LETTERA APERTA AI SURFISTI DELL’ONDA “VERDE” PERSIANA

LETTERA APERTA AI SURFISTI DELL’ONDA “VERDE” PERSIANA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

DI AMIR AHMADI

War is always about betrayal.

It is about betrayal of the young by the old, of cynics by idealists,

and of soldiers, rebels and Marines by politicians.

Stanno scorrendo fiumi di parole sui perché, i chi, i come, delle continue proteste della cosiddetta onda verde dei ragazzi persiani. O meglio, dei ragazzi di Tehran.



Fior di analisti, politici, commentatori, stanno producendo teorie, slogan, e si arriva a concetti del calibro della Rivoluzione, della Guerra Civile, del Cambio di Regime. Personalmente, preferisco farmi un bagno di umiltà e riconoscere dei motivi interessanti su ogni teoria che leggo o ascolto. Ma non ne condivido nessuna in particolare. Perché, cari i miei ribelli iraniani, voi che siete, o dovreste essere, i protagonisti di questa sommossa, secondo me non la state raccontando giusta.


Amici tehruni, non ho intenzione di scontrarmi con voi perché io abbia a cuore il candidato x o y. Cerco da Voi delle risposte che mi aiutino a comprendere i motivi di questa empasse unicamente perché mi sta a cuore l’Iran. Vi prego di confrontarVi con me con la massima sincerità e coerenza, la stessa che io cerco di spremere fino all’ultima goccia in queste righe. Rispondete a queste mie domande, perché senza le risposte, temo possa venir meno la stima nei confronti della vostra armata di giovani, e con essa la speranza nel futuro vostro e del paese.

Provo a scorrere il nastro fino alle vicende pre-elettorali, prima di rivolgermi di nuovo direttamente a Voi. Lo scorso 12 giugno la nazione iraniana si è recata, con grande partecipazione, alle urne per eleggere il loro Presidente della Repubblica. E’ appena il caso di sottolineare le parole “partecipazione”, “urne”, “elezioni”, “Repubblica”. Così, come dei piccoli flash, tanto per anticipare alcune cosucce.



Un Presidente, che, a Vostro dire, la smetta di rappresentare l’Iran in quel modo; con quei modi e quell’eleganza così lontani dagli standard comunemente diffusi, dalla compostezza delle cancellerie dei paesi “sviluppati”.



Un Presidente che Vi lasci finalmente liberi di dire e fare quello che vi pare, dove vi pare e con chi vi pare, piuttosto che costringere le Vostre ragazze a girare con quel velo sui capelli, o voi a dover aggirare i filtri di internet, per esempio.



Un Presidente che sia in grado di rimettere in sesto l’Economia del paese!



Ho conosciuto la realtà del periodo di campagna elettorale a Tehran: dibattiti a tutto spiano, con un appassionante rilancio, naturalmente, di slogan, promesse, novità, accuse, controaccuse e via dicendo. Proprio come in un qualsiasi altro paese democratico. Anzi, con una bella differenza: il clima era festoso. Gran casino in città, ma allegro, colorato. I gruppi di giovani si confrontavano in massa, ma non volava un insulto o una parolaccia. Molti ragazzi (perché non si può mica pretendere che siano tutti politicamente attivi) approfittavano delle uscite in massa semplicemente per rimorchiare: dai finestrini delle macchine, perché quando il traffico aumenta nelle lunghe strade della capitale, come in via Jordan, le macchine vanno a passo d’uomo e c’è tutto il tempo per abbordare da una corsia all’altra. Altri, nella rumorosa ed allegra bagarre, continuavano a parlare di temi politici, poco o niente di vicende personali di questo o quel politico. Altro che in Italia, mi vien da pensare. Forse è questo tipo di lontananza ad indurre a pensare ad una democrazia diversa, boh.

Provo a capire quale personaggio potrebbe meglio incarnare i sogni dei giovani iraniani; o meglio, chi di loro potrebbe contribuire alla loro realizzazione. Trovo che nessuno dei ragazzi è in grado di dirmi attraverso quali metodi gli obiettivi prima accennati potrebbero vedere la luce. Mi rendo conto che c’è semplicemente un gran discontento per la situazione attuale. Mi vien da pensare che quasi non importa chi potrebbe essere il nuovo Presidente; l’importante è che non sia lo stesso!

I ragazzi di Tehran vivono in una delle megalopoli del pianeta. Il traffico è probabilmente il primo fenomeno che si avverte quando si mette piede nella città. E’ una delle città più congestionate al mondo. Un mare di scatole metalliche su gomma che vanno su e giù. All’interno delle auto di marca più modesta, condotte da tassisti o da uomini meno abbienti, puoi contare anche fino a otto passeggeri insieme, accalcati sui sedili. I più fortunati sfilano in Bmw e Mercedes, da soli o con un passeggero a fianco (generalmente una bellissima ragazza). Casa automobilistica a parte, tutti si spostano su gomma, in attesa ad esempio dell’ampliamento della rete metropolitana (alla cui realizzazione contribuiscono importanti imprese italiane, per inciso). Ed alle stazioni di servizio c’è sempre la fila per fare rifornimento. E ci credo: fare il pieno ad una macchina di media cilindrata costa 6 dollari circa. Eh, dopotutto, il paese galleggia sul petrolio, ergo il petrolio è del popolo, e questo considera il greggio un diritto inalienabile. Questo concetto di “pretesa” è molto radicato nella mentalità degli abitanti di Tehran (non so se degli iraniani in generale). E’ un tipo di aspettativa che oscilla tra l’attesa, tipica dei credenti e che forse è in relazione al cardine dell’arrivo del Mahdi, e la viziata arroganza di chi, semplicemente, vuole il meglio ma pretende che sia qualcun altro a farlo al suo posto. Di fatto, per quanto possa sembrare antipatico, i componenti della borghesia non si ammazzano di fatica; in generale si può facilmente osservare come, in una famiglia “media” composta da 5 persone, si tiri tranquillamente avanti grazie al solo reddito del capofamiglia. Che differenza, con il tanto invidiato occidente, dove le famiglie sono sempre meno numerose e prolifiche, e la maggior parte dei redditi è appena sufficiente per i singoli lavoratori! E tutto questo questo certamente non da ieri, ovvero da quando le positive oscillazioni del prezzo del petrolio hanno favorito tra gli altri proprio l’Iran, ed un mare di petrodollari si è riversato nelle casse statali. Rispetto a “ieri”, però, sono sorti degli effetti collaterali: l’improvviso afflusso di ricchezza non è stato canalizzato uniformemente, e grazie ai limiti posti dai vari embarghi decisi dai tanto invidiati campioni di democrazia, che hanno impedito l’investimento in infrastrutture adeguate o ostacolato quelle avviate, si sono prodotte non solo inflazione, ma anche crescita smisurata del classico bene-rifugio: il mattone. Sicché, i giovani tutto sommato benestanti si sono visti catapultare nel giro di pochi anni in una condizione al limite dello schizofrenico; molti di loro hanno beneficiato di aumenti salariali, certo, ma il loro sostanziale benessere non è aumentato in proporzione. Cibo, vestiti, beni di prima necessità e persino benzina, non sono aumentati a dismisura. Ma comprare casa nuova è diventato difficilissimo, ad esempio. Tutti cambiano il loro modello di cellulare ogni due mesi, ma un’auto nuova, magari di marca europea, è qualcosa di irraggiungibile. Anche per chi è abituato a viaggiare, alcune differenze nei panieri di beni sono incredibili: puoi uscire la sera e fare il pieno, offrire la cena e il gelato a tre amici spendendo dieci dollari. Poi il giorno dopo passi in un autosalone, ed una Mercedes costa centomila dollari. “Casa” ed “Auto” nuove sono i due oggetti del desiderio che sento ripetere più spesso dai ragazzi con cui mi confronto, poiché sembrano sempre più irraggiungibili. Le ragazze invece sembrano più smaliziate. Alcune parlano di vestiti, di accessori, di gioielli. Ma la maggior parte si vede in viaggio, alla scoperta dell’Europa, dell’America. Magari per un percorso di studi.



