LAVORARE MENO LAVORARE TUTTI, MANTENENDO GLI STIPENDI INVARIATI. OVVERO: COME RISOLVERE IL PROBLEMA DELLA DISOCCUPAZIONE IN 2 SEMPLICI MOSSE

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FONTE: UTOPIARAZIONALE (BLOG)

Se vi chiedessi di esporre la miglior soluzione per risolvere l’attuale crisi economica, quasi certamente mi rispondereste che bisognerebbe far crescere l’economia in modo da creare lavoro, risolvendo così il problema della disoccupazione. A quel punto i consumi ripartirebbero e il sistema economico si rimetterebbe in moto. Fine della crisi.

Bene, se la pensate in questo modo iniziate a preoccuparvi: i mass-media hanno fatto un ottimo lavoro su di voi, avete imparato in maniera ineccepibile quello che dovevate imparare, pensate esattamente ciò che dovete pensare e ripetete a pappagallo la presunta verità utile al potere.
Vi assicuro che esiste almeno una soluzione di gran lunga migliore. Come faccio ad esserne sicuro?
Semplice, perché quella appena illustrata è la soluzione di cui abbisogna il capitale, la classica idea diffusa a Ballarò per intenderci, e dal momento che il capitale trae vantaggio dallo sfruttamento indiscriminato di esseri umani e di risorse, io già intuisco che quella di certo non può essere la soluzione ottimale, perché i capitalisti non guardano al benessere collettivo ma al loro egoistico interesse.
Non c’è bisogno di creare più lavoro, di lavoro ce n’è anche troppo, solo che è mal ripartito. C’è chi lavora 10 ore al giorno sabato incluso e chi è disoccupato.
Non bisogna rilanciare ulteriormente i consumi, perché è evidente che stiamo già iper-consumando. L’ecosistema non ne può più del nostro stile di vita e inizia amorevolmente ad inviarci dei segnali che dovrebbero farci intuire che non è più il caso di continuare così.
Al netto di queste belle parole però, la disoccupazione resta. E allora, che fare?
Veniamo al dunque: per eliminare la disoccupazione è sufficiente ridurre l’orario di lavoro senza diminuire gli stipendi, finanziando l’operazione con una semplice manovra redistributiva.
Ora immaginate per un attimo che cosa accadrebbe se tutti tornassero ad avere un lavoro con un orario ridotto e con un livello di retribuzione invariato?
Semplice, finirebbe la crisi, le persone avrebbero più tempo per vivere la vita e i mass-media potrebbero tornare a dedicare maggior spazio a tutte le stupidaggini che desiderano, come la cronaca, il calcio mercato o il gossip, continuando a distrarre e ad anestetizzare la massa così come hanno sempre fatto.
Lo so a cosa state pensando… lo so perfettamente! Che non ci sono i soldi per una simile manovra economica, e che quindi sia impossibile mantenere la retribuzione invariata…
Vi leggo nella mente perché anche io sono quotidianamente indottrinato dal sistema, ma vivendo nella consapevolezza di questo fatto, cerco di andare oltre e mi chiedo: da dove prendiamo quei soldi?
Anche in questo caso, per quanto intendano farci credere il contrario, le risposte sono almeno due.
La prima, è che il denaro è semplicemente un segno contabile memorizzato all’interno di qualche server di una banca, che viene creato dal nulla e a costo zero. Quindi dire che non ci sono i soldi è una pura assurdità. I soldi ci sono, sono virtualmente infiniti e costano zero.
Guarda caso quando c’è da fare una guerra, o da rifinanziare il sistema bancario che è fallito, come per magia i soldi spuntano sempre fuori e chissà come mai invece, quando si tratta di migliorare le condizioni di vita degli esseri umani no!

Si potrebbe certamente pensare ad una politica monetaria volta ad integrare la diminuzione dello stipendio, ad esempio istituendo un reddito d’esistenza, ovvero una somma di denaro accreditata mensilmente, che viene concessa a tutti gli individui solo ed esclusivamente per il fatto di esistere.

