L’Occidente contro la Russia: come raggiungere il punto di non ritorno

L'economista, accademico, autore ed ex funzionario dell'amministrazione Reagan Paul Craig Roberts condivide le sue opinioni

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Adriel Kasonta
asiatimes.com
12.04.2022

Paul Craig Roberts era stato assistente segretario del Tesoro degli Stati Uniti per la politica economica sotto il presidente Ronald Reagan. Era stato uno degli artefici della politica economica della prima amministrazione Reagan ed era stato definito la “coscienza economica” del presidente.

Dopo aver lasciato il governo, Roberts ha ricoperto la cattedra “William E. Simon” in economia politica presso il Center for Strategic and International Studies tra il 1983 e il 1993, è stato un illustre associato presso il Cato Institute tra il 1993 e il 1996 e ha presenziato in diversi consigli aziendali.

Ex redattore associato del Wall Street Journal, Roberts è autore di numerosi libri, tra cui “The Supply Side Revolution: An Insider’s Account of Policymaking in Washington” (Harvard University Press, 1984), “The Capitalist Revolution in Latin America” (Oxford University Press, 1997 ), “The Failure of Laissez Faire Capitalism and Economic Dissolution of the West” (Clarity Press, 2013) e “The Neoconservative Threat to World Order: Washington’s Perilous War for Hegemony” (Clarity Press, 2015), solo per citarne alcuni.

Adriel Kasonta: È già passato più di un mese da quando la Russia ha iniziato la sua operazione militare (o, come si dice in Occidente, “invasione”) in Ucraina, che molti osservatori ritengono avrebbe potuto essere impedita se le proposte sulle garanzie di sicurezza di Mosca fossero state prese seriamente in considerazione. È un argomento valido o solo una ripetizione della “propaganda del Cremlino”? E, se l’argomentazione fosse valida, perché non è stato fatto nulla per impedire lo scoppio della guerra?

Paul Craig Roberts: L’Ucraina per la Russia è un problema complesso, in parte perché questa è l’intenzione di Washington e, in parte, a causa di errori strategici russi.

La Russia era diventata un problema per Washington nel 2007, quando il presidente Vladimir Putin aveva annunciato alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco la fine dell’unipolarismo americano. Il ritorno della Russia come vincolo all’unilateralismo statunitense aveva fatto infuriare i neoconservatori.

La risposta di Washington era stata quella di fare pressione sulla Russia. Nel 2008 un esercito georgiano addestrato ed equipaggiato da Washington era stato utilizzato per invadere l’Ossezia del Sud, una provincia che si era staccata dalla Georgia quando la Georgia si era separata dalla Russia dopo il crollo dell’Unione Sovietica. L’Ossezia del Sud era presidiata da forze di pace russe, che avevano subito perdite durante l’invasione georgiana.

Putin era ritornato dalle Olimpiadi estive di Pechino e l’esercito russo aveva scacciato le truppe georgiane dall’Ossezia meridionale e sostanzialmente conquistato la Georgia in quattro o cinque giorni. I Russi avevano avuto l’opportunità di reintegrare la Georgia nella Russia e porre fine alla prospettiva che la Georgia diventasse un membro della NATO, invece si erano ritirati, abbandonando la Georgia.

Questo era stato un errore strategico. Il Cremlino avrebbe dovuto almeno stabilire un governo che controllasse il Paese, non lasciare quello gestito da Washington. Anche se era stata una vittoria militare per la Russia, la guerra della propaganda era stata vinta da Washington. L’invasione georgiana dell’Ossezia del Sud si era trasformata nell’invasione russa della Georgia.

Nel 2014 il Cremlino aveva commesso un altro errore strategico quando aveva prestato più attenzione alle Olimpiadi di Sochi che alla rivoluzione colorata che Washington stava preparando in Ucraina. Quando Washington aveva rovesciato il governo ucraino, la Russia non era intervenuta. Un governo favorevole alla Russia era stato sostituito da un governo ostile alla Russia.

A questo errore strategico la Russia ne aveva aggiunto un altro con il suo rifiuto di accettare il voto delle repubbliche separatiste del Donbass di riunirsi alla Russia, come aveva fatto la Crimea. A questo errore ne era seguito un altro ancora.

La Russia per otto anni ha chiuso gli occhi sui bombardamenti nel Donbass da parte delle milizie ucraine e neonaziste dell’Azov, mentre cercava di convincere l’Ucraina e l’Occidente a sostenere l’accordo di Minsk, che l’Ucraina aveva firmato. Durante questi otto anni la pressione interna su Putin affinchè proteggesse i Russi del Donbass è continuamente aumentata.

