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La UE minaccia di rendere legali i danni provocati dai pesticidi

DI HANS MUILERMAN E JONATHAN LATHAM

CounterPunch.org

Gli attuali regolamenti della UE vietano all’uomo di restare esposto a pesticidi classificati come mutageni, cancerogeni, reprotossici (tossici per la riproduzione), per la loro persistenza o la loro capacità di perturbazione dei sistemi endocrini. In virtù di queste e di altre misure protettive, i regolamenti della UE sono considerati il ​​gold standard nella protezione pubblica.

Tuttavia, esperti molto vicini all’industria (o emissari di gruppi di pressione anti-regolamentazione) stanno cominciando a prendere il controllo del nuovo meccanismo di consulenza scientifica (SAM) adottato dalla UE. Questi esperti hanno dato il proprio contributo a una relazione commissionata dalla UE per rivedere i livelli  di autorizzazione sull’uso dei pesticidi. Il rapporto, chiamato  “Processi di autorizzazione UE per i prodotti fitosanitari”, pubblicato alla fine del 2018, raccomanda di rivedere drasticamente al ribasso il sistema normativo della UE. Particolarmente degna di nota è la raccomandazione di adottare molte delle soluzioni presentate dall’industria chimica. Ad esempio, attualmente la UE ritiene che il livello accettabile di esposizione umana ai pesticidi mutageni (quelli che danneggiano il DNA) sia zero. Il nuovo rapporto raccomanda di rottamare questo standard di protezione.

La storia del nuovo rapporto SAM è cominciata con una richiesta del Commissario europeo per la Salute Vytenis Andriukaitis. Il suo scopo era stabilire come comportarsi nei casi di cosiddette “visioni divergenti”. Cioè, quando si deve decidere se seguire le indicazioni sollecitate dai media o quelle dei gruppi di interesse pubblico. Questa richiesta segue una serie di importanti controversie sul processo decisionale sulla normativa  in ambito UE.  Una di queste polemiche è sorta sull’erbicida Glyphosate. Una “European Citizens Initiative” ha raccolto e consegnato alla Commissione Europea oltre un milione di firme con la richiesta di vietare il Glyphosate.  Molte città hanno bandito il glifosato e perfino una azienda casearia  ne ha vietato l’uso ai contadini da cui compra i suoi prodotti.

Con tutte queste pressioni in arrivo da tutta l’Europa, la Commissione europea ha avuto difficoltà a prendere una decisione, perché molti Stati membri della UE (Bulgaria, Danimarca, Repubblica ceca, Estonia, Irlanda, Spagna, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Finlandia e Regno Unito) si sono opposti a mettere un divieto. Alla fine è stata concordata una proroga molto insolita di 5 anni per il glifosato, ma presto si ricomincerà a discuterne.

Anche il problema dei neonicotinoidi ha messo la Commissione Europea in un angolo. Gli insetticidi neonicotinoidi sono  stati messi in relazione, da molte ricerche, con lo “sterminio delle colonie di api” e, secondo l’Unione internazionale per la conservazione della natura “rappresentano una minaccia per la biodiversità, gli ecosistemi e i servizi ecosistemici di tutto il mondo” (Goulson, 2013IUCN 2017). Anche questo ha messo ancora una volta la Commissione Europea nel mirino di molti Stati membri della UE e dei loro ministeri dell’agricoltura che avrebbero voluto mantenere sul mercato i neonicotionidi. Le ondate di pubblicazioni scientifiche e l’attenzione dei media sulle api che muoiono e sugli alveari vuoti hanno costretto la Commissione Europea a vietarli definitivamente. Malgrado tutto, Polonia, Romania, Ungheria e Lituania continuano a resistere a questo divieto ricorrendo a delle deroghe.

Una terza grande controversia ha avuto luogo nel discutere del sistema endocrino. Nel 2009 la preoccupazione della popolazione per le sostanze chimiche che riproducono gli ormoni fece decidere ai politici di affrontare il problema e vietare i pesticidi che producono perturbazioni nel sistema endocrino. Un enorme sforzo di lobbying messo in atto dall’industria, dalla camera di commercio USA, della direzione generale della UE ,  e dalla DG della crescita della UE, ha cercato di bloccare il funzionamento delle nuove regole, soprattutto durante i negoziati commerciali TTIP con gli Stati Uniti. La DG Ambiente dell’UE è rimasta isolata e alla fine la DG SANTE (della sanità) ha accettato di fare il lavoro sporco per scardinare le regole. Ancora una volta, ondate di reazioni negative da parte della popolazione e degli scienziati hanno scalfito la (già poca) credibilità della Commissione europea, ma il dibattito è tutt’altro che finito.

