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LA TRAPPOLA DELL' EURO

DI ALBERTO BAGNAI

Un paio di anni fa la crisi dell’eurozona entrava nella sua fase acuta, dalla quale ad oggi non siamo ancora usciti. Il timore (usando un eufemismo) per le sue possibili conseguenze sociali e politiche mi spingeva ad affiancare alla mia attività di ricerca e insegnamento un’opera di divulgazione, sulla base della convinzione che l’unica remota possibilità di scongiurare esiti violenti e autoritari della crisi in corso passasse attraverso la diffusione di un’informazione fattualmente corretta. Risulta purtroppo difficile considerare tale quella diffusa dalla totalità dei mezzi di informazione italiani, nei quali elementi fattuali palesi vengono sistematicamente distorti, naturalmente in un’unica direzione, quella favorevole al progetto di unione monetaria.Due anni dopo questo lavoro faticoso ma appassionante comincia a dare i suoi frutti, e fra questi il più importante è quello di avermi fatto capire che non ero solo. Tanti altri italiani dubitavano già del fatto che l’ingresso nell’euro fosse stata una scelta opportuna, e alcuni si erano già espressi in questo senso (fra questi Marino e Fabrizio), ma a molti mancavano le parole, i dati, gli argomenti teorici che confermassero a un livello più ampio e scientificamente più rigoroso e coerente la sinistra sensazione che l’evidenza aneddotica di tutti i giorni proponeva loro con spiacevole insistenza: quella di aver preso una colossale fregatura. Il dialogo con tutte queste persone è stato uno stimolo prezioso: mi ha permesso di misurare e valicare la distanza (non così ampia) che separava il cittadino comune dalla comprensione di fatti relativamente semplici e assolutamente ovvi per gli addetti ai lavori; mi ha fornito i mezzi per comunicare in modo sempre più efficace “la follia dell’euro” (dal titolo di un lavoro dell’amico Tony Thirlwall); mi ha dato l’energia necessaria per aiutare un numero crescente di persone a combattere nel proprio ambiente una dura battaglia quotidiana contro il “luogocomunismo”, quella funesta ideologia che a colpi di slogan (“l’euro ci ha salvato dalla crisi! l’euro ci ha dato stabilità!”), tanto facili da assimilare quanto scollati dalla realtà dei fatti, ha ucciso le menti di milioni di italiani, ostacolando un dialogo aperto e mettendo così a rischio la possibilità di una gestione democratica e consapevole della crisi.

Una tappa per me particolarmente significativa di questo percorso è stato l’incontro con Marino alla fine dello scorso anno (in un anno di lavoro convulso è sempre mancata l’occasione di conoscere anche Fabrizio). Marino possiede tre qualità preziose: una visione che a me pare estremamente lucida del quadro politico europeo, dalla quale consegue un giusto scetticismo verso “sogni” e “visioni europee” dei nostri illuminati governanti (quelli che ci hanno messo in questo disastro ignorando volutamente gli ammonimenti della professione economica); una lunga consuetudine col metodo scientifico, che gli consente di strutturare in modo rigoroso il ragionamento, e di stimolare il suo interlocutore ad articolare in modo compiuto i suoi argomenti (qualità della quale sono spesso stato vittima); infine, e questa forse è la qualità più preziosa, Marino non è un economista, il che gli permette di mantenere quella freschezza e indipendenza di giudizio che spesso manca al “professionista” dell’economia, il cui pensiero spesso si coagula, involontariamente ma inesorabilmente, intorno a categorie stereotipate. I più feroci “luogocomunisti”, duole ammetterlo, si annidano proprio nella professione economica.

Una delle intuizioni a mio parere più profonde di Marino e Fabrizio è anche, se vogliamo, la più ovvia (tanto ovvia che, naturalmente, ben pochi la prendono in considerazione): la valutazione dei costi dell’uscita dall’euro deve risultare dal confronto fra scenari (è, come dicono gli economisti, un’analisi “controfattuale”), il che comporta che ai costi dell’uscita vadano sottratti i costi della permanenza. Calata nella cronaca di questi giorni, questa intuizione ci suggerisce che lo stillicidio dello spread altro non è che un pagamento anticipato per il costo che gli investitori dovrebbero sostenere se l’euro si sfaldasse. Di fatto, lo spread prezza il rischio di svalutazione sui titoli detenuti dagli investitori esteri. La conclusione che se ne trae è che noi stiamo già pagando il nostro biglietto di uscita dalla trappola… ma lo stiamo pagando per restare intrappolati! Forse, se si capisse appieno che stiamo già pagando i costi dell’uscita, diventerebbe più naturale pretendere che ci si appropri anche dei suoi benefici (svalutando effettivamente la nostra valuta e rilanciando così il commercio e l’economia, secondo i meccanismi che Marino e Fabrizio descrivono con precisione ed efficacia).

