LA TRAPPOLA DELL' EURO

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

DI ALBERTO BAGNAI



Un paio di anni fa la crisi dell’eurozona entrava nella sua fase acuta, dalla quale ad oggi non siamo ancora usciti. Il timore (usando un eufemismo) per le sue possibili conseguenze sociali e politiche mi spingeva ad affiancare alla mia attività di ricerca e insegnamento un’opera di divulgazione, sulla base della convinzione che l’unica remota possibilità di scongiurare esiti violenti e autoritari della crisi in corso passasse attraverso la diffusione di un’informazione fattualmente corretta. Risulta purtroppo difficile considerare tale quella diffusa dalla totalità dei mezzi di informazione italiani, nei quali elementi fattuali palesi vengono sistematicamente distorti, naturalmente in un’unica direzione, quella favorevole al progetto di unione monetaria.Due anni dopo questo lavoro faticoso ma appassionante comincia a dare i suoi frutti, e fra questi il più importante è quello di avermi fatto capire che non ero solo. Tanti altri italiani dubitavano già del fatto che l’ingresso nell’euro fosse stata una scelta opportuna, e alcuni si erano già espressi in questo senso (fra questi Marino e Fabrizio), ma a molti mancavano le parole, i dati, gli argomenti teorici che confermassero a un livello più ampio e scientificamente più rigoroso e coerente la sinistra sensazione che l’evidenza aneddotica di tutti i giorni proponeva loro con spiacevole insistenza: quella di aver preso una colossale fregatura. Il dialogo con tutte queste persone è stato uno stimolo prezioso: mi ha permesso di misurare e valicare la distanza (non così ampia) che separava il cittadino comune dalla comprensione di fatti relativamente semplici e assolutamente ovvi per gli addetti ai lavori; mi ha fornito i mezzi per comunicare in modo sempre più efficace “la follia dell’euro” (dal titolo di un lavoro dell’amico Tony Thirlwall); mi ha dato l’energia necessaria per aiutare un numero crescente di persone a combattere nel proprio ambiente una dura battaglia quotidiana contro il “luogocomunismo”, quella funesta ideologia che a colpi di slogan (“l’euro ci ha salvato dalla crisi! l’euro ci ha dato stabilità!”), tanto facili da assimilare quanto scollati dalla realtà dei fatti, ha ucciso le menti di milioni di italiani, ostacolando un dialogo aperto e mettendo così a rischio la possibilità di una gestione democratica e consapevole della crisi.

Una tappa per me particolarmente significativa di questo percorso è stato l’incontro con Marino alla fine dello scorso anno (in un anno di lavoro convulso è sempre mancata l’occasione di conoscere anche Fabrizio). Marino possiede tre qualità preziose: una visione che a me pare estremamente lucida del quadro politico europeo, dalla quale consegue un giusto scetticismo verso “sogni” e “visioni europee” dei nostri illuminati governanti (quelli che ci hanno messo in questo disastro ignorando volutamente gli ammonimenti della professione economica); una lunga consuetudine col metodo scientifico, che gli consente di strutturare in modo rigoroso il ragionamento, e di stimolare il suo interlocutore ad articolare in modo compiuto i suoi argomenti (qualità della quale sono spesso stato vittima); infine, e questa forse è la qualità più preziosa, Marino non è un economista, il che gli permette di mantenere quella freschezza e indipendenza di giudizio che spesso manca al “professionista” dell’economia, il cui pensiero spesso si coagula, involontariamente ma inesorabilmente, intorno a categorie stereotipate. I più feroci “luogocomunisti”, duole ammetterlo, si annidano proprio nella professione economica.