Consulenza scientifica di parte?

La relazione del SAM è importante perché presto sarà usata dalla Commissione europea come base comportamentale per il programma “REFIT”  che servirà per valutare come regolamentare l’uso dei pesticidi. Un programma che l’industria chimica vede come una grande opportunità per un ripensamento sulla normativa. Risulta che alcuni esperti invitati a dare una mano alla stesura del SAM – vedi sul SAM website – però non sono indipendenti, anzi hanno forti legami con l’International Life Sciences Institute (ILSI),  una rete mondiale, una federazione senza scopo di lucro, finanziata da molte industrie, compresa quella dei pesticidi, che offre la sua consulenza su questioni normative. La rete ILSI  raccoglie oltre 400 società in tutto il mondo e la  ILSI Europa ne raccoglie 88. Tra queste ci sono tutte le multinazionali dei pesticidi.

Sourcewatch scrive del  ILSI  che: “Gli interessi su cibo, farmaceutica, tabacco, energia e altre industrie ormai sono sempre più collegati tra loro, dato che le ditte produttrici hanno imparato a collaborare (anziché accettare le responsabilità reciproche sulle epidemie di cancro) e ora si coalizzano per combattere i regolamenti sanitari e ambientali. “Va detto che [i membri dell’ILSI] generalmente si servono in tutti i campi degli stessi avvocati, degli stessi lobbisti e delle stesse società di PR e che di solito usano le stesse tattiche”.

L’ILSI ha un basso profilo pubblico e non si definisce gruppo di pressione, anche se è molto attivo dietro le quinte  e si muove per piazzare scienziati-amici-dell’ILSI nei ruoli chiave dei gruppi di regolamentazione come quello dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e di organizzazioni internazionali come la OMS , la FAO o il Programma Internazionale per la Sicurezza Chimica (IPCS) della OMS.

Gli esperti generalmente non parlano apertamente dei loro collegamenti con l’ILSI e lavorano come se fossero semplicemente  scienziati accademici indipendenti, ma ci sono vari casi in cui scienziati ben collegati con l’ILSI, si sono aggiudicati un posto nel panel  dell’EFSA  ente che deve rivedere il metodo di valutazione della soglia dei rischi tossicologici  – Threshold of Toxicological Concern (TTC). La nuova soglia di rischio presuppone che le sostanze chimiche siano considerate sicure a basse dosi, senza che venga effettuato nessun  test (quindi con minor spesa per l’industria) e questo è un obiettivo importante raggiunto dall’industria chimica sia in Europa che in altre giurisdizioni.

La  PAN Europe ha analizzato il processo di sviluppo delle linee guida per il TTC presso l’Autorità europea per la sicurezza alimentare EFSA ed è stato scoperto che  Presidente del gruppo di lavoro dell’EFSA  Sue Barlow, ha lavorato per ILSI,  per l’industria delle sigarette e si è offerta volontaria per presiedere il gruppo di lavoro dell’EFSA. Da questa posizione ha messo su una rete favorevole alle idee del ILSI, tanto che il gruppo di lavoro dell’EFSA ha  fatto, più o meno, un copia e incolla delle proposte ILSI , trasformando dei desiderata in un parere (ufficiale) dell’EFSA.

Ma l’ILSI ha imposto le proprie idee anche su molti altri metodi di valutazione dei rischi attualmente usati dalla UE, con l’intenzione di ridurre gli effetti delle misure di protezioni e di facilitare l’accesso dei pesticidi sul mercato. Pertanto, una indagine PAN Europe ha dimostrato che su 12 metodi di valutazione dei rischi prodotti dall’uso dei pesticidi, analizzati dalla UE, 8 sono stati  elaborati e approvati  dalla ILSI. L’industria è autorizzata, grazie a questo filtro, a “scriversi le sue regole”.