Condivido totalmente un’altra loro convinzione, quella che è utopistico attendere una svolta da una reazione politica articolata a livello transnazionale paneuropeo. Le classi lavoratrici dei singoli paesi europei stanno subendo una dopo l’altra i colpi di maglio dell’austerità, senza preoccuparsi minimamente di organizzare una reazione comune, senza averne gli strumenti, né le possibilità. La reazione alla macelleria sociale compiuta in Grecia è stata un timido “io speriamo che le la cavo”. Ma in assenza di una simile coscienza di classe europea, la logica della politica e quella dell’economia vogliono che alla segmentazione dei mercati del lavoro corrisponda una segmentazione delle valute nazionali, senza la quale qualsiasi shock esterno fatalmente si tradurrà in una richiesta di “svalutazione interna”, cioè di taglio dei salari. In termini politici, Marino e Fabrizio pongono nei termini più corretti e razionali il tema del recupero del concetto di sovranità nazionale come condizione imprescindibile per l’attuazione di politiche di contrasto allo strapotere del capitalismo finanziario. Una riflessione estremamente coraggiosa in un paese nel quale perfino (anzi, soprattutto!) la sinistra “di sinistra”, mentre bolla come “nazionalismo” qualsiasi riflessione critica sulla (illusoria) razionalità dell’euro, continua a favoleggiare di un (altrettanto illusorio) “sindacato europeo”, quando non esistono, perché nessuno ha voluto che esistessero, un sistema educativo, un mercato del lavoro, e un sistema previdenziale europeo. Il capitalismo del Nord, del resto, ha lucrato proprio sulle divergenze fra i paesi (secondo il meccanismo ben individuato da Roberto Frenkel, del quale Marino e Fabrizio danno conto nella parte quinta del testo), ed è difficile e soprattutto ingenuo aspettarsi la sua collaborazione a un progetto che riduca efficacemente queste divergenze.

Scorrendo il testo constato con un certo orgoglio quanto Marino e Fabrizio citino la mia opera di divulgazione, e sono loro grato per l’attenzione che hanno dato al mio lavoro. Devo dire che sono quasi in imbarazzo, perché in fondo continua a sembrarmi strano di esser tanto citato e tanto ringraziato per aver detto cose che a me (e ai migliori colleghi esteri) sembrano tanto ovvie, cose che, come non mi stanco di ripetere, sono in tutti i libri di testo. Ma, chissà, forse queste cose tanto ovvie non sono, certamente in Italia c’era bisogno di ribadirle, e probabilmente nel nostro paese occorre ancora un po’ di incoscienza per esporsi così. Mi sembra doveroso contraccambiare notando come gli articoli di maggior successo del mio blog siano quasi tutti nati da stimoli ricevuti da Marino e Fabrizio. Il loro intuito nell’individuare quali fossero le domande più pressanti per il cittadino comune è stato un elemento importante per il successo della mia opera di divulgazione. Auguro altrettanto e più successo a questa loro fatica, che certamente lo merita, e che certamente contribuirà a riequilibrare nel senso della verità dei fatti il dibattito su un tema così importante per le vite nostre e dei nostri figli.

Tratto da: Marino Badiale – Fabrizio Tringali “La trappola dell’euro – La crisi, le cause, le conseguenze, la via d’uscita”

Sinossi: Un’analisi che svela i motivi per cui le ragioni della crisidell’eurozona vanno ricercate nell’appartenenza stessa alla moneta unica e nelle spinte alla libera circolazione di merci, servizi e capitali di cui è intrisa l’intera architettura dell’Unione Europea.
Il testo descrive i nessi e i legami fra l’euro e la necessità di introdurre riforme regressive nel mondo del lavoro, fra il “fiscal compact”, le proposte per una nuova  governance della UE e le modifiche costituzionali in corso, fra la  crisi economica e quella politica e dei partiti, e mette in luce le conseguenze di tutto ciò in termini di depauperamento delle  condizioni di vita dei ceti medi e popolari, e di restringimento degli  spazi di democrazia.
Gli autori criticano le proposte di maggiore integrazione politica ed  indicano la via d’uscita dalla crisi nell’abbandono della moneta unica e dell’Unione Europea, fornendo risposte chiare a tutte le principali oobiezioni a questa proposta che finora sono emerse nel dibattitopubblico.
Non manca uno sguardo al sistema politico attuale, ed alle novità che presenta, dalla nascita di soggetti politici potenzialmente in grado di scompaginarne gli assetti, al consolidamento di idee e proposte che da tempo stanno emergendo dalla società civile, come quelle incentrate  sul concetto di “decrescita”.
Prefazione di Alberto Bagnai.

Attenzione: Il testo di questo libro è ricco di note e riferimenti documentali. Molti di questi rimandano a materiali leggibili o scaricabili in rete. Per facilitarne la consultazione, abbiamo predisposto un file pdf con l’elenco di tutte le note ed i links cliccabili. Per scaricarlo cliccare qui. Nella finestra che si apre cliccare “File -> Scarica” in alto a sinistra.


Nota bene: per poter cliccare sui link è necessario scaricare il file pdf, come indicato sopra (nella schermata che si apre si vede il testo, ma i link non sono cliccabili).  

Il libro su Amazon: http://www.amazon.it/trappola-delleuro-crisi-conseguenze-duscita/dp/8895146638/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1347013739&sr=8-1

Il libro su feltrinelli.it (potete verificare la presenza del libro nella libreria della vostra città):
http://www.lafeltrinelli.it/products/9788895146638/La_trappola_dell’euro_La_crisi,_le_cause,_le_conseguenze,_la_via_d’uscita/Marino_Badiale.html

Pagina Facebook: http://it-it.facebook.com/pages/La-trappola-delleuro-La-crisi-le-cause-le-conseguenze-la-via-duscita/124931077651906

IMPORTANTE, NOTA PER I LETTORI: Le tabelle riportate nel libro, alle pagg. 27 e 28, trattano i dati relativi a quattro Paesi europei (Francia, Germania, Italia e Spagna) e alla media di tutta l’Area Euro.
A pagina 26, però, la lista dei Paesi è composta come segue: “Francia, Germania, Italia e Francia” (per un refuso viene ripetuto “Francia” invece di indicare “Spagna”).
In ogni tabella è comunque presente una legenda che riporta correttamente i nomi dei Paesi cui si riferiscono i dati.