Eppure, al di là dei sogni e delle connaturate lamentele, nessuno azzarda un’ipotesi di cambiamento reale. Si aspetta semplicemente che qualcuno arrivi e “sistemi tutto”. Che fortuna che hanno gli americani, pure in questo! E’ arrivato Obama! Quando saremo così fortunati anche noi? Un vizio che i più anziani rimproverano spesso ai propri figli e nipoti: non dovete aspettare che qualcuno faccia qualcosa per il vostro futuro, siete voi stessi che dovete impegnarvi! Se ognuno di voi si impegna per essere una persona migliore, tutto il paese migliora!



Ma le idee sembrano essere poche, la confusione tanta. Le finestre di internet dipingono mondi lontani e diversi, quasi irreali; le tv satellitari fanno il resto (tra di noi, amici capitolini, possiamo evitare di raccontarci la bufala della difficoltà a superare la chiusura e la censura comandate dal “regime”, spero) : i ragazzi vedono i loro coetanei esibirsi nei telefilm sulle spiagge statunitensi, le ragazze seminude nei varietà italiani, ed il desiderio diventa sempre meno contenibile. Far fortuna ed emigrare, certo! Ma...ne siete sicuri? Io ho visto le vostre feste private, ho conosciuto le vostre ragazze. Non serve impiantare una rete di contro-intelligence per organizzare un party con alcool in cui le ragazze possano indossare abiti da sera. Certo, non vi basta, avete visto le moderne discoteche. Ovviamente mi rivolgo a quanti di voi hanno accesso a questi tipi di divertimento. Gli altri, quelli più umili, quelli più semplici, se ne fregano delle vostre feste o di come vorreste fare parties a ritmo di rap. Loro si divertono benissimo con la loro musica e le loro danze. Ed infatti non sono lì con voi a protestare, oggi, per cambiamenti radicali (pardon, dimenticavo che siete moderati) a ritmo di cori di “libertà”. Libertà, già. Da questa parte del Tigri e dell’Eufrate, è diventata una parola vuota. Per chi governa, generalmente significa Libertà di fare quello che ci pare. Voi, siete sicuri di saper riempire questa parola di significato? O siete semplicemente attratti dalle sirene del (non negoziabile) American Lifestyle che Voice of America vi martella nei timpani ogni sera?

Ai meno abbienti fuori città, non può importare di meno delle vostre frustrazioni pre-consumistiche, o del fatto che non sapete come soddisfarle, e nemmeno cosa proporre di alternativo rispetto a quel che fa “Dictator” Ahmadinejad ed il suo entourage. Quello che sanno è che questo Presidente parla una lingua che loro capiscono. Lo vedono partire da Tehran con camion gonfi di contante pronto ad essere distribuito in provincia. Assistono alla costruzione di nuove università. All’edificazione di Borj-e-Milad. Incarna l’orgoglio persiano che sfugge alle classificazioni. Parla in modo diretto, anche su vicende scomode e per questo lo si ammira ancora di più. Non ha paura di sfidare sui maggiori palcoscenici i più blasonati diplomatici, scrive lettere al Papa ed al Presidente degli Stati Uniti (i quali non si degnano di rispondere ma affermano di tendere la mano... a determinate condizioni) citando Maometto ed il sacro Quran. Afferma il diritto della nazione ad usare le proprie risorse come vuole, ed a perseguire le tecnologie che preferisce senza dover render conto a nessuno se non alle disposizioni del diritto internazionale. Non ha paura di scagliare accuse per gli stermini in Afghanistan, in Iraq e nei territori palestinesi. E’ fiero, sicuro, devoto e contemporaneamente modesto nel privato. Non si sposta in “auto blu”, usa mezzi pubblici. Non vola su aerei privati o in prima classe, ma si siede in Economy. Non si trasferisce nei palazzi di prestigio, ma va a vivere in un quartiere popolare.

Ci si meraviglia davvero che l’elettorato iraniano possa versargli una valanga di voti? E per favore, mettete da parte la supponenza di chi crede che si debba distinguere qualitativamente tra elettorato “popolare” e quello “cittadino”. Una persona, un voto. Ognuno conta allo stesso modo. E se gli abitanti del dahat sono più numerosi, è questa maggioranza che deve decidere. Questa è democrazia. Nessuno si azzardi a ridicolizzare le loro opinioni, neanche quando Fini (Massimo, non Gianfranco) si rivolge a loro come “povera gente”: non commettete l’errore di ritenere il favore di cui gode Ahmadinejad come l’attaccamento forzato di una massa di disperati. Non devono esistere iraniani di classe A e B.

Ad ogni modo, dopo questa lunga premessa, tra speranze, scambi di numeri, preghiere e dibattiti, il 12 giugno è arrivata la doccia fredda per i capitolini. L’odiato (?) Mahmoud trionfa. 2 a 1 e tutti a casa, come nei derby più appassionanti.



