L’etica nella Storia

Attento studio di Loreto Giovannone su come l'etica si é rapportata alla storia italiana che ci è stata raccontata.

Dipinto risorgimento bacio

Di Loreto Giovannone, ndmagazine.it

L’etica di cui qui si intende è il principio aristotelico della riflessione intorno al comportamento pratico dell’uomo, ai principi che lo devono guidare e al dove trarre questi principi. Essendo la storia il racconto della politica del passato, la sua utilità ha valore universale solo se fondata su testimonianze e documenti. Se la storia diviene strumentale agli scopi di chi la racconta, in questo secondo caso, è irrilevante, inutile, la discussione sulla verità o il suo raggiungimento.

[caption id="attachment_159411" align="aligncenter" width="600"]Foto 1 Allegoria della Storia e suo trionfo sul tempo, affresco di Anton Raphael Mengs
sul soffitto della Camera dei Papiri ai Musei Vaticani (1772)[/caption]

Nell’epoca attuale la manipolazione della Storia ha superato gli già alti livelli del passato. Le sofisticate, occulte, tecniche di manipolazione delle masse hanno condotto all’assenza di verità storica, il prezzo sarà il collasso dell’occidente. Sin dall’inizio del XXI secolo si osservano nella società occidentale segni di una irreversibile decadenza, sembra che un ciclo sia destinato a chiudersi e deviare verso l’esaurimento del sistema finanziario, materialista e globalista della storia moderna. È auspicabile per l’Italia che i gravi eventi storici attuali possano portare, almeno in parte, al superamento dell’accademismo che fa da cassa di risonanza alla propaganda del potere. È auspicabile il profilarsi una nuova lettura della storia al di fuori del condizionamento ideologico, non inquinata dal potere dominante. Mentre nelle università estere lo storicismo etico è praticato, nelle università italiche no, anzi si assiste ad un assurdo arroccamento sulle origini sabaude dello Stato odierno. Gli storici attuali o formati nel dopoguerra sono tutt’ora schierati per la propaganda unitarista e per le numerose invenzioni retoriche, artificiose, false della presunta Unità italica. Storici accademici italici che per rendita di posizione o per carriera, evitano l’etica nell’analisi del passato, adottano l’accomodante artificiosa versione ufficiale negando con protervia il contenuto dei documenti che le istituzioni conservano nei suoi stessi Archivi di Stato. D’altronde avrebbero dovuto affrontare l’argomento spinoso della finta democrazia che in soli ottant’anni c.a. è stata fatta passare dalle monarchie o reggenze granducali, alla monarchia parlamentare, al regime totalitario, alla repubblica, e poi alla falsa repubblica eterodiretta da un sistema di potere, economico finanziario, sovranazionale. Rimane inoltre aperta la questione, mai affrontata, delle costituzioni massoniche che a partire da quella di Cadice del 1812 sono state adattate a cascata nelle epoche successive. In fine c’è un argomento centrale per chi scrive la Storia: le norme morali scritte nella natura dell’essere umano. Le idee sono gli strumenti che abbiamo per smontare le falsità dei manipolatori accademici, forse con l’evoluzione del pensiero riusciremo a smascherare le imposture, l’inganno della narrazione storica e vedere le nuove prospettive storiche grazie ai documenti d’Archivio di Stato e all’apporto di storici stranieri.

Le origini dei fatti politici attuali sono da ricercare nella “grande trasformazione” concretizzata nell’800 che lo studioso ungherese Karl Polanyi, noto per la sua critica della società di mercato nel suo libro “La Grande Trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca”. Secondo Polanyi studioso dei fenomeni economici, prima della grande trasformazione l’economia era integrata nella società e le persone basavano i loro scambi non esclusivamente sul profitto ma sulla redistribuzione dei beni fondata su relazioni personali e comunitarie e su rapporti di reciprocità. Tuttavia, con l’affermazione della Rivoluzione industriale e la teoria dell’economia politica classica si è affermata una diversa concezione del rapporto tra società ed economia. Si crearono mercati competitivi che minarono queste precedenti tendenze sociali, sostituendole con istituzioni e mentalità che mirassero a promuovere un'economia di mercato auto-regolamentata. Secondo Polanyi, le conseguenze di questo nuovo modello economico si sono rivelate però distruttive ed insostenibili sia per le società in cui si è affermato sia per il sistema politico-economico internazionale. (1) La trasformazione avvenuta con l’Unificazione italica interessò anche il sistema del debito degli Stati preunitari, se per secoli i soggetti contraenti il debito erano stati i regnanti, con l’introduzione delle Costituzioni i soggetti contraenti il debito divennero i “cittadini” sudditi, trattati come soggetti fiscali nel consorzio sociale. Le masse popolari ottocentesche, interdette dai diritti civili, dal mondo monetario e dalle leve del credito, furono ideate e sviluppate come “forza lavoro”, massa e schiavi funzionali all’industria, proletariato urbano secondo alcuni. Il passaggio non fu né immediato, né indolore, dalla primaria definizione del censo che permetteva di acquisire i diritti civili quale il voto o un posto ai piani superiori della scala sociale, si usarono le Costituzioni che promettevano libertà e diritti in cambio di una implicitá sempre più crescente tassazione. Con l’Unità venne introdotto un sistema fiscale asfissiante, tassa sulla ricchezza mobile, tassa sul macinato, tassa sui beni di consumo (la più vessatoria colpì le classi più povere fu la tassa sul carbone detta “tassa del focolare”), neanche le classi agiate furono risparmiate la prima tassa sugli immobili fu introdotta a Napoli. Ad occuparsi della introduzione del nuovo sistema fiscale fu scelto l’ingegnere idraulico dal curioso cognome del comune di nascita Sella di Mosso. Quintino Sella il 3 marzo 1862 fu nominato Ministro delle finanze nel Governo Rattazzi, rieletto ministro delle finanze il 27 settembre del 1864 sotto il nuovo Governo La Marmora e anche successivamente. In parlamento fu formato il clan familiare Sella con Sella Giovanni Battista e suoi nipoti Quintino Sella, Giuseppe Saracco (cugino di Sella e coniugato con la cugina Virginia Sella, Quintino lo nominò Segretario generale delle finanze nel governo La Marmora II).