Pubblicato da Davide

  • Tanita

    Bene Bagnai e compagni.
    Come (per fortuna) ci canta Silvio Rodriguez da queste parti, “Il sogno si fa a mano e senza chiedere permesso”, prendendo previamente atto della realtá.

  • albsorio

    Con un coltello tu puoi uccidere o tagliare le verdure per preparare il minestrone… l’Euro è uno strumento, come tale è buono o cattivo a seconda di come lo si usa, ora viene usato come strumento di rapina e coercizione nei confronti degli europei, la soluzione come più volte detto è toglierlo dalle mani di chi ne controlla l’emissione (BCE-FMI), farlo quindi diventare di proprietà del popolo, emettendolo senza debito. Perché noi paghiamo in titoli di Stato BCE quando emette Euro? BCE emette una moneta flat che non ha la capacità di garantire (l’oro che c’è è dei singoli Stati pre-Europa non di BCE) quindi per cosa paghiamo così tanto all’atto di emissione? Per una “garanzia”? Quale?— Ripeto, la soluzione è toglierlo dalle mani di chi ne controlla l’emissione NON ABBANDONARE EURO ED EUROPA ma riformare le regole dell’Ero e dell’Europa, forse con un po di giustizia sociale nascerà veramente l’Europa dei popoli.

  • Giancarlo54

    Concordo, naturalmente, con l’osservazione di Bagnai sul fatto che l’unica salvezza è il recupero della sovranità nazionale. Bagnai osserva giustamente l’errore che continuano a fare in molti, anche qui su CDC, e cioè l’errore di continuare a parlare di euro del popolo ed Europa dei popoli. Senza acrimonia ma in sincera amicizia dico che interventi, come quello di Albsorio, dimostrano, una volta di più, come i nostri avversari non solo solamente coloro che ci hanno imposto l’euro e che con l’euro ci stanno impoverando, ma anche coloro che, certamente in buona fede, continuano a dividere il fronte di opposizione con improbabili e utopici sogni del tipo “lavoratori di tutta Europa unitevi!”. Occorre essere chiari una volte per tutte: da una parte chi è contro l’euro e contro l’Europa della BCE, dall’altra gli altri. Una terza posizione non è ammessa.

  • albsorio

    Dai Giancarlo54 non mi vorrai dire che nel 2012 dei mercati globali vuoi tornare alla Lira… ti si mangiano a colazione.

  • pippo74

    Per una volta quoto Giancarlo. Gentile albsorio si vede che sei in buona fede e quindi vorrei provare a farti riflettere con una semplice domanda: ti sembra che qualcuno si stia mangiando a colazione la Danimarca, che ha ancora e per sua fortuna la corona danese? Oppure ti sembra che qualcuno si stia sbranando la Svezia o altri paesi europei che non hanno l’euro? Non farti ingannare dalla propaganda signoraggista.

    Dobbiamo capire che le priorità sono a mio avviso le seguenti:

    1) Uscita dall’euro

    2) Recuperro della sovranità monetaria e fiscale

    3) Nuovo matrimonio tra Tesoro e Banca d’Italia

    4) Ripristino dei controlli sui movimenti di capitale

    5) Reintroduzione di meccanismi di indicizzazione dei salari

    6) Un programma serio di spesa pubblica in defit per far ripartire la domanda interna
  • AlbertoConti

    Danimarca e Svezia hanno le basi USA (o NATO) quanto noi? Hanno una “classe dirigente” selezionata dal washington-consensus? Hanno la stessa invasione di capitali esteri che abbiamo noi? Per questo il bel programmino in 6 punti, che condivido in pieno, sarebbe proprio il motivo per cui ci mangiano a colazione!

  • AlbertoConti

    L’euro, come ogni moneta, è un “coltello”, come dice albsorio. E come tutti i coltelli c’è qualcuno che lo tiene dalla parte del manico. Se questo qualcuno è un criminale, supponiamo per assurdo “a sua insaputa” giusto per non dividere la società con l’altro potente coltello della criminalizzazione morale, ecco che il coltello smette di affettare le verdure e diventa un’arma letale, non riformabile attraverso un democratico rapporto dialettico col criminale che lo brandisce. D’altro canto è pur vero che senza coltello non si sopravvive di questi tempi, e qui sta la trappola: è sbagliato uscirne tanto quanto non uscirne, perchè in entrambi i casi il costo della scelta è troppo alto, “inesigibile” da una società civile che tale vuole rimanere. A meno che la disperazione dia la forza necessaria ad una rivolta popolare, con tutti gli “effetti collaterali” che teme Bagnai e per prevenire i quali si è messo a divulgare l’ABC dell’economia. I greci pare non ce l’abbiano ancora fatta, nonostante siano molto più avanti di noi sulla strada della disperazione, ma forse anche più indietro sulla strada della comprensione.

  • pippo74

    Allora arrendiamoci!

