L’inflazione è come dio

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Di Andrea B. Nardi per ComeDonChisciotte.org

L’inflazione è come Dio: tutti ne parlano, nessuno sa cosa sia, e probabilmente non esiste.

Una cosa, però, è certa, anzi, certissima: chi propone gli attuali rimedi alla cosiddetta inflazione – che inflazione non è – è un delinquente che andrebbe processato per crimini contro l’umanità. E soprattutto non si capisce il motivo per cui siano le banche private a intervenire su di essa con le loro misure scellerate, invece degli Stati con politiche mirate.

Da manuale, l’inflazione vera e propria è l’aumento generalizzato e prolungato dei prezzi dei beni dovuto a un aumento della domanda di tali beni, a sua volta generato da un incremento di denaro nel portafoglio dei consumatori: cioè, ci sarebbe troppo denaro in circolazione e ciò fa aumentare i prezzi. In pratica, la gente avrebbe all’improvviso molti più soldi da spendere, quindi compra di più, quindi le aziende aumentano i prezzi dei loro prodotti. Vi sembra che questo sia mai capitato nella storia dell’umanità? Vi sembra che sia il caso odierno? Vi sembra che le popolazioni europee e statunitensi navighino nelle banconote? Ovviamente no: gli stipendi sono bassi, le pensioni ancora più basse, le tasse sempre più alte, e nessuno ha un soldo in tasca. Quindi, pure se banchieri, politici e media parlano di inflazione, non siamo in presenza di inflazione, bensì di mero rincaro di alcuni beni molto precisi senza che vi sia un corrispondente aumento del denaro in circolazione, anzi.

Per inciso, le teorie su cosa sia e da cosa dipenda l’inflazione sono infinite, tutte teoriche, nessuna comprovata nella pratica; alcuni studiosi affermano addirittura che non esista una vera prova della relazione tra denaro in circolazione e aumento dei prezzi dei beni. Media e politici ne parlano sempre come fosse qualcosa di divino, capitato e caduto dall’alto, come un meteorite o una malattia, inevitabile, incontrollabile e privo di responsabili: «L’inflazione è salita, c’è l’inflazione, è arrivata l’inflazione…». Naturalmente l’inflazione non vive di vita propria apparendo nelle nazioni come il virus stagionale dell’influenza, a differenza di quanto vogliono farci credere, ma è provocata da precise operazioni economiche di soggetti individuabili con nome e cognome.

Ma chi decide se c’è inflazione? A decidere se c’è l’inflazione sono gli istituti nazionali di statistica; in Italia, per esempio, l’Istat. Un gruppo di impiegati competenti non di sociologia, psicologia o scienze umane, e nemmeno di investigazioni su turbative economiche e frodi finanziarie, bensì esperti solo di statistica: dei ragionieri, dei semplici matematici. Costoro decidono arbitrariamente di considerare un certo paniere di prodotti, volubile nel tempo e nei luoghi, e di calcolarne la variazione del prezzo secondo indici di misurazione anch’essi mutevoli. Ecco il calcolo del tasso di inflazione annuale:

Come sempre il problema dei matematici è di non capire che l’animo umano non si può racchiudere nelle equazioni, e i comportamenti sociali sfuggono a qualsiasi previsione statistica e modello matematico. Infatti è sufficiente variare una qualsiasi delle componenti di tali ipotetiche misurazioni e stime che la cosiddetta inflazione d’incanto sparisce. Al contempo, pure di fronte al rincaro costante di certi prodotti, l’inflazione – ossia la perdita del potere di acquisto – nella vita quotidiana potrebbe non apparire, semplicemente dacché i consumatori si volgono verso altri prodotti o decidono di risparmiare, o di usare il denaro per viaggi all’estero o quant’altro.

Infatti, un conto è se aumenta il prezzo dei carciofi: nessuno compra più carciofi e tutto finisce lì. Un altro conto, invece, è se aumenta il prezzo del petrolio: questo sì provoca un effetto domino a catena che coinvolge non solo tutti quanti i prodotti industriali e no (poiché per produrli, commercializzarli e trasportarli occorre l’energia del petrolio), ma compromette gravemente la vita delle popolazioni mondiali che si trovano rincarati pure tutti gli altri prezzi, dai supermercati alla benzina, alle bollette, ai ristoranti.

