L’uomo senza contenuto

L’uomo senza contenuto

Di Roberto Pecchioli, ereticamente.net

Ormai inoltrati nel Terzo Millennio dell’era cristiana – l’ultimo, se prestiamo fede ai soli segni materiali – ci troviamo al cospetto dell’uomo senza contenuto, pronto ad essere trasceso, superato dall’inquietante figura del transumano, il cyberuomo ibridato, guidato dalla macchina, invaso dagli apparati artificiali. L’uomo senza contenuto è un saggio di filosofia dell’arte di Giorgio Agamben che esplora l’estetica moderna vista con il prisma dell’autoannientamento dell’arte.

Un autoannientamento esteso all’intera condizione dell’uomo d’Occidente: senza contenuto in quanto, diventato liquido, (la fortunata intuizione di Bauman) ha perso la capacità di restare autonomo, solido, dotato di identità. La natura dei liquidi è di evaporare se non vengono chiusi in un contenitore, del quale assumono provvisoriamente la forma. La cultura dominante d’occidente dapprima ha reso liquidi i suoi figli, quindi la Pandora postmoderna ha aperto il vaso. Il liquido si è sparso: una parte, sottoposta al calore, è evaporata più in fretta o è passata allo stato gassoso. Fedele all’inversione contemporanea e al rifiuto della natura, l’uomo-gas svapora verso il basso senza accorgersi della decadenza, proclamata progresso, liberazione, risveglio (woke).

I più si sono trasformati negli uomini di paglia di Thomas S. Eliot. “Siamo gli uomini vuoti/siamo gli uomini impagliati/che appoggiano l’un l’altro/la testa piena di paglia”. E poi: “figura senza forma, ombra senza colore/ forza paralizzata, gesto privo di moto. (…) Gli occhi non sono qui. Qui non vi sono occhi /In questa valle di stelle morenti/ In questa valle vuota”. Ancora più gelido è il finale, con il verso ripetuto tre volte: “è questo il modo in cui finisce il mondo. Non già con uno schianto, ma con un lamento”. Si sbagliava: il nostro mondo non finisce con un lamento, ma con un applauso, tra una danza macabra sul Titanic e una incomprensibile ansia di auto dissoluzione.

Privi di contenuti, cancellati da una tenace opera di decostruzione, gli uomini d’occidente seduti sull’abisso ricordano un verso di Antonio Machado sulla decadenza della Castiglia, la regione che fece della Spagna un impero: Castilla miserable, un dia dominadora, envuelta en sus andrajos, desprecia cuanto ignora”. Castiglia miserabile, un tempo dominatrice, avvolta nei suoi stracci, disprezza quanto ignora. In entrambi i poeti, diversissimi per temi, indole e idee, c’è il presagio della cancellazione, dell’assenza di contenuto, tra uomini vuoti e un’ignoranza di sé esibita con stolido orgoglio. Senza contenuti che non siano paglia, artificio o autoflagellazione, abbiamo sacrificato tutto “a un’intelligenza operaia, fabbricatrice di un mondo, di una società, di un tipo artificiale di uomo” (Marcel De Corte).

La cultura della cancellazione irrompe facendo della dissoluzione un idolo positivo: non solo devono chiedere scusa i maschi bianchi eterosessuali, cioè normali- eredi privilegiati della storia- ma è l’intera presenza umana sulla terra a doversi ritrarre, sparire per lesa Gaia e lesi tabù gender e green. Un impulso autodistruttivo che non può più essere colto dai suoi portatori perché certi processi, una volta avviati, finiscono per camminare da sé, ossia- terribile paradosso- produrre morte spacciata per civiltà, liberazione finale, amore per l’”ambiente”, a cui è tributato un culto animistico.

In ambito anglosassone esistono movimenti d’opinione maschili che propugnano e praticano la vasectomia per non correre il rischio di “fare” figli, quest’orribile verbo meccanico applicato alla vita. Orrore di sé, smania di estinzione, cupio dissolvi. Forse rivedremo suicidi di massa di “risvegliati” (provvisoriamente), convinti di salvare il mondo distruggendo se stessi, la razza e la specie cui appartengono, il sesso e la civiltà in cui sono nati. La storia è testimone dei suicidi di massa della setta di Jim Jones a Waco e dei seguaci di Charles Manson, l’assassino dell’attrice Sharon Tate.