La seconda, è che il PIL pro-capite in Italia è di 23.000€ all’anno circa (nonostante la crisi). Pro-capite significa per ogni individuo: neonati, bambini, adolescenti, studenti universitari, disoccupati, occupati e pensionati inclusi.
In linea teorica ogni italiano potrebbe disporre di 23.000€ all’anno a testa. Così facendo una famiglia composta da padre, madre e 2 figli avrebbe un reddito di 92.000€ all’anno! Mica male!
Ma allora i soldi ci sono!?! Certo, e anche se non ci fossero potremmo sempre crearli dal nulla a costo zero, se solo i politici, che notoriamente stanno dalla parte del popolo, non avessero ceduto la sovranità monetaria alle banche private!
Ma se tutti questi soldi sono in circolo, perché esiste la povertà? Oh è semplicissimo: perché invece di suddividere la ricchezza che siamo in grado di produrre in parti uguali, c’è chi ne accumula avidamente in eccesso dalla media.
La matematica ci dice che per ogni individuo che ha ricchezza sopra la media devono essercene altri che ne hanno al disotto, altrimenti i conti non tornerebbero!
Che ci volete fare, a forza di guardare la Tv ci siamo convinti che sia giusto che esistano delle persone ricche, perché sono meritevoli, intelligenti, bravi, furbi, belli… ma purtroppo ci siamo anche dimenticati che in una società capitalistica all’opulenza dei pochi corrisponde il malessere di molti, perlomeno fin quando non tocca a noi scendere sotto la media e trasformarci in poveri.
Allora chiediamoci: com’è allocata la ricchezza in Italia? Ce lo dice Bankitalia: il 10% delle famiglie più ricche possiede il 46,6% delle ricchezza netta familiare totale. (Fonte: indagine sui bilanci delle famiglie italiane nel 2012 della Banca d’Italia)
E nel mondo va ancora peggio: nel 2016 l’1% della popolazione sarà più ricco del restante 99%, stando a quanto recentemente dichiarato da Oxfam.
Bene, ma se l’1% della popolazione mondiale detiene il 50% della ricchezza totale, questo significa che il restante 99% potrebbe raddoppiare la propria ricchezza se solo quell’eccesso di accumulazione venisse redistribuito. E già, avete capito bene: raddoppiare!
Ma noi per risolvere la crisi in Italia non dobbiamo mica raddoppiare la nostra ricchezza! Abbiamo bisogno di diminuire l’orario di lavoro e riportare gli stipendi al livello precedente, integrando la diminuzione con una manovra redistributiva che potrebbe essere finanziata prelevando la ricchezza da chi ne ha in eccesso. Tutto qui!
Se immaginiamo di diminuire l’orario di lavoro di 1 ora al giorno, il nostro stipendio non verrà di certo dimezzato, ma diminuirà del 12,5% . Se invece volessimo ridurlo di 2 ore al giorno, calerebbe di un 25%, nel caso di un calo di 3 ore, ci sarebbe un ammanco del 37.5%.
Qualche tempo fa, mi sono divertito a stimare, nel modo più semplice possibile, di quanto sarebbe dovuto diminuire l’orario di lavoro per eliminare la disoccupazione, ipotizzando di assumere qualche dipendente pubblico per compensare l’ammanco di lavoro dovuto alla diminuzione del loro orario. Ho anche cercato di stimare i costi totali che trovate qui.
Quello che ho scoperto è che per risolvere la disoccupazione in Italia (dato Istat ufficiale 12,6%) è sufficiente lavorare 1h al giorno in meno, e che il costo per integrare i redditi dei lavoratori (in modo da non farli diminuire) ed assumere 500 mila nuovi dipendenti pubblici (per offrire il medesimo numero di ore di servizi pubblici), è di circa 70 miliardi di euro all’anno.
70 miliardi sono veramente bazzecole per una manovra che garantirebbe la piena occupazione, inducendo effetti straordinari sull’intera economia italiana e, cosa ben più importante, sulla felicità di 60 milioni di persone.
Quel valore potrà essere certamente ricalcolato in modo molto più accurato, ma come dicono i fisici dato l’ordine di grandezza ottenuto, comprendiamo che è realmente possibile eliminare la disoccupazione diminuendo l’orario di lavoro, pur mantenendo invariati i livelli di retribuzione.
Ora spero che sia chiaro a tutti che non abbiamo bisogno di “più lavoro”; al contrario, visti gli eccessi consumistici e le innumerevoli apparecchiature soggette ad obsolescenza programmata, nell’odierna ingiusta ed inefficiente società capitalistica di lavoro ce n’è addirittura in eccesso e anche di consumo, ovviamente.
Le due cose sono correlate: più consumiamo e più dobbiamo lavorare, ma più consumiamo più inquiniamo; più lavoriamo e meno tempo abbiamo per vivere; più lavoriamo e più inquiniamo, più ci ammaliamo… e così facendo peggioriamo drasticamente le condizioni di vita dell’intera umanità.