E oggi, signori, siamo esattamente in presenza non di inflazione, bensì di mera speculazione! Difatti, ogni qualvolta ci hanno propinato la favola dell’inflazione piovuta dal cielo si è in realtà stati in presenza di un rialzo speculativo di beni di particolare rilevanza, prodotti energetici in primis.

Dobbiamo perciò capire perché oggi questi beni sono rincarati, laddove la colpa non è certo di un incremento della domanda da parte dei cittadini che avrebbero i portafogli colmi di banconote da gettare al vento, come invece la narrazione di regime vorrebbe farci credere tanto per addossare ai popoli le colpe dei dominanti.

Quando negli Usa si iniziò a parlare di inflazione nel 2022, l’indice era salito poiché erano stati considerati due particolari prodotti i cui costi erano lievitati: gli affitti delle abitazioni e i prezzi delle auto usate. Il primo dovuto al timore di milioni di americani di indebitarsi nuovamente con le banche per un mutuo su una casa nuova che avrebbe potuto rivelarsi tragico come nel 2008, quindi meglio stare in affitto con un costo stabilito e fisso: il numero ristretto di case da affittare aveva così fatto aumentare i canoni; il secondo perché il mercato delle auto nuove era collassato a causa della mancanza di componenti elettroniche dovute alla chiusura delle fabbriche durante la pandemia, con conseguente volgersi dei compratori verso le auto usate e innalzamento dei prezzi di queste ultime. Quindi, benché gli statistici cominciassero già a terrorizzare i media ventilando lo spettro pestilenziale dell’inflazione, si trattava di situazioni senza alcuna problematica sociale né monetaria.

Dopodiché aumentò il prezzo del petrolio. Ma ovviamente non aumentò da sé per influssi infernali, bensì perché l’OPEC, ossia alcuni precisi consigli d’amministrazione privati, formati da personaggi con nome e cognome, in doppiopetto e barracano, hanno deciso di aumentarlo per recuperare le perdite durante la pandemia, e in seguito per ricattare il Governo statunitense. L’aumento del petrolio deciso dall’OPEC è stato, come sempre, deciso esclusivamente per scopi speculativi. A esso è naturalmente conseguito l’aumento di tutti gli altri prodotti.

Poi è arrivata la follia della guerra russo-ukraina, e l’ulteriore crimine delle speculazioni borsistiche sul gas operate da aziende private, che ha portato ancor più in ebollizione i costi di tutte le altre produzioni.

Come si vede, quando si agita il pericolo inflattivo – che in realtà inflattivo non è ma solo di rialzo dei prezzi – bisognerebbe anche indicare con precisione, per nome e cognome, i responsabili dello stesso, dacché si conoscono molto bene i consigli d’amministrazione privati che provocano tali rialzi per la propria rapacità lucrativa gettando nel dramma le popolazioni mondiali.

Ogni volta che in epoca moderna si è avuto un rincaro a catena dei prezzi ciò è sempre stato dovuto all’aumento dei beni energetici, e tale aumento non è stato provocato da un aumento della domanda o da un calo della disponibilità dell’offerta, bensì da pure speculazioni criminogene dei produttori privati di tali beni.

La soluzione basilare per non subire più simili ricatti sarebbe la costituzione di un organismo sovrannazionale in rappresentanza di tutti gli Stati aderenti, deputato alla commercializzazione dei beni energetici, acquistati con denaro statale creato ad hoc e distribuiti fra le popolazioni a prezzi super calmierati o gratuitamente a seconda dei casi (il privato cittadino ne avrebbe diritto gratuitamente, le aziende a prezzi contenuti). Vi sono, infatti, alcuni beni di prima necessità, primari e fondamentali per la vita dei popoli – come l’acqua, l’ossigeno, i prodotti energetici – che non possono assolutamente essere di proprietà di multinazionali private, né lasciati in balia delle speculazioni dei mercati e della borsa. Tali beni primari devono essere posti totalmente al di sopra della disponibilità privata. Mentre scriviamo, si potrebbe salvare la tragedia dell’economia europea semplicemente mettendo fuorilegge la borsa di Amsterdam e confiscando statalizzandole le aziende private distributrici del gas. In tal modo sarebbe tolta di mezzo la causa principe del rialzo dei prezzi a catena cosiddetto inflazionistico.

