Lo strano caso di Matteo Salvini e di Marine Le Pen

DI ACCATTONE IL CENSORE

Egodellarete.blogspot.com

Nel titolo, ho voluto parafrasare Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, perché quel romanzo è uno straordinario squarcio sui due volti della verità: la rappresentazione rassicurante ed il lato oscuro ed indicibile.

Il mio è un modesto contributo, ma può darsi che getti una nuova luce, e senz’altro cercherà di offrire un punto di vista differente sul giallo di questa strana estate: il misterioso ritiro di Salvini dalla compagine governativa.

Un ritiro le cui spiegazioni ufficiali, raffazzonate dallo staff di comunicazione della Lega, e ancor più maldestramente propalate dalla macchina di propaganda innescata sui social network, non hanno convinto nessuno, tanto urtano contro il semplice buonsenso.

Perché mai, infatti, un partito al governo e che, proprio in tale posizione, ha appena raddoppiato i suffragi raggiungendo il suo massimo storico, dovrebbe ritirarsi?

Questo enigma ferragostano, se mai troverà la sua soluzione (e sempre rigorosamente ufficiosa), lo farà a distanza di molti anni, quando probabilmente non interesserà più nessuno. È il destino dei misteri italiani: non si risolvono, ma si dimenticano.

Tuttavia, in questo inizio di autunno -prima che insieme alle foglie ingialliscano i ricordi- siamo ancora in tempo per parlarne, perché le implicazioni del caso non sono banali.

Se la spiegazione fornita dalla Lega fosse vera -la doppiezza di un alleato di governo che impedisce di portare avanti le politiche fissate nel “contratto”- per un partito al massimo del consenso e un Salvini col carisma di trascinare le folle, la soluzione sarebbe stata lapalissiana: rivelare coram populi il tradimento e mobilitare la piazza in proprio sostegno. Rimanendo – ovviamente – al governo ed esercitando una formidabile arma di pressione.

Ma ciò non è avvenuto. Non vi suona strano?

C’è una pista, a un primo sguardo invisibile, non considerata da nessuno e che s’intreccia con questa sciarada politica al mojito: si tratta dei parallelismi e delle somiglianze tra la parabola della Lega salviniana e il Front National di Marine Le Pen.

Anche il partito dell’ex paracadutista Jean Marie, una volta consegnato nelle mani della figlia Marine, è stato protagonista di un apparente mutamento di pelle cui ha corrisposto una irresistibile crescita di consenso.

I pilastri della propaganda del Front, nel suo posizionamento teso a sfondare a destra come a sinistra, sono stati la contrarietà alla moneta unica e la ventilata uscita dall’Unione Europea.

Però, al momento cruciale, nel dibattito televisivo che valeva le elezioni presidenziali contro l’uomo del sistema Macron, la lanciatissima Marine, in vantaggio nei sondaggi, e solitamente armata di una affilata e ficcante oratoria, è sembrata, in modo del tutto inopinato, all’improvviso titubante come una scolaretta all’esame di terza media, incapace di ripetere persino le tabelline. Soprattutto, colpiva lo spettatore, basito, il fondamentale passaggio in cui l’ossigenata Giovanna D’Arco in sedicesimo non era più sicura che bisognasse lasciare l’euro, e, rinfoderata la spada, aveva cominciato a balbettare di moneta comune ed altre castronerie varie, dando al pubblico l’impressione di una imponderabile insicurezza proprio nelle questioni economiche, che erano state il suo cavallo di battaglia fino a una settimana prima.

Un suicidio apparente, il primo di questo giallo.

Ma l’episodio era troppo notevole per non essere sospetto.

E, infatti, non solo la poltrona presidenziale è stata appannaggio di Macron, bensì, da quel momento, il Front non ha più parlato né di uscita dall’UE, né dall’euro, ha allontanato Florian Philippot -propugnatore di politiche keynesiane- e si è schiacciato sulle rivendicazioni identitarie, cambiando nome in Rassemblement National.

Torniamo in Italia. Conosciamo tutti la cavalcata della Lega, che, con l’affermarsi di Salvini, è stata allo stesso modo oggetto di un nuovo posizionamento, su base nazionale, e ha condotto l’assalto ai consensi proprio con il fortunato tour “Basta Euro”, cui facevano da contorno alcuni slogan euroscettici piuttosto vaghi ma evidentemente efficaci per l’elettorato potenziale.