E invece no, dalle strade non si leva più nessuno. Arriva l’onda di ritorno, pronta a spazzare ogni risultato. A questo punto ho bisogno di sapere:



Come si fa a ridicolizzare un referendum lanciando accuse senza avere il minimo straccio di una prova? Ma come, nel momento di massima celebrazione della volontà popolare, secondo il più classico degli strumenti di democrazia diretta, fate gli offesi? Eppure eravamo, eravate, tutti al corrente, immagino, che i sondaggi non lasciavano ampi margini per sperare in un Presidente diverso da quello eletto nel 2005. “Dov’è il mio voto”? Ad ognuno di voi che pone la domanda risponderei: “Nell’urna. Peccato non fosse in sufficiente compagnia”. Non avevate proposte condivisibili dal resto dell’Iran, ed il popolo ve lo ha dimostrato. Siete scesi a far casino approfittando del momentum e dell’isteria di un candidato che si dava per vincente già ore prima dell’esito della consultazione. Vi siete bevuti, voi per primi, e cercate di far bere al mondo intero la storia del broglio basandovi unicamente sulla parola di Mousavi e sul vostro discontento. Ma anziché promuovere indagini, avviare inchieste o quantomeno aspettare i 10 giorni necessari all’ufficializzazione del risultato avete iniziato ad occupare strade, piazze, ad incendiare cassonetti e spaccare vetrine. Bel modo di essere “moderati”.

Protestare, eh? Certo, ammetto sia legittimo, per carità. Ma vedete, non esiste paese al mondo in cui masse di persone possano assembrarsi senza che ci sia un intervento delle forze dell’ordine. Pensare che migliaia di cittadini possano sfilare per le strade protestando per l’esito di un referendum senza che la polizia muova un dito è indice scarso attaccamento alla realtà. Non è possibile a Tehran come non lo sarebbe a New York, a Pechino, a Madrid o a Tel Aviv. Con questo non legittimo tout-court i metodi di contenimento utilizzati dalle stesse forze dell’ordine, ma parliamoci chiaro, quando così tanta gente si raduna, bastano pochi “agitati” un po’ più degli altri per far degenerare la situazione. Quel che scherzosamente chiamo “effetto pecora” è sempre dietro l’angolo; è scattato al semplice diffondersi di sms e crisi di bile di Mousavi, figuriamoci se un semplice calcio ad un cassonetto non scatena disordini a catena. O volete farmi credere che avete marciato tenendo una candela in mano e pregando il santo Ali?

No, voi siete scesi nelle strade con tutti quei cartelli...scritti in inglese! Ma.. scusate, va bene che è molto più facile incontrare un iraniano che parli anche l’inglese piuttosto che un romano che parli una lingua diversa dal... romano appunto, ma come sperate di avviare un movimento popolare se non siete in grado di trasmettere il messaggio per primi ai vostri connazionali? Come dite? Non vi importa di quel che pensano gli altri iraniani? E certo, voi siete a Tehran, tutte le decisioni che contano devono venire da lì. No? Scusate, forse ho capito male; forse che siete sicuri di rappresentare anche la volontà degli altri iraniani, allora! Che strano, avevo appena letto che i sostenitori di “quell’altro” sono circa il doppio. E allora? Oh, cavolo, non ditemi che sperate anche voi in un intervento esterno. Certo, voi siete meno religiosi dei vostri parenti e non credete nel Mahdi (nemmeno io, se è per questo); eppure, accettate l’idea di un cambiamento come se potesse davvero essere un dono portatovi da qualche altra parte. Lo leggo in centinaia di posts, blogs, walls e twits. “Aiutateci”. Bel modo di essere “rivoluzionari”. O forse siete molto furbi, ed avete capito che da soli non ce la potete fare. Ma allora siete anche disonesti, perché non siete pochi ribelli contro tanti despoti; è contro il resto dei vostri stessi compatrioti ad essere pochi.
A proposito di “Aiuto”, carissimi. Lasciate che vi dica qualcosa di non dico tutti, ma del 99% dei lettori delle vostre richieste di aiuto. E non mi riferisco solo ai “politici”. Mi riferisco principalmente ai vostri coetanei, che leggono le vostre grida di aiuto comodamente seduti di fronte ai loro laptop di ultima generazione o sui loro iPhone. Ho una novità per voi: a nessuno di questi spettatori importa un fico secco di voi, dei vostri problemi o della vostra condizione. Allo stato dei fatti, voi tutti siete etichettati, nella peggiore delle ipotesi, come filo-terroristi che non vorrebbero mai incontrare; nella migliore, dei poveri disgraziati, sfortunati a vivere in un paese medievale, dei reietti da terzo mondo. Insomma, siete visti o con sospetto o con pietà. Praticamente NESSUNO sa nulla di ciò che è successo non dico all’inizio del XX secolo, ma nemmeno nel ’53, nel ’79... almeno, non sanno nulla di ciò che attiene i torti che avete subìto. Quello che è fissato nella mente di questi spettatori è unicamente un miscuglio di immagini che hanno a che fare con mullah in turbante, decontestualizzati proclami contro l’occidente, sinistri progetti nucleari. Il messaggio che è passato, mi spiace per voi, è quello di una nazione di pazzi che fa effettivamente parte di un asse del male, che finanzia i cattivi contro i buoni. Non mi dilungherò, stavolta, sulle conseguenze in ambito di politica internazionale. Non penso serva ricordarvi (perché voi internet lo usate, siete informati) che creare un largo consenso è il primo passo per un intervento. Di che tipo, pure, lo sapete. E poi ammettiamolo, non serve, a noi, essere complottisti. Noi i complotti li abbiamo vissuti sulla nostra pelle e sappiamo cosa significano davvero “Rivoluzione”, “Cambio di Regime”, “Guerra”, e li abbiamo pagati con il nostro sangue, le nostre perdite, le nostre lontananze imposte, i nostri esili.
Accidenti, mi sono sbagliato di nuovo. Voi questi complotti non li avete vissuti. Non sapete niente di Savak, di alternarsi di privatizzazioni e nazionalizzazioni... Voi, quando il vostro caro amico Mousavi, allora come oggi, parlava tranquillamente di martirio (degli altri, mica del suo, eh), eravate troppo piccoli. Non c’eravate quando un certo Michael Ledeen, ora di stanza a Roma, venne preso con le mani nel classico barattolo di marmellata nell’ambito dello scandalo Iran-Contras; oggi, costui scrive libri come “Iran, regno del Terrore”, e contemporaneamente i suoi recenti articoli sul Foglio sprizzano commenti entusiasti sulle Vostre proteste nella capitale. Un disinteressato partner, non c’è che dire. E’ solo uno degli esempi che si possono fare, potete senza dubbio contare sull’appoggio suo e di altri democrators. In bocca al lupo, è letteralmente il caso di dire.

