MA SI PUO' FARE LA RIVOLUZIONE ?

MA SI PUO' FARE LA RIVOLUZIONE ?

DI GEORGIOS

comedonchisciotte.org

«Il proletariato deve sostenere qualunque borghesia, anche la peggiore, nella misura in cui lotti concretamente contro la “troika”». (1)

«Il proletariato deve operare, insieme con la borghesia, l'abbattimento del potere reazionario “troikano”, instaurando una dittatura democratica degli operai e dei contadini». (1)

«La parola d'ordine della difesa della patria è legittima e progressista in caso di guerra di liberazione nazionale». (2)

Queste tre frasi sono state scritte da uno che di rivoluzioni se ne intendeva. Infatti fu il maestro d'orchestra di una rivoluzione che cambiò il corso della storia di tutto il mondo: Vladimir Il'ič Ul'janov meglio noto come Vladimir Lenin.

Per la verità, lui invece di “troika” scrisse “zarismo” e invece di “troikano” scrisse “zarista”. Ma questi non sono gli unici adattamenti che dovremmo fare per portare questo pensiero rivoluzionario ai nostri giorni.

Prima di tutto la definizione stessa di “proletariato” non sembra trovare riscontro nella realtà sociale di questo 21o secolo europeo. In secondo luogo la frase “operai e contadini”, a differenza di quello che rappresentava nella Russia dell'inizio del 20o secolo, oggi non include la stragrande maggioranza degli oppressi della società in cui viviamo. Infine, la storia ha dimostrato che la concezione della “dittatura democratica degli operai e dei contadini”, anche attribuendo al suo ideatore tutte le attenuanti di buona fede, non solo non e' mai esistita, ma e' finita per diventare un pretesto ideologico, quindi staccato dalla vita reale della società degli uomini, per l'instaurarsi di un duro regime della nomenclatura partitica sul resto del popolo sovietico. Per cui, il risultato finale fu una dittatura pura e semplice. Certo, le sue origini non si ebbero in un oscuro ufficio dei servizi segreti o del ministero degli Esteri di una superpotenza e neanche in una scuola militare per aspiranti dittatori latinoamericani.

Simpatizzanti delle teorie di complotto permettendo, essa fu il risultato genuino di una sollevazione popolare che complessivamente durò per almeno 12 anni: dal 1905 fino al 1917. Di conseguenza, se vogliamo basarci sullo studio della scienza della Storia, abbiamo la prova provata che la rivoluzione c'è stata e che questa rivoluzione, questo atto rivoluzionario delle forze popolari, le forze degli uomini e delle donne di quella società, riuscì, come in altri casi analoghi nel passato, a rovesciare un regime parassitario e reazionario che succhiava il sudore e il sangue del popolo.

Accettare questo equivale ad accettare che l'atto rivoluzionario e' potenzialmente presente in quasi ogni momento del percorso storico anche se non sempre trova il modo per manifestarsi concretamente. Infatti, la prima, storicamente riferita, sollevazione rivoluzionaria di un popolo risale al 507 aC quando il popolo ateniese cacciò i rappresentanti del regime oligarchico con i quali l'aristocratico Isagora aveva arbitrariamente sostituito i membri dell'assemblea della città, e riportò in carica l'esiliato Clistene, uno dei padri della democrazia nella Grecia classica. Ma anche dopo, in tutta la storia della Grecia classica, la consapevolezza della parola magica “diritti”, ossia lo spirito democratico, era sempre viva, e c'è stato un susseguirsi di rivoluzioni democratiche popolari e di colpi di stato aristocratici che naturalmente come obbiettivo ultimo avevano la spartizione della torta sociale secondo il famoso detto dell'epicureo Mitròdoros: “Inizio e radice di ogni valore e' la pancia e tutte le complicate matterie e problemi che affliggono l'uomo finiscono in essa”.

