroce 24 giugno 2015

      Eh si, ma parlare di CO2 ed effetto serra fa molto trend.
      E poi sti finocchi se la prendessero una volta con chi uccide milioni di persone invece degli animali, vedi Obama, Hollande, Cameron, Renzi, quei porci dei Saud, quei porci di israeliani etc....

    1. Fedeledellacroce 24 giugno 2015

      Hai ragione.
      Ma non puoi ignorare i benefici di una dieta priva di carne.
      Altrimenti sei, appunto, ignorante.
      Vedi "The China study" per esempio.

      Poi che i vegan siano solo farlocchi alla moda, te lo concedo.

    1. Psachno 24 giugno 2015

      Mah... che articolo inutile e privo di senso, pieno della solita retorica buonista in difesa degli animali. Questo mi fa pensare due cose: 1) Quando smetteremo di ammazzare gli essere UMANI, allora penseremo anche agli animali. 2) Non apprezziamo niente, complice il nostro troppo benessere. 100 anni fa saremmo stati le persone più felici del mondo nel vedere una bistecca nel nostro piatto al posto di pane raffermo e brodino indigesto. Oggi tutti a fare gli "alternativi", perché ovviamente siamo schiavi di qualunque moda, in quanto privi di valori. Questo e altri comportamenti si possono riassumere con un'unica frase: LA NATURA DELL'UOMO È LAMENTARSI.

    1. castagna 24 giugno 2015

      - Come è possibile conciliare l’amore che diciamo di provare per gli animali “domestici” (gatti, cani, ecc), con il massacro a cui partecipiamo dando il nostro denaro a coloro che “uccidono con amore”? -

      Non è possibile.

      Tutti quei vegani, animalisti, moralisti che tengono un cane per il proprio sollazzo, e che lo devono nutrire ammazzando altri animali, sono solo degli ipocriti egoisti.


      Il giorno in cui vedrò un animalista vegano criticare il malaffare di tenere cani in città solo per compagnia lo considererò onesto e degno di essere ascoltato: per adesso sono solo degli ipocriti egoisti.


      Il giorno in cui vedrò un animalista criticare la riproduzione incontrollata degli esseri umani, causa prima delle sofferenze ecologiche e degli allevamenti di massa, lo considererò una persona onesta. Finché vedo vegani con cani e più di due figli al seguito non do loro diritto di criticare alcuno.


      Quando un vegano moralista capirà che anche per coltivare un campo di patate o per costruire una casa, magari di legno, si ammazzano animali, allora riuscirà a produrre qualcosa di intellettualmente intelligibile e di moralmente accettabile.


      Quando si opporrà alla strage di ratti, mammiferi intelligenti ed evoluti, e accetterà di conviverci allora saprò di avere a che fare con una persona onesta.


      Fino ad allora i vegani moralisti saranno solo una deformità causata dalla propaganda televisiva, piccoli borghesotti egoisti, cagnisti per disperazione di incapacità di rapporti umani.


      Se volessero avere una base intellettuale e etica accettabile dovrebbero imparare da alcune branche buddiste o induiste, posti in cui io sono stato, posti in cui non si uccide neanche una zanzara ( ho preso la dengue fever ma va be'...)


      Potrebbero cominciare ad apprendere l'onestà degli Hare Krisna, che non accolgano nelle loro comunità nessun animale carnivoro.


      Al contrario , vatteli a vedere, questi sono solo borghesotti di sinistra, cagnisti, moralisti, animalisti, aridi incapaci di rapporti umani, che cercano una qualche soddisfazione nel loro buonismo sbandierato ai quattro venti.



      -

    1. MarioG 24 giugno 2015

      Con la conclusione sull'effetto serra dovuto agli allevamenti animali (qualcuno ha contato anche le flatulenze delle vacche) l'autore si e' giocato tutto il pezzo!