Il suicidio è fortemente consigliato in area anglosassone e in alcuni paesi nordeuropei ad anziani, malati, depressi, ora anche ai poveri. E’ la soluzione malthusiana proposta mezzo secolo fa dal Club di Roma di Aurelio Peccei, uomo di fiducia dei Rockefeller. Generazioni deboli, fragili, impaurite; mezzo secolo di indottrinamento e di distruzione delle identità- sino a quella più intima e personale- miscelata con una fiacchezza indotta, di carattere, volontà, capacità. Iniziarono negli anni Sessanta del secolo passato con le droghe di massa in nome del “trip” il viaggio che allontanava dalla realtà e intanto indeboliva il fisico uccidendo lo spirito, con la colonna sonora di musiche appropriate e un inno mondiale, Imagine di John Lennon, summa nichilista a uso delle masse giovanili. L’oppio somministrato ai popoli: neanche questa è una novità del potere anglosassone, che scatenò guerre per controllare il mercato delle droghe nel secolo XIX, destinate ai popoli d’Oriente per indebolirli e colonizzarli.

Il geniale trucco moderno fu sostituire la realtà con i desideri indotti in un mondo uniformato, dominato dall’ ideologia del medesimo. Opera l’alleanza di un ircocervo formato dal capitalismo globalista e dal progressismo ideologico. Gli uni la chiamano emancipazione, liberazione; gli altri- i danti causa- sviluppo, consumo, modernizzazione. Il terreno comune è lo sradicamento: libero è chi si disfa di legami e appartenenze, fluido nel mondo liquido, immerso nei desideri anziché ancorato e fedele alla natura. Lo spurio cittadino del mondo, uomo senza confini (anche sessuali), l’individuo emancipato e globale.

La straordinaria vittoria del liberalcapitalismo- diventato nichilismo liberal– è stata convincere generazioni ribelli a combattere Dio, patria e famiglia in funzione anticapitalista. Un errore fatale: quelli erano gli argini di cui esso – religione materiale del denaro e dell’assenza di limiti- voleva liberarsi per dispiegare tutta la sua potenza distruttiva. Il mondo marxista ha trascurato la lezione del Manifesto comunista, in cui il fondatore aveva identificato l’interesse capitalista a dissolvere “tutti i rapporti sociali stabili e fissi, con il loro seguito di concezioni e di idee tradizionali e venerabili”. Risultato: un’umanità dimidiata, fatta di consumatori compulsivi.

Lo capì un eretico di sinistra, Cristopher Lasch: “ci si libera dalla tradizione solo per piegarsi alla tirannia della moda”. Libertà ridotta al soddisfacimento di desideri continui, non importa se assurdi o bizzarri, scegliendo tra prodotti, marchi, opinioni preconfezionate, diffuse dagli influencer, adottate – qui sta il gioco di prestigio – convincendo generazioni intere di essere le protagoniste di quelle scelte. Come è stato possibile un tale esito dopo un bombardamento mediatico e culturale di oltre mezzo secolo centrato sulla dogmatica dell’uguaglianza e sul mito del progresso?

Su quest’ultimo, è insuperata l’analisi di Michel Onfray in Teoria della dittatura: “quello che a noi è presentato come un progresso è in realtà una marcia verso il nichilismo, un’avanzata verso il nulla, un movimento verso la distruzione. (…). Il culto che oggi tutte le persone che rivendicano a sé la qualifica di progressista votano al progresso per il semplice fatto di essere progresso sembra una genuflessione di fronte all’abisso (…) Il progresso è diventato un feticcio e il progressismo si è trasformato nella religione di un’epoca priva di esperienze del sacro, è diventato la speranza di questi tempi disperati, la credenza di una civiltà senza fede”.

Enorme è il ruolo dell’ideologia del medesimo, ossia la trasformazione dell’uguaglianza- un principio che esercita un potente fascino- in un concetto astratto di in-differenza e di equivalenza generalizzata. La conseguenza, rileva De Benoist, “è che se tutti gli uomini sono uguali, anche tutte le loro opinioni si equivalgono” Di qui il relativismo e l’imposizione della neutralità assiologica dello Stato, che diventa indifferenza morale e dominio delle idee dominanti- rese tali dalla potenza dell’apparato mediatico e culturale della società dello spettacolo, diretto, orientato, posseduto dall’oligarchia.