Il problema era che gli aristocratici, (àristos + kràtos cioè il potere dei migliori, ove per “migliori” i proprietari terrieri intendevano se stessi) non volevano spartire niente con i democratici (dìmos + kràtos cioè il potere del popolo) e la cosa, in un modo analogo, si svolse anche nella Res Pubblica dell'antica Roma tra patrizi e plebei. L'avvento del dio della guerra Ares in persona (Alessandro il Magno) in Grecia e dei generali imperatori in Italia mise fine a queste guerre di classe antiche, globalizzando per la prima volta il mondo, e per più di mille anni l'umanità sprofondò nell'oscurità più buia conoscendo un regresso senza precedenti in ogni settore della scienza: Tra Archimede e Copernico e tra Erone di Alessandria e Leonardo da Vinci il nulla assoluto. 1.600 anni uguali a zero.

Lo scontro sociale di classe riprese momento per ragioni relative al processo produttivo dell'attività umana, circa verso la metà del precedente millennio e specialmente dopo la Rivoluzione Francese del 1789. Come si e' visto queste ragioni erano state per la prima volta accennate nella Grecia classica ma poi erano sostanzialmente neutralizzate tramite una specie di globalizzazione dell'epoca, cioè il susseguirsi di imperi da Alessandro in poi. Dal 1789 però e fino a buona parte della seconda metà del 900, tutto il mondo venne scosso da un susseguirsi di rivoluzioni in quasi tutti i continenti. Di nuovo il fattore determinante per questo tipo di sviluppo fu l'acquisizione, per una volta ancora, del senso dei diritti, cioè la riapertura dell'eterno problema della spartizione della torta.

La domanda scottante perciò non e' se una rivoluzione e' possibile, bensì se una rivoluzione e' possibile oggi.

Cerchiamo allora di far corrispondere i pezzi del puzzle del 1917 con i pezzi che abbiamo a disposizione in questa malandata Europa della seconda decade del 21o secolo. Poi, ognuno sarà libero di trarre le proprie deduzioni.

Allora c'era lo zarismo mentre ora abbiamo la troika, i banchieri e i cosiddetti poteri forti. Naturalmente si possono fare varie riflessioni ma, come ruolo, stiamo parlando di due cose perfettamente analoghe.

Il punto chiave e' la famosa questione delle alleanze di classe. Allora c'era l'alleanza tra proletari e contadini. Che cosa possiamo mettere al suo posto oggi? Ma esiste un problema più semplice di questo? Al tempo della rivoluzione russa si doveva pur fare una distinzione tra una classe sociale e l'altra che il progetto di alleanza di classe doveva lasciar fuori: solo tra la classe dei contadini esisteva una pletora di suddivisioni. Poi i vari piccoli funzionari o dipendenti pubblici erano fuori dall'equazione. Per non parlare della classe dei nobili che naturalmente si schieravano dall'altra parte costituendo però una classe in sé . E tutto ciò senza considerare le suddivisioni etniche di quel paese vastissimo. Insomma un bel caos. C'è da chiedersi come abbia fatto il maestro!

E oggi? Per essere onesti bisogna riconoscere che allora la gente aveva sulle spalle i 3 anni di massacri inutili e idioti della 1a GM e non ne poteva più a differenza di noi che oggi abbiamo sulle spalle 30 anni di consumismo idiota che affievolisce l'abilità critica e il senso di dignità del cittadino. Se però si va a ragionare in termini di interesse di classe e quindi di alleanze di classe, se si va ad esaminare chi viene colpito dalle “riforme strutturali”, l'austerità indiscriminata, la demolizione dello stato sociale e via dicendo, sfido io chi mi troverà una classe sociale che sia pro-troika per interesse di classe naturalmente. Non il cugino del vicino che gli hanno promesso il posto di non so che, ma una classe sociale intera. Non c'è niente. Oggi tutta la società civile e' potenzialmente anti-troika, poliziotti e carcerieri compresi. La parola chiave e' “Popolo”. Tutto il popolo.