    1. PanzaSancho 24 giugno 2015

      Curioso il tuo commento e lo voglio rendere più curioso sostituendo la parola “animali” con “prostitute”…

      ma dico io, anche supponendo di non andare più a prostitute, poi bisogna pensare al pesce…e non solo, bisogna pensare a come impiegare tutte quelle persone che vi lavorano (sfruttatori, protettori, mafiosi…) indotto compreso; poi bisogna pensare a come nutrire senza rimetterci e quindi fallire, tutte le prostitute. Dove li portiamo in gita turistica o in qualche parte desolata del mondo oppure le lasciamo libere che vaghino per le strade?

    1. Hamelin 24 giugno 2015

      Mi piacerebbe che un giorno tutti questi moralizzatori provassero ad andare a fare questo discorso ad un leone ad una iena o ad un coccodrillo .
      Anche loro potrebbero passare ad una dieta a base di tofu perché no ?

      La natura purtoppo o per fortuna ha una sua morale ma soprattutto ha una sua legge .

      Andare contro la sua legge non é mai cosa buona e ce ne accorgeremo ben presto .

      La natura infatti ha il brutto vizio di estinguere tutti gli esseri che vanno contro le sue leggi e questa razza umana é sulla sua lista già da tempo .

      L'altro giorno mi sono letto un bellissimo resoconto sulla carestia portata dal regime comunista di Mao dal 1958 al 1961 che provoco' 43 milioni di morti ( alcuni parlano di 50 milioni , altri addirittura di 60 ) e di come il cannibalismo si diffuse tra una larga fetta della popolazione .

      L'essere umano é la bestia quasi piu' pericolosa del pianeta ed ha dimostrato di saper fare cose tremende .

      Voler negare la propria natura é proprio una cosa stupida , ignorarla perché dal livello del nostro benessere non la vediamo né la conosciamo é ancora peggio .
      Chissà perchè tutti i vegani non hanno mai conosciuto la disperazione della fame e vengono tutti da paesi ricchi e benestanti .


    1. GioCo 23 giugno 2015

      Credo sia veramente ora di ribaltare questi concetti moralisti e falsamente posti, dove la morte è la protagonista mal vestita, mal posta, mal gestita.
      Una protagonista da sempre scomoda ma per quanto la tecnologia avanzi per ora ancora più insidiosa dei cellulofoni & cyberca%%azate annesse.

      Tanto per cominiciare nella cultura della ipertrofia comunicativa, dove ormai abbiamo assuefatto le giovani generazioni che è socialmente obbligatorio crescere con la protuberanza tecnofrenica altrimenti "come vivi? risposta -ovvia-: non vivi", la coscienza è diventata un optional di lusso per i pochi che sanno che il silenzio è un valore essenziale per affrontare l'Abisso, il Molok interiore che ci sovrasta e ci profonda dentro la nostra incoscienza: e ce la fa vedere tutta in un colpo solo.
      Ovvio che non è per tutti e ovvio che la maggioranza fugga da questa prospettiva per evitare la follia e ritenga senza averne dubbio che "solo che i folli" potrebbero altrimenti "desiderare" vasti silenzi.

      Dentro il silenzio c'è la conteplazione della morte, questa compagna che la tecnofrenia ci promette incessantemente, come un mantra, una preghiera mai esasuta di se stessa, di esorcizzare. Basta chiattare, twittare, youtubbare, facebookkare, insoma basta spargere merda comunicativa a spruzzo qualunque, tanto il dogma non chiede contenuti, chiede connessione.
      La "rete" è importante se pinga che ci sei, perché se pinga che ci sei, sei vivo. E poi guardi un ca%%o di porco e lui non ti pinga e allora che fai? Inizia a tremare, perché ti ricorda con la sua bistecca che sei anche tu carne da macello. Solo che ti puoi illudere che non è così.
      Forse un giorno daremo i cellulare ai porci e ci mangeremo noi le verze, chissà. Forse tutto questo nell'attesa di dare anche alle verze i cellulari, chissà. Non credo ci siano vincoli, freni o regole possibili alla tecnofrenia. In ogni caso per allora non si noterà molto la differenza.

