L’ALIENAZIONE UMANA COME GUASTO PRODOTTO DAL CAPITALISMO CONTEMPORANEO

L’ALIENAZIONE UMANA COME GUASTO PRODOTTO DAL CAPITALISMO CONTEMPORANEO

DI EUGENIO ORSO

pauperclass.myblog.it

Per iniziare questo discorso, ben conscio delle sue complessità e del fatto che si tratta di un terreno ancora largamente inesplorato, voglio presentare di seguito il testo di una mail inviatami agli inizi di gennaio 2010 da un mio corrispondente, una persona quasi cinquantenne che non lavora più per scelta e che si dedica, durante le settimana borsistica, alla piccola speculazione sui titoli, rivolgendosi spesso al mordi e fuggi e “maneggiando” talvolta prodotti ad elevato rischio come i derivati.

Ho appena finito di completare l'opera. Grazie a Supersilvio, e alla start up biotech del San Raffaele di Milano 536 ieri e piu' di altri 400 oggi. Netti sono circa 800 euro, considerate le tasse ridicolmente basse al 12,5% e le commissioni. Visto che con i miei metodi io vinco in borsa (mentre in Italia il 95% perde, cosi' dicono le statistiche) la banca lo sa bene e mi stende tappeti d'oro, mi regala vini Barolo lussuossimi da 100 Euro a bottiglia pur di tenermi cliente per poi cercare di rifarsi con i miserabili, i disgraziati pensionati, i lavoratori dipendenti, etc. inculandoli a morte con il tipico 0,2% di interesse.
Quante ore deve lavorare una commessa alle 2 Torri per portare a casa una pagnotta che io ho preso in 2 pomeriggi? Un mese di lavoro. Quanti giorni dovrei lavorare io di dura partita doppia, spaccandomi la testa a far la quadra? Te lo dico subito: tre settimane.
Il lavoro dipendente, qualunque esso sia, e' finito in questa società del Dio rendita. Ad essa bisogna votarsi e chiudere gli occhi di fronte alle ingiustizie sociali che ci sono in giro, sperando che non tocchino un giorno a te.

Per questo la Borsa e' l'unico metodo che ti possa assicurare la pensione fai da te e fuggire dal mondo del lavoro dipendente conquistando la libertà.

Ovviamente queste parole sono agghiaccianti ed io ho interrotto immediatamente qualsiasi tipo di rapporto con il soggetto che le ha scritte, rivelando con tali affermazioni un cinismo inaccettabile, una vera e propria assenza di dignità umana e un’accettazione piena delle dinamiche criminali del capitalismo contemporaneo.

Per chiarire alcuni arcani contenuti in questa orribile mail, partendo dal meno oscuro, preciso che “Supersilvio” è Silvio Berlusconi, mentre dietro l’espressione tecnico- borsistico-ermetica “start up biotech del San Raffaele di Milano”, si nasconde un’acquisizione-speculazione [non però del livello di quella che ha riguardato Mondadori] di cui questo individuo è venuto a sapere, e perciò ha seguito il [suo] principio guida: “Investi sulle mosse di Berlusconi”, guadagnandoci su, in paio di sedute borsistiche, “ben” ottocento euro netti.

Ma forse, per chiarire ancor meglio la vicenda con un minimo di informazione per così dire tecnica, prima di passare all’analisi del contenuto della missiva in formato elettronico, è bene che riporti parte del testo della precedente mail, corredato di grafici e tabelle, che ho ricevuto dallo stesso soggetto e centrata sullo stesso argomento.


Questo e' il grafico

dell'azione farmaceutica "Molmed" del San Raffaele di Milano (Molecular Medicine).
Il suo minimo borsistico avviene nei giorni di dicembre 2009, verso metà mese (1,60)

Zitto zitto, ai minimi di dicembre il ns. esimio Premier compra fuori mercato da un fondo comune la maggioranza dell'azienda (il 24,12%), notizia che viene annunciata alla stampa appena oggi 7.1.2010 alle 12:05.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2010/01/molmed-
fininvest.shtml?uuid=1f87ab98-fb9d-11de-b596-e16b767cd100&DocRulesView=Libero

Alle 12:05 quando la notizia esce il mercato letteralmente dorme, probabilmente perche' gli operatori di borsa piu' importanti, i piu' attivi, vanno tradizionalmente a pranzo, fino alle 14.
Dalle 14 - ovvero quando gli operatori di borsa ritornano al lavoro - si scatena il finimondo in acquisto e l'azione Molmed arriva oggi fino quasi a 2 Euro, per poi chiudere a 1,87.

Alle 12:05 per fortuna io non pranzo ancora (pranzo abitualmente alle 12:40) e leggendo la notizia in tempo reale noto, con stupore, che il mercato non reagisce alla mossa inattesa di SuperSilvio. Riesco a comprare le Molmed senza affanno e me ne servono la quantità che necessitavo, 3400, a 1,777.

Alle 15 vendo concretizzando l'assist che mi e' stato servito da un mercato così inefficiente e porto a casa 536 Euro.

Poi verso le 16 ne ho acquistate altre 1350 a 1,888 senza però riuscire a venderle (pazienza forse le terrò, a questo punto visto il lauto guadagno realizzato).
Morale della favola: i mercati sono mostruosamente inefficienti.