L’anno 2022 si era aperto con una grande concentramento di truppe ucraine al confine con il Donbass, in preparazione di un assalto per la sua riconquista. Mosca aveva risposto a febbraio riconoscendo le repubbliche separatiste e si era resa conto che la possibile adesione dell’Ucraina alla NATO era un grave problema di sicurezza, in quanto avrebbe significato basi missilistiche statunitensi al confine con la Russia.

Frustrata dalla freddezza che l’Occidente aveva riservato alle preoccupazioni sulla sua sicurezza, la Russia è intervenuta militarmente nell’Ucraina orientale, circondando con successo i neonazisti dell’Azov, che senza dubbio saranno sconfitti. Anche se la Russia avrà successo in quello che è comunque un obiettivo limitato, l’operazione è stata realizzata in un modo che ha consentito all’Occidente di lanciare una massiccia campagna psicologica, che ha dipinto la Russia e il suo presidente nei termini più oscuri.

Dal momento che la maggior parte dei combattimenti si sarebbe svolta nel Donbass popolato da Russi, la Russia ha deciso di eliminare i neonazisti dell’Azov senza l’uso di armi pesanti, che avrebbero decimato anche la popolazione autoctona russa. Questo vincolo significa un prolungamento delle operazioni militari, che l’Occidente ha sfruttato [a proprio vantaggio].

Washington desiderava fortemente un intervento russo che potesse essere etichettato come “un’invasione russa dell’Ucraina”, da utilizzare a fini propagandistici per separare l’Europa dalla Russia, preservando così l’Impero Americano e spingendo Finlandia e Svezia nella NATO ed estendendo  l’accerchiamento della Russia.

AK: L’invio di armi (una mossa percepita come uno dei modi per fare pressione sulla Russia) serve a portare la pace in Ucraina o, al contrario, a prolungare il conflitto nell’Europa orientale? Perché gli Stati Uniti e i loro alleati continuano a farlo se le ragioni sono queste?

PCR: Le armi sono il metodo dell’Occidente per combattere una guerra per procura con la Russia “fino all’ultimo Ucraino”. Le armi non avranno alcun effetto significativo sul risultato finale nel Donbass. L’esercito ucraino e le infrastrutture militari ucraine stanno venendo sistematicamente distrutte. Queste armi sono anche state utilizzate per attaccare le popolazioni civili, attacchi che si trasformano in operazioni false flag attribuite ai russi.

AK: Lei crede che questo conflitto finora contenuto possa intensificarsi e diffondersi ulteriormente in Europa, dando luogo ad uno scontro diretto tra la NATO e la Russia? Dopotutto, la Polonia spinge sull’idea della “missione di mantenimento della pace” della NATO in Ucraina.

PCR: Il conflitto può estendersi, ma non ci saranno operazioni di mantenimento della pace da parte della NATO. Qualsiasi forza NATO che entrasse in Ucraina sarebbe distrutta. I Russi non sono lì per conquistare l’Ucraina e non hanno truppe nell’Ucraina occidentale. La guerra potrebbe allargarsi nel caso in cui l’Ucraina fosse in grado di radunare un altro esercito nell’Ucraina occidentale e attaccare i Russi nell’area del Donbass, ma questo è improbabile.

Il pericolo di un allargamento della guerra deriva dalla spinta di USA/NATO ad aggiungere Finlandia e Svezia all’Alleanza e dal posizionamento di una base missilistica statunitense in Slovacchia. I Russi hanno detto che non tollereranno le basi missilistiche vicino ai loro confini e questo include le basi esistenti in Romania e Polonia.

È estremamente  provocatorio per Washington schierare i propri missili in Slovacchia e aggiungere altri Paesi alla NATO. Equivale ad ignorare totalmente gli avvertimenti definitivi del Cremlino. Con la Russia con le spalle al muro, è probabile che il destino di quelle basi missilistiche sia quello di essere distrutte e le forze nucleari russe sono in piena allerta, pronte a scoraggiare qualsiasi risposta della NATO.

AK: Sembra che Washington sia determinata a “punire” Mosca per la sua decisione di invadere l’Ucraina, anche a spese dei propri cittadini. Mentre il presidente Joe Biden fatica a concretizzare il piano “Build Back Better”, ingenti somme di denaro vengono stanziate per l’Ucraina dagli Stati Uniti e dalle sue istituzioni finanziarie internazionali, l’FMI e la Banca mondiale. Può descriverlo in dettaglio?