Gli scienziati in conflitto (di interessi)

Nel caso del SAM,  troviamo un primo esempio di questi conflitti di interessi nel professore britannico Alan Boobis, che sul sito web SAM è segnalato come collaboratore alla scrittura del rapporto SAM. Alan Boobis lavora nell’ILSI da decenni e fino a gennaio 2018 è stato  Presidente del  Board of Trustees. Poi a causa dei suoi conflitti di interesse, Boobis è stato cancellato dalla lista del gruppo di esperti convocato dall’EFSA nel 2012.

Il Professor Dominique Parent-Massin, francese, è anche lui insieme a Boobis indicato come collaboratore del rapporto SAM. Il prof. Parent-Massin, in passato ha lavorato con un’altra società  membro del ILSI Ajinomoto , il più grande produttore mondiale di aspartame. Sul sito  del SAM risulta anche Joergen Schlundt, ex direttore del Danish National Food Institute. Schlundt è anche ex membro del consiglio di amministrazione dell’ILSI. Tutti e tre sono elencati sul sito web di SAM come collaboratori alla stesura  del rapporto, o come autori di  rapporti redatti da una nuova rete chiamata Science Advice for Policy di European Academies (SAPEA) citati come prove a supporto dei fatti, o come parte di un ‘sounding board’ che verifica e attesta la correttezza dei processi. Malgrado  l’evidenza dei fatti, comunque sul sito web del SAM  si legge che “La Commissione ha riscontrato che nessuno dei fatti dichiarati costituisce conflitto di interessi”.

Altro esperto del  SAM è il professore tedesco Daniel Dietrich, redattore capo della rivista Chemico-Biological Interactions. Con un gruppo di redattori di riviste di farmacologia e tossicologia è stato molto esplicito nel suo tentativo di bloccare la regolamentazione e il divieto  sull’uso di pesticidi che provocano danni  endocrini (nel Regolamento UE 1107/2009). Dietrich ha pubblicato editoriali  su diverse riviste scientifiche che hanno scatenato un’ondata di critiche da parte di altri scienziati, come quelli della  ‘Endocrine Society’.  I legami tra il gruppo di autori di Dietrich e l’industria sono stati esposti dal giornalista di Le Monde, Stéphane Horel, che ha scoperto che 17 su 18 esperti del gruppo di Dietrich hanno o hanno avuto legami con l’industria. Il gruppo Dietrich è molto prolifico ed ha pubblicato articoli come “Interferenze endocrine: fatti o leggende metropolitane?” che contesta i rischi sulla salute derivanti dagli interferenti endocrini (Nohynek et al., 2013). Anche dopo che l’ex consigliera scientifica dell’UE Anne Glover aveva raggiunto un consenso tra i gruppi avversari sul fatto non si sono dimostrate sicure le soglie tossicologiche minime  previste per le sostanze chimiche  (vedi TTC sopra), Dietrich e il suo gruppo (insieme ad Alan Boobis) hanno continuato ad affermare che i loro avversari si rifacevano ad  una “pseudoscienza” (Dietrich et al., 2016). Dietrich si è anche opposto al divieto della EU  ai neonicotinoidi che sono nocivi per  le api, e sia Dietrich che Boobis hanno criticato il rapporto IARC che dichiara la genotossicità del glifosato.

Conflitti tra consulenti scientifici nella UE

La UE ha dei meccanismi per prevenire i conflitti di interesse che possono far uscire dai binari le sue decisioni scientifiche. Il sito Web SAM  attualmente riporta le “Dichiarazioni di interesse” (DoI) che devono essere rispettate dai suoi membri, tra cui Boobis, Parent-Massin, Dietrich e Schlundt. Ma è lecito chiedersi se le procedure per segnalare i conflitti di interesse siano funzionanti. I DoI, quando il rapporto SAM è stato pubblicato (giugno 2018), non erano disponibili online e fin dopo la pubblicazione, uno dei documenti non era stato nemmeno firmato (agosto 2018).