Una delle intuizioni a mio parere più profonde di Marino e Fabrizio è anche, se vogliamo, la più ovvia (tanto ovvia che, naturalmente, ben pochi la prendono in considerazione): la valutazione dei costi dell’uscita dall’euro deve risultare dal confronto fra scenari (è, come dicono gli economisti, un’analisi “controfattuale”), il che comporta che ai costi dell’uscita vadano sottratti i costi della permanenza. Calata nella cronaca di questi giorni, questa intuizione ci suggerisce che lo stillicidio dello spread altro non è che un pagamento anticipato per il costo che gli investitori dovrebbero sostenere se l’euro si sfaldasse. Di fatto, lo spread prezza il rischio di svalutazione sui titoli detenuti dagli investitori esteri. La conclusione che se ne trae è che noi stiamo già pagando il nostro biglietto di uscita dalla trappola... ma lo stiamo pagando per restare intrappolati! Forse, se si capisse appieno che stiamo già pagando i costi dell’uscita, diventerebbe più naturale pretendere che ci si appropri anche dei suoi benefici (svalutando effettivamente la nostra valuta e rilanciando così il commercio e l’economia, secondo i meccanismi che Marino e Fabrizio descrivono con precisione ed efficacia).

Condivido totalmente un’altra loro convinzione, quella che è utopistico attendere una svolta da una reazione politica articolata a livello transnazionale paneuropeo. Le classi lavoratrici dei singoli paesi europei stanno subendo una dopo l’altra i colpi di maglio dell’austerità, senza preoccuparsi minimamente di organizzare una reazione comune, senza averne gli strumenti, né le possibilità. La reazione alla macelleria sociale compiuta in Grecia è stata un timido “io speriamo che le la cavo”. Ma in assenza di una simile coscienza di classe europea, la logica della politica e quella dell’economia vogliono che alla segmentazione dei mercati del lavoro corrisponda una segmentazione delle valute nazionali, senza la quale qualsiasi shock esterno fatalmente si tradurrà in una richiesta di “svalutazione interna”, cioè di taglio dei salari. In termini politici, Marino e Fabrizio pongono nei termini più corretti e razionali il tema del recupero del concetto di sovranità nazionale come condizione imprescindibile per l’attuazione di politiche di contrasto allo strapotere del capitalismo finanziario. Una riflessione estremamente coraggiosa in un paese nel quale perfino (anzi, soprattutto!) la sinistra “di sinistra”, mentre bolla come “nazionalismo” qualsiasi riflessione critica sulla (illusoria) razionalità dell’euro, continua a favoleggiare di un (altrettanto illusorio) “sindacato europeo”, quando non esistono, perché nessuno ha voluto che esistessero, un sistema educativo, un mercato del lavoro, e un sistema previdenziale europeo. Il capitalismo del Nord, del resto, ha lucrato proprio sulle divergenze fra i paesi (secondo il meccanismo ben individuato da Roberto Frenkel, del quale Marino e Fabrizio danno conto nella parte quinta del testo), ed è difficile e soprattutto ingenuo aspettarsi la sua collaborazione a un progetto che riduca efficacemente queste divergenze.

Scorrendo il testo constato con un certo orgoglio quanto Marino e Fabrizio citino la mia opera di divulgazione, e sono loro grato per l’attenzione che hanno dato al mio lavoro. Devo dire che sono quasi in imbarazzo, perché in fondo continua a sembrarmi strano di esser tanto citato e tanto ringraziato per aver detto cose che a me (e ai migliori colleghi esteri) sembrano tanto ovvie, cose che, come non mi stanco di ripetere, sono in tutti i libri di testo. Ma, chissà, forse queste cose tanto ovvie non sono, certamente in Italia c’era bisogno di ribadirle, e probabilmente nel nostro paese occorre ancora un po’ di incoscienza per esporsi così. Mi sembra doveroso contraccambiare notando come gli articoli di maggior successo del mio blog siano quasi tutti nati da stimoli ricevuti da Marino e Fabrizio. Il loro intuito nell’individuare quali fossero le domande più pressanti per il cittadino comune è stato un elemento importante per il successo della mia opera di divulgazione. Auguro altrettanto e più successo a questa loro fatica, che certamente lo merita, e che certamente contribuirà a riequilibrare nel senso della verità dei fatti il dibattito su un tema così importante per le vite nostre e dei nostri figli.