Tale visione sarebbe viepiù realizzabile in un futuro – di cui già si parla – in cui tutta l’energia fosse prodotta dalla fusione nucleare senza radioattività né scorte, slegata dai combustibili rari e da combustibili utilizzabili anche per costruire ordigni atomici. Abbandonando finalmente sia il petrolio sia le insufficienti utopie green di fotovoltaico e affini.

Per combattere l’inflazione, ciò che occorre prima di tutto eliminare è l’intromissione delle banche centrali private dalla sua gestione.

Ricordiamo che perfino l’iperinflazione tedesca del 1922, citata sempre come esempio dei danni causati dallo stampare cartamoneta senza limiti, fu causata non dall’emissione di banconote governative, che, al contrario, in realtà ne fu la conseguenza, bensì soltanto dalla decisione della FED americana di alzare istericamente e freneticamente il tasso di cambio della valuta germanica rispetto al dollaro. Quando tale idiozia fu interrotta, d’incanto l’iperinflazione terminò nel giro di una settimana, benché le condizioni economiche e industriali della Germania fossero perfettamente identiche a prima. Si trattava, anche in questo caso, di un’inflazione finta, provocata artificiosamente da una speculazione insensata.

Oggi invece i Governi, soggiogati dalle banche centrali private, continuano a voler curare con l’aumento dei tassi ciò che essi si ostinano a chiamare inflazione, ottenendo come unico risultato l’impoverimento generalizzato dei cittadini, l’impossibilità di accedere a mutui e prestiti, la contrazione dell’economia, il crollo degli investimenti industriali, la recessione, la disoccupazione, la miseria. Sempre più numerose sono le voci autorevoli che si levano contro la politica dell’innalzamento dei tassi bancari per contrastare l’inflazione, anche da personalità non “complottiste”, bensì esponenti di altissimo profilo istituzionale e accademico (Panetta e Kelson, solo per citarne due). Eppure le banche centrali private colluse coi Governi continuano imperterrite ad alzare i tassi, senza che ciò influisca minimamente sulla diminuzione dell’inflazione, e ciò per i motivi detti sopra. Tale manovra bancaria, in realtà, serve unicamente a far rientrare nel circuito finanziario il denaro altrimenti destinato all’economia reale e alla sussistenza dei cittadini: un’ulteriore strategia speculativa predatoria compiuta da bankster (banchieri-gangster) e finanzisti (finanzieri nazisti).

Tanto è vero che il Giappone persegue una politica diametralmente opposta: innanzi tutto i giapponesi considerano con molta più attenzione e onestà i prodotti da inserire nel paniere con cui calcolare l’inflazione, traendone risultati assai diversi dall’agitazione occidentale. Poi, in netta antitesi con le politiche pauperistiche delle banche centrali private occidentali, il Governo giapponese ha appena stanziato un ulteriore corrispettivo di 481 miliardi di dollari per incrementare il prodotto interno lordo (PIL) di circa il 4,6% e combattere l’inflazione (che è appena del 3%):

“Le misure economiche sono progettate per superare l’aumento dei prezzi e per ottenere una ripresa economica”, ha detto il primo ministro Fumio Kishida. Altroché tassi alti, austerity e recessione di BCE e FED!

Chi propugna l’innalzamento dei tassi per sconfiggere la presunta inflazione occidentale è quindi soltanto un delinquente colpevole di crimini contro l’umanità.

Di Andrea B. Nardi per ComeDonChisciotte.org

Andrea B. Nardi, scrittore e saggista. Autore del saggio di denuncia politica e proposta economica Lo Stato senza tasse – Robin Edizioni (2022)

Pubblicato da Verdiana Siddi per ComeDonChisciotte.org

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