La scelta della neutralità, peraltro, è tutt’altro che neutra: vince chi può gridare più forte, il più potente in quanto più ricco. Inoltre le società liberali sedicenti aperte, come teorizzò Karl Popper, “non ammettono che le teorie antiliberali possano avere lo stesso valore di quelle liberali. E l’opinione secondo cui tutte le opinioni sono uguali non impedisce di mobilitarsi contro talune di queste, a cominciare da quella secondo cui non tutte le opinioni si equivalgono”. (A. De Benoist)

E se lo sradicamento sradica tutto tranne il bisogno di radici, connaturato all’essere umano, anche l’idea di uguaglianza fa i conti con un doppia obiezione. Non regge alla prova dei fatti in quanto gli uomini sono manifestamente diversi e perché perfino nelle società programmaticamente egualitarie c’è sempre qualcuno più uguale degli altri – cioè privilegiato o in posizione superiore – come dimostrò George Orwell nella Fattoria degli animali, in cui, significativamente, il comando è conquistato dai maiali.

Allo stesso modo, l’uguaglianza si infrange nella “rivalità mimetica”, teorizzata da René Girard. “Il concetto di desiderio è totalmente diverso da quello di appetito: si vuole qualcosa perché la vuole anche l’altro, è il principio mimetico che muove l’individuo nella sua socialità. “L’ideologia del medesimo esaspera il desiderio di distinguersi con tanta più forza in quanto proibisce la distinzione. Gli uomini hanno paura dell’indifferenziazione, segno e prodotto della disintegrazione sociale. E’ l’uguaglianza, per quanto appaia un paradosso, a generare il reciproco timore in quanto nega per principio le differenze. Si ha più paura del Medesimo che dell’Altro.

Lo scambio presuppone l’Altro, altrimenti non si recita che uno stucchevole monologo. Il dialogo presuppone l’alterità. Vi è poi, nella cultura dominante, la tendenza a contrapporre la differenza, considerata bellicosa ed escludente, alla diversità. Quest’ultima non è la bandiera rissosa, agonistica, di minoranze l’una contro l’altra armate, ma la sintesi armonizzata delle differenze. Una società dove ognuno è “come tutti gli altri” è un deserto soffocante in cui ciascuno è fungibile, intercambiabile, privo di contenuto proprio: il sogno dei totalitarismi di ogni segno e colore.
Inconsapevolmente, anche l’homo aequalis contemporaneo, nonostante l’indottrinamento, trova comunque modi per distinguersi, per non essere, almeno in qualcosa, “come tutti gli altri”. La pubblicità – maestra di psicologia sociale – lo sa e agisce con sottigliezza su questo aspetto inestirpabile dell’animo umano. Nel tempo in cui è obbligatorio essere “inclusivi”, si moltiplicano i messaggi ad adottare abitudini e gusti “esclusivi”, ossia, individuali, meglio se orientati ai consumi vistosi. L’espressione fu coniata dal sociologo americano Thorsten Veblen per connotare stili di vita e comportamenti che privilegiano il possesso di prodotti e oggetti destinati ad ornarci, ma soprattutto a distinguerci.
I tatuaggi odierni ci sembrano rispondere alla medesima logica: sia pure per moda, si vuole rendere unici se stessi, fabbricare una distinzione, marcare una differenza personale. L’uguaglianza avvolge tutto (tranne il denaro) ma il suo opposto rientra dalla finestra. Del resto, la differenza è un fattore di resistenza, dunque di libertà. Più siamo uguali, più siamo malleabili, minacciati dalla propaganda, dal condizionamento, dal comportamento gregario, irriflessivo. Chi pensa ha un contenuto, è egli stesso un contenuto. Perciò ci vogliono vuoti, impagliati, prodotti di serie, condizionati sin dall’infanzia, deboli, fiacchi. L’uomo con un contenuto è un essere libero, autonomo, un potenziale nemico del potere perché amico di se stesso e cercatore di verità.

Ogni occhio umano guarda, vede e percepisce in maniera distinta da tutti gli altri: questa è la suprema bellezza della nostra condizione. Perciò ci vogliono senza contenuto e senza occhi per vedere. E’ l’intuizione lirica del poeta: uomini privati di contenuto, riempiti di paglia, svuotati di occhi per vedere e anima per sentire: passanti nella terra desolata.

Di Roberto Pecchioli, ereticamente.net

Roberto Pecchioli, studioso di geopolitica, economia e storia, svolge un’intensa attività pubblicistica in ambito saggistico. Collabora con riviste e siti web di cultura e informazione indipendente.