Non abbiamo bisogno di più beni che durano sempre di meno, ma di un minor numero di oggetti che però siano di qualità elevata.

Non abbiamo neanche bisogno di più lavoro, semmai di un maggior tempo libero per vivere la vita in condizioni di libertà.

Che strano, ancora una volta tutto il contrario di quello che ci dicono i massmediologhi!
In Tv ci dicono che il lavoro nobilita l’uomo e che il lavoro è salutare, che lo scopo è di garantire un bel lavoro a tempo pieno a tutto il popolo, per gli uomini le donne e anche per i ragazzi, che ovviamente potrebbero lavorare d’estate durante le vacanze!
Una palese follia sociale, figlia di qualche mente malata di profitto, che non guarda minimamente al benessere degli esseri umani.
Se invece eliminassimo l’iper-consumo, ad esempio sostituendo tutti i beni scadenti e soggetti a obsolescenza con altri durevoli e di elevata qualità (nel medio-lungo periodo) di lavoro ce ne sarebbe di meno, pur avendo in produzione tutti i beni di cui abbiamo bisogno.
Tutto ciò si tradurrebbe in un minor lavoro ed in un minor inquinamento ambientale, quindi in maggior tempo libero per vivere la vita e in una ritrovata salute fisica. Mica male?
Se poi consideriamo il fatto che le automazioni e le IA andranno a sostituire sempre di più gli esseri umani nelle loro funzioni, comprendiamo ancor meglio che di lavoro ce ne sarà sempre di meno (per nostra fortuna)!
Sì! Per fortuna! Tutto ciò non è un problema, ve l’assicuro! Piuttosto direi che è una benedizione!
Il vero problema non è il lavoro che manca o quello che mancherà, ma è la più totale inefficacia ed incapacità del sistema economico attuale di cogliere le opportunità che si prospettano per il nostro futuro, e che potrebbero elevare gli esseri umani a una condizione di abbondanza, di benessere e di libertà inimmaginabili fino a pochi decenni fa.
Infatti se i beni ci sono, perché vengono prodotti dalle automazioni invece che dagli esseri umani, ma non c’è il lavoro, quale sarebbe il problema?
Direte, ma così restiamo senza lavoro ecco dov’è il problema. Certo, con le folli regole attuali questo è vero, ma non esiste mica solo questo tipo di economia!
Ci sono più soluzioni per far tornare tutti al lavoro, permettendo comunque a quei lavoratori di avere l’accesso ai beni ed ai servizi di cui hanno bisogno e che sono fisicamente disponibili.
Lo ripeto, il problema non è nel lavoro che diminuisce, ma nella visione socio-economica nei confronti del lavoro, che è una vetusta impostazione ottocentesca e che evidentemente non è più in grado di stare al passo con i tempi. Basta cambiarla, fine dei problemi.
Ma di questo parleremo nei prossimi post, ora abbiamo un’impellente necessita:
dobbiamo adoperarci in prima persona affinché l’orario di lavoro venga diminuito mantenendo gli stipendi invariati, attuando una doverosa manovra di redistribuzione della ricchezza già esistente.
6.04.2015
24 Commenti
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gimo
gimo
9 Aprile 2015 8:02