E in più viviamo in un'epoca nella quale anche se hanno messo nel mirino i nostri diritti sociali, civili ed umani, questi diritti sono ben presenti non solo nella memoria collettiva della società, ma la quasi totalità di essi continuano a trovarsi in validità e sono contenuti nella Costituzione e nelle Leggi dello Stato.

Questa e' una lotta per la liberazione nazionale e perciò per la difesa della patria che e' la garanzia dei nostri diritti. Che loro vogliono abolire per riportarci con la loro globalizzazione verso un nuovo medioevo ove dimenticheremo il significato della parola “diritti”. Ma loro sono dei fuorilegge perché hanno calpestato ogni regola scritta e non hanno nessuna base di legittimazione.

Che cosa manca? Manca la presa di coscienza di classe. Il che vuol dire capire quanto siamo incazzati e forti noi e quanto sono, nella loro prepotenza e apparente supremazia, terrorizzati e inesistenti loro. Solo questo. Non e' poco né e' facile. Ma la storia non ha mai detto che la rivoluzione e' una cosa facile. La storia dice che la rivoluzione e' possibile.

Georgios

Fonte: www.comedonchisciotte.org

19.8.2014

(1) http://it.wikipedia.org/wiki/Lenin#La_rivoluzione_del_1905_e_il_III_congresso_del_POSDR

(2) http://it.wikipedia.org/wiki/Lenin#La_prima_guerra_mondiale

Commenti (48)

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    1. Georgios 22 agosto 2014

      Sinceramente, non ti accuso di niente. Cerco solo di intendermi con te (e non solo con te).

      Ma non credo, so, che la Grecia e' messa molto peggio. E non parlo solo dal punto di vista economico-sociale. Parlo anche dal punto di vista dell'integrità nazionale. Non tanto per il cosiddetto "orgoglio nazionale" che dipende dalla soggettiva sensibilità di ciascuno (cosa sbagliata, nei tempi in cui viviamo questa sensibilità dovrebbe essere oggettiva per tutti), ma per le conseguenze pratiche, reali che la sua dissoluzione avrà per la gente reale, la loro vita, il loro lavoro, la loro famiglia, l'ambiente etc. In questo momento la Grecia e' letteralmente disarmata verso qualsiasi banda di nazi-terroristi ci mandassero da nord o da est. Non esiste più l'esercito.

      Non e' una questione come con i pugili nella metafora che hai fatto. E' molto semplice cosi.

      Credimi, la Grecia purtroppo sta veramente molto peggio di ogni altro paese dei PIIGS. Noi ormai siamo molto piu vicini al Messico e molto più lontani dall'Argentina.

    1. makkia 22 agosto 2014

      Vicino al fronte?
      Credi che la situazione in cui versa la Grecia sia così tanto peggio di quella italiana?
      E' come dire che un pugile piccolo e debole che combatte contro Tyson sta peggio al 3° round che al 1°.
      Può essere così, certo, ma solo se chiudi gli occhi davanti al fatto che le sue condizioni al 3° round erano ampiamente previste e prevedibili prima ancora di cominciare.
      Se invece guardi in faccia la realtà, puoi tranquillamente predire come finirà lo scontro e che quel povero pugile prenderà un mucchio di botte, e puoi farlo senza neanche guardare l'incontro. E quel pugile può allenarsi quanto vuole ed essere combattivo quanto vuole, l'esito è scontato comunque.

      Fuor di metafora: Grecia e Italia sono PIIGS, la loro sorte è compresa in un preciso piano di "messicanizzazione". Chi ci arrivrà prima e chi dopo, ma l'obiettivo è quello.
      Ci riusciranno? E gli funzionerà per tutti i PIIGS?
      Questo dipende da vari fattori, ma l'opposizione al piano (cioé quello che tu chiami "ciò che dobbiamo fare" e io "ciò che ci illudiamo di poter fare") servirà solo se le élite faranno dei GROSSI errori.

      Se no ci aspetta l'Argentina. E proprio la storia recente dell'Argentina fa sperare che quando saremo lì si potrà provare a comportarci da Argentina e non da Messico.