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link fonte - https://www.ereticamente.net/2023/01/luomo-senza-contenuto-roberto-pecchioli.html

Pubblicato da Matteo Parigi per ComeDonChisciotte.org

Commenti (29)

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    1. nandoricciardi 14 gennaio 2023

      Bastonatura intellettuale a coloro che per pregiudizio ideologico o calcolo di comodo confondono l'internazionalismo proletario del socialismo scientifico con il multiculturalismo arancione del progressismo liberal-capitalistico, apolide e globalista. Da una parte una seria istanza morale e politica di giustizia sociale oltre il confine degli Stati, dall'altra una sovrastruttura culturale stinta e scadente come erano i pullover dei Benetton (quella pubblicità - chi è abbastanza anziano sarà d'accordo - è stata da noi il manifesto migliore dell'ipocrisia occidentale: pullover colorati per tutte le etnie, di fatto oggetti in serie riservati al consumo degli eletti (presunti!) ma prodotti con la fatica poco retribuita dei fratelli di colore). La citazione dal "Manifesto" sintetizza egregiamente il nesso tra capitalismo, quale sfruttamento del lavoro altrui, e le "mode" indotte per sradicare l'individuo dal suo contesto territoriale, affettivo, antropologico, insomma identitario.

    2. BrunoWald 15 gennaio 2023

      Giusto, ma devi riconoscere che molti di coloro che si dicevano portatori di quella istanza di giustizia saltarono in massa sul carro del vincitore, facendosi strumento, con ancor maggiore fanatismo e intolleranza, della perversa aggressione globocapitalista contro la civiltà e la natura umana. Un motivo ci sarà pure.

      In quanto ai "fratelli di colore", bisognerebbe vedere quanti di loro condividano tale benevola familiarità nei nostri confronti. In ogni caso, il concetto esprime un sentimentalismo poco credibile in un paese in cui, dopo quasi un secolo, stiamo ancora a odiarci fra italiani (fra quei pochi che pensano, voglio dire, perché gli altri...).

    1. Eugiorso 14 gennaio 2023

      Qui, in Italia, di "uomini" senza contenuto ne abbiamo un oceano ...
      Se dovessimo fare pulizia, non ci basterebbe il buon Pol Pot!

      Cari saluti

    2. Bertozzi 14 gennaio 2023

      Né contenuto né forma in alcuni casi!

    1. Bertozzi 14 gennaio 2023

      Buongiorno anche a te Pecchioli, quindi ci vogliono senza occhi e senza contenuto. Quindi lo svuotamento è avvenuto negli ultimi 50 anni. Quindi ci vogliono tutti uguali. Chi è diceva ste cose negli ultimi 10 anni? mah. Naturalmente negli ultimi 50 anni nessuno ha visto niente, non c'era nessuno e chi c'era dormiva. Citazioni colte e grandi riflessioni che si potrebbero anche chiamare "seconde e terze case al mare con mutui regalati per prima seconda e terza casa, lavori risibili sia nel pubblico che nel privato pagati 4 volte quello che vengono pagati oggi, benzina e autostrada praticamente gratis, super welfare in assenza di welfare, pensioni a 40 anni col contributivo e avanti così chi più ne ha più ne metta..." Se ti dico che tutta sti articoli si riassumono in "una generazione ha venduto tutte le altre" e oggi ne paghiamo tutti quanti il prezzo suona male? Eppure da molti commenti di questo giorni mi pare pure che ci sia un'epidemia di Bertozzianesimo in giro. O forse il risveglio o un inizio di risveglio fa lentamente capolino nella testa dei più. Chi lo sa. Mai disperare. Nel frattempo in Usa capo del governo è un vecchio demente, in Brasile il capo è un vecchio demente, in Sud Sudan il capo si piscia addosso in diretta video... Okay che non contano niente però è indicativo come dato e come immagine direi, o no? Per riassumere, tutte ste pippe filosofiche si riassumono in una parola sola: pensione. Grazie a lei e al suo doppio standard (a qualcuno tutto ad altri niente) - ma anche al televideo e agli anni del bengodi dove dalle fontane usciva champagne- milioni di persone hanno venduto il corpo e l'anima (e i figli!) al demonio, ieri al bigpharma, domani a chi verrà con un nuovo obolo in mano. Fidatevi che se si cominciassero a toccare le sante pensioni sudate col sangue (degli altri), tutte ste pere filosofiche su quella che fino a ieri era postmodernità e oggi è transumananza finirebbero in pochi istanti - altro che "geniali trucchi"! - con buona pace di studiosi filosofi e saggisti (che spesso, pure loro, campano di quella).

