LETTERA APERTA AI SURFISTI DELL’ONDA “VERDE” PERSIANA

LETTERA APERTA AI SURFISTI DELL’ONDA “VERDE” PERSIANA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

DI AMIR AHMADI

War is always about betrayal.

It is about betrayal of the young by the old, of cynics by idealists,

and of soldiers, rebels and Marines by politicians.

Stanno scorrendo fiumi di parole sui perché, i chi, i come, delle continue proteste della cosiddetta onda verde dei ragazzi persiani. O meglio, dei ragazzi di Tehran.



Fior di analisti, politici, commentatori, stanno producendo teorie, slogan, e si arriva a concetti del calibro della Rivoluzione, della Guerra Civile, del Cambio di Regime. Personalmente, preferisco farmi un bagno di umiltà e riconoscere dei motivi interessanti su ogni teoria che leggo o ascolto. Ma non ne condivido nessuna in particolare. Perché, cari i miei ribelli iraniani, voi che siete, o dovreste essere, i protagonisti di questa sommossa, secondo me non la state raccontando giusta.


Amici tehruni, non ho intenzione di scontrarmi con voi perché io abbia a cuore il candidato x o y. Cerco da Voi delle risposte che mi aiutino a comprendere i motivi di questa empasse unicamente perché mi sta a cuore l’Iran. Vi prego di confrontarVi con me con la massima sincerità e coerenza, la stessa che io cerco di spremere fino all’ultima goccia in queste righe. Rispondete a queste mie domande, perché senza le risposte, temo possa venir meno la stima nei confronti della vostra armata di giovani, e con essa la speranza nel futuro vostro e del paese.

Provo a scorrere il nastro fino alle vicende pre-elettorali, prima di rivolgermi di nuovo direttamente a Voi. Lo scorso 12 giugno la nazione iraniana si è recata, con grande partecipazione, alle urne per eleggere il loro Presidente della Repubblica. E’ appena il caso di sottolineare le parole “partecipazione”, “urne”, “elezioni”, “Repubblica”. Così, come dei piccoli flash, tanto per anticipare alcune cosucce.



Un Presidente, che, a Vostro dire, la smetta di rappresentare l’Iran in quel modo; con quei modi e quell’eleganza così lontani dagli standard comunemente diffusi, dalla compostezza delle cancellerie dei paesi “sviluppati”.



Un Presidente che Vi lasci finalmente liberi di dire e fare quello che vi pare, dove vi pare e con chi vi pare, piuttosto che costringere le Vostre ragazze a girare con quel velo sui capelli, o voi a dover aggirare i filtri di internet, per esempio.



Un Presidente che sia in grado di rimettere in sesto l’Economia del paese!



Ho conosciuto la realtà del periodo di campagna elettorale a Tehran: dibattiti a tutto spiano, con un appassionante rilancio, naturalmente, di slogan, promesse, novità, accuse, controaccuse e via dicendo. Proprio come in un qualsiasi altro paese democratico. Anzi, con una bella differenza: il clima era festoso. Gran casino in città, ma allegro, colorato. I gruppi di giovani si confrontavano in massa, ma non volava un insulto o una parolaccia. Molti ragazzi (perché non si può mica pretendere che siano tutti politicamente attivi) approfittavano delle uscite in massa semplicemente per rimorchiare: dai finestrini delle macchine, perché quando il traffico aumenta nelle lunghe strade della capitale, come in via Jordan, le macchine vanno a passo d’uomo e c’è tutto il tempo per abbordare da una corsia all’altra. Altri, nella rumorosa ed allegra bagarre, continuavano a parlare di temi politici, poco o niente di vicende personali di questo o quel politico. Altro che in Italia, mi vien da pensare. Forse è questo tipo di lontananza ad indurre a pensare ad una democrazia diversa, boh.

Provo a capire quale personaggio potrebbe meglio incarnare i sogni dei giovani iraniani; o meglio, chi di loro potrebbe contribuire alla loro realizzazione. Trovo che nessuno dei ragazzi è in grado di dirmi attraverso quali metodi gli obiettivi prima accennati potrebbero vedere la luce. Mi rendo conto che c’è semplicemente un gran discontento per la situazione attuale. Mi vien da pensare che quasi non importa chi potrebbe essere il nuovo Presidente; l’importante è che non sia lo stesso!

I ragazzi di Tehran vivono in una delle megalopoli del pianeta. Il traffico è probabilmente il primo fenomeno che si avverte quando si mette piede nella città. E’ una delle città più congestionate al mondo. Un mare di scatole metalliche su gomma che vanno su e giù. All’interno delle auto di marca più modesta, condotte da tassisti o da uomini meno abbienti, puoi contare anche fino a otto passeggeri insieme, accalcati sui sedili. I più fortunati sfilano in Bmw e Mercedes, da soli o con un passeggero a fianco (generalmente una bellissima ragazza). Casa automobilistica a parte, tutti si spostano su gomma, in attesa ad esempio dell’ampliamento della rete metropolitana (alla cui realizzazione contribuiscono importanti imprese italiane, per inciso). Ed alle stazioni di servizio c’è sempre la fila per fare rifornimento. E ci credo: fare il pieno ad una macchina di media cilindrata costa 6 dollari circa. Eh, dopotutto, il paese galleggia sul petrolio, ergo il petrolio è del popolo, e questo considera il greggio un diritto inalienabile. Questo concetto di “pretesa” è molto radicato nella mentalità degli abitanti di Tehran (non so se degli iraniani in generale). E’ un tipo di aspettativa che oscilla tra l’attesa, tipica dei credenti e che forse è in relazione al cardine dell’arrivo del Mahdi, e la viziata arroganza di chi, semplicemente, vuole il meglio ma pretende che sia qualcun altro a farlo al suo posto. Di fatto, per quanto possa sembrare antipatico, i componenti della borghesia non si ammazzano di fatica; in generale si può facilmente osservare come, in una famiglia “media” composta da 5 persone, si tiri tranquillamente avanti grazie al solo reddito del capofamiglia. Che differenza, con il tanto invidiato occidente, dove le famiglie sono sempre meno numerose e prolifiche, e la maggior parte dei redditi è appena sufficiente per i singoli lavoratori! E tutto questo questo certamente non da ieri, ovvero da quando le positive oscillazioni del prezzo del petrolio hanno favorito tra gli altri proprio l’Iran, ed un mare di petrodollari si è riversato nelle casse statali. Rispetto a “ieri”, però, sono sorti degli effetti collaterali: l’improvviso afflusso di ricchezza non è stato canalizzato uniformemente, e grazie ai limiti posti dai vari embarghi decisi dai tanto invidiati campioni di democrazia, che hanno impedito l’investimento in infrastrutture adeguate o ostacolato quelle avviate, si sono prodotte non solo inflazione, ma anche crescita smisurata del classico bene-rifugio: il mattone. Sicché, i giovani tutto sommato benestanti si sono visti catapultare nel giro di pochi anni in una condizione al limite dello schizofrenico; molti di loro hanno beneficiato di aumenti salariali, certo, ma il loro sostanziale benessere non è aumentato in proporzione. Cibo, vestiti, beni di prima necessità e persino benzina, non sono aumentati a dismisura. Ma comprare casa nuova è diventato difficilissimo, ad esempio. Tutti cambiano il loro modello di cellulare ogni due mesi, ma un’auto nuova, magari di marca europea, è qualcosa di irraggiungibile. Anche per chi è abituato a viaggiare, alcune differenze nei panieri di beni sono incredibili: puoi uscire la sera e fare il pieno, offrire la cena e il gelato a tre amici spendendo dieci dollari. Poi il giorno dopo passi in un autosalone, ed una Mercedes costa centomila dollari. “Casa” ed “Auto” nuove sono i due oggetti del desiderio che sento ripetere più spesso dai ragazzi con cui mi confronto, poiché sembrano sempre più irraggiungibili. Le ragazze invece sembrano più smaliziate. Alcune parlano di vestiti, di accessori, di gioielli. Ma la maggior parte si vede in viaggio, alla scoperta dell’Europa, dell’America. Magari per un percorso di studi.