Tuttavia, una volta insediatosi lo strombazzato “governo del cambiamento”, come d’incanto il mantra dell’abbandono della moneta unica e della famigerata UE è stato cancellato dal dizionario e tabuizzato come impronunciabile. La giustificazione ufficiale, sbrigativamente offerta dai “sacerdoti”, recitava che il tema era stato espunto dall’agenda politica perché assente dal contratto di governo; gli adepti hanno subito creduto ad una “strategia”, partorita da menti particolarmente raffinate, e i pochi che hanno affacciato qualche dubbio sui sedicenti strateghi sono stati additati come ingenui ed esposti al pubblico ludibrio.

Già. E come mai, oggi, concluso il sodalizio giallo-verde, e decaduto il “contratto”, la questione non è più riproposta?

La verità è che l’appartenenza all’Unione Europea e all’eurozona non sono mai state in discussione, se non nel delirio estatico dei tifosi urlanti -indotto da smaliziati pifferai- figlio dell’inconscio e disperato anelito di trasformare indizi contraddittori in confortante viatico di paradisi a venire.

E anche a proposito di Salvini qualcuno ha parlato di suicidio politico. Il secondo del nostro giallo.

Ma, in realtà, non c’è alcun suicidio. Il fatto essenziale, nascosto dalla schiuma degli avvenimenti, la conclusione su cui voglio far appuntare la vostra attenzione è che l’uscita dall’euro e dall’Unione Europea non si menzionano più: sono state cancellate dal dibattito e proprio dalla forza politica che avrebbe dovuto promuoverle e realizzarle una volta al governo.

Ed è questo il delitto perfetto, all’interno di un giallo in cui tutte le forze politiche sono complici e nessuno vuole passare per colpevole.

Purtroppo, inneggiando a falsi eroi di battaglie inventate, stordito e obnubilato dagli slogan urlati da pastori e capobranco, il popolo continua ad essere prigioniero di alternative fittizie e di un teatro delle ombre cui seguita indefessamente a credere; mentre l’unica strada segnata colà dove si puote è quella dell’euromacello.

Accattone il Censore

Fonte: https://egodellarete.blogspot.com

Link: https://egodellarete.blogspot.com/2019/09/lo-strano-caso-di-matteo-salvini-e-di.html:

23.09.2019

 

 

 

13 Comments
  1. william says

    Disintossicatevi dal politichese,è un reality show televisivo! Sono solo un filtro tra noi e i veri poteri,vanno ignorati. Dobbiamo organizzare un governo parallelo che non tenga più conto dei loro simboli e dei loro attori.

    1. Astrolabio says

      Esatto, un reality show televisivo. La caduta del governo e’successo solo poche settimane fa e il tutto non e’stato altro che una sceneggiata e trattata come tale da tutto il mainstream.
      E il niente del governo attuale e’ trattato alla stessa maniera.
      E’ serio un governo che vuol tassare le merendine e le bibite gassate.? E’serio un ministro degli esteri che non sa nessuna lingua?
      E’ serio che ci sia un PdC che dice una cosa e poi esattamente il contrario senza che nessuno si preoccupi del posto istituzionale che copre e del pericolo che corriamo mentre orima il pericolo era Salvini che chiudeva i porti e che se si votava arrivava al 60%?

      Un governo parallelo non esiste,casomai potrebbe esistere un governo in un altra citta’ che non sia Roma. Salvini ha fatto bene ad allontanarsi in fretta e qualunque sia stata la motivazione puo’ almeno vantare di non aver voluto rigirarsi fra la mm…. di una capitale che ha fatto del parlamento una mangiatoia di cani e porci e della poltrona un mercimonio da prostitute.

  2. gnorans says

    In fatto di marce indietro sull’uscita dall’euro il record dovrebbe essere di Tsipras, che prima di rinunciare si è anche assicurato che il popolo fosse invece intenzionato ad andare avanti.
    Ci sono molti altri esempi di ripensamenti improvvisi.
    Questi politici, all’ultimo momento, vengono a conoscenza di argomenti molto covincenti che non hanno voglia di divulgare.

  3. Cincinnato says

    Il sott’inteso che Salvini ha gonfiato la Lega con i voti dei contrari all’euro pecca di un’analisi superficiale. Salvini ha lavorato negli ultimi 4, 5 anni con una rete a strascico raccogliendo di tutto in fondo al mare italico. Di pesci grossi poca roba, di ciarpame disperato pronto a vendersi l’anima di fronte a qualche promessa che gli accarezzasse i peli dello stomaco tanta roba. Basta ricordare i lunghi elenchi delle categorie umane che caretterizzano i suoi tormentoni televisivi. L’eu cattiva con i pescatori, i contadini, i macellai, gli alimentaristi, i dentisti, i saldatori, i commercialisti….qualcuno abbocca sempre. E poi gli immigrati, Bibbiano, la casta esclusa la sua, gli sfaticati esclusi i suoi, i poliziotti, finanzieri, carabinieri, agenti di custodia, vigili e guardie giurate….La rete a strascico deve raschiare il fondo senza lasciare niente! Il problema per Salvini è che dopo più passaggi non rimane più niente e quelli acchiappati non sono per sempre, si stancano di essere presi per il c..o e magari non si girano neanche più quando sentono il proprio nome. La rete a strascico lascia in deserto ed è sempre più difficile raccogliere qualcosa. La Lega è liberista, difende gli interessi dell’industria del nord, quindi non può essere contro l’Europa. Lascia fare Salvini fino a che questo non collide con i propri interessi, cioè gli interessano i pesci che hanno valore sul mercato gli altri che ritornino pure in mare o marciscano nella rete.