Sella

Foto 2

Quintino un ministro delle finanze in affari nelle miniere sarde, come del resto Vittorio Emanuele, fu il tenace esecutore degli ordini a lui impartiti in Inghilterra dalle tre case bancarie finanziatrici estere del nuovo Stato liberale; Rothschild Londra, Rothschild Parigi, Hamro Londra. Quintino Sella, cognome ebraico di ceppo germanico (2), liberale massone, ministro delle finanze nei primi governi liberali, al servizio delle direttive imposte dalle banche straniere, instaurò il nuovo sistema economico fiscale gravato altresì dai costi dell’unificazione. Sella attribuì ai singoli Comuni il gravame dei nuovi debiti che rischiarono il default per finanziare il nuovo Stato liberale, anche il comune di Firenze andò in bancarotta. Sella, attuando la politica dei prelievi periferici con inasprimenti fiscali, la tassazione sui consumi e sui redditi che prima non c’era, ricorse a pesantissimi provvedimenti impopolari e vessatori, era nata la disunità d’Italia.

SELLA va a LONDRAtory tax caricatura

A trarre vantaggio dalla introduzione di questo nuovo sistema economico finanziario furono le suddette case bancarie europee, sempre più ricche e potenti provvedevano ad indebitare i governi italici nelle differenti forme politiche, assoggettati alle rigide regole delle banche private europee che finanziavano e condizionavano gli Stati. Nei soli primi dieci anni di pessima Unità l’ammontare del debito complessivo superò la cifra spaventosa di un miliardo e trecento milioni di lire piemontesi. Il primo “grande reset” nell’Europa della metà dell’800, lungamente preparato, fu attuato con l’unificazione italica sotto stretto controllo della massoneria anglo-americana. Oggi viene spacciato ipocritamente per “attività di risanamento del bilancio italiano” senza considerare la precedente indipendenza economica e monetaria e il rastrellamento dell’ingente quantità di monete coniate (oro e argento) dai sette stati che avevano una propria sovranità monetaria, prima dell’Unità fatta manu militari, si mente difronte alla più plateale delle evidenze. La rilevanza della finanza statale è parte della adottata centralità dello Stato che amministra il denaro pubblico ma che era comunque finanziato da banche private. Con il grande “reset” di metà ‘800, non è un caso che vengono introdotti nuovi concetti ideologici di “ente” tipico dell’hegelismo, di liberismo, di colonialismo, di positivismo, con il superamento dell’epoca furono concetti destinati al fallimento e in parte abbandonati.

Dopo 162 anni di Unità il resoconto non è del tutto positivo. Al nord fu imposta con artifici pseudo patriottici, a sud fu imposta manu militari poi con un plebiscito farsa che molti storici hanno ignorato. L’analisi degli effetti dell’Unità sono stati abbandonati dagli storici su un binario morto tanto che è sconveniente parlare delle c.a. 250.000 vittime del “brigantaggio” e della deportazione di c.a. 160.000 civili nei 10 anni di guerra per l’annessione del Mezzogiorno; sconvenienti parlare dei 100 milioni della grande emigrazione in 160 anni; sconvenienti le 650.000 vittime della prima guerra mondiale; sconvenienti le 450.000 vittime della seconda guerra mondiale; sconveniente constatare la creazione della colonia interna nel mezzogiorno teorizzata dalla scuola ligure e attuata dei liberali e da tutti i successivi governi politici, infine non è conveniente cimentarsi nell’analisi delle crisi economiche ricorrenti e costanti. L’ignavia degli accademici preferisce l’accusa di revisionismo per chiunque con mezzi propri, intellettuali o economici, abbia pubblicato studi storici non allineati con la propaganda sabaudo-liberale. La totalità degli storici indipendenti meridionalisti ha ricevuto l’etichetta di revisionista al di là del valore e della qualità dell’indagine storica, nel frattempo le condizioni economiche e sociali del sud, certificate dall’associazione SVIMEZ (3), furono e sono tutt’ora precipitate nel profondo sottosviluppo tipico della colonia interna.