Eppure, al di là dei sogni e delle connaturate lamentele, nessuno azzarda un’ipotesi di cambiamento reale. Si aspetta semplicemente che qualcuno arrivi e “sistemi tutto”. Che fortuna che hanno gli americani, pure in questo! E’ arrivato Obama! Quando saremo così fortunati anche noi? Un vizio che i più anziani rimproverano spesso ai propri figli e nipoti: non dovete aspettare che qualcuno faccia qualcosa per il vostro futuro, siete voi stessi che dovete impegnarvi! Se ognuno di voi si impegna per essere una persona migliore, tutto il paese migliora!



Ma le idee sembrano essere poche, la confusione tanta. Le finestre di internet dipingono mondi lontani e diversi, quasi irreali; le tv satellitari fanno il resto (tra di noi, amici capitolini, possiamo evitare di raccontarci la bufala della difficoltà a superare la chiusura e la censura comandate dal “regime”, spero) : i ragazzi vedono i loro coetanei esibirsi nei telefilm sulle spiagge statunitensi, le ragazze seminude nei varietà italiani, ed il desiderio diventa sempre meno contenibile. Far fortuna ed emigrare, certo! Ma...ne siete sicuri? Io ho visto le vostre feste private, ho conosciuto le vostre ragazze. Non serve impiantare una rete di contro-intelligence per organizzare un party con alcool in cui le ragazze possano indossare abiti da sera. Certo, non vi basta, avete visto le moderne discoteche. Ovviamente mi rivolgo a quanti di voi hanno accesso a questi tipi di divertimento. Gli altri, quelli più umili, quelli più semplici, se ne fregano delle vostre feste o di come vorreste fare parties a ritmo di rap. Loro si divertono benissimo con la loro musica e le loro danze. Ed infatti non sono lì con voi a protestare, oggi, per cambiamenti radicali (pardon, dimenticavo che siete moderati) a ritmo di cori di “libertà”. Libertà, già. Da questa parte del Tigri e dell’Eufrate, è diventata una parola vuota. Per chi governa, generalmente significa Libertà di fare quello che ci pare. Voi, siete sicuri di saper riempire questa parola di significato? O siete semplicemente attratti dalle sirene del (non negoziabile) American Lifestyle che Voice of America vi martella nei timpani ogni sera?

Ai meno abbienti fuori città, non può importare di meno delle vostre frustrazioni pre-consumistiche, o del fatto che non sapete come soddisfarle, e nemmeno cosa proporre di alternativo rispetto a quel che fa “Dictator” Ahmadinejad ed il suo entourage. Quello che sanno è che questo Presidente parla una lingua che loro capiscono. Lo vedono partire da Tehran con camion gonfi di contante pronto ad essere distribuito in provincia. Assistono alla costruzione di nuove università. All’edificazione di Borj-e-Milad. Incarna l’orgoglio persiano che sfugge alle classificazioni. Parla in modo diretto, anche su vicende scomode e per questo lo si ammira ancora di più. Non ha paura di sfidare sui maggiori palcoscenici i più blasonati diplomatici, scrive lettere al Papa ed al Presidente degli Stati Uniti (i quali non si degnano di rispondere ma affermano di tendere la mano... a determinate condizioni) citando Maometto ed il sacro Quran. Afferma il diritto della nazione ad usare le proprie risorse come vuole, ed a perseguire le tecnologie che preferisce senza dover render conto a nessuno se non alle disposizioni del diritto internazionale. Non ha paura di scagliare accuse per gli stermini in Afghanistan, in Iraq e nei territori palestinesi. E’ fiero, sicuro, devoto e contemporaneamente modesto nel privato. Non si sposta in “auto blu”, usa mezzi pubblici. Non vola su aerei privati o in prima classe, ma si siede in Economy. Non si trasferisce nei palazzi di prestigio, ma va a vivere in un quartiere popolare.

Ci si meraviglia davvero che l’elettorato iraniano possa versargli una valanga di voti? E per favore, mettete da parte la supponenza di chi crede che si debba distinguere qualitativamente tra elettorato “popolare” e quello “cittadino”. Una persona, un voto. Ognuno conta allo stesso modo. E se gli abitanti del dahat sono più numerosi, è questa maggioranza che deve decidere. Questa è democrazia. Nessuno si azzardi a ridicolizzare le loro opinioni, neanche quando Fini (Massimo, non Gianfranco) si rivolge a loro come “povera gente”: non commettete l’errore di ritenere il favore di cui gode Ahmadinejad come l’attaccamento forzato di una massa di disperati. Non devono esistere iraniani di classe A e B.