    2. BrunoWald 15 gennaio 2023

      Hai ragione su tutto.
      Ma, obiettivamente, cosa ci si aspettava che facessero quel paio di generazioni di cui giustamente ricordi il fallimento? La massa ha sempre seguito i pifferai, anche a pancia vuota: figuriamoci a pancia piena!
      Con quali risorse intellettuali, con quali strutture organizzative i nati fra gli anni 30 e i 60 avrebbero potuto opporsi all'onda di marea della globalizzazione, quando tutti coloro che avevano voce in capitolo esaltavano le meravigliose sorti progressive che ci attendevano con la fine della guerra fredda e l'unificazione europea?
      Non li sto giustificando, mi limito a constatare un fatto.

      Negli anni 90, alloché predicavo contro la UE, l'euro e la NATO, mio padre mi guardava come se fossi pazzo: per lui ero un fanatico invasato bastian contrario. Stesso atteggiamento ebbe quando cercai invano di dissuaderlo dal punturarsi. Lo fece due volte e morì "di covid".
      Come scusante, una mattina del 1944 uscì del rifugio e trovò la casa rasa al suolo dagli americani; rimasero con i vestiti che avevano indosso. Pochi anni dopo dovettero fuggire dai territori occupati dai titini con la classica valigia di cartone, e finirono in un campo profughi in Toscana. D'inverno studiava con il cappotto perché non c'era il riscaldamento. Eppure lui e i suoi fratelli, dal nulla, si costruirono una vita accettabile.
      A me in confronto è andata di lusso.

      Mia madre ha avuto un'infanzia durissima. Grazie alle suore iniziò a lavorare sedicenne e andò in pensione 25 anni più tardi, poiché una legge lo permetteva. Eppure, ti assicuro che è stata tutt'altro che una privilegiata. Cattolicissima, quando Gorbachov sfasciò l'Unione Sovietica era convinta che fossero all'opera le "Forze del Bene"... Cosa potevamo pretendere da queste persone, mentre si consumava il tradimento totale e generalizzato dell'intera classe intellettuale, accademica, politica, ecc.?

    3. Bertozzi 15 gennaio 2023

      Hai certamente ragione, ma con il tempo si deve prendere atto di essere stato blanditi e ingannati, e prendere atto che dai propri comportamenti o non comportamenti ancorché 'manipolati sapientemente ' derivano condizioni di vita quasi intollerabili per i propri discendenti. Da qualcosa si deve pur partire, e un minimo di ammissioni e prese di coscienza sono indispensabili, sennò si continuerà a pensare di aver fatto tutto bene e giusto; poi, una volta preso atto di essere ed essere stati fallibili si può provare a fare qualcosa affinché non accada ancora, io credo. Con le giustificazioni si arriva fino a un certo punto. Dopo si deve prendere atto e muoversi, con quel poco che rimane, se rimane. E siamo tristemente ancora ben pochi ad accorgerci di quel che è successo,la maggior parte ti dice che tutto quello che ha ed ha avuto è perché meritato, e se i suoi discendenti son messi peggio è solo per poca buona volontà loro; ecco, se la mentalità è ancora così non abbiamo speranze come genere umano per cui bene accette le prese di coscienza anche un po' brutali.

    4. BrunoWald 15 gennaio 2023

      Vero. Mio padre, ormai anziano, si era reso conto della drammatica sorte dei giovani, e ne era sinceramente dispiaciuto. Ma come tutti i suoi coetanei era un gran consumatore di dibattiti televisivi, e le conseguenze furono pesanti.
      Per dirne una, rimase convinto sino all'ultimo che con la "liretta" saremmo andati a fondo. Vedeva bene la corruzione e la mala fede dei singoli, ma era incapace di accettare l'idea che il sistema come tale lavorasse deliberatamente contro di noi.

    5. Bertozzi 15 gennaio 2023

      si, è una buona fotografia, e anche l'abitudine lavora negli anni come la goccia che scava, per cui era ed è difficile, certo, e quelli come lui non sono certo il problema, fossero tutti così si potrebbe cominciare ad imbastire un discorso.

