MA SI PUO' FARE LA RIVOLUZIONE ?

MA SI PUO' FARE LA RIVOLUZIONE ?

DI GEORGIOS

comedonchisciotte.org

«Il proletariato deve sostenere qualunque borghesia, anche la peggiore, nella misura in cui lotti concretamente contro la “troika”». (1)

«Il proletariato deve operare, insieme con la borghesia, l'abbattimento del potere reazionario “troikano”, instaurando una dittatura democratica degli operai e dei contadini». (1)

«La parola d'ordine della difesa della patria è legittima e progressista in caso di guerra di liberazione nazionale». (2)

Queste tre frasi sono state scritte da uno che di rivoluzioni se ne intendeva. Infatti fu il maestro d'orchestra di una rivoluzione che cambiò il corso della storia di tutto il mondo: Vladimir Il'ič Ul'janov meglio noto come Vladimir Lenin.

Per la verità, lui invece di “troika” scrisse “zarismo” e invece di “troikano” scrisse “zarista”. Ma questi non sono gli unici adattamenti che dovremmo fare per portare questo pensiero rivoluzionario ai nostri giorni.

Prima di tutto la definizione stessa di “proletariato” non sembra trovare riscontro nella realtà sociale di questo 21o secolo europeo. In secondo luogo la frase “operai e contadini”, a differenza di quello che rappresentava nella Russia dell'inizio del 20o secolo, oggi non include la stragrande maggioranza degli oppressi della società in cui viviamo. Infine, la storia ha dimostrato che la concezione della “dittatura democratica degli operai e dei contadini”, anche attribuendo al suo ideatore tutte le attenuanti di buona fede, non solo non e' mai esistita, ma e' finita per diventare un pretesto ideologico, quindi staccato dalla vita reale della società degli uomini, per l'instaurarsi di un duro regime della nomenclatura partitica sul resto del popolo sovietico. Per cui, il risultato finale fu una dittatura pura e semplice. Certo, le sue origini non si ebbero in un oscuro ufficio dei servizi segreti o del ministero degli Esteri di una superpotenza e neanche in una scuola militare per aspiranti dittatori latinoamericani.

Simpatizzanti delle teorie di complotto permettendo, essa fu il risultato genuino di una sollevazione popolare che complessivamente durò per almeno 12 anni: dal 1905 fino al 1917. Di conseguenza, se vogliamo basarci sullo studio della scienza della Storia, abbiamo la prova provata che la rivoluzione c'è stata e che questa rivoluzione, questo atto rivoluzionario delle forze popolari, le forze degli uomini e delle donne di quella società, riuscì, come in altri casi analoghi nel passato, a rovesciare un regime parassitario e reazionario che succhiava il sudore e il sangue del popolo.

Accettare questo equivale ad accettare che l'atto rivoluzionario e' potenzialmente presente in quasi ogni momento del percorso storico anche se non sempre trova il modo per manifestarsi concretamente. Infatti, la prima, storicamente riferita, sollevazione rivoluzionaria di un popolo risale al 507 aC quando il popolo ateniese cacciò i rappresentanti del regime oligarchico con i quali l'aristocratico Isagora aveva arbitrariamente sostituito i membri dell'assemblea della città, e riportò in carica l'esiliato Clistene, uno dei padri della democrazia nella Grecia classica. Ma anche dopo, in tutta la storia della Grecia classica, la consapevolezza della parola magica “diritti”, ossia lo spirito democratico, era sempre viva, e c'è stato un susseguirsi di rivoluzioni democratiche popolari e di colpi di stato aristocratici che naturalmente come obbiettivo ultimo avevano la spartizione della torta sociale secondo il famoso detto dell'epicureo Mitròdoros: “Inizio e radice di ogni valore e' la pancia e tutte le complicate matterie e problemi che affliggono l'uomo finiscono in essa”.

Il problema era che gli aristocratici, (àristos + kràtos cioè il potere dei migliori, ove per “migliori” i proprietari terrieri intendevano se stessi) non volevano spartire niente con i democratici (dìmos + kràtos cioè il potere del popolo) e la cosa, in un modo analogo, si svolse anche nella Res Pubblica dell'antica Roma tra patrizi e plebei. L'avvento del dio della guerra Ares in persona (Alessandro il Magno) in Grecia e dei generali imperatori in Italia mise fine a queste guerre di classe antiche, globalizzando per la prima volta il mondo, e per più di mille anni l'umanità sprofondò nell'oscurità più buia conoscendo un regresso senza precedenti in ogni settore della scienza: Tra Archimede e Copernico e tra Erone di Alessandria e Leonardo da Vinci il nulla assoluto. 1.600 anni uguali a zero.