Di Loreto Giovannone, ndmagazine.it

Loreto Giovannone. Studioso di storia alla ricerca dell'identità culturale e geografica delle origini. Studioso dei documenti amministrativi e ufficiali dell'Unità d'Italia conservati negli Archivi di Stato. Scopritore della prima deportazione di Stato di civili del Sud Italia nei lager del centro nord. La prima deportazione in Europa attuata dallo Stato italiano dal 1863, circa settanta anni prima del nazismo. Scrittore, articolista di argomenti storici con la predilezione della multidisciplinarietà di scuola francese. Convinto assertore che la Storia è la politica del passato.

NOTE

(1) - https://it.wikipedia.org/wiki/La_grande_trasformazione (26.08.2022)

(2) - Surnames in Dictionary of German-Jewish Surnames https://www.avotaynu.com/books/MenkNames.htm (27.08.2022)

(3) - http://lnx.svimez.info/svimez/ (27.08.2022)

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Link fonte: www.ndmagazine.it - Natura docet: la Natura insegna - Anno III - n.9 - Ottobre 2022, p.56/58

Articolo di Loreto Giovannone, Comitato Scientifico ND - Pubblicato da Giulio Bona per ComeDonChisciotte.org

Commenti (39)

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    1. Hospiton 13 ottobre 2022

      Buon articolo, apprezzabili alcuni riferimenti, in parte sono d'accordo con quanto sostiene A.P. ma si tratta comunque di pezzi che possono invogliare all'approfondimento, mettiamola così. "Rimane inoltre aperta la questione, mai affrontata, delle costituzioni massoniche che a partire da quella di Cadice del 1812 sono state adattate a cascata nelle epoche successive" proprio ieri ascoltavo una conferenza dello storico Mario Isnenghi, grande conoscitore delle vicende dell'Italia unita, incentrata sui letterati italiani nel periodo della Prima Guerra Mondiale; naturalmente il discorso finisce spesso su questioni inerenti il Risorgimento e la successive epoche di Crispi e Giolitti, e Isnenghi sottolinea i continui aggiustamenti dello Statuto Albertino, la nostra "Costituzione" di marca ottocentesca, da metà secolo sin ai tempi del Fascismo, nonché gli interventi in materia di notabili come Sydney Sonnino. Alcuni di essi forse provarono realmente a "fare" l'Italia, a renderla un Paese degno di questo nome, ma le basi precarie su cui nacque la nazione ne han condizionato la storia fin dal principio, un mix letale di ingerenze straniere, quinte colonne (Sella fu tra questi?), malaffare (Scandalo della Banca Romana, tanto per citare il caso più noto), corruzione e patti con la criminalità organizzata atti a impedire che le masse contadine e operaie potessero esercitare i loro diritti (vedi la vicenda dei Fasci Siciliani di fine 800). Il risultato è un aborto di nazione e le conseguenze continuiamo a pagarle oggi, ridotti a colonia da quasi 80 anni dopo ambigue esperienze liberali, come detto caratterizzate da pesanti intromissioni estere, e la torbida parentesi del Ventennio. Ma tutto ciò è ancora argomento tabù, confinato nel mondo degli specialisti, degli appassionati, dei ricercatori indipendenti, il grande pubblico vive immerso nella retorica o in disarmanti narrazioni soft, da scuola media.

    2. R66 13 ottobre 2022

      Vive immerso nella retorica?
      Ti senti particolarmente buono oggi, eh? 😉

      Questo stralcio: "[...]con l’introduzione delle Costituzioni i soggetti contraenti il debito divennero i “cittadini” sudditi, trattati come soggetti fiscali nel consorzio sociale. Le masse popolari ottocentesche, interdette dai diritti civili, dal mondo monetario e dalle leve del credito, furono ideate e sviluppate come “forza lavoro”, massa e schiavi funzionali all’industria, proletariato urbano secondo alcuni."

      Nel provare a leggerlo al Mario Rossi che se ne va gironzolando alle parate con il cartello "dateci più lavoro", sai che ne verrebbe fuori?
      La distanza siderale che c'è tra il reale e il percepito.
      Piuttosto che cercare di individuare la speranza di miglioramento sociale all'interno di essa, consiglio di andare bendati e pure ubriachi dentro il pagliaio, la probabilità di uscire con la saccoccia strapiena di aghi è di gran lunga maggiore.