    1. cirillo 14 gennaio 2023

      La causa profonda del problema:secondo la bibbia dal 1914 siamo nel tempo della fine.Nel 1914 si ebbe una guerra invisibile nei cieli fra le forze demoniche e quelle sante.Le forze demoniche persero e furono scagliate nelle vicinanze della terra.Risultato?Guai alla terra e al mare perché il diavolo e i suoi angeli sanno che fra breve saranno eliminati.Questo spiega il perché si è scesi cosi in basso nella morale.

    1. danone 13 gennaio 2023

      ciao R..
      furono due omicidi di massa, a Waco intervenne l'Fbi e i corpi speciali, la scusa fu che erano armati fino al collo.
      Nella comunità di Jim Jones sembra che intervenne la Cia, coprendo l'operazione come un avvelenamento di massa, ma non andò così.
      C'è un breve video di Mazzucco di qualche anno fa che lo dimostra. Uccisero a pistolettate anche un senatore americano che era andato a far visita al santone Jones.
      Furono due operazioni di manipolazione mentale di massa, in stile Mk-ultra e ad un certo punto probabilmente qualcosa andò molto storto e dovettero eliminare l'esperimento stesso ed eventuali testimoni.
      Non so perchè Pecchioli abbia scritto che furono suicidi, non è così difficile informarsi prima sui fatti.
      Nemmeno il caso di Cielo Drive, dove assassinarono l'attrice Sharon Tate, fra l'altro moglie del regista di Rosmery's baby Roman Polański, avvenne davvero come fu raccontato.
      Charles Manson manco c'era nella villa della strage quella sera, strage che avrebbero eseguito delle ragazzine minorenni sue seguaci sotto l'effetto di droghe, molto poco credibile, ma la narrativa ufficiale è potente.

    1. danone 13 gennaio 2023

      E se lo sradicamento sradica tutto tranne il bisogno di radici, connaturato all’essere umano..

      Ma perchè lo sradicamento sradica tutto tranne il bisogno di radici?
      Perchè l'uomo per radicarsi deve trovare la verità, fosse anche la sua verità, senza verità niente radici, ed è un bene assoluto che sia così.
      Chi cerca la verità onestamente, pretendendo da se stesso onestà interiore, può anche sbagliarsi nell'individuarla, ma la sua comprensione e il suo bisogno di non poter vivere più senza praticare onestà interiore con se stesso e nella sua relazione con l'altro, chiunque esso sia (non me ne vogliate, ma per me l'altro è un povero cristo messo come me, sulla stessa barca, nella mia stessa condizione di ignoranza e in quanto tale io lo riconosco come un mio fratello) gli permette di accorgersi se sbaglia e di rimediare immediatamente come può, con tutti i suoi limiti.
      A quest'uomo karmicamente non può capitargli nulla, se non lo scoprire di essersi sbagliato e questa presa d'atto non è mai un dramma o un problema, anzi, è un momento importante di consapevolezza.
      Quindi in realtà è un bene che l'uomo non possa radicarsi se non nella verità, perchè se si potesse radicare nella menzogna, sarebbe perso per sempre.
      Quindi gioite quando vi accorgete di essere ancora dei poveri pulcini bagnati e sradicati, non certo perchè capirete che non possedete ancora la Verità con la V maiuscola, e chi la possiede?
      ma perchè capirete di non essere ancora dannati per sempre, e quindi siete ancora in grado di raggiungere onestamente la vostra verità, che sebbene non sia la Verità con la V maiuscola, però per ora è quanto basta.
      Un passo alla volta, anche piccolo, ma ben compreso.
      Chi troppo vuole, come l'uomo occidentale consumista moderno, nulla stringe, ma nessuno è realmente perso, se riesce ad ammettere onestamente con se stesso, di essersi un pò perso.
      La verità ci renderà liberi, ma non la Verità Grande, la verità con noi stessi ci renderà liberi e la verità con noi stessi è la nostra costante pratica di onestà interiore con noi stessi e con gli altri, e questo esercizio radica parecchio.
      Provare per credere :-))

    2. Fantine 13 gennaio 2023

      Danone, è sempre un piacere leggerti.
      Se sei davvero ciò che scrivi, come credo e come sei, sei davvero una gran bella persona.
      Spero di conoscerti di persona un giorno.

    3. danone 14 gennaio 2023

      Grazie Fantine.
      Diciamo che mi impegno abbastanza nel non dire troppe bugie.
      Speranza di conoscerti ricambiata di cuore Fantine.
      Se non ti delude uno che per ogni altissima verità filosofica che dice, spara dieci cazzate non piccole, allora l'incontro si può fare tranquillamente :-))

    4. Fantine 14 gennaio 2023

      "Affare fatto", Dan one! 🤝🏻

    5. sbregaverse 14 gennaio 2023

      Ne extendas nimis, NON ti allargare troppo, e se permetti, il magister elegantiarum catiatarum ,
      EGONE* SUM.
      * Ego non piccolo.