Lo scontro sociale di classe riprese momento per ragioni relative al processo produttivo dell'attività umana, circa verso la metà del precedente millennio e specialmente dopo la Rivoluzione Francese del 1789. Come si e' visto queste ragioni erano state per la prima volta accennate nella Grecia classica ma poi erano sostanzialmente neutralizzate tramite una specie di globalizzazione dell'epoca, cioè il susseguirsi di imperi da Alessandro in poi. Dal 1789 però e fino a buona parte della seconda metà del 900, tutto il mondo venne scosso da un susseguirsi di rivoluzioni in quasi tutti i continenti. Di nuovo il fattore determinante per questo tipo di sviluppo fu l'acquisizione, per una volta ancora, del senso dei diritti, cioè la riapertura dell'eterno problema della spartizione della torta.

La domanda scottante perciò non e' se una rivoluzione e' possibile, bensì se una rivoluzione e' possibile oggi.

Cerchiamo allora di far corrispondere i pezzi del puzzle del 1917 con i pezzi che abbiamo a disposizione in questa malandata Europa della seconda decade del 21o secolo. Poi, ognuno sarà libero di trarre le proprie deduzioni.

Allora c'era lo zarismo mentre ora abbiamo la troika, i banchieri e i cosiddetti poteri forti. Naturalmente si possono fare varie riflessioni ma, come ruolo, stiamo parlando di due cose perfettamente analoghe.

Il punto chiave e' la famosa questione delle alleanze di classe. Allora c'era l'alleanza tra proletari e contadini. Che cosa possiamo mettere al suo posto oggi? Ma esiste un problema più semplice di questo? Al tempo della rivoluzione russa si doveva pur fare una distinzione tra una classe sociale e l'altra che il progetto di alleanza di classe doveva lasciar fuori: solo tra la classe dei contadini esisteva una pletora di suddivisioni. Poi i vari piccoli funzionari o dipendenti pubblici erano fuori dall'equazione. Per non parlare della classe dei nobili che naturalmente si schieravano dall'altra parte costituendo però una classe in sé . E tutto ciò senza considerare le suddivisioni etniche di quel paese vastissimo. Insomma un bel caos. C'è da chiedersi come abbia fatto il maestro!

E oggi? Per essere onesti bisogna riconoscere che allora la gente aveva sulle spalle i 3 anni di massacri inutili e idioti della 1a GM e non ne poteva più a differenza di noi che oggi abbiamo sulle spalle 30 anni di consumismo idiota che affievolisce l'abilità critica e il senso di dignità del cittadino. Se però si va a ragionare in termini di interesse di classe e quindi di alleanze di classe, se si va ad esaminare chi viene colpito dalle “riforme strutturali”, l'austerità indiscriminata, la demolizione dello stato sociale e via dicendo, sfido io chi mi troverà una classe sociale che sia pro-troika per interesse di classe naturalmente. Non il cugino del vicino che gli hanno promesso il posto di non so che, ma una classe sociale intera. Non c'è niente. Oggi tutta la società civile e' potenzialmente anti-troika, poliziotti e carcerieri compresi. La parola chiave e' “Popolo”. Tutto il popolo.

E in più viviamo in un'epoca nella quale anche se hanno messo nel mirino i nostri diritti sociali, civili ed umani, questi diritti sono ben presenti non solo nella memoria collettiva della società, ma la quasi totalità di essi continuano a trovarsi in validità e sono contenuti nella Costituzione e nelle Leggi dello Stato.

Questa e' una lotta per la liberazione nazionale e perciò per la difesa della patria che e' la garanzia dei nostri diritti. Che loro vogliono abolire per riportarci con la loro globalizzazione verso un nuovo medioevo ove dimenticheremo il significato della parola “diritti”. Ma loro sono dei fuorilegge perché hanno calpestato ogni regola scritta e non hanno nessuna base di legittimazione.

Che cosa manca? Manca la presa di coscienza di classe. Il che vuol dire capire quanto siamo incazzati e forti noi e quanto sono, nella loro prepotenza e apparente supremazia, terrorizzati e inesistenti loro. Solo questo. Non e' poco né e' facile. Ma la storia non ha mai detto che la rivoluzione e' una cosa facile. La storia dice che la rivoluzione e' possibile.