Dico la mia: Disoccupazione non significa che manca il lavoro da fare, mancano solo i soldi per pagare la gente. Di lavoro da fare siamo pieni e consideriamo innanzitutto, come dice l’articolo, le ore lavorate. Basterebbe abbassare un po’ le ore giornaliere e lasciare2 giorni liberi a settimana. Poi di lavoro assistenziale, di lavoro per i comuni ce n’è tanto. Si devono ristutturare scuole, strade, citta, ricostruire intere citta e pezzi di territorio distrutto da alluvioni e terremoti.  Tanto tanto lavoro. Ma appunto non ci sono i soldi. O meglio…..chi li ha non paga. Le multinazionali della grande distribuzioneme della telefonia non pagano. La telefonia apre decine di callcenter a paghe da fame. La grande distribuzione assume al minimo sindacale,  sfrutta anche lavoratori e aziende in nero, nella mia regione i grandi marchi di supermercati elettronica etc fanno per esempio volantinaggio in nero.  McDonald paga quattro soldi e chissa dove paga le tasse..,,. Di conseguenza se chi ha i soldi in questo momento, non scuce….  C’è poco da fare. Faccio anche notare che si continua con il recuper dell’evasione da scontrino…. Ma se l’1%  ha in mano il 90% della ricchezza….. Davvero ci vuole cosi tanto a capir CHI evade?… Leggi tutto »

yago
yago
9 Aprile 2015 8:53

Marchionne guadagna come un intero stabilimento fiat. Di marpionni in giro ce ne sono moltissimi e non solo nel privato. Se venissero tassati senza elusioni varie si potrebbero assumere migliaia di operai addetti a fare gli spacchetti al caffè.

Penta
Penta
9 Aprile 2015 9:06

Mantenendo gli stipendi invariati? Ma perché non aumentandoli? Meglio ancora raddoppiandoli?

Hamelin
Hamelin
9 Aprile 2015 10:05

Molto perplesso su questo articolo alquanto fantasioso .Una piccola precisazione su un punto innanzitutto . Il Denaro per come è strutturata ora l’emissione in Europa viene emesso a debito dalla BCE , quindi non è vero che è a costo 0 .( Questo è anche il motivo perchè il debito è inestinguibile con questo meccanismo ) . Il sistema in cui viviamo è una struttura piramidale dove chi sta sopra assorbe le ricchezze ed il potere da chi sta sotto .Quindi difficilmente chi sta sopra scenderà dal piedistallo per abolire questo sistema visto che comporta loro benefici immensi ( quasi divini ) . Il problema vero è che quelli che stanno sopra riescono ad ingannare quelli che stanno sotto facendo credere loro di essere nel migliore dei mondi possibili e che loro sono dei luminari benefattori dell’umanità .Quelli che stanno sotto li servono senza fiatare tramite la schiavitu’ del lavoro . Il lavoro è il principale mezzo di controllo assieme al denaro con cui l’1% ricco tiene in piedi il sistema . I Globalisti stanno riportando il lavoro agli antichi fasti di un tempo dove veniva svolto solo da schiavi.( Tutte le abolizioni dei diritti  che stanno facendo e del Welfare sono propedeutici per il… Leggi tutto »