    6. gix 14 gennaio 2023

      Mi sono sempre chiesto perchè quelli che fanno i viaggi astrali, o anche quelli che passano per le esperienze di premorte non si precipitino a sfruttare l'occasione per conoscere quanta più verità possibile, anche se spiacevole. Non mi pare di aver mai letto di qualcuno che ritorni da queste esperienze con qualche verità sconvolgente; solo racconti abbastanza stucchevoli sulla forza dell'amore cosmico e celestiale, o, al massimo, qualche descrizione di anime perse. Certo, ci sono esperienze come il cerchio Firenze 77, il caso amicizia, ed altre, ma se capitasse a me, la prima cosa che farei sarebbe quella di chiedere, che so, chi ha costruito le piramidi, oppure se esistono gli alieni, e, magari, se me lo concedessero, chi o cosa è Dio e perchè siamo capitati qui su questo mondo. Per altre verità, come per esempio chi ha buttato giù le torri gemelle, chi ha ucciso JFK, chi è il "mostro di Firenze " o cose del genere, basta fare un piccolo sforzo già con i mezzi limitati che abbiamo, e ci si arriva. Non mi sembra però, alla fine dei giochi, che ci sia tanta gente interessata alla verità, semmai molti di più alla ricerca del piacere, cosmico e/o celestiale che sia. Forse è per questo che il mondo sta come sta, ovvero non molto meglio di quando stava peggio.

    7. Primadellesabbie 14 gennaio 2023

      A proposito di radici: per curare il 'prato all'inglese' bisogna evitare le rapide annaffiature che inducono il formarsi di radici superficiali e quindi precarie, è invece raccomandata un'annaffiatura abbondante che permetta all'acqua di raggiungere la profondità e induca un solido radicamento.

      NB - Metafora da usare generosamente e senza economia o restrizioni ideologiche.

    8. Bertozzi 14 gennaio 2023

      È una semplice - ma difficilissima - presa d'atto che quelle radici che credevamo di avere non sono le nostre, e allora ben vengano lo sradicamento e il disincanto, che magari, se troveremo altre radici dopo, saranno quelle giuste.

    9. sbregaverse 14 gennaio 2023

      VERUM IPSUM FACTUM
      La VERITÀ è il fatto stesso.
      Tutte le argomentazioni del caso, giuste/sbagliate che siano, lasciano il tempo che trovano.

    1. Eugiorso 13 gennaio 2023

      Mi pare che ci siano riusciti ... A meno che non ci salvino in extremis i T-90, i Sukoi, i Kh-101 e i Sarmat.

      Cari saluti

    1. indipendente 13 gennaio 2023

      Tanti buoni propositi, come al solito... ma questa volta è fatta, non c'è più tempo, e quindi anche i pipponi ormai, hanno fatto il loro corso. Questione di attimi e poi buoni sorci a tutti noi. Avremo visto cose impensabili... come ai bastioni di Orione.

    1. PietroGE 13 gennaio 2023

      Analisi condivisibile al 100%. Rimane da chiarire come e perché si è arrivati a questa situazione e chi ha indirizzato verso questa condizione di suicidio l'intera società occidentale. E poi quali rimedi trovare per sopravvivere, perché in gioco non c'è solo una qualche ideologia o una Weltanschauung che lascia il tempo che trova ma la sopravvivenza di una civiltà. Il modus operandi di questo crimine, sviluppato nello spazio di decenni, è partito dall'imposizione di sensi di colpa allargati alla etnia, dallo svuotamento del contenuto culturale da tramandare alla prossima generazione, fino alla odierna farsa del multiculturalismo suicida e del 'wokismo' tragicomico che si fa strada nel vuoto lasciato da una scuola che ormai insegna solo a leggere scrivere e far di conto, e forse neanche quello. Ecco, forse bisogna proprio ripartire dalla scuola se si vuole sopravvivere.

    2. BrunoWald 13 gennaio 2023

      Temo che la scuola abbia ormai fatto bancarotta. Di sicuro non è riformabile: almeno, non all'interno di questo sistema.