Per essere esaustivi nella spiegazione dell’operazioncina speculativa realizzata “sulle orme di Supersilvio”, preciso che il piccolo gambler di borsa in questione ha venduto dopo un giorno anche le 1.350 azioni acquistate in fine seduta, realizzando con tale vendita il guadagno netto che gli mancava per arrivare ai famosi ottocento euro netti, mentre l’inefficienza del mercato, che a mezzogiorno si è mostrato “fiacco”, al punto di avere l’impudenza di non reagire alla mossa berlusconiana, è in tale caso dovuta al fatto che molti operatori, a quel ora, se ne vanno a pranzo e ricominciano “il grande gioco” alle
quattordici.



Lo stesso soggetto, in precedenza, mi ha specificato che grazie allo spostamento epocale di risorse dal Lavoro al Capitale, e grazie alle politiche che nel caso italiano proteggono la rendita a scapito di chi è costretto a lavorare per sopravvivere, lui stesso, pur essendo ancora relativamente giovane ed ancora per qualche anno “nel pieno delle forze”, preferisce speculare in borsa con un carico fiscale del 12,5% piuttosto che lavorare con un carico “del 120%” dal punto di vista dell’azienda.

In questa piccola ma “edificante” vicenda carica di significati emerge in pieno, per come la penso io, quello che i francesi colti definirebbero l'esprit de l'âge, e per quanto attiene l’oggetto di questo mio scritto – che di certo non è la finanza, la borsa, le dinamiche speculative da un punto di vista “operativo” o i prodotti inventati in quel contesto apparentemente irreale – ho modo di ritenere che le parole del mio sciagurato [ex]corrispondente descrivano, prima ancora che un mondo sempre più intriso di cinismo e
di autentica abiezione, un suo profondo, personale disagio, l’instabilità esistenziale che lo pervade e la paura “di affondare” fino al collo, senza rimedio, nelle melme che sono in agguato sotto la patina di “democrazia”, “diritti individuali”, “legalità”, opportunità per tutti, di un’eguaglianza pelosa e soltanto formale che caratterizza questo sistema, se una serie di speculazioni importanti non va come dovrebbe, facendolo scivolare improvvisamente nella condizione dei miserabili, dei disgraziati pensionati e dei lavoratori dipendenti, evocati [e cinicamente irrisi] nella sua seconda mail.



Mi pare evidente che questo soggetto intuisce l’insidiosa e profonda trasformazione dell’ordine sociale in corso, e la esorcizza mostrando indifferenza, se non disprezzo, per la sorte dei moltissimi “che non ce la potranno fare”, fidando sulle sue capacità di analista finanziario e di speculatore borsistico per sottrarsi alla ri-plebeizzazione che nota quotidianamente intorno a lui.

E’ dunque per tale motivo che ammira Supersilvio e la sua capacità “di fare soldi”, di acquisire, a qualsiasi prezzo personale e collettivo, un potere fine a se stesso, privilegi e impunità a scapito di un'intera nazione, ed è per questo che ne segue le orme anche nelle operazioni finanziarie, naturalmente in quelle più modeste e accessibili ad un “pubblico indistinto”.

Vorrebbe anche lui la libertà nicciana dell’aristocratico per la cui piena realizzazione moltissimi altri devo subire servaggio, schiavitù, limitazione dei diritti e delle possibilità di crescita, restando per tutta la vita “uomini incompleti”.

Ma il piccolo gambler che si danna quotidianamente, per restare a galla, con listini, candeline del fib, rumors e stocastico, teorie avanzate di statistica e game theory, comprende perfettamente che il mondo della nuova élite non ammette intrusi, e non concede a chi sbaglia prove d’appello.


Il capitale ha compiuto una metamorfosi completa nel suo immaginario [e non soltanto nel suo, purtroppo …], trasformandosi nel “Dio rendita” che è destinato a stravincere nell’epocale confronto con il Lavoro, tanto che l’intera società umana sembrerebbe ormai nelle mani di questa divinità.

Persino l’attività dell’imprenditore, come lui stesso mi ha confessato in precedenza, è oggi a rischio, non più appetibile, se pensiamo ai piccoli imprenditori italiani della PMI in crisi che stanno “per uscire dal mercato” da un momento all’altro, e se quello dell’imprenditore possiamo veramente definirlo un “lavoro” – così sicuramente non è stato per molti marxisti – ad esempio nei termini più noti e abusati dell'organizzazione dei fattori della produzione volta a conseguire sempre e comunque il massimo profitto, concezione che riporta, se non vado errato, all'utilitarista e positivista John Stuart Mill.

Anche questo “lavoro”, soprattutto per quanto riguarda la piccola impresa con l’imprenditore individuale impegnato in prima linea, sarebbe destinato a subire nel tempo la sorte di tutti gli altri.



