LO SCHIAVISMO DELL'IMMAGINARIO E LA COLONIZZAZIONE DELLE COSCIENZE

LO SCHIAVISMO DELL'IMMAGINARIO E LA COLONIZZAZIONE DELLE COSCIENZE

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Le considerazioni di Eugenio Orso nel suo ultimo post sulla crisi della controinformazione sono molto interessanti e offrono molti spunti di riflessione ... ci si chiede infatti cosa possa essere successo di così efficace da decerebrare le coscienze degli italiani, che pure hanno reagito in tanti momenti della storia (siamo in prossimità del 25 aprile, retroscena capitalistici americani esclusi). Che cosa impedisce oggi agli italiani di organizzarsi in movimenti extrasistemici ? Che cosa impedisce agli strumenti della controinformazione di resistere al buco nero che la sta fatalmente attraendo ? Ma soprattutto perché non riusciamo a tener vivo un pensiero critico determinante per il cambiamento ?

Credo che l'analisi debba essere necessariamente complessa e toccare molti punti nevralgici del sistema geopolitico attuale, sia sul piano sociale, politico, finanziario, economico, culturale ...

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Commenti (34)

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    1. GioCo 24 aprile 2016

      A me non colpisce l'assurdita ma all'esatto contrario mi colpisce la normalità con cui quel disastro è calato su una comunità coesa.
      Mi colplisce che il modello sia stato accettato dagli autoctoni e che loro sono stati co-protagonisti della loro stessa dissoluzione in nome di valori condivisibili.
      Mi colpisce che Mario Bagno abbia agito secondo le più lige norme di diritto, non ha "bombardato" Olginate, aveva le migliori intenzioni e ha reso quell'area di fatto per un periodo una attrazione unica nel panorama di successo tecnofrenico econocentrico. Se il miracolo economico continuava, avremmo Gardaland o Disneyland o quello che vuoi tu, non un disastro. Il disastro è il lato pregevole di un orrore che si consuma prima e sta in una specifica qualità della vita che non è riconducibile a una responsabilità individuale, ma è sempre collettiva e di impostazione successiva: non c'è stata pro-gettualità perchè è mancata la post-gettualità, qualcosa che ci dicesse perché era sbagliato perseguire quel fine e quell'obbiettivo per uscire dalla fatica e dalla sofferenza in cui versavano gli abitanti di Olginate. C'era un promessa, di svincolo dalla catene del disagio della povertà, senza un chiaro desiderabile condiviso verso cui tendere (a parte il divertimento).

      Guarda gli abitanti ancora viventi di Olginate: auto, vestiti, vita agiata, incontri abitudinari con "le radici". Non certo una vita di paragonabile a quella dei loro nonni, tanto nei piaceri come nei sacrifici. Hanno dovuto barattare questo "miglioramento" con la loro identità sociale, con la loro "anima sociale". Addossarlo al ricco di turno è un errore troppo grande. Ma era un sacrificio desiderabile? Tornassero indietro ci ripenserebbero, tuttavia loro nel qui ed ora non vogliono tornare indietro, nessuno lo vuole Rosanna, se non tieni conto di questo non c'è nessun altro discorso attuabile in pratica. Dobbiamo guardare alla concretezza orrenda nella sua globalità o non esisterà futuro per nessuno.

    1. fobia1984 24 aprile 2016

      Che cosa impedisce oggi agli italiani di organizzarsi in movimenti extrasistemici ? Che cosa impedisce agli strumenti della controinformazione di resistere al buco nero che la sta fatalmente attraendo ? Ma soprattutto perché non riusciamo a tener vivo un pensiero critico determinante per il cambiamento ?

      1)la mancanza di un'unità di coesione, nel senso che se i movimenti extrasistemici non sono coalizzati fra loro, non cooperano neanche trasversalmente, ma cercano di prevalere l'uno sull'altro, mentre in altri casi o non sono a conoscenza l'uno dell'altro o esprimono vicendevolmente una certa diffidenza alimentando sospetti di una possibile collusioni col sistema predominante. Oltretutto un movimento davvero extrasistemico verrebbe immediatamente intercettato, analizzato, infiltrato fino a essere frammentato e smembrato, e infine direttamente assimilato dal sistema in auge divenendo cosi direttamente funzionale all'eggregora dominante. Inoltre un movimento extrasistemico non verrebbe neanche compreso o preso in particolare considerazione dalle moltitudini di genti, perché richiede molte rinunce, privazioni e sforzi che in pochi sono davvero disposti a mettere in pratica.