      Come e perché si è arrivati a questa situazione? Deliberatamente, in virtù di un disegno cosciente, perseguito con coerenza: questo è tutto ciò che si può affermare con buona certezza. "Londra" giocò un ruolo decisivo in questo senso, prima con la creazione della Banca d'Inghilterra nel 1694, e poi con quella della cosiddetta massoneria speculativa nel 1717. So che sai meglio di me queste cose, ma è sempre bene ricordarle.

      Chi ha indirizzato l'occidente verso il suicidio? La mafia ashkenazita, senza il minimo dubbio. Che poi questa risponda ad altre entità, rimane da dimostrare. L'unico rimedio efficace consisterebbe nel tagliare la testa al serpente, ma per il momento è già tanto se riusciremo a cavarcela individualmente, o a piccoli gruppi.

      È motivo di speranza il fatto che la volontà genocida dell'elite sarà sempre più difficile da nascondere, mentre nel secolo XX riuscirono a fregarci contrapponendo nazioni e ideologie. Se gli europei stavolta non capiscono che è in gioco la sopravvivenza della civiltà, vorrà dire che scompariremo meritatamente, come altri prima di noi.

    3. sarah 14 gennaio 2023

      La scuola riflette come uno specchio le immagini del mondo in cui si trova oggi. Riflette un'immagine perché non è in grado di fare altro, stante il ruolo che le è stato assegnato in questo ordine di cose. Resa povera di strumenti intellettuali più che materiali ( i pc e le costose lavagne "connesse" infatti abbondano ), non può che essere il luogo in cui si consuma, passivamente, una fase fondamentale del processo di annichilimento umano che Pecchioli qui descrive tanto bene. La scuola adotta alla lettera il linguaggio del sistema e annacqua il pensiero individuale con i termini della neolingua che, oltre ad avere il pregio di prestarsi a discorsi altisonanti ma privi di contenuti, crea una nebbia in cui si perdono di vista i significati fondamentali di ciò che si "apprende". Nella scuola si afferma a voce alta e talvolta con scompostezza che l'intenzione è quella di creare i cittadini di domani attraverso l'inclusione. Appunto, cittadini di domani che non troveranno nello stato la garanzia di potersi realizzare nel rispetto di un'etica viva e condivisibile ma, al contrario, troveranno proprio quella neutralità assiologica e indifferenza morale ( definizione indovinatissima ) che tutto relativizza e come tale indebolisce l'essere umano sia sul piano collettivo ( cittadinanza ) che individuale e privato. La scuola censura il pensiero critico e divergente poiché esso "non può semplicemente esistere" e ahimè spesso anche gran parte del corpo docente pare non accorgersi più del vuoto intellettuale e morale in cui si trova ad operare. Un fatto gravissimo. Se voi faceste caso, ad esempio, all'obbrobrio che traspare da moltissimi libri di testo destinati a studenti di ogni ordine e grado trovereste l'analisi di Pecchioli ancor più condivisibile. Non so che parte giocherà l'istruzione nello svolgersi futuro degli eventi; ad osservarla bene, dall'interno come nel mio caso, spesso si ha l'impressione che si tratti di una situazione inemendabile.

    4. sbregaverse 14 gennaio 2023

      Macchè la scuola si salva facile:
      TUTTTO CLASSICO

      ,sanscrito greco latino , vietato l'inglese idioma dei maiali al potere.

    5. Bertozzi 14 gennaio 2023

      Il mio figlioccio tredicenne come compito delle vacanze di Natale doveva leggere il libro della Segre, e ho detto tutto.

    6. sarah 14 gennaio 2023

      Probabilmente potrebbe essere una buona idea, soprattutto la seconda.

    1. Arian Van Heisen 13 gennaio 2023

      " Il geniale trucco moderno fu sostituire la realtà con i desideri indotti in un mondo uniformato, dominato dall’ ideologia del medesimo. Opera l’alleanza di un ircocervo formato dal capitalismo globalista e dal progressismo ideologico. Gli uni la chiamano emancipazione, liberazione; gli altri- i danti causa- sviluppo, consumo, modernizzazione. Il terreno comune è lo sradicamento: libero è chi si disfa di legami e appartenenze, fluido nel mondo liquido, immerso nei desideri anziché ancorato e fedele alla natura. Lo spurio cittadino del mondo, uomo senza confini (anche sessuali), l’individuo emancipato e globale...

      Grande Pecchioli e per fare cìò bisognava solo dare il potere alle Femmine ...!

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