Il nostro piccolo mago del capital gain comprende bene che se qualcosa gli va male, molto male, non avendo lui un grande patrimonio a coprirgli le terga e un gran potere personale, “non essendo bene introdotto”, il rischio che corre è quello di finire nella condizione sempre più infera di chi deve vivere vendendo a prezzi via via inferiori proprio lavoro, di chi lavoro non ha e non può contare come ultima ratio su solide “reti familiari e amicali alle spalle”, o di chi, dopo decenni di attività lavorativa, si trova a fare i conti con la sopravvivenza quotidiana e una pensione mensile decisamente inferiore ai mille euro.
Il piccolo gambler festeggia dunque gli ottocento euro netti, presi con poco sforzo in un paio di giorni grazie alla via indicatagli da “Supersilvio” e alle sue abilità, ma teme costantemente la deriva esistenziale che un'insufficiente, mediocre o addirittura negativa performance borsistica potrebbe in futuro comportare, vive costantemente con l’angoscia di scivolare prima o poi nel magma ribollente della nuova Pauper class, e cioè in quella condizione di immiserimento, di povertà economica ma anche e soprattutto, a più lungo termine, di autentica povertà culturale dalla quale non ci sarà più via d’uscita, se il “Dio rendita” – come lui lo chiama, giurando di votarsi a questo nuovo vitello d’oro – trionferà
senza incontrare opposizioni entro la prima metà di del ventunesimo secolo.



L’indifferenza nei confronti degli altri che caratterizza il mio sciagurato [ex]corrispondente, intrisa di malcelato disprezzo, se non di derisione nei confronti di chi “non ce la può fare”, è una conseguenza tragica e socialmente disgregante che caratterizza il trionfo del “Dio rendita”, il quale aspira ad essere adorato a livello globale – da San Francisco a Port Arthur, dalla costa americana del Pacifico al Mar Giallo attraversando Europa e Asia – e sostituisce rapidamente con i suoi simboli, con la sua immagine allettante ma terribile nella sostanza, i vecchi miti, le ideologie del passato e gli dei più remoti, invadendo con una certa qual facilità le menti, le coscienze e gli immaginari dell'umano genere.

Chi lo venera, votandosi a lui e aggrappandosi al suo feticcio come ad un’ancora di salvezza, per non essere risucchiato verso il basso della scala sociale, può di certo ricevere doni dalla banca – che se lo tiene ben stretto come cliente, grazie alle commissioni che gli fa incassare attraverso le operazioni del borsino – e portarsi a casa in occasione delle feste gli omaggi e i regalini pelosi elargiti dall’”impresa del credito” alla migliore clientela, quali cassette di vini Barolo di gran pregio, dal bel prezzo di cento euro
la bottiglia.



Chi lo venera può talvolta permettersi di sognare tappeti d’oro stesi ai suoi piedi, non appena varca la soglia della filiale in cui ha i conti, a differenza di quanto accade ai miserabili, ai disgraziati pensionati, ai lavoratori dipendenti che entrano in una banca – tempio ufficiale della divinità protettrice del capitale-rendita – per mendicare mutui o crediti al consumo, sempre più spesso negati, o quanto meno razionati con la giustificazione delle cautele imposte dalla situazione di crisi in atto.
Ma il culto di un simile dio porta anzi tutto angoscia, incertezza profonda, impossibilità di pianificare serenamente il futuro, estrema solitudine condita da un controproducente egoismo, e infonde agli umani una falsa forza d’animo, che è smascherata dal cinismo puramente “difensivo” riflesso nelle parole del piccolo giocatore di borsa e che in ogni momento – complici i listini avversi, i falsi rumors, le improvvise svolte degli indici e qualche altro indesiderato scherzetto del caso – può trasformarsi repentinamente in
disperazione.



Il suo culto rappresenta, in definitiva, l’accettazione supina del potere e dei privilegi della nuova aristocrazia, il dominio incontrastato della Global class, ma soprattutto l’abbandono definitivo della speranza di una vera crescita umana e di un avanzamento culturale futuro, di un miglioramento generale delle condizioni di vita, barattati incautamente con un presente incerto, carico di angoscia anche per i nuovi “omologati”, attraversato da iniquità sempre più evidenti sul piano sociale e segnato dal rischio che per moltissimi non vi sarà più un futuro degno di questo nome.



Il capolavoro finale, nel testo della mail del piccolo giocatore di borsa, è il riferimento finale alla necessità di conquistarsi la “libertà” fuggendo dal lavoro dipendente.

Anche le nuove forme di alienazione sono nate in relazione al Lavoro, cioè a quella attività dell’uomo che lo pone in relazione con l’ambiente esterno e che è indispensabile per “lo sviluppo della personalità” del singolo e per il raggiungimento dell’autocoscienza individuale.

Ma il “Dio rendita” indica ai suoi adepti una strada diversa, nuova, riservando il lavoro tradizionale, puramente esecutivo, sempre di più a lavoratori sottopagati o a veri schiavi, oppure, salendo ai livelli di controllo delle produzioni materiali e culturali, a minoranze che sono in posizione di servizio rispetto agli strati più alti della classe globale.
In tale contesto, il Lavoro non può più rappresentare un valore, e men che meno una strada maestra per il raggiungimento dell’autocoscienza, ma diventa sempre più spesso, per molti, un fardello del quale liberarsi, un peso, una via che porta verso il basso o finisce in un vicolo cieco.



La libertà alla quale fa riferimento il mio [ex]corrispondente è quella dal lavoro, svalutato e flessibilizzato, sottopagato e completamente ri-mercificato, e l’unica via che lo stesso vede per la salvezza individuale è quella “di votarsi” completamente al solito “Dio rendita”, accettando supinamente, oltre che i suoi riti, le nuove dinamiche sociali, anzi, coprendosi gli occhi per non vedere le ingiustizie che crescono intorno a lui, sperando che mai riescano a toccarlo direttamente.