Ad ogni modo, dopo questa lunga premessa, tra speranze, scambi di numeri, preghiere e dibattiti, il 12 giugno è arrivata la doccia fredda per i capitolini. L’odiato (?) Mahmoud trionfa. 2 a 1 e tutti a casa, come nei derby più appassionanti.



E invece no, dalle strade non si leva più nessuno. Arriva l’onda di ritorno, pronta a spazzare ogni risultato. A questo punto ho bisogno di sapere:



Come si fa a ridicolizzare un referendum lanciando accuse senza avere il minimo straccio di una prova? Ma come, nel momento di massima celebrazione della volontà popolare, secondo il più classico degli strumenti di democrazia diretta, fate gli offesi? Eppure eravamo, eravate, tutti al corrente, immagino, che i sondaggi non lasciavano ampi margini per sperare in un Presidente diverso da quello eletto nel 2005. “Dov’è il mio voto”? Ad ognuno di voi che pone la domanda risponderei: “Nell’urna. Peccato non fosse in sufficiente compagnia”. Non avevate proposte condivisibili dal resto dell’Iran, ed il popolo ve lo ha dimostrato. Siete scesi a far casino approfittando del momentum e dell’isteria di un candidato che si dava per vincente già ore prima dell’esito della consultazione. Vi siete bevuti, voi per primi, e cercate di far bere al mondo intero la storia del broglio basandovi unicamente sulla parola di Mousavi e sul vostro discontento. Ma anziché promuovere indagini, avviare inchieste o quantomeno aspettare i 10 giorni necessari all’ufficializzazione del risultato avete iniziato ad occupare strade, piazze, ad incendiare cassonetti e spaccare vetrine. Bel modo di essere “moderati”.

Protestare, eh? Certo, ammetto sia legittimo, per carità. Ma vedete, non esiste paese al mondo in cui masse di persone possano assembrarsi senza che ci sia un intervento delle forze dell’ordine. Pensare che migliaia di cittadini possano sfilare per le strade protestando per l’esito di un referendum senza che la polizia muova un dito è indice scarso attaccamento alla realtà. Non è possibile a Tehran come non lo sarebbe a New York, a Pechino, a Madrid o a Tel Aviv. Con questo non legittimo tout-court i metodi di contenimento utilizzati dalle stesse forze dell’ordine, ma parliamoci chiaro, quando così tanta gente si raduna, bastano pochi “agitati” un po’ più degli altri per far degenerare la situazione. Quel che scherzosamente chiamo “effetto pecora” è sempre dietro l’angolo; è scattato al semplice diffondersi di sms e crisi di bile di Mousavi, figuriamoci se un semplice calcio ad un cassonetto non scatena disordini a catena. O volete farmi credere che avete marciato tenendo una candela in mano e pregando il santo Ali?

No, voi siete scesi nelle strade con tutti quei cartelli...scritti in inglese! Ma.. scusate, va bene che è molto più facile incontrare un iraniano che parli anche l’inglese piuttosto che un romano che parli una lingua diversa dal... romano appunto, ma come sperate di avviare un movimento popolare se non siete in grado di trasmettere il messaggio per primi ai vostri connazionali? Come dite? Non vi importa di quel che pensano gli altri iraniani? E certo, voi siete a Tehran, tutte le decisioni che contano devono venire da lì. No? Scusate, forse ho capito male; forse che siete sicuri di rappresentare anche la volontà degli altri iraniani, allora! Che strano, avevo appena letto che i sostenitori di “quell’altro” sono circa il doppio. E allora? Oh, cavolo, non ditemi che sperate anche voi in un intervento esterno. Certo, voi siete meno religiosi dei vostri parenti e non credete nel Mahdi (nemmeno io, se è per questo); eppure, accettate l’idea di un cambiamento come se potesse davvero essere un dono portatovi da qualche altra parte. Lo leggo in centinaia di posts, blogs, walls e twits. “Aiutateci”. Bel modo di essere “rivoluzionari”. O forse siete molto furbi, ed avete capito che da soli non ce la potete fare. Ma allora siete anche disonesti, perché non siete pochi ribelli contro tanti despoti; è contro il resto dei vostri stessi compatrioti ad essere pochi.
A proposito di “Aiuto”, carissimi. Lasciate che vi dica qualcosa di non dico tutti, ma del 99% dei lettori delle vostre richieste di aiuto. E non mi riferisco solo ai “politici”. Mi riferisco principalmente ai vostri coetanei, che leggono le vostre grida di aiuto comodamente seduti di fronte ai loro laptop di ultima generazione o sui loro iPhone. Ho una novità per voi: a nessuno di questi spettatori importa un fico secco di voi, dei vostri problemi o della vostra condizione. Allo stato dei fatti, voi tutti siete etichettati, nella peggiore delle ipotesi, come filo-terroristi che non vorrebbero mai incontrare; nella migliore, dei poveri disgraziati, sfortunati a vivere in un paese medievale, dei reietti da terzo mondo. Insomma, siete visti o con sospetto o con pietà. Praticamente NESSUNO sa nulla di ciò che è successo non dico all’inizio del XX secolo, ma nemmeno nel ’53, nel ’79... almeno, non sanno nulla di ciò che attiene i torti che avete subìto. Quello che è fissato nella mente di questi spettatori è unicamente un miscuglio di immagini che hanno a che fare con mullah in turbante, decontestualizzati proclami contro l’occidente, sinistri progetti nucleari. Il messaggio che è passato, mi spiace per voi, è quello di una nazione di pazzi che fa effettivamente parte di un asse del male, che finanzia i cattivi contro i buoni. Non mi dilungherò, stavolta, sulle conseguenze in ambito di politica internazionale. Non penso serva ricordarvi (perché voi internet lo usate, siete informati) che creare un largo consenso è il primo passo per un intervento. Di che tipo, pure, lo sapete. E poi ammettiamolo, non serve, a noi, essere complottisti. Noi i complotti li abbiamo vissuti sulla nostra pelle e sappiamo cosa significano davvero “Rivoluzione”, “Cambio di Regime”, “Guerra”, e li abbiamo pagati con il nostro sangue, le nostre perdite, le nostre lontananze imposte, i nostri esili.
Accidenti, mi sono sbagliato di nuovo. Voi questi complotti non li avete vissuti. Non sapete niente di Savak, di alternarsi di privatizzazioni e nazionalizzazioni... Voi, quando il vostro caro amico Mousavi, allora come oggi, parlava tranquillamente di martirio (degli altri, mica del suo, eh), eravate troppo piccoli. Non c’eravate quando un certo Michael Ledeen, ora di stanza a Roma, venne preso con le mani nel classico barattolo di marmellata nell’ambito dello scandalo Iran-Contras; oggi, costui scrive libri come “Iran, regno del Terrore”, e contemporaneamente i suoi recenti articoli sul Foglio sprizzano commenti entusiasti sulle Vostre proteste nella capitale. Un disinteressato partner, non c’è che dire. E’ solo uno degli esempi che si possono fare, potete senza dubbio contare sull’appoggio suo e di altri democrators. In bocca al lupo, è letteralmente il caso di dire.