    Ma dai..che discorsi sono, che c’entra che la Svezia e la Danimarca hanno meno basi Nato di noi o la selezione delle classi dirigenti o l’invasione di capitali esteri? Certo questi problemi ci sono e sono gravissimi, ma è proprio per cambiare questo stato di cose che bisognerebbe non lasciarsi sopraffare da questo atteggiamento di completa impotenza che mi sembra traspaia dalle tue parole.

    saluti
  • polidoro

    Dov’è l’errore nel dire:

    L’Euro ? Ma non vedi che è una trappola ? Non è tua moneta: la devi chiedere a prestito e quindi se chiedi 100 ne devi ridare 101

    è aritmeticamente impossibile. E’ un cappio che si stringe sempre più.

  • AlbertoConti

    Non intendevo certo far trasparire rassegnazione o impotenza, non sono il tipo che si arrende, ma solo sottolineare le difficoltà di entrambe le strade, che configurano la trappola che ci tiene bloccati (che faccia parte o meno di quel “ci” è irrilevante, mi riferisco alla situazione sociale).

  • AlbertoConti

    L’errore sta nel ridurre tutti i mali attuali nella mancanza di sovranità monetaria, nazionale o continentale che sia. USA, UK, Giappone che hanno la loro sovranità monetaria se la passano forse un tantino meglio di noi per questo, ma proprio per questo se la passeranno presto molto peggio. La FED è pronta al QE3, che è la goccia che fa traboccare il vaso, e se non lo fosse lo sarebbe il QE4 o il QE5, non importa, tutti gli schemi di Ponzi sono destinati al default. Si sta per schiantare il pilastro di tutte le monete mondiali, e non sarà la recuperata “sovranità monetaria italiana” (che ho sempre auspicato e continuo ad auspicare) a cambiare l’armagheddon finanziario globale sempre più imminente. In matematica si usa l’espressione: “condizione necessaria ma non sufficiente”. Questa è oggi la sovranità monetaria. Occorre compendiarla con un cambio radicale di regime, per affrontare il crollo (finalmente) dell’impero USA di cui siamo provincia da più di mezzo secolo.

  • pippo74

    Caro AlbertoConti non sono d’accordo sull’equiparazione che fai sulle difficoltà dell’uscita e della non uscita, e non a caso ho inserito l’abbandono dell’euro al punto 1 del mio precedente commento. Senza il punto 1 gli altri sono impossibili da attuare, che ci piaccio o meno è così. Questo non significa che sarà una passaggiata, anzi, forse molti interessi forti finanziari cercherbbero di farcela pagare come giustamente tu osservi, ma almeno a quel punto ci potremmo difendere senza avere tutte e due le gambe gessate dalla moneta unica. Siamo pur sempre la seconda potenza industriale d’Europa, o no? Se indugiamo oltre allora sì che i due scenari saranno equiparabili, perchè il nostro tessuto produttivo verrà inevitabilmente distrutto, come purtroppo sta avvenendo giorno per giorno e a quel punto non avremo più nessuna arma (in senso economico ovviamente) per difenderci. Grecia docet.

  • Hamelin

    Aggingerei :

    7) Ripudio del Debito Pubblico (per quanto riguarda la parte allocata all’estero banche ,che è il 70-80% )

    8) Nazionalizzazione delle Banche piu’ grandi

    Correggerei il punto 6 poi con il finanziamento di infrastrutture e apparati industriali non a Deficit ma tagliando gli sprechi ( Stipendi della casta , impiegati pubblici e consorterie varie ecc.)

  • Hamelin

    Non concordo .
    Bisogna vedere l’Euro per quello che è non per quello che si vorrebbe fosse.
    Anche mia nonna se avesse 3 ruote sarebbe una cariola…ma le 3 ruote non le ha.
    L’Euro cosi’ come è fatto ora è una sciagura .
    Che sia il mezzo o no è poco rilevante ,basta vedere gli effetti e le distorsioni che ha creato per capire che non funziona.
    Se uno ha un coltello lo puo’ utilizzare a fin di bene o a fin di male…ma se uno non ce l’avesse sarebbe molto piu’ difficoltoso far del male…

  • AlbertoConti

    ” … cercherbbero di farcela pagare …”? E’ un eufemismo per dire che “ci mangiano a colazione”? Con questo siamo d’accordo sul dare battaglia. Il problema è con quali forze realmente spendibili. Se la metà degli italiani fossero come me o come te avremmo già vinto, non trovi?

  • mincuo

    “Dai Giancarlo54 non mi vorrai dire che nel 2012 dei mercati globali vuoi tornare alla Lira… ti si mangiano a colazione.”

    Che vuol dire i mercati globali ti mangiano a colazione?
    L’Argentina non l’hanno mangiata a colazione. Non aveva l’EUR, ma aveva il Dollaro, pegged col Peso 1-1, cioè come avere dollari.

    Le voragini prodotte su c/a e cioè i deficit dei saldi con l’estero sono state prodotte dal cambio fisso e viaggiano a 60 miliardi di deficit all’anno da 10 anni, quando prima invece facevamo attivo di bilancia.
    Ed è prodotto dall’EUR non solo il calo dell’export e cioè il deficit di c/a, ma anche la costante perdita della stessa produzione interna, a favore di ingresso di prodotti importati anche dai Paesi forti, ai quali prima si opponeva proprio l’avere una moneta più debole, che non li rendeva competitivi e fungeva da barriera naturale.