    3. danone 13 ottobre 2022

      Il giornalista Fracassi, che ha da poco fatto un video "Italy project"
      prohttps://www.youtube.com/watch?v=ElHI0mARazY&t=1s
      l'altro giorno intervistato sull'argomento, l'ho sentito dire che la storia d'Italia è intrinsecamente collegata alle vicende oscure dell'impero americano nel mondo, i segreti d'Italia quindi non sarebbero solo una questione interna italiana.
      Fracassi intendeva che se si facesse luce sulle vicende italiane dal dopo-guerra ad oggi, la strategia della tensione, le stragi di Stato, il terrorismo rosso e nero, il rapporto Stato-mafia, si farebbe luce anche sulle trame oscure e sui veri responsabili a capo dell'impero della menzogna, messo in piedi dai poteri atlantici e dagli Usa in Europa e nel mondo dal dopo-guerra.
      Tornando indietro di un secolo, al periodo dell'Unità d'Italia, voluta da interessi geo-politici britannici sostanzialmente, sembra ripetersi la stessa dinamica, nel senso che se si facesse luce veramente con onestà storica, sulle vicende risorgimentali della storia italiana, si smaschererebbero anche certi ambienti anglosassoni, artefici di quel periodo storico e geo-politico, che però, a quanto pare, devono ancora rimanere nell'ombra, perchè probabilmente sono ancora loro al comando della nave.
      Secondo me, come ben sai, si può ipotizzare che sia errato perfino considerarli veramente centri di potere anglosassone, nel senso che quei poteri hanno usato strumentalmente anche i due imperi inglese ed americano, in successione, ma non hanno fatto nemmeno gli interessi di queste due popolazioni in definitiva, guarda come sono messi in casa.
      Sono una piovra occulta con tentacoli ovunque, che oggi è diventata mondiale, la cui evoluzione sembra intrinsecamente intrecciata con le vicende italiane, più che con la storia di altre nazioni, fin dai tempi dell'unità.

    4. Hospiton 13 ottobre 2022

      Sono in serata soft 🙂 ...sul virgolettato che riporti ci sarebbe naturalmente molto da dire, sulle masse operaie e la loro evoluzione e involuzione nel corso di quasi 2 secoli, non bastano neanche i miei commenti fluviali, ci vorrebbe un libro! Mi "limito" all'attualità, Ai nostri giorni il quadro è quello che dipingi tu, soprattutto in Italia e gran parte d'Europa, vedo confusione, smarrimento, si implora "più lavoro" elemosinandolo presso gli stessi che ci stan massacrando, anziché impedire loro di renderci la vita impossibile, mancano totalmente delle guide, figure che sono indispensabili e lo saranno ancora a lungo. Notavo che per oltre un secolo (diciamo 1890-1992) il Potere operante in Italia, di varia natura, ha avuto bisogno di eliminare fisicamente una marea di personaggi scomodi, politici, attivisti, giornalisti, magistrati, poliziotti, comuni cittadini: Notarbartolo, Petrosino, Matteotti, Gobetti, Rizzotto, Mattei, De Mauro, Moro, Chinnici, Giuliano, sino a arrivare a Falcone e Borsellino. Dal 1992 stop, non han più avuto necessità di ammazzare nessuno, è come se l'Italia si fosse definitivamente spenta tra il maggio e il luglio di quel tragico anno (che vide anche gli accordi di Maastricht e la riunione del Britannia, fatti non da poco), poi 30 anni di nulla, grigi, soffocanti. Come se una cappa ci avesse avvolto del tutto, e ancora oggi ci impedisce di respirare come comunità. Ed ecco le reazioni ebeti che ben descrivi, le percezioni sballate della realtà, ma che non reputo necessariamente come una conseguenza diretta di ciò che ci ha preceduto, piuttosto penso che certi strumenti, certi paletti, non siano stati sufficienti per vari motivi a contenere una nuova deriva totalitaria o pseudo-tale. Ma la cappa che ammorba l'Italia non la vedo così consistente ovunque, la storia francese per esempio è ben diversa, lì ogni tanto si intravedono spiragli.

    5. Hospiton 13 ottobre 2022

      Per quanto concerne le ingerenze anglo-americane nel corso degli ultimi 2 secoli non posso che concordare, almeno sulla base di quel che ho potuto leggere e consultare è indubitabile che abbiano giocato un ruolo dominante, pur appoggiati da nutrite quinte colonne nostrane. Sul fatto che le elites anglosassoni siano state anch'esse manovrate da forze superiori (cioè superiori a massoneria, finanza ecc) non saprei che dirti, quantomeno non potrei citare fonti che consideri solide e affidabili. Se parli di ipotesi extraterrestri bè son quasi certo che qualche visitina l'abbiano fatta eccome, sono d'accordo per esempio con quel che Battiato diceva sulla civiltà egizia, che poi abbiano interferito anche nella storia più recente è possibile ma non ho grandi conoscenze o riferimenti in proposito

    6. Fantine 13 ottobre 2022

      Caro Danone, hanno desecretato alcuni documenti relativi agli anni 70 e ai colpi di Stato che si pianificavano in Italia.
      Uno in particolare era già pronto, o più correttamente era stato dato l'ok e poi all'ultimo minuto fu dato il contrordine. E leggendo scopri che c'era una nave russa (all'epoca sovietica) nel Mediterraneo.
      La verità è che a leggere certi documenti (vedi su Gladio e dintorni) ti assicuro che si apre uno spaccato inquietante. E come dice @Hospiton, forse tra 30 anni sapremo di oggi, forse solo in parte, quanto oggi cerchiamo di comprendere.
      Poi vorrei farti un regalo, a proposito di un argomento che credo ti interessi.
      Sarò sibillina, però:
      Ezechiele.

    7. fuffolo 13 ottobre 2022

      Per sollevare la cappa servono un certo tipo di giornalismo e di magistratura, se sono controllate anche le figure guida possono poco.

