L'OSSIMORO DELLA SPESA PUBBLICA

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

DI DOMENICO DE SIMONE

nuovaeconomia.blogosfere.it

In un articolo recentemente pubblicato sul NYT (la traduzione in italiano la trovate su ComeDonChisciotte ), Paul Krugman sostiene che se la situazione dell'economia mondiale non è ancora finita nel baratro della recessione prolungata come quella del '29, lo si deve al differente atteggiamento dei Governi e in particolare di quello degli Stati Uniti, che hanno sostenuto la domanda con forti iniezioni di spesa pubblica.

Nel 1929, il Governo assunse invece l'atteggiamento opposto di risparmiare sulla spesa e questo aiutò il tracollo. Oggi, invece, l'amministrazione Obama, pur criticabile per l'insufficienza del programma di intervento adottato, non ha contratto la spesa rifiutando le critiche di chi sostiene, soprattutto da parte repubblicana, che lo Stato deve dare ai cittadini l'esempio riducendo notevolmente il proprio budget di spesa sugli interventi.


Nella foto: Chicago, Michigan AvenueKrugman è un economista intelligente e di grande carisma, ma devo dire che questa volta è stato anche sfortunato. Perché, infatti, proprio oggi compare la notizia che la città di Chicago, una delle più importanti degli USA, è costretta a chiudere i battenti dei propri servizi, riducendo all'osso anche quelli essenziali, perché non ha i soldi per pagarli. Sanità - tranne le emergenze-, trasporti, servizi amministrativi, raccolta spazzatura, tutto fermo. A rischio anche il servizio locale di polizia. Gli impiegati a casa senza stipendio, oggi e per ancora altri giorni in futuro. Con il crollo delle entrate fiscali, legate per lo più alle tasse sulla casa, il Comune non è in grado di pagare gli stipendi e le altre spese.



Rampini su Repubblica riferisce che anche in molte altre città degli USA la situazione è al collasso e sta causando drastici tagli ai bilanci dei Comuni a cominciare dalla riduzione del personale. È nota, poi, la gravissima situazione di dissesto dello Stato della California che ha esaurito i fondi e sta pagando con cambiali che forse in futuro, se le cose andranno meglio, saranno onorate. Peggio di un qualsiasi nostro comune dissestato e commissariato per debiti.



Tuttavia, Krugman ha ragione. Senza la spesa corrente dello Stato (e in fondo è quello che ripete la Marcegaglia al Governo da qualche mese, solo che da noi non c'è più una lira), il crollo della domanda di consumo sarebbe stato ben peggiore e le conseguenze più devastanti. Krugman le misura in circa un milione di disoccupati in più, che nella situazione attuale fanno la differenza tra una crisi gravissima e un disastro. Ha ragione, ma questo non significa che il sistema vada necessariamente in quella direzione, come dimostrano le ultime notizie.

Anche in Giappone l'incremento del PIL sostenuto dalla spesa pubblica ha provocato il panico in borsa . Per la semplice ragione che quella spesa dovrà pure essere pagata da qualcuno e se l'economia non riparte ci saranno meno tasse da incassare per pagare il debito e quindi un avvitamento peggiore della crisi. È la stessa considerazione che ha seminato la paura nelle borse occidentali nella giornata di oggi . La domanda è: dove si prendono le risorse per pagare il debito che gli stati stanno contraendo per sostenere l'economia? Lo so che negli articoli che ho linkato c'è scritto altro: che la borsa giapponese scende per l'apprezzamento dello Yen e quelle occidentali forse per prese di beneficio. Ma chiedetevi peché le borse sono scese proprio subito dopo la diffusione di dati apparentemente confortanti sui PIL in Europa e in Giappone e la risposta apparirà in tutta chiarezza. Non è vero che i traders non pongano attenzione ai fondamentali dell'economia, anzi.



E allora torniamo alla domanda. Chi paga e con quali risorse? La risposta non è affatto chiara. Che tasso di incremento del PIL sarà necessario per far fronte al mare di debiti contratti dagli Stati? Quello giapponese è palesemente insufficiente e in Europa non si sa nemmeno se si tornerà davvero in positivo. E se negli USA la spesa pubblica si riduce, andrà anche peggio.