Tratto da: Marino Badiale - Fabrizio Tringali "La trappola dell'euro - La crisi, le cause, le conseguenze, la via d’uscita"


Sinossi: Un’analisi che svela i motivi per cui le ragioni della crisidell’eurozona vanno ricercate nell’appartenenza stessa alla moneta unica e nelle spinte alla libera circolazione di merci, servizi e capitali di cui è intrisa l’intera architettura dell’Unione Europea.

Il testo descrive i nessi e i legami fra l’euro e la necessità di introdurre riforme regressive nel mondo del lavoro, fra il “fiscal compact”, le proposte per una nuova governance della UE e le modifiche costituzionali in corso, fra la crisi economica e quella politica e dei partiti, e mette in luce le conseguenze di tutto ciò in termini di depauperamento delle condizioni di vita dei ceti medi e popolari, e di restringimento degli spazi di democrazia.

Gli autori criticano le proposte di maggiore integrazione politica ed indicano la via d’uscita dalla crisi nell’abbandono della moneta unica e dell’Unione Europea, fornendo risposte chiare a tutte le principali oobiezioni a questa proposta che finora sono emerse nel dibattitopubblico.

Non manca uno sguardo al sistema politico attuale, ed alle novità che presenta, dalla nascita di soggetti politici potenzialmente in grado di scompaginarne gli assetti, al consolidamento di idee e proposte che da tempo stanno emergendo dalla società civile, come quelle incentrate sul concetto di “decrescita”.

Prefazione di Alberto Bagnai.



Attenzione: Il testo di questo libro è ricco di note e riferimenti documentali. Molti di questi rimandano a materiali leggibili o scaricabili in rete. Per facilitarne la consultazione, abbiamo predisposto un file pdf con l'elenco di tutte le note ed i links cliccabili. Per scaricarlo cliccare qui. Nella finestra che si apre cliccare "File -> Scarica" in alto a sinistra.



Nota bene: per poter cliccare sui link è necessario scaricare il file pdf, come indicato sopra (nella schermata che si apre si vede il testo, ma i link non sono cliccabili).



Il libro su Amazon: http://www.amazon.it/trappola-delleuro-crisi-conseguenze-duscita/dp/8895146638/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1347013739&sr=8-1



Il libro su feltrinelli.it (potete verificare la presenza del libro nella libreria della vostra città):

http://www.lafeltrinelli.it/products/9788895146638/La_trappola_dell'euro_La_crisi,_le_cause,_le_conseguenze,_la_via_d'uscita/Marino_Badiale.html



Pagina Facebook: http://it-it.facebook.com/pages/La-trappola-delleuro-La-crisi-le-cause-le-conseguenze-la-via-duscita/124931077651906



IMPORTANTE, NOTA PER I LETTORI: Le tabelle riportate nel libro, alle pagg. 27 e 28, trattano i dati relativi a quattro Paesi europei (Francia, Germania, Italia e Spagna) e alla media di tutta l'Area Euro.

A pagina 26, però, la lista dei Paesi è composta come segue: "Francia, Germania, Italia e Francia" (per un refuso viene ripetuto "Francia" invece di indicare "Spagna").

In ogni tabella è comunque presente una legenda che riporta correttamente i nomi dei Paesi cui si riferiscono i dati.

Commenti (38)

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    1. AlbertoConti 13 settembre 2012

      "L'Euro cosi' come è fatto ora è una sciagura ." D'accordissimo, sfondi una porta aperta. "Se uno ha un coltello lo puo' utilizzare a fin di bene o a fin di male...ma se uno non ce l'avesse sarebbe molto piu' difficoltoso far del male..." ... e molto più facile subirne di male da chi già ti controlla dall'interno. Sto parlando del nostro interno, della realtà italiana infiltrata fino al midollo. L'Argentina ha avuto la forza di gridare "Que se vajan todos!". Se ritrovassimo questa forza al nostro interno, cosa che non escludo a breve termine, sarei il primo a dar battaglia.