  • mincuo

    “Dai Giancarlo54 non mi vorrai dire che nel 2012 dei mercati globali vuoi tornare alla Lira… ti si mangiano a colazione.”
    Che vuol dire i mercati globali ti mangiano a colazione?
    L’Argentina non l’hanno mangiata a colazione. Non aveva l’EUR, ma aveva il Dollaro, pegged col Peso 1-1, cioè come avere dollari.
    Le voragini prodotte su c/a e cioè i deficit dei saldi con l’estero sono state prodotte dal cambio fisso e viaggiano a 60 miliardi di deficit all’anno da 10 anni, quando prima invece facevamo attivo di bilancia.
    Ed è prodotto dall’EUR non solo il calo dell’export e cioè il deficit di c/a, ma anche la costante perdita della stessa produzione interna, a favore di ingresso di prodotti importati anche dai Paesi forti, ai quali prima si opponeva proprio l’avere una moneta più debole, che non li rendeva competitivi e fungeva da barriera naturale.

  • AlbertoConti

    “L’Euro cosi’ come è fatto ora è una sciagura .” D’accordissimo, sfondi una porta aperta. “Se uno ha un coltello lo puo’ utilizzare a fin di bene o a fin di male…ma se uno non ce l’avesse sarebbe molto piu’ difficoltoso far del male…” … e molto più facile subirne di male da chi già ti controlla dall’interno. Sto parlando del nostro interno, della realtà italiana infiltrata fino al midollo. L’Argentina ha avuto la forza di gridare “Que se vajan todos!”. Se ritrovassimo questa forza al nostro interno, cosa che non escludo a breve termine, sarei il primo a dar battaglia.

  • AlbertoConti

    stessa risposta data ad Hamelin: “L’Euro cosi’ come è fatto ora è una sciagura .” D’accordissimo, sfondi una porta aperta. “Se uno ha un coltello lo puo’ utilizzare a fin di bene o a fin di male…ma se uno non ce l’avesse sarebbe molto piu’ difficoltoso far del male…” … e molto più facile subirne di male da chi già ti controlla dall’interno. Sto parlando del nostro interno, della realtà italiana infiltrata fino al midollo. L’Argentina ha avuto la forza di gridare “Que se vajan todos!”. Se ritrovassimo questa forza al nostro interno, cosa che non escludo a breve termine, sarei il primo a dar battaglia.

  • nuvolenelcielo

    eh????!!!! non nasce nessuna europa dei popoli con l’euro, nasce un europa centralista e autoritaria, europa dei popoli è un europa di popoli indipendenti e amici che sappia io… sei proprio vittima di qualche ipnosi ideologica

  • Iacopo67

    A noi conviene non averlo proprio, l’euro !
    Se fossero tutti onesti, l’euro non sarebbe mai nato.
    Perchè anche volendo, l’euro NON PUO’ ESSERE NEUTRALE, poichè non è altro che un sistema di cambi fissi, dove il paese più forte, con l’inflazione più bassa, si avvantaggia a danno del paese più debole, con l’inflazione più alta.
    Per fare le cose fatte bene, le differenze di inflazione tra i vari paesi si compensano con i cambi flessibili, è per questo che esistono i cambi flessibili.
    E cambi flessibili significa ogni paese con la sua propria moneta.
    Non se ne esce.
    Sono i leoni che godono a stare rinchiusi nella stessa gabbia monetaria insieme alle pecore, le pecore godono un pò meno.

  • polidoro

    Grazie per la risposta. Sono, ovviamente, Ignorante. Capisco che non c’è mai un’unica chiave per aprire tutte le porte (sovranità monetaria). Ma usi l’espressione “condizione necessaria ma non sufficiente”, che conosco, quindi se la SM è condizione NECESSARIA bisogna partire da li, o no ?

    L’altra cosa, che credo di aver capito, è che, per un sano equilibrio, alla moneta che uno stato emette deve corrispondere una corrispondente quantità di beni materiali prodotti. E’ verò ?

    Dopodiché a qualche Super Docente di nonsodove vorrei domandare: Scusi, mi può dire se l’Economia è una scienza ? Cioè io per scienza intendo qualcosa su cui i 5000 esperti di detta scienza diano una risposta se non identica almeno simile. Perché, se è scienza, la crisi del 2008 non l’ha prevista nemmeno uno dei grandi Soloni (i più vicini: Monti, Draghi) ? Perché ci sono le Scuole “neoliberiste” “keynesiane” “austriache” ? Mi sembrano più correnti filosofiche che scienza.

    In sintesi: a me sembra un raffinato intreccio di filosofia, matematica, psicologia di massa = Truffa.

    Messa così capisco che è semplicistica ma …… sentirsi dire ….. vedo la luce in fondo al tunnel, la ripresa è dietro l’angolo ? è il sapore della truffa o no ?