Ma proviamo anche ad analizzarla a fondo questa domanda. È davvero una domanda sensata o stiamo ragionando intorno all'uovo e alla gallina? Perché vedete, fino agli anni sessanta la spesa pubblica era considerata un puro costo che gravava sulla produzione nazionale. Ad un certo punto ci si è accorti che continuando di quel passo, vista la crescita del settore dei servizi, la produzione nazionale sarebbe stata minore del costo dei servizi. Questo avrebbe dovuto significare impoverimento della collettività, mentre l'evidenza diceva esattamente il contrario. Insomma, i servizi sono entrati di colpo nel novero della Produzione nazionale che da allora è stata classificata come PIL, che comprende il valore di tutti i beni e i servizi prodotti. Comprende quindi anche la spesa pubblica, e non solo quella in conto investimenti, ma anche la spesa corrente. Nella formula che descrive il PIL la spesa pubblica è in genere identificata con la lettera G (che sta per Government). Insomma, come ha dimostrato Keynes ormai quasi ottant'anni fa, la spesa pubblica produce ricchezza in misura adeguata al moltiplicatore applicabile al tipo di spesa. Per fare questa spesa, però, occorre trovare le risorse, che in genere sono costituite da strumenti finanziari. Perché non c'è dubbio che le risorse umane (impiegati e operai) ci sono e per erogare servizi le risorse materiali sono pressoché irrilevanti (mentre per produrre acciaio o ceramiche sono essenziali).



E allora proviamo a chiederci che cosa sono queste risorse finanziarie essenziali per la spesa pubblica, che una volta effettuata produce ricchezza nella misura del moltiplicatore. Diciamo che una spesa di un milione ne produce almeno due in termini di ricchezza (spero che Keynes perdoni la mia rozza semplificazione, ma è giusto per dare un'idea). In che cosa consiste, dunque, quel milione senza il quale la spesa pubblica non si può fare? A Keynes sembrava davvero assurdo che per trovare quel milione fosse necessario mettersi a scavare sotto terra, trovare dell'oro, estrarlo e pulirlo, coniarlo in monete con cui pagare gli impiegati e gli operai che poi avrebbero creato ricchezza con il proprio lavoro e nel frattempo giravano i pollici nell'attesa. Se con quel lavoro si crea ricchezza, non sarebbe stato più logico e più semplice, metterli al lavoro da subito senza fargli aspettare tutta la trafila dell'estrazione del prezioso metallo che tutto può? Ma che nulla ottiene, se ricordiamo quel che dell'oro ci dice il mito di Re Mida? Sarebbe come aspettare di vincere il superenalotto per iniziare un'attività in cui tutto è pronto e in grado di funzionare perché è stato creato da noi stessi. Le probabilità di trovare una nuova minera sono praticamente identiche.



Insomma, se un ente pubblico possiede strutture organizzative, risorse umane e materiali sufficienti, per quale ragione non può funzionare? Keynes risolse il problema con il debito pubblico. Lo Stato garantisce che pagherà a chi gli presta i soldi poiché la sua attività genera più ricchezza di quella che impiega. Ma perché c'è bisogno di qualcuno che presti i soldi (in genere le banche) se le risorse per il lavoro e la produzione della ricchezza stanno già tutte lì, a disposizione dell'ente? Non è esattamente come andare a scavare per terra per trovare l'oro necessario a coniare le monete, quando quell'attività si giustifica da sola, perché produce ricchezza?

Ma insomma, la spesa pubblica, produce ricchezza o no? O meglio, essa è ricchezza in sé o la consideriamo ancora un costo, come cinquant'anni fa? Perché non può essere che per certi versi è uncosto che deve essere sostenuto dalla tasse e per altri versi è una componente della produzione di ricchezza nazionale. E che quando serve a spaventare produce debito, mentre quando deve rassicurare diventa ricchezza. Hanno ragione gli speculatori delle borse che si fanno prendere dal panico perché domani non ci saranno i soldi per i debiti, o ha ragione Krugman e il governo che facendo spesa hanno in qualche modo limitato i danni creati proprio da quelle speculazioni? E se non avessero fatto spesa pubblica ci troveremmo adesso nel baratro di una crisi economica e sociale probabilmente irreversibile (e non è detto affatto che non ci si finisca lo stesso). Quando poi, tutte le risorse produttive ci sono e sono certamente sovrabbondanti?

Perché poi lo stesso ragionamento vale per le attività delle imprese private, che producono anch'esse debito, e per il consumo delle famiglie, che pure genera debito. Insomma, qualsiasi cosa fai per creare ricchezza si genera debito che produce interessi che finiscono nelle banche. Non a caso le Banche sono praticamente proprietarie della maggior parte della produzione mondiale di beni (ad esempio del 90% di tutta la produzione chimica del mondo). E sono anche proprietarie di più del 100% delle risorse delle famiglia americane, che in pratica lavorano per pagare gli interessi sui prestiti.