Hamelin
Hamelin
9 Aprile 2015 10:06

Ti dimentichi che i vari Marpionni… scrivono loro le leggi e le regole …

Georgejefferson
Utente CDC
9 Aprile 2015 10:11

Scoperta dell’acqua calda. Domanda: Chi comanda non da spazio.Come fai? L’egemonia culturale mainstream ti scatena addosso la guerra tra poveri avendo avuto cura di instillare nelle coscienze il credo religioso che l’uomo e’ avido ed egoista per natura, e non in larga parte per costruzione sociale. Quindi dando per scontato che le soluzioni sono il preludio per l’opportunismo nessuno si fida di nessuno e la costruzione di comunità di intenti va a farsi fottere. Ovviamente hanno gioco facile, dato che (e questa e’ un’altra costruzione artificiale egemonica) hanno instillato nelle coscienze il credo che il passi possibili sono solo quelli confermati dal successo di un precedente (fanatismo dell’empiria) e quindi, fermo restando la sua importanza richiamante la prudenza… avendo avuto esperienze fallimentari nel passato….vuoi per negligenza o azioni criminali di chi si e’ sostituito al potere per poi riprodurre ugualmente barbarie…vuoi per il conflitto e scontro di forze che il mondo capitalistico ha scatenato ecc.. La fiducia per costruire ha subito un colpo epocale funzionale al potere dominante. Non ci si illuda che sia possibile riaccendere il conflitto di classe a breve termine. Concordo abbastanza comunque. Ps. il lavoro andrebbe anche trasformato, non solo redistribuito, e lo lascia intendere anche… Leggi tutto »

Georgejefferson
Utente CDC
9 Aprile 2015 10:19

Hamelin non e’ che ti scontri troppo con l’articolo, solo poni il problema che il potere e’ forte e difficilmente scalzabile, come scritto anche da me, anche se avremmo sicuramente punti di vista diversi nonostante si possano trovare punti di accordo.

La mia critica e’ che hai gia stabilito il futuro come un destino senza resistenze, senza pressioni popolari, senza aiuti in alto ed in basso, senza scontri tra poteri che rompono equilibri egemonici e aprono spazi.
Non significa di sicuro illudersi di soluzioni facili e sicuramente che si attueranno miglioramenti per i popoli, specie a breve termine.
Ma la tua posizione e’ gia decisa a priori. E’ l’obbiettivo primario da diffondere come egemonia culturale.
illupodeicieli
illupodeicieli
9 Aprile 2015 11:11

@La telefonia apre decine di callcenter a paghe da fame. La grande distribuzione assume al minimo sindacale,  sfrutta anche lavoratori e aziende in nero, nella mia regione i grandi marchi di supermercati elettronica etc fanno per esempio volantinaggio in nero.  McDonald paga quattro soldi e chissà dove paga le tasse..,,. Vorrei far notare come anche i piccoli che vorrebbero assumere, magari per poter migliorare la propria azienda , assumeranno i dipendenti con i nuovi contratti capestro e come fanno la GDO e chi se lo poteva permettere (aziende multinazionali ad esempio). Quando avevo anch’io un’azienda commerciale e davo lavoro a 4 o 5 persone a libro paga, non le spremevo come limoni. Col senno di poi mi chiedo se avrò fatto bene o se dovevo fare il figlio di p*****a: forse non sarei fallito. Adesso,e non per andare fuori tema, c’è chi fa osservare che c’è meno gettito fiscale: io sono dal 2004 che non pago tasse. Mi hanno fatto fallire, mi hanno impedito di lavorare, e vivo perché qualcuno mi dà, una tantum, dei soldi. Avrei voluto riprendere a lavorare, ma peggio per loro. Il curatore mi ha portato via l’auto, in banca non mi danno un centesimo (fallimento… Leggi tutto »

sfruc
sfruc
9 Aprile 2015 11:33

Hamelin, è vero che il problema è l’attuale "struttura del sistema", pensato e perpetrato per incatenare il genere umano "a condizioni di schiavitù" – tramite il falso indottrinamento lavoro-consumo compulsivo – e ad esclusivo beneficio delle élite che detengono le leve del potere economico (e perciò politico) ma anche, guarda caso, mediatico. Perciò si tratta di scardinare il sistema alla radice.  E come? Lo hai detto tu: "Il Denaro per come è strutturata ora l’emissione in Europa viene emesso a debito dalla BCE , quindi non è vero che è a costo 0". Lo strumento principe dello schiavismo è proprio il sistema della moneta-debito.  E’ da questa che occorre liberarsi. Fuori della trappola usuraria della moneta-debito – matematicamente non ripagabile e progettata per l’esclusivo saccheggio in favore delle élite – diventa improvvisamente vero ciò che scrive l’articolista: "il denaro è semplicemente un segno contabile memorizzato all’interno di qualche server di una banca, che viene creato dal nulla e a costo zero. Quindi dire che non ci sono i soldi è una pura assurdità. I soldi ci sono, sono virtualmente infiniti e costano zero". Ma attenzione, liberarsi della moneta-debito non significa SOLO ripudiare l’Euro giacché il problema non sarebbe affatto risolto se si… Leggi tutto »

