LO STATO VUOL GOVERNARE LE VITE, SENZA ELIMINARE I MALI DELLA MODERNITA'

LO STATO VUOL GOVERNARE LE VITE, SENZA ELIMINARE I MALI DELLA MODERNITA'

DI MASSIMO FINI

ilgazzettino.it/

Porta a porta di martedì era dedicato all’argomento droga allargatosi poi anche all’uso e abuso di alcol. C’erano il sindaco di Roma Alemanno, quello di Firenze Renzi, il radicale Cappato, scienziati, esperti del settore. Dalla trasmissione saliva un forte lezzo di Stato totalitario. Tutti gli interventi infatti, sia che abbracciassero la linea della repressione dura sia quella della legalizzazione, erano intesi a "salvare" l’individuo da se stesso e dai suoi vizi. Ora, in uno Stato liberale il cittadino maggiorenne ha diritto, in linea di principio, a fare quel che vuole della sua vita. Anche distruggerla. Sia in un colpo solo, sia con quella sorta di suicidio differito cui porta spesso l’uso di determinate sostanze. La vita appartiene a lui e solo a lui.


Non era così nel Medioevo, società teocratica in cui si riteneva che la vita appartenesse a Dio e che quindi l’uomo non potesse disporne (e per questo il suicidio era punito: con ritorsioni sul cadavere e il patrimonio). Nello Stato etico, cioè totalitario, che è la derivazione laica di quello teocratico, si ritiene invece che la vita appartenga, appunto, allo Stato che ha quindi il diritto e il dovere di dettare le regole morali e comportamentali anche nella sfera privatissima dell’individuo che riguarda tutte le azioni che non invadono, non limitano, non danneggiano la libertà altrui.La società occidentale, e in particolare quella italiana, pur dicendosi liberale, sta assumendo sempre più una fisionomia autoritaria. Con i più vari pretesti, in special modo, ma non solo, quello della salute. E’ proibito drogarsi, non si può più fumare, si può bere solo a determinate condizioni, non si può morire in santa pace (lo Stato, attraverso i medici, ha il dovere di "salvarti"), si può dar corso alle proprie inclinazioni sessuali ma solo di nascosto altrimenti si incorre nell’interdetto sociale ed è allo studio una legge per rendere reato la prostituzione (da strada, non quella da escort che è roba per i ricchi e i potenti i quali godono, com’è noto, di un diritto proprio). Ancora un passo e il Grande Fratello ci dirà cosa è lecito fare, e cosa no, in camera da letto con la propria sposa o compagna.



Premesso questo, a "Porta a porta" ho sentito, molte dotte disquisizioni, ma nessuno ha affrontato il problema delle cause, delle ragioni per cui è in vertiginoso aumento l’uso di droghe, di psicofarmaci che sono anch’essi delle droghe (negli Stati Uniti vi ricorrono 592 americani su mille), di alcol, con i loro correlati, e spesso precondizioni, che sono la depressione, la nevrosi, lo stress, per non parlare dei suicidi decuplicati in Europa rispetto alla società preindustriale. Sono tutte malattie della Modernità, il prodotto di un modello di sviluppo in cui l’individuo non può mai raggiungere uno stadio di equilibrio e di soddisfazione perché raggiunto un obiettivo ne deve inseguire immediatamente un altro, in ciò costretto dall’ineludibile meccanismo, produzione-consumo, che lo sovrasta, in un processo che non ha mai fine è che, com’è noto in psichiatria, è alla base di una perenne frustrazione. E bisogna essere efficienti, sempre più efficienti, sempre all’altezza. Nasce così l’ansia da prestazione, la paura di non farcela, di non reggere i vorticosi ritmi cui siamo sottoposti. Da qui il ricorso ad additivi chimici, come la coca; per migliorare le proprie performance, il passo è brevissimo. Oppure si rinuncia in partenza alla competizione e con l’eroina o l’alcol ci si rifugia in un mondo onirico separato da quello reale. Nella migliore delle ipotesi si cerca di placare l’ansia con la fagìa del consumo che è anch’esso una droga (il "soma" del "Mondo nuovo" di Huxley).