Ma soprattutto decidono se il Comune erogherà o meno il servizio dell'asilo nido o del centro anziani, o della raccolta della spazzatura o dell'emissione dei certificati. E questo nonostante ci siano insegnanti, maestri, spazzini, impiegati e strutture in grado di lavorare subito senza avere alcun viatico se non la remunerazione del loro lavoro. Che però dato che produce ricchezza, si remunera da solo, senza bisogno di nessuno, basterebbe solo contare quanta ricchezza si è prodotta e remunerare con essa le attività effettuate. In fondo un impiegato, uno spazzino un insegnante, vogliono soddisfare le esigenze di tutti: una casa (e ce ne sono tante), cibo e vestiti (la cui produzione è da decenni cronicamente eccedente), divertimenti e relativi strumenti (e pure qui la produzione è per definizione in eccesso). Quindi i mezzi per pagarli ci sono, però se qualcuno non si indebita non ci sono più.



Ma insomma, perché dobbiamo fare debiti per vivere e lavorare ?


Domenico De Simone

Fonte: http://nuovaeconomia.blogosfere.it

Link: http://nuovaeconomia.blogosfere.it/2009/08/lossimoro-della-spesa-pubblica.html

17.08.2009

Commenti (99)

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    1. Tonguessy 19 agosto 2009

      Rispondendo a LucaV:
      Il mercato nasce per dare nuova vita alla borghesia. Le banche ne rappresentano il vertice, i consumatori la base, i politici i garanti. Pretendere che lo stato non entri in merito alla gestione del mercato e' come pretendere che un giudice non esegua il suo mandato. E' pagato per giudicare, punto. La visione secondo cui il mercato si autoregolerebbe se non ci fossero interventi statali suona troppo come se mio nonno fosse nato con una ruota adesso io sarei una carriola. Le cose, la storia ci insegna, sono sempre andate in un certo modo per stabiliti e precisi motivi. Siamo in piena area deterministica. Se lo stato interviene lo fa perche' sta sostenendo NON il mercato utopico di Rothbard ma quello REALE dei bankster, come le recenti iniezioni di liquidita' per rivitalizzare il gotha mercantile (la BORSA!) dimostrano. Chiedere allo stato di lasciare fallire le banche equivale a chiedere alle banche di chiudere l'attivita'. Se lo fa (come nel caso Lehman) e' per disperazione, qualche pedone si puo' anche perdere. l'importante e' vincere la partita sempre. Anche barando. E' ridicolo chiedere loro di non barare, di accettare la sconfitta etc. Tutto questo e' l'esatto contrario di quello che significa la globalizzazione, l'ultima frontiera dell'onnivoro Mercato.

    1. Tonguessy 19 agosto 2009

      Il mercato nasce per dare nuova vita alla borghesia. Le banche ne rappresentano il vertice, i consumatori la base, i politici i garanti. Pretendere che lo stato non entri in merito alla gestione del mercato e' come pretendere che un giudice non esegua il suo mandato. E' pagato per giudicare, punto. La visione secondo cui il mercato si autoregolerebbe se non ci fossero interventi statali suona troppo come se mio nonno fosse nato con una ruota adesso io sarei una carriola. Le cose, la storia ci insegna, sono sempre andate in un certo modo per stabiliti e precisi motivi. Siamo in piena area deterministica. Se lo stato interviene lo fa perche' sta sostenendo NON il mercato utopico di Rothbard ma quello REALE dei bankster, come le recenti iniezioni di liquidita' per rivitalizzare il gotha mercantile (la BORSA!) dimostrano. Chiedere allo stato di lasciare fallire le banche equivale a chiedere alle banche di chiudere l'attivita'. Se lo fa (come nel caso Lehman) e' per disperazione, qualche pedone si puo' anche perdere. l'importante e' vincere la partita sempre. Anche barando. E' ridicolo chiedere loro di non barare, di accettare la sconfitta etc. Tutto questo e' l'esatto contrario di quello che significa la globalizzazione, l'ultima frontiera dell'onnivoro Mercato.

    1. LucaV 19 agosto 2009

      Ma che dici??? Rothbard non si scaglia contro i lavoratori! Critica i meccanismi invece! Lui dice di lasciare il mercato in pace, senza interventismo statale, altrimenti si hanno i cicli di espansione con conseguente boom occupazionale, ma poi i cicli depressivi con conseguente boom disoccupazionale!