Non avrete vissuto direttamente questi ed altri scandali, ma non potete non conoscerli. Sono sicuro che non fingete di ignorarli. Quel che non capisco, è perché avete tanta fretta di viverli anche voi, come brutta copia di un capitolo doloroso, in cui, stavolta, non avrete il compatto supporto del resto della nazione. Ogni rivolta che si rispetti deve partire dal vasto ceto operaio, che si rivolta contro un oppressore che gli toglie la capacità di svilupparsi, spesso svendendosi al di là del confine, proprio come fece lo Shah, prima di dover fuggire in Egitto, quello stesso paese da cui poco fa Barack “Jesus” Obama si è rivolto al “mondo arabo” per fare un sermone sulla religione (lui è su tutte le magliette con la didascalia “Change” e può farlo; Ahmadinejad che partecipa alla conferenza sul razzismo invece è una faccia tosta, vero?). La rivolta, il cambiamento, non parte da un gruppo di elite con videofonino. Il fatto che la vostra piccola grande onda, per non infrangersi al primo scoglio, abbia bisogno di un supporto esterno, è di per sé un pessimo segnale che riflette ancora una volta la distanza con gli iraniani fuori Tehran.

Ed ammettetelo, segna anche la distanza con i vostri cari, i vostri genitori e tutti coloro che hanno superato decenni di difficoltà per sognare una nazione indipendente in cui i loro figli potessero continuare ad essere fieri di essere iraniani. Sono sicuro che non avrebbero mai immaginato, mentre manifestavano, trent’anni fa, contro lo Shah ed i suoi burattinai anglo-americani, mentre soffrivano per le privazioni degli embarghi, la depressione post-rivoluzione e le atrocità della guerra, che i loro figli o i loro nipoti sarebbero scesi in piazza, usando strumenti che non conoscono, dialogando in canali a cui non accedono, per riportare tutto quel caos nel paese.



Per invidia di tutto cio’ che sperano possano trovare, o farsi portare, che non abbiano già. Per insofferenza verso una condizione che non li soddisfa, che vogliono veder migliorare, e che non apprezzano veder progredire abbastanza velocemente.

Meno di un anno fa, parlai con uno di Voi. Un ragazzo di 25 anni (un numero riportato spesso con entusiasmo per farvi capire quanto e quanti siate, voi, giovani in Iran), che non faceva che lanciare anatemi contro Ahmadinejad. Cercai di confrontarmi circa la situazione in medio oriente, su ciò che accadeva appena al di là del confine. Eravamo in pieno centro, a Meidun Valiasr. Volevo sapere la sua circa la guerra in Iraq, in Afghanistan, la crisi in Pakistan, in Georgia, l’adesione dell’Iran al patto di Shanghai. Come si vive in un paese malvisto dall’occidente, e i cui molti giovani questo occidente tutto sommato lo sognano? Come si sopportano le calunnie sulla ricerca nucleare di fronte alla necessità di fonti di energia alternative al petrolio? Come si combatte adeguatamente la disoccupazione quando dalle frontiere ad est ed ovest arrivano frotte di rifugiati afghani, curdi, iracheni, che scappano dalla guerra nei loro paesi? Come si frena l’inflazione se i barili si vendono in dollari, e questi non li vuole più nessuno? Come ci si arricchisce grazie al petrolio, se, in assenza di raffinerie, devi vendere greggio e poi ricomprare benzina? Come si può pretendere che il paese migliori la sua economia in queste condizioni, senza contare gli embarghi, e senza contare nemmeno la congiuntura internazionale che arriva a far crollare persino in Cina il Pil? Quale paese pensate sia in grado di risanare la sua economia, in questo momento?



Ma non ho avuto risposte. Tutto quello che mi ripeteva è che era colpa di Ahmadinejad se l’Iran era visto in quel modo dall’occidente. Eppure, viene sempre accolto festosamente da masse di persone, nei suoi spostamenti interni o di ritorno da incontri internazionali, dico io. “Quelli sono ignoranti”, mi sento dire. Ed io non posso che trasalire di fronte a tanta supponenza; la stessa con cui conclude il suo pensiero confidandomi che “a me ed ai miei amici non va più bene vivere così, senza la possibilità di arricchirci. Magari venissero gli americani. Sarei disposto a vivere una guerra, almeno saprei che i miei nipoti in futuro potrebbero vivere in un paese diverso”.

“Vallo a raccontare agli iracheni ed agli afghani, che brillante futuro vi aspetterebbe, Nostradamus!” - Ma l’urlo mi si spezza in gola. Perché improvvisamente il ragazzo non è più solo “giovane”. E’ piccolissimo. Ho l’impressione che i suoi tratti diventino quelli di un bambino capriccioso, che si lagna della pappa fatta in casa, ed è pronto ad abbracciare il primo che gli offra una caramella.

Quando si parla di tradimento, eh?

Amir Ahmadi

24.06.2009

Commenti (104)

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    1. pistorius 25 giugno 2009

      Che ne dici di sentirci al telefono?
      O di vederci di persona, in pubblico, così che tu possa ripetere le tue accuse e io farti prendere le tue responsabilità?
      Forza, il mio email è [email protected]
      Lorenzo Galbiati è il nome, aspetto la tua email, con nome e cognome.

      Spediscimela e ti mando il mio tel così ci diciamo in viva voce quel che pensiamo.

    1. pistorius 25 giugno 2009

      Beh, se è questo il modo di fare inizi lei e l'autore di questo articolo a fornire documentazione, prove e link di ogni cosa che scrive: fino a prova contraria siete venuti voi a depistare i miei commenti, presi da peacerepoter e da amnesty.
      In effetti mi pare molto insulso questo blog, a partire dai suoi commentatori, da lei, e se spera che me ne vado (è forse uno della redazione?) si sbaglia.
      Chissà se riuscirà a produrre qualcosa di sensato nel prossimo commento.
      Io continuerò a fare informazione contro la disinformazione senza prove documenti e link di articoli come questi.
      Poi liberi di credere che non ci siano stati brogli in Iran e che sono scesi in piazza per lavaggio del cervello della CIA: ognuno è libero di fare il deficiente.

    1. nessuno 25 giugno 2009

      Ulisse vai a trollare qui che è il posto tuo:
      http://francescoferrari.splinder.com/post/19903332/Censurare+Internet.+Avanti+tut

    1. nessuno 25 giugno 2009

      Aggiungo che è dalle 13 che stai qui attaccato e poi dici a me che vado e vengo?

      Che lavoro fai l'inquinatore telematico?

    1. nessuno 25 giugno 2009

      Ma professore anche io lavoro infatti sto lavorando

      Be se tu produci pensiero e insegni poveri alunni

      Troll ? Fai il paio con ulisse? siete soci?

      descrivono un iran di cui non c'è traccia nell'insulso articolo postato "volentieri" dai redattori di questo sito:

      Dunque se non scrive amnesty non è vero, sarà meglio che rivedi le tue fonti Amnesty più volte ha dimostrato di essere inattendibile, documentati meglio
      No professore le palle le rompi tu scrivendo che vorresti un confronto de visu
      I commenti intelligenti pensi li possa fare solo chi ha un titolo magari di quelli "comprati" alla cepu.
      Evita di fare sparate e poi rigirare le cose., soprattuto non ti permettere di dirmi quello che devo o non devo fare.
      Inoltre se non ti stanno bene gli articoli che postano su questo sito cosa ci vieni a fare e a commentare con i tuoi pistolotti?