Che razza di libertà è dunque questa?

Una libertà provvisoria, a tempo e precaria, come tutto il resto nelle nuove dimensioni culturali del capitalismo contemporaneo, con il rischio costante di scivolare verso il basso, di passare una lunga stagione della propria vita “all’inferno”, assieme a “coloro che non ce l’hanno fatta”.

Una libertà che è una nuova forma di schiavitù, o ancor meglio, una forma di schiavitù che in rapporto alle altre che si prospettano diventa libertà, come si potrebbe dire rovesciando lo slogan Freedom is slavery dell’Orwell di 1984, espresso in neolingua, ed è una delle poche “libertà” concesse dal “Dio rendita” a chi si vota a lui, o davanti a lui è costretto dalle circostanze a prostrarsi.

Una libertà che nasce dal condizionamento e dall’atomizzazione sociale, dalla precarizzazione dell’uomo e dalla svalutazione progressiva del suo lavoro, diversa dalla Libertà obbligatoria cantata negli anni settanta dal poeta un po’ filosofo Giorgio Gaberscik, in arte Gaber, anche se davanti alla libertà agognata dal piccolo gambler si potrebbe certamente preferire [con le parole di Gaber] la libertà di non essere liberi.
Se il lavoro non potrà più garantire le basi materiali per una vita dignitosa, cosa le potrà garantire? La speculazione finanziaria azzeccata? I patrimoni di famiglia fin tanto che durano?



Nel caso di fallimento di alcune operazioni finanziarie per lui cruciali, di importanti speculazioni in titoli andate male, il giocatore di borsa in questione potrà trovarsi alle strette, rassegnandosi a dover [soprav]vivere per il futuro in una condizione sempre più sfavorita assieme a tutti coloro che subiscono questo cambiamento epocale, ma in tale caso il nostro chi incolperà del suo personale fallimento?


Sicuramente non il “Dio rendita”, che nel suo immaginario colonizzato gli ha offerto la possibilità di [un relativo] successo e l’opportunità di essere libero, posto che la speculazione finanziaria possa veramente rendere liberi e portare sulla strada dell’autorealizzazione, o ad una nuova forma di autocoscienza non legata al Lavoro …

cosa che io mi sento di escludere nella maniera più assoluta.

Incolperà i sacri meccanismi del Mercato, che regolano la creazione del valore finanziario in nome e per conto della divinità dell’epoca?

Probabilmente no, perché si tratta degli stessi meccanismi che in passato, grazie anche alle sue indiscusse capacità [trattandosi di un gioco d’abilità e non di pura sorte], gli hanno permesso di “vincere” e di sottrarsi al lavoro sottopagato.



Alla fine non gli rimarrà altro da fare che incolpare sé stesso, giungendo alla conclusione di aver commesso errori, di non essere riuscito [magari per una sola incollatura …] ad approfittare di situazioni di investimento e speculative allettanti, in un processo di “autocolpevolizzazione” che isola gli individui, li rende inoffensivi quanto depressi, incapaci di reagire veramente, contribuendo in modo significativo ad impedire reazioni collettive diffuse, ad evitare l’esplosione del conflitto [interno alla formazione sociale] fra dominanti e dominati, a prevenire opposizioni di massa al sistema che serve adeguatamente il “Dio
rendita” e quindi gli interessi della classe globale.



In caso di fallimento individuale, posseduti dallo spirito del “Dio rendita”, vittime delle sue illusioni, tutti o quasi “Scenderemo nel gorgo muti”, ma non sarà la morte, l’atto finale, come nei celebri versi del Cesare Pavese di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, si tratterà semplicemente di una nuova condizione economico-sociale ed esistenziale senza scampo, che caratterizzerà in occidente ed in Europa gli strati superiori della nuova Pauper class.


Eugenio Orso

Fonte: http://pauperclass.myblog.it/

Link: http://pauperclass.myblog.it/archive/2010/01/11/l-alienazione-umana-come-guasto-prodotto-dal-capitalismo-con.html

11.01.2010

Commenti (52)

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    1. anonimomatremendo 12 gennaio 2010

      ho riletto quello che hai scritto,in efetti ho detto la stessa cosa che hai detto tu.l articolo in fondo fa l apologia del LAVORO quando giá potremmo vivere tutti di "rendita",in senso lato,non monetario ovviamente.ciao

    1. TizianoS 12 gennaio 2010

      Sono pienamente d'accordo con la tua analisi.

      Condensando in due parole la nostra società attuale si potrebbe affermare: "tutta falsa".

      A mio avviso bisognerebbe anche aggiungere la falsità delle cosiddette "religioni" in più "monoteistiche": il loro tempio non si trova più a Gerusalemme, a Roma o alla Mecca, ma a New York presso lo Stock Exchange, tempio dedicato al Dio Mammona. E' questo dio che conta nel mondo il maggior numero di adepti.