SanPap
SanPap
9 Aprile 2015 12:32

da ‘7 fallacie economiche’ di Lawrence W. Reed 1. La fallacia dei termini collettivi. Esempi di termini collettivi sono “società,” “comunità,” “nazione,” “classe,” e “noi.” La cosa importante da ricordare è che sono delle astrazioni, prodotti dell’immaginazione, non entità che vivono, respirano, pensano ed agiscono. La fallacia in questione presume che una collettività sia, infatti, un’entità che vive, respira, pensa ed agisce. Il buon economista riconosce che l’unica entità che vive, respira, pensa ed agisce è l’individuo. La fonte di ogni azione umana è l’individuo. Altri possono acconsentire all’azione di qualcuno o persino parteciparvi, ma tutto ciò che accada come conseguenza può essere fatto risalire ad individui particolari e identificabili. Considerate questo: potrebbe mai esserci un’astrazione chiamata la “società” se tutti gli individui scomparissero? Ovviamente no. Un termine collettivo, in altre parole, non ha in realtà un’esistenza indipendente dalle persone specifiche che ne fanno parte. È assolutamente essenziale per determinare origini e responsabilità e perfino causa e effetto che gli economisti evitino la fallacia dei termini collettivi. Chi non lo farà si impantanerà in orrende generalizzazioni. Assegnerà credito o colpa ad entità inesistenti. Ignorerà azioni molto reali (azioni individuali) che si verificano nel dinamico mondo intorno a lui. Potrà persino… Leggi tutto »

Jor-el
Jor-el
9 Aprile 2015 12:53

Il sistema non è immutabile, anzi, per sua natura è in costante travolgente rivoluzione, con l’obiettivo, però di mantenere, anzi, "ottimizzare" la famosa piramide. Che nei prossimi anni dovrà essere trovato un modo per separare lavoro e reddito è ovvio, perché senza reddito non si consuma e senza i consumi si fanno pochi affari. il problema, per chi sta al vertice della piramide, è farlo assicurandosi che chi sta sotto continui a stare sotto e che i profitti salgano. La soluzione che stanno escogitando penso che comporterà un mix fra sussidi differenziati, pseudo-lavoretti ultraprecari e credito al consumo. Questo costituirà in un ulteriore passo avanti nel trasformazione in atto del reddito (trasformare il salario/stipendio in debito) e l’occasione di creare ulteriore frammentazione nella stratificazione sociale che sta già prendendo il posto della classe media. Uno schifo totale, in sintesi. Il punto, quindi, è che la richiesta di "sussidi di esistenza" e "redditi di cittadinanza" può essere perfettamente compatibile con il mondo che le élite stanno progettando e anziché creare più spazi di liberazione e aumentrare la ricchezza sociale (in tutti i sensi, non solo finanziaria) porterà a un peggioramento della qualità della vita media. Pensiamo, per esempio, a un sistema… Leggi tutto »

Hamelin
Hamelin
9 Aprile 2015 13:14

Cerco per quanto piu’ possibile di guardare in modo oggetivo attorno a me .
Le mie considerazioni non vogliono essere una resa ineluttabile al meccanismo di potere consolidato che ci sta portando nel baratro , ma un prendere atto dei fatti .

