DI ROSANNA SPADINI
comedonchisciotte.org
Le considerazioni di Eugenio Orso nel suo ultimo post sulla crisi della controinformazione sono molto interessanti e offrono molti spunti di riflessione ... ci si chiede infatti cosa possa essere successo di così efficace da decerebrare le coscienze degli italiani, che pure hanno reagito in tanti momenti della storia (siamo in prossimità del 25 aprile, retroscena capitalistici americani esclusi). Che cosa impedisce oggi agli italiani di organizzarsi in movimenti extrasistemici ? Che cosa impedisce agli strumenti della controinformazione di resistere al buco nero che la sta fatalmente attraendo ? Ma soprattutto perché non riusciamo a tener vivo un pensiero critico determinante per il cambiamento ?
Credo che l'analisi debba essere necessariamente complessa e toccare molti punti nevralgici del sistema geopolitico attuale, sia sul piano sociale, politico, finanziario, economico, culturale ...
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GioCo 24 aprile 2016
A me non colpisce l'assurdita ma all'esatto contrario mi colpisce la normalità con cui quel disastro è calato su una comunità coesa.
Mi colplisce che il modello sia stato accettato dagli autoctoni e che loro sono stati co-protagonisti della loro stessa dissoluzione in nome di valori condivisibili.
Mi colpisce che Mario Bagno abbia agito secondo le più lige norme di diritto, non ha "bombardato" Olginate, aveva le migliori intenzioni e ha reso quell'area di fatto per un periodo una attrazione unica nel panorama di successo tecnofrenico econocentrico. Se il miracolo economico continuava, avremmo Gardaland o Disneyland o quello che vuoi tu, non un disastro. Il disastro è il lato pregevole di un orrore che si consuma prima e sta in una specifica qualità della vita che non è riconducibile a una responsabilità individuale, ma è sempre collettiva e di impostazione successiva: non c'è stata pro-gettualità perchè è mancata la post-gettualità, qualcosa che ci dicesse perché era sbagliato perseguire quel fine e quell'obbiettivo per uscire dalla fatica e dalla sofferenza in cui versavano gli abitanti di Olginate. C'era un promessa, di svincolo dalla catene del disagio della povertà, senza un chiaro desiderabile condiviso verso cui tendere (a parte il divertimento).
Guarda gli abitanti ancora viventi di Olginate: auto, vestiti, vita agiata, incontri abitudinari con "le radici". Non certo una vita di paragonabile a quella dei loro nonni, tanto nei piaceri come nei sacrifici. Hanno dovuto barattare questo "miglioramento" con la loro identità sociale, con la loro "anima sociale". Addossarlo al ricco di turno è un errore troppo grande. Ma era un sacrificio desiderabile? Tornassero indietro ci ripenserebbero, tuttavia loro nel qui ed ora non vogliono tornare indietro, nessuno lo vuole Rosanna, se non tieni conto di questo non c'è nessun altro discorso attuabile in pratica. Dobbiamo guardare alla concretezza orrenda nella sua globalità o non esisterà futuro per nessuno.