Non avrete vissuto direttamente questi ed altri scandali, ma non potete non conoscerli. Sono sicuro che non fingete di ignorarli. Quel che non capisco, è perché avete tanta fretta di viverli anche voi, come brutta copia di un capitolo doloroso, in cui, stavolta, non avrete il compatto supporto del resto della nazione. Ogni rivolta che si rispetti deve partire dal vasto ceto operaio, che si rivolta contro un oppressore che gli toglie la capacità di svilupparsi, spesso svendendosi al di là del confine, proprio come fece lo Shah, prima di dover fuggire in Egitto, quello stesso paese da cui poco fa Barack “Jesus” Obama si è rivolto al “mondo arabo” per fare un sermone sulla religione (lui è su tutte le magliette con la didascalia “Change” e può farlo; Ahmadinejad che partecipa alla conferenza sul razzismo invece è una faccia tosta, vero?). La rivolta, il cambiamento, non parte da un gruppo di elite con videofonino. Il fatto che la vostra piccola grande onda, per non infrangersi al primo scoglio, abbia bisogno di un supporto esterno, è di per sé un pessimo segnale che riflette ancora una volta la distanza con gli iraniani fuori Tehran.

Ed ammettetelo, segna anche la distanza con i vostri cari, i vostri genitori e tutti coloro che hanno superato decenni di difficoltà per sognare una nazione indipendente in cui i loro figli potessero continuare ad essere fieri di essere iraniani. Sono sicuro che non avrebbero mai immaginato, mentre manifestavano, trent’anni fa, contro lo Shah ed i suoi burattinai anglo-americani, mentre soffrivano per le privazioni degli embarghi, la depressione post-rivoluzione e le atrocità della guerra, che i loro figli o i loro nipoti sarebbero scesi in piazza, usando strumenti che non conoscono, dialogando in canali a cui non accedono, per riportare tutto quel caos nel paese.



Per invidia di tutto cio’ che sperano possano trovare, o farsi portare, che non abbiano già. Per insofferenza verso una condizione che non li soddisfa, che vogliono veder migliorare, e che non apprezzano veder progredire abbastanza velocemente.

Meno di un anno fa, parlai con uno di Voi. Un ragazzo di 25 anni (un numero riportato spesso con entusiasmo per farvi capire quanto e quanti siate, voi, giovani in Iran), che non faceva che lanciare anatemi contro Ahmadinejad. Cercai di confrontarmi circa la situazione in medio oriente, su ciò che accadeva appena al di là del confine. Eravamo in pieno centro, a Meidun Valiasr. Volevo sapere la sua circa la guerra in Iraq, in Afghanistan, la crisi in Pakistan, in Georgia, l’adesione dell’Iran al patto di Shanghai. Come si vive in un paese malvisto dall’occidente, e i cui molti giovani questo occidente tutto sommato lo sognano? Come si sopportano le calunnie sulla ricerca nucleare di fronte alla necessità di fonti di energia alternative al petrolio? Come si combatte adeguatamente la disoccupazione quando dalle frontiere ad est ed ovest arrivano frotte di rifugiati afghani, curdi, iracheni, che scappano dalla guerra nei loro paesi? Come si frena l’inflazione se i barili si vendono in dollari, e questi non li vuole più nessuno? Come ci si arricchisce grazie al petrolio, se, in assenza di raffinerie, devi vendere greggio e poi ricomprare benzina? Come si può pretendere che il paese migliori la sua economia in queste condizioni, senza contare gli embarghi, e senza contare nemmeno la congiuntura internazionale che arriva a far crollare persino in Cina il Pil? Quale paese pensate sia in grado di risanare la sua economia, in questo momento?



Ma non ho avuto risposte. Tutto quello che mi ripeteva è che era colpa di Ahmadinejad se l’Iran era visto in quel modo dall’occidente. Eppure, viene sempre accolto festosamente da masse di persone, nei suoi spostamenti interni o di ritorno da incontri internazionali, dico io. “Quelli sono ignoranti”, mi sento dire. Ed io non posso che trasalire di fronte a tanta supponenza; la stessa con cui conclude il suo pensiero confidandomi che “a me ed ai miei amici non va più bene vivere così, senza la possibilità di arricchirci. Magari venissero gli americani. Sarei disposto a vivere una guerra, almeno saprei che i miei nipoti in futuro potrebbero vivere in un paese diverso”.

“Vallo a raccontare agli iracheni ed agli afghani, che brillante futuro vi aspetterebbe, Nostradamus!” - Ma l’urlo mi si spezza in gola. Perché improvvisamente il ragazzo non è più solo “giovane”. E’ piccolissimo. Ho l’impressione che i suoi tratti diventino quelli di un bambino capriccioso, che si lagna della pappa fatta in casa, ed è pronto ad abbracciare il primo che gli offra una caramella.

Quando si parla di tradimento, eh?

Amir Ahmadi

24.06.2009

Commenti (104)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. AmirAhmadi 29 giugno 2009

      Se avessi potuto leggere a voce alta quel (voi internet lo usate, siete informati) non sarei senz'altro stato in grado di nascondere un lieve tono sarcastico. Probabilmente avrei fatto meglio a scrivere "potete usarlo", "potete informarvi", per modificare un pò la sostanza, semplicemente per arrivare a dire che: "Internet" è un raffinato STRUMENTO. Ci sarà chi lo usa in un modo, chi in un altro. Ci sarà chi immetterà contenuti di un certo tipo, chi di un altro. Ma questo non avviene forse anche nella carta stampata, nei tg o alla radio? In ognuno di essi, qual'è il limite tra "informazione" e "controinformazione"? Per quanto mi riguarda, esistono solo informazioni credibili, interessanti, argomentate, ed informazioni infondate e non credibili. Da chi? Da me, ovvio. Per fortuna non siamo ancora in un mondo orwelliano.