Se non si cambia modello di sviluppo il consumo delle droghe è destinato a crescere esponenzialmente e non ci saranno suorine di buona volontà che potranno arginarlo.

Massimo Fini

Fonte: http://www.massimofini.it/

Uscito su "Il gazzettino" il 13/11/2009

Commenti (37)

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    1. stefanodandrea 14 novembre 2009

      La bestemmia è stata scriminata dalla corte costituxzionale credo negli anni novanta. E non credo che nel medioevo sipotesse bestemmiare liberamente. Se non erro Augusto, l'imperaztore romano, mandò una nipote che viveva secondo cattivi costumi a vivere su un isola e il capo di una importante famiglia di quelle che hanno fatto l'italia (non rammento se fossero i Gonzaga o gli Estensi riservò un trattamento peggiore ad una figlia.

      Se fosse stato vietato il cemento per ragioni ecologiche, la maggior parte di noi vivrebbe in case di pietra e fango nelle campagne e i "signori" avebbero città per loro più vivibili. Il cemento è parte della violenza (sacrosanta) della maggioranza sulla minoranza. Il fatto che io e te non facciamo parte delle minoranze oppresse dalla democrazia e non siamo portatori di quei valori, non toglie che resti il fatto che in democrazia la maggioranza opprime la minoranza.

      Le "file" per esempio sono state imposte dalla società di massa e dalla democrazia

      Io comunque uno stato (o semlicemente governo) non etico non credo che sia mai esistito nella storia. Chi è al potere - minoranza o maggioranza - impone il suo punto di vista e lascia liberi nella misura in cui non vuole o non può o non conviene vietare.

    1. stefanodandrea 14 novembre 2009

      Concordo pienamente

    1. ranxerox 14 novembre 2009

      Per democrazia si intende che è più vera la quantità della qualità. Forse in un dato periodo della Grecia classica questo aveva altro significato ed altro valore. Ora come ora significa solo globalizzazione, con quel che ne consegue.

    1. zufus 14 novembre 2009

      Lo stato etico è quello che pretende di decidere sulla vita e la morale dei cittadini, anche su questioni che riguardano la sfera personale della vita e della morte.

      Uno stato che decide quando è giusto o meno staccare i fili dei macchinari che tengono in vita artificialmente un uomo, che non ti consente nemmeno di autodistruggerti (anche se fosse una tua libera scelta) con fumo o droghe, che decide cosa sia lecito in tutte le sfere del privato: questo è lo stato etico.
      Una sorta di Padreterno (o chi per lui) istituzionalizzato, un Moloch che ti priva della libertà in nome dell'etica e della morale decisa dalla maggioranza.

      Il discorso di Fini è chiarissimo e l'accenno iniziale al suicidio nel Medioevo non lascia spazio a dubbi.
      Confondere lo stato Sociale (che dà voce ai deboli e li sostiene) con lo stato Etico è un errore grossolano, non soltanto semantico.
    1. stefanodandrea 14 novembre 2009

      Imporre una imposizione progressiva è da Stato Etico? Riconoscere l'uguaglianza dei coniugi è da stato etico? Riconoscere il diritto alla casa è da Stato etico? Stabilire che il salario deve essere idoneo a soddisfare le esignze proprie e della propria famiglia è da stato etico?

      Io rispondo senz'altro di si. E infatti sono per lo stato etico.

      Lo Stato etico comporta anche rilevanti sacrifici di interessi meritevoli. Credete che dalle nostre scuole pubbliche (anche immaginandole ben funzionanti) senza grande severità e senza pretendere troppo sacrificio e talento potrà mai venir più fuori non dico un Hegel bensì semplicemente un Croce, un Gentile o un Gramsci (oggi uno con quelle capacità lo mettono davanti al proiettore a vedere i filmini di storia)? La mia risposta è no e credo che dobbiate convenire. La scuola pubblica di massa, dunque, è una scelta etica, a sostegno di alcuni valori e con sacrificio di altri

      Personalmente sono contro il proibizionismo e mi dichiaro libertario. Ma capisco che altri potrebbero avere interesse a limitare la mia libertà.
      In generale, chi vuole imporre ad altri, reco soltanto degli esempi, la liceità delle televisioni commerciali e la diffusione delle automobili, perché altrimenti perderebbe il posto di lavoro; la facilità della scuola, perché altrimenti i figli sarebbero bocciati; la tutela pensionistica e salariale, perché altrimenti dovrebbe tornare a zappare la terra, deve rendersi conto che egli (non diversamente da me; soltanto che io ne sono consapevole) è parte di una maggioranza che opprime una minoranza , come è regola in democrazia e che altre maggioranze potrebbero opprimerci in una materia in cui siamo minoranze.