    1. mincuo 13 settembre 2012

      "Dai Giancarlo54 non mi vorrai dire che nel 2012 dei mercati globali vuoi tornare alla Lira... ti si mangiano a colazione."

      Che vuol dire i mercati globali ti mangiano a colazione?

      L'Argentina non l'hanno mangiata a colazione. Non aveva l'EUR, ma aveva il Dollaro, pegged col Peso 1-1, cioè come avere dollari.

      Le voragini prodotte su c/a e cioè i deficit dei saldi con l'estero sono state prodotte dal cambio fisso e viaggiano a 60 miliardi di deficit all'anno da 10 anni, quando prima invece facevamo attivo di bilancia.

      Ed è prodotto dall'EUR non solo il calo dell'export e cioè il deficit di c/a, ma anche la costante perdita della stessa produzione interna, a favore di ingresso di prodotti importati anche dai Paesi forti, ai quali prima si opponeva proprio l'avere una moneta più debole, che non li rendeva competitivi e fungeva da barriera naturale.

    1. mincuo 13 settembre 2012

      "Dai Giancarlo54 non mi vorrai dire che nel 2012 dei mercati globali vuoi tornare alla Lira... ti si mangiano a colazione."

      Che vuol dire i mercati globali ti mangiano a colazione?

      L'Argentina non l'hanno mangiata a colazione. Non aveva l'EUR, ma aveva il Dollaro, pegged col Peso 1-1, cioè come avere dollari.

      Le voragini prodotte su c/a e cioè i deficit dei saldi con l'estero sono state prodotte dal cambio fisso e viaggiano a 60 miliardi di deficit all'anno da 10 anni, quando prima invece facevamo attivo di bilancia.

      Ed è prodotto dall'EUR non solo il calo dell'export e cioè il deficit di c/a, ma anche la costante perdita della stessa produzione interna, a favore di ingresso di prodotti importati anche dai Paesi forti, ai quali prima si opponeva proprio l'avere una moneta più debole, che non li rendeva competitivi e fungeva da barriera naturale.

    1. AlbertoConti 13 settembre 2012

      " ... cercherbbero di farcela pagare ..."? E' un eufemismo per dire che "ci mangiano a colazione"? Con questo siamo d'accordo sul dare battaglia. Il problema è con quali forze realmente spendibili. Se la metà degli italiani fossero come me o come te avremmo già vinto, non trovi?

    1. Hamelin 13 settembre 2012

      Non concordo .

      Bisogna vedere l'Euro per quello che è non per quello che si vorrebbe fosse.

      Anche mia nonna se avesse 3 ruote sarebbe una cariola...ma le 3 ruote non le ha.

      L'Euro cosi' come è fatto ora è una sciagura .

      Che sia il mezzo o no è poco rilevante ,basta vedere gli effetti e le distorsioni che ha creato per capire che non funziona.

      Se uno ha un coltello lo puo' utilizzare a fin di bene o a fin di male...ma se uno non ce l'avesse sarebbe molto piu' difficoltoso far del male...

    1. Hamelin 13 settembre 2012

      Aggingerei :



      7) Ripudio del Debito Pubblico (per quanto riguarda la parte allocata all'estero banche ,che è il 70-80% )



      8) Nazionalizzazione delle Banche piu' grandi



      Correggerei il punto 6 poi con il finanziamento di infrastrutture e apparati industriali non a Deficit ma tagliando gli sprechi ( Stipendi della casta , impiegati pubblici e consorterie varie ecc.)