      Non sto dicendo di "non fare niente" (come, in sottinteso, mi accusi).
      Sto dicendo che IN PROSPETTIVA RIVOLUZIONARIA non ci sono le condizioni per fare alcunché.

    1. Georgios 21 agosto 2014

      Non e' che mi sia offeso ma per puntualizzare:

      Ironia si può fare (e se costruttiva la considero un bene) su qualcosa che l'altro ha detto. Non su qualcosa che noi crediamo volesse intendere.

      Donde proviene il mio "intanto facciamo quello che possiamo"? Che e' tutto una svalutazione di quello che ho scritto (intanto + quello che possiamo). Io dico quello che dobbiamo fare non quello che possiamo fare. E uso il verbo dovere perché se no rischiamo di trovare la guerra in casa. A quel punto i think-thank rivoluzionari, mi capisci... Almeno fossero dei tank rivoluzionari...

      Chi sa. Forse mi preoccupo di più perché sono più vicino al fronte. Quando però il fronte sarò io, tu sarai al mio posto attuale.

      Auguri ad entrambi.

    1. Georgios 21 agosto 2014

      Su Aristotele.

      Da Aristotele e' stato preso quello che conveniva al clero cioè al potere. D'altronde lo stesso Aristotele (forse il maggior filosofo della storia) era su parecchie cose "ambiguo". Era contro il materialismo ionico ma anche contro l'essere platonico. Come risolve questa contraddizione che e' un vicolo cieco? Inventando dio, cioè senza confessarlo, schierandosi dalla parte degli idealisti. Questa sua caratteristica combinata ai capolavori di altri suoi lavori costituisce l'alibi perfetto per il regime teocratico medievale. Per cui l'Ipse
      dixit
      funzionò benissimo nel medioevo come aveva funzionato con i pitagorici (altra scuola mistica).

      Sulle trasformazioni.

      Personalmente credo che le trasformazioni siano graduali e parallele ma con dei punti di spicco inevitabili. Questo credo sia il meccanismo sia per il passato sia per il futuro. A meno che non vogliamo chiudere gli occhi sulla storia della Storia. Come dire non si e' passati dal feudalesimo al capitalismo (semplifico) in un particolare anno (1789). Certamente no. Ma il 1789 rimane sempre un punto focale nel processo. Un punto determinante e di valore altamente simbolico. Solo che il 1789 non e' stato uno studio di qualche grande mente. E' stato il prodotto della lotta del popolo.

      Sui secoli bui

      (come il periodo che attraversiamo oggi e ho più paura di quello che e' ancora davanti senza intendere olocausti nucleari). Se mai ne usciremo come speriamo parleremo del nuovo medioevo dal quale siamo riusciti a scappare. Se no finiremo in un nuovo medioevo, anzi peggiore di quello storico. Da qui l'importanza della difesa della patria.

      Ma a parte ciò il medioevo va valutato prima di tutto dal valore che aveva la personalità umana. E se paragonato al corrispondente valore rinascimentale credo non ci sia alcuna discussione da fare. Una cosa e' quello che l'umanità ha acquisito, scoperto, ottenuto etc su se stessa, un'altra l'uso arbitrario e tendenzioso che le elites ne fanno.

      Tutte le epoche sono fertili ed interessanti da molti punti di vista ma ci sono alcune in cui era meglio non viverci dentro.

    1. makkia 21 agosto 2014

      Le avanguardie "spontanee" e male organizzate fanno una brutta fine, storicamente.
      A quel punto preferisco l'avanguardia "alla Barnard": una setta segretissima di carbonari la cui principale attività è procurare finanziamenti (e molti) al fine di costituire dei "think-thank rivoluzionari" che (in un futuro non bene individuato) avranno capacità e know-how strabilianti, tali da rivaleggiare ed evitare i micidiali e ubiquitari sistemi di controllo e repressione delle élite.

      E' altrettanto velleitario ma almeno non si fa male nessuno.