      Accusare lo stato etico soltanto con riguardo ai profili in cui si è o si rischia di essere in minoranza è ipocrita.

      La democrazia è il sistema in cui la maggioranza prevale sulla minoranza. Il criterio è quello della maior pars con rinuncia anche soltanto a cercare la melior pars. La maggioranza povera o della classe media e comunque popolare (maggioranza della quale faccio fieramente parte) impone (meglio imponeva, ma questo è un altro discorso) a minoranze ricche e aristocratiche una miriade di regole istituti prassi e altro. Quelle minoranze, schiacciate dalla maggioranza, se potessero sterminerebbero tutti i membri della maggioranza.

      La democrazia è intrsecamente violenta. E' violenza della maggioranza sulle minoranze. Che poi il sistema mediatico costruisca inedite alleanze e lobotomizzi i singoli rendendoli incapaci di valutare autonomamente e in modo originale i propri interessi è un altro discorso.

    1. stefanodandrea 14 novembre 2009

      Imporre una imposizione progressiva è da Stato Etico? Riconoscere l'uguaglianza dei coniugi è da stato etico? Riconoscere il diritto alla casa è da Stato etico? Stabilire che il salario deve essere idoneo a soddisfare le esignze proprie e della propria famiglia è da stato etico?

      Io rispondo senz'altro di si. E infatti sono per lo stato etico.

      Lo Stato etico comporta anche rilevanti sacrifici di interessi meritevoli. Credete che dalle nostre scuole pubbliche (anche immaginandole ben funzionanti) senza grande severità e senza pretendere troppo sacrificio e talento potrà mai venir più fuori non dico un Hegel bensì semplicemente un Croce, un Gentile o un Gramsci (oggi uno con quelle capacità lo mettono davanti al proiettore a vedere i filmini di storia)? La mia risposta è no e credo che dobbiate convenire. La scuola pubblica di massa, dunque, è una scelta etica, a sostegno di alcuni valori e con sacrificio di altri

      Personalmente sono contro il proibizionismo e mi dichiaro libertario. Ma capisco che altri potrebbero avere interesse a limitare la mia libertà.

      In generale, chi vuole imporre ad altri, reco soltanto degli esempi, la liceità delle televisioni commerciali e la diffusione delle automobili, perché altrimenti perderebbe il posto di lavoro; la facilità della scuola, perché altrimenti i figli sarebbero bocciati; la tutela pensionistica e salariale, perché altrimenti dovrebbe tornare a zappare la terra, deve rendersi conto che egli (non diversamente da me; soltanto che io ne sono consapevole) è parte di una maggioranza che opprime una minoranza , come è regola in democrazia e che altre maggioranze potrebbero opprimerci in una materia in cui siamo minoranze.

      Accusare lo stato etico soltanto con riguardo ai profili in cui si è o si rischia di essere in minoranza è ipocrita.

      La democrazia è il sistema in cui la maggioranza prevale sulla minoranza. Il criterio è quello della maior pars con rinuncia anche soltanto a cercare la melior pars. La maggioranza povera o della classe media e comunque popolare (maggioranza della quale faccio fieramente parte) impone (meglio imponeva, ma questo è un altro discorso) a minoranze ricche e aristocratiche una miriade di regole istituti prassi e altro. Quelle minoranze, schiacciate dalla maggioranza, se potessero sterminerebbero tutti i membri della maggioranza.

      La democrazia è intrsecamente violenta. E' violenza della maggioranza sulle minoranze. Che poi il sistema mediatico costruisca inedite alleanze e lobotomizzi i singoli rendendoli incapaci di valutare autonomamente e in modo originale i propri interessi è un altro discorso.