    1. LucaV 19 agosto 2009

      Fammi capire...se io faccio un vaso più bello del tuo...perchè dovrei dividere a metà quello che guadagno con te???? Starà a te capire che se non sei buono a fare vasi e meglio che fai qualcos'altro no?

      A me sembra invece oggi che chi è bravo è chiuso dai parenti dei parenti. Vedi i ricercatori italiani che vanno negli USA per nepotismo!

      Ma in che mondo vivi??? Sei un parassita.

    1. guru2012 19 agosto 2009

      Chi è più bravo è giusto che abbia di più? Questa sarebbe la grande verità disvelata dai cervelloni della scuola austro-ungarica (ribadisco)?Chi è più bravo ha già di più. Non lo capisci? Tu dici quello che mio è mio e io aggiungerei guai a chi me lo tocca. Roba da far west. Andiamo bene...

    1. Tonguessy 19 agosto 2009

      "Oggi con i ricorrenti cicli economici depressivi come credi vada ai lavoratori? "
      Esattamente come previsto da Rothbard, con la differenza che questo signore si scaglia contro i lavoratori invece di criticare certi meccanismi che li rendono schiavi moderni. L'importante e' mantenere e preservare il Dio Mercato. Come se fosse sempre esistito e non fosse un'invenzione recente portata agli eccessi dalla borghesia. Un po' di storia non guasterebbe per dare la giusta cornice a certe affermazioni

    1. LucaV 19 agosto 2009

      Lo paga Obama con l'orto biologico il conto? :-)

      Ottimo.

    1. LucaV 19 agosto 2009

      Bravo. Ti sottolineo però che la scuola di matrice austriaca dell'economia dice esattamente queste cose. ZERO MONOPOLI, CONCORRENZA PERFETTA.

    1. victorserge 19 agosto 2009

      tutti s'ingegnano a scoprire l'acqua calda di una soluzione alla crisi economica.
      i problemi veri però, risiedono nel potere di chi ha i soldi e non li vuole spendere.
      le banche in primis, gli stati in seconda battuta.
      al di là di tutte le teorie ci sono i problemi reali della gente, i quali non sono creati da lor stessi ma dai detentori del capitale.
      quindi la soluzione dei problemi economici, per definizione, nessuno ce l'ha in tasca, ne i liberali, ne i socialisti, ne i superliberisti.
      insomma, se i capitali non girano, cioè i soldi non girano come facciamo a creare ricchezza?
      ma questa ricchezza a chi deve servire? alle banche, agli stati, ai cittadini, a chi?
      dunque il problema è l'accumulo eccessivo di capitale nelle mani di pochi.
      se non si parte da questo dato non si va da nessuna parte.
      l'accumulo crea ricchezza nello stesso momento in cui esso si redistribuisce in forma di investimento produttivo.
      gli economisti sono stati solo bravi a creare strumenti finanziari, cioè a creare valore fittizio, cioè una cambiale in bianco: basso costo di produzione delle merci in cambio di profitti non proporzionali alla quantità di lavoro eseguito.
      in sostanza un furto da parte di ladroni e speculatori nei confronti di una massa di lavoratori ricattati dallo spettro della povertà.
      gli economisti sono per lo più gentaglia senza scrupoli al servizio delle grandi banche e che fanno un mare di profitti sulle spalle dei poveracci.

    1. IVANOE 19 agosto 2009

      Corbellerie !!!
      Infatti da quando c'è obama che ha aumentato la spesa pubblica tutti gli americani navigano nell'oro e non sanno come spendere i soldi !!!
      Ma che stà dicendo ?
      I soldi pubblici spesi sono andati tutti alla classe dirigente ed alle sue clientele !!!

    1. LucaV 19 agosto 2009

      yes

    1. LucaV 19 agosto 2009

      Le banche dovrebbero tornare a fare quel mestiere per cui sono nate: CUSTODI DEL DENARO E DEI BENI DI PRIVATI CITTADINI.

      Quando poi viene qualcuno in banca e dice: "Mi presti 10000 euro?". La banca, intanto non li moltiplica (inteso come sistema bancario), poi prima di prestarli...chiama il proprietario dei 10000 euro e gli dice :"Senti posso prestarli i tuoi 10000 euro?. Se quello risponde di si, allora la banca gli dice: "Io li presto, ma tu non li vedi per tot anni, il tempo che TIZIO li restituisca con gli interessi". STOP.