    8. Hospiton 13 ottobre 2022

      Certo, con figure guida intendo anche giornalisti, intellettuali, giudici, non necessariamente politici o leader popolari riconosciuti, insomma chiunque possa rappresentare un esempio per la maggioranza ...ma in Italia hanno quasi sempre fatto una brutta fine, rimangono immancabilmente isolati.

    9. danone 13 ottobre 2022

      In questo caso mi riferisco a logge occulte, organizzazioni e sette, che sono segrete anche all'interno della massoneria, o di altre confraternite.
      Ambienti super elitari e a quel livello, forse ci si arriva anche per capacità cognitive e conoscenze superiori, se no non ti fanno conoscere cosa c'è oltre il sipario, che alzano solo con chi supera certe prove.
      Rimaniamo coi piedi 'per terra :-))

    10. Cangrande1965 14 ottobre 2022

      Sì. Vero.
      Gli anglo/USA sono solo i Golem del "vero potere".
      Che ormai credo che non abbia radici umane.
      Letteralmente....

    11. Cangrande1965 14 ottobre 2022

      È così.
      E credo che sia per nascita. Non per conoscenze acquisite.

    12. Hospiton 14 ottobre 2022

      Roba come la Skulls and Bones insomma, riservata ai rampolli dei Bush e di dinastie di un certo peso e orientamento, o magari qualcosa di ancor più elevato (le Ur lodges di cui parla Magaldi? Per quanto mi riguarda tra le ipotesi più credibili per spiegare i massimi livelli di potere occidentali, quantomeno se rimaniamo con i piedi per terra!)

    13. danone 14 ottobre 2022

      L'origine natale (dna) probabilmente è fondamentale, ma poi ci sono sicuramente delle selezioni perchè non tutti i fratelli di sangue sono svegli allo stesso modo, o hanno gli stessi talenti ed inclinazioni.
      Ogni riferimento ai fratelli El-can è puramente casuale.

    14. danone 14 ottobre 2022

      Esattamente Hospiton, ma tieni in conto che se le conosciamo noi, come dato oggettivo reale e documentabile, allora vuol dire con certezza che non sono loro al vertice del vortice.
      Chi comanda sta nell'invisibilità per definizione, è un must, che non può essere sottovalutato.
      Individualmente sono convinto che si può accedere a certe conoscenze, anche sapere che aria tira a quei livelli, ma come popolazione e società, la vedo molto difficile, per cui anche una resistenza o un'alternativa politica dal basso, a questo stato delle cose, la trovo impossibile, proprio perchè non può esserci, allo stato attuale, sufficiente consapevolezza su questi scenari da parte dei più.

    15. Hospiton 14 ottobre 2022

      Già, dobbiamo dar per scontato che ci sia molto che non sappiamo, esercizio a volte faticoso e frustrante ma irrinunciabile. Completamente d'accordo sulla impossibilità di una consapevolezza diffusa a livello popolare, non sarà oggi e nemmeno domani, temo serviranno secoli. Noi possiamo solo seminare, tenendo un basso profilo.

    1. A.P. 13 ottobre 2022

      Con tutto il rispetto, l'articolo getta qua e là alcuni semi che difficilmente attecchiranno su di un terreno non ben fertile. È come voler piantare una vigna in terreno stagnante e sperare che l'uva dia buon vino, al massimo puoi ottenere un buon bruschetto che inorgoglisce un palato maschio, ma di finezza manco a parlarne. Non ci siamo, ci vuole più approfondimento, meno ideologia e più sistematizzazione degli argomenti; altrimenti emerge sono la trita e ritrita storia del banchiere ebreo cattivo. Mi sembra poco per costruire una seria teoria storica.

    1. absitiniuriaverbis 13 ottobre 2022

      Qual'e il santo protettore dell'articolista?
      Se non ci fosse, subito santo lui stesso.
      Spero ci siano ulteriori contributi da parte tua.
      Grazie in anticipo.

    1. Cangrande1965 13 ottobre 2022

      Credo basti osservare la mano nascosta sotto la giacca e la tomba a piramide.

      Sono sempre "loro"...

      Ieri come oggi.

      Con le buone è impossibile liberarsene,

    2. sbregaverse 13 ottobre 2022

      Bhè ci sono pure le dita della mano sinistra ben , compassate ed eticamente, impostate.

    1. sbregaverse 13 ottobre 2022

      Divertente molto divertente qui viene ,aaaassschhhhh, opportunamente, dimenticato un certo NICCOLÒ DI BERNARDA DEI MACHIAVELLI, dove, IN politica e di riflesso NELLA storia, l'ETICA brilla proprio per la sua assenza.

    2. sbregaverse 13 ottobre 2022

      Aggiungo nota personale al ritratto di Quintino Sella.
      Francesco Folli fu patriota e partecipò alla campagna del 1866 insieme all'amico pittore Luigi Bechi.
      La quadreria di famiglia conserva un dipinto di entrambi.
      N.B.Bechi aveva il vezzo di ricordare nei suoi dipinti il tricolore.