    1. rosacroce 14 novembre 2009

      il discorso di fini riguarda una società ,MALATA DI COMPETIZIONE,E obbligata a correre sempre più verso obiettivi sbagliati e irraggiungibili,da cui deriva un fallimento generale dell'anino umano ,obbligato a ricorrere a DROGHE POTENTI ,nell'intento di non sentire il peso di un FALLIMENTO UMANO E SPIRITUALE,OBBLIGATO IN SIFFATTA SOCIETà MALATA DI MASSA,
      ORA in un coNtesto simile ,discutere di stato etico o noN etico significa PARLARE DEL NULLA E TRALASCIARE LA PARTE PIù IMPORTANTE DEL MESSAGGIO DEL NOSTRO FINI,
      QUELLI CHE PERDONO TEMPO IN QUESTE INEZIE ,si guardino dentro e vedano lo squallore dei loro miseri pènsieri.
      e non osino criticare IL FINI .IL CUI PENSIERO NON SONO IN GRADO DI COMPRENDERE,NE ORA NE MAI.

    1. rosacroce 14 novembre 2009

      dai puttanieri cocainomani che abbiamo al parlamento dei drogati ,
      bisogna aspattarsi solo guai e rogne senza fine.-

    1. Santos-Dumont 14 novembre 2009

      Lungi da me l'intenzione di sdoganare sempre e comunque Wikipedia, mi pare che nello specifico la sua definizione di stato etico sia rapida ed efficace:
      http://it.wikipedia.org/wiki/Stato_etico
      Pare quindi che esistano due definizioni, un "hobbesiana" e una "hegeliana", senza dubbio Fini si riferisce alla seconda.

    1. Tonguessy 14 novembre 2009

      Per me invece lo stato etico è il CONTRARIO dello stato totalitario.
      Uno stato etico promuove e sostiene il welfare, dà voce ai deboli, agli ultimi, sostenendone il ruolo e la dignità.

      Siamo agli antipodi rispetto allo stato totalitario, quello di Bolzaneto e della Diaz, quello di Cucchi e Aldrovandi.

      Quella che offre Fini è un preoccupante scollamento semantico tra physis e logos (fatti e descrizioni): tale schizofrenia fa il gioco della "morale ipocrita, borghese e decadente" come dici tu.

      Non il contrario



      Scrivere "stato etico, cioè totalitario" significa equiparare le tasse dei ricchi con la progressiva ed inarrestabile erosione del potere di acquisto dei salari.

      I fatti dicono che ai ricchi vengono regalati miliardi (sostegno ai banchieri) mentre i salariati sono sempre più precari, disoccupati, sottopagati.

      "Bisogna quindi tenere per bene gli occhi aperti al fine di scoprire se
      esiste una schizofrenia comunicativa-comportamentale, e avere sempre i
      sensi allertati per scoprire quei dettagli che ci permettono di
      scovare l'inganno.

      Le parole DEVONO avere senso se vogliamo comunicare, sennò finiamo nel
      girone infernale di chi dice una cosa intendendo l'opposto per
      convenienza personale, che è quello che fanno la maggior parte dei
      politici e degli intellettuali oggi.
      Se vogliamo smarcarci da quell'inferno dobbiamo ridare senso e dignità
      alle parole, assumendoci in prima persona l'incarico di verificarne il
      senso e di restituire quella dignità che un comportamento scorretto ha
      tolto loro."

      http://groups.google.it/group/approfondimenti/browse_thread/thread/39a2a8a13039a10e?hl=it

    1. maristaurru 14 novembre 2009

      Libertà è una gran bella parola, ma spesso viene usata con un po' di fretta e di superficialità e meraviglia che questa imprecisione e fretta colga anche chi come Massimo Fini si presume debba essere persona di una qualche capacità di pensiero.