    1. stonehenge 12 gennaio 2010

      Non mi sento totalmente di bocciare i ragionamenti dell'ex corrispondente, magari la sua superbia e ingordigia.
      Ci si sta spostando verso il Dio Rendita semplicemente perchè il Dio Lavoro è morto.
      La persona tipo di questa società gioca alla lotteria,superenalotto,gratta e vinci e scommette su sport o borsa per
      scappare dal quotidiano, per regalarsi il biglietto verso la libertà.
      Il punto nodale è che nessuno crede più nel Dio Lavoro: se 30anni fa un operaio con il suo unico stipendio riusciva
      a mantenere moglie e 2 figli e ad agosto portarli anche in vacanza, ora non riesce più nemmeno con 2stipendi e 1figlio.
      e' sfiduciato, è stressato dai conti, dal lavoro precario, dalla vita.Nemmeno i politici aiutano la cultura del lavoro, così l'uomo
      medio si rifugia in queste "lotterie" sperando solo di vivere meglio.
      Sono convinto che la maggioranza delle persone si accontenterebbe di una vincita minima, solo per stare economicamente meglio.

    1. Cornelia 12 gennaio 2010

      I signori come questo fanno comunque parte del "parco buoi", caro Eugenio. O davvero pensi che una banca si inchini a un tipo che guadagna miseri 800 euro in due giorni (e lo racconta, quindi non gli succede certe tutti i giorni)? Davvero pensi che una bottiglia l'anno sia chissà che costoso omaggio? Lui lo pensa forse, per narcisismo.


      Chi davvero specula e investe in Borsa, chi davvero distrugge il mondo con la finanza maneggia ben altre cifre che queste.


      Viceversa, la tua analisi sulla "fine che farà" o che rischia di fare il tizio in questione è corretta, ma non ci vedo alcuna differenza con la fine che fa ogni povero disgraziato che con due laureee se ne sta al call center. Tutti rischiamo concretamente la povertà, il fallimento, il disastro da un giorno all'altro: che siamo dipendenti, commercianti, piccoli imprenditori o "parco buoi" che fa il figo.

      Non vedo avido cinismo nella lettera del tuo microinvestitore in vestaglia, vedo solo la soddisfazione di riuscire a guadagnare qualche centinaio di euro senza doversi mettere a quattro zampe davanti a un padrone o davanti a una banca che presta soldi. Mi pare umano e comprensibile.


      Gli avidi e crudeli speculatori sono altrove e con altra consistenza, credimi.

    1. ADANOS 12 gennaio 2010

      Anch'io, visto che lavoro tutto il giorno al pc sistemando le cazzate del software che gestisce le polizze assicurative (quindi soldi) degli altri, ho tempo di cazzeggiare in borsa,con pregevoli risultati (+300% in 2anni) ma prediligo le borse USA (amex/nyse) a piazza affari, li non esiste il blocco per eccesso di rialzo o ribasso.
      Dovrei lasciar gestire i miei quattro soldi alla banca?
      Chiedete a chi aveva sottoscritto inconsapevolmente,tipo mio padre, tramite la sua banca di fiducia prodotti "garantiti" agganciati alla Lehman.
      no grazie scelgo io dove metterli.
      Lo faccio a mio rischio e pericolo ben conscio che i mercati azionari sono pura speculazione e azzardo.
      Lo faccio ben conscio che è tutta aria fritta, come del resto lo è la carta moneta priva di valore.
      Lo faccio finche il gioco dura, finchè la stupidità umana consente il perpetrarsi di uno stupido baratto tra numeri o carta straccia in cambio di beni materiali.
      Nel mondo non si dovrebbe essere costretti a rompersi il culo lavorando per sopravvivere.
      http://www.youtube.com/watch?v=7pEjwMiswOo
      Orso può anche risparmiarsi di far la morale al suo excorrispondente.

    1. stefanodandrea 12 gennaio 2010

      Credo che concordiamo.

      I punti successivi del manifesto, che non ho riportato nel commento, attengono, infatti, al risparmio e ai mercati finanziari.

    1. AlbertoConti 12 gennaio 2010

      "Il conflitto fondamentale è tra capitale e lavoro. Cose contro persone."

      Attenzione alla subdola ideologia del "merito", meglio nota come meritocrazia. Ovvero la correlazione tra "produzione" di valore e qualità del lavoro. Quando il "valore" è il capitale ottenuto con ogni mezzo, ladri e delinquenti sono "legalizzabili" in virtù del loro "valore" acclarato.
      Oggi il mezzo vincente per "produrre" valore inteso come capitale è quello finanziario, che non produce assolutamente nulla di concretamente fruibile per l'uomo, ma può essere inteso come strumento "organizzativo" del lavoro produttivo altrui, alias speculazione parassitaria. E' qui che va evidenziato il conflitto morale e la conseguente esigenza di regolamentazione, di vincoli precisi e mirati a contenere questa deriva verso la disintegrazione economica e sociale.