    1. myone 26 giugno 2009



      Saggia affermazione ; Fai attenzione a quello che metti dentro la testa, perché poi non te lo leverai più".

      Un articolo che punta il dito sull' iran, e che si butta nel minestrone delle oppinioni e delle vedute dell' insieme, che alla fine non e' mai stabile, varia a seconda dell' ora del giorno.

    1. adriano_53 26 giugno 2009

      Riflessione piena di stimoli sulla situazione iraniana, e non solo iraniana.




      Di questi, ne evidenzio che, a prima vista, può sembrare molto periferico rispetto al tema, ma che sta rapidamente guadagnando il centro della scena.




      L'autore, uomo d'esperienza, ad un certo punto, scrive tra parentesi:
      "(perché voi internet lo usate, siete informati)". Un'affermazione banale, quasi un inciso scontato, a riprova, mi pare, che per l'autore valga l'equazione: internet=informazione. Un assioma che col tempo si è trasformato in un mantra e che ora sta evolvendo verso la magia.




      Non molto tempo fa, circolava, tra le menti semplici, l'idea che una cosa era vera, se era trasmessa dalla televisione. Senza arrivare a "il mezzo è il messaggio", con le sue ricadute antropologiche, era assodato che il mezzo sanciva( santificava) il messaggio.



      Ad un diverso livello tecnologico, si ripropone oggi la stessa commistione,la stessa con/fusione tra mezzo, in questo caso internet, e messaggio.




      Un collegamento a internet non fornisce di per sé informazione, né tanto meno formazione. Ciò che fornisce per davvero è la possibilità di costruire informazione e questa possibilità, che risiede tanto nella rete quanto nel soggetto è dovuta al pluralismo. Ma Il pluralismo della rete se da un lato è un vantaggio strutturale sugli altri mezzi di comunicazione, dall'altro fa sì che il contenuto di informazione e di disinformazione si equivalgano. Pertanto, l'accesso ad internet può produrre sia il massimo di persona informata, che il massimo di persona disinformata. Se si aggiunge il rumore di fondo, la rete può produrre anche la persona più frastornata che si sia mai visto.




      Se per Internet intendiamo per davvero tutte le tecnologie che connettono, allora siamo in grado di vedere all'opera, proprio a Tehran,
      come può declinarsi il possibile: nelle direzioni più imprevedibili per chi pensa che internet informi e nelle direzioni più prevedibili per chi pensa che internet disinformi.




      Nei giorni scorsi, su Cdc, l' articolo di THIERRY MEYSSAN
      di Réseau Voltaire, dal titolo "LA CIA E IL LABORATORIO IRANIANO", illustrava come la rete sia lo strumento ideale per le psyop.




      In conclusione, e per citare Einstein:"Noi vediamo il mondo non per quello che è, ma per come le nostre teorie organizzano l'osservabile". Anche nella più avanzata rete tecnologica, il centro vitale, il vero elaboratore rimane l'umano. Un soggetto che, nelle sue interazioni con la rete, dovrebbe sempre ricordare l'avvertimento, che il vescovo Wolsey diede a Riccardo III:" Fai attenzione a quello che metti dentro la testa, perché poi non te lo leverai più".

    1. nessuno 26 giugno 2009

      Fonte:(parziale) http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=9288

      Ahmadinejad viene presentato sempre più come un "nuovo Hitler", mentre giganti eurasiatici del calibro di Turchia e Russia, a margine della riunione della Organizzazione della Conferenza di Shanghai gli riconoscono la rielezione (e poi sarebbero loro, due terzi d’Eurasia, che “si isolano”…).
      Un presidente che è amato dalle classi popolari perché incarna i valori della "tradizione", detestato dalle classi già agiate (simili a quelle mandate a ''spentolare' a Caracas nel 2002, aizzate dalla Cia e dalle tv private) che vorrebbero diventarlo sempre di più!
      Il Presidente iraniano – nella neolingua dei megafoni dell’informazione – sarebbe addirittura ‘reo' d'aver aumentato pensioni e stipendi, il che ha dato lo spunto, per i soliti in malafede, di dire che "è in campagna elettorale da 3 anni": insomma, non è importante cosa si fa, ma "chi fa cosa"!
      Quanto al posizionamento dell'Iran in politica estera, un'inversione di rotta farebbe molto comodo a Usa e soci.
      La linea seguita sin qui è quella giusta, compreso il "nucleare iraniano", che nasconde la vera posta in gioco, quella energetica (quindi, politica con la P maiuscola).
      Ecco cosa sono gli “studenti e gli operai” di cui vaneggiano vecchie ciabatte dell’”antimperialismo” totalmente a digiuno di geopolitica.
      L'autore:
      Enrico Galoppini
      saggista e traduttore dall'arabo, diplomato in lingua araba a Tunisi e ad Amman, ha lavorato nell’ambito di progetti internazionali (ad es. in Yemen) ed ha insegnato per alcuni anni Storia dei Paesi islamici presso le Università di Torino e di Enna.
      È nel comitato di redazione della rivista di Studi geopolitici “Eurasia” (www.eurasia-rivista.org). Particolarmente interessato agli aspetti religioso e storico-politico del mondo arabo-islamico, alla storia del colonialismo, all'attualità politica internazionale, ma anche ai viaggi e a fenomeni di costume, collabora o ha collaborato a riviste e quotidiani tra cui "LiMes", "Imperi", "Eurasia", "Levante", "La Porta d'Oriente", "Kervàn", "Africana", "Meridione. Sud e Nord del mondo", "Diorama Letterario", "Italicum", "Rinascita". Tra le sue pubblicazioni: "Il Fascismo e l'Islàm" (Edizioni All'Insegna del Veltro, Parma 2001), Islamofobia (Edizioni All'Insegna del Veltro, Parma 2008).
      A mio avviso questo signore è sicuramente più titolato di quanti , pur non avendo uno straccio di cattedra e di conoscenza ,continuano a denigrare l'Iran

    1. Ulisse9 26 giugno 2009

      Attenzione, non concordo con Pistorius, e siamo due persone diverse.
      Io non offendo, a parte l'uso del termine troll, non insulto e non minaccio nessuno.
      Lascio questo privilegio ai veri democratici.