Gli sforzi del ILSI finora sono stati efficaci. Molti degli obiettivi desiderati sono indicati in un importante “SAPEA evidence review report”.  SAPEA (Science Advice for Policy di European Academies) è un nuovo organismo istituito dalle accademie scientifiche europee. Questa revisione delle prove è destinata ad alimentare il rapporto SAM e ritrae le caratteristiche di molti degli scienziati con dei conflitti, come detto sopra. La relazione SAPEA  persegue molti  degli obiettivi dell’industria, come l’uso di “dati storici di controllo”. La grande importanza di questo punto consiste nel fatto che, esistendo una vasta gamma di dati- storici disponibili, il loro uso (finalizzato ad un interesse o ad un altro) rende molto più semplice dichiarare che certi effetti tossici rilevati nei test sugli animali sono solo dei rumors e quindi sono irrilevanti. Un altro obiettivo dell’industria è promuovere una “modalità di azione” (in vitro) che costi poco, quindi preferibile rispetto a costosi test che potrebbero portare a un esito negativo. Un terzo obiettivo è  abbandonare l’obbligo di continui test sui topi.

Gli obiettivi del PAN Europe e della società endocrina, d’altro canto, sono: 1) riconoscere la  veridicità del raggiungimento di  “effetti a basse dosi” , senza  test per ogni tipo di pesticidi; 2) il riconoscimento che le sostanze chimiche possono causare risposte di tossicità non lineari in un’ampia gamma di dosi. Queste sono chiamate ‘non-monotonic dose-effect responses’ (mentre attualmente i regolatori riconoscono solo le curve di dosi-di-risposta-lineare di tossicità e addirittura ne ignorano completamente gli effetti se non sono lineari); 3) test obbligatori per gli interferenti endocrini; 4)  contestare l’attuale assunto normativo che parte dal concetto che le sostanze chimiche non siano dannose solo sotto certe soglie sicure. Tutto ciò non è riportato  nella relazione SAPEA.

Con un altro colpo alla prevenzione, il rapporto SAM propone di riscrivere le regole della UE cambiando la definizione del  livello accettabile di protezione dei cittadini da “non avere effetti dannosi sugli esseri umani”  in una nuova definizione molto più generica che parla di  “rischio accettabile”. Questo  sarebbe il cambiamento della regolamentazione che renderebbe legale provocare il danno umano, perché bloccherebbe l’approccio della UE al concetto di ‘hazard approach’  molto detestato da tutta l’industria, dato che prevede che l’essere umano non si esponga a certi  determinati pesticidi  (mutageni, cancerogeni, reprotossici (tossici per la riproduzione ) ed interferenti endocrini)  classificati pericolosi per la salute. Il SAM propone che la UE riesamini questo “approccio di pericolosità”, che è stato attaccato dall’industria per molti anni.

Ora sembra che  ora il SAM si stia rivelando lo strumento con cui l’industria potrà finalmente ottenere questo successo per cui ha fatto una  lunga campagna ed ha tanto lavorato.  Finora la UE si era  dimostrata sensibile alle pressioni dell’opinione pubblica. Ora però sarà necessario raddoppiare questa pressione.

 

Hans Muilerman lavora per PAN Europe  ed è di base a  Brussels.

Jonathan Latham  è redattore di  Independent Science News, dove è stato pubblicato originalmente questo  articolo.

Riferimenti

Goulson, D. (2013) An overview of the environmental risks posed by neonicotinoid insecticides. Journal of Applied Ecology 50: 977–987.

Nohynek, G.J., C. J. Borgert, D. Dietrich, and K. K. Rozmand (2013) Endocrine disruption: Fact or urban legend?, Toxicology Letters 223 295– 305.

Dietrich et al., (2016) Allowing pseudoscience into EU risk assessment processes is eroding public trust in science experts and in science as a whole: The bigger picture. Chemico-Biological Interactions 257 (2016) 1-3.

Dietrich et al., (2013) Open letter to the European commission: scientifically unfounded precaution drives European commission’s recommendations on EDC regulation, while defying common sense, well‑established science, and risk assessment principles. Arch Toxicol (2013) 87:1739–1741.

 

Fonte : https://www.counterpunch.org

Link  : https://www.counterpunch.org/2019/04/17/eu-threatens-to-legalize-human-harm-from-pesticides/   

17 apr. 2019

Il testo di questo  articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte  comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario