L’“INVEROSIMILE” ATTACCO PROSSIMO VENTURO

L’“INVEROSIMILE” ATTACCO PROSSIMO VENTURO

DI GIULIETTO CHIESA

antimafiaduemila.com


Israele è pronta ad attaccare l’Iran. Una crisi annunciata della quale Washington, contrariamente a quanto vorrebbe far credere, non è affatto all’oscuro.

Anche la Russia e la Cina, a sorpresa, sembrano dare il via libera all’attacco in fede a inediti e non meglio precisati “scambi di favori”. Accettando un rischio di proporzioni non ancora prevedibili.

C’è da chiedersi: perché lo fanno?

Se siamo a 5 minuti, a 5 giorni, a 5 mesi, non possiamo saperlo. Ma che siamo a 5 anni possiamo escluderlo. Da dove? Dal momento in cui Israele attaccherà militarmente l’Iran e darà avvio a una crisi militare di così vaste proporzioni da modificare per una lunga fase i già precari equilibri mondiali restanti.


Questa crisi - annunciatissima ma che quasi nessuno vuole vedere - si aggiungerà, aggravandole drammaticamente, a tutte le altre crisi già in atto. Israele vi si accinge, incoraggiata da potenti circoli internazionali che sono interessati a un grande incendio: l’unico nel quale potranno essere bruciati tutti i libri contabili degli organizzatori della fine di un’epoca intera della storia umana.



Inutile rispondere alle obiezioni che di solito promanano da ogni sorta di anime belle: hanno tutte lo stesso difetto originario, consistente nell’applicare le regole del politically correct a Israele.

Quelle regole non sono usate da Israele essendo esse state inventate per i paesi normali, mentre Israele è un paese eletto. La sostanza di questo pensiero è che Dio sta dalla sua parte, è “con Israele”. E, quindi, ogni forma di analisi politically correct del comportamento di Israele appare insensata, essendo Dio estraneo a criteri del genere.

Quindi, invece di prevenire le obiezioni politically corrected mi limiterò ad elencare i fatti. Che sono molto più vasti, con le loro implicazioni, dei confini di Israele e conducono tutti, inequivocabilmente, ad un esito, dove Israele svolgerà un ruolo principale: quello detto all’inizio. Se poi quell’esito sembrerà dimostrare che Dio è con loro, non potremo che invocare quel Dio chiedendogli che “ce la mandi buona”.



Vediamo dunque i fatti. A cominciare dall’assalto al convoglio di navi pacifiste che, alla fine di maggio, intendeva rompere il blocco di Gaza. Sappiamo – fu chiaro fin dal primo momento della tragedia – che non è stato un malaugurato errore, ma una sanguinosa provocazione ideata a freddo per aprire uno scandalo internazionale di enormi proporzioni. Lo scopo era quello di punire la Turchia. Un segnale dunque.



Alle anime belle che si sono affannate a scrivere che l’attacco dei commandos israeliani ha provocato gravi danni alla causa israeliana, isolando ulteriormente quel paese perfino da molti dei suoi amici europei, si dovrà suggerire di guardare la faccenda da un altro angolo visuale. Israele non ha bisogno di alleati terreni, salvo uno, che è terreno solo in un senso particolare, sentendosi investito, da circa 100 anni a questa parte, di una missione divina anch’esso: gli Stati Uniti d’America.



E questo alleato non lo ha perduto e non lo perderà mai.

Si capirà meglio così che la violenza contro i pacifisti non è stata un incidente ma è stata organizzata proprio per spaccare la comunità occidentale e per costringere tutti a scoprire le loro carte. Del resto - secondo fatto da elencare – Ankara e Brasilia (new entry, quest’ultima, a sorpresa in questa partita planetaria) dovevano essere punite (il Brasile si aspetti il suo turno) per avere rotto il fronte dell’Occidente mandando i rispettivi presidenti a trattare con Ahmadi Nejad una soluzione che consentisse all’Iran di procedere senza essere disturbato con il suo programma nucleare civile.

Dunque occorre non perdere d’occhio il cospicuo movimento tettonico di cui è protagonista la Turchia. Esso procede con scosse di assestamento sempre più potenti e si ripete, il 9 giugno (una decina di giorni dopo la crisi della flottiglia pacifista) con il voto contrario (di nuovo la Turchia e il Brasile agiscono di concerto) alle sanzioni decise dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu contro l’Iran. Sanzioni, come sappiamo, promosse dagli Stati Uniti e accolte da Russia e Cina: ecco due novità di vaste implicazioni, piene di interrogativi come funesti vasi di Pandora.



Tra i fatti da tenere presenti, perché senza queste pennellate altrimenti il quadro non sarebbe completo, c’è la circostanza che, fino a ieri, gli aerei israeliani che sarebbero destinati ad attaccare l’Iran, come prima onda d’urto, si trovavano in una base Nato in territorio turco. Lo scopo era chiaro: disporre di una traiettoria di volo breve. Non mi stupirei adesso che quella traiettoria breve, senza rifornimenti in volo, non sia più disponibile e che quei caccia bombardieri siano già stati trasferiti, o siano in via di trasferimento in qualche altra base segreta, sicuramente non più in Turchia.

Per scoprire quale essa sia basta fare un piccolo esercizio di Risiko, carta alla mano, e elenco dei paesi Nato nell’area, senza trascurare qualche paese, più piccolo e ben piazzato, che è amico degli Stati Uniti e di Israele e che si trova nelle vicinanze dell’Iran. Altra buona ragione per punire Erdogan.

Ma altri fatti si accavallano in rapida successione. Il 7 giugno, due giorni prima del voto Onu, The International Herald Tribune, nella sua pagina di opinioni editoriali, pubblica un articolo di Richard V. Allen, che fu consigliere per la Sicurezza nazionale di Ronald Reagan nel biennio 1981-82. Allen, dopo avere esordito con queste parole (“con le notizie controverse che circolano a proposito di un attacco israeliano”), ricostruisce l’altro attacco israeliano di 29 anni fa contro l’impianto nucleare iracheno di Osirak, ancora in costruzione in quel momento. Curiosamente l’intero articolo sembra concepito per dimostrare che Washington non sapeva nulla di nulla di ciò che Tel Aviv aveva organizzato.

Lo stesso Reagan, apparentemente cadendo dal pero, chiede infatti a Allen: “Perché secondo te l’hanno fatto?”. Verrebbe da dire: beata ingenuità.

Il giorno dopo, nella Sala Ovale, si terrà una accesa riunione, mentre le polemiche dilagano nel mondo a proposito delle rovine ancora fumanti di Osirak. Rovine dell’allora alleato degli Stati Uniti Saddam Hussein. In quella riunione il vice-presidente di allora George H.W.Bush, George Baker, capo dello staff presidenziale, Michael Deaver, aiutante del presidente, si schierano per punire Israele, mentre il generale Alexander Haig, segretario di stato, e il capo della Cia William J.Casey sono per appoggiare Israele.

Se crediamo alla versione di Allen, il presidente Reagan fece il pesce in barile e rimase, in sostanza, ad ascoltare la disputa. Ma il finale è noto: alla fine di quell’anno gli Stati Uniti e Israele firmarono un accordo di cooperazione strategica.

Allora Dio era con loro, senza dubbio alcuno. Ma la domanda è questa (e spiega bene perché l’autorevole quotidiano americano abbia pubblicato proprio quell’articolo e proprio in quei giorni): 29 anni dopo sarebbe ancora possibile (anche se prendessimo per buono il racconto di Richard V. Allen) un attacco israeliano contro l’Iran senza che il Pentagono, la Cia e gli altri servizi segreti statunitensi ne sappiano nulla? Ovvio che Washington non è affatto all’oscuro di ciò che è già stato preparato. Neanche se lo volesse potrebbe ignorarlo. Perché i primi a non fare mistero delle loro intenzioni sono proprio i capi israeliani.



Lo stesso 9 giugno (che è poi il giorno delle sanzioni del Consiglio di Sicurezza), lo stesso International Herald Tribune rivela, in prima pagina, con un articolo da Gerusalemme di Andrew Jacobs, che una delegazione israeliana è andata a Pechino per far sapere ai cinesi, “senza melensaggini diplomatiche”, che Israele intende attaccare militarmente l’Iran.

L’esplicito proposito della visita, scrive Jacobs, era di “spiegare con precisi dettagli l’impatto economico che la Cina subirebbe nel caso di un colpo israeliano contro l’Iran”. Ipotesi che Israele “considera probabile quando dovesse ritenere che l’Iran potrebbe riuscire a mettere insieme un’arma nucleare”.



Si noti la formulazione: l’attacco avverrà quando Israele pensa che l’Iran “potrebbe riuscire...” non quando ci sarà riuscito. Cioè prima ancora che il pericolo si delinei e molto prima che esso sia attuabile, poiché una bomba che non può essere portata sul bersaglio non costituisce un pericolo reale e l’Iran non dispone di vettori per la bisogna e, ove si avvicinasse a questo obiettivo, non potrebbe tenerlo nascosto alle osservazioni dall’esterno e dall’interno cui è sottoposto incessantemente da tutti i servizi segreti occidentali e orientali.

Non viene detto come i cinesi abbiano reagito ai chiarimenti israeliani. Si sa solo che hanno votato le sanzioni, seppure mantenendo, come ha fatto Mosca, alcuni distinguo. Ma – ecco un altro fatto - tre giorni dopo l’articolo citato, tre giorni dopo il voto all’Onu, ecco la notizia che la Russia non onorerà più il contratto che aveva già firmato con l’Iran per la fornitura di 300 missili terra-aria. La perdita della commessa – rivela Russia Today quel giorno – vale oltre un miliardo e 200 milioni di dollari: un colpo per Rosvooruzhenie, eppure il Cremlino non muove un ciglio e getta via il tesoro.



Si tratta di armi cruciali per la difesa contro un attacco aereo e mediante missili di crociera. Anche qui il significato è inequivocabile: Mosca concede il via libera. Lo stesso giorno 12 giugno le agenzie riferiscono che l’Arabia Saudita, dopo avere informato il governo di Washington, concede il proprio spazio aereo al passaggio dei bombardieri israeliani. Negli stessi giorni fonti iraniane rendono noto che tre sommergibili israeliani, con missili da crociera a bordo, sono entrati nel Golfo Persico, sicuramente non all’insaputa del comando strategico degli Stati Uniti.

E, segnale apparentemente soltanto tangenziale rispetto a questo scenario, sempre lo stesso giorno a Bruxelles il ministro degli esteri russo, Lavrov, insieme ai suoi colleghi di Kazakhstan e Uzbekistan, annuncia la decisione di aprire la strada per il transito dei convogli della Nato (non più soltanto di quelli americani) che trasportino armi, uomini e logistica verso l’Afghanistan.

Quale sia l’interesse russo in questo “affaire” non è chiaro. Ovvio che stiamo assistendo a un grande “scambio” di favori, ma non ne conosciamo i termini. Mosca e Pechino accettano il rischio.

Perchè lo fanno? Né l’una né l’altra hanno qualche cosa da temere dall’Iran e, a prima vista, entrambe hanno qualche cosa da perdere. La Russia, per esempio, corre il rischio di vedere affacciarsi sulle rive del Mar Caspio un altro governo filo americano. Sicuramente in caso di una grande crisi militare – se l’Iran riuscirà a resistere e a infliggere colpi a sua volta – il prezzo del petrolio potrebbe balzare in alto. E, se questo sarebbe un bel regalo per Mosca, sarebbe invece un brutto colpo per la Cina.

Certo Mosca potrebbe guardare con sospetto non minore di quello americano, al sorgere di una alleanza Turchia- Iran. Ma può essere anche che Cina e Russia ritengano che l’avventura iraniana si risolverà strategicamente in un nuovo disastro per gli Stati Uniti: la classica immagine di chi sta seduto sulla riva del fiume per aspettare il passaggio del cadavere del nemico. Per giunta avendo ricevuto dal nemico agonizzante qualche regalo. Ma dev’essere stato un grande regalo davvero.



Certo è che l’operazione Teheran comporta un grande scenario preparatorio. Grande quanto il fuoco che ci si prepara ad accendere. E non dopo, ma durante, la presidenza del premio Nobel per la pace Barack Obama.

Giulietto Chiesa

Fonte: www.antimafiaduemila.com/

Link: http://www.antimafiaduemila.com/content/view/29137/74/

25.06.2010


Tratto da: ANTIMAFIADuemila N°65

Commenti (30)

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    1. amensa 25 giugno 2010

      pps. ed un eventuale attacco israeliano all'Iran, non sarebbe anche per l'Europa, assente e distante, il miglior modo per uscire dal pantano economico ?
      come la vedo io per gli USA sarebbe un disastro sia un attacco riuscito e un Iran semidistrutto, che un Israele fermato e umiliato.
      e quindi, sempre nella mia ipotesi, la fredom flottilla, non sarebbe stata proprio la verifica che, di fronte all'invio delle due navi iraniane, israele avrebbe reagito nel solito modo ?