Georgios

Fonte: www.comedonchisciotte.org

19.8.2014

(1) http://it.wikipedia.org/wiki/Lenin#La_rivoluzione_del_1905_e_il_III_congresso_del_POSDR

(2) http://it.wikipedia.org/wiki/Lenin#La_prima_guerra_mondiale

Commenti (48)

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    1. ROE 20 agosto 2014

      Domande di uno che vuole attivamente partecipare:


      1) che obiettivo potrebbe avere un rivoluzione italiana?


      2) con quali mezzi e quale strategia si potrebbe fare?


      3) quali costi si possono prevedere?


      4) quanti italiani sarebbero d'accordo?


      5) quanti italiani potrebbero attivamente partecipare?


      6) quali sarebbero le reazioni controrivoluzionarie?


      7) come si controreagisce alle reazioni controrivoluzionarie?


      8) se la rivoluzione riuscisse che tipo di società si potrebbe prefigurare?


      9) quali sarebbero gli effetti internazionali e come gestirli?


    1. tania 20 agosto 2014

      Hai ragione , sono stata un pò pedante , è solo che ho all'idea sbagliata che si sarebbero potuti fare qualche bambino o qualcuno che non ha avuto occasione di studiare la Storia . Per questo ho risposto "senza contare fino a 10" come si suol dire . Mi capita spesso , non prendertela .

      Sul resto , sul contenuto dell'articolo , non mi sono voluta esprimere per altre ragioni .

    1. tania 20 agosto 2014

      Ciao anche a te , e sono assolutamente d'accardo : meno male che c'è stato l'Illuminismo , senza dubbio alcuno , ci mancherebba altro . Tra l'altro sono stata un pò ingenerosa ad attribuire la "colpa" di questo stereotipo alla "storiografia illuminista" ( mi riferisco ad esempio a saggi molto approssimativi , per usare un eufemismo , come quello di Cristoforo Keller , "Historia Antiqua , Historia Medioevi , Historia Nova" , o come quello di Voltaire , "Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni" , o come quello di E.Gibbon , "Storia della caduta e del declino dell'Impero Romano" eccetera ; ovviamente non avevano gli strumenti per far meglio : nel senso che questo non toglie nulla al fatto che Voltaire sia stato senz'altro un personaggio importante come tanti altri del secolo dei Lumi eccetera ) perchè in realto lo "stereotipo" inizia a prendere il via prima dell'Illuminismo : inizia con alcune opere di Giorgio Vasari , Lorenzo Ghiberti , Flavio Biondo , N.Macchiavelli , di alcuni collaboratori di Lutero come Melantone eccetera . Ecco , però , dopo aver alleggerito da colpe qualche storico illuminista per quanto riguarda la "lettura storiografica" del Medioevo , ribadisco che sono assolutamente d'accordo con te sull'importanza dell'Illuminismo .


    1. OlausWormius 20 agosto 2014

      Molti "rivoluzionari" nostalgici degli anni '60 e '70, ovvero del periodo in cui erano ancora giovani e belli, non capiscono che le elites il "comunismo" lo stanno già facendo.

      Certo non è quello che i giovani dell'epoca (e alcuni dei loro padri) immaginavano quando sognavano ad occhi aperti nei magnifici anni sessanta, d'altronde ogni indottrinamento non ha lo scopo di insegnare la verità.

      Il globalismo è quello che hanno sempre sognato i veri comunisti (come Napolitano che ora tanto disprezzate), idem la fine del ceto medio, idem la fine della patria, idem tante altre cose citate in questo articolo.

      Quindi chi stiamo prendendo in giro? I giovani certo dovrebbero ribellarsi essendo la cosiddetta "generazione tradita" (ed ora ce ne sono già numerose di generazioni tradite), ma tradita da chi? Forse tra gli altri proprio da quella generazione cresciuta nei magnifici anni sessanta che hanno contribuito alla distruzione di tutti i valori. Quelli che all'epoca odiavano i "matusa" ed ora si ritrovano loro stessi matusa a fare le prediche ai giovani.
      La conosco fin troppo bene questa gente e le loro ipocrisie.

      Assurdo poi che ci si aspetta che i "borghesi" si alleino con qualche condottiero rivoluzionario massone (come Lenin) contro la troika.
      Sappiamo bene che fine hanno fatto i borghesi dopo la rivoluzione comunista.