    1. nessuno 25 giugno 2009

      Re: LETTERA APERTA AI SURFISTI DELL’ONDA “VERDE” PERSIANA (Voto: 1) di Ulisse9 il Giovedì, 25 giugno @ 13:41:19 CDT (Info Utente | Invia un Messaggio) Forse l'unico che cerca di depistare, è proprio Lei. "Nessuno" ha ragione: fornisca link, riferimenti, prove. Solo allora potrà sostenere le sue tesi che, al momento, restano solo tali. Quanto al suo concetto di democrazia, è ben chiaro: definire insulso l'articolo postato "volentieri" dai redattori di questo sito, in quanto non corrisponde con le Sue convinzioni. Direi che uno dei pochi Troll qui, è Lei! Se poi non Le piace questo Blog, è molto facile: si tolga di torno, che mica lo ha obbligato il dottore!
      Io commento un articolo postato qui adesso, forse si è perso qualche passaggio
      Ma ho delle perplessità circa le sue capacità di lettura io approvo questo articolo , mi sa che abbia fatto un attimo di confusione.
      Tutto quello che scrivo è sempre linkato a differenza sua
      Intanto questo non è un blog ma un rincoglionito come lei non lo può capire in quanto al troll si guardi allo specchio
      Ma sopratutto levati di torno tu troll e coglione

    1. nessuno 25 giugno 2009

      http://it.peacereporter.net/articolo/16380/Iran,%20uccisi%20otto%20miliziani%20Basiji%20dai%20sostenitori%20di%20Mousavi%2025/06/2009
      Al link indicato leggo:

      93.37.61.155 2009-06-25T20:49:28+02:00: opzione ricevuta: 16380/Iran, uccisi otto miliziani Basiji dai sostenitori di Mousavi 25/06 non accettabile

    1. Ulisse9 25 giugno 2009

      Forse l'unico che cerca di depistare, è proprio Lei.
      "Nessuno" ha ragione: fornisca link, riferimenti, prove. Solo allora potrà sostenere le sue tesi che, al momento, restano solo tali.
      Quanto al suo concetto di democrazia, è ben chiaro: definire insulso l'articolo postato "volentieri" dai redattori di questo sito, in quanto non corrisponde con le Sue convinzioni.
      Direi che uno dei pochi Troll qui, è Lei!
      Se poi non Le piace questo Blog, è molto facile: si tolga di torno, che mica lo ha obbligato il dottore!

    1. trotzkij 25 giugno 2009

      Qalcuno dice che su squesto sito si sputa sui morti di Tehran? Sì è vero!




      Iran, uccisi otto miliziani Basiji dai sostenitori di Mousavi
      Lo ha reso noto la televisione di stato iraniana

      http://it.peacereporter.net/articolo/16380/Iran,%20uccisi%20otto%20miliziani%20Basiji%20dai%20sostenitori%20di%20Mousavi 25/06/2009




      Sono almeno otto i miliziani Basiji, gruppi di religiosi, uccisi dai manifestanti nei violenti scontri tra oppositori e forze dell'ordine scoppiati in Iran dopo le elezioni del 12 giugno scorso.


      Lo ha reso noto oggi la televisione di Stato iraniana, Press Tv, che ha accusato alcuni manifestanti che sostengono il riformista Mir Hussein Mousavi di aver assassinato a colpi d'arma da fuoco otto miliziani islamici Basiji durante i disordini dei giorni scorsi. ''Gli otto Basiji sono stati uccisi da colpi d'arma da fuoco, il che dimostra che c'erano persone armate che fomentavano i disordini fra i partecipanti alle proteste'', racconta PressTv, citando fonti del governo di Teheran.


      Fino a oggi, secondo i primi bilanci, sono almeno venti le vittime delle violenze. L'opposizione ha sempre accusato i Basiji di essere la parte più brutale del sistema di repressione del presidente Ahmadinejad, mentre oggi la televisione di stato li ha difesi, definendoli ''vittime di aggressioni premeditate''.

    1. pistorius 25 giugno 2009

      Senti, non mi piacciono quelli che non rispondono mai alle domande, e chiedono prove a me di documenti di amnesty, e dicono che non rispondo loro per domande che non mi hanno fatto: quelli come te insomma, che non producono pensiero ma solo depistaggio, quindi o cambi registro, o evito di perder tempo, che io al contrario di te lavoro, il troll o quel che è lo lascio agli altri.
      Ho postato dei lunghi documenti di amnesty che descrivono un iran di cui non c'è traccia nell'insulso articolo postato "volentieri" dai redattori di questo sito: se riesci a fare dei commenti intelligenti, bene, potremo cfr pur avendo idee diverse, se ti piace depistare, rompere le palle, leticare, sei capitato male.

    1. nessuno 25 giugno 2009

      Forse ti sfugge che l'uso delle maiuscole equivale a urlare

      Ma dove sono le prove delle tue affermazioni?

      Non mi hai risposto circa il trovarci faccia a faccia...che fai l'indiano?

    1. pistorius 25 giugno 2009

      Qui l'unico che urla sei tu.
      Sembra e secondo quanto riferito sono termini che non piacciono neanche a me, ho già scritto ad Amnesty in proposito.
      In ogni caso, anche senza la frase con i neretti, il quadro è ben distante da quello dipinto dall'autore di questo articolo, che non parla minimamente delle diffusissime e gravissime violazioni dei diritti personali prima e dopo il voto.

      Postilla: anche per giustificare i brogli si parla di voti di non residenti, ma dove sono le prove? potrebbero essere, forse, alcuni...
      Perchè in alcuni casi si crede a possibilità teoriche indimostrate come niente fosse e in altri casi si va a cavillare?
      Risposta: perchè si hanno pre-giudizi.

    1. nessuno 25 giugno 2009

      NAZIONALIZZAZIONE della BANCA CENTRALE con tutto ciò che ne consegue. Il DIVIETO assoluto (dal 2000 un pò meno...) di applicare e richiedere INTERESSE alcuno su MUTUI e PRESTITI (assolutmanete IMMORALE...come lo era dopotutto per la dottrina sociale cristiana..
      Grazie dell'informazione, non sapevo questo fatto che penso sia importantissimo
      Abbiamo un paese definito da molti "medioevale" senza democrazia ecc. che a noi evoluti e democratici ci da una grossa lezione
      Chissa cosa ne pensa pistolinorius?