  4. Platypus says

    Non riesco a spiegarmi il “suicidio” politico della Le Pen ma azzardo un’ipotesi su quello di Salvini; la spiegazione potrebbe celarsi in accordi con i suoi alleati storici, FDI e FI, senza i quali avrebbe ottenuto una vittoria di Pirro correndo da solo in caso di elezioni anticipate: primo partito ma nessuna possibilità di formare un governo. molto meglio, allora, fare ritorno da bravo figliuol prodigo alla paterna casa (delle libertà), deporre le armi dell’euroscetticismo ed abbracciare un alinea più morbida, euroriformista.
    Così facendo ha sicuramente messo in conto la perdita dei consensi dei sovranisti ad oltranza ma è certo di conservare quella base, fondamentalmente liberista, formata dalle partite IVA e PMI alle quali frega niente di euro, UE, identità e sovranità ma è principalmente sensibile a questioni di politiche fiscali.

  5. Giulio Pelernei says

    1) Salvini ha ricevuto minacce pesanti.
    2) Salvini ha ricevuto molti milioni di euro.
    3) Salvini è un gatekeeper/attore (fin dall’inizio del film).

    Io non vedo altre possibilità.

  6. Zazà la Superscimmia says

    Secondo me i motivi del dietrofront di salvini sono questi:

    1) ha avuto paura della finanziaria, che fatta insieme a tria e ai grillini avrebbe avuto caratteristiche tali da fargli perdere i consensi

    2) c’erano effettivamente degli attriti coi 5 stelle e soprattutto con tria e conte, che sono volati a bruxelles e hanno scambiato la flat tax leghista con un po’ di flessibilità, il tutto all’insaputa dello stesso salvini

    3) c’era la fronda interna al suo partito, coi vari zaia, maroni ecc. che volevano a tutti i costi le autonomie (che erano invece osteggiate dai grillini). Si dice che salvini, a tal riguardo abbia subito un diktat interno che avrebbe portato la lega alla scissione (questo è forse il motivo principale di salvini… evitare lo scisma interno)

    4) salvini si era reso conto di essere arrivato al massimo dei consensi e che da lì in poi, restando al governo, questi consensi sarebbero calati. La prima volta che fermi una nave a mani nude, la gente applaude, dalla terza in poi sbuffa e dopo 5 anni passati così si rompe le balle. Salvini ministro degli interni stava cominciando a stufare e lui ne era diventato consapevole

    5) tutti i giornaloni e i sostenitori, per non parlare dei suoi vice nella lega, gli dicevano di andare al voto e passare all’incasso. Salvo poi dargli del cretino quando lui li ha accontentati. C’è da dire, inoltre, che salvini prima di staccare gli ormeggi aveva chiesto il benestare di zingaretti “se vado al voto, ci vuoi andare anche tu?” E quello “Ma certo che voglio andare al voto, che mi devo liberare dei renziani”… salvo poi ripensarci e andare coi 5 stelle.

    In conclusione, io credo che non ci siano misteri o complotti dietro la scelta di salvini. Aveva le sue ragioni per provarci ed era evidentemente dubbioso e titubante nel farlo. ciò nonostante si è lanciato oltre il rubicone e purtroppo per lui, e ancora di più per noi, gli è andata male. Questa è la mia interpretazione di come sono andate le cose.

  7. Antonello S. says

    Senza tirare in ballo particolari dietrologie o raffinatezze politiche (che mi sembrano lontane dal carattere con la logica dell’uomo della strada di Salvini), credo veramente che gli unici motivi che abbiano portato alla crisi di Governo siano stati rispettivamente, il radicale cambiamento di paradigma da parte dei 5stelle (Tav, mini-bot, Finanziaria, Ursula, Tria, clandestini ecc.) e la quasi certezza che si sarebbe andati alle elezioni (con vittoria certa) considerata la logica impossibilità di formare un fantascientifico Governo PD-5stelle.
    Infatti quando Salvini ha tardivamente capito che era già stato segretamente progettato l’inciucio-porcata, ha provato (sbagliando) a ricucire con Di Maio.