    1. Georgios 20 agosto 2014

      Infatti gli inglesi sono stati dei maestri nel prevenire un loro 1789. Va bene però che alcuni anni prima la cosiddetta gloriosa rivoluzione era stata preceduta da un'altra rivoluzione che si tramutò in guerra civile.

      In ogni caso gli inglesi si sono sempre dimostrati molto furbi e determinati. Infatti la loro politica estera con apice il loro comportamento verso le ex colonie e' stata la causa di molti mali che affliggono queste ex colonie ancora oggi.

    1. RosannaSpadini 20 agosto 2014

      Infatti come sostenevo nel primo commento, l'articolo affronta la storia delle rivoluzioni in occidente, e dato che è semplicemente un articolo e non un saggio storico, è logico che debba sorvolare su alcuni tratti della storia.

      Ho trovato però innovativa la tesi di Georgios: lo spirito della rivoluzione è sempre stato presente nela storia occidentale, a partire dall'antica Grecia (infatti lui riporta l'esempio di Clistene), poi per lunghi secoli è stato represso dagli eventi autoritari, in termini ideologici e militari, quali: impero romano, medioevo cristiano.

      E' poi risorto solo con l'avvento della nascita della Scienza Moderna, e infatti le prime rivoluzioni europee furono quelle inglesi, anche se borghesi: prima rivoluzione inglese, del 1642 e la Gloriosa rivoluzione (o seconda rivoluzione inglese) del 1688 [it.wikipedia.org], senza alcun tipo di coinvolgimento delle masse popolari, ma anche senza spargimento di sangue.

    1. bysantium 20 agosto 2014

      "Simpatizzanti delle teorie di complotto permettendo, essa fu il
      risultato genuino di una sollevazione popolare che complessivamente durò
      per almeno 12 anni: dal 1905 fino al 1917. Di conseguenza, se vogliamo
      basarci sullo studio della scienza della Storia, abbiamo la prova
      provata che la rivoluzione c'è stata e che questa rivoluzione, questo
      atto rivoluzionario delle forze popolari, le forze degli uomini e delle
      donne di quella società, riuscì, come in altri casi analoghi nel
      passato, a rovesciare un regime parassitario e reazionario che succhiava
      il sudore e il sangue del popolo."

      Cosa dire da parte di un "simpatizzante delle teorie di complotto" : eterogenesi dei fini?

    1. Georgios 20 agosto 2014

      Ma insomma, perché alcuni di voi avete la mania di mettere delle bandierine fino a qui giallo, da qui a qui nero, da lì a là bianco e cosi via?

      Mica ho fatto un'analisi sul medioevo. Mica ho detto che in questi 1600 anni non e' successo niente. Ho detto che per 1600 anni la scienza (in Europa, purtroppo quello mi e' sfuggito) e' morta, perché? E' sbagliato? E tutto ciò senza citare il medioevo. Infatti la parola "medioevo" e' citata una sola volta nell'articolo, verso la fine, per indicare dove ci vogliono portare nel senso metaforico del termine. Senso che non a caso ha assunto il significato che ha assunto nella nostra mente. Non mi dirai che quello fu un periodo brillante per l'umanità.

      Lo so benissimo quanto e' durato il medioevo ma io volevo indicare l'arretramento subito dall'umanità in termini di progresso di ogni tipo a causa del soffocamento delle idee democratiche dell'antichità. Cosi ho sottratto il tempo di Erone dal tempo di da Vinci, il tempo di Ipparco dal tempo di Colombo. Ne viene fuori 1600, che faccio? Scrivo 1000 perché tanto e' durato il medioevo?

      Siate un po più aperti di mente, un po più comprensivi verso le intenzioni dati i tempi che corrono e se poi trovate scritta una assurdità o inesattezza storica annotate pure.

      Ma soprattutto, se volete contribuire veramente, abbiate come primo obbiettivo il prolungamento del discorso iniziato nell'articolo invece di cercare di individuare degli inesistenti errori storici. Un discorso sul medioevo, se vuoi, lo possiamo anche fare, ma non qui. Non e' questo l'argomento qui.

    1. RosannaSpadini 20 agosto 2014

      Ciao Tania, finalmente una donna interviene con un commento molto puntuale e competente, mi sentivo una solitaria negli ultimi tempi. Hai fatto una bella rassegna sorico culturale del Medioevo, con particolare riguardo agli aspetti sociali, politici, economici e tecnologici.