      Saluti

    1. Ulisse9 26 giugno 2009

      Nessuno, per cortesia legga meglio.
      Ho detto che "Nessuno " ha ragione, cioè che Lei ha ragione. Il mio commento era diretto a Pistorius, che lo ha capito e mi ha risposto, qui sotto.
      Vedo, comunque, che la passione non vi rende in grado né di leggere con attenzione né di essere educati: mi sono beccato del deficiente da Pistorius e del troll coglione da Nessuno.
      Indipendentemente dalle idee, non è in questo modo che dimostrate di avere ragione. Nè l'uno, né l'altro.
      Che centra il mio post sulla censura ad internet, a proposito?

    1. Eli 26 giugno 2009

      Perchè, fa differenza se era cristiana?

    1. Bloody_mary 26 giugno 2009

      Caro Amir,di fronte a queste elezioni,pure quelle effettuate in Germania
      nel 1933 e in Italia nel 1922 appaiono democratiche.

    1. cesare52 25 giugno 2009

      @caro amico, lascia perdere. Anche io ho dato nome e cognome per primo pretendendo reciprocità. Niente! sono tanto insultanti a parole quanto fifoni nei fatti. E bugiardi :una volta genovesi, l'altra siciliani. Ma il nome e cognome nisba. Non ti aspettare nome e cognome da aquesti due otre individui.Si nascondono dietro l'anonimato. E del resto uno se il coraggio non ce lo ha mica se lo può dare. Lascia perdere non è qui che devi postare. E non ti aspettare risposte da questi nazifascisti mascherati dietro due o più nick. Sono usciti dalle fogne della Storia anche grazie a questo sito. Ma tanto stanne sicuro prima o poi ci ritorneranno.Se vuoi scrivermi la mia e-mail è: [email protected]. Io il coraggio del mio nome e cognome a differenza di questi poveretti ce l'ho. Lasciamo questo sito: non ne vale la pena.

    1. BSMLLHTL 25 giugno 2009

      Sembra che la morte di Neda sia realmente avvenuta, purtroppo: http://italian.irib.ir/index.php?option=com_content&task=view&id=6858&Itemid=47

    1. BSMLLHTL 25 giugno 2009

      Sì, infatti s'è visto come da noi ed negli USA si rifanno le elezioni!

    1. Cornelia 25 giugno 2009

      Ma Neda era CRISTIANA???

      Su Der Spiegel c'è una foto col crocifisso al collo!!!

      http://www.spiegel.de/fotostrecke/fotostrecke-43699-4.html

    1. myone 25 giugno 2009


      Si parla di voti in eccesso, 3 milioni.

      Non penso che una persona possa votare 2 volte.

      Se i voti in eccesso sono riferiti e tendenti al vinvitore, e presi come voti non validi,

      ( e questonon e' stato detto , perche' generico)

      e se si pensa che siano stati inseriti pro vincitore,

      viene da pensare, che 3 milioni sono stati aggiunti pro vincitore,

      e altrettanti, di questo passo, saranno stati manipolati nei conteggi o in qualche altro modo.

      Quindi, come opposizione, direi 3 milioni ufficiali, e altri 3 nascosti.

      Se penso che l' ammissione di 3 milioni di voti come per difetto, sia pure stata tarata al ribasso,

      mi vivne da pensare, che 3 + 3 fanno 6 e ci aggiungeri + ????? quanti altri ancora?


      Io non so' le stime, ma se un numero come 6 milioni, + altri 2 o 3, facendo un 6, 7, o 8 o forse move milioni, o forse di piu', avrebbero fatto quale differenza?


      Se una persona o un partito o un sistema, fosse cosi sicuro e pulito,

      come si fa qui da noi, si metterebbero le due fazioni su ogni seggio,

      e si ripeterebbero le elezioni.

      Lasciare che siano quelli che rischiano a cadere, a dire come e cosa siano le cose, e' un po' un colpo di mano.

    1. pistorius 25 giugno 2009

      Lorenzo Galbiati
      [email protected]
      Mandami un email, così ti do il mio cell e mi spieghi per bene, a voce, perchè sono un buffone (se non peggio) sennò sei il solito vigliacco che si nasconde dietro l'anonimato per insultare chi non la pensa ... anzi, neanche, chi riporta notizie diverse da quelle che riporta lui (e per di più prese dalla stessa fonte! peacereporter).
      Forza, aspetto il tuo email e non vedo l'ora di ascoltare le tue brillanti argomentazioni in viva voce, vediamo se non sei il solito anonimo vigliacco che si sfoga insultando sul web, dont worry pago io la telefonata.

    1. trotzkij 25 giugno 2009

      Pare, forse, con una 'morta' finta e i parenti della 'morta' che grazie a paulo coelho sfuggono dalle maglie di un regime che fa migliaia di desaparecidos e contemporenemente si lascia sfuggire (via aeroporto!!) un testimone dell''omicido' da sceneggiata.
      E' una buffonata, e buffoni (se non peggio) sono quelli come te, che danno credito e diffodnono tutta questa fuffa mediatica, prodotta da gente (italiana, non iraniana) che neanche ha il coraggio di firmare i propri cosiddetti 'report'.

    1. pistorius 25 giugno 2009

      Iran: migliaia di scomparsi (politici, blogger, giornalisti e gente comune) PDF Stampa E-mail
      Scritto da Bianca B.
      giovedì 25 giugno 2009

      Sono migliaia le persone di cui non si sa più niente in Iran e non sono solo anonimi ragazzi arrestati durante le proteste degli ultimi giorni, ma ci sono anche personaggi politici, riformisti e blogger.

      Gli ultimi nomi certi di persone arrestate e praticamente scomparse nel nulla sono quelli pubblicati il 22 giugno sul nostro forum e sono quelli di politici e blogger arrestati senza una precisa imputazione e portati presumibilmente nella prigione di Evin, tristemente famosa per le sue camere di tortura dove ad attenderli avranno sicuramente trovato il procuratore capo Said Mortazavi, un boia già famoso per gravissimi atti di violazione dei Diritti Umani, nominato da Khamenei in persona a capo delle “indagini” nei confronti dei riformisti, giornalisti e semplici persone che hanno preso parte alle manifestazioni. Tuttavia, stando alle testimonianze di famigliari di moltissime persone (studenti e non) che hanno preso parte alle manifestazioni all'appello mancano circa 2.000 persone tra uomini e donne. Tra quelli di cui non si sa più niente ci sono anche una decina di stretti collaboratori del Premio Nobel per la Pace, Shirin Ebadi, fortunatamente riuscita a uscire dall'Iran e attualmente in Svizzera.

