LETTERA A UN AMICO DI SINISTRA

LETTERA A UN AMICO DI SINISTRA

DI FRANCO CARDINI

ilmanifesto.it/


«Caro amico, ti scrivo», tanto per citare uno che entrambi amiamo, non farò il tuo nome, perché sei uno famoso. Ma anche se tu non lo fossi, sarebbe uguale: viviamo un momento difficile con molti aspetti grotteschi, il che è un aggravante. Ma proprio per questo bisogna essere vigili e coraggiosi: combattere le nostre contraddizioni e le nostre viltà. Tutti: quelli che hanno un nome e quelli che «non sono nessuno».

Oggi (ieri, ndr.) è il 17 settembre 2009: un giorno triste per il nostro paese. In Afghanistan sono caduti sei nostri concittadini, sei soldati delle nostre forze armate: e forse il bilancio è destinato da appesantirsi con il passar delle ore. Non possiamo esserne che profondamente addolorati: perché erano esseri umani, perché erano giovani e lasciano famiglie nel dolore, perché erano connazionali. Ma tutto ciò pone a tutti noi - e soprattutto a voialtri di sinistra - un grave e inderogabile interrogativo in più.


Abbiamo sentito le dichiarazioni dei politici: addolorate tutte, e questo va da sé (che il dolore sia sincero, è un altro paio di maniche). Ma al di là di ciò, e con pochissime eccezioni, uno squallore. Tambureggiar di retorica da «armiamoci-e-partite» nel centrodestra, fra quei politici che di quei morti sono i veri responsabili perché hanno sempre con retorica pelosa difeso l'indifendibile occupazione dell'Afghanistan; fra quelli per i quali «la patria si difende anche facendo la guardia a un bidone di benzina» (anche quando si tratti di benzina altrui: di quella della californiana Unocal, per esempio). Ma è comprensibile che nel centrodestra si parli così: difesa della pace, della sicurezza e della democrazia contro il terrorismo, per mascherare un'operazione postcolonialista ispirata a un disegno geopolitico idiota e criminale, un'aggressione degli Usa e della Nato travestita da «liberazione». Liberazione di chi, da chi e da che cosa? Dinanzi alla Resistenza degli afghani (perché, caro amico, quella è una Resistenza), il motto dei sostenitori dell'occupazione potrebb'essere solo uno: «Fuori gli afghani dall'Afghanistan!». Ma siamo tutti d'accordo, spero, che sarebbe pretesa eccessiva quella di chiedere solo di subire a chi deve sopportare un'aggressione in casa sua. Eppure, mi duole dirlo, ma la destra è nonostante tutto in questa circostanza più decorosa di parte della sinistra. Quando sento La Russa parlare di «vile attentato» e di «eroici combattenti», so perfettamente a che cosa pensa e a quale analogia storica allude. Perché, lo si voglia o no, l'Afghanistan 2009 somiglia in modo impressionante all'Italia e all'Europa 1944: da una parte un esercito invasore spalleggiato da alcuni collaborazionisti, dall'altra una variopinta e discorde armata che litigava quasi su tutto, ma che su una cosa era d'accordo. Che gl'invasori andavano cacciati. E a loro volta, per gli invasori e i loro alleati, i patrioti erano «banditi», «terroristi», «ribelli», «assassini», «vili». E gli invasori, mentre si comportavano con durezza e spietatezza, pretendevano d'essere nel giusto e di operare nello stesso bene delle popolazioni che opprimevano; e tra loro non mancavano (al contrario!) tante persone buone e in buona fede, mentre dall'altra parte non mancavano episodi di crudeltà e di ferocia.

Mentre La Russa parla, egli traccia probabilmente un'equazione mentale tra Wehrmacht e Salò da una parte, corpo di spedizione Nato dall'altra: e si sente a suo agio e perfino a posto con la coscienza. Caro amico, abbiamo litigato tante volte sui temi della guerra civile e della Resistenza: e sai bene che io ho tante volte difeso le ragioni dei tedeschi e dei fascisti. I paragoni zoppicano sempre: ed è evidente che quando c'è una guerra non c'è mai nessuno che abbia del tutto torto o del tutto ragione, e che comunque l'Europa del '44 non è esattamente l'Afghanistan del 2009. Eppure, alla fine di tutto bisogna pur sempre avere il coraggio di giudicare e di decidere da che parte stare.
Proprio alla luce di ciò, un afghano che lotti per cacciare un esercito straniero armato dal suo paese può anche essere un fanatico religioso (come ieri poteva anche essere un maledetto stalinista): ma non si possono negare le sue ragioni, né derubricare a «terrorismo» la sua testimonianza e il suo sacrificio.



Eppure, le dichiarazioni di buona parte dei rappresentanti della sinistra hanno finito col dar quasi ragione al patriottardismo della destra asservita alla volontà degli Usa e della Nato. Ora, se le destre fingono di non accorgersi che in Iraq come in Afghanistan i nostri soldati sono ridotti a far da ascari (con tutto il rispetto per i soldati: e naturalmente anche per gli ascari), sono affari loro. Ma è mai possibile che pochissimi, a sinistra, trovino il coraggio di dire alto e chiaro che il nostro esercito è stato coinvolto in spedizioni infami e senza via d'uscita e che i militari che sono andati là vi sono stati attratti non solo dal senso del dovere (là dove esso sia sentito), ma anche dall'avventura e magari dalle prospettive di alti ingaggi e di promozioni, quando non addirittura da malsane opzioni ideologiche come qua e là invece affiorato da certe pur isolate dichiarazioni? È mai possibile che nessuno additi nel servilismo cinico dei nostri governanti di oggi il vero responsabile della morte dei nostri ragazzi in uniforme, sacrificati a un calcolo politico-diplomatico e a qualche prospettiva di interesse non già «nazionale», bensì lobbistico?



Ed è infine possibile, mio caro amico, che TU inghiotta tutto questo? Se continui a tacere, ti giuro che la prossima volta che mi parli di Resistenza ti mando affanculo.
Con affetto.

Franco Cardini

Fonte: www.ilmanifesto.it

18.09.2009

Commenti (52)

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    1. stefanodandrea 19 settembre 2009

      Ovviamente in tempi di pace anche nella mia.
      Il problema è in tempo di guerra, quando il buonismo è ridicolo, essere buoni con il nemico è suicida ed essere buoni con i cittadini che sostengono il nemico è quasi sempre impossibile.

    1. Sassicaia 19 settembre 2009

      Si ma non tutti:i talebani esattamente sono gli studenti del corano che
      hanno studiato nelle scuole coraniche del Pakistan,si dicono studenti ma
      in realta' sono per la maggior parte analfabeti e imparano i testi sacri a
      memoria.Osama,che appunto non e' afgano,e' stato a lungo uno dei loro
      capi:essi provengono da diversi paesi islamici insomma e vengono reclutati
      tra i piu' fanatici.Sono in pratica la milizia armata della Sharia,le ss del
      Corano,questo per sapere con chi abbiamo a che fare.
      Cio' non toglie,cara cloro,che noi non dovremmo essere in Afghanistan e
      dovremmo ritirarci quam primum.

    1. cloroalclero 19 settembre 2009

      qui con tutta l'iignoranza che c'è e che fa comodo che ci sia, è bene che si usino categorie comprensibili ai piu', considerando anche che sta parlando a un amico di sinistra.

      Nel '43 è scoppiata una guerra civile innescata su una guerra esterna. Perchè fate i sofisti sulle categorie? Il discorso di Cardini è inattaccabie.

    1. cloroalclero 19 settembre 2009

      adesso, io sono ignorante, ma non sono pashtun i talebani?
      sono afghani e quanto bene.... un'etnia minoritaria afghana.

    1. Sassicaia 19 settembre 2009

      Ricordati poi che la maggioranza dei talebani non e' afghana:perche' allora
      anche costoro non vengono giudicati invasori imperialisti?Solo la nato e l'onu
      lo sono?

    1. Sassicaia 19 settembre 2009

      Abbiamo anche perso una guerra contro di loro,una guerra da noi dichiarata.

    1. Santos-Dumont 18 settembre 2009

      E' più umano (troppo umano...) recidere nasi o mani e lapidare adulteri, o arrostire un essere umano sulla sedia elettrica, o avvelenarlo, dinnanzi a un pubblico non pagante? Per fortuna in Italia questa barbarie "civilizzata" non esiste, però siamo i cagnolini scodinzolanti dei barbari.

    1. Santos-Dumont 18 settembre 2009

      Certo, nessuno nega questo diritto. Ma gli unici ad aver diritto di protestare e sollevarsi contro questo trattamento, sono i diretti interessati: senza ingerenze esterne interessate, mascherate da "esportazione di valori etici superiori".

    1. Sassicaia 18 settembre 2009

      Infatti io voto per un partito il cui leader ha appena dichiarato di voler
      portare a casa i ragazzi per Natale:una sola vita italiana vale piu' della
      presunta democrazia che dovremmo esportare.Che restino coi tagliatori
      di nasi e i lapidatori di adultere.

    1. castigo 18 settembre 2009

      vic:

      Cara NATO,

      ti scrivo questa lettera, perche' ho capito che non fai per me.
      E' meglio per entrambi: ognuno per la sua strada.
      Sinceramente non ho piu' sufficiente democrazia da esportare,
      quella poca rimastami e' meglio che me la tenga stretta.

      Non volermene

      Ex tua Italia

      hemmm.... meglio che me la tenga stretta??

      ma lasciamogliela tutta questa bella "democrazia", che magari si riesce a combinare qualcosa di meglio, una volta che ce ne siamo liberati.....

    1. castigo 18 settembre 2009

      credo che, fintanto che te ne stai a cà tua, tu possa dire ciò che più ti aggrada.

      quando però si è in casa altrui, non invitati, a spadroneggiare, si dovrebbe avere il buon gusto di tacere.

      perchè ti assicuro che se io fossi afghano ed avessi perso qualche parente od amico ad opera di questi "esportatori di democrazia", altro che mani e nasi tagliati.....

    1. Sassicaia 18 settembre 2009

      Ettore Muti fu ucciso prima che nascesse la Repubblica Sociale Italiana,
      pertanto non puo' in ogni caso essere definito un collaborazionista.La sua
      morte e' tuttora avvolta nel mistero.

    1. Sassicaia 18 settembre 2009

      Come siamo liberi giustamente di dire che la tortura talvolta e' ancora presente in Italia,altrettanto liberamente possiamo dire che chi taglia naso
      e mano ad un cittadino che e' andato a votare o chi lapida un'adultera e'
      un bieco tagliagole oscurantista,questo almeno ci sia concesso.

    1. vic 18 settembre 2009

      Cara NATO,

      ti scrivo questa lettera, perche' ho capito che non fai per me.
      E' meglio per entrambi: ognuno per la sua strada.
      Sinceramente non ho piu' sufficiente democrazia da esportare,
      quella poca rimastami e' meglio che me la tenga stretta.

      Non volermene

      Ex tua Italia

    1. Santos-Dumont 18 settembre 2009

      E perché mai vogliamo sprecare definizioni per questioni interne per definizione a un altro popolo?Chi ci ha chiamati, o ha chiamato gli USA? Da quale pulpito giriamo il mondo impartendo lezioni di etica, provenendo da un paese che neppure riconosce il crimine di tortura tanto che le cosiddette "forze dell'ordine" se ne servono senza ritegno?

    1. Santos-Dumont 18 settembre 2009

      L'importante è usare un termine coerente e non cedere alla tentazione de "il fine giustifica i mezzi".
      Se giudichiamo dai mezzi coercitivi usati sui riottosi e dalla volontà palese o occulta di sfruttamento per raggiungere lo scopo, non esiste differenza tra "fascismi", "comunismi" e "capitalismi". Possiamo anche adottare un termine "neutro", che ne dici di "assolutismi"? Il potere, o meglio il governo, è quindi sempre assolutista, non ammette repliche ne discussioni. Ecco perché l'unico sistema che, imperfetto finche vuoi ma perfettibile proprio per la sua malleabilità, risparmia i suoi membri dalle persecuzioni e concede a tutti il massimo della libertà individuale nel rispetto di ciascuno, è l'anarchia in una delle sue manifestazioni; non a caso tutti la combattono o l'hanno combattuta senza requie: nazifascisti, comunisti e capitalisti.

    1. Sassicaia 18 settembre 2009

      Hai perfettamente ragione,ma cio' non toglie nulla al fatto che i talebani
      siano degli oscurantisti tagliagole retrogradi.Sul fatto che noi non dovremmo
      essere in Afghanistan concordo.

    1. Sassicaia 18 settembre 2009

      Nella mia cultura non si spara.

    1. eresiarca 18 settembre 2009

      Povero Cardini, che fine. Sul manifesto a chiedere gli antifa un po' di 'coerenza resistenziale'... L'Italia, nel '43 era invasa e bombardata dagli anglo-americani, altro che, perché il Fascismo era il vero nemico degli stessi che oggi invadono l'Afghanistan.
      E perché scrive "Salò", come un antifa, quando si chiamava "Repubblica Sociale Italiana"? "Collaborazionisti" a chi? A Pavolini? A Ettore Muti? A Bombacci? Agli estensori del Manifesto di Verona e della legge sulla Socializzazione delle imprese? Ma per favore!

    1. stefanodandrea 18 settembre 2009

      Uno che taglia il naso ad uno che per convinzione o per viltà è andato a votare in uno stato occupato da 100.00 soldati stranieri da oltre otto anni non è un "compatriota", bensì un verme. Se poi ai vermi si debba soltanto tagliare il naso o invece sparare alla schiena è un altro problema. Nella mia cultura, ai traditori si spara alla schiena. Nella tua?

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