      Al di la del luogo comune che la mia libertà finisce dove comincia la tua, talmente usato da essersi consumato, come se la ripetizione avesse tolto peso alle parole svuotandole di peso, molto più semplicemente dobbiamo considerare che l'ubriaco, come il drogato , spesso ammazzano essendo in stato di incoscienza persone incolpevoli; dobbiamo chiederci allora davvero quale è il valore di una vita. Se non vale niente, se una persona è solo un numero di codice fiscale, necessario perchè lo Stato leviathano insaziabile si autoalimenti, il ragionamento che esser liberi significa esser liberi di abusare del proprio corpo sino a ridurlo una incosciente macchina di morte per gli altri componenti della società, allora si, ci sta tutto e non si distacca dal significato di molte sentenze dei nostri sgarrupati Tribunali

      Se invece essere liberi deve avere un significato meno terra terra, un poco più evoluto rispetto all'essere presso chè inconsapevole delle scimmie, e che quindi abbia anzitutto come focus la persona ed i rapporti fra esseri umani, le reciproche responsabilità legate al viver comune, alla appartenenza .. eccetera eccetera... allora l'articolo perde gran parte del suo significato, a me pare.

    1. harth88 14 novembre 2009

      Credo che quello che vuole dire (che io condivido) è che lo stato teocratico è governato da un "rappresentante di dio" e naturalmente ogni cittadino deve rispettare delle leggi "etiche" che dipendono dalla religione in questione (la vita appartiene a dio). Da uno stato laico ci si aspetterebbe che non ci siano queste leggi etico-religiose e che ognuno sia libero di vivere come crede nel rispetto degli altri (la vita appartiene a ognuno, il suicidio non è reato, la droga è legale). Invece gli stati occidentali moderni (Italia in testa) continuano a ispirarsi a un'idea di stato etico che si dice laica, nella quale la maggioranza può imporre alla minoranza dei comportamenti che riguardano la sfera privata. Chiaramente per conservare almeno un briciolo di laicità la vita non può appartenere a dio, allora appartiene allo stato.
      La cosa che non capisco di Fini è come può conciliare un articolo così con le sue striscianti apologie del fascismo a cui ci ha abituato... Quello sì che era stato etico..

    1. ranxerox 14 novembre 2009

      Vabbè, nell'attesa io rollo.

    1. anonimomatremendo 14 novembre 2009

      Ancora non lo ha capito che lo sato liberale esiste solo nelle fantasie dei liberali.Ma si che lo sa,mica é scemo,semplicemente sta intrettenendo un pó il suo pubblico nell´atteasa del suo prossimo libro...da consumare in alternativa all´eroina o all´alcol.

    1. fengtofu 14 novembre 2009

      lo stato che si permette di dettare la morale è ipocrita, borghese e decadente ne più ne' meno di quello teocratico o dei preti, che l'ha preceduto. A me sembra chiaro come il sole e non vedo dubbi sul suo totalitarismo e sull'inaccettabilità di questa forma di potere, altro che "democrazia"! Rispondo per conto mio, ma mi piace pensare che sia un'interpretzione associabile al pensiero finiano.

    1. Tonguessy 14 novembre 2009

      Un Fini sempre più criptico afferma: "Nello Stato etico, cioè totalitario, che è la derivazione laica di quello teocratico, si ritiene invece che la vita appartenga, appunto, allo Stato".

      Sinceramente mi sarei rotto le palle di questi voli pindarici. Dov'è l'equazione stato etico=stato totalitario? Si può valutarne il contentuto?

      Dov'è la derivata (integrale?) stato laico/stato teocratico?

      Cosa sta cercando di insinuare Fini? E perchè non lo esplicita in termini meno metafisici e più verificabili da tutti?

    1. babau 14 novembre 2009

      bell'articolo, vorrei anche ricordare le percentuali altissime di tracce di cocaina e marjuana trovate nei parlamentari quando le "jene" di nascosto gli fecero fare il nuovo test per le tossicodipendenze.

      E vorrei ricordare anche i miliardi di euro guadagnati dalle narcomafie e gli sfruttatori dellla prostituzione grazie al proibizionismo.

      Anche Berlusconi all'inizio della sua "carriera" era fortemente sospettato di aver riciclato grandi capitali provenineti dal narcotraffico.

      Cosa ci si puo aspttare da una classe politica del genere se non ancora piu proibizionismo?

      In Italia si puo ancora morire in carcere per 20 grammi di innocua marjuana come è stato per Cucchi

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