      E come tu non sei l'avvocatessa di totalrec, io non la sono di Georgios, però anch'io vorrei aggiungere qualcosa. Se infatti è vero che l'articolo ha sorvolato in maniera troppo frettolosa sul "Bel Medioevo", età lunga, complessa ed eterogenea, che tu dici è stata screditata dall'Illuminismo, è anche vero che l'Iluminismo non aveva proprio tutti i torti a criticarla, perché la cultura medievale era totalmente dominata dall'ideologia cristiano/cattolica, che quindi ha impedito la nascita della scienza moderna (affermatasi solo nel '600 con Galilei), la nascita della ricerca scientifica sperimentale, la nascita della storiografia scientifica, insomma nel lungo medioevo veniva impedito dall'ideologia cristiana ogni tipo di ricerca che usasse il metodo sperimentale, che sta all'origine della nascita della scienza moderna, come la conosciamo noi.

      Anche perché per tutto quel lungo periodo il mondo della cultura era governato proprio dalla Chiesa Cattolica, che veniva rappresentato dalla Filosofia Scolastica, la quale sosteneva il principio dell'"Ipse dixit": l'ha detto Aristotele, che ci ha consegnato tutto lo scibile umano, e dunque è inutile fare ricerca scientifica. Fino a Galileo Galilei, che rischiò la vita e dovette abiurare le proprie tesi copernicane, perché era inammissibile che la terra girasse intorno al sole, dato che la Bibbia diceva appunto che "Giosuè chiese a Dio di fermare il sole. "

      Siamo nel 1630 e il medioevo avrebbe dovuto essere finito da un pezzo.

    1. tania 20 agosto 2014

      Non sono l'avvocatessa di totalrec , e mi dispiacerebbe sembrare pedante ma ( solo poichè siamo in un forum pubblico e magari qualche ragazzino o qualcuno che non ha ancora avuto occosione di studiare il Medioevo sta leggendo ) ti invito ad osservare che i "secoli bui" non sono durati "1600 anni" ( tra l'altro convenzionalmente l'intero Medioevo dura in tutto circa mille anni ) . Addirittua i medievisti ( da LeGoff a Sergi a Montanari a Pirenne eccetera) ne relativizzano l'esistenza : accennato in breve ovviamente , quella di "secoli bui" è un'errata proiezione ( della primissima storiografia moderna , quella "illuministica" in sostanza ) , su tutto l'arco del Medioevo , di un secolo , l'ultimo , il "lungo" Trecento , questo sì effettivamente "buio" ( guerre , peste , carestie eccetera ) . In ogni caso , anche solo nei libri "scolastici" , per "secoli bui" si intende solo il cosiddetto Alto Medioevo ( che , ripeto , non era esattamente "buio" : non solo c'era un'abbondante varietà alimentare come ha mostrato Massimo Montanari , ma l'economia delle curtis non era propriamente chiusa , era anche molro aperta , il lavoro non era solo "servile" , ma anche salariato e "libero" eccetera eccetera )

      Volevo però dire che in realtà , dinanzi al concetto di Medioevo , non esista studioso serio che non reagisca ponendo immediatamente la domanda "quale ?" : poichè ( anche in virtù dei mille anni ai quali si riferisce , ma non solo per questo ) esiste un Medioevo barbarico , ma ce n'è anche uno di raffinata cultura ; uno rurale e uno cittadino ; uno illeterato e uno colto ; un Medioevo suoerstizioso e uno razionalista ; un Medioevo guerriero e uno disarmato e mercantile eccetera eccetera . Tra l'altro il secolo effettivamente "buio" ( il "lungo" Trecento , che prepara la fine del Medioevo ) se osservato da altre angolature vede l'esplodere di molti scontri di classe ripresi dalla storiografia marxista ( paradigmatico , tra gli altri , il famoso Tumulto dei Ciompi.. ) ; vede l'innovazione tacnica che permette nel secolo successivo i primi "viaggi di esplorazione" portoghesi che "aprono" al mondo ; vede l'innovazione commerciale ( la genesi dell'alta finanza , l'inizio dei primi cicli sistemici d'accumulazione dell'econ omia-mondo capitalista eccetera ) ; innovazioni scintifiche , giuridiche eccetera eccetera .

      Basta , mi sono dilungata un pò troppo : invito solo a dismettere le immagini stereotipate di "secoli bui" , perchè la realtà era più complessa , più diversificata .

    1. Georgios 20 agosto 2014

      Grazie anche a te, grazie a tutti noi che cerchiamo di trovare e consolidare quello che abbiamo in comune senza insistere cocciutamente su quello che ci divide.