      Ma gli antichi sapevano che la Morte non è svincolata dalla Vita, non è "da esorcizzare" ma da sapere come valore intriseco e insostituibile. Perché senza la Morte, la Vita diventa priva di senso, ed infatti non si parla di come trattiamo in generale la vita sul pianeta, di come la intendiamo, di come ci rapportiamo ad essa. Ad esempio non riusciamo neppure a immaginare quanto postare una qualunque stronzata vegetofila, dentro nel tubo tecnofrenico, costi alla terra tonnellate di vita consumata dentro la chimica ipertossica, oltre ovviamente a succhiare parassiticamente energia e coscienza con essa. Senza una qualità della morte, non c'è nessuna qualità sostenibile della vita.
      A me non frega niente di mangiare carne, o di sapere se mi fa male mangiare carne, o di sapere se e come la carne ha senso mangiarla. Ma del perché si parla di Morte in questo modo totalmente incosciente, perchè la si signitica SOLO come qualcosa di riprovevole e inaccettabile, perché la si proietta nell'esistenza senza mai averne il minimo rispetto o senso profondamente Sacro.
      Io credo che accada perché la morte ci ricorda che sarai scollegato, che ti piaccia o no, e dovrai poi affrontare d'un colpo l'essere OUT, irrimediabilmente sconnesso. Rotto.
      Dato che nell'istenza tecnofrenica un apparecchio sconnesso è inaccettabile, ci fa stare nel disagio del rifiuto, allora lo specchio dello specchio interiore ci obbliga a rifiutare la Morte con prepotenza.

      Quanto finalmente la giustizia delle cose senza tempo spazzerà via questa mentalità chiusa e dogmatica, sigillandola dentro le sue proprie condizioni di incoscienza, forse dell'Uomo, così divorato dall'interno, non rimarrà che pelle. L'apparenza superficiale di noi oggi. Allora le bestie tornarenno a godere del loro dominio di grazia ed equilibrio con il contesto che saprà accoglierli, nel giusto equilibrio di brutalità e dolcezza, di orrore e bellezza, di abbondanza e gioia. Finchè con il nostro frastuono roboante, vivremo senza ascoltarli, senza cibarci di loro nel rispetto di un delicato equilibrio ecosistemico, in sostanza senza saperli sacerdoti rappresentanti della chiesa terrestre di cui noi siamo meserabili intrusi, noi saremo condannati all'ifamia e al destino che crediamo di avere imposto a loro. Non d'essere cibo, ma una disgrazia per noi stessi.

    1. FlavioBosio 23 giugno 2015

      ...Non puoi vincere...


      Dimmi, qual'è il tuo mestiere??

      http://www.youtube.com/watch?v=rLL6sjmr2do

      Lo scopo non é vincere..
    1. SanPap 23 giugno 2015

    2. Teorema di Ginsberg:
      1. Non puoi vincere.
      2. Non puoi pareggiare.
      3. Non puoi nemmeno abbandonare.
      • Chiosa di Freeman al teorema di Ginsberg: Tutte le più importanti filosofie che cercano di dare un significato alla vita sono basate sulla negazione di una parte del teorema di Ginsberg. Per esempio:
        1. Il capitalismo è basato sul presupposto che si possa vincere.
        2. Il socialismo è basato sul presupposto che si possa pareggiare.
        3. Il misticismo è basato sul presupposto che si possa abbandonare.
    1. FlavioBosio 23 giugno 2015

      Ricapitolando...

      Abolire la carne, abolire i combustibili fossili, abolire le armi ed abolire pure il denaro contante, uno stato socialista che elargisce sussidi a tutti ed un micro chip infilato nel culo.

      Io passo..

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