    1. AlbertoConti 12 gennaio 2010

      Non c'è il gioco del Monopoli senza le Regole del Monopoli.
      Questa ovvia e inconfutabile osservazione basterebbe da sola a liquidare definitivamente l'ideologia del liberismo sfrenato e della deregulation selvaggia, stile far west reganiano e tatcheriano.
      E che cos'è il sentimento morale se non l'esigenza spirituale di dignità umana, che produce il concetto di giustizia (umana e perciò innaturale) e il codice etico, la legge, le regole attuative e necessariamente artificiali?
      E che cos'è la tecnologia su base scientifica che ha rimodellato l'economia umana? Artificio, il piegare le regole naturali a produrre una realtà rispondente ai desideri umani.
      Sappiamo per teoria e per pratica che la tecnologia è un arma a doppio taglio, può produrre il bene e il male secondo la visione umana, il paradiso o l'inferno in questa vita terrena.
      E perchè mai dovrebbe produrre l'inferno se chi l'ha prodotta (tecnologia e relativa economia) desidera il bene?
      La risposta è ancora più ovvia della premessa: mors tua vita mea, ovvero la stessa legge della giungla dalla quale si vuole emanciparsi (anche solo per sopravvivere, emancipandosi dalla realtà semplicemente animale).
      Conclusione: per garantire una "sana" libertà economica (per il bene dell'uomo nel suo complesso sociale) ci vogliono regole e mezzi per imporle (principio d'autorità).
      Le regole sono le leggi di Stato, senza il quale quest'economia "capitalista" non esisterebbe neppure. Quando lo Stato rappresenta non più la società nel suo complesso ma una minoranza prevaricatrice a scopo parassitario, la libertà economica (impropriamente il "libero" mercato) non può esistere, se non per ipocrita dichiarazione di principio negata dai fatti. In questa situazione prolifera la contrattualistica fraudolenta e l'immoralità della legge, che tradisce il proprio stesso mandato, quello di determinare le condizioni di un'economia dedicata al bene comune ed alla tutela della dignità individuale.
      La politica monetaria (delle banche centrali sostanzialmente private) e la finanza costruita sopra crea il "piccolo trader" denunciato come immorale dall'autore dell'articolo, che ha perfettamente ragione nell'evidenziare la responsabilità dei comportamenti singoli nel creare l'immoralità del sistema, che aliena l'uomo, cioè lo allontana dai suoi stessi istinti naturali declinabili in un sistema economico votato al benessere di ciascuno, perciò di tutti.
      La "giusta spregiudicatezza" è l'errore del cornuto e mazziato, che semplicemente non riesce a relazionare il dettaglio col generale della propria sconfitta.

    1. Tonguessy 12 gennaio 2010

      Fammi capire: parli di etica individuale, ma dici che chi vota il berluska (o chi ha votato prodi per par condicio) non ha colpe. Come la mettiamo?

      Esiste o non esiste la responsabilità individuale? Da dove saltano fuori tutti i milioni di voti che sostengono la politica attuale? Dal nulla? Tana liberi tutti?
      Non esiste maggiore responsabile dell'individuo che non pensa ma segue il gregge, diventa camicia grigia prima e SS dopo perchè "così si fa".

      Detesto questo modo di ragionare, che offre sempre l'assoluzione a chi in realtà ha enormi responsabilità

    1. Tonguessy 12 gennaio 2010

      "Una massa immensa di uomini che con un minimo di organizzazione risolleverá la specie umana dal pantano in cui si é ficcata"

      Asimov?

    1. Allarmerosso 11 gennaio 2010

      "Ovviamente queste parole sono agghiaccianti ed io ho interrotto immediatamente qualsiasi tipo di rapporto con il soggetto che le ha scritte, rivelando con tali affermazioni un cinismo inaccettabile"

      Si ok, ma lei signor Orso è tanto sicuro che sia il suddetto signore ad essere cinico o è forse il sistema capitalistico da TUTTI difeso come dogma ad esserlo ?
      Lei si è mai spaccato la schiena e ha mai gettato sudore e fatica per guadagnarsi quando va bene 10 euro l'ora ? Quando non sono 7€ !? o 6?!
      Penso che la persona in questione dovrebbere essere di esempio per tutti in modo tale che questa perversa abitudine riveli la sua assoluta impossibilità a proseguire . Provi ad immaginarsi se un bel giorno TUTTI quanti si mettessero a guadagnare 800€ in 2 giorni con la compravendita di titoli come troverebbe gli scaffali del supermercato sotto casa , come potrebbe comperarsi il televisorino nuovo , come potrebbe ristrutturare casa sua , curare se stessa e i suoi amati , o avere fra le mani una bottiglia da 100euro che nessuno avrebbe potuto ;costruire, imbottigliare e distribuire ?
      Sarebbe la morte del CAPITALISMO una morte reale ,non ideologica ,data dalle necessità , di cui ora i più non percepiscono il vero valore.

      "Quante ore deve lavorare una commessa alle 2 Torri per portare a casa una pagnotta che io ho preso in 2 pomeriggi ? Un mese di lavoro. Quanti giorni dovrei lavorare io di dura partita doppia, spaccandomi la testa a far la quadra? Te lo dico subito: tre settimane"

      Come dargli torto ? (forse come gia le ho detto non sa cosa voglia realmente dire "farsi il culo" )

      Si avverasse una situazione del genere le assicuro che dal giorno dopo il "grande stop" una commessa guadagnerebbe dignitosamente com'è giusto che sia , così come il camionista , il contadino ,il muratore , l'operaio , e così via ...(la fatica umana verrebbe riconsiderata) sarebbe un'ottima cura per il nostro mondo marcio, basato sul semplice possesso di soldi come ricchezza quando si sa la ricchezza è ben altro che il vile denaro ma questo non lo si comprende finchè gli schiavi moderni continuano ad essere tali.
      Saluti