      Anche la descrizione dei dieci punti che fai e' ottima e descrive l'eventuale passo verso la liberazione.

      Unica osservazione: L'importante non e' "chi" ma "quando". Noi dovremo essere il "chi". Noi gestiremo la nuova situazione, abbiamo i mezzi e abbiamo anche la capacità. Stai sicura di questo.

      Se potessi solo dirmi "quando"! Quella sì che sarebbe LA risposta.

    1. Georgios 20 agosto 2014

      Suppongo che l'elettricità non esisteva prima di Benjamin Franklin, vero? Quindi anche le classi non esistevano prima "dell'età moderna". E magari neanche gli indiani del nuovo continente prima di Colombo? Certo, se qualcosa non ha il sigillo dell'ufficio brevetti della civiltà occidentale, che però i classici prodotti della sua arrogante cultura possono estendere anche nel medioevo, allora non esiste.

      Questo mischiare dei significati poi e' davvero impressionante. Essere uomo di scienza o/e del progresso significa cosa politicamente per loro? Che c'entrano politicamente Archimede e Copernico con il vuoto di ignoranza cristiana che c'è stato tra loro?

      Devi saper distinguere tra sollevazioni di fazioni, riforme religiose, lotte di potere, guerre e via dicendo e rivoluzioni. La rivoluzione e' il tentativo (riuscito o meno) di cambiamento radicale dell'ordine sociale da parte della classe detta antagonista contro la classe detta dominante. Per farti un esempio quella di Spartaco (anche se allora non c'era ancora il medioevo) fu una guerra indipendentemente dal fatto che a scuola o a Hollywood la chiamano rivoluzione. Se fosse stata una rivoluzione e dato il numero di schiavi in Italia allora, l'impero sarebbe crollato.

      Qualche sollevazione popolare di qua o di là c'è stata pure anche nel medioevo, ma ci vogliono altre cose per chiamarla rivoluzione. Ci vuole sopratutto un modello economico opprimente per il popolo, ci vuole l'impossibilità provata del suo funzionamento nella realtà giornaliera della società e ci vuole l'esistenza della classe che e' capace di operare il cambiamento appunto rivoluzionario per imporre il suo, il nuovo modello economico che si adatta a questa realtà giornaliera.

    1. RosannaSpadini 20 agosto 2014

      Hai perfettamente ragione, ma questi sono gli "intellettuali del nostro tempo", del tempo della cultura consumistica globalizzata, infatti dove sono finiti gli altri?

      Pasolini, Vittorini, Fenoglio, Moravia, Montale, Calamandrei, Gramsci, Bobbio, ecc.?

      Saviano e Benigni sono intellettuali, in quanto lavorano con l'intelletto e si sono distinti per aver rappresentato, in ambiti diversi, le glorie di una nazione colta, civile e democratica.

      Ora tutto questo sta finendo, perché nemmeno loro, che pure hanno avuto dei meriti culturali, hanno saputo distinguere la verità dalla menzogna.

      E questo, come dici tu, descrive perfettamente la tragedia che stiamo vivendo ...

    1. Georgios 20 agosto 2014

      Certo.

      Non si fa un clic e si passa da un'epoca all'altra. Guardando però molto dopo, a distanza non di secoli ma quasi di millenni, le differenze sono grosso modo visibili. In un certo senso l'arretramento era già cominciato dal periodo ellenistico, accentuato poi all'epoca romana. Ma le invasioni hanno lasciato il segno più profondo.

      L'ideatore del sistema eliocentrico fu Aristarco di Samo (che addirittura concepì l'universo quasi come lo capiamo noi oggi) nel 3o secolo aC, ma Ipazia era una donna che... leggeva molto.

      Sul tuo augurio non posso che essere d'accordo, ma vediamo ora come si può realizzare almeno il primo passo, quello di sbarazzarci dei parassiti sanguisughe.

    1. totalrec 20 agosto 2014

      Scusa, Rosanna, ma forse non hai letto bene il passo che ho citato:

      "per più di mille anni l'umanità sprofondò nell'oscurità più buia conoscendo un regresso senza precedenti in ogni settore della scienza: Tra Archimede e Copernico e tra Erone di Alessandria e Leonardo da Vinci il nulla assoluto. 1.600 anni uguali a zero."