    1. Nestor Halak 13 ottobre 2022

      Al di la della discussione accademica, sempre legittima, e del ritratto di Quintino Sella, che Giovannone si premura di ricordarci di probabile origine ebraica, quasi a sottolineare una sorta di tara genetica, mi pare che i problemi dell'Italia (e dell'Europa) dell'inizio di questo secolo non richiamino l'immediata urgenza di un'ennesima rivisitazione storica.
      Dato che non riusciamo neppure a rivendicare la sovranità nazionale sui confini attuali, nonostante che veniamo trascinati in una guerra che non ci riguarda e non ci appartiene, veniamo costretti a sostenere un'immigrazione insostenibile, vessati per obbligarci a vaccini dubbi e allo stesso tempo distrutti economicamente, il tutto per soddisfare interessi perlopiù americani, mi pare che il richiamo agli errori risorgimentali appaia piuttosto artificioso.

    2. danone 13 ottobre 2022

      Se non riesci a contenere il quadro d'inseme, lamentati coi tuoi neuroni pigri, non con chi fa ricerca onesta e ha il coraggio di dire cose ancora sconvenienti.

    1. R66 13 ottobre 2022

      Lo leggo?
      No, dai, questo lo salto, non credo mi interessi.
      Invece l'ho letto e... porca pupazzola, quello che c'è scritto ha dell'incredibile, manca soltanto la ciliegina, che ovviamente vado subito ad apporre.
      Quello che l'articolista sta dicendo tra le righe è che qualsiasi paragone all'interno dei (almeno) 200 anni precedenti è da buttare nel cesso!

      Quindi a tutti coloro che si riempiono la bocca con parole quali democrazia, Costituzione, diritti e tutele, dico: "signore e signori, i riferimenti a cui state attingendo rappresentano le precedenti catene e non il Bene che tanto decantate."

      E ora?
      Beh, ora immaginazione e creatività, altrimenti edicola e via di Settimana Enigmistica (o di briscoletta).

      Complimenti a Giulio Bona per la scelta, oltre a quelli obbligatori all'articolista.

    2. Bertozzi 13 ottobre 2022

      Concordo su tutto.

    3. Fantine 13 ottobre 2022

      Ottimo articolo, concordo.

      Quindi a tutti coloro che si riempiono la bocca con parole quali democrazia, Costituzione, diritti e tutele, dico: “signore e signori, i riferimenti a cui state attingendo rappresentano le precedenti catene e non il Bene che tanto decantate.”

      Su questo non concordo per nulla.
      Vorrei scrivere cos'è il diritto, la garanzia e la civiltà che ad esso si accompagna (ubi societas, ibi ius), cosa sono le garanzie nel diritto penale, la certezza del precetto, il divieto di irretroattivita' della legge penale, con l'eccezione del favor rei, l'habeas corpus, il giusto processo e potrei continuare, ma sinceramente per la stanchezza di questa sera e un po', lo confesso, per la ritenuta inutilità delle mie parole, preferisco di no.
      Quanti sanno che persino J.S. Bach venne tenuto nelle segrete del castello di un signorotto, poiché non vi era la regola della "imputazione"?
      E poi mi chiedo perché gli americani arrivano a fregarsene degli elementari principi di diritto e il loro Presidente si può permettere di emettere il "military order" del 2001 che autorizza la indefinite detention, che è uno scempio inaudito.
      Democrazia, diritti e tutele sono catene?!
      Io appartengo alla categoria che li decanta.
      E con convinzione.
      Il "male" viene da altro e, tranquillo, sta lavorando bene.
      Via i baluardi.
      Nulla di personale nei tuoi riguardi, R66.
      Anzi.
      È che c'è molto di più del non condividere quanto hai espresso.

    4. absitiniuriaverbis 14 ottobre 2022

      errore mio nel postare, sono in taxi... !

    5. absitiniuriaverbis 14 ottobre 2022

      Forse l'accento della frase '... quindi a tutti coloro che si riempiono la bocca...' potrebbe essere su 'riempirsi la bocca' ovvero: coloro che le sfoggiano senza comprenderle.

      Oppure intendi dire che i valori (costituzioni, diritti, tutele... perché li ritengo tali anche se non immutabili) che sono stati espressi provengono da una volontà non necessariamente, anzi affatto, benigna.
      Un poco come 'dal letame nascono i fior'?

      Ho riletto più volte e rimango nel dubbio.
      Magari hai voglia e tempo di aiutare la comprensione. .

    6. R66 15 ottobre 2022

      Intendo dire che i valori a cui spesso si fa riferimento sono dei surrogati nel migliore dei casi, più spesso delle catene vere e proprie.
      Giusto per evitare fraintendimenti, so da me che quella cosa chiamata democrazia è migliore della galera, della morte e anche di un dito in un occhio, ma ciò non elimina lo status di robaccia.
      Ora la domanda da un "milione di" è: il prenderla a riferimento deriva dall'incapacità di immaginare altro o dall'incapacità di percepirla come robaccia?

      Stesso concetto per quel che di solito si spacciano per diritti e tutele; vogliamo tirare in ballo quell'elenco di nozioni a cui si fa spesso riferimento come fosse uno scudo?
      "Sta scritto lì" - si dice - ed è vero, sta scritto lì, proprio lì si omaggia la schiavizzazione in nome dell'industria e addirittura al primo punto.
      Visto che "loro", dicendocelo, sono onesti, non resta che considerare un problema di percezione da parte dei lettori dell'elenco. 😉

    7. R66 15 ottobre 2022

      Il tuo non concordare significa che reputi bugiardo l'articolista o che quel che lui (ed anche io) reputa macchinazioni a te stanno bene?