      Inevitabilmente sono sarcastico, me ne dispiaccio. Ma il tuo "intanto facciamo quello che possiamo" vale quanto il mio "al momento non ci sono margini di manovra".


      La domanda era "ma si può fare la rivoluzione?". La risposta è purtroppo "no".

      E' solo un'opinione, per carità, ma è basata sul fatto per rispondere bisogna farsi delle domande. E "massa infiammabile" + "avanguardia organizzata" sono solo due delle TANTE risposte che BISOGNA darsi.
      Eluderle con lo spontaneismo del "facciamo qualcosa, la qualsiasi" e con l'emotività del "dobbiamo proprio aspettare di essere in miseria?" non serve a farle sparire.

      Io continuo a pensare che a pancia piena non si fanno rivoluzioni, che le rivolte casuali e limitate non si propagano e che le anime belle (soprattutto se non sono d'accordo neanche fra di loro) non riescono a mettersi alla testa di alcunché di significativo.

    1. Tonguessy 21 agosto 2014

      Non sono l'avvocato d'ufficio nè di Totalrec nè di Georgios, ma mi premono due considerazioni. Primo punto:
      la Filosofia Scolastica, la quale sosteneva il principio dell'"Ipse
      dixit": l'ha detto Aristotele, che ci ha consegnato tutto lo scibile
      umano, e dunque è inutile fare ricerca scientifica. Fino a Galileo
      Galilei


      Balle. D'accordo, Aristotele con la sua Etica Nicomachea aveva messo la filosofia medievale in un vicolo che poi con la conquista del Nuovo Mondo doveva essere rivista. Secoli di discussioni interminabili tra diritto canonico, diritto romano e interpretazioni ontologiche sull'Altro.
      Ma c'è un punto che risulta inequivocabile: la fisica aristotelica non siddisfaceva gli interessi di mercato. Traduco: la balistica era in un brutto cul-de-sac a causa proprio della fisica aristotelica. I generali, ed i mercanti che li sovvenzionavano avevano disperato bisogno di conoscere le traiettorie dei proiettili. Tali traiettorie non erano calcolabili con la fisica artistotelica, che differenziava i corpi celesti (moto curvilineo) dal moto terrestre (moto lineare).
      Fu grazie alla pubblicazione dell'Ars Magna di Cardano (soluzione della equazione di terzo grado mutuata da Tartaglia) che venne dato in dotazione un'appendice di calcolo delle traiettorie dei proiettili.
      Questo per precisare che il Mercato ha finanziato la ricerca scientifica specialmente ad uso militare ben prima di GALILEO.

      All'epoca di Galileo c'erano diverse questioni aperte: la Riforma, vera spina nel fianco del papato, ed il Nuovo Mondo con tutta la revisione dei vincoli sull'umano. Insomma bisognava reinventarsi un nuovo rapporto con il Mondo e l'Universo, cosa non esattamente semplice. Un metodo consisteva nel bruciare gli eretici.

      Per tornare al commento iniziale di Georgios ed all'intervento di Totalrec, ecco il commento di un amtropologo sulle rivoluzioni:
      "L'idea di rivoluzioni economiche e sociali improvvise e successive gode di sempre minor credito per quanto riguarda il passato dell'umanità, rispetto invece all'idea di trasformazioni graduali e di evoluzioni parallele"
      M. Godelier "Antropologia economica"

      E comunque sono contrario alla visione dei "secoli bui", in quanto in linea con i diktat culturali attuali che ci vogliono coinvolti in uno splendido passaggio da un passato orribile ad un futuro radioso, frutto dei dono tecnologici che le elites ci stanno donando. Il medioevo è stata un'epoca fertile ed interessante da molti punti di vista, basti pensare alla lotta feroce tra scienza e religione, ovvero tra analisi e supposizioni e dogmi.

    1. Georgios 21 agosto 2014

      D'accordo, eccetto che sul punto della presa di coscienza.

      Secondo me, manca totalmente.