  • Tanita

    Albsorio: TUTTE quelle cose che tu osservi si possono cambiare.
    La prima cosa da fare e scartare pensieri del tipo “ci mangiano a colazione”. Puó darsi, ma l’alternativa é la schiavitú, di fatto. Nell’era della globalizzazione (la LORO globalizzazione da LORO voluta), diversi paesi sudamericani li hanno mandato a farsi friggere. L’Argentina andó in default, si riprese moneta, Banca Centrale (che non era stata nazionalizzata ma resa “autonoma”!!), svalutó e cresce dal 2003, persino in questo 2012 con crisi come quella che hanno estrutturato questi dell’elite i cui nomi tutti conosciamo. Evo, Chavez, Cristina, Correa, nazionalizzano aziende, risorse, servizi. Il Brasile nazionalizza l’Economia domestica (aziende nazionali acquistano aziende straniere). Correa dell’Ecuador (non certo una potenza) ospita Assange e tutta l’America del Sud si schiera con Correa (anche qualche paese dell’America Centrale). USA voleva una base in Chaco, Argentina. Il governo ha detto “neanche per sogno”.
    Si rievendicano in quasi tutta latinoamerica l’identitá, le culture, i diritti dei popoli originari. Chavez, Evo, Correa, Cristina, nazionalizzano miniere, gas, petrolio e cosí via… Ci mangieranno a colazione? Puó darsi. Ma se tutti cominciassimo a far lo stesso, sarebbe molto, ma molto piú difficile che fossero in grado di farlo. I vostri politici fanno schifo? Cacciateli via. L’hanno fatto altri popoli, tante volte. Usate legittimamente il “vox populi vox dei”. Suvvia, cosa potrebbero dire gli USA che vanno in giro buttando giú governi di altri paesi e torri proprie? Non vi comprerebbe piú l’Unione Europea? Vendete ad altri, che sarebbero molto felici di comprarvi di tutto se non aveste l’Euro che torna tutti i vostri prodotti costosissimi. Insomma, il peggio é la rassegnazione, sulla quale contano per tenervi a guinzaglio. E la paura, la paura. Avete paura di perdere qualcosa? Con queste politiche che portano avanti, mi sa che le perderete comunque. L’Euro é veramente una trappola e sono convinta che fallirá piú presto che tardi. Il tempo che trascorra fino alla fine dell’Eurozona sará tutto di saccheggio a spese dei popoli e gli Stati. Vorrei essere in errore ma penso proprio di non esserlo.

  • mincuo

    Non sei in errore Tanita. La gente deve alzare la schiena e la testa. E pensare come comunità non come individuo e non come destra e sinistra e il proprio orticello ideologico, perchè deve capire che qui fottono tutti, destra sinistra e centro.

  • albsorio

    Sai Tanita credo che si debbano anche fare i conti con il rapporto tra popolazione e risorse prima di “cambiare”, in Argentina è relativamente e sottolineo relativamente più facile cambiare, poi vedi fino a quando in Argentina non hanno fatto la manovra over nigth trasformando i conti in dollari degli argentini in carta straccia locale, vaporizzando in pochi secondi la tua economia, quelli della tua classe sociale, gli imprenditori, forse preferivano far tirare la cinghia ai loro dipendenti che “combattere il sistema USA-FMI” adesso però non mi dire che tu eri gia prima convinta all’idea del noi, inteso come Stato, rispetto a quella dell’io, imprenditrice, parlo in generale della classe media argentina prima della vaporizzazione economica. Quindi in Italia non ci hanno ancora spinti così tanto avanti nella disperazione da attaccare il sistema, certo tirano la corda progressivamente ma finche il piccoli e medi industriali avranno il loro posto al sole non credo si leveranno voci dissonanti… vedremo più avanti.