    8. Fantine 15 ottobre 2022

      Stiamo parlando di concetti e livelli diversi.
      E credo che tu abbia frainteso. Di democrazia parlavano i Greci, cosa sia stata la legge scritta, la garanzia che ad essa si accompagna e l'evoluzione storica e filosofica di quei concetti e delle esigenze sottese sono alla portata di chi voglia conoscere e approfondire.
      Poi trai tu le tue conclusioni.
      Non devo e non voglio convincerti.
      Se tu le ritieni catene, libero di considerarle tali.
      Sulla perfettibilita degli strumenti, sui concetti di cui parliamo, sull'uso strumentale di tali concetti e sulla natura umana in relazione ad essi hanno ragionato e scritto tanti esseri umani pensanti e se hai voglia di approfondire, hai modo.
      Se la tua risposta è ciò che hai tratto da quanto ho scritto, credo ci sia poco margine per interloquire, R66.
      Con cordialità.

    9. R66 15 ottobre 2022

      Nel fare riferimento ai principi del passato, non si dovrebbero tralasciare le modalità pratiche di quel passato.
      Vorresti proporre la modalità dell'antica Grecia a Pinco Pallino?
      Bene, non dimenticare di legare il quotidiano all'esempio.

      Ah, aspetta, non è che forse si vuol proporre un principio di 3000 anni fa insieme alla pratica odierna?

      Se fosse questo l'intento (e credo proprio che lo sia), io non ne impedisco il tentativo, anzi, faccio sempre i migliori auguri agli "arditi" del caso.

    10. absitiniuriaverbis 16 ottobre 2022

      Ho capito meglio. Grazie

    1. JA 13 ottobre 2022

      La storia, rifacendomi invece alla formidabile intuizione nietzschiana in materia, di per sé è una favola per rim-bambire se non serve al rafforzamento della vita e l’individuo quale sua levatrice estetica nel divenire cosmico del tempo.
      Per cui distingueva vari tipi di storia a seconda dell’utilità per l’uomo.
      Ad esempio quella locale per riscoprire le proprie radici, o esemplare (monumentale) come quella di Plutarco per formare eroici individui:
      “Nietzsche distingue tre tipi di storia: la storia monumentale, antiquaria e critica. La storia monumentale è propria di chi guarda al passato per cercarvi modelli e maestri che non scorge nel presente; essa tende a mitizzare il passato, cancellandone alcune zone. La storia antiquaria è propria di chi guarda al passato con fedeltà ed amore e tende a paralizzare l’agire. La storia critica è propria di chi guarda al passato come a un peso da cui liberarsi per poter vivere. Essa vorrebbe recidere il passato dimenticando che noi siamo il risultato di precedenti generazioni.
      Ognuno di questi tre generi di storia è nel suo diritto solo se rimane nel suo terreno.. La terza e la quarta Inattuale, infine, sono un omaggio ai maestri della giovinezza, Schopenhauer e Wagner”. ”
      https : //www.tesionline.it/appunti/filosofia/principali-autori-e-temi-dell-indagine-filosofica-/la-tragedia-e-la-storia-nietzsche/121/86

      Sull’utilità e il danno della storia per la vita
      In Sull’utilità e il danno della storia per la vita, Nietzsche distingue la storia (Geschichte) come azione storica e la storia (Historie) come interpretazione della Geschichte, in quanto azione prodotta e dunque immediatamente passata. La storia (Historie) di per sé non è né “buona” né “cattiva”. Ciò che la rende positiva o negativa è l’utilizzo che il “vivente” fa di essa: è “positiva” se favorisce la vita intesa come energia creativa, è “negativa” quando viene utilizzata a fini mistificanti (fondati su molteplici motivazioni) allo scopo di “sfruttare” altri viventi e bloccarne la vita e dunque l’energia creativa. Centrali e decisivi sono sempre i concetti di “vita” e di “energia creativa”: il danno si ha quando la vita è bloccata e l’energia creativa non è dunque “vivificata”, l’utilità quando, in conseguenza dell’azione interpretativa della Historie, si verifica il contrario.
      È importante notare come il filosofo non usi mai i termini “positivo”, “negativo”, “buono”, “cattivo”, ma preferisca sempre “danno” e “utilità”. Tale scelta si spiega proprio per il fatto che egli intende porre in luce l’aspetto interpretativo di ogni processo umano, e dunque anche della storia.
      Non esistono fatti, ma interpretazioni di fatti
      A questo proposto si può ricordare che Nietzsche, nell’ultima sua opera (incompiuta) La volontà di potenza (libro completamente falsificato dal nazismo e “ritrovato” nel 1972), sostiene in modo esplicito il dominio dell’interpretazione sul “fatto”.
      In questo celebre frammento il filosofo afferma: «Contro il positivismo, che si ferma ai fenomeni: “ci sono solo fatti”, direi: no, proprio i fatti non ci sono, bensì solo interpretazioni. Noi non possiamo constatare nessun fatto “in sé”; è forse un’assurdità volere qualcosa del genere. “Tutto è soggettivo” dite voi; ma già questa è una interpretazione, il “soggetto” non è niente di dato, è solo qualcosa di aggiunto con l’immaginazione, qualcosa di appiccicato dopo. È infine necessario mettere ancora l’interprete dietro l’interpretazione? Già questo è invenzione, ipotesi. In quanto la parola “conoscenza” abbia senso, il mondo è conoscibile; ma esso è interpretabile in modi diversi, non ha dietro di sé un senso, ma innumerevoli sensi. «Prospettivismo». Sono i nostri bisogni, che interpretano il mondo: i nostri istinti e i loro pro e contro. Ogni istinto è una specie di sete di dominio, ciascuno ha la sua prospettiva, che esso vorrebbe imporre come norma a tutti gli altri istinti» (F. Nietzsche, Der Wille zur Macht. Versuch einer Umwertumg aller Werthe, edizione italiana a cura di M. Ferraris e P. Kobau, La volontà di potenza, Bompiani, Milano, 1994. frm 7 [60]). Al di là dell’intento provocatorio Nietzsche intende sottolineare come sia nella vita che nell’oggetto delle scienze storico-sociali l’evento sia sempre passato, l’azione sia sempre stata già “agita”: alla realtà si sovrappone il dominio della memoria, del linguaggio, dell’interpretazione.”
      http : //www.federica.unina.it/sociologia/storia-della-filosofia/seconda-inattuale-tre-tipi-storia/