      2) i movimenti di controinformazione dovrebbero a mio modesto avviso, per quanto la mia opinione sia completamente ininfluente e allo stesso tempo alquanto irrilevante, cercare di porre meno enfasi sul lato oscuro del sistema essendo spesso impregnati di negativismo e non tanto offrire delle soluzioni preconfezionate le quali non richiedono un particolare sforzo coscienziale ma indurre alla riflessione con un certo distacco emotivo, senza far si che l'utente ne venga coinvolto in maniera eccessiva da un punto emotivo. Il cervello se va in sovraccarico mette in archivio quelle notizie che hanno un forte impatto emozionale, col risultato di ottenere cosi l'effetto opposto rispetto a quello ricercato all'inizio.

      3) il pensiero critico può essere mantenuto solo se sussistono determinati requisiti, ma è richiede sforzo mentale, elasticità mentale, predisposizione ad aprirsi ad aree di consenso differenti da quelle abituali, e rendersi conto che viviamo in linea di massima in una sorta di ipnosi di massa nel senso gurdjeffiano del termine.

    1. Rosanna 24 aprile 2016

      Capisco la tua delusione radisol, è molto condivisibile ... però credo che il problema non sia solo di CdC, ma del web in genere ... anche sui social network si verificano le stesse dinamiche ... nei non-luoghi del virtuale succedono cose strane, ma anche molto umane … anzi troppo umane … crediamo di parlare agli altri, ma in realtà stiamo parlando solo con noi stessi, in una collettiva regressione infantile, magari facendo la voci di tutti i personaggi in campo , sperando di esere compresi … e se qualcuno ci contraddice montiamo su tutte le furie …

      Ci sono numerosi sociologi che hanno scritto parecchio sul web … luogo virtuale dell’immaginario , schiavo dell’immaginario stesso, sul web la forma diventa sostanza, il web inibisce il controllo relazionale, illude chi digita i messaggi di poter riuscire a comunicare con gli altri , mistifica una possibile comprensione di senso, ma raramente avviene la comunicazione profonda. Sul web si comunica raramente, si scambiano delle informazioni, ma ciascuno di noi è irrigidito su frame mentali, difficili da scalfire, muri di marmo, procedimenti psicologici, culturali e ideologici infrangibili … per cui se quello che ci viene detto corrisponde alla nostra “verità” , allora ci crediamo … diversamente è falso , e basta anche un semplice appellativo tipo “troll” ad offenderci … da qui tante incomprensioni .. e poca capacità di ascolto … ogni tanto infatti dovremmo fare una domanda al nostro interlocutore , quella cruciale: “C’è qualcuno ?”

    1. gix 24 aprile 2016

      Cara Rosanna, si potrebbe in effetti continuare ancora con molte altre cause, anche ovviamente quelle che hai detto tu, ma sarebbe sufficiente rendersi conto di queste che sono forse le più evidenti, per capire cosa occorrerebbe fare. Non si tratta di avere la presunzione di capire tutto, ma non è poi così difficile alla fine interpretare le azioni dei poteri forti. Aggiungo una cosa forse poco evidenziata, e cioè che le prime vittime delle politiche antisolidarietà del sistema sono le donne. Le donne, specie in un paese come l'Italia, dovevano essere attaccate in tutti i modi nelle loro certezze e prerogative per così dire naturali, in quanto portatrici di vita e di speranza. Aggiungi inoltre che l'Italia per i poteri forti è un paese per molti versi pericoloso, in quanto portatore di storia e cultura millenarie, in una parola è la testimonianza che un sistema di vita diverso da quello che ci vogliono imporre non solo è possibile, ma ci abbiamo tirato avanti per millenni appunto.

    1. radisol 24 aprile 2016

      E soprattutto certi atteggiamenti a tutto servono meno che a favorire la "reazione" di cui si lamenta la mancanza ... anzi, servono a tutto il contrario ... a mantenere sempre e comunque lo "status quo" ...