      Testimoni riferiscono che ai posti di polizia ci sono lunghissime file di persone che chiedono notizie dei loro congiunti. Tra questi lunedì scorso c'erano anche i genitori di Kaveh Alipour, un ragazzo di 19 anni rimasto ucciso negli scontri di domenica. Beh, questi poveretti, per riprendere il corpo del figlio, si sono visti chiedere la cosiddetta “tassa pallottola”, cioè il rimborso del costo della pallottola che ha ucciso il loro figlio, pari a ben 3.000 dollari. Osceno.

      Tornando agli scomparsi, quelli che destano maggiori preoccupazioni sono i leader studenteschi dei vari movimenti. Nelle ultime ore alcuni di loro che i mesi scorsi si erano rifugiati in Turchia e in Grecia erano tornati a Teheran per partecipare alla protesta pacifica. Immediatamente identificati dalle forze di polizia, sono stati i primi a sparire.

      L'impressione è che il regime cerchi di eliminare sistematicamente ogni punto di riferimento della protesta, siano essi intellettuali, attivisti dei Diritti Umani, giornalisti o semplici blogger. Nel fare questo hanno anche vita facile in quanto, a differenza del passato, questa volta nessuno fugge ben sapendo a cosa va incontro, si sacrificano per qualcosa in cui credono profondamente: la libertà e il Diritto.

      Di fronte alle migliaia di persone scomparse, veri e proprio desaparecidos, la politica internazionale e le Istituzioni internazionali (ONU e Unione Europea) devono pretendere dall'Iran dei chiarimenti molto precisi sulla sorte di queste persone e, soprattutto, devono pretendere per loro il pieno rispetto dei Diritti fondamentali. Lo so, queste richieste sono un eufemismo, specie quando a capo delle indagini ci sono persone come Said Mortazavi, un sadico maniaco torturatore, però non si può far finta di niente e i leader iraniani devono sapere che il mondo li guarda.

      Preso dal sito secondoprotocollo.org

      http://www.secondoprotocollo.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1879&Itemid=1

      Le ultime persone arrestate e scomparse, secondo secondoprotocollo:

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      Re: Elezioni in Iran: seguiamo ora per ora quello che avviene
      « Reply #65 on: June 22, 2009, 10:24:06 am »

      Ecco la lista dei politici e dei giornalisti e blogger arrestati in Iran:

      Politicians

      Dr. Mohsen Aminzadeh: Member of the Student Followers of Imam’s Line (SFIL), the leftist group of the students who took over the United State Embassy in Tehran on November 4, 1979; Deputy Foreign Minister in the Khatami administration; member of the Central Committee of the Islamic Revolution Mojahedin Organization (IRMO), one of the two leading reformist parties; founding member of the reformist Islamic Iran Participation Front (IIPF), Iran’s largest political party; director of the Mousavi campaign.

      Dr. Saeed Hajjarian: Member of SFIL; leading reformist strategist; advisor to Mohammad Khatami during his presidency; editor-in-chief of Sobh-e Emrooz (This Morning), a leading reformist newspaper shut down by the hard-liners; member of the Central Committee of the IIPF; deputy Minister of Intelligence in the 1980s; member of the SFILM; handicapped by an assassination attempt on his life in March 2000.

      Behzad Nabavi: Leading reformist strategist, a founder, and member of the Central Committee of IRMO; Deputy Speaker of the 6th Majles (parliament); chief negotiator with the United States that led to the release of the American hostages in 1981; Minister in the first Mousavi Cabinet in the 1980s; jailed for years by the Shah.

      Mohammad Tavassoli: Tehran’s first mayor after the 1979 Revolution; member of the Central Committee and political director of the Freedom Movement of Iran (FMI), a reformist/centrist political party founded in 1961 by Mahdi Bazargan, the first prime minister after the 1979 Revolution; jailed for years by the Shah.

      Mostafa Tajzadeh: Deupty Interior Minister in the first Khatami administration who supervised the elections for the first city councils and the 6th Majles, a process praised for its even-handedness and transparency; member of the Central Committees of both IIPF and IRMO; outspoken critic of the hard-liners.

      Dr. Abdollah Ramazanzadeh: Deputy Secretary-General of the IIPF; Government spokesman during the second Khatami administration; Governor-General of the Kurdistan province; deputy Interior Minister for planning, and for political affairs.

      Mohammad Ali Abtahi: Chief of Staff, and then Vice President to Mr. Khatami for parliamentary affairs; a principal advisor to Mahdi Karroubi (the second reformist candidate) in the 2009 presidential election; popular reformist cleric who writes for his own website/blog, www.webnevesht.com ; a leading member of the Association of the Combatant Clerics, the reformist leftist clerical organization that supports Mr. Mousavi.

      Dr. Ebrahimi Yazdi: Secretary-General of the FMI; Foreign Minister in the Bazargan government after the 1979 Revolution; leading aid to Ayatollah Ruhollah Khomeini during the Revolution (he was arrested while hospitalized for a medical condition; it is said that he may have been released).

      Dr. Mohsen Mirdamadi: Secretary-General of the IIPF; chairman of the 6th Majles’ Committee on National Security; one of the three principal leaders of SFIL who took over the US Embassy in 1979.

      Mohammad Atrianfar: Deputy Interior Minister in the first Khatami administration; member of the Central Committee of the Executives of Reconstruction Party (ERP), a reformist party; editor-in-chief of the popular daily Hamshahri (owned by Tehran’s city council) during the second Khatami administration; manager of Shargh, a popular daily reformist newspaper shut down by the hardliners.

      Mohsen Safaei Farahani: Member of the Central Committee of the IIPF; former head of Iran’s Soccer Federation, deputy Minister of Economy in the Khatami administration.

      Hedayatollah Aghaaei: Member of the Central Committee of the ERP.

      Davood Soleimani: Deputy Minister of Culture and Islamic Guidance for Domestic Press in the first Khatami administration; Tehran deputy in the 6th Majles; member of the Central Committee of the IIPF.

      Dr. Ali Tajer Niya: Mashhad’s [a large city in northeastern Iran] deputy to the 6th Majles; member of the campaign team of Mr. Mousavi; member of the IIPF.

      Jahanbakhsh Khanjani: Spokesman for the Interior Ministry during the Khatami administrations; member of the ERP.

      Saeed Leylaaz: Economic advisor to the Khatami administration; journalist; strong critic of President Ahmadinejad’s economic policies.

      Abdolfattah Soltani: Prominent attorney and member of the Center for the Defense of Human Rights (founded by Shirin Ebadi, Iran’s Nobel Laureate for Peace); attorney for several jailed human rights advocates; attorney for the mother of Dr. Zahra Kazemi, the photojournalist that was murdered in an Iranian jail; imprisoned for his human rights activities.

      Shahab Tabatabaei: Director of the youth committee of the Mousavi campaign.

      Mohammad Reza Jalaei Pour: Director and spokesman of the nation-wide movement, Pouyesh, that supports Mr. Mousavi; son of the well-known university professor and reformist journalist Dr. Hamid Reza Jalaei Pour.

      Abdollah Momeni: former Secretary-General of the Office for Consolidation of Unity (known in Iran as Tahkim Vahdat, the largest nation-wide university student organization), and the Organization of University Graduates of Islamic Iran (known in Iran as Advaar-e Tahkim); a prominent political activist.

      Rajabali Mazrouei: Member of the Central Committee of the IIPF; Isfahan’s deputy to the 6th Majles; journalist, and director of the Association of Iranian Journalists

      Journalists and Bloggers

      Mahsa Amrabadi: reporter for the E’temaad-e Melli (National Trust) daily, the mouthpiece of the National Trust Party of Mr. Mahdi Karroubi, the reformist candidate.

      Karim Arghandehpour: journalist writing for reformist newspapers Salaam and Vaghaa-ye Ettefaaghiyeh, both of which were shut down by the hard-liners. He also has a blog, www.futurama.ir

      Khalil Mir Ashrafi: A television producer and journalist

      Behzad Basho: Cartoonist

      Kayvan Samimi Behbahani: Managing editor of Naameh (Letter), a monthly publication, close ties to the Nationalist-Religious Coalition (NRC)

      Somayyeh Tohidloo: a blogger at http://smto.ir ; political activist; sociologist; supporter of Mr. Mousavi

      Abdolreza Tajik: political activist, economist, and close to the FMI and the NRC

      Dr. Ahmad Zeydabadi: distinguished journalist writing for www.roozonline.com and print media in Iran; Secretary-General of the Organization of University Graduates of Islamic Iran (Advaar-e Tahkim); a supporter of Mr. Karroubi; close to the RNC.

      Mojtaba Pourmohsen: editor of Gilaan-e Emrooz (Today’s Gilaan; Gilaan is a province in northern Iran, bu the Caspian Sea); contributor to Radio Zamaneh (a Persian radio in Holland).

      Hamideh Mahhozi: a journalist active in southern Iran

      Amanollah Shojaei: a blogger living in Bushehr, in southern Iran

      Hossein Shokouhi: reporter and journalist writing for Payaam-e Jonoob (the Message of the South), in southern Iran.

      Mashallah Haydarzadeh: Another journalist active in southern Iran

      Ruhollah Shahsavar: A journalist working in Mashhad (in northeaster Iran)

      Mohammad Ghoochani: prominent reformist journalist, editor of many reformist newspapers shut down by the hardliners (e.g., Shargh [East]; Hammihan [Compatriot], and the weekly, Shahrvand Emrooz [Today’s Citizen]); editor of E’temaad Melli; son-in-law of Mr. Emad Baghi, the prominent journalist and human rights advocate.

      Jila Baniyaghoob: prominent female journalist, working previously for many reformist newspapers; editor of the website Kannon-e Zanaan-e Irani (Center for Iranian Women); writing at http://irwomen.net

      Bahman Ahmadi Amooee: journalist and husband of Jila Baniyaghoob

      Eisa Sahar Khiz: an outspoken journalist who has been a critic of the Supreme Leader, Ayatollah Ali Khamenei; contributor to www.roozonline.com director in charge of the domestic press during the first two years of Mr. Khatami’s presidency, during which the Iranian press flourished.

      These courageous men and women have done nothing other than defending the human and political rights of their Iranian compatriots. They deserve the support of all those who care about human dignity and freedom.

    1. xl_alfo_lx 25 giugno 2009

      Se avessero fatto la raccolta differenziata magari l'inceneritore di Acerra e la discarica di Chiaiano di proprietà di ditte spa lombarde non avrebbero avuto senso e nemmeno i tanto auspicati altri 4 inceneritori. La monnezza è denaro caro amico.

      Che credi che al Nord gli inceneritori vanno ad acqua? Chissà come vi pigliano per il culo

    1. pistorius 25 giugno 2009

      Ulisse non so chi sia ma di certo non io.
      Allora, mi manda il suo email o vuol continuare a fare il vigliacco e a diffamare la gente dietro l'anonimato?

    1. pistorius 25 giugno 2009

      Se io fossi un depistatore come te, ti scriverei: se amnesty è inattendibile, è attendibile la tv di stato iraniana?
      E dove sono le prove di quel che dice la tv di stato iraniana?
      E dove andremmo a finire facendo così, caro il signor anonimo?
      A fare i poveretti.

    1. pistorius 25 giugno 2009

      Certo, e perché non parlare anche delle centinaia di feriti tra i manifestanti e della ventina di morti tra loro (ventina: non si sa il numero preciso, secondo la stessa fonte che tu pubblichi, peacereporter.net)?

      Ecco come conclude l'articolo di peacereporter.net
      Anche sul fronte interno è come se il tempo si fosse fermato. Il ministro dell'Interno iraniano ha fatto sapere che sono vietate tutte le cerimonie, anche quelle di lutto. Oggi Mehdi Karroubi, l'altro candidato riformista sconfitto il 12 giugno scorso da Ahmadinejad, aveva annunciato un corteo per commemorare le almeno diciassette vittime (per la Reuters il bilancio per il momento è di venti morti accertati) degli scontri in piazza tra forze dell'ordine e dimostranti. Rispetto a quello che è accaduto ieri mancano le conferme della morte di una giovane manifestante, mentre per tutto il giorno la Cnn continuava a parlare di 'massacro' utilizzando come fonte Facebook e Twitter. La televisione di stato iraniana, Press Tv, ha accusato il network televisivo statunitense di diffondere notizie false. In realtà pare che ci siano state violente cariche della polizia di fronte alla Majlis, il parlamento iraniano, per disperdere un centinaio di manifestanti.
      Secondo alcuni blog oggi ci dovrebbe essere una nuova manifestazione, nonostante il divieto della Guida Khamenei. Ma resta da capire fino a quando l'opposizione e il governo possano andare avanti con questa situazione.

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