    1. nessuno 25 giugno 2009

      Nelle ore successive, sembra che il ministro dell'Interno abbia confidenzialmente informato Hossein Mousavi che aveva vinto le elezioni e mentre stava per preparare la conferenza stampa, nel suo ufficio c'è stato un blitz in base, secondo quanto riferito, a un ordine verbale emesso dal pubblico ministero della provincia di Teheran, Said Mortazavi. Almeno tre consiglieri di Mousavi sono stati arrestati. Hossein Mousavi ha emesso una dichiarazione dicendo che "non si arrenderà a questa pericolosa farsa". SI NOTI: CANDIDATI NON CONSENTITI, INTIMIDAZIONI, VIOLEAZIONE DELLA LIBERTA' DI ESPRESSIONE, GIORNALI OCCUPATI, ARRESTO DEI CONSIGLIERI DEL PRINCIPALE OPPOSITORE E VOCI NON UFFICIOSE DI VITTORIA DELLO STESSO. POI MANIFESTAZIONE POPOLARE CON REPRESSIONE POLIZIESCA.


      AAAHHRGHHHH fonti, link ,non "SEMBRA" sembra a chi a te ?
      "SECONDO QUANTO RIFERITO" secondo quanto riferito da chi ?
      E anche urli?

    1. nessuno 25 giugno 2009

      è sempre bello dire queste cose sui siti internet, dove siamo coperti dall'anonimato, eh? peccato non poterle dire in faccia, in pubblico, così che ti potrei far rispondere di quel che dici.

      Ma tu di cazzate dietro l'anonimato ne hai già sparato a mucchi
      Che fai minacci velatamente?
      In che modo potresti farmi rispondere di quel che dico?
      Sfidandomi a singolar tenzone: spada o pistola?
      Oppure allacciandomi le scarpe o fungendo da zerbino per pulirmele?
      Tu solo da dietro una tastiera spari ste minchiate

    1. pistorius 25 giugno 2009

      Questo era il clima in Iran prima delle elezioni, fonte: AMNESTY

      Elezioni presidenziali in Iran tra violazioni dei diritti umani e malcontento
      (12 giugno 2009)

      Le elezioni presidenziali di oggi, 12 giugno, si svolgeranno in un clima di discriminazione, repressione violenta sempre maggiore del dissenso.

      Nella tornata di queste decime elezioni presidenziali, da cui sono state escluse le donne candidate, il paese ha visto arresti arbitrari e maltrattamenti di attivisti e membri delle comunità minori, censura, attacchi suicidi e armati.

      Amnesty International ha accolto con favore l'impegno preso da alcuni candidati durante la campagna elettorale per affrontare la questione dei diritti delle donne e il problema delle minoranze etniche e delle persone povere. "Gli sforzi degli attivisti per i diritti delle donne hanno costretto a includere questo tema nel dibattito, a volte a costo della libertà" - ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e l'Africa del Nord di Amnesty International. "Tutti i candidati dovrebbero prestare ascolto alla loro richiesta di uguaglianza e rendere prioritaria la fine della discriminazione".

      Un'altra questione, sulla quale il futuro presidente deve intervenire con urgenza, è l'esecuzione di giovani per crimini commessi quando erano minorenni. "Almeno 139 giovani si trovano nel braccio della morte in Iran" - ha aggiunto Hassiba Hadj Sahraoui. "L'oltraggio dopo l'esecuzione della giovane pittrice Delara Darabi, il dibattito nel paese e le iniziative della società civile per porre fine a tale pratica ripugnante devono essere oggetto di azione decisa da parte del nuovo presidente."

      L'organizzazione per i diritti umani ha espresso preoccupazione per il processo di selezione dei candidati alle elezioni in Iran, che comprende il vaglio dei candidati da parte del Consiglio dei Guardiani per "assicurare la loro idoneità alla residenza".

      In una dichiarazione del 15 maggio, Amnesty International ha sollecitato il Consiglio dei Guardiani ad assicurare che nessun candidato fosse escluso in base a origine etnica, colore, sesso, lingua, religione, origine sociale, opinioni politiche o di altro genere e che nessuna delle 42 donne, registratesi per candidarsi alla carica, venisse scartata sulla sola base del sesso. Tuttavia, tutti i candidati, tranne quattro, sono stati esclusi e tra questi tutte le donne. I restanti quattro candidati sono: l'attuale presidente Mahmoud Ahmadinejad; l'ex portavoce del parlamento Mehdi Karroubi; Mohsen Rezai, ex comandante delle Guardie rivoluzionarie e attuale segretario del Consiglio della opportunità e Mir Hossein Mousavi, Primo ministro durante la guerra Iran-Iraq negli anni '80.

      Durante la campagna elettorale gli iraniani hanno subito la censura; le autorità hanno bloccato l'accesso al social network Facebook e il 23 maggio, per breve tempo, anche a Twitter. I candidati e i loro sostenitori opposti all'attuale presidente Ahmadinejad stavano utilizzando i siti web per diffondere informazioni sulla loro campagna. Sorpresi dalle proteste, le autorità hanno sbloccato l'accesso a Facebook dopo tre giorni.

      Nel periodo pre-elettorale Amnesty International ha ricevuto rapporti e resoconti che riferivano di ondate di arresti e intimidazioni che prendevano di mira in particolare membri delle comunità religiose ed etniche minori, tra cui i Baha'i, studenti, sindacalisti e attivisti per i diritti delle donne.

      Almeno due studenti dell'Università Amir Kabir, arrestati nel febbraio 2009, sono detenuti senza processo da parte del ministero dei Servizi segreti nella Sezione 209 della prigione di Evin, a Teheran. Altri studenti arrestati con loro e in seguito rilasciati, hanno dichiarato di essere stati torturati durante la detenzione.

      Jelveh Javaheri, arrestata il 1° maggio 2009 insieme ad altre 20 persone, è ancora in detenzione; è membro della Campagna un milione di firme - meglio nota come Campagna per l'uguaglianza- che sta raccogliendo firme di cittadini iraniani in calce a un petizione per chiedere eguali diritti per le donne in Iran. La maggioranza degli attivisti - tra i quali il marito di Jelveh Javaheri, il giornalista Kaveh Mozaffari - è stata arrestata nel parco Laleh a Teheran nel corso della celebrazione della Giornata dei lavoratori, ma Jelveh Javaheri è stata arrestata a casa senza che fosse stato spiccato un mandato di arresto, mentre ufficiali della sicurezza giungevano con suo marito per perquisire la casa. Da allora è stata accusata di "agire contro la sicurezza nazionale attraverso l'adesione alla Campagna per un milione di firme e con lo scopo di attentare all'ordine e alla sicurezza pubblici."