    1. Rosanna 24 aprile 2016

      Bellissima disamina storico sociale, che mette a fuoco le dinamiche profonde che hanno disabilitato le coscienze e le sensibilità valoriali degli Italiani ...
      Potrebbero aggiungersi le motivazioni internazionali e l'impatto della nuova religione del consumismo, del mercato e della cultura yankee ...
      grazie !!

    1. radisol 24 aprile 2016

      Credo che Gix abbia ampiamente colto le ragioni fondamentali di questa "non reazione" ed anche il dato, comunque, che questa "non reazione" non è poi così generalizzata e corale ....


      Ma, parlando invece specificatamente della crisi oggettiva di una serie di strumenti "controinformativi" a pubblicazione libera, credo ci sia da dire dell'altro ...

      Francamente, ad esempio, vedere il "complotto" ... il "complotto" di chi e contro chi ? ... addirittura in quello che è successo a Genova, la perdita di petrolio ... e addirittura porsi dubbi, come è pure capitato sul forum, su una foto - quella del cedimento del debole e patetico argine tra torrente "petrolizzato" e mare aperto - ampiamente confermata, insieme al fatto che documenta, da tutti come veridicità ... governo e potere in genere compresi ... Toti ha cercato di "tranquillizzare" dicendo che l'onda oleosa va casomai verso la Francia, mica smentendo le foto ed il fatto ... come se poi inquinare eventualmente le coste francesi andasse bene .... è segno complessivo di un qualcosa di ormai delirante ...

      Con tutto il rispetto per chi se l'è inventato e l'ha portato avanti per oltre 10 anni ... credo che CdC sia purtroppo veramente ormai alla frutta ... come buona parte del web una volta "controinformativo" a pubblicazione libera ... ricettacolo ormai soprattutto di "delirio" collettivo imperante ...

      Oltre che di "renzismo di complemento" al grido di "sono tutti uguali" ... o a quello, appunto, di "è tutto un complotto" ...

      E questo è un problema molto serio ... forse anche veramente mortale per strumenti come questo ...
    1. Rosanna 24 aprile 2016

      La storia di Cosonno è assurda, un paese che è stato distrutto da una speculazione edilizia fallimentare e disastrosa ... l'unica soddisfazione potrebbe consistere nel fatto che anche il Grande Ufficiale Mario Bagno, Conte di Valle dell'Olmo, ci deve aver perso un sacco di soldi ...

      http://www.consonno.it/home.htm [www.consonno.it]

      LA STORIA DI
      CONSONNO, DA BORGO A CITTA' DEI BALOCCHI

      La storia
      dell'antico borgo di Consonno, in comune di Olginate (Provincia di
      Lecco), è di quelle che
      sono retaggio dei ruggenti anni Sessanta, quando il "Grande
      Ufficiale Mario Bagno - Conte di Valle dell'Olmo", imprenditore del
      settore immobiliare, decise di acquistare in un
      colpo solo l'intero tenimento di Consonno, tipico borgo brianzolo sul
      Monte di Brianza.

    1. GioCo 24 aprile 2016

      Come nel Blog aggiungo: volendo approfondire (solo per stomaci forti) suggerisco la visione di questo documentario della TSI, tenendo a mente che: ci rassicura che non siamo noi oggi più asociali dei nostri padri e che si tratta di un buon esempio in scala di cosa sta accadendo al pianeta, in tutte le dimensioni richieste (sociale, economico, politico, religioso, bla bla bla). Si potrebbe studiare, ma non so se può aiutare a ricavare qualche ragno dal buco.

    1. GioCo 24 aprile 2016

      Rileggendo il mio post di ieri sera a questo articolo (nel Blog) mi sono
      messo le mani nei capelli perché è semi-illeggibile. Mi scuso, ero
      reduce da una giornata piuttosto intensa ed faticavo ad esprimermi
      meglio. Ma lo lascio com'è, giusto come "storico".