  • Tanita

    Gentile absorio, credi forse tu che tutto é capitato in due giorni, tra il 20 e 21 dicembre 2001?
    In primo luogo la maggior parte degli argentini (e sudamericani in genere) eravamo coscienti sin da anni del fatto che l’FMI mai e poi mai lavora nell’interesse dei popoli. Che non “salva” nessuno, anzi. Sapevamo e sappiamo da decenni qual’é il ruolo dei poteri corporativi USA, come si muovono, cosa fa la CIA (viene da lontano… Pensa a Jacobo Arbenz in Guatemala, l’11 dicembre 1973 e il golpe in Cile, le dittature, la rivoluzione in Cuba, il Che argentino, tutta la storia di saccheggio che noi latinoamericani subiamo sin dalla “scoperta” dell’America). C’é sempre stata una chiamiamola “resistenza”. Neppure la dittatura genocida riuscí da noi a farci diventare servi nonostante abbiamo, – come dappertutto – i nostri mercenari in tutti i campi. Adesso, in questi giorni, sono al lavoro, stanne certo. Basta vedere le pubblicazionid dei media al servizio delle corporation. Ma c’é sempre stato, in Latinoamerica, lo spirito di resistenza, di lotta. Per quanto riguarda l’Argentina, la prova piú rappresentativa sono le Madres de Plaza de Mayo che in piena dittatura dei sequestri, le torture ed i saccheggi facevano le loro manifestazioni nella piazza nonostante venissero infiltrate, tradite, qualcuna di loro pure sequestrata, torturata ed ammazzata. Da anni si portano avanti in Argentina – unico caso al mondo – i processi contro i responsabili di questi fatti drammatici e in questi ultimi tempi cominciano a comparire davanti ai giudici i responsabili civili. Anche se diversi di loro sono molto ricchi e hanno molto potere (vedi il caso Blaquier).
    E no, non é nato tutto in due giorni dopo che bloccarono i conti. Fu il risultato di anni di lotte, resistenze, manifestazioni, organizzazione, denuncia, resistenza ed una riserva di certi uomini politici che non si arresero. Che non cosegnarono in molte provincie il controllo delle Banche e neppure della Banca Centrale. Il vice-presidente Alvarez (vice di De La Rua) quando si rese conto che il governo s’inginocchiava davanti all’FMI e cominciava ad applicare le “ricette” – quelle che applicano ora a voi nell’Eurozona, rinunció e in conferenza stampa denunció le ragioni della sua rinuncia. Da mesi e mesi si venivano facendo le assemblee popolari, la gente si riuniva per indagare e vedere cosa poteva fare, si stampavano le monete sustitute con le quali l’Economia interna si faceva girare lo stesso… Certo, quanto capitato da noi non configura una rivoluzione socialista, niente del genere. Rassomiglia di piú ad una lotta per l’autodeterminazione nostra, dei nostri popoli, dei nostri Stati, verso un potere – lo stesso che soffoca voi – che pretende di controllare tutto e tutti.
    Noi non siamo un’esempio di niente ma forse servono, molte delle nostre esperienze in Latinoamerica, per dimostrare che i popoli, la gente, i piccoli e medi imprenditori (non certo le corporation), gli operai, gli insegnanti, le nonne, le mamme, abbiamo interessi in comune, come la sovranitá dei nostri paesi. A noi non piacciono troppo le sovrastrutture: I nostri Mercosur, Unasur, sono fatte in modo che gli Stati contano tutti lo stesso e sono strutture politiche, non come la BCE che é una banca fatta da banche centrali che non appartengono agli Stati membro ma sono a loro volta private con tutta l’Economia dell’Eurozona nelle mani dei banchieri. Pensa te. Una cosa del genere, da queste parti, veramente produrrebbe una rivoluzione all’ultimo sangue.
    Insomma, l’idea che volevo trasmettere é che NOI, I SINGOLI 1 + 1 + 1 + 1 + 1, gruppi, mucchi, masse, possiamo agire, cambiare, cambiarlo tutto se é necessario. Volevo trasmettere l’idea che é molto meglio dar battaglia che rassegnarsi alla schiavitú. Che é meglio muoversi che starsene a subire e lamentarsi. Che loro contano sulla rassegnazione e il fatalismo per riuscire nei loro piani di dominazione. Il Che Guevara diceva che i popoli che non lottano per la libertá meritano la schiavitú. Abbiamo figli, nipoti… Abbiamo il dovere di fare lo sforzo di capire come funziona questo mondo di m…da e cercare di cambiarlo, insegnare loro che si puó cambiare, che la realtá la costruiamo tutti e questa che abbiamo oggi non é definitiva né immodificabile.

  • pippo74

    Chapeau

  • gattocottero

    MMT in Italia, Giovanni Zibordi risponde ad Alberto Bagnai:

    https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=51943

  • Truman

    @polidoro: giusto un inciso.
    Chiedi: Scusi, mi può dire se l’Economia è una scienza ?

    Ma la scienza è qualcosa di più complesso da come viene venduta dai mass media. Anzi, quasi tutto ciò che sui media viene riportato come “scienza” è una truffa. A titolo di esempio viene spesso venduta la scienza medica con i suoi travolgenti successi. In realtà il sistema medico oggi provoca più danni che benessere. Ma si è ben inserito nel sistema commerciale ed è un’ottima fonte di profitto.

    Più o meno lo stesso vale per l’economia. E’ una scienza come tante altre. Se capisci qualcosa e riesci a distinguere i mentitori da quelli che dicono qualcosa di vero, allora ti può essere utile. Altrimenti è solo uno strumento del Potere che stringe il cappio al collo dei sudditi.

  • Truman

    @gattocottero: mi sembra di avere letto con attenzione testo di Zibordi nei forum e l’unica critica significativa a Bagnai che trovo è “fanno un libro e lo intitolano: “Oltre l’Austerità” perché dire “Contro” era troppo rivoluzionario.
    Beh, qui si parla di un libro intitolato “La trappola dell’euro”. Non mi sembra “sfumato e accademico”.

    In generale resto allibito dalla voglia di alcuni di cercare lo scontro o di fare da primedonne quando ci sono sostanziose convergenze. Barnard, Zezza, Bagnai, Zibordi, sono tutti convinti che la politica monetaria del governo attuale sia fallimentare per i cittadini italiani. Tutti valutano in modo serio un’eventuale uscita dall’euro. (Per alcuni è obbligata, ma mi sembra che se ne possa discutere). Se l’obiettivo è uscire dalla trappola l’importante è trovare convergenze, non litigare con il primo che usa una parola diversa da te. Altrimenti siamo fottuti.

  • Giovina

    Quel che dici Truman e’ condivisibile.

    Pero’ i primi a trovar convergenze dovrebbero essere B & B e Z & Z fra essi stessi ….se no per logica chi li sente esamina a sua volta anche le loro divergenze…mi pare logico…..
  • albsorio

    Rispondimi cortesemente a questa domanda, se non avessero vaporizzato in una notte quello che rimaneva della vostra economia quanti proprietari di aziende come te ( non i poveri ) avrebbero pensato di “cambiare-lottare” contro FMI? . Poi dici ” …non come la BCE che é una banca fatta da banche centrali che non appartengono agli Stati membro ma sono a loro volta private con tutta l’Economia dell’Eurozona nelle mani dei banchieri. Pensa te. Una cosa del genere, da queste parti, veramente produrrebbe una rivoluzione all’ultimo sangue.” Vedi alla gente non interessa il concetto X, Y oppure zeta, vuole panem et circensi cioè divertirsi e mangiare, quando le condizioni basilari vengono a mancare si pensa ad un cambiamento. Riguardo ai “rivoluzionari” Il Che’ che fine a fatto? Castro per Cuba rappresenta la libertà? Vedi dopo una guerra o una rivoluzione si cambia padrone, un nuovo “ordine” arriva, bisogna sperare che quello nuovo sia più benevolo. Conosco tanti italo/argentini che avendo perso tutto o quasi sono tornati in Italia, una parte di loro ha scelto di rimanere in Argentina, ci sono quindi contatti tra i due gruppi, tra gli italo argentini che conosco quasi nessuno vuole ritornare, troppa insicurezza in Argentina, magari tra un po torneranno in Argentina chissa.