    Riguardo all’ipotesi bislacca di Fraioli (che noi sappiamo nascondere un certo livore per Bagnai) la realtà spesso si scontra con le intenzioni. Come può/poteva la Lega, con il suo 17% di voti ufficiali, contrastare la potenza di fuoco mediatica che si sarebbe scatenata se avesse potuto provare a suggerire alcuni dei programmi sovranisti che ha ben descritto più volte lo stesso Conditi?

    Fraioli sa benissimo che se vuoi evitare tutti quei ricatti e quelle situazioni che si sono plasticamente evidenziati durante questo governo, occorre agire d’astuzia, infiltrare sovranisti nella squadra politica (fatto), ottenere una consistente maggioranza in Parlamento (tentativo fallito), rivoltare come un calzino lo spoil system (fatto solo in parte, ma è grazie a Foa se almeno Rai 2 oggi ci sembra meno inquadrata) e controllare la Magistratura (mission quasi impossible).

    Solo quando avrebbero potuto attuare quelle situazioni allora si sarebbe potuto giocare la partita ad armi, non dico alla pari, ma almeno con più equilibrio.

  8. ant85aa says

    La Lega continua a tenere due piedi in una scarpa, tuttavia, visto e considerato che prima o poi sara’ (forse) chiamata a governare, dovra’ finalmente sciogliere i suoi tantissimi nodi. Non puoi essere sovranista e antieurista se il tuo consenso viene principalmente dall’industria del nord (liberista e pro UE/EURO), non puoi altresi’ scappare per sempre e tenere unito un partito che da una parte vede Borghi-Bagnai, dall’altra Giorgetti e Maroni. La questione delle autonomie diventera’ un vero e proprio campo di battaglia dal momento in cui la signora Giorgia Meloni, forte del suo 7% (sufficiente a stringere le paIIe di Salvini), non gli concedera’ una beneamata cippa, cosi’ come FI nei confronti di eventuali richieste in grado di minare i rapporti con la Ue. Il capitone riuscira’ (forse) a vincere le elezioni, tuttavia saranno proprio i suoi stessi alleati di governo, cosi’ come una parte della lega, a smontarlo pezzo per pezzo.

  9. Primadellesabbie says

    Forse é fuori tema, ma si parla anche della Francia; leggo ora che é morto Chirac, l’ultimo Presidente a segnare energicamente la distanza tra il suo Paese ed il mondo anglosassone, fino a non partecipare e ad opporsi con determinazione all’avventura irachena.

    Credo che molti di voi non conoscano questo episodio molto significativo (si tratta dei filmati di un clamoroso incidente con i servizi israeliani, in occasione di una visita a Gerusalemme e a Gaza, che mostra il carattere di Chirac; lingue francese e qualche frase inglese):

    https://www.youtube.com/watch?v=IvXO6sbiN_U
    https://www.youtube.com/watch?v=P-yySsQSu-8
    o meglio questo con sorpresina:
    https://www.youtube.com/watch?v=vjw3-o2J71g

    (Non trovo un passaggio importante, nel quale Chirac affronta il comandante degli agenti israeliani che lo tallonano troppo da vicino, intimandogli: “Non osate di toccare il Presidente della Francia” per poi aggiungere :”Chi ha organizzato tutto questo?”.)

  10. Bertozzi says

    e tutti quelli che dicevano che messi come siamo messi non si può uscire dall’euro, che non abbiamo produttività, che bisogna riformarlo dall’interno, che all’inizio bisogna essere strateghi e non puntare i piedi per poi venirsene fuori, tutti i brillanti strateghi degli ultimi mesi… dove sono finiti? spariti.

  11. Primadellesabbie says

    Mi vesto da fattucchiera ed azzardo una previsione: la fazione dei neoliberisti che preferisce spadroneggiare per mezzo di una costituenda rete di sovranismi (Bannon ci mette la faccia per l’Europa), in Italia cambierá cavallo prima di eventuali elezioni.

    Sono preparato a lanci di pomodori, ma…(al momento la darei alla pari, 50/50).

  12. Andrew says

    “L’uscita dell’euro non si menziona più “..
    Non è compito di Salvini e Le Pen adoperarsi sull’uscita dall’euro semplicemente perché non ne hanno e non traggono alcun interesse da un punto di vista strategico al momento attuale: parlare di uscita dall’euro senza avere una maggioranza assoluta significa semplicemente crearsi più problemi ed attrarre ancor più azioni di forza da parte degli avversari.
    In questo contesto il suicidio politico lo hanno commesso il M5S ed il PD.
    Per uscire dell’euro c’è tutto il tempo e non sarà ne’ Salvini ne’ Le Pen a farlo.

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