    1. LucaV 19 agosto 2009

      Distribuire le risorse in modo equo e non meritocratico?????

      Risorse in modo equo: ok, ma quello che è mio è mio. Casomai si potrebbe parlare di distribuzione equa nel senso che ognuno parte dallo stesso punto senza monopoli.

      No, invece quello che manca in questa società è proprio la MERITOCRAZIA. Sinceramente mi sono rotto le palle dei figli dei figli dei cugini dell'amico ecc...CHI è BRAVO è GIUSTO CHE GUADAGNI O ABBIA DI PIù, MA NON PERCHè C'è QUALCUNO CHE GLI DICE TU SEI BRAVO E TI Dò QUESTO, MA PERCHè CHI è BRAVO LO OTTIENE DA Sè.

      IL TUO è UN TIPICO RAGIONAMENTO ASSISTENZIALISTA, FIGLIO DELLA PIù BRUTTA PARTE DEL COMUNISMO.

    1. LucaV 19 agosto 2009

      Diglielo ai seguaci di pascucci e ai keynesiani! Io lo so che l'oro i potenti non lo vogliono. Spiegalo pure tu, non farmi fare il lavoro solo a me. Con questi, che l'unico libro che aprono è topolino, bisogna partire dalle basi con esempi semplici semplici.

    1. LucaV 19 agosto 2009

      Intanto con una moneta merce il "cavaliere nero" avrebbe molte, ma molte più difficoltà per fregarti. Poi se sei fesso come un somaro...che colpa abbiamo noi?

      La distribuzione delle risorse in modo equo e democratico si fa abolendo i monopoli, dalla moneta in poi. Cioè con una libera concorrenza. Ciò che dice la scuola di matrice austriaca di economia (ma quale austro-ungarica! Parlate a vanvera). Studiatela prima di criticarla. Ancora non c'è uno dico uno che sappia confutarla in modo serio, solo parole parole parole parole.

      Infatti la crisi è dovuta ad un eccesso di moneta per giunta creata con il debito. E' strano infatti che con un eccesso di beni e servizi, i prezzi aumentino anzichè diminuire. La colpa sta nell'inflazione di moneta.

      Se potessimo stamparci i soldi da soli con la stampante...semplicemente con quei soldi non ci compreresti un fico secco, perchè avresti l'inflazione al 1500% come in Zimbabwe dove il generoso STATO stampa da anni!

      Provo pietà per la vostra ignoranza (da non conoscenza).

    1. LucaV 19 agosto 2009

      E' vero, ma il denaro si crea dal nulla perchè si fanno le leggi ad hoc!

    1. guru2012 18 agosto 2009

      Come che c'entra, sei capace di capire i segreti dell'economia e non comprendi il significato di quella storiella semplice, semplice?

      Se anche ci fosse 'sta benedetta moneta merce, il cavaliere nero troverebbe lo stesso il modo di infilarti le mani nelle tasche.

      La storia della moneta merce, non mi convince affatto, l'umanità deve liberarsi dal giogo del danaro e trovare il modo di distribuire le risorse in modo equo e non meritocratico.

      Non siamo in una crisi di offerta, di beni ce ne sono fin troppi, per paradosso, se potessimo stamparci da soli dei soldi con la stampante del computer, le cose si aggiusterebbero da sole.

      Altro che scuola austro-ungarica. :D

    1. marcop 18 agosto 2009

      mi sa che sono molti secoli che fanno questo mestiere, queste banche devono sparire altre entità con la funzione di gestione monetaria e gestione dei rapporti economici possono avere un altro nome più bello e genuino, mancano forse i vocaboli? Manca forse la creatività? Ed anche la giusta funzione, giusta ed onesta.

    1. rosacroce 18 agosto 2009

      QUELLI AL POTERE ,NON LA VOGLIONO LA TUA MONETA,(l'oro)E NON LA VORRANNO MAI,PERCHè ,NON POTREBBERO PIù RUBARE,
      FARE GUERRE , FINANZIARE PROGETTI ASSURDI,DARE SOLDI AGLI AMICI,AVERE CONSENSO POPOLARE etcccc.

    1. rosacroce 18 agosto 2009

      NON è che devono sparire,non fanno le banche ,fanno i ladri.
      dovrebbero fare solo le banche e senza usare la riserva frazionaria ,che moltiplica il denaro fasullo, crea inflazione ,eSpansione di credito che porta inevitabilmente a depressione e GUERRA.

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