    1. Rossa_primavera 11 gennaio 2010

      A mio avviso,almeno in Italia,la classe proletaria sta scomparendo visto che ormai le industrie italiane decentrano sempre piu' la produzione all'estero cosa che invece avviene molto meno in un'economia solida come la Germania che per anni e' stato il primo paese al mondo per esportazioni e ha mantenuto nel proprio territorio quasi tutte le fabbriche ed ha una classe operaia che sostanzialmente sta bene.Siamo un paese che vive sempre piu' di turismo e terziario,con una classe media che ha sostituito,nella poverta',quella proletaria che non esiste appunto piu'.Se a questo aggiungiamo le migliaia di disperati che giungono ogni giorno dall'estero e che trovano in Italia solo schiavitu',si intuisce subito che siamo una polveriera sociale pronta ed esplodere e a scatenare una guerra tra poveri come a Rosarno,dove in sostanza c'e' stato uno scontro tra contadini e immigrati.Ma attenzione,la situazione nel mondo non e' tutta uguale:la locomotiva tedesca ad esempio e' gia' fuori dalla crisi,la Francia quasi,questi paesi non avranno alcuna tensione sociale e tempo un anno torneranno a stare bene,come gli States del resto che hanno comunque un'industria solidissima.Le economie forti hanno tutte una forte industria,il che significa un grande pil,prima o poi usciranno dalla crisi:ci si regge sul terziario,come noi o la Spagna,faremo molta piu' fatica.Speriamo bene

    1. anonimomatremendo 11 gennaio 2010

      A me risulta che globalmente oggi ci siano piu´proletari che all epoca di Marx.Senza parlare dell immensa massa di senza-riserve in continua crescita.Le forze produttive sempre piu´dinamiche sono ancora piu´incatenate a rapporti di produzione sempre piu´statici e stantii.la produzione e´sempre piu´socializzata a fronte di un´appropriazione sempre piu´privata e la dominazione del Capitale e´talmene totale che le rivendicazioni parziali risultano sempre meno esaudibili e quindi controllabili dal sistema.Insomma il capitalismo viaggia sempre piu´spedito verso il grande Boom!.l energia liberata dalla deflagrazione se sará canalizzata nella direzione giusta potrá consentire alla specie umana di spiccare definitivamente il volo,altrimenti faremo la fine delle galline.

    1. Rossa_primavera 11 gennaio 2010

      Volevo scrivere un post analogo al tuo dopo aver letto l'articolo,ma vedo che mi hai preceduto con la tua consueta vis oratoria che rende molto chiari i tuoi concetti:Marx scrisse queste cose quasi 200 anni fa ed alora l'analisi era corretta,oggi forse perde un po' di efficacia visto il totale mutamento della societa' rispetto ad allora.Giustissimo anche il tuo consiglio di utilizzare l'originale,come suggerisci,e non le deleteree e criminali applicazioni del marxismo che hanno macchiato col sangue della povera gente il suolo di molte nazioni.

    1. anonimomatremendo 11 gennaio 2010

      l economia deve crescere,se non cresce o se comincia a crescere troppo lentamente scema la fiducia negli investimenti e tutto si blocca!capito?l economia deve crescere ma il bello é che non puó sempre crescere e infatti rallenta sempre piu´.il suo incremento é simile a quello che si puó osservare dalla sezione di un tronco dove avvicinandosi alla corteccia si vedono gli anelli sempre meno distanti tra loro segno che l albero fa sempre piu´ fatica ad aggiungere ulteriore massa a quella giá esistente.solo che l albero e´semplicemente una cosa,e non un rapporto sociale,quindi alla fine lascia il passo ad altri organismi senza fare troppe storie al contrario della nostra societá lacerata da insanabili conflitti di interesse sempre piu´divergenti.Comunque non mi hai ancora risposto a una piccloa questioncina: visto che la cresita rallenta sempre piu´,come fate a mantenere i bisogni di una societá la cui complessitá invece cresce sempre piú?a me non risulta che nel vostro programma ci sia l abolizione dell legge del valore,quindi dove li prendete i soldi per mandare avanti la baracca?volete fare guerra al mondo per accaparrarvi le ultime risorse?schiavizzare un po di popolazione inutile e superflua?No dai ,ditemi,sono curioso?Ma che nichilista d egitto,l afflosciarsi del capitalismo porterá a un crescente polarizzazione sociale che creerá una tensione tale che il risorgimento fa solo ridere al confronto.qui stiamo parlando di miliardi di individui disperati proletarizzati e senza stupide patrie da rivendicare,una massa di disperati pronta a tutto che la storia non ha mai conosciuto,uno tsunami sociale che spazzera via come fruscielli i vostri campanilismi e i vostri orticelli ben curati.Una massa immensa di uomini che con un minimo di organizzazione risolleverá la specie umana dal pantano in cui si é ficcata a causa di malintesi istinti di conservazione di forme sociali limitate e limitanti.

    1. cloroalclero 11 gennaio 2010

      Non concordo. L'etica collettiva è responsabilità collettiva, l'etica individuale è responsabilità individuale. Se egli non ruba, non violenta, non truffa, ma obbedisce all'esistente rispettandolo, lui non ha alcuna colpa. Non è responsabile delle scelte politiche altrui. E uno che vota silvio, se non altro, con delle ragioni, ma non è certo il suo voto ad essre decisivo. Nessuno ti puo' dire che se le cose si mettessero in un certo modo egli lascerebbe quello che sta facendo e andrebbe a sparare. Da che parte, non lo possiamo sapere. Ma il fatto di dire "l'angoscia x il futuro ecc" è un carico suo, che ne sai che egli non viva il presente e pensi che la morte sia, come è, in agguato in ogni momento? Certo, il suo operato individuale non è all'insegna del migliorare il mondo, ma la presneza di silvio dice che è in grande compagnia, sicuramente di una massa di pecore che non fanno quello che fa lui: una cosa "intelligente" nel contesto.
      Certo non ha la tempra del "rivoluzionario" e magari se andasse in povertà diventerebbe un voltagabbana, ma tu non hai elementi x giudicarlo: alla fine il senso di questo articolo è un canone giudaico-cristiano con cui non concordo. Non è certo un "socrate" ma non è neppure esecrabile come l'articolo lo dipinge.