      La risposta è
      semplice ma anche complicata. Semplice perché i concetti sono
      comprensibili, complicata perché i contenuti (esperienziali) non sono
      accessibili a tutti. Facciamo alcuni esempi per chiarire: un bambino
      impara a camminare con un lavoro intensissimo su se stesso fatto di
      esercizi e che durano anni. Poi impara a correre e può continuare fino a
      camminare con scioltezza su un filo sospeso nel vuoto. Tutti corrono ma
      non tutti poi lo fanno su fili sospesi nel vuoto. Quindi, l'esercizio non è neutrale,
      sfortunatamente non è neppure evitabile. "Fare" (nel senso di agire,
      sia mentalmente che fisicamente, dove però queste due cose non sono mai
      azioni dissociabili, nemmeno quando sognamo) è già un esercizio "di
      qualcosa". Ma noi non abbiamo una scuola di pensiero che ci permette di
      capire che "fare" non è mai neutrale. Noi agiamo per costruire circuiti
      neurali di senso compiuto, strumenti concettuali con cui leggiamo il
      mondo, siamo esseri iper-sociali, cioè adatti a "pensare" e "agire", in
      equilibrismi che surclassano di gran lunga le necessità psicofisiche del
      semplice "stare nel mondo", di un vivente comune. Anche una pianta o un
      baccalà sta nel mondo e agisce, ma è evidente che la qualità cognitiva
      che a loro necessità è differente, per certi aspetti più semplice, per
      altri più complessa. Io non faccio fotosintesi con la clorofilla e non
      ho bisogno di saper nuotare abbastanza bene da evitare predatori
      acquatici, quindi queste "esperienze" con probabilità prossima alla
      certezza, non le farò mai. Non possiamo dire che "la pianta non pensa"
      (anche se non ha strutture nervose animali) o che il pesce "pensa meno
      di noi", dal momento che qualunque confronto esperienziale avviene tra
      contesti troppo distanti dal nostro, rischiamo solo di confondere mele
      con pere. Ma è almeno è possibile dire che la nostra specifica qualità di esperienza ci consente la simbolizzazione.
      Per esempio nell'uso della scrittura, della matematica o della musica.
      Se
      guardo uno spartito non "suona da solo", devo imparare a gestire uno
      strumento musicale con cui suonarlo e per farlo devo anche imparare a
      "leggere" lo spartito.
      Tuttavia se fra 10.000 anni nessuno si
      ricordasse più cos'è uno sparitito e non ci fossero fonti per recuperare
      la memoria di cos'è uno sparitito, quando ne dovesse emergere uno da
      qualche sito archeologico non riusciremmo dallo sparitito a decodificare
      a che diamine serviva. Questo perché i segni usati sono convenzionali e
      trasmessi attraverso la società e i suoi bagagli di saperi.

      Dentro
      la società poi, non tutti hanno accesso a tutte le significazioni anche
      se tutti i segni sono sempre accessibili. Un po' come l'erba dei prati,
      che osservata da un poeta in cerca di ispirazione o da un operaio del
      comune che arriva per potarla, "prende" di sicuro significati
      differenti. Ma l'erba è la stessa, non è che qualcuno "la cambia" li per
      li.
      Siccome siamo esseri iper-sociali, costruiti per "funzionare"
      decodificando i segni, non ci ricordiamo degli sforzi che ci hanno reso
      possibili le varie decodifiche (emmenomale se no ci suicideremmo in
      massa) ma che sia per noi umani necessario un intenso esercizio prima di riuscire e che questo esercizio cambia in modo pesante la maestria della decodica, questo (credo) sia adesso più facile da capire. Noi siamo sempre alla caccia di nuove significazioni,
      cioè nuove combinazioni di segni e significati (un po come i bambini
      che costruiscono un linguaggio "privato" con la mamma nei primi anni
      della loro età) ma il valore e la potenzialità esprimibile al massimo di
      quella significazione inizia dal momento che tale significato è
      condiviso socialmente. Se Einstein non avesse iniziato a parlare di
      relatività, oggi saremmo più propensi a immaginare la realtà per
      assoluti (come un contadino del 1800) e non per rapporti tra fenomeni
      (per esempio tra lavoro e guadagno di prestigio personale).

      Per
      rendere le stesse significazioni accessibili a differenti livelli (e
      soggetti) nello stesso ambiente non è necessario "nascondere" i
      significati, basta impedire gli esercizi che ci rendono abili. Se
      avessimo rappresentato Tarzan con più adeguatezza concreta, lo sapremmo
      incapace di correre perché le scimmie non potevano insegnarglielo e dopo
      una certa età diventa più difficile, perché le cellule pluripotenti che
      costruiscono circuiti neurali nuovi, si sopiscono (rallentano la loro
      attività) per consentire che le strutture esistenti mantengano coerenza
      nelle risposte neuro-fisiologiche. L'idea è semplice: il corpo deve
      crescere e adattarsi a un ambiente, ma non ha bisogno di essere sempre
      duttile come la plastilina, sennò i contenitori si significato non li
      fabbrico e sarebbe un disastro: il bambino impara a camminare non solo costruendo circuiti neurali nuovi, ma anche deprimendo quelli che non gli servono per camminare con la qualità giusta
      nel suo contesto di apprendimento. Se stesse sugli alberi è evidente
      che non imparerebbe come se stesse nel deserto a camminare sulla sabbia o
      in una palude a "correre" su tronchi galleggianti.

      Se guardo la TV, se sto al cellulare per ore, se uso il computer, qualsiasi cosa ripeto mi fa compiere un esercizio e questo costruisce sempre significati
      che condizionano i pensieri e le azioni. Ma noi non sappiamo sempre
      quali pensieri e quali azioni. Come il bambino non sa quali significati
      gli schiuderà il suo "imparare a camminare" o perché compie proprio
      quegli esercizi (ad esempio salire e scendere le scale del suo
      appartamento). La spinta a imparare è uguale per tutti ma certe spinte
      saranno inibite da azioni esterne alla nostra volontà (i genitori ad
      esempio che timorosi, costruiscono barriere per impedire che il bambino
      si eserciti con la scala) mentre per forza di cose altre saranno
      incentivate in quanto accessibili (ad esempio andare in monopattino).

      Certi
      apprendimenti sono mutuamente anti-sociali. Altri sono solo potenti
      inibizioni alla comunicazione (cioè ci rendono meno capaci di esprimerci
      e di comprendere le intenzioni del nostro prossimo). Il pensiero
      bipolare è un potente inibitore quantitativo della
      significazione. Un po' come la strada che è fatta di un lato per ciglio e
      che guida come i binari verso una sola direzione possibile per volta.
      Ciò che sta fuori al massimo è il panorama, contemplabile ma non
      accessibile. Se da una parte posso capire che a strada è una prigione,
      dall'altra se sto in auto è davvero difficile prevedere che possa stare
      fuori dalla strada anche se il mezzo me lo consente, perchè (nella
      stragrande maggioranza delle situazioni) tale eventualità rimane
      scomoda. Quindi in generale non sono impedito, sono disincentivato. Se
      facessi il militare e stessi nel genio trasportatori, impararei
      facilmente che persino i mezzi più improbabili possono e devono andare
      fuori dalla strada per esigenze tattiche.

      Più la profondità di
      significazioni segue un certo apprendimento nell'esercizio, più scendo
      nella profondità qualitativa del mia capacità interpretativa umana. Già
      un prestigiatore inizia ad avere una qualità molto più fine della
      significazione di cos'è inganno rispetto a un comune mortale.

      Ora
      guardiamoci attorno e facciamo due conti: quali sono gli esercizi più
      comuni in cui le persone sono quotidianamente immerse? Quali sono i
      significati più probabili che possono ricavarne?
      Poi la domanda delle domande: si possono introdurre significazioni più profittevoli per tutti?
      Beh
      a voi l'ardua sentenza. Io rimango per ora molto scettico, per non dire
      con un efemismo convinto che no, non c'è speranza. Non nell'immediato
      per lo meno. Ma nemmeno nel medio termine, perchè la direzione
      intrapresa attualmente va comunque verso la deprimenza delle
      significazioni collettive se non proprio la mutua autodistruzione.

    1. gix 24 aprile 2016

      Dunque Rosanna, le ragioni del perché gli Italiani sono oggi meno reattivi di una volta sono molte, non è un discorso semplice e nemmeno breve, e nessuno si mette a ragionarci sopra seriamente. Proviamo a fare un elenco.

      1. Intanto non proprio tutti gli italiani sono così, il referendum è stato istruttivo in questo senso. Diciamo che c’è un 30% che ormai non le beve più le cazzate del sistema, a prescindere dall’orientamento politico, e comincia a reagire. Il 70% è formato da giovani senza speranza, anziani poco informati (anche se magari non istupiditi), gente che ha tutto l’interesse a mantenere lo status quo, ma questi ultimi ormai (specie con la crisi) sono in diminuzione.

      2. L’Italia, come nazione, popolo, sentimento comune è giovanissima rispetto ad altri, e soprattutto ha una storia millenaria di popolazioni locali indipendenti l’una dall’altra in tutto, economia, cultura, società, costumi ecc., anche se in contatto da sempre.

      3. Le generazioni passate avevano stimoli feroci ed impellenti per essere più che reattive, diciamo come gli immigrati di oggi. L’Italia era fatta fino a pochi decenni fa soprattutto di contadini, gente in gran parte analfabeta, che se non ricavava dai campi il proprio sostentamento rischiava di morire di fame. Queste generazioni poi sono passate dai campi agricoli a quelli di battaglia, avendo una dimestichezza con la morte che noi oggi non sappiamo cosa sia. Quindi, benchè inconsapevoli e ignoranti, gli italiani di una volta erano mille volte più abituati al combattimento, rispetto a quelli di oggi, in tutti i sensi.

      4. Gli Italiani di pochi decenni fa, benchè numericamente inferiori, erano soprattutto giovani, quindi naturalmente più turbolenti rispetto ad oggi, dove le persone anziane sono ormai quasi maggioranza e rimangono in generale poco istruite. Peraltro anche gli anziani di qualche decennio fa erano più reattivi rispetto ad oggi, perché abituati appunto combattere per vivere e rendersi utili per le famiglie, nell’ambito di una solidarietà familiare che oggi viene ferocemente combattuta dal sistema.

      5. La società attuale ha per l’appunto con determinazione puntato a disintegrare tutti quei rapporti e legami di solidarietà fra persone che, specie in Italia, fanno parte della cultura millenaria del nostro popolo. Oggi l’uomo deve sopravvivere come essere individuale, con una sopravvalutazione del proprio io egoistico, senza quasi più nessuna capacità di instaurare rapporti paritari e costruttivi con gli altri. Tra l’altro questo serve e torna utilissimo per rendere le persone soprattutto dei consumatori di risorse, non solo materiali, e poco più, prive di legami e punti di riferimento stabili. Questo lo si vede in tutti gli ambiti della società, a cominciare dal rapporto con le istituzioni, per finire con i nuovi modi di acquistare la merce che serve, presso grandi centri commerciali quasi senza alcun contatto umano, per non parlare del rapporto con chi gestisce i nostri soldi, banche e fornitori di servizi, ormai quasi irraggiungibili con il contatto diretto.

      6. E’ innegabile che 30 e più anni di televisione secondo le direttive P2 hanno massacrato le coscienze degli italiani, con stili di vita a noi estranei oltre che insulsi e livelli di profondità delle trasmissioni ridicoli. Con fiction e programmi come quelli di oggi si addormentano le coscienze di chi non è in grado di imparare nuove forme di comunicazione.

      7. Si potrebbe dire che i giovani sono ormai immuni dai danni che può fare la televisione, visto che in gran parte non la guardano e si buttano su internet. Ma i giovani non hanno purtroppo nessuna possibilità di fare dei progetti o quasi nessuna speranza di avere certezze minime per poter progettare la loro vita. Per questo anche loro sono anestetizzati, gli manca quello che si potrebbe definire un nemico chiaro da combattere per migliorare la propria condizione, e inoltre sono in tutti i modi condizionati a sopravvivere nel loro individualismo.

      Queste sono solo alcune delle motivazioni dell’annichilimento della nostra società, ma sicuramente ve ne sono molte altre nascoste o meno evidenti.

    1. Capra 24 aprile 2016

      Se hai avuto la fortuna di parlare con qualcuno che la grande guerra l'ha vissuta dovresti capire che è meglio non bramarla... Noi non possiamo renderci conto di cosa significhi, e inoltre le guerre anche se vinte portano vantaggi sempre e solo agli stessi individui

    1. SanPap 24 aprile 2016

      E' il tempo della Misericordia.
      Attributo di Dio, che esercita sospendendo il Giudizio.
      Anche noi abbiamo sospeso il Giudizio, ma noi no siamo Dio.

    1. giannis 24 aprile 2016

      Se la gente ha da vivere perche' mai si dovrebbe ribellare , poi comunque e' anche vero che nella nostra societa' piu' passano gli anni e piu' e' brutto vivere , sempre piu' nel nostro modo di vivere ci sono cose che non funzionano piu' , secondo me ormai fa tutto schifo a tal punto che spesso spero nel disastro o in una guerra

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