      "Imprigionando persone solo per avere espresso il loro dissenso, le autorità iraniane stanno soffocando il dibattito pubblico che è un prerequisito delle elezioni. I cittadini dovrebbero essere in grado di esprimere liberamente lamentele e richieste in modo che i candidati diano loro delle risposte" - ha affermato Hassiba Hadj Sahraoui.

      "Tutti gli individui e i gruppi dovrebbero avere la possibilità di esercitare liberamente i loro diritti alla libertà di espressione, associazione e assemblea, anche in quei modi che dissentono dalle politiche e dalle pratiche dello stato, nella fase pre-elettorale" - ha concluso Hassiba Hadj Sahraoui.

      -----

      E QUESTO IL CLIMA DOPO

      Iran: la violenza contro i manifestanti segna il nuovo mandato presidenziale
      CS081: 15/06/2009

      Le autorità iraniane devono aprire un'indagine immediata sulla condotta violenta delle forze di sicurezza nei confronti di migliaia di manifestanti che sabato 13 giugno si sono riversati nelle strade per protestare contro l'annuncio della vittoria del presidente in carica Mahmoud Ahmadinejad, nel corso delle elezioni presidenziali svoltesi venerdì 12 giugno.

      Secondo le informazioni in possesso di Amnesty International, agenti di polizia in borghese hanno usato, senza che vi fosse la necessità, bastoni per colpire e disperdere le persone che manifestavano pacificamente, ferendone alcune.

      "Le scioccanti scene di violenza che hanno avuto per protagoniste le forze di polizia devono essere urgentemente oggetto di un'indagine e i responsabili delle violazioni dei diritti umani devono essere assicurati alla giustizia" - ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del programma per il Medio Oriente e l'Africa del Nord di Amnesty International. "Noi riconosciamo il dovere delle forze di polizia di assicurare il rispetto dell'ordine pubblico, ma le famiglie dei detenuti, il pubblico iraniano e la comunità internazionale dovrebbero essere informati su quali siano le basi d'accusa e quali legami ci siano stati tra gli arrestati e le violenze".

      Almeno 170 persone sono state arrestate sabato nel corso degli scontri tra le forze di polizia e centinaia di manifestanti nei pressi del ministero degli Interni e in altre zone al centro di Teheran. Tra le persone arrestate ci sono anche figure politiche di rilievo, accusate dalle autorità di aver orchestrato le proteste. Alcune sono state rilasciate.

      "Amnesty International sollecita le autorità iraniane ad assicurare che venga permesso il diritto di espressione pacifica, di associazione e di assemblea. Nessuno dovrebbe essere arrestato perché pone domande sui risultati elettorali e le autorità iraniane devono rispondere in modo chiaro alle preoccupazioni sollevate circa la regolarità dei risultati" - ha continuato Hassiba Hadj Sahraoui.

      Sebbene le università siano state chiuse, una denuncia ricevuta da Amnesty International indica che 100 poliziotti antisommossa con caschi e scudi hanno inseguito 300 - 400 studenti nei giardini dell'Università di Teheran. Il personale di sicurezza avrebbe anche usato gas lacrimogeni per reprimere la protesta, in particolare nel dormitorio di Pol-e Gisha, a Teheran e in un altro, a Shiraz.

      In un altro episodio, agenti in motocicletta hanno picchiato dei sostenitori di Hossein Mousavi, candidato alle presidenziali, che avevano allestito un sit-in in piazza Vanak, a Teheran, per protestare contro gli esiti elettorali.

      Alla fine della notte di sabato, in alcune zone del centro della capitale iraniana, delle barricate in fiamme sono state sparpagliate nelle strade e gli scontri con le forze dell'ordine sono continuati in diverse aree, comprese quelle di Abbas Abad e di Saadat Abad, intorno a Tajrish.

      Le manifestazioni si sono estese ad altre città quali: Rasht, Mashahd, Shiraz e Ahwaz, dove risiedono molte persone di minoranza araba, Zahedan, nel sudest dell'Iran e centro della minoranza baluchi dell'Iran, Oroumiye, città abitata in prevalenza da curdi e azeri turchi.
      Nel corso della protesta di sabato, l'acceso a You Tube, Facebook e altri siti di social networking è stato bloccato, così come a portali d'informazione on line. Le comunicazioni via sms, secondo quanto riportato, sono state limitate. Secondo molti, questi blocchi avrebbero inciso negativamente sullo svolgimento delle elezioni e gli stessi risultati sarebbero stati manipolati.

      "Invece di inaugurare un giro di vite sull'informazione, incluso il blocco dei video che vengono condivisi sui social network come You Tube e Facebook e di una manciata di siti di notizie, le autorità dovrebbero rispondere apertamente alle preoccupazioni e alle critiche espresse con molta chiarezza da diversi iraniani"- ha aggiunto Hassiba Hadj Sahraoui.

      Amnesty International ha chiesto alle autorità di assicurare che i giornali legati agli altri candidati alla presidenza siano autorizzati a riportare le dichiarazioni dei vari candidati. "Amnesty International esprime deplorazione per il fatto che l'annuncio del nuovo mandato presidenziale sia avvenuto tra diffuse violazioni. Noi consideriamo chiunque sia stato arrestato solo per aver chiesto trasparenza e per aver posto domande sugli esiti elettorali un prigioniero politico, che deve essere rilasciato immediatamente e incondizionatamente"- ha concluso Hassiba Hadj Sahraoui.

      Ulteriori informazioni

      Nel periodo pre-elettorale in Iran è cresciuta la repressione e l'intimidazione. Secondo alcuni commentatori questa è stata una deliberata strategia per assicurare la vittoria al presidente Ahmadinejad.

      Secondo quanto riportato, prima della chiusura dei seggi, i giornali legati agli altri candidati sarebbero stati occupati e avrebbero lavorato sotto la supervisione delle forze di sicurezza.

      Nelle ore successive, sembra che il ministro dell'Interno abbia confidenzialmente informato Hossein Mousavi che aveva vinto le elezioni e mentre stava per preparare la conferenza stampa, nel suo ufficio c'è stato un blitz in base, secondo quanto riferito, a un ordine verbale emesso dal pubblico ministero della provincia di Teheran, Said Mortazavi. Almeno tre consiglieri di Mousavi sono stati arrestati.

      Hossein Mousavi ha emesso una dichiarazione dicendo che "non si arrenderà a questa pericolosa farsa".