      Se ti interessa dai un'occhiata alla mia risposta all'utente makkia alle ore 11:36:23 BST di oggi (21/8)

    1. Georgios 21 agosto 2014

      Discorso più che valido e il riferimento al marxismo era intenzionale perché d'obbligo. Però... Se non ci fosse un "però" non ci sarebbe bisogno della mia risposta. Il discorso sarebbe già chiuso.

      Le avanguardie... Che so? "Noi", io, te, alcuni come noi? Che bene o male, maldestramente, in modo del tutto spontaneo e disorganizzato si sono già fatti vedere per essere subito bollati di fascismo, cosa accettata anche da molti di "noi". Perché non rientravano nella ricetta.

      Che facciamo nel frattempo "noi"? Aspettiamo il compimento del dualismo senza battere ciglio? Dobbiamo essere ridotti nella miseria del "non ho più niente da perdere" per reagire? Lasciamo gli strumenti-privilegi dei diritti dello stato borghese senza sfruttarli?

      E se questi per accelerare il processo (lo dici che hanno fretta, vedi Ferguson) ci portano l'Ucraina in casa? Non so esattamente come ma stai pur certo che in qualche modo lo faranno. Hanno bisogno del caos e' il metodo sicuro per il compimento dei loro piani. Sempre lo era. Guerre, guerre civili, terrorismo, insicurezza sociale e paura sono i loro metodi preferiti. Ed efficaci anche.

      E in una situazione del genere come credi che reagiranno quelle masse ridotte in miseria? Non dico tutte, ma una parte. Disperate, fanatiche, con l'odio nel cuore.

      Voglio dire che il discorso non si limita allo scontro di classe dentro un determinato paese. E' molto ampio, planetario. E l'unico modo di difesa per ogni popolo e' la difesa della propria nazione. Anche questo e' un riferimento al marxismo.

      Questa e' la presa di coscienza che si intende nell'articolo.

    1. Georgios 21 agosto 2014

      Le "masse" erano sempre indifese mai però minoritarie, invece questo e' il loro punto forte, se riescono ad unirsi naturalmente che e' il problema vero.

      Il secondo "passo", cioè il "dopo", e' una questione aperta. Si guardi la Francia o la Cina per esempio. La lotta per il dominio in seno alla società e in seno ai partiti e' stata aspra e si risolse dopo molte controversie e parecchi anni (in modo particolare il caso cinese). Mai però si può dire mai. La lotta per il superamento dell'era capitalistica dura da "soltanto" un secolo e qualcosa, non e' tanto in termini storici dato che la lotta per il superamento dell'era feudale cominciò nel 13o secolo.

      Voglio dire il discorso "si ricostituiscono gli stati come prima e come prima questi entrano in competizione per il dominio" non e' affatto garantita. Quando le masse entrano da protagoniste in un processo rivoluzionario, cominciano a scoprire ed ad abituarsi a cose che fino a quel momento o ignoravano o disprezzavano ma in definitiva gli piacciono "perché sono cose belle". Ed e' lì che si gioca la partita. Riusciranno ad ingannarle e portare le cose come prima o andremo avanti? La prospettiva e' aperta fino all'esito finale.

      Qui la tecnologia oggi ha un ruolo che può fare la differenza: la comunicazione tra la gente e' molto più semplice e rapida. E' una conseguenza di qualcosa invocato con il discorso sulla scienza anche da te.

    1. makkia 21 agosto 2014

      Ma visto che il riferimento al marxismo bene o male c'è, non mancano forse i concetti del "materiale infiammabile" che deve essere a disposizione per sviluppare l'incendio rivoluzionario e la "scintilla" che lo appicca?

      In altre parole:
      1. dalla rivoluzione d'ottobre al Chiapas, alle primavere arabe, troviamo masse di gente alla fame, cui non è rimasto NIENTE DA PERDERE.
      Non "settori della popolazione": la maggioranza della popolazione. Una quantità sufficentemente ampia che se anche "prendesse fuoco" una piccola percentuale di loro sono sempre milioni di persone.
      Dove sono queste masse in occidente?
      Nelle banlieu, nei ghetti afroamericani USA e UK, certo, ma non sono maggioranze. Finché le maggioranze riusciranno a mettere in tavola il proverbiale piatto di minestra...