Il sistema ha già ampiamente sviluppato anticorpi potenti nel sistema Mass-Mediatico per sopire la coscienza critica dei pensanti .

furibondius
furibondius
9 Aprile 2015 16:03

In una parola, comunismo…….

mincuo
mincuo
9 Aprile 2015 19:23

Almeno uno che mostra di avere una testa sua…..e non solo slogan appiccicati, zero conoscenza di economia e la personalità e intelligenza di un bambino di 8 anni, scarso, come l’articolista.
Rara avis.

Gtx1965
Gtx1965
9 Aprile 2015 19:34

un bel scritto… utopico come ben sa l’autore… ma bello e nel suo funzionamento razionale… ma qui siamo all’inferno con diavoloni ingiaccaecravatta a vigilare che tutto continui così com’è da svariati millenni oramai… insomma ritenta sarai più fortunato…

vic
vic
9 Aprile 2015 20:42

Vedo che c’e’ chi comincia ad inquadrare le cose osservando come va il mondo oggi e non nell’800. Dunque, approssimando alla grande: chi lavora oggi sono le macchine. E chi viene sfruttato alla grande sono i neoschiavi. Son li’ in quanto costano meno di una macchina (per intanto). Essendo assodato che la ricchezza tende a concentrarsi a gran velocita’ nelle mani di pochi, il problema e’ proprio questo. Che pero’ va ulteriormente  messo a fuoco: le multinazionali giocano un ruolo importantissimo in questo accumulo della cosiddetta ricchezza, ma anche di risorse, di macchine per esempio. Uno potrebbe insinuare il dubbio affermando che le varie casse pensioni sono di fatto grandi azionisti di tante aziende e percio’ in questo modo la ricchezza viene ridistribuita. Non sono eeconomista per cui non ho sottomano i dati. Pero’ la storia recente ci insegna che semmai le casse pensioni sono state abusate per rimediare a certi disastri finanziari o dello stato o del settore finanziario vero e proprio. Quindi il problema di come ridistribuire le risorse rimane. Poiche’ i marxisti continuano a rifarsi a categorie dell’Ottovento, io gli faccio il verso facendo la stessa cosa, cioe’ osservando come si organizzava la societa’ di quel tempo,… Leggi tutto »

Ercole
Ercole
10 Aprile 2015 0:36

Questa è la prova della validità della scienza del Marxismo è il passo obbligatorio del

 superamento del capitalismo.
P.S. OTTIMA RIFLESSIONE.
Rasna
Rasna
10 Aprile 2015 7:55

Secondo me l’articolo è valido solo se lo si prende come mezzo e non come scopo. Il problema del lavoro è il concetto di lavoro stesso. Lo so, vedete il mio pensiero come utopia ma dato che quelli che frequentano questo sito inseguono sogni, la mia utopia dovrebbe incontrare qualche condivisione. Il lavoro, inteso come prestazione necessaria per ottenere il denaro, ha sempre rappresentato il mezzo migliore per rendere l’uomo schiavo. Schiavo del padrone, schiavo del denaro, schiavo, in tempi moderni, del consumo. Ma questa schiavitù è davvero necessaria? Potrebbe il mondo andare avanti senza lavoro? E soprattutto, ha senso per l’uomo una vita spesa a lavorare per procurarsi i mezzi per vivere (o per consumare)? Le religioni hanno già risposto a questo: – per il buddismo il desiderio origina la sofferenza – per il cristianesimo il desiderio di ricchezza conduce all’inferno Ma anche senza scomodare fede e dogmi, hanno davvero torto queste filosofie? Noi lavoriamo (intendo il lavoro routinario eseguito per il denaro) perchè siamo obbligati, non perchè scegliamo di farlo. I bambini crescono sapendo che per vivere dovranno lavorare e non capiscono il perchè… e hanno ragione. Proviamo a tornare alla base di noi stessi, a capire cosa… Leggi tutto »

amaryllide
amaryllide
10 Aprile 2015 8:06

"Considerate questo: potrebbe mai esserci un’astrazione chiamata la
“società” se tutti gli individui scomparissero? Ovviamente no."

che putt…ta atomica! Con questa "logica" QUALSIASI COSA è un’astrazione. Potrebbe esserci un’astrazione chiamata "uomo" se tutti gli atomi scomparissero? Ovviamente no. QUindi non esiste l’uomo, ma solo gli atomi. Anzi, a loro volta gli atomi sono fatti di componenti minori, quindi nemmeno loro esisterebbero senza di essi, e quindi in realtà non esiste l’atomo, ma solo neutroni, protoni ed elettroni.