    1. anonimomatremendo 11 gennaio 2010

      Nel capitalismo l economia non e´semplicemente una parte,é il tutto.Altrimenti non sarebbe un sistema totalitario.I mascelloni di ieri e di oggi credono che di possa porre dei limiti politici al Capitale quando qualsiasi attivitá politica in regime capitalista deve essere pur finanziata da qualche parte.Chi ha provato ad autofinanziarsi stampando moneta senza copertura ha fatto la fine del rospo di Fedro che a forza di gonfiarsi il petto ha fatto booooooom!adesso ció che fu tentato di fare nei singoli paesi durante le due guerre si sta cercando di applicarlo a scala globale e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti.prepariamoci al grande boooooom!

      Altro che cittadini con l ´elmetto!

    1. anonimomatremendo 11 gennaio 2010

      Scusa simpatico neutrino,ma questo signore sta facendo la solita piaggina contro il cattivone capitale finanziario che vive di rendita sulle spalle dal sano lavoro produttivo(di che?) e imprenditoriale santificato dalla costituzione,base dello Stato repubblicano.Riguardo alla stolta idolatria del Lavoro sono daccordissimo con te .L´articolo in questione peró si limita a fare una critica(piú che altro piaggina)della rendita capitalista che sottrae energie al lavoro sano e produttivo che senza di essa potrebbe conoscere una nuova primavera,quando é esattamente l opposto: se non fosse per la bolla finanziaria i limiti assoluti del sistema produttivo(di merce,occorre ricordarlo?) si sarebbero giá manifestati da almeno trent´anni,mandando in panne l intero sistema che ormai puo´ strascicarsi in avanti solo a forza di dosi sempre maggiori di addittivi e conservanti,visto che la sua linfa vitale,il Lavoro,a causa del progredire delle forze produttive,é sempre piu´superfluo.E la societá magari avrebbe giá da tempo cominciato a chiedersi se davvero ha bisogno dell ingombrante mediazione del "lavoro astratto" del "valore" ,della "merce" e di tutte le categorie sociali e politiche che vivono su di esse,per poter godere della propria ricchezza materiale e concreta non piu´incapsulata nell asfissiante corsetto di ferro della ricchezza astratta in forma monetaria.

      crashkurs-appunti-sulla-crisi-finanziaria [www.krisis.org]

    1. stefanodandrea 11 gennaio 2010

      Bisogna ragionare; non dare lezioni. Devi commentare col fine di imparare, di affinare il tuo pensiero (è un consiglio, narturalmente, non certo un ordine)
      In primo luogo la certezza che hai che nel capitalismo l'economia deve sempre crescere non è proprio conforme ai principi della tua religione, dai quali credo di aver imparato non poco, perché non li ho vissuti come una religione: ti dice qualche cosa la formula "caduta tendenziale del tasso di profitto" (concetto che va rettamente utilizzato)? Ti dice qualche cosa la crisi economica del 1929?
      Tu risponderai: lo so e infatti ho aggiunto "altrimenti so cazzi...vostri". E chi te lo ha detto? Al limite sarebbero tuoi. Che ne sai se saremmo felici?
      Poi non è mica chiaro se tu la crisi la vuoi o non la vuoi. O sei di quelli che dicono "arriverà", presumendo di conoscere le oggettive leggi del mondo?
      Poi ti faresti due palle con l'ennesimo risorgimento italiano. Sei contento che l'Italia si affossi? che si sta affossando culturalmente, economicamente, politicamente, nella sua stessa struttura unitaria?
      Per te la tensione del risorgimento sarebbero due palle. E quale tipo di tensione auspichi? O auspichi un ammosciamento. Gratta gratta e sei proprio un nichilista: i responsabili di tutti i mali del mondo, i nichilisti.
      Per stampare moneta da sè ed avere un governo tendenzialmente aurchico, serve un consenso popolare enorme, una sfida ai grandi, una classe dirigente elevatisssima. Tutto ciò presuppone un risorgimento già avvenuto e potrebbe soltanto seguire un risorgimento vittorioso. Ma già è tanto se quando arrriverà il momento si riuscirà ad evitare la disgregazione.
      "Fantapolitica"? No. Metapolitica: un tentativo di pensiero organico all'interno di una volizione data. La tua invece cosa è? A pensarci verrebbe anche a me da ridere; e in questo caso non è l'educazione che mi frena; è la pietà: mi hanno insegnato anche la pietà.

    1. Eleonora_ 11 gennaio 2010

      Non c'è scritto da nessuna parte che Mussolini abbia abolito il lavoro salariato, né ha rinnegato il valore dell'homo oeconomicus. Semplicemente, ha affermato che l'uomo non può né deve essere solo quello, visto che l'economico è solo una parte del tutto.

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