      2. La miccia/scintilla o, per dirla alla vecchia maniera, "l'avanguardia rivoluzionaria". Che, secondo la teoria marxista-leninista, può essere anche minuscola ma dev'essere straordinariamente decisa, organizzata e con un piano preciso da portare avanti.
      Rimanendo sugli esempi fatti: in Chiapas c'era l'isolamento, che ha permesso lo sviluppo di un'avanguardia e di DIVERSE rimodulazioni successive di come organizzare l'azione e gli obiettivi. Nelle primavere arabe c'era Soros coi suoi droni social-twittanti organizzati fin troppo bene (e per giunta hanno fallito, nel tenersi il potere dopo averlo rovesciato, ma qualche volta anche proprio nel rovesciarlo).
      Quali sarebbero le avanguardie in occidente?



      Francamente la "mancanza di presa di coscienza di classe" mi sembra il problema minore...
      En passant, direi che l'annichilimento della classe media è in corso e in accelerazione, dagli USA alle new entry orientali della NATO/UE. L'occidente si sta strutturando in un dualismo fra élite sempre più minuscole a fronte di masse indifferenziatamente sottomesse, senza più l'obiettivo di tenere vivo né il famoso 40% di popolazione "cuscinetto" né l'illusione democratica (e la collegata illusione della possibilità di scalata sociale, personale o dei propri figli).
      La divisione di classe, prima che nelle coscienze, sarà messa in opera e sbattuta in faccia a tutti dalle stesse élite. E, si direbbe, hanno anche fretta di farlo.
      Quindi la presa di coscienza, oltre che minore sembra anche auto-risolventesi, come problema.

    1. Ercole 21 agosto 2014

      La rivoluzione è possibile ,per il proletariato mondiale è sempre più un imperativo il capitalismo ha fatto il suo tempo e la crisi che lo investe è la lampante dimostrazione del suo fallimento : organizziamo il nostro esercito e cancelliamolo dalla storia .

    1. oriundo2006 20 agosto 2014

      Vorrei riportare le argomentazioni all'oggi. Nell'epoca attuale non è possibile alcuna vera alternativa al potere attuale perchè esso è detentore UNICO del sapere tecnico, scientifico, strategico, militare. Non c'è alternativa valida a questa 'gabbia d'acciaio' che possa partire dalle masse, esistenti o meno nella loro 'alterità', in quanto queste sono assolutamente minoritarie ed INDIFESE nella lotta per la supremazia mondiale guidata dagli stati. La fanteria 'regina della battaglie' è morta a Verdun. L'idea di un quid novi in una 'rivoluzione' prossima ventura, possibile o meno che sia, nell'epoca attuale dominata da apparati mortiferi globali è destinata a spegnersi subito. Sono possibili sollevazioni, insurrezioni e quant'altro, certo, ma se riescono si ricostituiscono gli stati come prima e come prima questi entrano in competizione per il dominio. Il cerchio si chiude nella ripetizione senza vero progresso. L'unica vera possibile 'rivoluzione' è di carattere spirituale, ovvero CONTRO le religioni ( monoteiste ) attuali, religioni che sono il puntello ideologico 'profondo' del dominio assoluto dell'apparato sugli individui, costituendone la sanzione teologica ultima. Demistificarne la rpetesa totalitaria di 'verità' è l'unica possibilità che abbiamo e che ci rimane. Rimane al dir il vero una ultimissima via di uscita dall'incubo che viviamo: che la scienza possa farci 'vedere' il passato come il presente: ci ha già abituato a cose un tempo ritenute impossibili. Questa è forse la sua ultima barriera per restituire un senso al presente.