  • albsorio

    Quindi tu usciresti dall’Euro? Io dico di no, ci è gia costato troppo. Dobbiamo liberarci democraticamente di Monti & C.+ ABC, togliere l’Euro dalle mani di BCE, emetterlo senza emissione di titoli di Stato, ridurre o eliminare la riserva frazionaria eliminare HFT ( mi piace punzecchiarti con High Frequency Trading 🙂

  • albsorio
  • mincuo

    Albsorio mi sei simpatico ma con te è impossibile parlare, (non per questo non parlerò più). Mi sfianchi, ma ti ammiro. Uno che ancora la mena colla riserva frazionria che è più irreale della pietra filosofale e dentro una banca primaria sarebbe una buona barzelletta da raccontare.
    Io vi ammiro per la costanza della fede di fronte a qualunque cosa.
    Per l’HFT che vuoi che ti dica, è lo stesso, c’è un tumore, anzi tanti, e uno dice si però cazzo m’ha punto una zanzara, mi da un fastidio.
    Se sei curioso io ti dico una cosetta al giorno, che c’è da 50 anni, che vale almeno 100 o 1000 volte il tuo HFT (che c’è da sempre, seppur in forme diverse) e di cui tu forse non hai mai sentito parlare.

  • RicBo

    Come già hanno detto alcuni, l’euro è uno strumento. E’ lo strumento delle classi dominanti per distruggere la democrazia e le classi subalterne. E’ lo strumento dei ricchi, del potere finanziario, delle banche private, ecc. in questa lotta per il potere che stanno conducendo.
    Mi sembra perlomeno ingenuo credere che questa lotta di classe possa tornare a pendere a favore dei popoli e della democrazia, solo sbarazzandoci dell’euro e tornando ad altri strumenti dati in mano ad altre classi dominanti chiamati lira, dracma, peseta ecc.
    Forse l’obiettivo dovrebbe essere un’altro, un po’ più alto.
    Eppoi caro Bagnai “io-so-tutto” e “ma-lavevo-detto-prima” capisco che Barnard le sta sul culo perchè dall’alto dei vostri scranni universitari lo considerate il parvenu ultimo arrivato, ma non citarlo è stupido e non fa che alimentare rancori e divisioni controproducenti.

  • albsorio

    Io leggo sempre quello che scrivi, non mi hai detto se usciresti dall’euro.

  • Jor-el

    Il tema della lotta contro l’Euro come strumento della destra economica (sottolineo ECONOMICA, non mi riferisco ai vari centrodestra e centrosinistra che sono due correnti della destra economica stessa) sarà l’argomento cruciale della battaglia politica che ci attende da qui alla primavera dell’anno prossimo. In quali modi portare avanti la lotta contro l’Euro? Le proposte sono diverse. 1) supportare i movimenti che propongono l’uscita dell’Euro dell’Italia, con il recupero della sovranità monetaria. 2) Costruire un movimento internazionale per la sovranizzazione dell’Euro, cambiare l’indirizzo economico-politico dell’UE supportando le forze politiche che paiono interessate a questo progetto (Hollande?). 3) Partendo dai movimenti per la difesa dei beni comuni attivi oggi sul territorio, costruire un movimento per l’insolvenza, per la riappropriazione dei beni comuni privatizzati, il ripudio del debito e la creazione (e difesa) di “monete comuni” circolanti a livello locale. In realtà nessuna di queste tre strategie è in contraddizione con le altre. Tutte e tre individuano giustamente l’Euro come arma nemica, da abbattere o, almeno, da stravolgere al punto da negarne radicalmente il senso. Tutte e tre sottintendono l’idea che la moneta debba diventare lo strumento di una politica economica di sinistra, ad indirizzo socialista, con aumento della spesa pubblica verso i servizi sociali, la scuola, la sanità e le attività produttive con contestuale lotta contro le privatizzazioni. io vorrei che ci focalizzassimo su questa idea: LOTTA CONTRO L’EURO. Non stiamo cercando una teoria economica per far funzionare il mondo nei prossimi 50 o 100 anni, stiamo cercando di lottare per sopravvivere nei prossimi tre anni. Non si tratta di tornare alla sovranità dello Stato Nazione e poi partire alla conquista della Libia, si tratta di esercitare la SOVRANITA’ POPOLARE che ogni straccio di costituzione, in teoria, dovrebbe garantire. Non possiamo, in nome dell’ideale internazionalista e cosmopolita accettare una sospensione della sovranità popolare in nome di una promessa futura unione politica che mai ci sarà, perché non si è mai visto nella storia una classe dominate cedere una parte del proprio potere alle classi dominate.