PCR: L’effetto delle sanzioni ricadrà principalmente sugli Europei, ma questo non interessa agli Stati Uniti e ai suoi stati fantoccio. La preoccupazione di Washington è quella di preservare il proprio impero dall’erosione provocata dalla dipendenza europea dall’energia e dai minerali russi. Il costo imposto ai popoli occidentali è il conto da pagare per la guerra che Washington sta conducendo. Gli Occidentali stanno pagando la guerra con il calo del loro tenore di vita invece che con le loro vite.

AK: Come percepisce la decisione dell’Unione Europea di abbandonare l’energia russa e cercare altri fornitori, come gli Stati Uniti? Quanto è fattibile questo piano e, cosa più importante, serve agli interessi dell’Europa?

PCR: Non è fattibile. Da dove viene l’energia e a quali spese viene consegnata e distribuita? Ciò che Washington vuole fare è cacciare la Russia dall’Europa. Il costo ricadrà in gran parte sugli altri.

AK: Può dirci qualcosa in più sugli esiti sociali ed economici a breve e lungo termine delle sanzioni russe? Serviranno allo scopo dichiarato di distruggere l’economia di Mosca o, al contrario, danneggeranno l’Occidente in modo più profondo? In quest’ultimo caso, qual è lo scopo di queste sanzioni?

PCR: Lo scopo delle sanzioni è separare l’Europa dalla Russia. Per la Russia le sanzioni sono una manna dal cielo. Il ritiro delle società occidentali crea per le aziende russe l’opportunità di sostituire le importazioni. Allontana le società straniere che sottraggono i profitti alla Russia e azzera la capacità dell’Occidente di destabilizzare il rublo, sottraendo capitali al Paese.

Gli unici Paesi che necessitano di capitali esteri sono quelli senza dotazioni di risorse naturali e conoscenze scientifiche e tecniche. La Russia ha tutto il necessario per l’autosufficienza, che è di gran lunga la situazione migliore per qualsiasi Paese. Gli Stati Uniti, in precedenza, erano autosufficienti, fino a quando non hanno delocalizzato le loro industrie in Asia.

AK: Tenendo presente l’ampia rete di contatti commerciali internazionali della Russia con Paesi come Cina, India, Brasile ecc., è possibile isolare economicamente e finanziariamente Mosca dal mondo?

PCR: L’obiettivo di Washington è staccare l’Europa dalla Russia. Washington non ha la capacità di isolare la Russia dal mondo.

AK: La Russia non ha ancora reagito alle sanzioni che le sono state imposte. Quale potrebbe essere la possibile risposta di Mosca e come questa influenzerebbe la gente in Europa, negli Stati Uniti e nel resto del mondo?

PCR: Il Cremlino avrebbe potuto raggiungere il suo obiettivo in Ucraina semplicemente interrompendo la fornitura all’Europa di energia e di materie prime. La Germania, che dipende dalla Russia per metà della sua energia, avrebbe probabilmente chiesto una soluzione ai problemi di sicurezza della Russia.

Tuttavia, il Cremlino non ha avuto la forza di usare questo potere, perché la Russia ha un direttore della banca centrale incompetente, che pensa, erroneamente, che lo sviluppo economico russo, per essere finanziato, dipenda dall’afflusso di valuta estera. In altre parole, il direttore della banca centrale pensa che la Russia sia un Paese del Terzo Mondo, che non può farcela da solo.

Per quanto posso dire, la Russia continua a fornire energia alla Germania, nonostante le armi che la Germania sta inviando all’Ucraina e le molte altre politiche anti-russe che la Germania sostiene. Lo considero un comportamento insensato da parte della Russia. La mia ipotesi è che la Russia non sia sufficientemente colpita dalle sanzioni per preoccuparsi di applicare delle dure contro-sanzioni.

AK: Siamo arrivati al punto di non ritorno o c’è ancora qualche possibilità di migliorare le nostre relazioni con la Russia, ormai sull’orlo del baratro?

PCR: Chi siamo “noi”? L’Occidente ha volutamente rovinato le sue relazioni con la Russia. Questo era il piano. Escludere la Russia dall’Europa. Circondare la Russia con missili che possono raggiungere Mosca in quattro minuti per costringere la Russia a non limitare l’egemonia statunitense. Il grave pericolo insito nella politica occidentale è che queste provocazioni sempre più sconsiderate nei confronti della Russia si traducano in una guerra nucleare.

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Intervista originale a Paul Craig Roberts di Adriel Kasonta su Asia Times:
https://asiatimes.com/2022/04/west-vs-russia-reaching-point-of-no-return/
Traduzione di Costantino Ceoldo
Rivista da Markus per comedonchisciotte.org

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