    1. Noumeno 20 agosto 2014

      sara difficile fare una rivoluzione perche la societa dei consumi ha ottenuto quella omologazione di massa che neppure il fascismo era riuscito ad ottenere, tutti vogliono le stesse cose, il disoccupato cronico e il manager con l'iphone, si contesta coloro che detengono il potere non il potere in se anzi lo scopo è quello di prendere il posto di coloro che si contestano.

    1. Teopratico 20 agosto 2014

      Tutto molto interessante per me. Ma una domanda sorge, se i grandi movimenti di massa all'estero, come le primavere arabe e le rivoluzioni colorate, le giudichiamo, magari sgranocchiando un aperitivo, manovrate dall'alto, anche tramite i nuovi mezzi (social-network), cosa succederebbe in Italia, qualora "qualcosa" accadesse finalmente? Abbiamo visto le strategie del terrore degli anni '70 e '80, la menzogna in cerimonia e i cadaveri per strada, oggi anche io mi cruccio a pensar di rivoluzione, ma nella melma della nostra contro-rivoluzione, forse, ci siamo immersi fino al collo noi italiani, e stiamo qui... blup... che galleggiamo... da decenni... blublup... senza riuscire a muovere...bluup... un dito.

    1. Georgios 20 agosto 2014

      Certo. Ma la teoria va prima elaborata.

      Che facciamo? La elaboriamo qui su CDC? Meglio cominciare dai posti di lavoro o dai quartieri dove i problemi sono più caldi.

    1. cardisem 20 agosto 2014

      Anche io concordo che il leit motiv del testo del breve articolo è il tema della "rivoluzione”, anzi io direi della liberazione dell’umanità, giacché anche il tema "rivoluzione” potrebbe essere insidioso...

      Già Gramsci, se non erro, osservava che nella lettura di un autore, ma direi di qualsiasi testo, va considerato il suo leit motiv, non i suoi dettagli marginali, secondari, ininfluenti...

      Quando ciò accade, ossia quando accade se si capovolgono il rapporto, mettendo in primo piano ciò che è marginale e viceversa, può significare due cose:
      a) scarsa attitudine alla filologia di un testo, alla sua lettura e interpretazione intelligente,
      b) un intenzionale e voluto sabotaggio della discussione che sulla base di quel testo si può fare...

      Ho notato questo secondo aspetto più volte e nutro il sospetto che possa essere una forma di trollismo...

      Credo che un sito libero come questo possa dare fastidio a qualcuno, anzi a più d’uno, e interventi del tipo b possono essere un modo per aggredire il sito...

      Chiedo scusa se appaio troppo sospettoso, o “complottista”, come mi pare si dica...

    1. ROE 20 agosto 2014

      «Senza teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario.» Lenin (Che fare?).

    1. cardisem 20 agosto 2014

      Sono certamente un grande ignorante, ma sapevo di Aristarco e di altre cose prodigiose come il calcolo delle circonferenza terrestre... Ho voluto citare Ipazia, il cui tragico destino mi ha molto impressionato... Non se è lei che apre la lista dell’uccisione delle "streghe” il cui ultimo processo si ebbe ancora nel XVIII secolo, mi pare in Svizzera... Forse all’altro capo del mondo in Estremo Oriente l’Impero cinese, o meglio l’Unità geopolitica di quella parte del mondo ha resistito molto meglio che non da noi... Questo fatto, la conservazione dell’unità geopolitica, non mi sembra cosa di poco conto e forse non è neppure estranea a tutta la restante parte della “civilizzazione”... Questi discorsi però credo che si possono fare solo per grande generalizzazioni e possono prestarsi a discussioni infinite.

    1. Georgios 20 agosto 2014

      Amico mio, qui ci vorrebbe un quartier generale per risponderti!

    1. Georgios 20 agosto 2014

      Non me la prendo stai pur certa. E ti confesso che in generale questa tua preoccupazione riguardo i giovani la condivido.

      Ma potresti aver omesso l'ultima riga (tanto non cambiava niente). Perché mi hai messo in pensiero!

      Cordiali saluti.

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