I liberisti sono dei poveri alienati

Georgejefferson
Utente CDC
10 Aprile 2015 10:27

E’ vero Hamelin. Mettiamola cosi:

Prendere atto dei fatti e’ riconoscere che l’ideale del potere dominante e’ in buona fase di suo compimento. Concordi?
Bene, io aggiungo, tra quelle idee c’e’ anche quella di instillare nell’immaginario collettivo un senso simil religioso di destino ineluttabile che trascende passato presente e futuro.
Ma la riuscita e compimento di questa colonizzazione dell’immaginario e’ il presupposto senza del quale il compimento dei loro ideali verrebbe meno. E’ il presupposto principe.
Quindi almeno riguardo al futuro, e’ più importante e realistico in relazione agli ideali dei popoli atteggiarsi in termini di alte probabilità ed incitamento alla prudenza che non in termini di futuro gia scritto, specie per il lungo termine di cui conosciamo poco o nulla.
Georgejefferson
Utente CDC
10 Aprile 2015 10:39

Ne hai cosi tanti di slogan per la testa Mincuo, che nella foga di elogiare Jor el manco hai notato una contraddizione palese (a debito non e’ un sussidio, e’ un cane che si morde la coda). Almeno con Jor el si puo discutere.

yago
yago
11 Aprile 2015 4:22

Purtroppo Hamelin, ma ciò che sconcerta è il fatto che di fronte a tale palese e delinquenziale sperequazione la gente si è assuefatta ed ancora ascoltano in tv i politici che li prendono in giro. Del resto il 90% dei politici , Grillini a parte, sono li per salvaguardare un sistema dove molti sono alla fame e per pochi invece è una manna.

cipperimerlo
cipperimerlo
11 Aprile 2015 13:58

Pensiamo, per esempio, a un sistema di sussidi condizionato alla residenza, all’accettazione di un lavoro di merda imposto, alla disponibilità ad essere spostato da un’altra parte del paese o, addirittura, del pianeta.


Cioè, pensiamo alla riforma Hartz!
fabKL
fabKL
11 Aprile 2015 20:37

Concordo quasi su tutto e per questo motivo vorrei allargare l’argomento introducendo un altro concetto che falsa la percezione della realta’: la CREAZIONE DI POSTI DI LAVORO. La creazione di posti di lavoro e’ una bella frase da dare in pasto agli elettori che la accolgono positivamente. IN realta’ non e’ cosi per un semplice motivo: E’ IMPOSSIBILE CREARE POSTI DI LAVORO, senon in senso strettissimo della frase.Perche’ e’ impossibile? perche’ la somma degli occupati e’ sempre uguale. Il mercato – anche quello del lavoro – e’ saturo e qualsiasi nuova impresa o politica andra’ a discapito degli esistenti. Ad esempio, creando nuove aziende nel settore energie alternative si creeranno nuovi posti di lavoro ma questi posti di lavoro andranno a danno di tutti coloro che lavoravano nelle centrali tradizionali, e nella loro manutenzione nel trasporto e raffinazione del petrolio e di tutto l’indotto. Se si apre un nuovo centro commerciale ci saranno centinaia di piccoli esercenti che chiudono e anche le ditte di distribuzione ecc ecc.Se aumentano i giornali su internet ci saranno licenziamenti nel settore stampa ecc. ecc. LA CREAZIONE DI POSTI DI LAVORO E’ UNA BUFALA. In concreto succede che i nuovi posti di lavoro vengono occupati… Leggi tutto »