    1. pippo74 13 settembre 2012

      Caro AlbertoConti non sono d'accordo sull'equiparazione che fai sulle difficoltà dell'uscita e della non uscita, e non a caso ho inserito l'abbandono dell'euro al punto 1 del mio precedente commento. Senza il punto 1 gli altri sono impossibili da attuare, che ci piaccio o meno è così. Questo non significa che sarà una passaggiata, anzi, forse molti interessi forti finanziari cercherbbero di farcela pagare come giustamente tu osservi, ma almeno a quel punto ci potremmo difendere senza avere tutte e due le gambe gessate dalla moneta unica. Siamo pur sempre la seconda potenza industriale d'Europa, o no? Se indugiamo oltre allora sì che i due scenari saranno equiparabili, perchè il nostro tessuto produttivo verrà inevitabilmente distrutto, come purtroppo sta avvenendo giorno per giorno e a quel punto non avremo più nessuna arma (in senso economico ovviamente) per difenderci. Grecia docet.

    1. AlbertoConti 13 settembre 2012

      L'errore sta nel ridurre tutti i mali attuali nella mancanza di sovranità monetaria, nazionale o continentale che sia. USA, UK, Giappone che hanno la loro sovranità monetaria se la passano forse un tantino meglio di noi per questo, ma proprio per questo se la passeranno presto molto peggio. La FED è pronta al QE3, che è la goccia che fa traboccare il vaso, e se non lo fosse lo sarebbe il QE4 o il QE5, non importa, tutti gli schemi di Ponzi sono destinati al default. Si sta per schiantare il pilastro di tutte le monete mondiali, e non sarà la recuperata "sovranità monetaria italiana" (che ho sempre auspicato e continuo ad auspicare) a cambiare l'armagheddon finanziario globale sempre più imminente. In matematica si usa l'espressione: "condizione necessaria ma non sufficiente". Questa è oggi la sovranità monetaria. Occorre compendiarla con un cambio radicale di regime, per affrontare il crollo (finalmente) dell'impero USA di cui siamo provincia da più di mezzo secolo.

    1. AlbertoConti 13 settembre 2012

      Non intendevo certo far trasparire rassegnazione o impotenza, non sono il tipo che si arrende, ma solo sottolineare le difficoltà di entrambe le strade, che configurano la trappola che ci tiene bloccati (che faccia parte o meno di quel "ci" è irrilevante, mi riferisco alla situazione sociale).

    1. polidoro 13 settembre 2012

      Dov'è l'errore nel dire:

      L'Euro ? Ma non vedi che è una trappola ? Non è tua moneta: la devi chiedere a prestito e quindi se chiedi 100 ne devi ridare 101

      è aritmeticamente impossibile. E' un cappio che si stringe sempre più.

    1. pippo74 13 settembre 2012

      Allora arrendiamoci!

      Ma dai..che discorsi sono, che c'entra che la Svezia e la Danimarca hanno meno basi Nato di noi o la selezione delle classi dirigenti o l'invasione di capitali esteri? Certo questi problemi ci sono e sono gravissimi, ma è proprio per cambiare questo stato di cose che bisognerebbe non lasciarsi sopraffare da questo atteggiamento di completa impotenza che mi sembra traspaia dalle tue parole.
      saluti

    1. AlbertoConti 13 settembre 2012

      L'euro, come ogni moneta, è un "coltello", come dice albsorio. E come tutti i coltelli c'è qualcuno che lo tiene dalla parte del manico. Se questo qualcuno è un criminale, supponiamo per assurdo "a sua insaputa" giusto per non dividere la società con l'altro potente coltello della criminalizzazione morale, ecco che il coltello smette di affettare le verdure e diventa un'arma letale, non riformabile attraverso un democratico rapporto dialettico col criminale che lo brandisce. D'altro canto è pur vero che senza coltello non si sopravvive di questi tempi, e qui sta la trappola: è sbagliato uscirne tanto quanto non uscirne, perchè in entrambi i casi il costo della scelta è troppo alto, "inesigibile" da una società civile che tale vuole rimanere. A meno che la disperazione dia la forza necessaria ad una rivolta popolare, con tutti gli "effetti collaterali" che teme Bagnai e per prevenire i quali si è messo a divulgare l'ABC dell'economia. I greci pare non ce l'abbiano ancora fatta, nonostante siano molto più avanti di noi sulla strada della disperazione, ma forse anche più indietro sulla strada della comprensione.