    1. amensa 25 giugno 2010

      ps. è una ipotesi, ma tutto concorda, nel far apparire una azione israeliana, come un "prego, accomodatevi", dalla provocazione turca a quella iraniana annunciata ( le due navi di aiuti a gaza), sembra tutto troppo opera di incoscienti, per non destare qualche sospetto.

    1. amensa 25 giugno 2010

      i russi non sono dei novellini, politicamente parlando.
      i cinesi ancora meno.
      una ipotesi chenon è stata fatta è che ultimamente siano state accumulate in iran tante armi (missili terra-aria tanto per intenderci) da esser convinti di infliggere all'aviazione israeliana una cocente batosta.
      e, senza compromettersi personalmente, dare alla russia e alla cina una grossa possibilità di ribadire la loro potenza con gli USA umiliati grazie a Israele.
      un attacco di 200 caccia israeliani, che venisse fermato e ne venissero abbattuti una buona parte, rappresenterebbe una svolta clamorosa in tutti i rapporti tra le varie potenze.
      chi si sente di escluderlo ?

    1. vimana2 25 giugno 2010

      Che dici?

    1. brumbrum 25 giugno 2010

      Intendi quelli che ammucchiano la cacca nel mastello, anche se ci sono sanitari nuovi e funzionanti ?

    1. fusillo 25 giugno 2010

      .....non so neppure io quando....diciamo però che qualche mese prima dei raid in libano, israele ha avuto in consegna dalla general dynamics 440 caccia f16 in versione modificata appositamente per loro.....
      gli scenari sono mutevoli in relazione alla prossima batosta finanziaria usa prevista per dopo l' estate.......banche regionali

    1. victorserge 25 giugno 2010

      chiesa ha già toppato sulla questione di pietro e i soldi dei rimborsi elettorali; spero, per il bene dell'umanità che toppi anche questa.

    1. Jack-Ben 25 giugno 2010

      la Cina ha 16.000 anni di storia non si fa' impressionare da 400 milioni di cattivoni con alle spalle 500 anni scarsi di storia a stella e striscie. cosa Vuoi che faccia (la Cina) ??? Aspetta che gli finisca il fiato ai cattivoni e poi mette diesel nei Tank e si avvia verso la "Citta' del Pane" a spiallare i Askenaziti (turco-mongolici). Alla Russia invece gli Usa faranno un favore cerchando di togliere un concorrente di mezzo (vendita di petrolio al mondo Iraniano). Alla fine ci troveremo un casino pazzesco e andremo vicino al ritorno del Medioevo. Forse e dico forse c'e' la faremo senza grosse conseguenze in Europa ma ugualmente sara' tremendo.

    1. costantino 25 giugno 2010

      Bellissimo articolo.
      Mi sembra chiaro la posizione della russia (sperano in shock petrolifero), meno chiaro il vantaggio cinese. Oltretutto possiedono oltre il 10% del debito usa.
      Per me se attacco sarà non ci saranno movimenti di truppe e nemmeno cambio di regime stile iraq. In iran credo che il popolo si compatterà col Legittimo Presidente.
      Possibile attacco nucleare di israele per fare capire una volta per tutte che sono disponibili a tutto.

    1. TN 25 giugno 2010

      Sembrerebbe che la base per l'attacco sia ora stata spostata in Azerbaijan (in Iran è stato dichiarato lo stato di preallerta e si sono registrati ingenti movimenti di truppe nel Nord-Ovest del Paese).

      Russia e Cina stanno al gioco, per ora, probabilmente sperando di raccogliere i cocci del disastro che sancirà la fine dell'impero americano. Stanno assecondando il loro avversario, ben sapendo che un attacco all'Iran incendierà la regione e metterà la parola fine al dominio imperialista americano sul mondo, ridimensionando anche lo staterello sionista.

      Il tutto, al costo di qualche altro milione di morti, ovviamente.
      Che purtroppo solo in minima parte saranno usraeliani...

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