    2. sbregaverse 13 ottobre 2022

      SEMPRE chi guarda , ascolta, odora, gusta, tocca :
      INTERPRETA.

    3. JA 13 ottobre 2022

      Tutto dipende poi dall'interprete e le sue interpretazioni

    4. sbregaverse 13 ottobre 2022

      APPUNTO.

    1. AlbertoConti 13 ottobre 2022

      Se la vera storia è memoria delle politiche del passato, oggetto di giudizio morale ad oggi, allora la politica attuale, se utopicamente fosse autentica, dovrebbe rappresentare il superamento degli abusi morali del passato.
      Questo però in un contesto che vede l'autonomia locale, se mai ce ne fosse traccia, fortemente condizionata dagli eventi globali, in un mondo sempre più interconnesso nel bene e nel male.

      E' perciò ipotizzabile una discontinuità storica che vede in vario modo coinvolti tutti gli Stati e relativi Popoli. Per rimanere positivi questo implicherebbe una coscienza morale universalmente condivisa almeno sui grandi temi trasversali, come ad es. l'assurdità della guerra globale, con conseguente decisione unanime di un disarmo nucleare e biologico. E' il minimo sindacale!

      Man mano che le moderne armi di distruzione di massa diventano accessibili a sempre più Stati, a partire dai più grossi e potenti, la "logica della deterrenza" diventa di fatto una "logica dell'irresponsabilità", cioè si trasforma il classico rapporto di forze (militari) in rapporto di terrorismo suicidario, una forza alla portata del più disgraziato moralmente, il che non è proprio un buon biglietto da visita per l'umanità del XXI secolo.

    2. AlbertoConti 13 ottobre 2022

      Sì, è stato un tentativo in tal senso. Un tentativo forse prematuro, visto come è andata. Gli errori fatti negli Stati che ci hanno provato dovrebbero insegnare qual'è stato il baco di fondo. Quello ideologico attribuibile a Marx è stato indubbiamente sintetizzabile nello slogan infelice: "Le religioni sono l'oppio dei Popoli". Avrà avuto anche le sue buone ragioni per dire una simile idiozia, ma il risultato è stato la negazione dello spirito nell'evoluzione culturale delle masse, congruente col termine "materialismo" (storico o no, facile strumentalizzare il concetto da parte, ad es. della nostra DC a ispirazione cattolica). Questo ha dato corda poi ai critici del troppo "statalismo", cioè i liberisti più estremi e sfegatati che vedono ancor oggi trionfare la loro ipocrita ideologia nelle politiche di matrice anglofona, che assecondano le concentrazioni di capitali privatizzatrici. Da un estremo all'altro, culminato oggi con la proposta "di sintesi" dei davosiani che è la ciliegiona sulla torta di m. che l'umanità si è dovuta mangiare da più di un secolo. Una buona discontinuità sarebbe indubbiamente l'eliminazione del totalitarismo conseguente allo scopo di lucro aziendale (aggravato dal regime di oligopolio delle grandi concentrazioni produttive), in un mondo interamente privatizzato che impoverisce sempre più le masse, costrette allo schiavismo del debito. Un'azienda pubblica dedicata a opere di pubblica utilità non può e non deve avere scopo di lucro, può lavorare bene anche in perdita finanziaria, se necessario (coperta dal gettito fiscale). Una privata no, altrimenti fallisce.
      P.S. ogni consumo obbligato di massa è reso possibile da attività industriali inquadrabili come di "pubblica utilità". E' un fatto, non un'opinione. Invece è un'opinione (sbagliata) che tali consumi vengano meglio soddisfatti dall'offerta finanziata privatamente (S.p.A.)

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