    1. AlbertoConti 13 settembre 2012

      Danimarca e Svezia hanno le basi USA (o NATO) quanto noi? Hanno una "classe dirigente" selezionata dal washington-consensus? Hanno la stessa invasione di capitali esteri che abbiamo noi? Per questo il bel programmino in 6 punti, che condivido in pieno, sarebbe proprio il motivo per cui ci mangiano a colazione!

    1. pippo74 13 settembre 2012

      Per una volta quoto Giancarlo. Gentile albsorio si vede che sei in buona fede e quindi vorrei provare a farti riflettere con una semplice domanda: ti sembra che qualcuno si stia mangiando a colazione la Danimarca, che ha ancora e per sua fortuna la corona danese? Oppure ti sembra che qualcuno si stia sbranando la Svezia o altri paesi europei che non hanno l'euro? Non farti ingannare dalla propaganda signoraggista.

      Dobbiamo capire che le priorità sono a mio avviso le seguenti:
      1) Uscita dall'euro
      2) Recuperro della sovranità monetaria e fiscale
      3) Nuovo matrimonio tra Tesoro e Banca d'Italia
      4) Ripristino dei controlli sui movimenti di capitale
      5) Reintroduzione di meccanismi di indicizzazione dei salari
      6) Un programma serio di spesa pubblica in defit per far ripartire la domanda interna

    1. albsorio 13 settembre 2012

      Dai Giancarlo54 non mi vorrai dire che nel 2012 dei mercati globali vuoi tornare alla Lira... ti si mangiano a colazione.

    1. Giancarlo54 13 settembre 2012

      Concordo, naturalmente, con l'osservazione di Bagnai sul fatto che l'unica salvezza è il recupero della sovranità nazionale. Bagnai osserva giustamente l'errore che continuano a fare in molti, anche qui su CDC, e cioè l'errore di continuare a parlare di euro del popolo ed Europa dei popoli. Senza acrimonia ma in sincera amicizia dico che interventi, come quello di Albsorio, dimostrano, una volta di più, come i nostri avversari non solo solamente coloro che ci hanno imposto l'euro e che con l'euro ci stanno impoverando, ma anche coloro che, certamente in buona fede, continuano a dividere il fronte di opposizione con improbabili e utopici sogni del tipo "lavoratori di tutta Europa unitevi!". Occorre essere chiari una volte per tutte: da una parte chi è contro l'euro e contro l'Europa della BCE, dall'altra gli altri. Una terza posizione non è ammessa.

    1. albsorio 13 settembre 2012

      Con un coltello tu puoi uccidere o tagliare le verdure per preparare il minestrone... l'Euro è uno strumento, come tale è buono o cattivo a seconda di come lo si usa, ora viene usato come strumento di rapina e coercizione nei confronti degli europei, la soluzione come più volte detto è toglierlo dalle mani di chi ne controlla l'emissione (BCE-FMI), farlo quindi diventare di proprietà del popolo, emettendolo senza debito. Perché noi paghiamo in titoli di Stato BCE quando emette Euro? BCE emette una moneta flat che non ha la capacità di garantire (l'oro che c'è è dei singoli Stati pre-Europa non di BCE) quindi per cosa paghiamo così tanto all'atto di emissione? Per una "garanzia"? Quale?--- Ripeto, la soluzione è toglierlo dalle mani di chi ne controlla l'emissione NON ABBANDONARE EURO ED EUROPA ma riformare le regole dell'Ero e dell'Europa, forse con un po di giustizia sociale nascerà veramente l'Europa dei popoli.

    1. Tanita 12 settembre 2012

      Bene Bagnai e compagni.
      Come (per fortuna) ci canta Silvio Rodriguez da queste parti, "Il sogno si fa a mano e senza chiedere permesso", prendendo previamente atto della realtá.

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