      A meno che Archimede, Copernico, Erone e Leonardo fossero, a mia insaputa, anche noti rivoluzionari di piazza, devo confermare che il tipo dice sciocchezze di proporzioni inimmaginabili. Senza contare che parlare di "coscienza di classe" in epoca romana e medievale (cioè in un periodo in cui il concetto di "classe sociale" - che nascerà solo nell'età moderna -non era ancora neppure immaginabile) rivela una conoscenza della storia acquisita in qualche distaccamento sindacale; così come il negare che siano comunque esistite delle rivoluzioni in epoca medievale: solo a Bisanzio ce ne saranno state una quindicina di proporzioni ragguardevoli, per non parlare di Spartaco, della rivolta di Castel Tenno, delle infinite ribellioni anticarolinge, del Barbarossa e della Lega, della stessa rivoluzione protestante - che vide una delle repressioni anticontadine più sanguinose della storia - e mille altri eventi rivoluzionari che l'articolista disconosce o ignora, da perfetto ideologo, per il quale le idee astratte contano più della realtà dei fatti.
      Sorvolo poi sull'idea di considerare il medioevo come il trionfo della globalizzazione, quando anche il più somaro degli scolaretti sa che si tratta dell'epoca del particolarismo feudale e della disarticolazione territoriale per antonomasia. Veramente, un articolo che sembra provenire da una realtà parallela, con nessun elemento in comune con la nostra.

      (GF)
    1. Abrazov 20 agosto 2014

      @RosannaSpadini

      Il fatto che alla voce "intellettuali" siano citati Saviano e Benigni, descrive
      perfettamente la tragedia che stiamo vivendo ...

    1. cardisem 20 agosto 2014

      Non ho voluto intervenire sul tema Medioevo, perché non volevo apparire come il solito pedante... Ma visto che ormai il dibattito si è avviato, vorrei osservare:
      - indubbiamente vi è stata una certa caricatura del Medioevo, ma il mondo anche dopo un cataclisma non si ferma e il processo di civilizzazione parte di nuovo...
      - mi sembra si possa sostenere che fra il mondo della romanità e quello delle invasioni barbariche una vistosa frattura ci sia stata...
      - uno sceneggiato storico, spero attendibile, che ho visto qualche giorno fa, narrava di Ipazia che aveva già intuito la teoria eliocentrica per la quale occorrerà aspettare un migliaio di anni... Ipazia fu lapidata come strega mentre i lapidatori Cirillo e Dalmazio vennero proclamati santi e sono tuttora venerati come Santi della Chiesa Romana...
      - secondo una lettura fatta, già in epoca romana vi sarebbe stato un arretramento del pensiero scientifico rispetto all’epoca ellenistica...

      Insomma il cammino dell’umanità non è sempre magnifico e progressivo: si può ben regredire, sotto molteplici parametri... Per questo io sono del parere che bisognerebbe instaurare una sorta di governo non importa se uni o multipolare dove però l’Umanità sia concepita come un Intero e ogni componente egualmente preziosa e suscettibile di ogni potenzialità di sviluppo... Credo che questo sia "possibile” a condizione che vi sia una diffusa consapevolezza e volontà di raggiungere questo scopo, questo obiettivo di una umanità veramente solidale...

    1. Georgios 20 agosto 2014

      Risposta all'utente totalrec a proposito degli anni bui del medioevo.

      Cercare i seguenti nomi e le relative innovazioni-scoperte-teorie introdotte da loro. Poi, cercare in questi 1600 anni bui (omissione mia, dovevo aggiungere “europei”) qualcosa che indica proseguimento, elaborazione o scoperta che sia inerente al loro lavoro:

      Euclide, Aristarco, Ctesibio, Archimede, Eratostene, Ipparco, Erone. Risparmio la fatica, non si troverà nulla.

      A proposito, il nome di Erone non e' stato utilizzato casualmente. Egli fu l'inventore della macchina a vapore. Chi tentò per primo di reinventare questa macchina? Leonardo da Vinci (con il cosiddetto Archituono) nel 15o secolo. Si faccia un po il conto e si considerino gli anni perduti per la mancata introduzione di questa macchina nei processi produttivi.

      Si parla di navigazione e di conoscenze geografiche. Secondo lo storico, filosofo e geografo Strabone e' stato Ipparco che, basandosi sulle differenze delle maree tra il mare dell'Arabia e quelle delle coste spagnole e francesi sull'oceano Atlantico, aveva concluso che tra gli oceani Indiano e Atlantico ci doveva essere “una grande estensione di terra”. Anche questo 1600 anni prima di Colombo. Fino ad allora i navigatori medievali tenevano (a parte il bacino mediterraneo) le coste in buona vista.

      Ma vediamo gli “enormi progressi in ogni campo” durante il medioevo:

      Cultura e filosofia: tenendo ben presente che stiamo parlando della cultura occidentale (o no?) bisogna ricordare che il termine di “occidente” che usiamo oggi, nel medioevo non esisteva. Al suo posto c'era la “cristianità” che gli cedette il posto dopo la crisi che provocò la riforma protestante. Quella era la cultura del medioevo, la cultura cristiana, la cultura del credere e non indagare. E la filosofia nata in quel periodo era la filosofia del “sesso degli angeli” e altre simili e profonde tematiche descritte per esempio da Umberto Eco nel suo libro Il Nome della Rosa.

      Economia, commercio, tecnica e scienza: Queste cose vanno insieme e sono direttamente correlate tra loro. L'economia medievale si basava sulla presenza del signore-protettore che dominava sui suoi sudditi (e suoi soldati quando c'era il caso) sui quali aveva un potere assoluto e irrimediabile. L'unica innovazione rispetto al precedente periodo, quello della schiavitù, fu quello della sua abolizione, non per ragioni umanitarie ma soltanto economiche. Il servo della gleba doveva badare a se stesso (pagando tutto ciò che doveva pagare al signore) e non doveva essere mantenuto dal padrone. Il commercio era asfissiato dai dazi che si dovevano pagare per passare dalle valli, i ponti e le foreste possedute dai signori. L'agricoltura ebbe un progresso ma le basi erano già state poste fin dai tempi degli egiziani (che per questa ragione avevano sviluppato molto la geometria).

      La polvere da sparo fu invenzione cinese e comunque ogni miglioramento di tecnica da combattimento o di macchine da guerra (Ctesibio aveva inventato la prima catapulta funzionante a base di aria compressa) non può essere chiamato “enorme progresso”.

      Per finire, la mia era una descrizione di tipo epocale e non ho messo a confronto o sottovalutato nessun paese o civiltà. Va da sé che i contributi della civiltà romana (Lucrezio, Orazio, Virgilio e via dicendo) sono intesi come contenuti nella descrizione del “prima” degli anni bui del medioevo. Ogni passaggio della storia umana avviene gradatamente e non in precise date per cui qualcosa “rimane fuori”.

    1. Jor-el 20 agosto 2014

      Il punto 7:

      hai fatto bene a citare gli intellettuali. La totale genuflessione del ceto intellettuale al pensiero unico dominate è una grande tragedia italiana. Verrà il giorno in cui queste persone saranno chiamate a risponderne. Nel frattempo mi chiedo com'è possibile che esistano persone istruite così ottuse e senza cuore. Non credo sia solo per i soldi, il prestigio e il potere. Gli intellettuali italiani hanno un grosso problema di ordine etico.
    1. RosannaSpadini 20 agosto 2014

      @totalrec, guarda che hai frainteso, perché Gerogios si riferiva a "secoli bui" per quanto riguarda le realizzazione delle "rivoluzioni", non per quanto riguarda la cultura, il progresso tecnologico, scientifico, la letteratura, l'arte.

      Anche per quanto riguarda la tua affermazione:"la stessa che porta a credere che il motore
      di una rivoluzione possa davvero essere la "sollevazione" di masse
      contadine e proletarie analfabete."

      Gerorgios ha detto esattamente il contrario, cioè:"Prima di tutto la definizione stessa di “proletariato” non sembra trovare riscontro nella realtà sociale di questo 21o secolo europeo. In secondo luogo la frase “operai e contadini”,
      a differenza di quello che rappresentava nella Russia dell'inizio del
      20o secolo, oggi non include la stragrande maggioranza degli oppressi
      della società in cui viviamo. Infine, la storia ha dimostrato che la
      concezione della “dittatura democratica degli operai e dei contadini”,
      anche attribuendo al suo ideatore tutte le attenuanti di buona fede,
      non solo non e' mai esistita, ma e' finita per diventare un pretesto
      ideologico, quindi staccato dalla vita reale della società degli uomini,
      per l'instaurarsi di un duro regime della nomenclatura partitica sul
      resto del popolo sovietico."

      Cioè ha detto che la rivoluzione di "operai e contadini" non è esistita nemmeno in epoca zarista, figuriamoci se esiste oggi.

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