      SI NOTI: CANDIDATI NON CONSENTITI, INTIMIDAZIONI, VIOLEAZIONE DELLA LIBERTA' DI ESPRESSIONE, GIORNALI OCCUPATI, ARRESTO DEI CONSIGLIERI DEL PRINCIPALE OPPOSITORE E VOCI NON UFFICIOSE DI VITTORIA DELLO STESSO. POI MANIFESTAZIONE POPOLARE CON REPRESSIONE POLIZIESCA.

    1. pistorius 25 giugno 2009

      è sempre bello dire queste cose sui siti internet, dove siamo coperti dall'anonimato, eh? peccato non poterle dire in faccia, in pubblico, così che ti potrei far rispondere di quel che dici.

    1. alnilam 25 giugno 2009

      Ottimo ed oltremodo impeccabile articolo, sottoscrivo in pieno!
      Aggiungerei solo, se ci può esser qualcuno interessato, che l'Iran unicamente con Sudan e Pakistan (vi rammenta qualcosa questa TRIADE..?) è un paese che applica principalmente (solo dal 2000 vi sono state piccole aperture) il sistema finanziario "Shari'a compliant" che si basa su precetti etico-religiosi islamici. I più ignoranti storceranno la bocca e penseranno subito ad hezbollah e terrorismo affine. Invece vi devo far ricredere poiché come base fondante è la NAZIONALIZZAZIONE della BANCA CENTRALE con tutto ciò che ne consegue. Il DIVIETO assoluto (dal 2000 un pò meno...) di applicare e richiedere INTERESSE alcuno su MUTUI e PRESTITI (assolutmanete IMMORALE...come lo era dopotutto per la dottrina sociale cristiana...se non fosse avvenuta quell'apostasia di cui oggi realizziamo gli effetti!).
      L'obbligo etico-morale per tutti i soggetti economici-finanziari di osservare lo ZAKAT (ovvero una forma elemosina per le classi più deboli) con ovvi e tangibilissimi effetti equo-redistributivi.
      Questo per dirvi che il così tanto paventato e strombazzato ASSE del MALE esiste, sì ma per l'OLIGARCHIA FINANZIARIA OCCIDENTALE (avrei voluto aggiungere qualche altro riferimento a sette segrete ed etnie piccolissime e moltissimo agguerrite...ma mi fermo!)

    1. BSMLLHTL 25 giugno 2009

      DEDICATO A CHI ANCORA IN BUONA O (CATTIVA) FEDE ARGOMENTA SUI COSIDDETTI BROGLI ELETTORALI:

      in questi giorni, nelle prime pagine dei giornali e tra le prime notizie di tutti i TG si ha modo di leggere o ascoltare una cosa "interessante" sulle elezioni in Iran: “Il Consiglio dei Guardiani ammette i brogli, ci sono tre milioni di voti in più rispetto agli aventi diritto, ma il Consiglio dichiara che sono irrilevanti rispetto all'esito finale del voto"!!!

      Vorrei però cercare di spiegare quanto realmente affermato dal portavoce del Consiglio dei Guardiani (un organo istituzionale composto da 6 esperti in Legge Islamica e 6 giuristi costituzionalisti) , quali sarebbe le "discrepanze" e la superficialità e falsità della propaganda occidentale contro la Repubblica Islamica dell'Iran.

      Innanzitutto bisogna premettere che in Iran, per le elezioni presidenziali, il cittadino non è obbligato a votare in un seggio particolare o nella città di residenza, ma può tranquillamente farlo in qualunque città e seggio si desideri. Quindi, se qualcuno è in viaggio in un’altra città, o persino in un altro paese, può votare lì.

      Allora, una delle principali proteste dei candidati sconfitti, è proprio relativa al perché in alcune città, 50 per l'esattezza, il numero dei votanti sarebbe vicino al 100% degli aventi diritto e in alcuni superi il 100%... Come premesso, in Iran si può votare dappertutto, ed erano stati predisposti dei seggi perfino in alcuni aeoroporti! Vi è poi da considerare che siamo in periodo estivo e gli esami delle scuole iraniane sono terminati, quindi molti vanno in viaggio, soprattutto nei fine settimana per lasciare il caldo della città, e d’altra parte è iniziata la stagione di esami per gli studenti universitari e molti delle città nominate dai candidati sono delle città universitarie che hanno pochi abitanti residenti e tanti "ospiti" (come accade anche in Italia in località di villeggiatura di mare o montagna, nelle quali il numero delle persone presenti nei periodi estivi - o invernali, a seconda dei casi - si raddoppia o triplica). Ma la statistica tiene in conto soltanto gli abitanti registrati come residenti in quelle città e non i viaggiatori come gli studenti o i vacanzieri. E data la stagione degli esami, molti studenti non sono tornati nelle loro case, ma sono rimasti in quelle città per studiare e hanno votato lì. Molte altre persone che invece hanno lasciato per il fine settimana le proprie città per località più fresche o di mare (come quelle sul Mar Caspio, ad esempio) hanno votato lì.

      Devo aggiungere che una delle regioni con i votanti superiori alla media è Yazd, situata al centro dell’Iran, punto di passaggio obbligato per quelli che dal nord del paese si recavano al sud, oltre ad esser famosa per ospitare le università Azad (private, non statali), con alcune piccole città che ne ospitano perfino tre! Un'altra zona che ha visto un'affluenza superiore alla media di votanti è quella del Khorasan, nel nord est del paese, dove c’è la città santa di Mashhad, visitata da centinaia di migliaia di pellegrini ogni giorno da tutto il mondo (un discorso simile si potrebbe fare anche per le città sante all'estero, come Medina, Mecca, Karbala e Najaf, che hanno visto un alto afflusso di votanti).

      C'è poi un altro punto degno di nota. Tehran ha, all'incirca, 15 milioni di abitanti (alcuni dicono 13), e il numero degli aventi il diritto al voto secondo la statistica che come ho detto include solo gli abitanti residenti in città e non le migliaia di persone che vi lavorano, vi studiano, vi si recano in viaggio ecc. è di 8,800,000 persone, mentre a Tehran hanno votato solo 4 milioni! Ora se prendiamo la media nazionale dell'85% di partecipazione alle elezioni, avrebbero dovuto votare all’incirca 7,480,000 a Tehran, ma in realtà quelli che effettivamente hanno votato sono stati poco più di 4.000.000, dove sono finiti più di tre milioni di persone? Sicuramente sono andati nelle proprie città, in città di villeggiatura o all’estero, quindi è piuttosto normale che in alcune città il numero di votanti sia superiore agli aventi diritto al voto. D’altronde anche nelle altre elezioni è successo questo, come quando ha vinto Khatami, ma nessuno ha mai sospettato di qualcosa!

    1. BSMLLHTL 25 giugno 2009

      Finalmente...una visione lucida, Alhamdulillah(Sia Lode a Dio) !!!
      ARTICOLO DA INCORNICIARE!!!

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